l’ italia in rovina

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Questo argomento contiene 3,614 risposte, ha 101 partecipanti, ed è stato aggiornato da prixi prixi 4 anni, 5 mesi fa.

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  • #70132

    sephir
    Partecipante

    [quote1344809648=pasgal]
    [quote1344808723=sephir]
    Cara liu, in effetti qui sono stati pochi i casi di troll, ed è per questo che il tuo primo messaggio, non proprio garbato nei confronti di chi esprimeva il suo pensiero, ha dato più nell'occhio e mi ha fatto utilizzare il brutto termine.

    Ora, farfalla ti ha semplicemente ricordato che entrando a casa di qualcuno per la prima volta l'atteggiamento d'accoglienza muta nettamente a seconda dell'esordio. Semplice, niente che vada contro di te che, invece di lurkare “solamente”, saresti ben accolta come nuova amica “critica e gentile”.
    Davvero nulla di personale…e come potrebbe del resto ? :bay:

    [/quote1344808723]

    #birra

    [/quote1344809648]

    :guit:


    #70133
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Liu, al di là delle critiche che uno può avere, il modo che ti sei presentata non va bene. Non hai fatto nessun commento, ti sei iscritta già da qualche tempo…sei sicura che è proprio questo il modo in cui uno si presenta?
    :ummmmm:
    Nessuno qui è perfetto, nessuno è un guru, stiamo cercando di formare una comunità, anche se virtuale e non.Ho conosciuto di persona delle persone meravigliose. Siamo qui per imparare, per conoscere e condividere. Siamo qui anche per sbagliare…e accogliere le critiche, ma il tuo è stato un tiro in faccia a Brig, che manco conosci. Dalle parti mie il rispetto è prima di tutto.


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #70134
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    ben 😕 arrivata liu … #reprur

    se non ti piacciono le mie faccine … puoi sempre aggiungerne altre … :p

    :to: puoi insegnarmi la grammatica … nelle frasi … sono un allievo pronto :hehe: a seguire il :sagg: …

    comunque … buona vita :bay:


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #70135
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    Scelte :ummmmm:

    jena@lastampa.it :hehe:

    La democrazia 😕 è : #reprur … poter scegliere …

    se morire di lavoro o di fame

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=44

    #fisc

    :to: https://www.youtube.com/watch?v=OfFmpHQHGSc&feature=player_embedded … da ascoltare fino alla fine … :hehe:


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #70136
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [color=#0033ff]Da una conferenza del filosofo Umberto Galimberti, ho tratto spunto per una riflessione generale su alcuni motivi che impediscono il nascere di una coscienza rivoluzionaria in italia![/color]

    http://www.youtube.com/watch?v=zfzFib23u8E&feature=share :si:


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #70137

    sephir
    Partecipante

    SARDEGNA: ALLARME ROSSO
    13 agosto 2012 | Autore Redazione | Stampa articolo
    di Gianni Lannes http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/
    Ecco come lo Stato (tutti i Governi) ha decretato la fine di un paradiso naturalistico, a parte i danni inflitti con le più estese servitù militari d’Europa e i poligoni bellici a cielo aperto, ad un tiro di schioppo dai centri abitati. 20 milioni di metri cubi di fanghi inquinanti e pericolosi abbandonati in riva al mare di Porto Scuso, precisamente a Sa Foxi, nei pressi di Portovesme. Esattamente di fronte all’isola di San Pietro, dove sono stati affondati alcuni relitti dei veleni. La stima ufficiale per difetto è pari a 100 campi di calcio, infatti riporta il conto degli scarti di lavorazione dal 1975 al 2008. Prima, per quasi 4 anni, l’Eurallumina scaricava direttamente nel Mediterraneo, invece di smaltire legalmente le scorie micidiali. Già, ma chi si ricorda? I Governi tricolore hanno sempre fatto finta di niente, forse per un tornaconto elettorale. Questo macroscopico cancro è tecnicamente un bacino di veleni profondo una trentina di metri, che si è insinuato perfino nelle falde acquifere del Sulcis.
    I miscugli tossici oltre agli umani fanno strage di tonni. Soltanto il 29 settembre 2009 il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri su mandato della magistratura ha sequestrato un’area estesa per 174 ettari, venduta un anno prima ai russi di Rusal. Il reato ipotizzato è “disastro ambientale doloso con inquinamento delle acque di falda, cagionato dal bacino dei fanghi rossi”. La scoperta degli inquirenti è stata casuale, nonostante le denunce di Angelo Cremone. A causa di un incidente impossibile da occultare, le analisi hanno rilevato la presenza di fluoruri, boro, manganese e arsenico, in percentuali che superano i limiti (politici, non biologici, già ampi) stabiliti dalle normative. Tre anni fa il ministero dell’Ambiente è stato nominato custode giudiziale della bomba ad orologeria. L’area – così come altre 56 individuate ufficialmente 16 anni fa in nel resto d’Italia – non è stata bonificata.
    Colonialismo italiota – Un sistema basato sullo scambio tra posti di lavoro (a rischio di vita) e sfruttamento del territorio a base di inquinamento irreversibile. Dopo mezzo secolo con la legge che finanziò l’apertura dei primi poli petrolchimici di Sarroch e di Porto Torres, il disastro non si può più occultare. Una pianificazione di Stato che ha punteggiato l’isola lasciando solo morti e macerie. Dopo la strage del 2009 ancora una vittima: la sesta in 5 anni. Il 12 aprile 2011 è morto Pierpaolo Pulvirenti: all’anagrafe aveva 23 anni. “La dinamica di questo incidente dimostra che nella raffineria più grande del Mediterraneo non c’è attenzione per la sicurezza dei lavoratori” dichiara Enzo Costa, segretario generale della Cgil sarda. E conclude: “La Saras è sotto processo per i morti del 2009 e sembra reiterare infrazioni simili al passato”. Il 14 aprile 2007 è morto Felice Schirru, 34 primavere. E poi, il 26 maggio 2009 sono deceduti sul lavoro: Daniele Melis (29 anni), Bruno Muntoni (58 anni) e Gigi Solinas (27 anni). Il fatturato della Saras si aggira sugli 8 miliardi di euro all’anno: in loco si lavora il 15 per cento del greggio che affluisce in Italia. La maggioranza delle azioni Saras è in mano ai due germani Gian Marco e Massimo Moratti. Il primo è presidente, l’altro è amministratore delegato. Ogni anno l’azienda paga ai due padroni uno stipendio di 2,5 milioni di euro a testa, esclusi i dividendi. Massimo Moratti è anche presidente dell’Inter, mentre la sua consorte Emilia (detta Milly) è un’icona del centro sinistra. La Moglie di Gian Marco, Letizia, è stata sindaco di Milano. Insomma, vip indimenticabili.

    http://www.stampalibera.com/?p=50612#more-50612


    #70138

    Anonimo

    http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=13365

    Mare più sporco in Italia? Campania e Calabria

    “Perché andare in vacanza all’estero quando l’Italia possiede meravigliose spiagge e limpidi mari?” è una delle frasi ricorrenti di noi italiani. Ma forse una volta era così. Ora il mare italiano è sempre più sporco. Il bilancio finale dell’edizione 2012 di Goletta Verde di Legambiente parla chiaro: ben 120 spiagge inquinate, una ogni 62 km di costa, con la maglia nera assegnata nuovamente a Calabria e Campania. Ma, a sorpresa quest’anno anche la Liguria spunta tra i siti più inquinati.

    Fortunatamente, non tutte le regione sono state classificate “nere”. Regine del mare pulito restano Sardegna e Toscana.

    E’ questo l’esito dell’indagine, durata due mesi, che ha monitorato lo stato di salute del mare italiano.

    Presentato il 14 agosto a Roma, nel rapporto emerge che su un totale di 205 analisi microbiologiche effettuate dal laboratorio itinerante di Goletta Verde nel mare italiano i campioni risultati ”fuori legge” sono 120, di cui 100 quelli ”fortemente inquinati”, cioè con concentrazioni di batteri di origine fecale pari ad almeno il doppio dei limiti di legge.

    I nemici numero uno del mare sono risultati torrenti, fiumi e canali. I ricercatori denunciano infatti l’emergenza legata alle foci dei corsi d’acqua, dove è stato rilevato l’86% dei punti inquinati. I mari più sporchi sono anche quest’anno quelli di Calabria e Campania, rispettivamente con 19 e 14 punti inquinati, mentre a sorpresa si piazza al secondo posto la Liguria con 15 prelievi risultati oltre i limiti di legge. Conferme positive invece per Sardegna e Toscana, le regioni col mare più pulito.

    Più info: http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=13365#ixzz23i7xvhsV


    #70139

    Anonimo

    http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/08/inquinamento-taranto-mo-avast.html

    INQUINAMENTO A TARANTO: C'ERA UNA VOLTA…
    Postato il Mercoledì, 15 agosto @ 02:30:00 CDT di davide

    DI GIANNI LANNES
    Su la testa !

    Qui i veleni industriali inquinano aria, acqua, terra e cibo. Ogni giorno uccidono e fanno ammalare persone inermi, soprattutto i bambini. La prima denuncia risale al 1965, mentre, la prima manifestazione ambientalista è andata in onda 42 anni fa. La città nel 1995 è stata segnalata dall’Organizzazione mondiale per la sanità “area a elevato rischio ambientale”, insieme ad altri 11 siti italiani, tra cui Brindisi e Manfredonia in Puglia, a tutt’oggi non ancora bonificati. Il 23 aprile 1998 un decreto del Presidente della Repubblica ha dichiarato “Taranto città ad alto rischio ambientale”. Eppure il governatore Nichi Vendola ha avuto la faccia bronzea di dichiarare pubblicamente che a Taranto non c’è emergenza ambientale”.

    Fior di prove – La ricerca più recente del Cnr a firma di Maria Angela Vigotti dell’università di Pisa attesta che a Taranto si muore indiscriminatamente di inquinamento almeno fin dal 1979. La mortalità generale in loco supera del 20 per cento quella regionale, già elevata. La prima condanna in tribunale per “getto di polveri” giunge nel 1982 (quindici giorni di reclusione per il direttore dell’allora Italsider, ad opera dell’attuale procuratore capo Franco Sebastio), la prima condanna per Emilio Riva arriva per i “parchi minerali” nel 2002, nel 2007 Emilio Riva e suo figlio Claudio furono anche interdetti dall’esercizio dell’attività industriale, e fu loro inibita la possibilità di contrattare con la pubblica amministrazione. Nel 2008 il pediatra Giuseppe Merico ha denunciato i risultati di alcune analisi su campioni di latte materno: i neonati succhiano latte con dosi di diossina 25 volte superiori ai limiti imposti a livello internazionale dall’Oms. Un altro studio che analizza il cancerogeno benzo(a)pirene ha scoperto che un bambino di Taranto inala senza volerlo 2 sigarette al giorno (39 pacchetti l’anno). Secondo i dati dell’Inventario nazionale delle emissioni e delle loro sorgenti, “il 92 per cento della diossina prodotta in Italia” fuoriesce dai camini dell’Ilva. Come tralasciare le immense discariche Italsider e poi Ilva dove è stato seppellito di tutto, grazie anche al contributo della Smarin di Giuseppe Grossi (già nel consiglio di amministrazione del San Raffaele del Monte Tabor?). Non è tutto.

    Nel Mar Jonio l’Ilva scarica impunemente ingenti quantità di mercurio. Dulcis in fundo: l’inquinamento radioattivo del siderurgico non è stato mai analizzato, ma esiste.

    Vogliamo discuterne con Svendola Puglia ora che si approssima la nuova campagna elettorale a livello nazionale?

    E’ stato per caso Prodi a capo dell’Iri che invece di risanare l’ex Italsider ha venduto (si fa per dire) per un piatto di lenticchie ai Riva?

    Davanti a questa realtà le Istituzioni non hanno saputo o forse voluto tutelare i cittadini, non hanno saputo o forse voluto imporre il rispetto della legalità e del diritto. Il governatore Nichi Vendola non ha saputo far di meglio che pavoneggiarsi nel novembre 2010 in un’intervista sul primo numero della rivista IL PONTE, edita dai padroni del siderurgico.

    Ripetiamo la domanda già posta due anni fa, ma ancora senza risposta. Anche lei Vendola ha preso soldi dal clan Riva?


    #70140

    Anonimo

    http://www.beppegrillo.it/2012/08/ilva_una_favola_noir.html

    ILVA, una favola noir

    “Io ho sempre sostenuto che bisogna pagare la stampa per tagliargli la lingua! Cioè pagare la stampa per non parlare!”. Lo ha detto Girolamo Archinà, responsabile delle pubbliche relazioni dell'ILVA di Taranto. Archinà sopravvaluta la stampa, a chiudersi la bocca ci pensa da sola (*). La situazione drammatica di Taranto dove i tumori sono diffusi come il raffreddore era evidente anche a un cieco. Se non veniva denunciata dai partiti, dai governi, dalla Confindustria e dalla stampa nazionale vuol dire che erano tutti in torta con diversi interessi, chi economico, chi politico, chi semplicemente mazzettaro. Nessuno si è accorto di nulla. Deve essere un caso di cecità collettiva. Il presidente dell'ILVA è Ferrante, ex prefetto di Milano, candidato sindaco pdmenoellino. Non ha visto niente. I partiti del “lavoro, lavoro, lavoro” per dirla alla Fassino, che del lavoro ha una visione esoterica, mantenuto insieme alla moglie dalla politica da più di un ventennio, non sospettavano nulla, ma prendevano contributi generosi da Riva, il padrone dell'ILVA. 245.000 euro a Forza Italia e 98.000 a Pierluigi Bersani. Contributi a norma di legge.
    Nel governo attuale il posto di Bersani è occupato da Passera, l'ovetto kinder, che oggi si reca in visita pastorale a Taranto. Passera è stato amministratore delegato di Intesa San Paolo che ha finanziato Riva. Passera è accompagnato all'ILVA dal ministro dell'Ambiente Clini sul quale Archinà ha detto “Corrado Clini è un uomo nostro”. Clini, che ha avuto come sponsor Gianni De Michelis, è stato direttore generale del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare dal 1991 al 2011. Anche lui non ha mai visto nulla. Mi immagino la faccia dei tarantini e dei dipendenti dell'ILVA all'arrivo di Passera e Clini. Due vampiri all'AVIS. E questi dovrebbero salvarli? Il Governo vorrebbe destinare 336 milioni di soldi dei contribuenti alla bonifica della città. Non pagherebbe quindi Riva, che del resto ha già pagato i politici, ma gli italiani. Questa è una favola noir, senza lieto fine, dove nessuno si prende alcuna responsabilità, la gente muore per anni (lo ha denunciato più volte questo blog) per incuria e per interesse. E, nella migliore tradizione italiana, l'unica via di uscita è la magistratura che, come da copione, è subito demonizzata.Il giudice Patrizia Todisco ha chiuso sei reparti dell'ILVA di Taranto per tutelare la salute dei suoi cittadini. I partiti e le altre istituzioni sono rimasti a guardare. I danni li paghi Riva insieme ai partiti che ha finanziato in questi anni.
    (*) finanziamenti pubblici a parte
    Ps: se io avessi preso 98.000 euro da Riva sarei un uomo finito, perché Bersani no?


    #70141

    Anonimo

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/15/quelli-che-%E2%80%9Cfaremo-spesa-con-carriola%E2%80%9D/326195/

    QUELLI CHE “FAREMO LA SPESA CON LA CARRIOLA”

    DI ALBERTO BAGNAI
    ilfattoquotidiano.it

    Come ogni ideologia, anche il luogocomunismo rinsalda il consenso col terrore. Che qualcosa suoni falso, nei grandi proclami ideologici, nel grande sogno europeo, i meno sprovveduti lo intuiscono presto. Basta leggere sul Sole 24 Ore le lucide parole di Da Rold: per un paese dell’eurozona, in caso di crisi “non ci sono alternative: o si svaluta la moneta (ma nell’euro non si può più) o si svaluta il salario”.

    Impeccabile: come ogni economista sa, e come del resto lo stesso “padre dell’euro”, Mundell , tranquillamente ammetteva, lo scopo del gioco, nelle unioni monetarie, è “disciplinare” i lavoratori, scaricando su di essi e solo su di essi il peso degli shock avversi. Il meccanismo funziona alla perfezione, se non fosse per un dettaglio: quando la crisi arriva, anche chi non se ne fosse accorto prima intuisce di aver preso una fregatura. Interviene allora, puntuale come un detonatore svizzero, il terrorismo, per convincerlo che nella trappola è meglio restarci.
    Il terrorismo più naif echeggia le parole della nuova guida (rinuncio a tradurre) europea, Angela Merkel: “ fuori dall’euro c’è la guerra!” Ma alla guerra, oggi, in Europa, non ci crede più nessuno: tutti pensano che sia ormai una cosa per persone dal colore della pelle diverso dal nostro, una cosa che quindi non ci fa più paura, a casa nostra, di quanta ce ne facciano la malaria o i tifoni.

    Il terrorismo si fa allora più subdolo: “fuori dall’euro c’è l’iperinflazione, sarà come a Weimar, andremo a fare la spesa con una carriola di monete, compreremo il giornale con un chilo di lire in tasca”. Affermazioni confezionate sapientemente, per far breccia nelle menti degli elettori più ingenui (sperando siano i più numerosi). In queste parole lievemente imprecise certo non può esserci buona fede. Cerchiamo di riportarci almeno un minimo di buon senso:

    (1) Tutti concordano sul fatto che si tornerà alle valute nazionali con un cambio uno a uno: un euro per una “nuova lira” (vedi Sapir, Bootle, ecc.). È la cosa più semplice e razionale da fare per facilitare la transizione e per evitare fregature come quella che ci siamo presa con il passaggio dalla lira all’euro (vedi oltre).

    (2) Ci sarà una svalutazione, ovvio: usciamo proprio per non essere stritolati da un cambio troppo forte. Di quanto sarà? Le stime vanno da un 20% ( Altomonte) a un 30% (Bootle).

    (3) Come si calcola? Andando a vedere quanta competitività abbiamo perso rispetto al nostro principale partner commerciale (la Germania): il cambio nominale si muoverà per compensare questa perdita. Questo dice la teoria della parità dei poteri d’acquisto, che (giusta o sbagliata che sia) è quella cui fanno riferimento gli stessi mercati nel formulare le loro previsioni. È già successo. Fra 1992 e 1993 la svalutazione fu di circa il 20%, perché nei cinque anni precedenti, quelli seguiti all’ultimo riallineamento dello Sme (1987-91), l’inflazione italiana era stata in media di quattro punti più alta di quella tedesca: come da copione, il cambio recuperò con 5×4=20 punti di svalutazione.

    (4) Sarà una catastrofe? No. Tanto per capirci, questo è più o meno l’ammontare della svalutazione che subì l’euro nel primo anno di vita (26.7% dal gennaio 1999 all’ottobre 2000). Attenzione: noi l’euro non lo avevamo ancora in tasca, ma già lo usavamo negli scambi internazionali, cioè per comprare i dollari necessari ad acquistare le materie prime (i cui prezzi erano in crescita). Qualcuno ricorda carriole in giro per le strade?

    (5) L’inflazione aumenterà di 30 punti, arrivando al 33%! No, appunto. Il coefficiente di trasferimento della svalutazione sull’inflazione è di norma molto inferiore a uno. Nel 2000, nonostante l’euro si fosse svalutato di quasi il 30% dall’anno precedente, l’inflazione aumentò di un solo punto (dall’1.6% al 2.6%). Nel 1993 il tasso di inflazione addirittura diminuì di mezzo punto (dal 5% al 4.5%). E la sapete la cosa più divertente? Perfino il prof. Monti ammise che la svalutazione (di circa il 20%) ci aveva fatto bene!

    Insomma: l’idea dell’on. Bersani che il giorno dopo la liberazione andremo a comprare il giornale con 2323 monete da una lira in tasca (al posto di 1,20€) è molto pittoresca. A noi piace ricordarlo così, con la sua eloquenza immaginifica e le sue maniche rimboccate, a ostentare pragmatismo. Se il governo farà il suo lavoro, ci si andrà con 1.20 nuove lire, che diventeranno 1.30 dopo un anno (contando che l’inflazione aumenti di 6 punti, ad esser pessimisti). Non mi pare una tragedia, rispetto al devastante cambio 1000 lire = 1 euro, che abbiamo subìto per la colpevole inerzia del governo Berlusconi. Proprio questa esperienza recente ci aiuterà a fare più attenzione.


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