l’ italia in rovina

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  • #70802
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    comunque, [color=#0000cc]Buon Natale[/color]!


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    #70803

    Xeno
    Partecipante
    #70804

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12741

    DISCORSO DI FINE ANNO AL PRESIDENTE ILLEGITTIMO DELLA EX REPUBBLICA ITALIANA GIORGIO NAPOLITANO

    DI STEFANO DAVIDSON
    Signor Presidente (e già su quest’incipit ci sarebbe da discutere poiché come si può definire Presidente della Repubblica un eletto da un Parlamento illegittimo che a sua volta è stato eletto con un sistema di voto giudicato incostituzionale?) sono un cittadino italiano e in questa fine 2013, anno che, anche grazie a lei e al suo operato oramai sessantennale, può tranquillamente essere definito “anno horribilis” per il mio Paese, forse ancor più del 2012, vorrei io, membro della Nazione, parlare a lei. (Attenzione, l’aggettivo “mio” al posto di un “nostro”, relativamente al sostantivo Paese, l’ho usato di proposito poiché ho l’assoluta percezione che questa Nazione non abbia mai rappresentato la sua Patria, diversamente credo si sarebbe comportato in altra maniera durante tutta la sua vita, politica e non.).

    Le parole che le rivolgo a poche ore dal suo discorso di fine anno (sempre che non decidiate, lei e la sua combriccola, di non tenerlo, evitando così una quasi certa debacle di audience che potrebbe essere addirittura più significativa di quella dell’anno scorso), vorrebbero essere una sorta di suggerimento e, nonostante io non sappia cosa dirà al Paese, certo è che potrei mettere la mano sul fuoco che di quanto io dirò, lei non farà cenno nemmeno sotto tortura, ma sono un inguaribile sognatore e mi auguro una sua “redenzione”. Ovviamente quel che le dirò è pensiero assolutamente personale, e non mi permetto di coinvolgere chicchessia nella mia iniziativa, ma nonostante ciò, credo che molti potrebbero trovarlo consono ai sentimenti che provano nei suoi confronti, in quelli della maledetta classe politica che ci governa da anni e da lei però abbondantemente benedetta, e in quelli che hanno verso l’intero Parlamento, occupato illegittimamente da una “larga intesa” e da finti scissionisti che giocano a tenere il piede in due staffe, per provare ad essere dalla parte giusta quando sarà il momento (senza sapere che per loro la parte giusta potrà essere solo quella da cui provengono poiché nessun altra formazione presente in Parlamento con un numero di deputati degno per definirla tale accetterebbe questi giochi infantili e prevedibili atti solo a tentare di salvarsi il fondoschiena dall’immensa pedata che tra poco riceveranno dal Paese tutto).

    Per prima cosa ci terrei a sapere da lei perché a quasi novant’anni, considerato il momento storico e la sua specialità nel “voltagabbana professionistico”, non fa la cosa più sensata per salvare almeno parzialmente la faccia e farsi ricordare, non tanto per l’incalcolabile numero di azioni deprecabili commesse durante la sua carriera politica, giunte all’apoteosi con gli stupri di gruppo alla Carta Costituzionale (concertati con il resto del “branco” ma progettati nei particolari solo con i più spietati dei suoi compagni di merende: Mario Monti e Mario Draghi, nonostante la stessa Costituzione sia stata in parte scritta anche da lei visto che fece parte della Costituente. Come dire? Una sorta di padre che dà la figlia in pasto ai compari dopo essersela ripassata per bene!), quanto per essere il politico (mi spiace ma Presidente non posso chiamarla più, per me non lo è, a prescindere dal dispositivo e dalle motivazioni che la Consulta darà alla propria sentenza) che ha vuotato il sacco.

    Pensi che bello Napolitano, se lei avesse il coraggio di dire TUTTO, ma proprio tutto agli italiani. Perché non ci racconta la Storia esattamente come è andata, a partire magari dalle vere motivazioni per cui abbiamo accettato la “politica del rigore”, fallimentare già prima di essere messa in pratica, imposta da Berlino, o meglio della Bundesbank per salvarsi da una sicura bancarotta nel lungo periodo. Tanto lei sapeva perfettamente degli studi della Fondazione tedesca Stiftung Marktwirtschaft, presieduta dall'economista Bernd Raffelhüschen che nel 2011 sostenevano come per la Germania il quadro non fosse assolutamente allegro poiché la riforma fiscale, quella pensionistica (con generose integrazioni delle minime), l’aumento delle prestazioni sanitarie per alcune malattie tipiche della cosiddetta terza età (ad esempio l'Alzheimer), faranno esplodere nei prossimi anni il debito tedesco. Una cifra per tutte tratta dallo studio? Secondo il professore nel 2050 lo Stato tedesco e i länder dovranno spendere 1.360 miliardi di euro solo per le pensioni. Una cifra colossale, se si pensa che l'attuale debito pubblico della Germania (quello “esplicito”) è intorno ai 1.900 miliardi. Oltretutto Raffelhüschen in quello stesso studio aveva dichiarato che l’Italia sarebbe stato il Paese con il più basso incremento di spese per pensioni, sanità e assistenza per anziani. Inoltre sottolineava come il saldo primario italiano fosse molto incoraggiante. In questo senso, si legge nello studio, “l'Italia non solo precede chiaramente la “locomotiva” Germania, ma anche tutti gli altri stati dell'Euro a 12. E dunque l'Italia può contare, a lungo termine, su uno sviluppo positivo delle finanze pubbliche”. Nonostante ciò lei e i suoi compari decideste il “golpetto” pur di insediare Monti e aiutare i vostri amici tedeschi a salvarsi il fondoschiena grazie al massacro del mio Paese, della Grecia e del resto dei P.I.G.G.S.

    Vede Napolitano, se ci spiegasse senza nascondere nulla chi ha preteso che entrassimo nell’euro e i veri perché darebbe finalmente un senso alle domande che in tanti si fanno da tempo. Se ci illuminasse sul Trattato di Lisbona (con la sempre esistita “larghintesa” già all’opera: firma sul documento di Prodi e D’Alema, ratifica del tutto da parte del Governo di B.), se ci dicesse una buona volta perché il M.E.S. e il Fiscal Compact (definiti dall’esimio giurista Giuseppe Guarino “carta straccia”) sono stati ratificati senza chiedere nulla ai cittadini né, tantomeno, spiegandogli di cosa si trattasse, istruendo come al solito i vostri organi di disinformazione prezzolati attraverso il finanziamento pubblico a non farne parola (sempre che non sia per l’ovvia ragione che se dicevate qualcosa vi sarebbe scoppiata la bomba in mano!), forse gli italiani potrebbero capire e forse, addirittura difendersi.

    Napolitano, pensi, potrebbe addirittura spiegare le ragioni che portarono l’Italia (e tanti altri) a non esigere dalla Germania il pagamento dei danni di guerra provocati con il secondo conflitto mondiale da loro scatenato (come del resto il primo e come quello in atto “economicamente” in questi anni) che avrebbe causato l’ennesimo default dell’economia teutonica (terzo in un solo secolo!!!), mentre ora loro pretendono che tutti (Grecia compresa) vadano in default per salvare loro. Del resto essendo lei nel nostro Paese da ben trentasei anni il punto di riferimento per il Council for Foreign Relashionship degli Stati Uniti in Italia dovrebbe saperlo perfettamente (anche se io sinceramente fatico a capire come la Nazione che da sempre si dichiara l’anticomunista per eccellenza si possa essere affidata a un ex P.C.I per così tanto tempo, tra l’altro a prescindere che le loro Presidenze o il Parlamento fossero democratici o repubblicani. Forse perché loro, come tanti di noi, sapevano perfettamente che lei comunista non lo è mai stato, o meglio, lo è stato quando le conveniva esserlo (tipo alla fine della guerra, per confondersi con i partigiani e i repubblicani e così salvarsi la pellaccia), o come lo fu infatti nel 1956, all’indomani dell’invasione dei carri armati sovietici a Budapest quando, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti comunisti di primo piano lasciarono il P.C.I, mentre “l’Unità” definiva «teppisti» gli operai e gli studenti insorti, lei chino ai diktat di Mosca si profondeva in elogi ai sovietici. L’Unione Sovietica, infatti, secondo la sua visione, sempre molto vicina alla parola regime (sic! n.d.a.), sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la «pace nel mondo» un’affermazione degna di un cervello veramente disumanamente opportunista.

    Dev’essere stata una scena surreale sentirle pronunciare frasi come: “l’intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente abbia contribuito, oltre che ad impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo.” per chi magari fosse stato suo camerata nel 1942 quando lei entrò a far parte non di “un gruppo di giovani anti­fascisti” come scritto, ovviamente travisando i fatti, sulla sua biografia pubblicata dal Quirinale sul suo sito, ma del Guf (Gruppo universitario fascista’). Infatti, da documenti ben noti a chi la Storia la segue da tanto tempo, si evince non solo che lei collaborò attivamente alla rivista dal titolo “IX Maggio” parto del Guf stesso, ma che fu anche membro della giuria del convegno nazionale di critica cinematografica dei Guf, e che, non pago, si cimentò anche “in un esperimento di regia con la compagnia del Teatro Guf. La cosa interessante (anche se il termine adatto dovrebbe essere: disgustosa) per un ora sedicente nei siti ufficiali “giovane antifascista”, è che lei decise di entrare a far parte del Guf e di conseguenza appoggiare il “regime” (parola che mi dà l’idea lei ami moltissimo) dopo che erano passati già ben venti anni di dittatura, quando già erano state decise le leggi razziali, quando il patto di alleanza con Hitler e il successivo assurdo ingresso in guerra. Quindi, iniziare a frequentare il Guf nell’autunno 1942 tutto può essere fuorché una scelta antifascista caro lei (magari qualcuno si starà ancora chiedendo come mai poco fa ho usato il termine “voltagabbana professionistico”). E, nonostante ciò, poi lei ha anche il coraggio di mettersi la kippah e di andare a elemosinare consensi alla comunità ebraica o fare discorsi di un’ipocrisia disarmante nella giornata della memoria.

    Riguardo quindi il suo comunismo per convenienza (lei è sempre stato solo un fervente “convenientista”) basti ricordare come la definiva il suo caro amico Henry Kissinger ovvero “il mio comunista preferito” stigmatizzando in una battuta la sua inconsistenza ideologica. Per quanto mi riguarda ho paura (anzi, ne sono certo!) che dentro di lei l’onestà intellettuale ed ideologica latiti da un bel pezzo, sempre che sia esistita almeno per un parsec.

    Per tornare ai fatti d’Ungheria vorrei solo sottolineare, per chi non avesse seguito i fatti, come nel 2006 proprio dall’Ungheria arrivarono frasi del tipo “Napolitano non venga a Budapest. Con il Pci appoggiò i russi invasori” o ancora più eclatanti come le parole di Balasz Piri: “La comunità dei veterani del 1956 sente che quest’uomo non deve partecipare alle commemorazioni del ’56 ungherese. Chissà cosa direbbero quelli che sono stati impiccati in seguito alla repressione». Lei però, indossò la sua bella facciua di bronzo e ci andò lo stesso. Come suo costume poi rivoltò la frittata e, senza un minimo di vergogna, ebbe il coraggio di recitare queste parole sulla tomba di Imre Nagy: “Ho reso questo omaggio a nome dell’Italia, di tutta l’Italia, e nel ricordo di quanti governavano l’Italia nel 1956 e assunsero una posizione risoluta, a sostegno dell’insurrezione ungherese e contro l’intervento militare sovietico”. Lei, uomo senza dignità non ebbe il coraggio di fare nemmeno una dichiarazione sulle possibili responsabilità sue e dei suoi «compagni» di partito. Non solo, dalla sua bocca non uscì nemmeno l’abbozzo una richiesta di perdono alle vittime (forse 25.000), ma un’affermazione che dimostrava la sua camaleontica capacità di cambiar bandiera non appena cambia il vento con la quale definì il comunismo come «male assoluto».

    Vede Napolitano se lei ci spiegasse un po’ di cose su Moro, su Ustica, su Piazza Fontana, sull’Italicus, sull’Accademia dei Georgofili, sulla Banca Nazionale dell’Agricoltura, dicendo veramente TUTTO quello che sa, magari qualche famiglia riuscirebbe a trovare un po’ di pace. Così come se facesse un po’ il punto della situazione MPS. Se ci facesse ascoltare un inaspettata ma assolutamente integra copia delle intercettazioni delle sue telefonate con Mancino, che tanto interessano i magistrati che indagano sui rapporti Stato mafia, in tanti si tranquillizzerebbero o si preoccuperebbero (a seconda dei casi).

    Napolitano, perché non ci spiega per bene il motivo per cui quando lei nel 1997 era Ministro dell’Interno e Carmine Schiavone svelò quanto succedeva e come succedeva in quella conosciuta come la “terra dei fuochi” grazie alla camorra, lei e lo Stato tutto non faceste assolutamente NULLA?

    Tra l’altro lei, Napolitano è napoletano, di conseguenza campano, quindi non è intervenuto pur sapendo che ciò che stavano confessandole accadeva a pochi passi da casa sua e metteva a repentaglio la vita di suoi corregionali?

    Capisce perché all’inizio ho detto che non credo che lei si senta italiano? Perché a mio avviso lei non si sente neppure campano o napoletano. Lei per sua sfortuna si sente lei e basta e il suo immenso Ego, pari forse solo a quello di Monti o di tanti dittatori visti all’opera sul pianeta, le impedisce qualunque tipo di emozione, sensazione, percezione o sentimento. Già perché se lei fosse davvero il Presidente della Repubblica italiana e fosse un “uomo”, forse tanto di quanto è accaduto, compresi i suicidi (dei quali a un certo punto avete dovuto far dar notizia visto il numero impressionante), forse si sarebbe potuto evitare.

    Tornando comunque alle mie proposte per salvarle se non l’anima almeno il nome: perché per esempio non ci svela quello che le hanno detto (anche se ovviamente non sarà tutto) Christine Lagarde del FMI e tutti gli amici del suo protetto varesino Monti, da Goldman Sachs a JP Morgan e compagnia bella.

    Napolitano, lei fa parte della vita politica italiana dal 1953, lei è un superstite della Prima Repubblica (e anche questa cosa avrebbe dovuto far pensare già ai tempi della sua prima elezione. Infatti da sempre mi chiedo: perché eleggere Presidente un rappresentante di ciò che era icona del male, della corruzione, del clientelismo più sfacciato etc…etc…? Difficile trovare una risposta, a meno che in fondo, come io sostengo, non fosse cambiato nulla. Semplicemente si era cominciato a usare nuovi linguaggi per continuare a fregare i cittadini italiani (notoriamente molto bravi a imbottirsi il cervello con il pensiero di altri che poi credono sia frutto delle proprie elucubrazioni), che grazie al rimbambimento televisivo, anzi mediatico in generale, attuato da B. e poi, ovviamente, anche dagli altri, ha perso completamente ogni riferimento per stabilire quel che è vero o falso. Sarebbe come se ora, deposto il Parlamento illegittimo, si andasse a nuove elezioni e il Movimento 5 Stelle uscito vincitore a mani basse (come tra l’altro Merryl Lynch prevede per le prossime eventuali elezioni), dopo le dovute dimissioni del Presidente Illegittimo (lei) accettasse che al Quirinale salissero D’Alema o, addirittura B… le pare possibile?

    Vede Napolitano lei non se ne rende conto, ma in questo momento è in una condizione ottimale per fare quanto le chiedo, poiché qualunque cosa avesse voglia di dire al massimo potrebbe provocare la sua morte, che del resto si sta già comunque provocando da sola per questioni anagrafiche. E allora non è meglio liberarsi di tutta l’immondizia che la “farcisce” da decenni ed essere ricordato come “il martire” piuttosto che come “il traditore”?

    Oltretutto così facendo eviterebbe la sempre più probabile richiesta di impeachement nei suoi confronti, che ovviamente è più che fondata e che, salvo un miracolo firmato “burattinai internazionali”, la porterà ad essere il primo presidente della Storia d’Italia ad essere dismesso, un bel ricordo da lasciare ai nipotini, non c’è che dire. Certo gli lascerà anche tanti, tanti soldini e case e chissà cosa… ma sarà tutto così sporco e, tra l’altro, non è detto che se lei e i suoi scagnozzi doveste continuare così non riusciate a far diventare davvero gli italiani dei rivoluzionari (incredibile dictu) e, a quel punto, chissà dove finirebbero case, soldini, nipotini e chissà cosa.

    Vede Napolitano, se lei confessasse, se mettesse il popolo in condizione di sapere, molto probabilmente non solo verrebbe parzialmente riabilitato, ma avrebbe sessanta milioni di alleati contro chi a quel punto le vorrebbe male, mica roba da poco.

    Questa è solo una minima parte di quanto avrei da dire, ma per il momento mi fermo qui, mi pare che basti.

    Solitamente a questo punto bisognerebbe che le facessi gli auguri di rito, il classico “Buona Fine e Buon inizio” ma il Buon Inizio visto quanto ha fatto da quando è in vita non mi sento proprio di augurarglielo, però un sincero augurio di Buona Fine non glielo nego di certo.

    Stefano Davidson

    31.12.2013


    #70801
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Il Patto di stabilità interno delle Regioni e degli enti locali, però, mette fortemente a rischio
    la spesa di queste risorse fondamentali per rilanciare l’economia nazionale
    ÿ Esiste infatti un’evidente incompatibilità tra gli obiettivi di spesa fissati per i fondi UE e
    FSC e l’irrigidimento dei vincoli di finanza pubblica determinato dalla Legge di stabilità
    (4,5 miliardi di euro di irrigidimento del Patto nel triennio 2014-2016 per le Regioni).
    ÿ Per riuscire a spendere i fondi europei e FSC (NB: solo quelli 2007-2013), alcune regioni
    dovrebbero sospendere ogni altro tipo di spesa (stipendi, TPL,…) nel biennio 2014-2015..
    http://www.ance.it/docs/docDownload.aspx?id=15871


    #70805
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    un po di sano populismo

    Far ripartire l'Italia, senza credito bancario, è una missione impossibile
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/17037
    Di diverso avviso Confindustria, il cui Centro studi ieri ha sostenuto tra l’altro che le condizioni per il credito “sono divenute ancora più strette”. Perfino l’Istat, nel suo primo Rapporto sulla competitività dei settori produttivi presentato ieri, scrive che “le condizioni per il credito sono divenute ancora più strette, per i timori delle banche riguardo alla solvibilità della clientela, timori che tendono ad autoavverarsi proprio per la riduzione della liquidità”.

    http://www.fanpage.it/crisi-d-impresa-e-banche/
    Nella crisi d'impresa, il ruolo delle banche è spesso determinante. Per le imprese debitrici gli Istituti dimostrano spesso una grande solerzia nel richiedere la chiusura degli affidamenti ed il rientro di quanto concesso in credito. Nel caso invece di imprese creditrici (a fronte di analisi di documenti da cui emergono indebite trattenute bancarie) la medesima solerzia è notoriamente meno marcata. In definitiva è possibile individuare profili di responsabilità degli Istituti che possono dover risarcire le imprese, con un riequlibrio finanziario per l'impresa

    continua su: http://www.fanpage.it/crisi-d-impresa-e-banche/#ixzz2pFfIBxWm
    http://www.fanpage.it
    Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Napoli “Federico II”, docente a contratto di “Economia ed Organizzazione Aziendale” presso l’Ateneo federiciano (anni 2003-2010), giornalista pubblicista e formatore, Leonardo Lasala si è sempre occupato di small business innovative, ed in particolare di modelli di sviluppo in rete.
    Leonardo Lasala

    L'economia reale, quella della produzione di beni e servizi, è in declino in quasi tutta Europa, come sottolinea il giornalista del “Sole24Ore” Gianni Dragoni nel suo ultimo libro “Banchieri e compari” edito da Chiarelettere. Secondo l'autore, di fronte a tale dramma, i governi hanno invece pensato di salvare le banche: la Bce ha effettuato 270 miliardi di prestiti a buon mercato alle banche italiane più di un quarto del totale distribuito in Europa, ma questo denaro non è stato rimesso in circolo per finanziare le imprese e la produzione. Così il debito pubblico ha continuato ad alzare inesorabilmente il proprio livello portando l'Italia alla situazione economica attuale.
    video http://www.economia.rai.it/articoli/banchieri-e-compari-il-ruolo-delle-banche-nella-crisi/19813/default.aspx

    “Il problema dell’accesso al credito delle aziende italiane è una costante del difficile rapporto banche-imprese, esisteva anche molto prima della crisi – fa notare Andrea Cafà, figura di vertice della Confederazione CIFA – ed oggi dobbiamo confrontarci con una drammatica incapacità delle banche, nessuna esclusa, di sostenere le aziende, quelle che hanno bisogno di liquidità per sopravvivere, e quelle che hanno bisogno di capitali per investire e crescere. Occorre rompere con il passato, il management dei banchieri deve imparare in fretta il mestiere di sostenere gli imprenditori capaci e meritevoli, e deve trasferire al sistema imprenditoriale una rinnovata sensibilità di concedere credito considerando le garanzie patrimoniali uno dei tanti aspetti per valutare il merito creditizio.”
    http://www.cifaitalia.it/accesso-al-credito-dimpresa-e-crisi-economica-cafa-cifa-quale-sostegno-concreto-dalle-banche.html

    http://www.com-tur.com/cms/images/stories/Novembre-2013/BANCA-IMPRESE/volume_Banche%20e%20PMI.PDF
    Nel caso di una banca ciò si traduce
    nella consapevolezza che si possono impegnare le energie di migliaia di persone
    al fine di rendere più moderno il sistema finanziario e con esso il tessuto
    imprenditoriale, se tale sforzo trova completa realizzazione all’interno di quello
    che possiamo per comodità definire interesse generale.
    Se poggerà più saldamente su queste basi la “nuova banca” che uscirà dalla
    crisi rappresenterà un salto evolutivo di qualità.
    Se lo stesso faranno tutti gli altri soggetti che, chi più chi meno, sono a vario
    titolo coinvolti dalla odierna tempesta abbiamo una speranza che ciò che stiamo
    vivendo oggi rimanga un “vecchio ricordo del passato”.
    Altrimenti, superata questa, prepariamoci alla crisi prossima ventura.

    http://www.unionesarda.it/articoli/articolo/313382
    Mario Breglia, direttore di Scenari Immobiliari, Istituto di Studi e ricerche specializzato sul mercato immobiliare, sul settore edilizio, infrastrutture e sulle nuove tecniche di finanziamento, lo dice chiaro e tondo: poco cambierà fino a quando le banche non torneranno a prestare i soldi. Anche la conclusione a cui arriva Paolo Mattana, docente di economia all’Università di Cagliari è sulla stessa linea: “Il ruolo delle banche è importante A loro di liquidità se ne dà tanta ma alle famiglie e alle imprese ne arriva poca. Gli Istituti di credito non si fidano gli uni degli altri e temendo un avvitamento della recessione limitano l’accesso dell’economia reale alla liquidità di cui si ha bisogno”. Non prestano soldi né alle famiglie e né alle imprese.


    #70806
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    https://www.facebook.com/brig.zero

    #70807

    Anonimo

    http://www.ilcambiamento.it/crisi/soldi_sprecati_rubati_dove_la_crisi.html

    Soldi sprecati, rubati e inutilizzati, dov'è la crisi?
    In Italia tanti lamentano una povertà a livelli da terzo mondo eppure sono vari i segnali che indicano che la morte per fame di milioni di italiani non è prossima.

    di Paolo Ermani – 4 Gennaio 2014

    In Italia tanti lamentano una povertà a livelli da terzo mondo eppure sono vari i segnali che indicano che la morte per fame di milioni di italiani non è prossima.
    Il lamento maggiore è che non ci sono più soldi, la qual cosa potrebbe anche essere un bene visto come normalmente vengono utilizzati. Ma ammettendo che i soldi adesso non ci siano più o comunque ne girino di meno, facciamoci una domanda: quando i soldi c’erano come sono stati utilizzati?
    È illuminante da questo punto di vista citare un recente film del regista Daniele Ciprì intitolato È stato il figlio che fornisce un panorama eloquente di come gli italiani, da nord a sud, abbiano utilizzato i propri soldi negli ultimi decenni.
    Il film descrive una storia realmente accaduta negli anni '70 a una famiglia “povera” del Sud Italia, una famiglia cioè che tira a campare e alla quale improvvisamente in seguito all’uccisione incidentale di una figlia per mano della mafia, arriva un risarcimento di vari milioni delle allora lire. Come decide di utilizzare i soldi il capofamiglia? Comprando una Mercedes fiammante per dimostrare a tutti finalmente che loro ce l’hanno fatta.
    Quante montagne di soldi hanno buttato gli italiani inseguendo il mito dell’automobile nuova da mostrare ad amici e parenti? Tanti piccoli Fantozzi che hanno raggiunto il grande risultato di fare diventare il nostro paese un immenso garage e fargli raggiungere l’invidiabile posizione numero due al mondo per numero di automobili ogni mille abitanti. E poi è entrato in scena l’altro grande protagonista del nostro tempo: il mutuo per la casa. Scusa valida a se stessi e al mondo per incatenarsi a una vita fatta di sacrifici, routine, lavori mediocri, miti pretese. Argomento perenne che assieme al “tengo famiglia” è l’architrave della sofferenza autoimpostasi di milioni di persone. Grazie anche ai mutui abbiamo cementificato ogni angolo del paese per soddisfare un singolare bisogno di sicurezza laddove la percentuale di case di proprietà è fra le più alte in Europa con oltre il 70%.
    E chi ha arricchito a dismisura Berlusconi e i vari magnati d’Italia guardando le sue televisioni e comprando i loro prodotti superflui e/o inutili?
    Veniamo ai commercianti. Qualcuno ha mai sentito dire a un commerciante che gli affari vanno a gonfie vele? Io mai. Eppure in tempi di vacche grasse hanno guadagnato assai, sperperato in ogni modo, comprando e spendendo a più non posso: case, Suv e macchine di ogni tipo, vacanze in giro per il mondo, vestiti di marca, acquisti folli, investimenti sballati ecc.
    Questi soldi non si potevano utilizzare meglio o risparmiare anche in previsione dei cosiddetti periodi di vacche magre?
    E adesso si ha pure il coraggio di dire che non ci sono più soldi? Dopo tutto quello che si è sperperato?
    Ma in fondo è lo stesso sistema della pazzia economica che induce a spendere, altrimenti l’economia non cresce; peccato che poi quando il sistema va inevitabilmente in crisi non si sa come fare per continuare a spendere come e più di prima.
    Si pensava forse che fosse Natale tutto l’anno per sempre? Chi aveva i soldi in passato, tanti o pochi che fossero, e li ha utilizzati in maniera direi alquanto discutibile, ritengo che oggi non possa lamentarsi, quindi in teoria ben pochi sarebbero autorizzati a farlo.
    Quando non si vedranno più esempi come l’acquisto di insalata lavata in busta di plastica a 15 euro al chilo o quando la moda diminuirà le vendite del 90% e centinaia di altri esempi simili, inizierò a credere che forse siamo in crisi. Fino al momento in cui gli acquisti fatti senza alcuna razionalità e senso avranno il sopravvento, parlare di crisi mi sembra decisamente fuori luogo.
    In questa sagra del lamento si distinguono le istituzioni pubbliche, campioni assoluti del pianto e che dicono ovviamente che soldi in cassa non ce ne sono. Lo dicevano comunque anche prima ma adesso hanno una scusa pronta all’uso: c’è la crisi. Soldi non ce ne sono nello Stato, in qualsiasi istituzione, nelle Regioni, nelle Provincie e nei Comuni di ogni grandezza e latitudine.
    Peccato però che non passi giorno dove in queste stesse istituzioni altre montagne di soldi vengano rubati, sprecati o non utilizzati. Scandali, corruzioni e ruberie a non finire, cantieri, cattedrali nel deserto ovunque con costi che lievitano ogni giorno di più, archistar pagate a peso d’oro per opere vergognose da ogni punto di vista estetico ed economico, affitti stratosferici pagati ai privati quando ci sono strutture pubbliche inutilizzate, sprechi di qualsiasi materiale, energia, lavoro, da nord a sud senza grosse differenze e con qualche macroscopica problematica come gli eserciti di dipendenti pubblici pagati per non fare letteralmente nulla o per misurare i metri di neve in Sicilia o mille alte diavolerie inventate solo per spillare soldi alla collettività e quindi anche a se stessi.
    E le amministrazioni pubbliche oggi si svendono tutto (e spesso li beccano con le mani nella marmellata subito dopo che hanno parlato di tagli e sacrifici) con la scusa della crisi ma poi ben poche di queste amministrazioni approntano programmi di lotta senza quartiere allo spreco e quindi risultano del tutto non credibili in quello che dicono, per quanto falsamente possano piangere miseria.
    Che dire poi dei soldi dell’Unione Europea che non vengono utilizzati e ritornano indietro, spesso per colpa della stessa burocrazia che avendo appunto eserciti di servitori, rende gli interventi difficili da realizzare.
    Alla luce di questi fatti sotto gli occhi di tutti quotidianamente, il ragionamento è assai semplice, direi matematico: come si fa ad affermare che non ci sono soldi quando questi vengono sistematicamente sprecati, rubati o inutilizzati?
    Soldi ce ne sono, e pure tanti, ma gli italiani, sia nel loro privato che nelle loro istituzioni, hanno deliberatamente deciso, senza che nessuno gli puntasse una pistola alla tempia, che i soldi dovevano e devono essere utilizzati sempre nel peggiori dei modi.
    Prima di dire che siamo alla fame si facciano i conti in tasca davvero agli italiani e si chieda loro quanto hanno speso per farci diventare il paese/garage di cui sopra, quanto cibo commestibile buttano, quanti soldi vanno nelle slot machine e in giochi d’azzardo, quante decine di cellulari hanno collezionato in questi anni e quante comunicazioni inutili che costano si fanno attraverso gli stessi, quanti quintali di vestiti “alla moda” giacciono inutilizzati nei loro armadi, quanta energia è quotidianamente sprecata e pagata per non avere voluto mai pensare a come risparmiare una delle spese più alte nell’abitazione e così via in un elenco assai lungo.
    Tutta questa lamentela, questo modo di agire distorto e insensato non cambierà di un millimetro la situazione perché qualora la crisi finisse, e speriamo invece che si aggravi così forse per davvero saremo costretti a non sprecare, si riprenderebbe tutto come prima e paesi che in teoria non sono in crisi come la Germania sono lì a dimostrarlo dove la corsa all’acquisto e quindi allo spreco è più sfrenata che mai, basta farci un giretto proprio in questi giorni di orgia natalizia.
    Altro che crisi economica: spreco, opportunismo, ladrocinio, ipocrisia, tutto ciò deve essere messo in discussione e rifiutato alla radice, solo allora inizierà l’uscita dalla vera crisi che è quella ben più grave dei valori e della perdita di senso.


    #70808

    Xeno
    Partecipante

    Sono d'accordo in linea generale sull'articolo e sugli sprechi fatti dagli italiani non ci piove,ma non sono daccordo quando dice:

    Soldi ce ne sono, e pure tanti

    difatti non è vero per il fatto che è risaputo in primis che le banche non danno + credito da un pezzo ed i risparmi fatti dagli italiani nel passato si stanno esaurendo.-tra parentesi l'articolo dice inoltre che gli italiani dovevano risparmiare,il chè è anche questo falso perchè lo hanno fatto.-
    In secondis non si parlerebbe ultimamente di possibile QE (quantitative easing)da parte di Draghi se ci fosse liquidità —> http://it.finance.yahoo.com/notizie/mr-draghi-pronto-qe-europeo-160000867.html
    Stavolta però Mr.Draghi dovrebbe stare attento che vadano nell'economia reale invece di fermarsi alle banche per sistemare i loro affari (sporchi?)

    Giusto per mettere i puntini sulle i


    #70809
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [quote1389109036=Xeno]
    Sono d'accordo in linea generale sull'articolo e sugli sprechi fatti dagli italiani non ci piove,ma non sono daccordo quando dice:

    Soldi ce ne sono, e pure tanti

    difatti non è vero per il fatto che è risaputo in primis che le banche non danno + credito da un pezzo ed i risparmi fatti dagli italiani nel passato si stanno esaurendo.-tra parentesi l'articolo dice inoltre che gli italiani dovevano risparmiare,il chè è anche questo falso perchè lo hanno fatto.-
    In secondis non si parlerebbe ultimamente di possibile QE (quantitative easing)da parte di Draghi se ci fosse liquidità —> http://it.finance.yahoo.com/notizie/mr-draghi-pronto-qe-europeo-160000867.html
    Stavolta però Mr.Draghi dovrebbe stare attento che vadano nell'economia reale invece di fermarsi alle banche per sistemare i loro affari (sporchi?)

    Giusto per mettere i puntini sulle i
    [/quote1389109036]
    e questa mania di consumismo è uno strumento sfruttato e incentivato in tutti i modi, perchè ??


    #70810
    brig.zero
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