l’ italia in rovina

Home Forum PIANETA TERRA l’ italia in rovina

Questo argomento contiene 3,614 risposte, ha 101 partecipanti, ed è stato aggiornato da prixi prixi 4 anni, 4 mesi fa.

Stai vedendo 10 articoli - dal 2,731 a 2,740 (di 3,615 totali)
  • Autore
    Articoli
  • #70052

    Anonimo

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/26/ds-il-partito-non-esiste-piu-ma-risulta-indebitato-per-156-milioni/275054/

    Ds: il partito non esiste più, ma risulta indebitato per 156 milioni
    Dopo la nascita del Pd, le casse di Margherita e democratici di sinistra sono rimaste separate. Il partito di Rutelli si è trovato a fare i conti con il caso Lusi, mentre quello di Fassino ha ereditato i debiti del Pci-Pds. Una montagna di soldi. E ci sono ancora 49 persone a libro paga del partito, che può contare su 2399 immobili

    di Vittorio Malagutti | 26 giugno 2012Commenti (11)

    Più informazioni su: democratici di sinistra, DS, fassino, partiti, rimborso elettorale.

    Share on print Share on email More Sharing Services
    34
    Per l’Italia s’aggira uno zombie con 150 milioni di debiti. Lo zombie si chiama Ds, la sigla di un partito che non c’è più ma presenta bilanci come se fosse vivo e vegeto. Basta dare un’occhiata ai conti del 2011, resi noti proprio ieri, e si scopre che i Democratici di sinistra nuotano ancora in un mare di debiti. In totale fanno 156,6 milioni di euro e in cima alla lista dei creditori troviamo alcune delle più grandi banche nazionali. C’è Unicredit con oltre 26 milioni di prestiti, il gruppo Intesa sfiora i 36 milioni, l’Efibanca del Banco Popolare è esposta per 24 milioni, mentre la Popolare di Milano reclama circa 12 milioni.

    L’elenco delle banche finanziatrici compare nel rendiconto dei Democratici di sinistra pubblicato in quattro pagine di inserzione su l’Unità di ieri. Il buco dei Ds è l’altra faccia della medaglia nell’incredibile storia di Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita finito in carcere la settimana scorsa con l’accusa di aver dilapidato i soldi del partito. Si parte nel 2007, quando le due formazioni politiche hanno dato vita al Pd.

    Niente comunione dei beni, però. La cassa è rimasta al vecchio indirizzo. Con una differenza sostanziale tra i due sposi (si fa per dire). Il partito di Francesco Rutelli, un partito con pochi anni di vita, si è trovato in cassa rimborsi elettorali per milioni. Tutto legale, questo prevede la legge. I Democratici di sinistra hanno invece ereditato i debiti del Pci-Pds. Una montagna di soldi. Peggio, una frana sospesa sul destino del partito.

    Problema vecchio, a dire il vero. Più volte nel corso degli anni le banche hanno accettato di cancellare una parte dei debiti targati Ds. L’ultimo salvagente è stato lanciato nel 2003, con la Capitalia allora guidata da Cesare Geronzi, pronta a fornire nuovo ossigeno al partito sull’orlo del crac.

    Tutto risolto? Macché. I debiti restano, eccome. Il bilancio firmato dal tesoriere Ugo Sposetti parla chiaro. A fine 2011 i conti dei Democratici di sinistra si sono chiusi con un disavanzo patrimoniale, cioè un buco, di 145 milioni. Già perché, come detto, l’esposizione verso le banche supera i 156 milioni mentre il valore delle attività non raggiunge i 12 milioni. Il passivo ha un origine precisa. Il partito, infatti, si è fatto carico dei debiti accumulati negli anni dall’Unità fino a quando la storica testata fondata da Antonio Gramsci nonè stata ceduta, a partire dal 2001, a cordate di imprenditori privati, ultimo della serie l’ex governatore della Sardegna, Renato Soru. E così nel bilancio 2011 si legge che circa 101 milioni di debiti derivano “dall’accollo liberatorio” dei debiti della “cessata partecipata L’Unità spa in liquidazione”.

    In sostanza il giornale ha cambiato padrone, ma il partito non ha ancora trovato il modo di rimborsare i finanziamenti di cui si è fatto carico a suo tempo per facilitare la vendita della testata. Di questo passo non si vede come la situazione possa essere riequilibrata. I Ds sono formalmente una scatola vuota. Non hanno attività di rilievo. L’enorme patrimonio immobiliare del partito, in buona parte intestato alle organizzazioni territoriali, cioè le varie federazioni locali, sono stati trasferiti a una cinquantina di fondazioni.

    Si tratta, leggiamo nei conti del 2011, di ben 2.399 immobili, in gran parte (1.819) “utilizzati dalle organizzazioni territoriali del Partito democratico (….) nella maggior parte dei casi con comodato d’uso gratuito”. Traduzione: i palazzi dei Ds adesso ospitano le sedi locali del Pd, che però non pagano un euro d’affitto. Quindi un patrimonio che ammonta a svariate centinaia di milioni non fa parte dell’attivo patrimoniale del partito zombie, ma viene gestito da fondazioni che formalmente non sono coperte dall’ombrello contabile dei Ds. La precisazione è importante, perché se così non fosse gli istituti di credito potrebbero pignorare gli immobili per rientrare dei loro crediti. E invece niente. Le banche si trovano ad avere a che fare con un creditore in pratica nullatenente.

    Risultato: i banchieri prendono quello che possono, cioè il denaro dei rimborsi elettorali che ancora lo Stato concede ai democratici di sinistra. A settembre dell’anno scorso, una sentenza del tribunale civile di Roma ha assegnato agli istituti di credito 30 milioni di euro. Di questo passo però sarà difficile venir-ne fuori in qualche modo. I Ds infatti ormai non hanno più diritto a rimborsi elettorali. I debiti invece restano. E poi ci sono gli stipendi da pagare ai dipendenti. Perchè il partito che non esiste più conta ancora 49 persone a libro paga.


    #70053
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    https://www.facebook.com/brig.zero

    #70054

    Anonimo

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/26/spending-review-restano-le-pensioni-doro-tagliati-i-buoni-pasti-agli-statali/275918/

    Spending review: restano le pensioni d’oro, tagliati i buoni pasto agli statali
    Secondo la prima bozza di revisione della spesa saranno previsti 20 miliardi di tagli: poco più di 4 nel 2012. Obiettivo: evitare l'aumento autunnale dell'Iva. Ma restano fuori per il momento i 13 miliardi dei 100mila vitalizi oltre i 6mila euro. Corretto in corsa un pasticcio sulle gare d'appalto che poteva costare contenziosi. Decisione presa contro il parere del governo

    di Thomas Mackinson | 26 giugno 2012Commenti (103)

    Più informazioni su: angelino alfano, Filippo Patroni Griffi, Guido Crosetto, Mario Monti, Pensioni d'oro, revisione della spesa, silvio berlusconi, spending review.

    Share on print Share on email More Sharing Services
    339
    Nessun taglio alle 100mila pensioni d’oro che ogni anno costano 13 miliardi. Sì invece a quello dei buoni pasto per 450mila dipendenti pubblici che fa risparmiare solo 10 milioni. E, ciliegina sulla torta, un pasticcio sulle gare d’appalto che potrebbe costare allo Stato 1,2 miliardi, corretto oggi in commissione grazie a un emendamento passato contro le intenzioni del governo. Prende insomma una curiosa piega la prima spending review del governo Monti. L’atto ufficiale sarà un decreto pesantissimo che il Consiglio dei ministri licenzierà dopo il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Circa 20 miliardi di tagli così distribuiti: 4,2 miliardi nel 2012, dai 7 ai 10 per ciascun biennio 2013-2014. Il provvedimento punta a scongiurare l’aumento autunnale dell’Iva (dal 21 al 23%), mettere in sicurezza i conti pubblici e fronteggiare l’emergenza terremoto. Monti lo presenterà domani alle Regioni e quindi ai vertici del Pdl Berlusconi e Alfano. Poi la pausa per il vertice di Bruxelles e le consultazioni con i sindacati il 2 luglio. Ancora da fissare, invece, l’incontro con gli altri vertici della maggioranza Casini e Bersani.

    Come in dettaglio sarà raggiunto l’obiettivo di risparmio non è ancor chiaro ma il piano sarà modellato sul pacchetto-Bondi che mette nel mirino gli acquisti di beni e servizi della pubblica ammnistrazione (sanità in primis) e la spesa per il pubblico impiego. Con qualche sorpresa.

    Di sicuro le misure di risparmio non passeranno attraverso il tanto sospirato taglio alle pensioni d’oro dei manager pubblici. Qui la notizia è già ufficiale: il governo ha accantonato il tetto sulle pensioni sopra i 6mila euro dando parere negativo a un emendamento presentato dal deputato Pdl Guido Crosetto. Doveva essere una misura di equità nel gran calderone dei tagli ma nel Cdm in programma domani mattina non c’è n’è traccia. Da Palazzo Chigi filtra solo la promessa di riproporre la questione insieme alle misure sullo sviluppo. Si ripartirà da quell’emendamento che prevede che le pemnsioni erogate in base al sistema retributivo non possano superare i 6mila euro netti al mese mentre sono fatti salvi le pensioni e i vitalizi corrisposti esclusivamente in base al sistema contributivo. Per ora è tutto rimandato e il sistema continuerà ad elargire 109mila pensioni sopra gli 8mila euro che costano 13 miliardi di euro l’anno (dati Inps).

    Si va avanti a testa bassa, invece, sul contenimento dei costi della pubblica amministrazione. Nelle scorse settimane si è tanto parlato di una stretta sulle spese telefoniche della Pubblica amministrazione che parte dal Dipartimento della funzione pubblica per coinvolgere via via altri settori. Le chiamate saranno abilitate solo in ambito urbano per tutti mentre soltanto i dirigenti potranno fare chiamate nazionali e verso cellulari. “Una rivoluzione di buon senso”, l’ha definita il ministro Filippo Patroni Griffi che ha emanato la circolare taglia bolletta. Parlare meno, mangiare meno. Perché prende sempre più consistenza l’ipotesi di un secco taglio ai buoni pasto dei dipendenti pubblici. Nel pacchetto dell’ex liquidatore Bondi c’è infatti un’ipotesi di messa a dieta di 450mila dipendenti che già da due anni subiscono il mancato adeguamento all’inflazione dei contratti collettivi. I loro buoni pasto passerebbero dai 7-8 euro attuali a un valore di 5,29 euro che è la soglia minima esentasse per il lavoratore (per cui non viene denunciato ai fini Irpef) e per il datore di lavoro (non viene calcolato ai fini previdenziali).

    Per il governo dalla dieta si ricaverebbero circa 10 milioni di euro. Una cifra che appare risibile ai sindacati di categoria che chiedono di ridurre i privilegi dei manage pubblici piuttosto affamare i dipendenti già in difficoltà. «Ridurre l’importo del buono pasto dei dipendenti pubblici a 5,29 euro, cioè la soglia massima esentasse, significa tornare al valore di acquisto di 15 anni fa e quindi togliere fisicamente il pane dalla bocca a tanti lavoratori senza far risparmiare in maniera significativa lo Stato». Lo sostiene Franco Tumino, presidente Anseb, l’associazione delle società emettitrici buoni pasto aderente a Fipe-Confcommercio, commentando alcuni contenuti della spending review.

    Su tutti questi provvedimenti si attende il muro di partiti e sindacati mentre è la Ragioneria centrale dello Stato a mettere le mani avanti su un altro capitolo delicatissimo della spending review, cioè la norma del decreto sulle aggiudicazioni di appalti che – secondo una modifica intervenuta nel passaggio in Senato – verrà applicata anche alle procedure di affidamento per le quali si è già proceduto all’apertura dei plichi. Secondo gli esperti di via XX Settembre questa scelta poteva comportare contenziosi e costare allo Stato oltre 1 miliardo di euro. Preoccupazioni riassunte in una lettera inviata al Parlamento dalla ragioneria generale dello Stato e dalla Consip. Oggi nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera un emendamento (approvato da Pdl e Udc, con governo e Pd contrari) ha ripristinato la regola secondo la quale l’apertura in seduta pubblica delle buste si applicherà solamente alle gare per le quali le buste non erano state aperte alla data dell’entrata in vigore del provvedimento.


    #70055
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    ogni popolo ha il governo che si merita … #reprur http://it.wikiquote.org/wiki/Governo :hehe:

    http://www.youtube.com/watch?v=fqlxZ4HZQiY :legg: … Il funzionario oscuro che fece paura a Helmut Kohl e si oppose alla svendita italiana.


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #70056
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    😉


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #70057

    Anonimo

    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=401

    SI ACCOMODI NEL COMODO STUDIO, IMPRENDITORE…(@IMPRENDITORI)
    Postato il Mercoledì, 27 giugno @ 03:20:00 CDT di davide

    DI PAOLO BARNARD
    paolobarnard.info

    Immagini, amico imprenditore, amica imprenditrice: la vostra azienda in crisi ha perso due terzi del suo valore. Deve trovare una montagna di liquidità a breve, se no chiude. Mario Monti vi fa accomodare in un comodo studio e vi dice: “Emettete titoli per il valore necessario, ve li compriamo noi al Tesoro.

    Non temete, ci restituirete la somma solo se prima sarete riusciti a saldare ogni vostro debito coi privati; ci pagherete gli interessi sul prestito solo se i vostri conti torneranno in attivo; ma cari imprenditori – dice sempre l’affabile Monti – se proprio le cose dovessero comunque andarvi male, cioè se la vostra azienda perderà comunque valore di mercato, bè, anche il vostro debito con lo Stato perderà di valore. Non vi angustiate. Ci siamo noi”.
    Questa scena è grottescamente impossibile se di rimpetto a Mario Monti immaginiamo una qualsiasi azienda italiana, un qualsiasi vostro omologo, caro imprenditore, cara imprenditrice, cioè quella gente che fa quella cosa inutile che si chiama creare ricchezza reale e posti di lavoro. Ma se immaginiamo una banca, cioè quei ‘rentiers’ che non creano nessuna ricchezza reale e che sfasciano il mondo, bè no, è totalmente reale, talmente reale che è accaduto ieri.

    Il Monte dei Paschi di Siena, più propriamente Monte dei debiti di Siena, aveva l’anno scorso perduto due terzi del suo valore. La European Banking Authority ha detto no, vi facciamo chiudere. Monti ha detto no, li teniamo aperti. Alessandro Profumo si è accomodato nel comodo studio del Monti e gli accordi, alla lettera, sono quelli di cui sopra. Rileggeteli. Unica differenza, la cifra. A voi le banche oggi non danno 100.000 euro, alla banca di Siena Monti darà due miliardi di euro. A quelle condizioni. Rileggetele.

    Tanto, se la banca di Siena non pagherà, o pagherà solo un quinto con tutti quegli sconti al teflon, Monti il denaro lo verrà a prendere da voi aziende e famiglie con le sue tasse dell’Economicidio italiano. Deve, perché ogni euro che emette va restituito ad altre banche, quelle che oggi posseggono l’euro. Noi come Stato non abbiamo più moneta sovrana, ve l'ho spiegato.

    Imprenditori, perché vi fate ammazzare da questo criminale senza reagire?


    #70058
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    Fornero al Wall Street Journal: «Il lavoro è un diritto che va guadagnato», poi la precisazione] Fornero al Wall Street Journal: «Il lavoro è un diritto che va guadagnato», poi la precisazione
    fonte: http://www.corriere.it/economia/12_giugno_27/riforma-lavoro-intervista-fornero-wall-street-journal_0ea5016e-c048-11e1-9409-cd08fce6f4b9.shtml

    Ma si, rendiamolo opzionale, anzi un lusso… tanto viviamo di rendita, la Fornero ci manderà un assegno mensile…
    Che sistema scellerato di schiavitù mondiale…
    Sono proprio dei demoni e i loro piani alla fine la vincono sempre (la sparano grossa, e poi fanno una riforma a metà strada, poi la sparano più grossa e la rifanno a metà strada ma che era l'obiettivo ufficiale di quella precedente)…
    Un sistema assurdo in cui ci siamo ingabbiati, quando invece in natura saremmo stati liberi di mangiare e vivere senza rendere conto a nessuno…


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #70059

    Anonimo

    Il capo della Polizia Antonio Manganelli rispose così a una mia lettera aperta in merito agli agenti sotto processo per violenze:
    “Noi siamo tenuti a seguire le regole dell'ordinamento giuridico che vige nel nostro Paese. Intanto,”chi ha macchiato la divisa”, violando la legge, lo deve dire una sentenza penale definiva, cioè quella della Cassazione.” Ora la sentenza definitiva per coloro che determinarono la morte di Federico Aldrovandi è arrivata con la condanna, il 21 giugno dalla Cassazione di Roma, per tre anni e sei mesi che non sconteranno per via dell’indulto. I poliziotti sono però tuttora in servizio. Liberi di reiterare il reato. Per rispetto alla famiglia Aldrovandi e alla stessa Polizia di Stato vanno immediatamente licenziati. Beppe Grillo

    http://www.beppegrillo.it/2012/06/la_cultura_della_violenza.html


    #70061
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    Nuovo Isee. La disabilità fa reddito

    «Siamo all’assurdo, per non dire al tragico». Così Roberto Speziale, presidente di Anffas, commenta la seconda bozza sulla riforma dell’Isee, quella che il sottosegretario Cecilia Guerra ha presentato alle associazioni di disabili lo scorso 20 giugno.

    Siamo ormai alla fine del percorso: il decreto di revisione dell’Isee era atteso entro il 31 maggio. In quella bozza non solo è confermato il fatto che verranno considerati come redditi (e quindi rientraranno nell’Isee) anche gli aiuti monetari che lo Stato riconosce alle persone con disabilità (assegni di cura, indennità di accompagnamento, pensioni), ma «oltre ai trattamenti assistenziali, previdenziali e indenni tari, faranno reddito anche le carte di debito e i buoni spendibili per l’acquisto di servizi se denominati in euro», ci rivela Speziale. Un’ipotesi su cui Anffas esprime «massima e totale contrarietà» e che si va ad aggiungere alla bassa franchigia prevista per i redditi delle famiglie con un disabile a carico di cui ci ha parlato ieri Tommaso Daniele, presidente dell'Unione Italiana Ciechi (qui l'articolo).

    http://www.vita.it/news/view/121220


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #70062
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [quote1340868027=InneresAuge]

    Fornero al Wall Street Journal: «Il lavoro è un diritto che va guadagnato», poi la precisazione] Fornero al Wall Street Journal: «Il lavoro è un diritto che va guadagnato», poi la precisazione
    fonte: http://www.corriere.it/economia/12_giugno_27/riforma-lavoro-intervista-fornero-wall-street-journal_0ea5016e-c048-11e1-9409-cd08fce6f4b9.shtml

    Ma si, rendiamolo opzionale, anzi un lusso… tanto viviamo di rendita, la Fornero ci manderà un assegno mensile…
    Che sistema scellerato di schiavitù mondiale…
    Sono proprio dei demoni e i loro piani alla fine la vincono sempre (la sparano grossa, e poi fanno una riforma a metà strada, poi la sparano più grossa e la rifanno a metà strada ma che era l'obiettivo ufficiale di quella precedente)…
    Un sistema assurdo in cui ci siamo ingabbiati, quando invece in natura saremmo stati liberi di mangiare e vivere senza rendere conto a nessuno…
    [/quote1340868027]

    Lavoro. Sonia Alfano: “Gravissime dichiarazioni fornero a wall street journal” :yesss:

    BRUXELLES – “Le dichiarazioni rilasciate da Elsa Fornero al Wall Street Journal sono di una gravità inaudita. Nessuna crisi, infatti, può giustificare un Ministro della Repubblica che, in un sol colpo, prova a sconfessare: l’art. 4 della Costituzione italiana, l’articolo 15 della carta dei diritti fondamentali, l’art. 23 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, l’articolo 6 del Patto internazionale dell'Uomo relativo ai diritti economici, sociali e culturali e più in generale l’operato dell'Organizzazione internazionale del lavoro. Il lavoro è un diritto, eccome! Se la Fornero ignora tutto questo, o ritiene di non doverne tenere conto, farebbe bene a dimettersi immediatamente”.Lo ha detto l’europarlamentare ALDE e Presidente della Commissione Antimafia Europea Sonia Alfano. Il quotidiano statunitense WSJ ha intervistato il Ministro Fornero sulla riforma del lavoro. La Fornero ha parlato della necessità di un cambiamento culturale degli italiani. Secondo il Ministro, infatti, i cittadini dovrebbero entrare nell’ottica che “il lavoro non è un diritto, ma deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio”. “Cito inoltre quanto viene espressamente ricordato nella dichiarazione di Philadelphia del 1944, che ridefinisce gli obiettivi dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro: ‘
    il lavoro non è una merce e la povertà costituisce un pericolo per la prosperità di tutti e di tutte ’.

    [size=36]Le parole della [size=7]Fornero #_pomo quindi – ha chiosato l’eurodeputata – si qualificano da sole”.
    http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/voceeurodeputati/2012/06/27/Lavoro-Sonia-Alfano-Gravissime-dichiarazioni-fornero-wall-street-journal-_7106015.html


    https://www.facebook.com/brig.zero

Stai vedendo 10 articoli - dal 2,731 a 2,740 (di 3,615 totali)

Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.