l’ italia in rovina

Home Forum PIANETA TERRA l’ italia in rovina

Questo argomento contiene 3,614 risposte, ha 101 partecipanti, ed è stato aggiornato da prixi prixi 4 anni, 6 mesi fa.

Stai vedendo 10 articoli - dal 3,281 a 3,290 (di 3,615 totali)
  • Autore
    Articoli
  • #70603

    Anonimo

    http://www.cadoinpiedi.it/2013/05/09/travaglio_sulla_condanna_di_silvio_il_pd_si_e_alleato_con_questo_delinquente.html

    TRAVAGLIO SULLA CONDANNA DI SILVIO: “IL PD SI È ALLEATO CON QUESTO DELINQUENTE”
    Poi, il giornalista lancia l'allarme: “manca soltanto l'ultimo passaggio: che l'amico Napolitano lo nomini senatore a vita”

    Di seguito riportiamo l'editoriale di oggi di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano:

    Per la prima volta nella sua lunga carriera di imputato, Silvio B. è stato condannato in appello, ultimo grado di merito, a conferma della prima sentenza che gli infliggeva 4 anni di reclusione, 5 di interdizione dai pubblici uffici e 10 milioni di danni da pagare al fisco per una mega-frode fiscale durata dieci anni. Ora gli resta soltanto la Cassazione, presieduta proprio da ieri da un vecchio amico di Previti. Che però può valutare solo i profili di legittimità, mentre i fatti sono definitivamente accertati, così come illustrati dalle motivazioni del Tribunale: B. è un criminale matricolato che ha mostrato “particolare capacità di delinquere nell'architettare” e “ideare una scientifica e sistematica evasione fiscale di portata eccezionale” che gli ha procurato “un'immensa disponibilità economica all'estero, ai danni non solo dello Stato, ma anche di Mediaset e, in termini di concorrenza sleale, delle altre società del settore” tv. Il noto delinquente ha governato l'Italia, direttamente o indirettamente (nascosto dietro Monti e Letta jr.), per 11 anni su 19.

    È con questo delinquente che il mese scorso il Pd s'è appena alleato per rieleggere Napolitano e fare il governo che deve “pacificare” l'Italia dopo vent'anni di “guerra civile”. La guerra fra guardie e ladri, fra chi non paga le tasse e chi le paga anche per lui. Mentre plotoni di finti tonti rimuovono la biografia penale e politica di B., chiamando “pace” l'impunità al delinquente, e mentre si attende che il Pd trovi le parole per definire il suo pregiato alleato, è il caso di ricordare l'oggetto del processo Mediaset. Checché ne dicano i servi di Arcore, la Procura ha dimostrato “con piene prove orali e documentali” che nel 1995-'98 (quando B. era già in politica da un pezzo) la Fininvest e poi Mediaset acquistarono 3mila film dalle major Usa con 13mila passaggi contrattuali per gonfiare i costi, abbattere gli utili, pagare meno tasse e accumulare una fortuna per B. e famiglia nei vari paradisi fiscali, con due diversi sistemi: i film rimbalzavano da una società fittizia all'altra, aumentando ogni volta di prezzo (le decine di offshore create ad hoc dall'avvocato Mills, tutte riferibili al mandante B.); e altri passaggi- fantasma venivano assicurati da “intermediari fittizi” come il produttore Frank Agrama, prestanome di B., anche lui condannato. Risultato: costi maggiorati per 368 milioni di dollari, con evasioni fiscali sulle varie dichiarazioni fino a quella del 2004. L'inchiesta partì nel 2002, il dibattimento nel 2006. In origine i reati erano tre: falso in bilancio, appropriazione indebita e frode fiscale.

    Poi i primi due caddero in prescrizione, così come gran parte delle frodi (restano 7,3 milioni). E non solo per il naturale passare del tempo: anzi è un miracolo che il processo sia giunto in fondo, visto che in 11 anni s'è trasformato in una corsa a ostacoli, costellata da ben 11 leggi ad personam. Nel 2001 il primo scudo fiscale. Nel 2002 la controriforma del falso in bilancio che, per le società quotate, abbatte le pene e dimezza la prescrizione; il condono fiscale, che sanava un bel po' di frodi berlusconiane. Nel 2003 il condono fiscale per i coimputati; il lodo Maccanico- Schifani; lo scudo fiscale-bis. Nel 2005 la ex-Cirielli che tagliava ancora la prescrizione e salvava dall'arresto i condannati ultrasettantenni.

    Nel 2006 l'indulto del centrosinistra, che condonava 3 anni ai condannati passati e futuri (perciò, se questa sentenza diventerà definitiva prima della prescrizione nel luglio 2014, B. non andrà in galera, ma dovrà lasciare il Senato). Nel 2008-2010 il “lodo” Alfano, il legittimo impedimento (due leggi scritte dall'attuale vicepremier e ministro dell'Interno, poi dichiarate incostituzionali) e lo scudo fiscale-tris. Ora, per pacificarci definitivamente col delinquente evasore, manca soltanto l'ultimo passaggio: che l'amico Napolitano lo nomini senatore a vita. S'è liberato il posto di Andreotti, lo impone l'ordine alfabetico.

    Da Il Fatto Quotidiano del 09/05/2013.


    #70604

    Anonimo

    http://www.repubblica.it/economia/2013/05/11/news/cig_lavoro_cgil-58547155/?ref=HRER1-1

    Cig, nel 2013 già persi 2.600 euro a testa.
    Giovannini: “Più sicurezza sul lavoro”
    Nei primi quattro mesi dell'anno sono state autorizzate 365 milioni di ore di cassa integrazione con un calo del reddito di 1,4 miliardi di euro. L'allarme della Cisl: “Ci sono 178mila posti di lavoro a rischio”

    MILANO – Nei primi quattro mesi dell'anno sono state autorizzati oltre 365 milioni di ore di cassa integrazione per una media di 530.000 lavoratori coinvolti a zero ore. Lo rileva la Cgil sulla base dei dati Inps spiegando che i lavoratori hanno perso 1,4 miliardi di euro di reddito, in media 2.600 euro a testa. Ancora più dure le rilevazioni della Cisl secondo cui la media dei lavoratori sarebbe arrivata addirittura a quota 600mila, con 178mila posti a rischio: lavoratori che dopo il fermo potrebbero non rientrare in fabbrica o in ufficio.

    Intanto il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini ipotizza nuovi interventi sul fronte della sicurezza del lavoro. Attraverso una nota, riferendoso alla tragedia del porto di Genova, dice: “I gravissimi infortuni avvenuti negli ultimi giorni sollecitano tutti ad impegnarsi affinchè il tema della salute delle persone e della sicurezza sul lavoro sia sempre più centrale”.

    Tornando al rapporto dell'Osservatorio cig della Cgil sulle rilevazioni Inps emerge un quadro critico dello stato del sistema produttivo e della condizione dei lavoratori: il solo mese di aprile ha messo a segno circa 100 milioni di ore di cassa, con un trend che mira a sfondare il tetto del miliardo di ore anche per il 2013. Il tutto per un totale di 530 mila lavoratori in cassa a zero ore da inizio anno che hanno subito un taglio del reddito per 1,4 miliardi di euro, pari a 2.600 euro netti in meno per ogni singolo lavoratore. Per il segretario confederale della Cgil, Elena Lattuada, “i dati di aprile richiamano, per l'ennesima volta, la necessità di dare centralità al mondo del lavoro. Ma le opzioni di cui si discute non sono assolutamente all'altezza: sarebbe infatti intollerabile utilizzare i fondi per le politiche attive e per detassare la produttività, a maggior ragione dopo le forzature su quest'ultimo punto, sanate poi dalle parti, per finanziare gli ammortizzatori in deroga”.

    Ad aprile le ore di cassa integrazione, richieste e autorizzate, sono cresciute del 3,11% su marzo, mentre tra gennaio e aprile l'aumento su base annua è del 13,07%. A calare è solo la cassa integrazione in deroga (cigd) per “l'assenza di rifinanziamento”: nei primi quattro mesi dell'anno, rispetto allo stesso periodo dello scorso, la riduzione è stata del -54,41% per un totale di 50.584.707. Numeri che, spiega Lattuada, “sono lontanissimi dalla media maturata nel 2012, e che è stata tra i 28/29 milioni di ore al mese, che ci segnalano una drammatica emergenza fatta di centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori che non stanno percependo alcun reddito, sebbene ne abbiano diritto. Va posto rimedio, prima che la situazione esploda, autorizzando l'Inps a sanare il pregresso e ad anticipare le coperture fino a certezza delle risorse”.

    Secondo la Cgil “gli interventi che prevedono percorsi di reinvestimento e rinnovamento strutturale delle aziende tornano a diminuire e rappresentano solo il 6,65% del totale dei decreti. Un segnale evidente del progressivo processo di deindustrializzazione in atto nel Paese”. La meccanica è ancora il settore dove si è totalizzato il ricorso più alto alla cassa integrazione. Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore registrate nel periodo gennaio-aprile, la meccanica pesa per 126.909.303, coinvolgendo 184.461 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore del commercio con 42.281.133 ore di cig autorizzate per 61.455 lavoratori coinvolti e l'edilizia con 40.342.830 ore e 58.638 persone. Se si considera un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (9 settimane), sono coinvolti nel periodo gennaio-aprile 1.061.154 lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 17 settimane lavorative, si determina un'assenza completa dall'attività produttiva per 530.577 lavoratori, di cui 263 mila in cigs e 73 mila in cigd.


    #70605

    Xeno
    Partecipante

    (Su indicazione di Gianni Lannes)

    Ministero della Difesa Direttiva ministeriale 2013

    http://www.difesa.it/Il_Ministro/Uffici_diretta_collaborazione/Documents/direttiva_ministeriale_2013.pdf

    leggere a pagina 10 i punti 29,30 31

    -|-


    #70606
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    [size=26]L'ossessione da ragionieri per la copertura fiscale

    Può uno meno uno non fare zero ma meno due? E può uno più uno fare tre invece di due? Nel mondo del bilancio dello Stato è normale. Prima che la disperata ricerca delle coperture ai costi della cancellazione dell'Imu si tramuti nella solita ricerca di qualche altra vittima da vessare sarebbe forse il caso di fermarsi un attimo e riflettere su quanto sia profondamente sbagliata l'attuale impostazione del bilancio pubblico. Annebbiati dai vincoli esterni, accecati dal rapporto debito Pil e ipnotizzati dalle virtù del pareggio di bilancio la politica è entrata in un circolo vizioso dove se si abolisce una tassa il previsto mancato gettito deve essere necessariamente trovato tassando qualcos'altro o tagliando una spesa di pari importo. Ma se le cose stessero così nessuno si è mai posto il banale problema di come mai i conti non tornino mai? Il governo Monti ha tagliato un po' di spese e aumentato di molto le tasse: se il discorso delle coperture fosse vero ci saremmo dovuti trovare un po' sofferenti ma con conti in deciso miglioramento invece ci siamo svegliati con un rapporto debito Pil che si sta avviando ad essere di dieci punti percentuali superiore. Un punto di Pil sono circa 15 miliardi. Dove sono andati a finire questi 150 miliardi? La risposta è semplice: il debito Pil è una frazione e nel nostro caso «comanda» il denominatore. Se si riduce il Pil non c'è taglio che tenga e il rapporto peggiorerà. La ragioneria è perfetta per fare i conti ma non serve a nulla quando occorre impostare le strategie. Se l'economia di una nazione funzionasse come la matematica i nostri conti pubblici andrebbero sempre nella direzione che vogliamo, invece, guarda un po', uno meno uno non fa quasi mai zero. Il fatto è che bisognerebbe imparare a ragionare per moltiplicatori, ovvero sulla base delle conseguenze delle decisioni. Se poi, come nel caso del governo Monti, erano persino sballati i numeri iniziali come afferma la Corte dei conti ecco che la frittata è completa. Eppure il ragionamento dovrebbe essere semplice: la legge finanziaria prevede le spese all'inizio anno mentre invece gli incassi fiscali (per ottenere il pareggio di bilancio) e la crescita/decrescita del Pil (per contenere il famigerato rapporto debito Pil) si conosceranno solo a fine anno e saranno anche conseguenza delle spese. Il governo dovrebbe essere incentivato ad ottenere dei risultati, non a fare dei conticini scritti sulla sabbia destinati a sbriciolarsi contro la realtà dei fatti. Per questo bisogna smetterla con le coperture che non copriranno mai e che aprono la strada a moralismi pericolosi. Se, per esempio, per sfamare i poveri disoccupati metto la tassa sulla nautica dei ricchi, i deputati sono tutti d'accordo e giulivi votano. Peccato però che magari per incassare 100 faccio crollare l'indotto con conseguente contrazione di Pil pari a 1000. Il debito/Pil sale, l'Europa ci bacchetta, lo stato non paga i fornitori e l'anno dopo di barche non ce ne sono più ma i disoccupati da sfamare sono diventati il doppio. In Giappone l'aritmetica del debito pubblico la conoscono bene e sanno che con un rapporto debito Pil del 200% una crescita di 10 provoca una diminuzione del rapporto di quasi 20 (sembra strano ma è così, provare per credere) motivo per cui la priorità assoluta del governo di Tokio è la crescita, stimolata con enormi immissioni di denaro da parte della Banca centrale. Staccare il governo dalla ragioneria spicciola e focalizzarlo sulle conseguenze delle proprie azioni è un primo passo fondamentale per affrontare le decisioni radicali che prima o poi ci attenderanno. Le coperture delle riduzioni fiscali? Segnarle con la voce «crescita».
    Twitter: @borghi_claudio

    fonte: http://www.ilgiornale.it/news/interni/lossessione-ragionieri-copertura-fiscale-commento-2-916196.html


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #70607
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1368302694=Xeno]
    (Su indicazione di Gianni Lannes)

    Ministero della Difesa Direttiva ministeriale 2013

    http://www.difesa.it/Il_Ministro/Uffici_diretta_collaborazione/Documents/direttiva_ministeriale_2013.pdf

    leggere a pagina 10 i punti 29,30 31

    -|-
    [/quote1368302694]
    Qui non si scherza…ho già vissuto queste cose. -|-


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #70608
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    😐


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #70609
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    https://www.facebook.com/brig.zero

    #70610

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11834

    TI FARO' MANGIARE PER QUALCHE MESE

    DI RITA PANI
    r-esistenza-settimanale.blogspot.it/

    Berlusconi, ospite in esterna nel programma in diretta su Rete4 di Paolo Del Debbio, ieri, giovedì 9 maggio in fascia serale, ha promesso ad una donna e ad una coppia, versanti in condizioni economiche molto critiche, un aiuto in denaro (cit.) “per non avere problemi per qualche mese”.

    Sapete cosa? Ogni volta che vedo questo piccolo mondo infame sguazzare nella melma in fondo al barile, mi dico: “L’apoteosi!”, poi il giorno dopo mi sveglio e ammetto: “Ah! No, non era ancora abbastanza.” Leggo sui giornali di San Francesco da Arcore, che ha miracolato due famiglie in TV (la peggiore delle sue TV) e che con un miracolo da portafoglio è riuscito a trasformare le lacrime di disperazione, in lacrime di gioia.

    E Lui disse: “Signora, le darò quanto sufficiente per non avere problemi per qualche mese.”

    Le nubi in cielo si aprirono lasciando passare i caldi raggi del sole. E svanirono i quattro anni di galera, inflitti dalla giustizia dell’uomo. E svanirono anni e anni di devastazione e ruberie. E si cancellarono con una sola promessa, anni di abbruttimento, di mafia, di appalti truccati, di sanità depredata, di miseria umana, di bambine violate ma ben retribuite, di ricatti e ricattatori, di devastazione socioculturale.

    Alla vigilia dell’ennesima vergognosa battaglia della criminalità di stato contro la magistratura, in questo paese che continua forsennatamente a girare al contrario, la miseria umana si trasforma in oltraggio, senza che nessuno senta l’impeto di ribellarsi.
    Noi, altrettanto forsennatamente, continuiamo a sentirci nauseati e distrutti.

    Lo show televisivo, seguendo le regole del pietismo che fa spettacolo, regala l’ennesimo sogno, l’ennesima piccola invidia, che dà la speranza ai piccoli uomini e alle piccole donne miserabili di sognare di poter essere un giorno, miracolati dall’elemosina di un vecchio debosciato, che donerà alla povertà meno di quanto abbia mai dato a una sua puttana per una serata.

    Fino a quando ci sarà anche solo un miserabile, che si presterà ad essere vittima di un debosciato, e carnefice di sé stesso, svilendosi al punto di essere strumento di propaganda, per mistificare la realtà italiana, non ci sarà alcuna speranza per noi, per il nostro oggi, e per il futuro nostro e dei nostri figli.

    Non c’è alcun senso per nessuna battaglia, per nessuna lotta civile, in un paese in cui si è perso anche il significato della parola dignità. Non sono sicura che le signore in difficoltà vedano il danaro promesso dal criminale bugiardo – è uso a promettere e non mantenere – ma nel caso questa volta decida davvero di darlo, spero che ogni euro speso possa bruciarle la mano. Spero che per ogni euro le strozzi in nodo della vergogna che dovranno provare sapendo che si sono vendute al pari delle puttane che quel mostro di plastica e materiale tossico, ha pagato prima per sollazzarsi, e che paga ancora – senza limite di tempo – per non essere ricattato, per non essere sputtanato, per non essere ancora condannato.

    Ma la soddisfazione maggiore la provo pensando che, anche il giorno in cui la promessa non sia mantenuta, nessuno glielo farà rivendicare in TV.

    Accettare danaro da chi ha contribuito così pesantemente ad impoverirci tutti quanti, è forse un atto più criminale di tutti quelli che possiamo immaginare. Mi piacerebbe scrivere ancora una volta vergognatevi! Ma gente così, che vende sé stessa per un pezzo di pane ammuffito in diretta tv, cosa sia la dignità o la vergogna, non lo saprà mai. Sicuramente andranno anche a Brescia, a sputare sullo stato per 10 euro e un panino.

    Si fotta questo paese di merda.


    #70611

    Anonimo

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/13/stritolato-dal-fisco-a-varese-vado-in-inghilterra-a-fare-fiorista/587374/

    “Stritolato dal fisco a Varese, vado in Inghilterra a fare il fiorista”
    Massimo Rovera, 45 anni, aveva un chiosco di fiori nella piazza centrale della città lombarda. Ma a causa della scarsa sicurezza e delle tasse, continuare a lavorare lì era difficile. Quindi si è trasferito a Reading. “Qui – dice – non hanno nessuna competenza, ma hanno coraggio di investire e fiducia negli italiani perché sanno che siamo gente preparata e tenace”

    di Paola Guarnieri | 13 maggio 2013

    Il punto di partenza per capire la sua storia è la differenza tra fioraio e fiorista. “Il fiorista è quello che lavora il fiore, fa le composizioni, le ghirlande, i bouquet. È come il pasticcere che seleziona gli ingredienti e li mette insieme con creatività e passione anche secondo il bisogno del cliente. Il fioraio è il puro commerciante, quello che i fiori li prende e li vende così come sono”. Ovvio che lui, Massimo Rovera, 45 anni, appena trasferito a Reading, in Inghilterra, nella vita è sempre stato un fiorista.

    A poco più di trent’anni, con un diploma di perito elettronico e un corso di laurea mai finito in economia e commercio, ha aperto il suo primo chiosco a Varese. “Ciò che mi affascina nel mio lavoro è il rapporto con le persone, la possibilità di interpretare i loro desideri e dargli forma. Alla fine mi sento come il confidente, lo psicologo, o lo scarica-stress”. Al suo chiosco in piazza della Repubblica tutti lo ricordano come Maxime o “il biondino”. D’obbligo per i clienti fare la fila, ma nessuno se n’è mai lamentato. “Mettiamo che un cliente arrivasse in negozio e mi dicesse: ‘Ho 20 euro e vorrei fare un regalo ad una mia amica per il suo compleanno, ha 40 anni e ama i fiori voluminosi”. La mia mente iniziava a volare immaginando la donna che avrebbe ricevuto il regalo. Prendevo fiori colorati e voluminosi: fiori alti come lilium, bocca di leone, rose o medi come iris, gerbere. Infine tulipani rossi e una ginestra per chiudere il tutto. Questo in pochi minuti e davanti al cliente, al quale, mentre componevo, spiegavo nome e storia di ogni fiore”.

    Dietro la cura e la delicatezza da artigiano dei fiori c’è anche un guerriero che si è speso in prima linea per difendere il decoro e la sicurezza della sua città. “Per anni ho vissuto e lavorato in questa piazza del centro di Varese, molto movimentata e con un livello di sicurezza molto basso, tanti problemi per la gente e per i negozianti stritolati dal fisco. Ho raccolto mille firme, mi sono denudato in piazza, ma non è servito a niente, solo ad attirare la televisione incuriosita dal mio gesto. Il problema però è rimasto”. Sei mesi fa Massimo lascia quel chiosco, ma prima di partire mette in piedi un piano per risolvere i problemi della sua città. “Ho proposto alle forze dell’ordine di lasciare a loro il mio gazebo affinché gli agenti possano stare in piazza in pianta stabile e a costo zero. La corrente elettrica e le spese di occupazione del suolo sarebbero coperte dalle associazioni dei commercianti, nell’ottica di dare un servizio ai negozianti, io prenderei solo una somma simbolica per la locazione del chiosco. Potrei affittare o vendere il negozio con guadagni maggiori, ma metto come priorità fare qualcosa di buono per la mia città”. Per ora non è arrivata nessuna risposta. Intanto lui si è trasferito in Inghilterra per fare il maestro floreale. Un’azienda olandese ha pensato di sfruttare il suo talento e la sua esperienza per insegnare ai fioristi locali come comporre mazzi di fiori.

    “Qui non hanno nessuna competenza, ma hanno coraggio di investire e fiducia negli italiani perché sanno che siamo gente preparata e tenace. E poi c’è la crisi che ha portato a un’evoluzione nel mio mestiere. Il classico commerciante di fiori che prende il mazzo così come arriva e lo rivende, oggi è perduto. L’evoluzione del fioraio sono i lavori come quello che faccio io qui o quello che ti permette di gestire tutto il processo e di ridurre al minimo gli scarti per usare tutte le parti del fiore”. Intanto coltiva un progetto tutto suo, una nuova tecnica per posizionare il prato sintetico sui campi di calcio nei posti dove il clima non agevola manti erbosi. Anche se lontano dal suo chiosco, continua a volare con la mente, solo che adesso va molto più veloce. “La differenza tra un italiano e un tedesco o un inglese me l’ha spiegata un mio amico greco. L’italiano ogni mattina va in spiaggia e corre per allenarsi, ma per farlo bene deve mettere i pesi alle caviglie e ai polsi. Al momento di gareggiare con colleghi europei è ovvio che sia lui a vincere, perché è abituato ad avere le zavorre. A parità di condizioni, senza i pesi che frenano la corsa, ogni cosa gli risulta più facile”.


    #70613

    Anonimo

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/14/crolla-produzione-industriale-in-italia-52-per-cento-rispetto-al-2012/593416/

    Crolla la produzione industriale in Italia: -5,2 per cento rispetto al 2012
    Secondo Eurostat, quello italiano è il peggior dato su base europea. Male anche il raffronto con marzo 2012, dove il nostro Paese è superato anche dal Portogallo. Giù anche il mercato immobiliare della casa, mai così male dal 1985

    Meno 5,2 per cento rispetto all’anno scorso. E’ un bilancio disastroso quello della produzione industriale in Italia, i cui dati – riferiti al raffronto tra marzo 2013 e lo stesso mese del 2012 – configurano un crollo verticale. La conferma è arrivata direttamente dall’Eurostat, che senza mezzi termini sottolinea come quello italiano sia il peggior dato tra le grandi economie continentali, anch’esse in difficoltà. La produzione industriale tedesca, ad esempio, è calata di 1,5 punti percentuali, mentre la Francia ha fatto segnare un ribasso dell’-1,6%. Nell’insieme dell’Eurozona, il calo è stato dell’1,7% (-1,1% nella Ue a 27). In totale controtendenza, invece, l’Olanda (+11,1%) e i paesi baltici. Il trend negativo dell’economia industriale made in Italy, inoltre, è testimoniata anche dai dati mensili riferiti a marzo: in tal senso, la produzione nell’Eurozona a marzo ha fatto segnare un balzo (+1,0%) rispetto a febbraio, mentre nella Ue a 27 è cresciuta dello 0,9%. Aumenti oltre la media per Germania (+1,7%), Spagna (+2,1%), Finlandia (+3,8%), Olanda (+4,5%) e Portogallo (+5,3%), Lussemburgo (+4%), Estonia e Malta (+3,9%), a cui fanno da contraltare l’Italia (-0,8%) e la Francia (-0,9%), oltre a Slovenia (-2,9%), Bulgaria (-2,3%) e Irlanda (-2,2%).

    Nell’Eurozona in dodici mesi è aumentata solo la produzione di energia (+9,2%), mentre sono calate quelle di beni intermedi (-4,6%), di beni di consumo tanto durevoli (-2,2%) quanto non durevoli (-3,1%) e di beni di investimento (-3,1%). Secondo Eurostat, l’indice della produzione industriale italiana corretta dalle variazioni stagionali (fatta base 100 nel 2010) a marzo scorso è stato pari a 91,3 (92,0 a febbraio 2013). In Germania è a 105,6, in Francia è a 97,1. Nell’Eurozona il valore di marzo è 100,1. Prendendo in considerazione l’insieme della Ue a 27, presentano valori superiori a 100, praticamente tutti i paesi dell’Est e del Nord Europa nonché Malta: Austria (105,8) Bulgaria (103,0), Repubblica Ceca (104,0), Danimarca (101,0), Estonia (125,3), Germania (105,6), Lettonia (111,3), Lituania (117,5), Malta (106,9), Polonia (107,7), Romania (115,0), Slovacchia (115,5), Svezia (103,0) e Ungheria (103,2).

    Quello della produzione industriale, tuttavia, non è l’unico parametro a non far dormire sonni tranquilli al governo Letta. Già ad inizio marzo, del resto, era emerso con chiarezza il tonfo del mercato immobiliare della casa, con oltre 150 mila compravendite in meno rispetto al 2011. Si tratta, secondo il rapporto immobiliare 2013 di Abi e Agenzia delle Entrate presentato oggi a Roma, del peggior risultato dal 1985 quando le abitazioni comprate e vendute erano state circa 430 mila. Nel 2012, si è avuta una riduzione del 27,5% rispetto al 2011 per i volumi di compravendite delle case (a 448.364 numero di transazioni), con un calo inferiore per i capoluoghi (-24,8%), e maggiore nei comuni non capoluogo (-26,1%). A livello territoriale l’area del nord-est, dove si realizza il 18,3% del mercato nazionale, è quella che ha subito il calo più elevato delle compravendite nel 2012 rispetto al 2011 (-28,3%).

    Sempre lo scorso anno sono state vendute case per un totale di circa 46,4 milioni di metri quadri (-25,4% sul 2011), con una superficie media di circa 104 mq. Da segnalare è anche la forte diminuzione del valore di scambio complessivo, stimato in circa 75,4 miliardi di euro, quasi 27 in meno del 2011. Nelle otto principali città italiane (Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze) il calo delle compravendite è stato del 22,4% con un valore di scambio stimato di circa 19,5 miliardi di euro, ovvero 5,7 in meno rispetto al 2011. Tiene invece l’indice di accessibilità che misura la possibilità di accesso alle famiglie italiane all’acquisto di una abitazione. Dopo un anno e mezzo di calo, nel secondo semestre 2012 è migliorato con la quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% del costo annuo del mutuo per l’acquisto di una casa di poco superiore al 50% come per il primo semestre 2010 (13 milioni di famiglie circa).


Stai vedendo 10 articoli - dal 3,281 a 3,290 (di 3,615 totali)

Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.