l’ italia in rovina

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    brig.zero
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    #70624

    Anonimo

    http://www.cadoinpiedi.it/2013/05/20/come_difficile_essere_bambini_in_italia.html#anchor

    COM'E' DIFFICILE ESSERE BAMBINI, IN ITALIA
    di Redazione Cadoinpiedi.it – 20 maggio 2013
    Il tremendo rapporto di “Save the Children”: “La povertà – sociale, economica, d'istruzione, di lavoro – li sta colpendo come non mai derubandoli di prospettive e opportunità. E con il futuro di chi è giovane oggi, si sta disintegrando il futuro del nostro Paese”

    Quattro – secondo il Rapporto – le principali e piu' pesanti 'ruberie' commesse a spese del nostro ben poco considerato 'giovane capitale umano': il taglio dei fondi per minori e famiglia – con l'Italia al 18esimo posto nell' Europa dei 27 per spesa per l'infanzia e famiglia, pari all'1,1% del Pil; la mancanza di risorse indispensabili per una vita dignitosa – dunque 'furto' di cibo, vestiti, vacanze, sport, libri, mensa e rette scolastiche e universitarie: quasi il 29% di bambini sotto i 6 anni, pari a 950.000 circa – vive ai limiti della poverta' tanto che il nostro paese e' al 21esimo posto in Europa per rischio poverta' ed esclusione sociale fra i minori 0-6 anni, e il 23,7% vive in stato di deprivazione materiale.

    E ancora: il furto d'istruzione, con l'Italia 22esima per giovani con basso livello d'istruzione, il 28,7% tra i 25 e i 34 anni (1 su 4), per dispersione scolastica, pari al 18,2% di under 25; (1 su 5). L'Italia e' all'ultimo posto per tasso di laureati, il 20% dei giovani fra 30 e 34 anni, pari a 760.000. E 'furto di lavoro': i giovani disoccupati sono il 38,4% degli under 25, il quarto peggior risultato a livello europeo mentre i Neet (giovani che non lavorano e non sono in formazione) sono 3 milioni e 200.000 e posizionano il nostro paese al 25esimo posto su 27.

    Save the Children attraverso la campagna 'Allarme infanzia', da oggi fino al 5 giugno, denuncera' il gravissimo deficit di futuro delle giovani generazioni e chiedera' una massiccia mobilitazione dell'opinione pubblica affinche' le istituzioni mettano in campo interventi urgenti e strutturali in favore di minori e giovani, sempre piu' minacciati nel diritto ad una vita dignitosa.

    La campagna, curata da 'Grey', si sviluppa intorno al concetto di ''furto di futuro'' a cui danno corpo dei ritratti di bambini che denunciano il furto attraverso alcune frasi (''Mi hanno rubato la terza media'', ''Mi hanno rubato la mensa a scuola''). Ritratti apparsi oggi su migliaia di macchine e sui muri di Roma e Milano, o mostrate dai volontari di Save the Children in altre 14 citta' italiane: una guerrilla metropolitana per descrivere la gravita' della condizione di bambini e giovani e suscitare una reazione fattiva, invitando tutti a moltiplicare l'allarme denunciando il furto di futuro con una proprio messaggio sul sito http://www.allarmeinfanzia.it. Si puo' inoltre seguire la campagna su #allarmeinfanzia. “Per quantificare il furto di futuro che si sta commettendo ai danni delle giovani generazioni, Save the Children ha utilizzato 12 indicatori Eurostat che permettono di comparare le chance dei bambini italiani con quelle dei loro coetanei europei. Il risultato, riassunto in 5 mappe e classifiche dei 27 paesi dell'Ue, compresa l'Italia, e' deprimente'', spiega Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. ''Considerando i diversi indicatori, il nostro paese si posiziona per 7 volte oltre il ventesimo posto in classifica. Un posizionamento molto negativo che Save the Children ha tradotto in una mappa sintetica in cui l'Italia appare di dimensioni molto ridotte rispetto alle attuali, a indicare la perdita di futuro per i bambini e adolescenti, rispetto ai quali stanno peggio solo i minori di Bulgaria e Grecia''.

    “Il generale impoverimento delle giovani generazioni va in parallelo con una colpevole e annosa disattenzione nei loro confronti, che si sta traducendo in una gravissima privazione di prospettive, in una parola, di futuro'', continua Neri. ''Cancellare il futuro di bambini e giovani significa compromettere il futuro dell'intero paese'', ammonisce. Tra le proposte di Save the Children per un ''ritorno al futuro'': un piano specifico e articolato di contrasto alla poverta' minorile, che preveda al suo interno alcune misure prioritarie come l'estensione della carta d'inclusione sociale per l'acquisto di beni essenziali, non solo a quei nuclei con figli, in situazione di poverta' estrema ma a tutte le famiglie a basso reddito con minori in difficolta'; un piano d'investimento a favore dell'istruzione pubblica, per tenere aperte le scuole con attivita' educative anche il pomeriggio e per garantire, senza ulteriori costi per le famiglie, l'insegnamento delle materie curricolari e i servizi di trasporto e mensa gratuiti per le famiglie piu' in difficolta'. Un nuovo piano per l'utilizzo dei Fondi europei che concentri le risorse sullo sviluppo non solo delle infrastrutture fisiche ma anche del ''capitale umano'', a partire dal potenziamento dei servizi alla prima infanzia.

    ''La campagna sviluppata l'anno scorso sicuramente ha contribuito a stimolare l'attivazione del governo, per esempio nell'ambito della utilizzazione dei fondi europei'', spiega Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children Italia. ''Ma bisogna fare molto di piu' e subito. Attraverso questa campagna faremo la massima pressione affinche' l'infanzia torni al centro delle priorita' dell'azione politica o – ammonisce – il danno sociale sara' irreparabile, sia per i giovani che per l'intera nazione”. La campagna avra' il sostegno di testimonial tra i quali Alessio Boni, Andrea Sartoretti, Filippo Nigro, Giorgio Marchesi, Marco Giallini, Paolo Conticini, Roberto Ciufoli, Rossella Brescia, Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Irene Ferri. Alcune delle denunce raccolte saranno consegnate ai rappresentanti istituzionali insieme alle proposte di Save the Children per restituire il futuro a bambini e ragazzi italiani.


    #70625

    Anonimo

    http://www.cadoinpiedi.it/2013/05/21/la_lobby_dellazzardo.html#anchor

    LA LOBBY DELL'AZZARDO
    di Carlotta Zavattiero – 21 maggio 2013
    La storia di senatori e deputati che favoriscono gli emendamenti a vantaggio di multinazionali (le cosiddette lobby) da cui ricevono del denaro

    Grazie alla puntata di domenica 19 maggio 2013 delle «Iene», ho appreso qualcosa che mai avrei immaginato: esistono senatori e deputati che favoriscono, al momento del voto, gli emendamenti a vantaggio di multinazionali, le cosiddette lobby, da cui ricevono per questo del denaro.
    Ho appreso dell'edificante prassi dall'assistente di un senatore, che restando anonimo, ha denunciato: «Io so di due multinazionali, una del settore dei tabacchi e un'altra nel settore dei videogiochi e delle slot machine che elargiscono entrambe dai mille ai duemila euro ogni mese». Il giornalista, a viso scoperto, chiede: «Ma è legale tutto questo?». E l'anonimo assistente del senatore: «Che io sappia, no». Deciso l'uomo. Mica ha detto con fermezza: «No, non è legale».

    Precisiamo invece che questo tipo di attività di lobby vìola i codici morali, le leggi scritte, i patti con gli elettori. Il presidente del Senato Pietro Grasso è subito intervenuto. Mi è parso cadere un po' dalle nuvole, come me. Ha detto: «Parlamentari pagati da lobby? 
Chi sa denunci questi comportamenti gravissimi. E serve subito una legge». Io detesto il gioco d'azzardo, detesto le lotterie, i gratta e vinci. Mi disgustano le sale gioco, i casinò mi deprimono, mi intristiscono i giocatori appollaiati davanti a una slot machine. Ci ho scritto un libro, Lo Stato bisca (Ponte alle Grazie), il primo che ha affrontato il tema: era il 2010.

    Fu quasi una gioia apprendere che fra le Dolomiti era spuntato una specie di Robin Hood, ma più potente perché lui era davvero lo sceriffo: Luis Durnwalder, leader della Südtiroler Volkspartei e presidente della provincia di Bolzano da quasi venticinque anni. Sotto la sua amministrazione è stata emanata una legge provinciale contro le slot machine.
    Entro il 15 dicembre 2012 si sarebbe dovuta rispettare l'ordinanza emessa dal Comune di Bolzano, attuazione della citata legge provinciale: circa 230 fra bar e pubblici esercizi bolzanini, vicini a scuole e ospedali, erano obbligati a rimuovere le slot dei loro locali. Ho tifato per Luis Durnwalder quando ha resistito alle lusinghe dei rappresentanti delle concessionarie dell'azzardo, giunte apposta a Bolzano da Roma. Ecco un incorruttibile, ho pensato. Poi, nel 2013, il procuratore contabile Robert Schülmers deposita un pesantissimo atto d'accusa contro Durnwalder, contestandogli 17 anni, dal 1995 al 2012, di illecita gestione del cosiddetto fondo per spese riservate, un tesoretto pubblico previsto ogni anno dalla legge finanziaria e destinato al presidente per l'esercizio dell'attività istituzionale. Decine di pagine documentano i migliaia di acquisti di Luis Durnwalder per complessivi 1 milione e 653 mila euro di soldi pubblici. Colpo duro, ma l'ho digerito. Così come sono riuscita a digerirne anche un altro.

    Nel maggio del 2012, a Forlì, ho partecipato ad un convegno dedicato al gioco d'azzardo, intitolato come il mio libro del 2010, Lo Stato bisca. Era presente anche il senatore Luigi Li Gotti, autore di una relazione consultabile su Google alla voce «Senato antimafia Doc. XXIII n.8», del luglio 2011. Ottimo lavoro, ma nella «Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere», istituita con la legge n.132 del 4 agosto 2008, composta da senatori e deputati, compariva anche Amedeo Laboccetta, protagonista di una losca storia legata proprio alle slot machine che ha coinvolto i Corallo, banche milanesi, paradisi fiscali. I dati sciorinati a Forlì un anno fa, restano gli stessi. Allarmanti: dal 2003 al 2010 gli italiani hanno speso 309 miliardi di euro nel gioco; in media ogni italiano, gioca ogni anno 1.000 euro; il settore delle slot machine è un tumore: se nel mondo le reti più grandi sono di 15.000-20mila apparecchi, la rete italiana ne conta 400.000, per di più in aumento; il gioco illecito, circa il triplo di quello lecito, fa girare ogni anno fra i 150 e i 200 miliardi di euro; i malati da gioco sono tra 1,2 e 1,5 milioni; i «compulsivi», i più gravi, affetti dal «gap», il gioco d'azzardo patologico, sfiorano il milione; al gioco d'azzardo si collegano crimine, usura, impoverimento familiare; lo Stato con il gioco legalizzato fa poca cassa (poco più di 8 miliardi è il suo guadagno in termini erariali), alimentando un'economia di plastica che non produce alcuna reale ricchezza.

    Pietro Grasso, a commento della trasmissione delle «Iene» ha aggiunto: «Purtroppo la natura di denuncia, anonima nella fonte e nei destinatari, rende difficile procedere all'accertamento della verità. Spero quindi che gli autori del servizio e il cittadino informato di fatti così gravi provvedano senza indugio a fare una regolare denuncia alla Procura, in modo da poter accertare natura e gravità dei fatti contestati». E meno male, perché questa non la digerisco. Il parruccone con cappello che di schiena e con voce alterata, che ha pure ammesso di lavorare in nero da circa dieci anni e di essere stato assistente «sia di un senatore di destra che di un senatore di sinistra»; il portaborse che ha preferito restare anonimo per evitare possibili ripercussioni, non lo voglio digerire. La ripercussione temuta dal delatore è certamente la perdita del suo lavoretto. La faccia non la perderà perché non l'ha nemmeno mostrata. Probabilmente continuerà a prendere il suo caffè a Sant'Eustachio e a portare al «so paròn», come un Arlecchino, le bustarelle. Begli assistenti si scelgono questi politici. Non serve l'ennesimo don Abbondio con la sua memorabile scusa: «Uno il coraggio non se lo può dare». Serve gente coraggiosa, per trasformare questa farsa, il capolavoro è impossibile, in qualcosa di meno indecente, perlomeno leggibile.


    #70626

    Anonimo

    http://www.huffingtonpost.it/2013/05/21/istat-rapporto-annuale-20_n_3314087.html?utm_hp_ref=italy

    Istat, rapporto annuale 2013. Otto milioni di italiani in grave difficoltà: dato raddoppiato rispetto al 2010

    Mezza Italia, quest'anno, guarderà spiaggia e ombrellone soltanto dal proprio divano di casa. La vasta panoramica tracciata dall'Istat nel suo rapporto annuale, radiografia del Penisola e del suo stato di salute, si affaccia infatti su un Paese ancora più povero. Un Paese, appunto, dove un italiano su due non può permettersi neanche una settimana di ferie all'anno e quattro cittadini su dieci non sarebbero in grado, oggi, di affrontare spese impreviste dell'ordine di 800 euro senza fare ricorso al sostegno altrui.

    Il dato più allarmante dell'enorme quantità di dati resa disponibile come ogni anno (Il documento integrale è consultabile in fondo all'articolo), è quello che tecnicamente si riferisce alla “condizione di grave deprivazione”. Vivere in famiglie in cui sussistano almeno quattro delle nove condizioni di disagio stabilite dall'istituto nazionale di statistica. Dal non poter sostenere spese impreviste, ad avere arretrati per il mutuo, l’affitto, le bollette a non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni, fino a non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione o avere risorse sufficienti per acquistare una tv, una lavatrice o un'automobile.

    Freddo e impalpabile nel suo valore assoluto – 8.499.025 – il dato sulle persone appartenenti a famiglie in condizione di grave deprivazione mostra tutta la sua rilevanza confrontato con quello registrato soltanto due anni fa, poco più di 4 milioni. In percentuali si è passato dal 6,9% del 2010 al 14,3 del 2012. Significa, in sintesi, che in due anni il numero di cittadini in grave difficoltà è più che raddoppiato, con incrementi preoccupanti se si isolano le statistiche relative al Mezzogiorno, dove un italiano su quattro (25,1%) è messo alle strette dalla crisi.

    Basta poi abbassare ulteriormente l'asticella e i dati si fanno ancora più preoccupanti. In condizioni di deprivazione materiale (non grave) – quella di chi si trova nella condizione di non potere soddisfare tre o più delle condizioni fissate dall'Istat – si trova il 24,8% della popolazione. È il Sud a segnare i picchi più allarmanti: 40,1% contro il 14,9% del Nord. E ancora, se si considera il biennio come arco temporale di riferimento, un italiano su 4 (25,2%), tra il 2011 e il 2012, “ha sperimento la grave deprivazione”.

    Cifre che riflettono non soltanto l'ulteriore peggioramento delle condizioni di vita dei redditi più bassi, ma un pericoloso smottamento anche dei ceti medi e persino medio alti. “Nel 2012 – si legge nel testo del rapporto- , circa il 48 per cento degli individui che cade in condizione di severa deprivazione materiale proviene dal primo quinto di reddito equivalente, ma più di un quarto di essi nell’anno precedente si collocava nei quinti di reddito più elevati (dal terzo in poi)”.

    Un Paese più povero costretto a fare i conti innanzitutto con il proprio carrello della spesa. Nel 2012 è aumentata al 62,3% la percentuale di famiglie che “hanno adottato strategie di riduzione della quantità e della qualità dei prodotti alimentari”. Quasi nove punti percentuali in più rispetto al 53,6% registrato soltanto un anno fa. Stessa impennata registrata per abbigliamento e calzature dove il 69,1% ha dovuto – per necessità – ridurre qualità o quantità dei propri acquisti, contro il 60,7% del 2011.

    Dati, questi, che si accompagnano inevitabilmente al flessione generale della spesa corrente per consumi (-1,6%), unico segno meno tra i maggiori partner europei come Regno Unito (+3,9%), Francia (+1,5%), Spagna (+0,2%) e Germania (+2,3).


    #70627

    Anonimo

    http://marcodellaluna.info br> Link: http://marcodellaluna.info/sito/2013/05/22/il-governo-letta-nel-quadro-globale/

    IL GOVERNO LETTA NEL QUADRO GLOBALE

    DI MARCO DELLA LUNA
    marcodellaluna.info

    Il regime in questi giorni alza l’allarme sulla disoccupazione che si impenna, sulla produzione che si affossa, sulle piccole aziende che muoiono in massa. Il Quirinale grida alla crisi angosciante. Evidentemente, il regime sta creando panico sociale per far passare qualche brutto giro di vite fiscale, giustificato con l’esigenza di salvare posti di lavoro, e che invece produrrà effetti contrari, perché recessivi – come tutti i precedenti. Farà una nuova tassa patrimoniale, o una nuova razzia sui conti correnti, magari convertendo i depositi in azioni della banca depositaria, per risanarla a spese dei clienti, e consentirle così di creare nuove bolle, nuove voragini e nuove emergenze coi giochi speculativi in cui le banche oggi impiegano prevalentemente i propri fondi?

    In ogni caso, sarà un altro, importante passo avanti nella ristrutturazione sociale in senso oligarchico, tecnocratico e autoritario in atto in Italia e vigorosamente portata avanti, negli ultimi tempi, da esecutori quali Mario Monti, con l’appoggio di quasi tutti i partiti e del Colle; mentre i grossi capitali e i grossi redditi si sono rifugiati off-shore, fuori dal raggio d’azione del fisco, il quale perciò si può rivolgere solo ai patrimoni e ai redditi medi e medio-piccoli, che non si sono delocalizzati. Berlusconi darà il suo endorsement a ulteriori manovre di quel tipo, e così forse guadagnerà un’assoluzione e il mantenimento della eleggibilità, quindi della libertà?

    Lo Stato italiano non può fare altro che interventi fiscali, dato che gli altri strumenti macroeconomici li ha ceduti alla BCE e alla UE, cioè de facto alla Germania, la quale, interessatamente, non li vuole usare, se non a proprio vantaggio. Il governo Letta, impotente, chiaramente si regge su due labili colonne: sulla difficoltà di tornare al voto adesso, e sui rinvii di promesse contrapposte (Imu, Iva, detassazione dei redditi da lavoro). Tira a campare in attesa di uno sblocco a livello superiore – BCE, UE, Berlino (elezioni politiche di settembre) – che gli dica che cosa fare, per via gerarchica. E dato che palesemente siamo in un ordinamento internazionale gerarchico multilevel, la nostra situazione ormai strutturale di crisi economico-finanziaria va inquadrata nel sistema di potere globale, forgiato in esito alla II Guerra Mondiale a Teheran, Yalta e Bretton Woods, nonché Montevideo per il WTO. Ma da BCE, UE e Berlino al più verrà un’espansione delle base monetaria di tipo USA, che andrà – come le ultime creazioni di moneta addizionale – al sistema bancario (non alla produzione e al consumo), quindi produrrà un momentaneo sollievo per l’economia reale e la società, anestetizzandola nel mentre che il sistema bancario gonfierà una nuova, grande bolla speculativa, come già ripetutamente avvenuto.

    Al livello apicale abbiamo il cartello monetario-finanziario, monopolista della moneta e del credito, nonché del rating, delle teorie economiche e delle prescrizioni (neoliberismo, rigorismo fiscale), che ha posto due terzi o più del mondo in una posizione di dipendenza e sudditanza, che porta da decenni avanti un progetto elitista di accentramento del potere e della ricchezza, e che dispone della piattaforma politico-militare degli USA – secondo livello – per distruggere chi si oppone, dove necessario. Domani forse sostituiranno gli USA con la Cina. Per ora, non so se e quanto Cina, Russia e Brasile sianmo indipendendenti da esso.

    Al terzo livello, in Europa, abbiamo la potenza continentale vassalla, la Germania (con la para-vassalla francese). La Germania, in cambio della collaborazione esecutiva a questo disegno, cioè in cambio del fatto che lo impone ai partners europei più deboli, riceve alcuni vantaggi, ossia la possibilità di sottrarsi in parte alle ricette recessive, e di approfittare del disastro che queste ricette causano ai partners più deboli per sottrarre loro capitali e quote di mercato, e per comperare le loro aziende a prezzi di necessità. Prima di intervenire in aiuto dei partners deboli, o di uscire dall’Euro, o di porgli fine, il capitalismo tedesco aspetta di aver tolto loro, in questi modi, tutto ciò che si può togliere, compresi i migliori tecnici. Ciò vale soprattutto per l’Italia, che, per facilitare quel processo, viene deprivata della liquidità necessaria per investire, lavorare, produrre e pagare i propri debiti, in modo che, per tirare avanti, debba svendere le proprie risorse e cedere sovranità.

    Al quarto livello abbiamo la partitocrazia, la burocrazia e i potentati economici specificamente italiani (comprese le mafie); la prima, composta perlopiù di incompetenti, di ladri e di cialtroni professionali, che si vendono molto facilmente. Questi soggetti si occupano di prelevare dalla spesa pubblica e dalle altre riscorse pubbliche, distribuiscono benefici clientelari per sostenersi, si vendono anche allo straniero, non possono rinunciare alla corruzione, agli sprechi, alle creste, perché non sanno fare altro e sono stati selezionati per fare proprio quello – quindi impediranno per sempre al Paese di riprendersi, mentre, controllando i meccanismi elettorali, rendono impossibile sostituirli attraverso il voto. Essi non possono rinunciare, soprattutto, al flusso di circa 100 miliardi che, annualmente, trasferiscono a Roma e al Sud – dedotte le loro intermediazioni – prelevandolo dai lavoratori autonomi e dipendenti di alcune regioni del Nord, i quali costituiscono il quinto livello, il livello più basso della catena alimentare. Tutti gli altri livelli gli mangiano addosso.

    Per migliorare la nostra posizione possiamo trasferirci in Germania, passando al terzo livello, o in USA, passando al secondo. O in Brasile, e porci forse fuori da questa catena alimentare. Almeno per qualche tempo.

    Il governo Letta dichiara di voler risolvere una situazione, la quale però può essere trattata solo con quegli strumenti monetari macroeconomici, che – giova ripeterlo – il governo non ha, perché sono stati ceduti alla BCE e alla UE, che, sotto l’egemonia della Germania, non li vogliono usare. Non può nemmeno tagliare sulla parte di spesa pubblica costituita da creste e sprechi (che io stimo in 100 – 150 miliardi l’anno, considerate anche le decine di migliaia di poltrone nelle società partecipate da enti pubblici, che servono solo per rubare), perché è quella di cui vive la politica. Quindi il governo Letta fallirà. Per inconcludenza e per erosione dei gruppi parlamentari da parte del palazzo, per divisioni interne e per scarsa competenza tecnica, sta anche fallendo l’attacco di Grillo-Casaleggio al sistema, il suo populismo pacifico.

    Al prossimo, sensibile peggioramento della situazione sociale, che è inevitabile dato il trend, probabilmente vedremo in azione il populismo non pacifico, le sommosse popolari, che pure falliranno, perché non hanno i mezzi né l’organizzazione per combattere gli interessi istituzionalizzati del sistema come sopra delineato, e perché non esiste nemmeno un nemico fisico che si possa colpire con la violenza. Falliranno, ma con il loro tentativo creeranno le condizioni per una svolta autoritaria e poliziesca, per la criminalizzazione e la repressione del dissenso, e il loro fallimento diffonderà frustrazione, rassegnazione e passività. Quella sarà la vittoria del vero potere sui popoli ridotti a bestiame.

    Sarà una vittoria stabile? Questo è il quesito più importante e affascinante, sul piano teoretico. Intanto, però, portate i vostri figli in salvo all’estero.


    #70628

    Anonimo

    http://www.cadoinpiedi.it/2013/05/26/partiti_e_tornati.html?bcsi-ac-292c80cc926bc939=20B6861300000503Nv8FYJBjrrZjrKO7ehFqUw4Q1jpKAAAAAwUAADtUBQAIBwAAEQAAAK7nAAA=

    “L'ANNUNCIATA ABROGAZIONE DEL FINANZIAMENTO AI PARTITI? UNA FREGATURA”
    L'editoriale del vice direttore del Fatto quotidiano commenta così la proposta di Enrico Letta, accolta trionfalmente dai giornali

    Per ora l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti è solo un tweet di Enrico Letta che annuncia un disegno di legge che verrà esaminato dalle commissioni parlamentari competenti e poi, se nel frattempo non sarà caduto il governo o finita la legislatura, approderà nelle aule di Camera e Senato che dovranno discuterlo, emendarlo e infine approvarlo con doppia lettura conforme. Insomma, i titoli trionfalistici dei giornaloni (Repubblica : “Soldi ai partiti, stop entro luglio”, Corriere : “Letta: basta soldi ai partiti”, La Stampa: “Partiti, stop ai soldi pubblici”) sono la solita propaganda a un governo che finora non ha fatto altro se non promettere mari e monti senz'avere un soldo in cassa. Dipendesse dai giornali, Letta e i suoi ministri sarebbero disoccupati, perché l'Italia l'avrebbe già salvata il governo Monti a colpi di “Salva Italia”, “Semplifica Italia”, “Sviluppa Italia”, “Modernizza Italia”, “Cresci Italia”, piani per la crescita, agende e tavoli e road map delle riforme (ovviamente condivise), fasi-1 e fasi-2, spending review, superconsulenti, supersaggi e supercazzole. Insomma avrebbe rivoluzionato la sanità, la scuola, l'università, le infrastrutture e la pubblica amministrazione, sbaragliato la corruzione, l'evasione e la disoccupazione, varato la miglior legge elettorale di tutti i tempi. Ora il copione si ripete con i mirabolanti annunci del governo Letta, regolarmente seguiti dal nulla. Vedremo se i fondi ai partiti avranno una sorte diversa, nel qual caso lo riconosceremo con gioia, visto che furono abrogati già vent'anni fa dal referendum del '93, subito annullato dalla legge-truffa che li fece rientrare dalla finestra sotto le mentite spoglie dei “rimborsi elettorali”. Da allora i partiti hanno incassato indebitamente 3 miliardi di euro solo per i “rimborsi”, cui però vanno aggiunte altre fonti di approvvigionamento: i contributi ai gruppi parlamentari e regionali, gli sgravi fiscali sulle donazioni dei privati, le agevolazioni postali, i soldi ai giornali di partito (veri o finti). Decenza e coerenza vorrebbero che i partiti di maggioranza, mentre annunciano una riforma così impegnativa, rinunciassero alla rata che sta per piovergli addosso per le scorse elezioni: 45,8 milioni al Pd, 38 al Pdl, 15 a Monti. Il tanto bistrattato M5S l'ha già fatto con i “suoi” (cioè nostri) 42,7. Non è difficile: basta non ritirarli. Perché non lo fanno? Perché l'annunciata abrogazione del finanziamento pubblico puzza tanto di fregatura, cioè di una legge che i rimborsi non li abolirà, ma li chiamerà con un altro nome. Il ddl non c'è ancora, ma già si sa che introdurrà il meccanismo dell'1 per mille sulla dichiarazione dei redditi, affinché i contribuenti possano devolvere una parte delle tasse ai partiti: non è chiaro se al proprio partito o a un unico bottino che le forze politiche si spartiranno in proporzione ai voti. Questa seconda ideona fu sperimentata nel 1999 col 4 per mille, ma quasi nessuno contribuì: un po' perché non si poteva scegliere il partito da sostenere, un po' perché i partiti stavano sulle palle agli elettori. In ogni caso, con l'1 per mille il gettito fiscale diminuirebbe per confluire in parte nelle casse di associazioni private quali sono i partiti: dunque sarebbe un'altra forma di finanziamento pubblico, non certo un'abrogazione. Non solo: il ddl confermerà gli sgravi fiscali del 26% sui contributi privati (70 volte superiori a quelli sulle donazioni benefiche), regalerà ai partiti sedi, spazi tv e spese postali gratuiti (cioè pagati da noi). E il nuovo sistema entrerà in vigore gradualmente in tre anni, perché i partiti vanno disintossicati poco per volta, come i drogati col metadone. Infine, nulla si sa del controllore (la Corte dei Conti o le Camere, cioè i partiti stessi che si coprono a vicenda?) né delle sanzioni: l'esclusione dalle elezioni, come in Germania, è respinta con orrore dal ministro Quagliariello. Ma allora, se chi viola la legge può candidarsi come se nulla fosse, perché dovrebbe rispettarla?


    #70629

    Anonimo

    Hanno finalmente condannato il PORCO, che però, sempre grazie al PD-PDL, percepirà comunque i vitalizi:

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/05/27/news/fondi_pdl_franco_fiorito_condannato_a_3_anni_e_4_mesi-59734617/?ref=HREA-1

    Fondi Pdl, Fiorito condannato a 3 anni e 4 mesi
    “Mai più politica, lo giuro: farò il filantropo”
    L'ex capogruppo Pdl alla Pisana accusato di peculato per essersi appropriato di oltre un milione di euro dai fondi del gruppo regionale. Applicata l'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. “Non ho rubato nulla – ha detto – quei soldi mi sono stati assegnati tramite delibera. HO fatto fin troppo carcere”

    L'ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio Franco Fiorito è stato condannato a tre anni e quattro mesi dal gup Rosalba Liso che ha stabilito per l'ex capogruppo Pdl alla Pisana anche l'interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Era accusato di peculato per essersi appropriato di oltre un milione di euro dai fondi del gruppo regionale del Pdl. ''Mai più in politica, lo giuro. Mi metto a fare il filantropo – ha commentato Fiorito subito dopo la condanna – Una cosa deve essere chiara: non ho rubato nulla, quei soldi mi sono stati assegnati tramite delibera. Per questa storia ho fatto fin troppo carcere. Ho dimostrato, documenti alla mano, di non aver commesso alcun peculato. Spero che la sentenza venga ribaltata in appello”.

    Via libera ai patteggiamenti per due ex capo segreteria di Fiorito: Bruno Galassi e Pierluigi Boschi. Il primo ha patteggiato una pena ad un anno e 5 mesi, il secondo ad un anno e due mesi.

    Fiorito ha poi precisato di non aver speso i soldi ''per viaggi, auto e acquisto di immobili. Tutto quello che era stato scritto prima è stato definitivamente cancellato. Continuo a ricevere attestati di solidarietà da ex consiglieri regionali e da sindaci, ma non dai dirigenti importanti del Pdl. Vivo ad Anagni dove la gente mi vuole bene''. Riferendosi all'inchiesta aperta dalla procura sulle spese compiute da altri consiglieri regionali, Fiorito ha spiegato di ''non aver accusato nessuno. Ho solo raccontato i particolari di un sistema. Spetta ai pm fare chiarezza. Avendo già restituito i soldi oggetto di contestazione, sono al momento l'unico politico che non ha preso soldi dalla Regione Lazio. Il carcere è un'esperienza terribile che non auguro a nessuno. Lo avrei volentieri evitato. Ritenevo di aver chiarito tutto quando andai a parlare con i pubblici ministeri''.

    Il pm Alberto Pioletti aveva sollecitato in sede di requisitoria per Fiorito una condanna a cinque anni di reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il 18 aprile scorso l'ex capogruppo Pdl alla Pisana ha raggiunto un'intesa con la Corte dei Conti per la restituzione di un milione e 90mila euro.

    La Procura ritiene che l'ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio durante la giunta Polverini abbia dirottato su alcuni conti, in Italia e all'estero, fondi destinati al gruppo del Pdl. Stando a quanto sostenuto in quell'occasione dall'avvocato Carlo Taormina, difensore di Fiorito con il penalista Enrico Pavia, il milione che verrà restituito alle casse della Regione riguarda i “550mila euro già sbloccati dal gup, 200mila in contanti e il resto da beni immobili dati in garanzia”. Nell'ambito di questa vicenda l'ex capogruppo era finito in carcere il due ottobre 2012. Il 27 dicembre successivo lo stesso gup aveva disposto la concessione degli arresti domiciliari nella sua abitazione ad Anagni. Dal 28 marzo, infine, è tornato libero.


    #70630

    Anonimo

    http://www.disinformazione.it/ida_magli.htm

    Ida Magli: “I governanti ci vogliono uccidere”
    25 maggio 2013 – Marco Calafiore – http://www.mxpress.eu/?p=26377

    Minimalista, depressa, costantemente sull’orlo del baratro. E’ questa l’Italia che vuole l’Europa? O è la conseguenza di errori politici? Ne discutiamo con Ida Magli, antropologa e saggista italiana. Nel suo lavoro ha applicato il metodo antropologico alla cultura occidentale, pubblicando i risultati delle ricerche in numerosi saggi dedicati al cristianesimo, alla condizione delle donne, agli strumenti della comunicazione di massa. Ida Magli, nel 1997, con il suo saggio “Contro l’Europa”, ha previsto ciò che oggi sta accadendo in Europa, in Italia.

    Dal 1997 lei afferma che l’Europa, questa Europa, è dannosa per l’Italia. Come spiega l’europeismo italiano a tutti i costi?
    “Sono i governanti, i politici, i sindacalisti, più qualcuno dei grandi industriali per ovvi motivi di allargamento del mercato, ad aver imposto l’europeismo italiano a tutti i costi. Lei fa bene a sottolineare che è ‘italiano’: in tutti gli altri paesi, sebbene i governanti spingano verso l’unificazione europea, non c’è l’assolutezza che c’è in Italia, naturalmente anche a causa dell’obbedienza dei mezzi d’informazione nel tenere il più possibile all’oscuro i cittadini sugli scopi dell’Europa e sui suoi aspetti negativi, un’obbedienza quasi incredibile. Faccio un solo esempio: tanto Mario Monti quanto Emma Bonino sono stati compartecipi del più grosso scandalo avvenuto in seno al governo europeo (La Commissione Santer: Commissione Europea in carica dal 1995 al 1999, quando è stata costretta alle dimissioni perché travolta da uno scandalo di corruzione – ndr) e costretti alle dimissioni con due anni di anticipo dalla scadenza del mandato per motivazioni ignobili quali nepotismo, contratti illeciti, enorme buco di bilancio, come recitala Gazzetta ufficiale dell’UE. Ma nessun giornalista lo dice mai e nessuno l’ha mai sottolineato, neanche quando Mario Monti è stato capo del governo e oggi in cui Emma Bonino è ministro degli esteri nel governo Letta.”

    Quali sono gli interessi in gioco?
    “I motivi di esclusivo interesse per i governanti sono molti, ma mi fermo a illustrarne soltanto due. Il primo è di carattere politico: distruggere gli Stati nazionali e per mezzo dell’unificazione europea, distruggere i popoli d’Europa, ossia i ‘bianchi’, facilitando l’invasione degli africani e dei musulmani per giungere a un governo ‘americano mondiale’. Naturalmente per la grande maggioranza degli italiani, quella comunista, l’universalizzazione era già presente negli ideali marxisti ed è persistita, malgrado le traversie della storia, fino ad oggi in cui vede finalmente realizzati i propri scopi nel governo Letta. Si spiega soltanto così la lentezza e la tortuosità che sono state necessarie per giungere al governo Letta: era indispensabile creare le condizioni che giustificassero il vero governo ‘europeo’, abilitato a distruggere l’Italia consegnandola all’Europa. Il secondo motivo è esclusivamente d’interesse personale: si sono costruiti, spremendo e schiacciando il corpo dei sudditi, un grande ‘Impero’ finto, di carta, che non conta nulla e non deve contare nulla in base ai motivi che ho già esposto, ma che per i politici dei singoli Stati è ricchissimo. Ricchissimo di onori, di benemerenze, di poltrone, di soldi. Governare oltre cinquecento milioni di persone, con tanto di ambasciate aperte in tutte le parti del mondo, fa perdere la testa a questi politici che vengono dal nulla e che non sono nulla e che, quando manca una poltrona in patria, la trovano in Europa per se stessi, parenti, amici, amanti, con un giro immenso di possibilità e libero da ogni controllo. Non c’è praticamente nessuno dei politici oggi sulla scena che non sia stato parlamentare europeo: Napolitano, Bonino, Monti, Prodi, Letta, Rodotà, Bersani, Cofferati e tanti altri ancora, con un ricchissimo stipendio e benefici neppure immaginabili per i comuni lavoratori. Essere parlamentare europeo significa anche impiegare il poco tempo passato a Bruxelles a tessere i legami e scambiare i favori utili per la futura carriera in patria, godendo anche alla fine di questi ben cinque anni di dura fatica, di una cosa strabiliante: la pensione per tutta la vita.”

    In un suo recente intervento ha affermato che non c’è nessuna luce al termine del tunnel della crisi. Il tunnel è dunque la realtà alla quale dobbiamo abituarci?
    “Sì, il tunnel è la realtà. Non dobbiamo abituarci, però, anzi: dobbiamo guardarla in faccia come realtà. Niente di ciò che dicono i politici prospettando un futuro miglioramento nel campo economico è vero e realizzabile, perché non possiamo fabbricare la moneta, come fa ogni Stato sovrano (Come fanno in questi giorni il Giappone e l’America per esempio – ndr). Una moneta uguale fra paesi diversi è una tale aberrazione che non è possibile credere a un errore compiuto dai tanti esperti banchieri ed economisti che l’hanno creato, fra i nostri Ciampi e Prodi. E’ stato fatto volutamente per giungere a una distruzione.”

    Per distruggere cosa?
    “L’introduzione dell’euro ha sferrato il colpo di grazia all’economia degli Stati. Se viceversa si fosse trattato davvero di un errore, allora perché, invece di metterli alla gogna, continuiamo a farci governare da quegli stessi banchieri ed economisti che non sopportano la minima critica all’euro? Dunque la situazione economica continuerà ad essere gravissima e il solerte Distruttore si prepara a consegnarci all’Europa sostenendo che mai e poi mai potremo mancare agli impegni presi e che per far funzionare l’euro bisogna unificarsi sempre di più. Questa è la meta cui si vuole giungere. Visto che la moneta unica non funziona, perché sono diverse le produzioni dei singoli Stati, cambieranno forse queste produzioni unificando le banche e le strutture economiche? Bisogna farsi prendere per imbecilli non reagendo a simili affermazioni. L’unica possibilità che abbiamo per salvarci è che sorga qualcuno in grado di organizzare una forza contraria. Io non lo vedo, ma lo spero. Lo spero perché l’importante è aver capito, sapere quale sia la verità, guardare in faccia il nostro nemico sapendo che è ‘il nemico’.”

    In Italia, come in altri paesi colpiti da questo nuovo assetto di mercato che tanti chiamano crisi economica, spesso il suicidio è visto come una soluzione. Come si spiega antropologicamente che è meglio morire invece di ribellarsi?
    “La spiegazione si trova in quello che ho detto: i governanti ci vogliono uccidere, lavorano esclusivamente a questo scopo, obbligandoci a fornire loro le armi per eliminarci il più in fretta possibile. Questo è il ‘modello culturale’ in cui viviamo. In base alla corrispondenza e l’interazione fra modello culturale e personalità individuale, chi più chi meno, tutti gli italiani percepiscono il messaggio di condanna a morte che i governanti hanno stabilito per noi in ogni decisione che prendono, in ogni discorso che fanno, in ogni persona che scelgono, in ognuno dei decreti, delle leggi che emanano e delle tasse che impongono. E tuttavia non se ne può parlare: la condanna a morte è chiara ma implicita, sottintesa, segreta, nascosta perché ovviamente l’assassinio individuale così come il genocidio di un popolo, è un delitto e non si può accusarne il governo, il parlamento, i partiti: nessuno. E’ questo il motivo per il quale ci si uccide: l’impossibilità a parlarne, a dirlo chiaramente perfino a se stessi, a fare qualsiasi cosa per evitarlo e ad accusare il proprio ‘padre’. Neanche Shakespeare sarebbe stato in grado di descrivere la tragedia che stiamo vivendo, per la quale stiamo morendo. Qualcuno riesce forse a rendersi conto di che cosa significhi eliminare volontariamente i ‘bianchi’, la civiltà europea, invece che tentare di allontanare il più possibile questa fine, di imprimere nella storia lo sforzo per la salvezza? Qualcuno riesce a concepire un delitto più nefando di questo: che si siano assunti il compito di agevolare questa morte soprattutto gli italiani, i governanti italiani, quando viceversa avrebbero dovuto essere loro a impedirlo, a voler conservare il più possibile l’immensa Bellezza che gli italiani hanno donato al mondo?”


    #70631

    Anonimo

    http://www.cadoinpiedi.it/2013/05/28/clamorosa_denuncia_di_anonymous_poliziotti_feriti_prima_della_manifestazioni.html

    http://www.cadoinpiedi.it/img/anonymous-polizia.JPG

    CLAMOROSA DENUNCIA DI ANONYMOUS: “POLIZIOTTI FERITI PRIMA DELLA MANIFESTAZIONI”
    Moduli precompilati per la mutua degli agenti in Val Susa nei file trafugati da Anonymous Italia.

    “A scoprirlo è stato il comitato hacker Anonymous, che, dopo aver girovagato nei meandri cybernetici del Tribunale di Roma e del Siulp, è approdata sul sito del Sap, il sindacato della polizia. E qui l'amara rivelazione: se vi sono così tanti agenti feriti negli scontri in Val di Susa è perché esiste un vero e proprio archivio di moduli di malattia precompilati.

    Anonymous, dopo aver reso pubblici, sul proprio blog, i dati di migliaia di agenti delle forze dell'ordine, ha sottratto infatti al sindacato ben noto ai No Tav centinaia di documenti. Tra questi, appunto, una documentazione riguardante le manifestazioni in Val di Susa che succedettero allo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena, avvenuto nell'estate del 2011. In particolare, gli scontri più feroci avvennero il 27 giugno e il 3 luglio e, proprio pochi giorni prima di tali date, il Sap aveva diffuso tra i reparti inviati nelle Valli dei documenti prestampati. In essi si trovavano querele di ferimenti riportati durante le manifestazioni che ancora sarebbero dovute accadere.

    Una volta superati quei giorni, i poliziotti dovevano consegnare a un legale di Torino, indicato sempre nei faldoni, le denunce, in modo tale da poter ufficializzar il tutto. Insomma, feriti prima ancora di recarsi alle manifestazioni, i poliziotti hanno potuto contare sull'aiuto certo non indifferente del sindacato, che magicamente li feriva in anticipo sulla carta. Il quale, ben intesi, è stato lo stesso che nel maxi processo contro i No Tav della Val di Susa si è costituito parte civile.”

    SCARICATE I FILES https://anonfiles.com/file/f1ce7cca5c360937ce667ef3acea6790


    #70632
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1369814922=Pier72Mars]
    http://www.disinformazione.it/ida_magli.htm

    Ida Magli: “I governanti ci vogliono uccidere”

    [/quote1369814922]
    Anche se la situazione è molto critica, non la vedo così nera come si descrive nell'articolo. La speranza non deve morire…dobbiamo continuare a vedere la luce. E' l'unica arma che abbiamo…


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

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