l’ italia in rovina

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  • #69753

    Anonimo

    http://www.byoblu.com/post/2012/02/08/The-Fornero-Connection.aspx#continue

    The Fornero's Connection

    Ci eravamo lasciati, la scorsa settimana, con la storia della figlia della Fornero che fa la docente nella stessa Università dove insegnano mamma e papà e che riceve finanziamenti per la ricerca dalla fondazione bancaria dove mamma è vice-presidente. Ne ho parlato venerdì sera a L'Ultima Parola. Ormai è storia vecchia. Oggi però sono in grado di aggiungere un tassello alla complessa rete di intrecci accademici dei Fornero's.
    Ricapitoliamo. Abbiamo una università, quella di Torino. Poi abbiamo una famigliola presumibilmente felice che vanta tre docenze in quella stessa università. Non può mancare la fondazione bancaria di turno, ovvero la Compagnia di San Paolo, della quale fino al 2010 Elsa Fornero era vicepresidente, che insieme alla stessa università di cui sopra e al Politecnico di Torino avvia alcuni enti strumentali. Nella mappa avevamo già collocato uno di questi enti strumentali, la HuGeF, una fondazione che si occupa di genetica umana nella quale Silvia Deaglio, figlia di Elsa Fornero, svolge il ruolo di responsabile unità di ricerca. E proprio dalla Compagnia di San Paolo, tra il 2008 e il 2010 (periodo che si sovrappone alla vicepresidenza della influente mamma) la Deaglio ottiene una attività di ricerca (“Antigen-dependent and-independent mechanisms in the pathogenesis of chronic lymphocytic leukemia”), per un totale di 120 mila euro spalmati su due anni. Non mancano copiosi investimenti affidati alla Deaglio da parte dei Ministeri della Salute e della Ricerca per quasi un milione di euro.

    Ora spostiamo l'attenzione su un secondo ente strumentale creato nel 2004 dalla Compagnia di San Paolo e, guarda caso, ancora dall'Università di Torino: il Collegio Carlo Alberto, che “si è rapidamente affermato come una delle istituzioni più promettenti nel panorama accademico internazionale”. Diciamoci la verità: lascia a bocca aperta scoprire un altro Fornero's nel ruolo di vice-presidente: questa volta il marito, Mario Deaglio.

    Mario Deaglio è un economista e un banchiere, essendo nel cda della Finanziaria Bansel, che controlla il 95% di Banca Sella SpA, nonchè presidente di Consel, una finanziaria di quelle cui ci siamo rivolti troppo spesso per indebitare le nostre risicatissime finanze. E di banchieri, del resto, i Fornero's abbondano, essendo anche il genero del neo-ministro un banchiere area Unicredit, Giovanni Ronca, che qualcuno accredita come docente dell'Università di Torino. Aspetta: ma è la stessa università di prima! Dunque mi sbagliavo: le docenze dei Fornero's sarebbero quattro, non tre.

    La cosa potrebbe anche finire lì, senonché (mai porre limiti alla provvidenza), scaricando il Bilancio di Missione 2010 del Collegio Carlo Alberto, di cui Mario Deaglio per l'appunto è vice-presidente, a pagina 20 si scopre che tra i progetti finanziati ce n'è uno che si chiama “Economic Consequences of Financial (Il)Literacy”, il cui Principal Investigator risulta nientemeno che la professoressa Fornero. Allo stesso modo, a pagina 106, tra le pubblicazioni scientifiche che hanno ricevuto la Research Incentives nel 2009 (incentivi in denaro), figura “Does consumption respond to predicted increases in cash-on-hand availability? Evidence from the Italian ‘severance pay’”, dove compare ancora la Fornero, questa volta tra gli autori.

    Insomma, quattro Fornero's: quattro docenti. E poi Fondazioni Bancarie dove i Fornero's fanno i vice-presidenti e dalle quali partono finanziamenti e incentivi a vantaggio di altri Fornero's. A ripercorrere tutti i collegamenti possibili, a ritroso, ce n'è abbastanza per uscirne pazzi. E poi, certo, non dimentichiamoci proprio di quello: un Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali piovuto già dal nulla, in 48 ore.

    Comunque la si veda, se è vero che l'Italia, specialmente quella accademica, è fatta a caste, di certo i Fornero's non contribuiscono a sfatare la leggenda.


    #69754

    Anonimo

    L'ITALIA NON È LA GRECIA
    Postato il Domenica, 12 febbraio @ 17:10:00 CST di davide

    DI FRANCO “BIFO” BERARDI
    blog-micromega

    Non posso dire quel che penso del Presidente della repubblica italiana perché a causa di una legge idiota e liberticida finirei in galera. Chi volesse capire questo vecchio stalinista convertito al totalitarismo della finanza può leggere il libro di Ermanno Rea Mistero Napolitano in cui si racconta il suicidio di una donna comunista e libertaria di nome Francesca Spada.

    Quello che non potevo prevedere è che questo signore, al quale è sembrato del tutto normale firmare le leggi di mafia che hanno distrutto il sistema comunicativo e il sistema scolastico italiano, adottasse il linguaggio e la forma mentis del razzismo italiota.

    Spezzeremo le reni alla Grecia promise un tizio cui nel 1922 un re d’Italia aveva consegnato le chiavi del potere assoluto. Napolitano più modestamente si limita a far notare che l’Italia non è la Grecia. Grazie presidente, era quello che volevamo sentirci dire.

    Che l’Italia non sia la Grecia comincio a sospettarlo anche io. Il popolo greco ha il coraggio di rispondere con il fuoco alla violenza finanziaria mentre il popolo italiano per il momento sembra completamente rimbecillito dalla sensazione che il governo Monti sia diverso e migliore di quello che l’ha preceduto mentre ne è solo la continuazione più efficiente e criminale.

    La società greca è stata sottoposta alla cura della banca europea a partire dalla primavera del 2010. Nell’arco di un anno e mezzo il prodotto interno lordo è crollato del 7,2%. A quel punto la dittatura finanziaria ha ritenuto di dover mandare all’inferno il presidente eletto dai greci, Papandreou, perché si era permesso di proporre un referendum per restituire al popolo il diritto di decidere sul proprio destino.

    La democrazia è stata così cancellata nel paese in cui duemilacinquecento anni fa era stata dapprima concepita. Così la cura europea è proseguita e ora l’economia è definitivamente collassata, ma i criminali della banca centrale non smettono di chiedere sangue: centocinquantamila licenziamenti nel settore pubblico (come se non bastassero quelli che già sono stati eseguiti) e riduzione del venti per cento dei salari e delle pensioni.

    I lavoratori e gli studenti greci questa volta sembrano determinati a fermare il massacro. Forse stanno imparando dai rivoltosi egiziani e siriani che se proprio bisogna morire allora è meglio farlo con la testa alta.

    In Italia la cura greca è soltanto ai suoi inizi. Adesso il consulente della Goldmann Sachs va in giro per il mondo promettendo ai suoi padroni che nei prossimi mesi i diritti del lavoro saranno definitivamente cancellati. Siamo già molto avanti su questa strada, e fra qualche mese la cura greca farà i suoi effetti anche in Italia. Il crollo ormai annunciato della produzione e del consumo renderà necessari nuovi tagli e così via all’infinito, fin quando rimarrà qualcosa da rapinare.

    La Grecia è in fiamme. Perché in Italia non sperimentiamo una nuova forma di azione, che magari consista nell’inazione, nel rifiuto di partecipare di collaborare di contribuire? Perché non proviamo a organizzare il Do Nothing Day che una ragazza greca, Alexandra Odette Kypriotaki (*), ha proposto dopo aver constatato che il popolo greco con l’azione e la mobilitazione non è riuscito a difendere nulla?

    Franco Berardi “Bifo”
    Fonte: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it
    Link: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/02/12/franco-bifo-berardi-litalia-non-e-la-grecia/
    12.02.2012

    *Oltre dieci scioperi generali in Grecia non hanno ottenuto alcun risultato. Alexandra Odette Kypriotaki ha partecipato alle mobilitazioni del 2008 poi se ne è andata a Londra con questa domanda nella testa. Nel mio paese non si trova più lavoro neppure come cameriera, mi ha raccontato, quando l' ho incontrata al convegno internazionale KAFCA di Barcellona.

    Il suo intervento mi è sembrato provocatorio e suggestivo. “né lottare né scontrarsi ma disertare. Non rivendicare non chiedere ma dispiegare qui e ora nel mondo ciò che vogliamo vivere. Non agire non mobilitarsi ma lasciarsi andare all’abbandono di ogni aspettativa. Trasformare in forza la nostra debolezza. Il capitalismo ci chiede una disponibilità continua al desiderio, al contatto alla produzione. Un tempo permanentemente occupato, sotto pressione alla ricerca di risultati che si fanno sempre più difficili da ottenere.

    L’obbligo di essere contenti ottimisti e positivi. Dobbiamo proiettare l’immagine di quello che sappiamo che tutto va bene che teniamo tutto sotto controllo siamo forti. Ma l’attivismo politico non rischia di chiederci spesso la stessa cosa?
    Lotte risultati la risposta pronta fuori i timidi e i dubbiosi. Perché non formare un esercito di deboli, torpidi ignoranti?
    La consegna: siamo depressi, e allora? Il programma: non so. Lo sciopero è il non fare nulla di nulla, Do nothing day, un mercoledì poi anche il giovedi e cosi via. Come canta Nacho Vegas il 15M spagnolo ha cambiato il significato di alcuni verbi come il verbo: sfruttare. Un amico mi ha spiegato qualche tempo fa che la cosa forte delle piazze occupate era la scoperta collettiva del fatto che il lusso vero non ha a che fare con il consumo ma con un altro modo di vivere il tempo, con l’esperienza di fare molto con molto poco, l’incontro con altri coi quali non ti saresti mai incontrato, le nuove amicizie.

    La ricchezza autentica è quella che ci diamo l’un l’altro quella che circola e non si possiede.

    Franco Berardi “Bifo”


    #69755
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    “Questi dati confermano che ci troviamo di fronte ad una vera e propria stretta creditizia. Le banche hanno chiuso i rubinetti del credito ed in una fase recessiva, come quella che stiamo vivendo in questo momento, corriamo il rischio che il nostro sistema produttivo, costituito prevalentemente da piccole e piccolissime imprese, collassi”
    http://www.agi.it/economia/notizie/201202111217-eco-rt10051-imprese_cgia_banche_hanno_chiuso_i_rubinetti_del_credito


    #69756
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    SARDEGNA, SI FIRMA PER IL REFERENDUM INDIPENDENZA…

    http://www.lindipendenza.com/sardegna-si-firma-peril-referendum-indipendenza/

    Quello che sta accadendo nell’Isola sa tanto di esempio per altri movimenti…


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #69751
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    https://www.facebook.com/brig.zero

    #69757
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante
    #69758
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    :aaaa: §(°
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/coma-nasce-male-legge/190992/

    Migliaia di pagine numerate a mano con numeri cerchiati come si faceva un tempo a scuola, centinaia di formati di documento diversi, un’interminabile sequenza di timbri e stamponi – proprio quelli che il Codice dell’Amministrazione digitale dovrebbe, ormai da tempo, aver messo fuori uso e fuori legge – e poi un’infinità di firme autografe autentiche, meno autentiche e assolutamente false a penna o a pennarello.

    Aggiungete centinaia e centinaia di cancellature, note e frecce di rimando dal significato poco chiaro o completamente oscuro, interminabili elenchi di nomi di senatori scritti a penna talvolta in stampatello e talvolta in corsivo, in colonna o, piuttosto in ordine sparso quasi si trattasse delle navi disposte sullo scacchiere della Battaglia navale per risultare il meno raggiungibili possibile alle coordinate che guidano i “siluri” dell’avversario.

    Post-it fotocopiati con sopra annotazioni indecifrabili e una miscela di font diversi da fare invidia alle “librerie” della tipografia dell’Istituto poligrafico Zecca dello Stato, e poi fax e e-mail, stampati, fotocopiati e autografati in maniera autentica o apocrifa…


    #69759
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    FISCO, CONTRIBUENTI.IT: CAMILLO, IL POLLO INDOVINO RISCHIA UNA CRISI :hehe:

    ROMA – Camillo, il pollo indovino, sta rischiando davvero grosso: è sull'orlo di una crisi di nervi. Infatti è sempre più sotto pressione, dopo aver prognosticato con due settimane di anticipo e con la sua solita precisione scientifica, le verifiche fiscali condotte dall'amministrazione finanziaria a Cortina, Capri, Roma e Portofino. Il pollo più famoso d'Italia, però, sente le tensioni dei contribuenti che sono stati “colpiti” dai suoi insindacabili responsi.

    I cortinesi sono arrivati addirittura ad accusarlo di portare sfortuna e stanno rilanciando sul web delle ricette per cucinarlo, così come i romani che sembrano proprio i più arrabbiati: hanno riprodotto un pollo spennato da prendere a pugni, che somiglia in maniera impressionante al povero Camillo.

    In difesa del povero Camillo ci sono gli animalisti e i sorrentini, che secondo la! recente previsione saranno gli ultimi ad essere verificati dal Fisco: questi propongono di portalo a Sorrento e si lasciano andare all'ironia sulle cruenti intenzioni dei contribuenti cortinesi.

    Anche l'Associazione Contribuenti Italiani è ''preoccupata'' per eventuali ritorsioni dell'Amministrazione Finanziaria su Camillo che svela i piani segreti del fisco. Dal suo canto Camillo può contare su una vasta rete di estimatori su internet e nei principali social network.

    Lo Sportello del Contribuente, che protegge il pollo indovino Camillo, vedrà sicuramente aumentare i suoi visitatori dopo che ha pronosticato che le prossime località da verificare saranno Cernobbio, Varese, Avezzano, Milano, Sestriere, Brescia, Maranello, Taormina, Genova, Ponte di Legno, Carpi, Mantova, Forte dei Marmi, Gallipoli, Napoli, Riccione, Modena, Porto Cervo, Punta Ala, e Sabaudia.

    Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani, getta! però qualche dubbio sui “vaticini” del pollo: sospetta che «Camillo sia influenzato dai mass media e dagli spot pubblicitari dell'Amministrazione finanziaria».

    Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani
    L'ufficio stampa Infopress 3314630647 – 0642828753

    intanto… :to:
    L'Europa blocca gli aiuti alla Grecia
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-02-14/cancellato-eurogruppo-grecia-214451.shtml?uuid=AaRR0yrE

    S&P declassa 7 banche portoghesi. Il Portogallo sarà la prossima Grecia?
    http://www.wallstreetitalia.com/article/1323575/ue/s-p-declassa-7-banche-portoghesi-il-portogallo-sara-la-prossima-grecia.aspx


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #69760

    Anonimo

    http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=490

    IL GRANDE FLOP – DEFICIT OLIMPICO
    Postato il Martedì, 14 febbraio @ 12:30:10 CST di davide

    DI PIETRO MENNEA
    lavocedellevoci.it

    Roma 2020, Monti dice no alle Olimpiadi: 'Non rischiamo il denaro dei cittadini'

    Molti sostengono che le Olimpiadi rappresentano una grande occasione per aumentare i posti di lavoro, per fare ripartire l'economia del Paese e per richiamare il turismo nella citta' e nel Paese che le ospita, ma questa e' una tesi che sino ad oggi si e' rivelata errata. Anzi, in Italia qualcuno ha persino sostenuto che le Olimpiadi si possono organizzare a costo zero.
    Prendendo in considerazione la proiezione “Prometeia” secondo la quale i Giochi Olimpici a Roma «creerebbero 29 mila posti di lavoro nel 2020 e di 12 mila negli anni precedenti e successivi per un totale di 170 mila unita'/anno di lavoro», bisogna precisare che questi dati non sono reali, perche' alle Olimpiadi moderne non e' associabile alcun valore di utilita' sociale.

    A parte gli atleti che partecipano alle competizioni, le principali ricadute sul territorio sono rappresentate da cantieri necessari alla realizzazione delle strutture olimpiche e quelle corollarie ad esse. Tali attivita', hanno una durata limitata ai tre-quattro anni precedenti i Giochi Olimpici, e non garantiscono la nascita di un meccanismo che produce lavoro in modo continuativo nel tempo.
    La ricaduta turistico-pubblicitaria in generale, poi, non e' provata: non vi sono studi che dimostrino con certezza che le localita' che hanno ospitato importanti eventi sportivi abbiano una netta crescita dei flussi turistici.
    I vantaggi economici che un Paese organizzatore delle Olimpiadi puo' ricevere dal turismo, non hanno mai rispettato gli esiti sperati. Infatti, anche per le Olimpiadi di Roma 1960, nel momento in cui si presero in esame i ricavi apportati ai Giochi da questo settore, risulto' che i ristoratori e gli albergatori avevano ricevuto benefici minori, rispetto alle aspettative provenienti dal gran flusso turistico, perche' il «grosso dell'enorme introito, derivante dai turisti e dagli ospiti delle Olimpiadi e' finito, per qualche tramite, in una cassetta di sicurezza all'interno del Vaticano», cioe' in uno Stato estero, come scrisse all'epoca la Pravda.

    GIOCHI IN FLOP

    Citta' come Roma, Atene, Pechino, non hanno bisogno di organizzare i Giochi Olimpici per incrementare il turismo; sono le stesse citta' con la loro storia e i loro monumenti ad incrementare il turismo: chi va a vedere le competizioni e' soprattutto un appassionato delle varie discipline sportive.
    Anche in occasione delle Olimpiadi di Barcellona 1992 si volle giustificare la organizzazione dell'evento con l'aumento dei turisti che vi sarebbe stato. E invece a Barcellona, nei tre anni successivi ai Giochi, i turisti sono addirittura diminuiti. Se poi il numero dei turisti e' di nuovo cresciuto, nessuno ha mai collegato questo aumento con “la crescita complessiva della Spagna come destinazione dei flussi turistici”: comunque qualcuno, ancora oggi, si ostina sostenere che sono aumentati grazie ai Giochi del 1992.

    In sostanza, i Giochi Olimpici del 1992, da tutti indicati come un modello da imitare, nella realta' non lo sono assolutamente e, di questo, ne e' anche complice una parte dei media, i quali hanno voltato la testa dall'altra parte ogni volta che avrebbero dovuto raccontare quale fosse la realta' in quella edizione dei Giochi. Con i Giochi Olimpici a Barcellona i costi delle abitazioni nuove e di quelle gia' esistenti sono cresciuti dal 1986 al 1992 rispettivamente del 240 e del 270%. Mai vi fu una crescita tanto elevata del mercato immobiliare, ed il merito fu delle Olimpiadi, che pero' crearono un aumento delle ineguaglianze tra i diversi strati della societa'; infatti per un cittadino di Barcellona e' diventato sempre piu' difficile acquistare una casa di proprieta', almeno subito dopo i Giochi Olimpici. Le Olimpiadi di Torino 2006 sono state un flop. Organizzazione in ritardo, basso profilo, assenza di spirito olimpico, minaccia di scioperi, biglietti invenduti (senza calcolare quelli che sono stati dati in omaggio), camere d'albergo desolatamente vuote (si calcola che per Torino 2006, le stanze d'albergo invendute sono state almeno 2.500), e poca pubblicita': insomma si e' verificata una scarsa affluenza di pubblico. Nonostante cio', in Italia i giornali hanno descritto le Olimpiadi di Torino 2006 come un'edizione di grande successo. E cio' non fa che confermare che parte della stampa sia al servizio del potere politico, economico e sportivo e, talvolta, sia interessata soprattutto a curare i propri interessi.

    LA CINA E’ VICINA

    Anche le Olimpiadi di Pechino sono state un insuccesso per il turismo, che si e' rivelato molto al di sotto delle aspettative. Infatti il vice direttore del turismo a Pechino, Xiong Yuemi, ha dichiarato che solo il 45,5 delle camere degli hotel a 4 stelle e' stato prenotato. Le prenotazioni negli alberghi a 3 stelle, invece, sono state al di sotto del 50%. Mentre gli hotel a cinque stelle, prenotati in larga parte dai dirigenti dei Comitati Olimpici, dagli sponsor e dai delegati delle varie nazioni, hanno raggiunto il 70% di occupazione. Sino al 2005 a Pechino vi erano 548 hotel, in grado di ospitare ben 500 mila persone. Nel 2008 gli alberghi sono aumentati fino ad 800, con un incremento della disponibilita' dei posti letto arrivata a un milione. Per tutta la durata dei Giochi Olimpici, pur di attirare turisti, le catene alberghiere hanno ridotto le tariffe della stanze di albergo del 10% e del 20% ed anche del 30%, rispetto ai prezzi di maggio e giugno 2008. A poco e' valsa la riduzione dei prezzi delle camere d'albergo e le relative facilitazioni previste per i turisti che andavano durante i Giochi; Pechino aspettava circa mezzo milione di turisti per il periodo olimpico dall'8 al 24 agosto 2008, ma il numero e' stato nettamente inferiore. Un quarto delle prenotazioni effettuate da stranieri sono state annullate alla fine di maggio 2008. A dare questi dati sono stati l'Asia News, l'Agenzia del pontificio Istituto Missioni Estere e Xu Xingdon, Istituto Tecnologico di Pechino.

    Anche la capitale cinese, insomma, non e' sfuggita alla cosiddetta “maledizione delle olimpiadi”. Infatti, per i Paesi organizzatori dei Giochi, quasi sempre (invariabilmente) si verifica un triste epilogo. A partire dai Giochi Olimpici di Melbourne 1956, Tokyo 1964, Los Angeles 1984, Seoul 1988, l'economia nazionale dopo le Olimpiadi ha avuto una brusca frenata. Dopo le Olimpiadi di Barcellona 1992, in Spagna si e' avuta perfino una forte recessione. Dopo Sidney 2000 e Atene 2004, nelle rispettive nazioni si e' avuta una frenata dell'economia, passata dall'1,5% al 2%. Delle undici olimpiadi che sono state organizzate dal 1956 ad oggi, solo l'edizione di Atlanta 1996 non ha prodotto un indebolimento dell'economia e della valuta della nazione organizzatrice dei Giochi.
    Ma per gli analisti finanziari cinesi i segnali erano ben chiari fin dai primi giorni dei Giochi: agli ingenti investimenti nelle infrastrutture con i relativi effetti, anche nella aree piu' lontane da Pechino e sui consumatori, e ad afflusso dei turisti (che in Cina e' stato molto limitato), e' seguito un periodo in cui tutti gli entusiasmi si sono man mano spenti.

    PIL E SOTTO PIL

    A partire dalle Olimpiadi dal 1956, «i tassi di crescita del Pil, dei beni capitali e degli investimenti totali, ha registrato una decelerazione rispettivamente del 4%, del 6% e del 10% dell'anno precedente i giochi a quello seguente». Questo ha riferito ai giornali economici Stephen Jen di Morgan Stanley. In Cina, peraltro, e' stata organizzata la piu' costosa Olimpiade della storia. Gli investimenti per le infrastrutture dei Giochi hanno raggiunto la somma di 40 miliardi di dollari, vale a dire il 14% del totale di Pechino e l'1 % del totale nazionale. Bisogna anche tener conto che l'economia in Cina e' stata frenata dalla chiusura, durante il periodo olimpico, delle fabbriche piu' inquinanti di Pechino: il traffico e' stato ridotto del 50% e sono stati decisi blackout a rotazione nelle diverse province per evitare l'interruzione di elettricita' nella capitale.

    Il rallentamento economico nel paese e' avvenuto anche perche' la chiusura dei Giochi e' capitata in un momento sbagliato per il Paese; infatti, negli ultimi sei mesi dall'inizio dei Giochi, le Borse cinesi hanno perso quasi il 50%: l'andamento del mercato immobiliare ha avuto una brusca frenata. L'indice del PMI e' diminuito del 50% mostrando una certa contrazione. Gli investitori hanno iniziato a ritirare i capitali da tutta l'area asiatica che ruota attorno alla Cina: e cioe', Corea, India e Taiwan che, in fondo, rappresentano i mercati con piu' denaro contante e quindi sono quelli piu' a rischio. La fine dei Giochi non ha fatto altro che peggiorare la situazione economica, a cui si e' aggiunta la crisi delle province orientali che si affacciano sul mare.
    L'interrogativo, che molti si pongono, e' se vale ancora la pena contribuire ad alleggerire le casse di un Paese, per realizzare un evento sportivo. La realta' e' che il Comitato Internazionale Olimpico non ha retto il confronto con i processi sociali, culturali ed economici in atto e si e' presentato inerme di fronte a loro. Non ha saputo o potuto rispondere, con un apparato concettuale forte, perche' il sistema decoubertiano non era stato aggiornato: e' stato piuttosto imbalsamato, o respinto del tutto, il che e' la medesima cosa.

    Qual e' allora il motivo, o quali sono i vantaggi per cui le citta' e i paesi continuano a chiedere l'organizzazione delle Olimpiadi? La risposta e': il guadagno privato con investimento pubblico, public expense for private gain. La dimensione dei Giochi e' cresciuta sempre piu' e dietro questa crescita si muove una strategia politico-affaristica che punta molto alla costruzione di impianti e infrastrutture. Naturalmente, con i fondi pubblici. Tutto viene realizzato con l'aiuto della politica e dei media, sempre pronti a giustificare le grandi costruzioni con la ricaduta positiva sull'immagine internazionale del Paese organizzatore e sul maggiore afflusso di turismo in occasione dell'evento olimpico.


    #69761
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    http://www.giornalettismo.com/archives/166771/perche-silvio-ha-detto-si-a-monti/
    La Borsa sprofonda, lo spread abbatte nuovi record, il Cavaliere ha appena ribadito a radio e tv il suo mantra: elezioni, elezioni. Ma, dopo lo shock provocato dalle parole del sottosegretario, sarà un pressing a tutto campo. Non solo Frattini, Alfano, Fitto, lo stesso Verdini. A farsi sentire è il cuore dell’azienda: Fedele Confalonieri. Si presenta a via del Plebiscito e, per un’ora intera, apre gli occhi all’amico di una vita: «Mediaset sta crollando, perdiamo il 12 per cento. Devi accettare il governo Monti, altrimenti ai tuoi figli non lascerai più nulla… «. Arriva la telefonata di Ennio Doris, amministratore di Mediolanum, l’allarme è lo stesso. ..

    http://archiviostorico.corriere.it/2011/novembre/11/Doris_amico_Silvio_gli_detto_co_8_111111012.shtml
    Doris e l' amico Silvio: gli ho detto di sostenere un altro esecutivo
    «Mi ha ascoltato e mi ha solo risposto: grazie» L' ho sentito due volte C' è un incendio e i partiti devono mettere da parte i propri interessi. Bene una figura super partes

    http://www.cropfiles.it/special/Alieno_Crabwood.html

    “Diffida dei portatori di FALSI regali & le loro PROMESSE NON MANTENUTE.”
    !alien


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