l’ italia in rovina

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Questo argomento contiene 3,614 risposte, ha 101 partecipanti, ed è stato aggiornato da prixi prixi 4 anni, 5 mesi fa.

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  • #69792
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [quote1330014625=Spiderman]
    [link=http://i41.tinypic.com/i76ccl.jpg]Preghiera a monti[/link] :hehe:
    [/quote1330014625]
    :medit:


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #69793
    InneresAuge
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    Partecipante

    Draghi: “Il modello sociale Ue è superato. Serve una riforma del mercato del lavoro”

    Il presidente della Bce, in un'intervista rilasciata al Wall Street Journal, sottolinea anche che ci sono segnali di ripresa per l'Eurozona: maggiore stabilità nei mercati finanziari, adozione del fiscal compact e un “sistema bancario meno fragile di un anno fa”
    http://ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/draghi-crisi-finita-riforme-consolidamento-delle-finanze-usciremo/193365/

    Non ho parole… vogliono arraffare tutto e non lasciare nemmeno le briciole.


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #69794
    InneresAuge
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    Partecipante


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #69795

    Anonimo

    http://www.beppegrillo.it/2012/02/sto_rischiando.html

    Non vedo più mia moglie

    “Sto rischiando di distruggere la mia vita matrimoniale grazie al lavoro. Non posso permettermi di cambiarlo perchè ci permette di pagare il mutuo e in ogni caso non ho trovato altro in giro. Lavoro circa 11 ore compresi gli spostamenti e tante volte anche nei weekend (non pagati), arrivo a casa faccio la spesa, metto a posto due cose e svengo… Ho sempre meno tempo da passare con mia moglie… Lei lavora per 500 euro al mese in un maledetto centro commerciale dove deve stare in piedi 6 ore senza poter nemmeno andare in bagno e dove gli rinnovano i contratti di 6 mesi in 6 mesi lasciandola un mese a casa tra un contratto e l'altro… Questo è vivere? Spero che questo mondo esploda prima o poi. Una bella terza guerra, tante bombe atomiche e via sto schifo di razza dal pianeta.” Lorenzo F.


    #69796
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    anteprima. Falsi invalidi: tutte le bugie di mister Inps :yesss: http://www.vita.it/news/view/118544
    23 febbraio 2012

    I numeri che smentiscono il presidente Mastrapasqua :hehe:

    Esternazioni a cadenza annuale. È febbraio il mese scelto da Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, per illustrare le cifre della rigorosa lotta per combattere sprechi di denaro pubblico nel settore delle pensioni di invalidità. Da quando l’Inps è diventato di fatto il braccio armato dei governi per cercare di porre un freno alla spesa pubblica “improduttiva”, i grandi media tendono a dargli credito, prendendo per oro colato le sue affermazioni, e soprattutto le cifre contenute nei suoi rapporti. Troppo suggestiva, infatti, è stata la campagna contro i “falsi invalidi” per non lasciarsene sedurre. Peccato che in realtà i “falsi invalidi” (basta leggere le cronache nazionali) vengono scoperti dalle forze dell’ordine in seguito a indagini nell’ambito di operazioni spesso legate alla criminalità organizzata, e mai per controlli di routine o straordinari, come quelli effettuati dall’Inps. Ma questo particolare viene regolarmente omesso. Allora vediamo, una per una, le ultime perle pronunciate da Mastrapasqua. E quella che invece è, secondo i dati, la verità.

    «Qui non stiamo parlando di falsi invalidi, cioè di persone che hanno truffato lo Stato. Ma di controlli sanitari [size=36]sull’evoluzione di patologie che possono migliorare in seguito, riducendo così il grado di invalidità e le prestazioni connesse». :ummmmm: [u]e … che poi possono, anche, peggiorare … [/u] 😕

    Dunque i “falsi invalidi” sono diventati ora “invalidi che migliorano”. :si:
    Nel 2011 il campione di invalidi sottoposto a verifiche è stato di 250mila. Stando ai dati provvisori di Inps, quelli effettivamente visitati dai medici dell’istituto sono stati, al 31 dicembre 2011, 122.284.
    A 34.752 di questi è stata revocata la prestazione perché il loro grado di invalidità è stato ritenuto inferiore al 74% necessario per la pensione e/o al 100% che serve per avere l’assegno di accompagnamento. Ma questa decisione viene nel 60% dei casi ribaltata dalla giustizia amministrativa, che accoglie i ricorsi dei cittadini. Inoltre, è discutibile che il presidente dell’Inps si addentri nel merito dell’evoluzione delle patologie invalidanti, questione, tutt’al più, da valutare in ambito sanitario e non previdenziale. [u]elementare watson [/u] :lente:

    «La percentuale delle revoche è stata del 28,42%».

    Questa affermazione consente ai giornali di sostenere che un invalido su tre non ha diritto alla prestazione economica. Peccato che si stia parlando, al massimo e all’ingrosso, di uno su tre dei controllati, che, come ammette il presidente dell’Inps, nel 2011 sono stati poco più di 120mila su oltre due milioni di prestazioni erogate. L’anno scorso, in febbraio, Inps dichiarava che nel 2010 la percentuale dei “falsi invalidi” era stata del 24%, ma a fine anno, lo stesso istituto ha smentito: 10%.

    «Il risparmio previsto sulle 34.752 revoche già decise può essere stimato in 180 milioni di euro».

    Cito Carlo Giacobini, direttore di Handylex, attentissimo alle cifre: «Ebbene, facendo la stima sulle minori spese dovute alle revoche, è prevedibile una somma pari a 150 milioni di euro all’anno. Questa cifra è però lorda. Vanno tolti infatti i costi amministrativi e quelli legati all’accertamento, stimabili in 45 milioni di euro annui. Ancora, vanno tolti gli importi relativi ai ricorsi che l’Inps perde mediamente ogni anno: altri 35 milioni. Nella migliore delle ipotesi, dunque, si “risparmiano”, secondo lo studio della rivista Welfare Oggi, 70 milioni di euro all’anno, cifra che peraltro non considera le spese legali connesse ai ricorsi persi. Welfare Oggi stima – in modo estremamente prudenziale e favorevole all’Inps – che dopo 800mila controlli in quattro anni, il massimo del risparmio raggiungibile sia di 170 milioni di euro annui. Il che significa che verrebbe “risparmiato” l’1% della spesa complessiva annua sostenuta per le provvidenze economiche».


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #69797

    Anonimo

    http://www.ilcambiamento.it/legislazione_ambientale/bonelli_governo_azzera_controlli_ambientali_sicurezza_lavoro.html

    Bonelli: “Governo azzera controlli ambientali e di sicurezza sul lavoro”
    24 Febbraio 2012

    “Una norma del decreto Semplificazioni approvato dal governo Monti depotenzia i controlli ambientali e sulla sicurezza del lavoro”
    “Il Governo ha pericolosamente azzerato l'efficacia dei controlli ambientali e quelli sulla sicurezza sul lavoro”. Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: “Nelle pieghe del decreto Semplificazioni (DL n.5 9/02/2012) esiste una norma scandalosa che depotenzia i controlli ambientali e sulla sicurezza sul lavoro e che di fatto svuota di efficacia e di autorità gli enti preposti ai controlli come le Arpa”.

    “L'articolo 14 del DL 5/2012, infatti, prevede 'controlli amichevoli' e la riduzione di controlli in materia ambientale e sulla sicurezza sul lavoro (dalle verifiche 'amichevoli' sono esclusi solo i controlli in materia fiscale e finanziaria) – spiega il leader ecologista -. Come sostiene il capo della Procura di Civitavecchia Gianfranco Amendola (il primo a sollevare la questione in un articolo su Lexambiente): con il governo dei professori invece del potenziamento è arrivata la semplificazione dei controlli”.

    “Questa norma è una follia perché l'efficacia del controllo sta proprio nella verifica senza preavviso. Con i controlli ambientali 'amichevoli' i grandi inquinatori potranno farla franca. La semplificazione delle verifiche consentirà a industrie altamente inquinanti, come ad esempio l'Ilva di Taranto (dove viene emessa il 95% della diossina italiana), di ridurre il numero dei controlli ambientali da parte dell'Arpa che, oltretutto, dovrà realizzarli con preavviso e concordandoli 'amichevolmente' – prosegue Bonelli -. Ciò produrrà una chiara alterazione dei dati perché i controllori dovranno chiedere il permesso ai controllati prima di effettuare le verifiche”.

    “In questo chi ha il compito di verificare le emissioni o i livelli di inquinamento in aree fortemente contaminate per la presenza di attività industriali altamente inquinanti come Taranto, Priolo, Gela, Milazzo, Brescia, Porto Torres, Piombino, Terni prima di procedere dovrà chiedere il permesso alle industrie, vanificando l'efficacia dei controlli stessi – conclude Bonelli -. Come mai il ministro dell'Ambiente Clini era così distratto da permettere che questa norma vergogna – che permette di azzerare l'efficacia sulle verifiche ambientali – venisse approvata in un decreto?”.


    #69798
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    [quote1330088758=brig.zero]
    anteprima. Falsi invalidi: tutte le bugie di mister Inps :yesss: http://www.vita.it/news/view/118544
    23 febbraio 2012

    I numeri che smentiscono il presidente Mastrapasqua :hehe:

    Esternazioni a cadenza annuale. È febbraio il mese scelto da Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, per illustrare le cifre della rigorosa lotta per combattere sprechi di denaro pubblico nel settore delle pensioni di invalidità. Da quando l’Inps è diventato di fatto il braccio armato dei governi per cercare di porre un freno alla spesa pubblica “improduttiva”, i grandi media tendono a dargli credito, prendendo per oro colato le sue affermazioni, e soprattutto le cifre contenute nei suoi rapporti. Troppo suggestiva, infatti, è stata la campagna contro i “falsi invalidi” per non lasciarsene sedurre. Peccato che in realtà i “falsi invalidi” (basta leggere le cronache nazionali) vengono scoperti dalle forze dell’ordine in seguito a indagini nell’ambito di operazioni spesso legate alla criminalità organizzata, e mai per controlli di routine o straordinari, come quelli effettuati dall’Inps. Ma questo particolare viene regolarmente omesso. Allora vediamo, una per una, le ultime perle pronunciate da Mastrapasqua. E quella che invece è, secondo i dati, la verità.

    «Qui non stiamo parlando di falsi invalidi, cioè di persone che hanno truffato lo Stato. Ma di controlli sanitari [size=36]sull’evoluzione di patologie che possono migliorare in seguito, riducendo così il grado di invalidità e le prestazioni connesse». :ummmmm: [u]e … che poi possono, anche, peggiorare … [/u] 😕

    Dunque i “falsi invalidi” sono diventati ora “invalidi che migliorano”. :si:
    Nel 2011 il campione di invalidi sottoposto a verifiche è stato di 250mila. Stando ai dati provvisori di Inps, quelli effettivamente visitati dai medici dell’istituto sono stati, al 31 dicembre 2011, 122.284.
    A 34.752 di questi è stata revocata la prestazione perché il loro grado di invalidità è stato ritenuto inferiore al 74% necessario per la pensione e/o al 100% che serve per avere l’assegno di accompagnamento. Ma questa decisione viene nel 60% dei casi ribaltata dalla giustizia amministrativa, che accoglie i ricorsi dei cittadini. Inoltre, è discutibile che il presidente dell’Inps si addentri nel merito dell’evoluzione delle patologie invalidanti, questione, tutt’al più, da valutare in ambito sanitario e non previdenziale. [u]elementare watson [/u] :lente:

    «La percentuale delle revoche è stata del 28,42%».

    Questa affermazione consente ai giornali di sostenere che un invalido su tre non ha diritto alla prestazione economica. Peccato che si stia parlando, al massimo e all’ingrosso, di uno su tre dei controllati, che, come ammette il presidente dell’Inps, nel 2011 sono stati poco più di 120mila su oltre due milioni di prestazioni erogate. L’anno scorso, in febbraio, Inps dichiarava che nel 2010 la percentuale dei “falsi invalidi” era stata del 24%, ma a fine anno, lo stesso istituto ha smentito: 10%.

    «Il risparmio previsto sulle 34.752 revoche già decise può essere stimato in 180 milioni di euro».

    Cito Carlo Giacobini, direttore di Handylex, attentissimo alle cifre: «Ebbene, facendo la stima sulle minori spese dovute alle revoche, è prevedibile una somma pari a 150 milioni di euro all’anno. Questa cifra è però lorda. Vanno tolti infatti i costi amministrativi e quelli legati all’accertamento, stimabili in 45 milioni di euro annui. Ancora, vanno tolti gli importi relativi ai ricorsi che l’Inps perde mediamente ogni anno: altri 35 milioni. Nella migliore delle ipotesi, dunque, si “risparmiano”, secondo lo studio della rivista Welfare Oggi, 70 milioni di euro all’anno, cifra che peraltro non considera le spese legali connesse ai ricorsi persi. Welfare Oggi stima – in modo estremamente prudenziale e favorevole all’Inps – che dopo 800mila controlli in quattro anni, il massimo del risparmio raggiungibile sia di 170 milioni di euro annui. Il che significa che verrebbe “risparmiato” l’1% della spesa complessiva annua sostenuta per le provvidenze economiche».

    [/quote1330088758]

    [size=18]… allora ve ne racconto un'altra :
    esistono malattie croniche ed irreversibili (questo è oltretutto il risultato di una medicina moderna o meglio, di industrie farmaceutiche, che hanno interesse a procrastinare la ricerca, affinchè restino tali) ma vi è obbligo di revisione ogni 3 anni … (un iter burocratico da sfinimento, con ritardi spaventosi e sospensione, per tutto il periodo di ritardo, del percepimento dell'invalidità … e [u]non sono calcolati gli interessi del periodo di mancato pagamento[/u])
    cioè, la commissione, ogni 3 anni, deve stabilire se l'invalido irreversibile è ancora ammalato
    !dodge
    ne vogliamo parlare ?


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #69799

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9924

    VOGLIO ESSERE GRECO
    Postato il Venerdì, 24 febbraio @ 07:05:00 CST di davide

    DI ALESSIO MANNINO
    ilribelle.com

    Mentre la Grecia brucia, a Roma impera il fatalismo idiota dei servi. In Italia gli indignati sono spariti, i forconi si sono ammosciati, le destre e le sinistre istituzionali banchettano al centro, Napolitano sermoneggia senza limiti, Monti fa gli inchini alla comunità finanziaria di Wall Street e si fa dire quando pisciare all’imperialista di velluto Obama, e lei, nostra signora Bce, con il grande sacerdote Mario Draghi domina incontrastata.

    Teppisti e pecoroni

    I pochi, sparuti “teppisti”(1) politici e intellettuali che s’azzardano a far stecca sul coro gregoriano – laude, laude al dio mercato e alla divina Eurolandia – e cioè i soliti revanscisti rossi e neri, gli antagonisti, i signoraggisti, Grillo, Chiesa, i decrescisti, ribelli e cani sciolti vari sono oscurati o ridicolizzati, come da prassi. La masse tace, imbelle, pronta al taglio della gola, già essiccata e afonizzata dalle mazzate torturatrici note come decreto salva-Italia e decreto cresci-Italia.

    Per quale motivo non scoppiano non dico rivolte, ma almeno focolai di protesta, come sarebbe naturale aspettarsi contro una tecnocrazia bancaria che aumenta le tasse, fa strame di diritti sociali e per giunta agita il ditino spiegandoci che la merda liberista è oro? Lo ha scritto come meglio non si potrebbe il sempre corrosivo Marco Cedolin (2), e perciò lascio volentieri la parola a lui: «La ragione in fondo è di una semplicità disarmante. Avete mai visto dei cittadini andare a protestare, senza essere stati chiamati a farlo da qualcuno? Che si trattasse di un partito, di un sindacato, di un’organizzazione, di un movimento o di un comitato, alla base di qualsiasi protesta c’è sempre stato un soggetto che chiamava il popolo a raccolta. … Ogni soggetto potenzialmente pericoloso è stato cooptato, affinché si prodigasse per tenere la gente ermeticamente chiusa in casa, magari davanti alla Tv, di fronte a qualsiasi decisione venisse presa».

    La favoletta della “medicina amara”

    Fatta la diagnosi, procedendo all’inverso descriviamo i sintomi della malattia. Siamo come in una bolla d’ovatta, in cui la realtà che pur viviamo sulla nostra pelle non è compresa perché filtrata da un immaginario completamente falsato, manipolato dai chierici dell’informazione, stravolto da un racconto infantile ammanitoci come unica verità possibile. Questa: there is no alternative, l’austerity è una medicina amara contro cui si può scalciare ma che va ingollata. Un po’ come l’olio di fegato di merluzzo, una tremenda schifezza che un tempo si credeva salutare, salvo poi scoprire che non serviva a un bel niente. Oggi, con le supposte prescritte dal dottor Monti è molto peggio: non soltanto non fanno il nostro bene, ma hanno il criminale difetto di legarci alla catena del mondo globalizzato e dei suoi poderosi business privati. Ci ammazzano di tagli e sacrifici e ci dicono che lo fanno per il nostro bene. Monti e i banksters come novelli Torquemada, la nuova inquisizione sub specie Europae.

    Eppure capire dove sta l’inganno non è difficile, basta compiere un comune ragionamento di do ut des, solo spostandolo dal piano individuale a quello collettivo. Quando ciascuno di noi mira ad un obiettivo e questo comporta una serie di sforzi e privazioni, accettiamo di sopportarne il peso se esso ci è chiaro e siamo certi che costituirà un vantaggio palpabile, concreto – e non solo in termini pratici e di tornaconto, ma anche, dio voglia, ideali, nobili. Sacri, appunto. L’etica del sacrificio è doverosa. Non così la retorica, che è retorica appunto perché il sacro per cui ci si sacrifica non è sacro per niente, e non assicura alcuna convenienza, nessun ritorno di maggior benessere, economico o esistenziale che sia. E questo è il caso dell’imperativo categorico che non da oggi, ma da decenni, per lo meno da quando abbiamo i calzoni corti noi che siamo trentenni, i signori del denaro e i loro maggiordomi dei partiti ci fanno passare come inderogabile, immarcescibile, indefettibile: stringere la cinghia, che per molti significa far la fame per un miraggio chiamato “crescita”. Questa benedetta crescita non è mai abbastanza, perché per sua interna logica non ha mai fine, è senza posa, infinita. E così lo diventano anche i torchiamenti, fiscali, lavorativi, sociali a cui veniamo sottoposti dagli illuminati che la sanno sempre più lunga – perché loro capiscono e interpretano per i mortali il verbo delle agenzie di rating, delle banche centrali e di quei benefattori disinteressati e puri di cuore che fanno il bello e il cattivo tempo nelle piazze borsistiche. Siamo schiavi rassegnati ad esserlo e illusi di non esserlo, e questo è tutto.

    Reich europeo

    Il tabù Europa è un caso da manuale. Ci avevano raccontato, i sapienti europeisti, che l’unione degli Stati del vecchio e caro continente doveva realizzarsi a tutti i costi, ma proprio a tutti, pena un ritorno alle guerre e chissà quali altre immani catastrofi. Risultato: non c’è stata alcuna effettiva federazione politica, bensì un’operazione di eugenetica istituzionale che ha messo una facciata di pseudo-democrazia (il parlamento-parlatoio di Strasburgo, la commissione-specchietto per le allodole di Bruxelles) ad un sostanziale e illegale potere legibus solutus della Banca Centrale di Francoforte, in stato di minorità rispetto all’omologa Fed americana e terminale degli interessi dei grandi istituti di credito e d’affari, specialmente tedeschi. I trattati che hanno costruito l’edificio di cartapesta eurocratico ne hanno modellato i contorni secondo un progetto fatto su misura per le esigenze e le idiosincrasie della Germania. Perciò, economie e società come quella italiana o spagnola, ma anche della stessa Francia, diverse – grazie al cielo – dal rigorismo matematico e ragionieristico di Berlino, sono state letteralmente violentate, costrette ad adeguarsi a politiche di bilancio e del fisco che non collimavano con i propri bisogni, ma con quelli del Reich finanziario. Amato, Ciampi, Prodi – ma mettiamoci dentro pure il Berlusca, che opposizione all’eurocrazia non ne ha fatta mai, vedi ratifica plebiscitaria dell’esiziale Trattato di Lisbona, anno 2007 – erano tutti entusiasti nell’operare alacremente per fare dell’Italia un paese economicamente e politicamente subalterno alla Grande Germania, condannandolo ad una vita di dolori senza una degna contropartita. Questa violenza ha un nome preciso: euro, la moneta col debito intorno. Bell’affare abbiamo fatto, mentecatti europeisti senza se e senza ma… Le fiamme e i saccheggi della Grecia disperata non insegnano nulla, benché avrebbero molto da dirci, poiché la cura omicida che ha fatto stramazzare e impazzire il cavallo ellenico è la stessa che propinano a noi, con tanto di inviati dell’Fmi a monitorare – leggi: controllare, non si sa mai – le scelte del duo Monti-Napolitano. Ma si vede che bisogna proprio giungere a non avere più niente da perdere nel vero senso della parola, per alzare la testa e guardare agli esempi di un’altra via – all’Argentina, all’Islanda, al Venezuela, o almeno alla Gran Bretagna e alla Danimarca, che nell’Ue sono presenti ma si sono ben guardate dall’adottare la moneta unica.

    L’articolo dei cretini

    E se anche questo non basta e volete una prova del pecorismo italiano che più prova non si può, si consideri il tema che fa da padrone nell’agenda setting nazionale: l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che tutela le maestranze delle aziende con più di 15 di dipendenti dal licenziamento senza giusta causa. C’è un arco costituzionale di pensiero che va da chi vorrebbe abolirlo tout court (un ex ministro Sacconi che si dice ancora socialista pur essendosi tramutato in un ircocervo, mezzo liberista e mezzo catto-talebano) a chi lo vorrebbe modificato senza troppi fondamentalismi, ammettendone comunque la sostanza, che è la possibilità di licenziare per sole cause economiche, ovvero a discrezione dell’imprenditore (un Damiano della sinistra Pd, per capirci). Ora, sinceramente ci appassiona poco il dibattito che si è riattizzato dopo il vittorioso muro che eresse la Cgil di Cofferati nel 2001. È sommamente cretino fissarsi su questo punto, ancorchè altamente simbolico – e i simboli in politica contano parecchio – se poi si lascia correre il bulldozer turbo-liberista a schiacciare tutto ciò che incontra. Voglio dire: che senso ha incaponirsi su un articolo di uno statuto superato e che fa acqua da tutte le parti quando la diga è già rotta da quel dì, dal pacchetto Treu (centrosinistra, 1996) e dalla legge Biagi-Maroni (centrodestra, 2000)? Invece di stare sempre sulla difensiva, la sinistra sindacale dovrebbe giocare d’iniziativa e proporre un sistema di relazioni contrattuali completamente rinnovato. Ma per far questo dovrebbe esistere una sinistra politica degna di questo nome, cioè dotata di una cultura teorica. Discutere di decrescita volontaria, economia locale e sovranità monetaria è come parlare arabo, con gente come la Camusso, ma anche come Landini o Cremaschi, industrialisti di tre cotte. Su questo, come sanno i nostri lettori, abbiamo abbandonato ogni speranza da anni: la sinistra non soltanto è un esempio preclaro di imbecillità, ma oltretutto è pappa e ciccia col padrone, sia consapevolmente quando lo professa in tutta la sua plateale ingenuità (sto parlando di quella cosa denominata Pd), sia quando si ammanta di ultra-conservatorismo retorico da un lato e rivoluzionarismo parolaio e fuori tempo dall’altro (la poetica vendoliana, le pippe vetero-marxiste dei residuali partitini falce e martello).

    Vorrei essere greco

    Ci sarebbe da dire due parole anche sulla religione che issa la Nato e l’alleanza-sudditanza agli Usa come totem intoccabili ed eterni quando invece sono in rovinoso declino (la sconfitta in Afghanistan contro i Taliban ne è l’emblema), ma mi fermo qui, esausto. Dico solo che vorrei essere argentino, islandese, venezuelano, persino afgano o anche greco, ma italiano no, italiano non vorrei esserlo più. Ma tant’è. L’arma che so usare, la penna, la uso comunque per la mia idea d’Italia e di mondo anche se i miei compatrioti dormono il sonno dei beoti. Aristofane: «Chiunque è un uomo libero non può starsene a dormire».


    #69800
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Quasi 60mila euro l’anno per la cura della posta elettronica e dell’agenda della presidente della Provincia di Ferrara. Non male in tempi di crisi. A fare i conti in tasca al capo di gabinetto di Marcella Zappaterra, presidente in quota Pd di una giunta di centrosinistra, è Alessandro Rorato, consigliere dell’Italia dei Valori.

    Il dipietrista ha presentato sul punto una interpellanza “a orologeria”. Appena uscito dalla maggioranza dopo il ritiro delle deleghe al vicepresidente Fiorillo, suo collega di partito, Rorato scopre il ricco emolumento dopo quasi due anni e mezzo dalla sua approvazione.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/ferrara-60mila-euro-lanno-alla-funzionaria-provinciale-gestire-email/193764/


    #69801

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9932

    UN’ECONOMIA DAL VOLTO UMANO. IL SUMMIT MMT
    Postato il Sabato, 25 febbraio @ 21:33:14 CST di davide

    DI TRUMAN BURBANK
    ComedonChischiotte

    “Economics needs a soul”

    Rimini – Si è svolta oggi la giornata principale del summit MMT a Rimini, una maratona di economia a ritmi serrati, organizzata da Paolo Barnard, con la partecipazione di 5 economisti di valore e con un intervento a sorpresa di Nino Galloni, che ha raccontato alcuni fatti interessanti dell’ambiente economico italiano negli anni ‘80, avvenimenti che preparavano il disastro dell’euro.

    I partecipanti oltre mille (il duemila fornito ieri era un po’ esagerato), con partecipazione da tutte le regioni e tutte le fasce d’età. Molti i giovani. Certamente il contrasto tra le generazioni che ci viene propinato dai media al summit non c’era, anzi c’era una voglia di collaborare insieme per risolvere problemi comuni.

    In generale il summit non mi è apparso concentrato sulla sola MMT, ma affrontava tutta una serie di temi legati alla teocrazia finanziaria ed alla sua distanza dal mondo reale, dall’economia come gestione di risorse limitate per soddisfare bisogni umani.
    Il tentativo (abbastanza riuscito) mi sembra essere quello di svelare i trucchi della finanza, illuminare le aree oscure (i tabù), individuare e falsificare (in senso popperiano) i dogmi economici. Pesanti squarci al sipario fornito dai media forniscono nuove prospettive. Il sistema finanziario appare in piena luce come un sistema intrinsecamente truffaldino.

    Forte anche la partecipazione del pubblico, con richieste di chiarimenti, ma soprattutto di proposte concrete su cosa fare nella situazione attuale.
    Le risposte, almeno in parte, ci sono state, ma finora non esiste un programma organico su cosa fare oggi.
    (Mi resta il dubbio che bisognerebbe tentare di fare leva sulle contraddizioni della finanza.)

    Stephanie Kelton si occupa in particolare di MMT, introduce il concetto di moneta come strumento di scambio (IOU, I Owe You in inglese) e poi come strumento di pagamento.
    Chiarisce poi come non tutti i debiti sono uguali (la piramide del debito).
    Spiega come l’euro dal punto di vista degli Stati che lo adottano sia una moneta straniera, non una moneta sovrana. L’Italia non emette la valuta che usa, e perde quindi la possibilità di controllare il fisco e la politica in genere.

    Hudson spiega come negli USA (Stato con moneta sovrana) ci sia stata una colossale creazione di denaro in tempi recenti, eppure i prezzi non sono saliti. Non è vero che l’aumento della disponibilità di moneta fa aumentare i prezzi (la terribile inflazione) come dicono i libri di testo. La strategia della banche d’affari è di impedire che lo Stato emetta denaro a suo piacimento e lo vogliono costringere a prendere il denaro a prestito. Per fare ciò spingono l’idea che la moneta di Stato produca inflazione.
    Ma diceva Baudelaire che il diavolo finisce quando la gente smette di crederci. Oggi il Diavolo è la finanza.

    Parguez vede l’Europa come un mostro che va contro tutte le regole dell’economia, un mostro programmato nel periodo tra le due guerre mondiali. Tutti i dati ufficiali europei sono menzogne. Si vuole un nuovo cittadino europeo disposto ad accettare sacrifici e bassi salari. Nel piano gli Stati devono evaporare ed il potere deve essere trasferito ad una classe di tecnocrati sopranazionali (direi che siamo a buon punto). Il Trattato di Maastricht era in realtà un PATTO DI DISTRUZIONE ED INSTABILITÀ.

    Molto forte l’intervento di Black sui tabù della finanza: nessun manuale di economia spiega che i CEO (amministratori delegati) normalmente si arricchiscono con la frode. L’arma di elezione per realizzare le frodi è la contabilità.
    Già nel 1993 Akerlof & Romer raccontavano le frodi ed i saccheggi dei CEO, ma non sono mai andati a finire nei libri di testo.
    Lo schema generale esposto da Black è molto semplice:
    1) La Banca (amministrata dal CEO) dichiara alti utili a breve
    2) Il CEO si arricchisce notevolmente
    3) Qualche tempo dopo la banca dichiara perdite disastrose (ma il CEO è andato via da tempo).

    Black suggerisce che ci dovrebbe essere una Guardia Costiera per le banche: il CEO della banca dovrebbe essere costretto a comportarsi come il capitano di una nave, che può andare via solo per ultimo oppure affondare con la nave.

    In seguito Black mostra uno schema analogo per gli stati, per esempio l’Islanda.
    Per un certo periodo l’Islanda era un modello per i liberisti, tutti la lodavano per i suoi alti tassi di sviluppo (2007). Molti banchieri si arricchirono in modo eccezionale. Qualche tempo dopo l’Islanda si ritrovò in una tremenda crisi economica che la portò al default.

    Di Black è anche il richiamo a Mankiw, Economics needs a soul, (1993): l’economia di oggi è senz’anima e l’homo oeconomicus è un sociopatico.

    Molto altro si è detto nel summit e una sintesi è difficile.

    Oggi la parte conclusiva.

    Truman Burbank
    Fonte: http://www.comedonchisciotte.org
    26.02.2012


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