l’ italia in rovina

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Questo argomento contiene 3,614 risposte, ha 101 partecipanti, ed è stato aggiornato da prixi prixi 3 anni, 9 mesi fa.

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    Articoli
  • #67801

    marì
    Bloccato

    [quote1241537410=Richard]
    per non “sformare” la videata ragazzi quando prendete il codice dei video da inserire controllate che nel parametro
    width=”xxx”
    non si superino diciamo i 450 pixel, quindi se il valore è superiore correggetelo con 450, grazie 😉
    [/quote1241537410]

    Cosi va bene Richard?

    [link=hyperlink url][youtube=450,340]js8m-UdG21I[/link]

    🙂


    #67802

    ezechiele
    Partecipante

    ECOMAFIA: sparita montagna di VELENI….

    ECOMAFIA: SPARITA MONTAGNA DI VELENI. 20 MLD FATTURATO
    ROMA – Rifiuti S.p.a. da record. Campania in testa. La denuncia è contenuta nel rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, presentato a Roma. “La montagna di scarti speciali spariti nel nulla secondo l' ultimo censimento disponibile – si legge nel rapporto – è la più alta di sempre: 3.100 metri con una base di tre ettari per un giro d'affari che raggiunge circa 7 miliardi di euro con un incremento significativo rispetto al 2007, quando i trafficanti si erano spartiti circa 4 miliardi e mezzo”. E Sono 31 i milioni di tonnellate di rifiuti industriali “di cui è certa la produzione ma ignota la destinazione finale”. In vetta alla classifica dell'illegalità in questo settore si piazza saldamente la Campania con 573 infrazioni accertate (il 14,7% sul totale nazionale) e ben 63 arresti nel corso dell' ultimo anno. Sempre in Al secondo posto si piazza la Puglia con 355 infrazioni accertate, 416 denunce, 271 sequestri, e 15 arresti. Al terzo posto la Calabria (293 infrazioni, 238 denunce, 567 sequestri), seguita dal Lazio con 291 reati, 358 denunce, 172 sequestri e 11 arresti. Il Piemonte è diventata la prima regione del Nord per numero di reati accertati, incidendo per il 6,5% sul totale nazionale. A livello nazionale, i reati commessi sul fronte rifiuti, nel 2008 sono stati 3.911, quasi il 38% dei quali nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa; sono state denunciate 4.591 persone e sono stati effettuati 2.406 sequestri e 137 persone sono finite in manette.

    BUSINESS SENZA CRISI, 20,5MLD
    ROMA – Un business di 20,5 miliardi di euro per 25.776 ecoreati accertati. In Italia l'Ecomafia non conosce crisi. Sono 31 i milioni di tonnellate di rifiuti speciali, come una montagna alta 3.100 metri, quasi quanto l'Etna, spariti nel nulla; 28 mila nuove case abusive e 258 i clan censiti. Crescono le aggressioni al patrimonio culturale, il racket degli animali (giro d'affari da 3 mld) e le agromafie; aumentano le rotte dei traffici internazionali dei rifiuti ma cresce la capacita' di contrasto delle Forze dell'ordine: salgono gli arresti (+13,3%) e i sequestri (+6,6%). Questa la fotografia scattata da Legambiente nel rapporto annuale Ecomafia 2009 presentato questa mattina a Roma. E il 2008 – secondo il rapporto – e' l'anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, ben 25, con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro. Sul fronte del numero degli ecoreati si registra una diminuzione (dai 30.124 del 2007 ai 25.766 del 2008), a causa, spiega il rapporto ''soprattutto della tendenza a concentrare le attivita' investigative sui reati di maggiore gravita'''. La Campania e' in testa con 3.907 (15,2% sul totale) seguita da Calabria (3.336) e Sicilia (2.788). ''Il fatturato totale dell'ecomafia – ha detto il responsabile dell'Osservatorio Ambiente e legalita' di Legambiente, Sebastiano Venneri – non e' mai stato cosi' alto ed e' cresciuto a livelli record proprio nell'anno piu' nero per l'economia mondiale''.

    TORNA ABUSIVISMO,28 MILA NUOVE UNITA'
    ROMA – Dopo anni di costante flessione, nel corso del 2008, in tutta Italia l'abusivismo sembra aver rialzato la testa con 28 mila nuove unita' (dati Cresme). Stabile e solida al primo posto la Campania anche per quanto riguarda il ciclo illegale del cemento (oltre che dei rifiuti): 1.267 infrazioni accertate, 1.685 persone denunciate e 625 sequestri. Lo afferma Legambiente nel rapporto Ecomafia 2009 presentato a Roma. ''Il cemento – si legge nel rapporto – e' il luogo ideale per riciclare i proventi dalle attivita' criminose e nel caso campano si tratta di proventi ingenti che si traducono in interi quartieri abusivi. Basti pensare che il 67% dei comuni campani sciolti per infiltrazione mafiosa, dal 1991 a oggi, lo sono stati proprio per abusivismo edilizio''. E l'abusivismo non risparmia neppure le localita' di pregio, a cominciare dalle costiere (amalfitana e cilentana) e dall'area dei templi di Paestum, come a Ischia. Stabile al secondo posto, nella classifica del cemento illegale, e' la Calabria con 900 infrazioni, 923 persone denunciate e 319 sequestri. Continua la scalata del Lazio, che quest'anno si colloca al terzo posto nella classifica del cemento illegale, superando la Sicilia. Sono quasi raddoppiate in un anno le persone denunciate e cosi' pure i sequestri.

    NAPOLITANO, RAPPORTO PREZIOSO
    ROMA – Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della presentazione del ''Rapporto Ecomafia'' per il 2009 e della seconda edizione della campagna itinerante per le Regioni d'Italia intitolata ''No Ecomafia Tour'', ha inviato al Presidente Nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, un messaggio di vivo apprezzamento per l'iniziativa: ''Il Rapporto rappresenta un prezioso strumento di approfondimento dei fenomeni della criminalita' ambientale, evidenziando la capacita' di penetrazione delle organizzazioni delinquenziali nei settori cruciali dell'economia collegati all'ambiente, con modalita' sempre piu' articolate e subdole, nonche' fornendo un'ampia e dettagliata conoscenza dei costi di tale illegalita'. Constato con soddisfazione che il quadro dei risultati delle attivita' di prevenzione e repressione evidenzia un crescente coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali impegnati nella tutela delle risorse ambientali, nonche' la valenza di nuove e piu' incisive strategie di indagine e di intervento che consentono di rilevare la presenza nel sottosuolo delle immissioni dei diversi elementi inquinanti''. Lo rende noto un comunicato del Quirinale.

    fonte ansa:

    http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_959056107.html

    OOOPPPPS… mi e' venuto in mente Ken… ciao Ken…. :bay:


    #67803

    ezechiele
    Partecipante

    mi serve un antiemetico, c'e' bondi che sproloquia a ballarò…

    floris chiede “cosa c'e' di pubblico e cosa di privato?” … e lui “di privato c'e' un amore che si rasforma in dolore e di fornte a questa situazione il pubblico dovrebbe farsi da parte….”

    ma con tutto quel popo' di capoccia 1 kb di rom non la tiene? …. proprio vero che ognuno ricorda solo ciò che gli comoda….


    #67804

    eroinelvento
    Partecipante

    Corriere della Sera, 14 novembre 1974

    Cos'è questo golpe? Io so

    di Pier Paolo Pasolini

    Io so.
    Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
    Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
    Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
    Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
    Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
    Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
    Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
    Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
    Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
    Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

    Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
    Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.

    Tale verità – lo si sente con assoluta precisione – sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del “Corriere della Sera”, del 1° novembre 1974.
    Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
    Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
    A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
    Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
    Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi – proprio per il modo in cui è fatto – dalla possibilità di avere prove ed indizi.
    Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
    Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
    Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
    All'intellettuale – profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana – si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
    Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al “tradimento dei chierici” è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
    Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
    È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
    Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario – in un compatto “insieme” di dirigenti, base e votanti – e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un “Paese separato”, un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel “compromesso”, realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: “compromesso” che sarebbe però in realtà una “alleanza” tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
    Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
    La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
    Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
    Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
    Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato – puramente morale e ideologico – ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
    Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno – come probabilmente hanno – prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono – a differenza di quanto farebbe un intellettuale – verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
    L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
    Lo so bene che non è il caso – in questo particolare momento della storia italiana – di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che – quando può e come può – l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
    Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
    E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi “formali” della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
    Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico – non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento – deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
    Probabilmente – se il potere americano lo consentirà – magari decidendo “diplomaticamente” di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon – questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

    Corriere della Sera, 14 novembre 1974

    Cos'è questo golpe? Io so

    di Pier Paolo Pasolini


    #67805
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    Quanta tristezza… Voglio andarmene via.


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #67806

    cenereo
    Bloccato

    [quote1241672859=psychok9]
    Quanta tristezza… Voglio andarmene via.
    [/quote1241672859]
    Essere al centro vuol dire anche non essere reattivo all'ambiente…
    me l'ha detto un monaco buddista che passava di qua ieri…


    #67807

    marì
    Bloccato

    FIAT: SCAJOLA, FONDAMENTALE CENTRALITA' FABBRICHE ITALIA

    ROMA – La centralità delle fabbriche italiane, nell'ambito dell'accordo tra Fiat e Chrysler e delle trattative per la Opel, “è fondamentale”. Lo scrive il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola in una lettera al presidente della Fiat Luca di Montezemolo e all'amministratore delegato Sergio Marchionne. Nella lettera, Scajola preannuncia anche un incontro, presenti i sindacati, per discutere le prospettive dell'azienda in Italia.

    “L'accordo raggiunto dalla Fiat con la Chrysler – scrive Scajola – ha costituito per l'economia del nostro Paese un fatto di grande rilievo: una nuova prospettiva di sviluppo, maturata nel pieno della crisi del settore, fa emergere i valori dell'industria italiana come poche volte era accaduto in passato. Il Governo ha tempestivamente supportato la domanda del settore, in linea con gli altri Paesi, assicurando al contempo una evoluzione in senso ecologico coerente con gli interventi per una mobilità sostenibile. Gli ultimi dati sull'andamento delle vendite confermano che l'obiettivo di non penalizzare i nostri produttori è stato raggiunto, anche grazie ai risultati dell'innovazione di cui Fiat è stata capace”. Ora, prosegue Scajola, “fondamentale sarà il permanere della centralità del sistema produttivo italiano in un progetto che possa continuare ad essere sostenuto dal sistema degli incentivi pubblici disponibili per lo sviluppo economico e produttivo del nostro Paese. Nella certezza che l'eccellenza degli stabilimenti italiani continui ad essere assicurata, anche in un contesto di globalizzazione della produzione, mi attiverò dunque per programmare un incontro a breve termine, anche alla presenza delle organizzazioni sindacali, al fine di condividere il contributo che il Governo potrà continuare ad offrire”.

    STAMPA TEDESCA, IN PIANO CHIUSURA DI DUE IMPIANTI ITALIANI
    Il piano che la Fiat ha presentato lunedì scorso al governo tedesco per un'eventuale unione con la Opel prevede la chiusura di alcuni impianti in Europa, inclusi due in Italia, uno al Sud e uno al Nord. Lo scrive oggi il quotidiano tedesco Handelsblatt nella sua edizione online.

    Le informazioni, scrive il giornale – che cita fonti vicine ai negoziati – sono contenute nel documento presentato dall'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne al ministro dell'Economia tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu), dal titolo 'Project Phoenix'. Questo piano, scrive il quotidiano, è datato 'maggio 2009'. Non si tratterebbe quindi del piano intitolato 'Project Football', del mese scorso, che questa settimana era stato attribuito alla Fiat dal quotidiano Faz e che il Lingotto aveva smentito. Il documento 'Project Football', secondo la Faz, prevedeva la chiusura di 10 impianti in Europa, inclusi quelli di Pomigliano e Termini Imerese. L'articolo pubblicato online dall'Handelsblatt non fa i nomi dei due impianti italiani che verrebbero chiusi, ma sottolinea – sempre citando il piano – che la Fiat vuole entrare anche in Gm Sud America e Gm Sud Africa, oltre che in Gm Europa.

    Nessun commento da parte della Fiat alle indiscrezioni del quotidiano tedesco Handelsblatt che, nell'edizione online, sostiene che il piano presentato dalla Fiat al Governo tedesco prevede la chiusura di due impianti in Italia.

    BERLINO – Il governo tedesco sta preparando un piano d'emergenza per la Opel contro un'eventuale insolvenza della casa madre Americana General Motors (Gm). Lo scrive oggi il quotidiano Financial Times Deutschland nella sua edizione online. Stanno lavorando al piano, che prevede anche “aiuti di breve periodo” sotto forma di iniezioni di “liquidità”, il ministro dell'Economia Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu) in collaborazione con la cancelleria e il ministero delle Finanze, scrive l'Ftd attribuendo l'indiscrezione a fonti governative.

    fonte
    http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_959887287.html

    Dite ch'e' stona questo video?

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]xlJCeShNz6U[/link]

    #fisc


    #67808

    eroinelvento
    Partecipante

    Saluti da Patavium, vuestra guerrillera EtefaN vi invita a leer el articulo que sigue y buena PAZ a todos lo que la creen aùn posible en nuestro paìs!

    #sang
    Veneto: Ovvero lo scudo spaziale in Italia
    Sembra che Padova sia perfetta per guardare il cielo. Lo fece Galileo, con sete di scienza, lo fa oggi l'Esercito, con mire difensive e – incidentalmente, ma non troppo – con la conseguenza di generare appalti per miliardi di euro nell'industria militare. Missili, satelliti, batterie montate su camion, radar: la difesa aerea di gran parte d'Italia è diretta dalla “Brigata Artiglieria Controaerei” che, dal comando di via Altinate (padova), coordina uomini e mezzi in Veneto, Friuli ed Emilia.

    Un Settore che presto avrà un grande sviluppo: è prevista entro l'anno la consegna alla Brigata dei nuovi apparati antimissile chiamati Samp-T.

    Si tratta di sei sistemi di lancio semoventi, montati su camion Fiat-Iveco, dotati di 288 missili francesi Aster, capaci di abbattere un aereo a cento chilometri di distanza e un missile a venticinque.

    Le batterie verranno dislocate nei reggimenti con sede a Rovigo, Mantova, Bologna e Sabaudia (Latina): Padova resta il cuore di questo sistema, che per i prossimi anni prevede anche l'acquisto di missili capaci di abbattere missili a testata nucleare in un raggio di 600 chilometri.

    È lo Scudo Spaziale chiamato Meads (Medium Extended Air Defense System) che l'Italia ha sviluppato insieme a Stati Uniti e Germania.

    Batterie che verranno puntate verso la Russia, in una rete difensiva che avrà i suoi nodi a Padova, a Roma e a bordo del satellite Sicral-1B, lanciato la scorsa settimana da un poligono nel Pacifico e progettato per permettere le comunicazioni militari italiane e con gli alleati in ogni parte del mondo.

    Ma ciò che più colpisce è il prezzo di questi programmi militari che l'Italia sta portando avanti senza troppo clamore.
    Dalle cifre delle Commissioni Difesa di Camera e Senato, risulta che il sistema di missili terra-aria Samp-T costa allo Stato italiano un miliardo e 30 milioni, i missili anti missile del Meads 595 milioni, mentre per il satellite Sicral-1B (il secondo della serie Sicral) sono stati spesi 240 milioni di euro e altri 300 sono già in corso di investimento per il Sicral-2, anch'esso militare e che dovrebbe entrare in orbita nel 2011.
    Totale, oltre due miliardi e 200 milioni di euro destinati alla difesa aerea tra Padova, Rovigo e il Friuli.

    Questa rete, ampia e in corso di ammodernamento, coincide sempre più con la nuova disposizione delle forze armate Usa in Veneto.

    La Us Army, incontrando autorità regionali venete e friulane, ha più volte premuto per accelerare i lavori nelle autostrade, per favorire gli spostamenti delle truppe americane soprattutto da Vicenza alla base di Aviano.

    Ma il potenziamento della presenza statunitense va di pari passo con il rafforzamento delle difese italiane: Padova, oltre al comando antiaereo italiano, ha nei dintorni due stazioni radar Usa, una a Conselve l'altra sul Monte Venda.

    Procedono poi di pari passo lo Scudo spaziale degli Usa nell'Europa Orientale e lo scudo spaziale italiano, che vede il sistema Meads sviluppato in accordo tra Roma, Washington e Berlino nell'ambito del cosiddetto “ombrello della Nato”.

    Padova è il comando, Rovigo avrà i nuovi lanciatori montati su camion, Vicenza con il Dal Molin e Longare (comunicazioni e intelligence) diventa centro di coordinamento Usa per le missioni in Africa, oltre all'Afghanistan.

    Il Veneto si blinda contro i missili e da Padova occhi elettronici scrutano lo stesso cielo studiato dal curioso e stanco Galileo. Missili al posto di telescopi: anche se non si sa bene chi sia il nemico.

    No Dal MoliN!


    #67809

    Omega
    Partecipante

    [quote1241672859=psychok9]
    Quanta tristezza… Voglio andarmene via.
    [/quote1241672859]
    [quote1241769694=cenereo]
    Essere al centro vuol dire anche non essere reattivo all'ambiente…
    me l'ha detto un monaco buddista che passava di qua ieri…
    [/quote1241769694]
    Esatto. Inoltre.. Non si può scappare da se stessi. Quello che fanno gli altri di sbagliato o di apparentemente sbagliato sarebbe un ottima, imperdibile occasione per ri-conoscere i NOSTRI Errori; perché dunque lasciarsela sfuggire ? Qui, spiegato cosa Io voglio dire:

    Evolvenza – [color=#0077dd]Incidente aereo collettivo[/color] ( l'insegnamento delle Guide )

    [youtube=450,273]AuN1NC2KMWo


    #67810

    marì
    Bloccato

    -|-

    La Fiat prepara chiusure e licenziamenti

    Dopo settimane durante le quali i media italiani hanno incensato senza posa le politiche commerciali del gruppo FIAT e l’azione del suo ad Sergio Marchionne, indomito cavaliere lanciato alla conquista della Chrysler e dell’Opel, sembra essere arrivata la prima doccia fredda concernente i progetti per il futuro dell’azienda torinese.

    I quotidiani tedeschi hanno ieri reso noti alcuni dettagli del nuovo “progetto Fenice”, attraverso il quale la FIAT intenderebbe perfezionare l’acquisizione dell’Opel e contemporaneamente suggere qualche miliardo di sovvenzioni pubbliche anche in Germania, come in Italia sta facendo sistematicamente da oltre mezzo secolo. All’interno delle 46 pagine che compongono il nuovo piano viene dichiarata l’intenzione di procedere alla chiusura in tutta Europa di una decina di stabilimenti (come riportato sulla cartina) con conseguente licenziamento di almeno 10.000 lavoratori.

    In Italia gli stabilimenti a rischio smantellamento dovrebbero essere tre, Termini Imerese in Sicilia, …

    … Pomigliano in Campania e la Pininfarina di S. Giorgio Canavese in Piemonte.

    La classe politica e buona parte del mondo sindacale italiano, fino a ieri impegnati a tessere le lodi di Marchionne e dell’azienda da lui capitanata (e dagli italiani tutti finanziata) che stava contribuendo a rivalutare l’immagine del nostro paese nel mondo, hanno reagito alla notizia con un misto d’incredulità e stupore.

    Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha immediatamente scritto una lettera al presidente della Fiat Luca di Montezemolo e all'amministratore delegato Sergio Marchionne, chiedendo di tenere presente la centralità delle fabbriche italiane e si è premurato di domandare l’organizzazione di un incontro a breve termine, al quale saranno presenti anche le organizzazioni sindacali. Il segretario della Uilm Antonino Ragazzi ha affermato trattarsi di una notizia completamente infondata. Il segretario della Cisl Bonanni ha tuonato contro l’allarmismo che non aiuta a far crescere il settore auto in Europa. Il segretario della Fiom Rinaldini ha detto che un simile disegno porterebbe all’apertura di un pesante conflitto sociale. Il vicesindaco di Torino Tom Dealessandri ha garantito da parte sua che non c'è alcuna ipotesi di chiusura di Mirafiori, unica fabbrica automobilistica della Fiat al nord, ignorando evidentemente che nel piano si fa espresso riferimento alla Pininfarina di S.Giorgio Canavese che certo non è ubicata in meridione.

    I maggiori quotidiani italiani hanno dato la notizia facendo riferimento unicamente al giornale economico tedesco Handelsbatt, all’interno del quale veniva imputata al piano di Marchionne la chiusura di 2 stabilimenti (uno al Nord e uno al Sud) in Italia, senza citare nella maniera più assoluta altre fonti di stampa tedesche, come il Frankfurter Allgemeine che offriva una panoramica più dettagliata degli stabilimenti oggetto della chiusura, con l’ausilio della cartina che compare in cima all’articolo.

    Naturalmente dopo aver plaudito a lungo “l’eroica” cavalcata di Marchionne, diventa assai difficile illustrarne le reali conseguenze che si manifestano sotto forma di soggetti assai poco epici quali serrate di stabilimenti e licenziamenti di lavoratori, ragione per cui risulta imperativo indorare la pillola molto lentamente.

    Marco Cedolin

    http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/fiat-lg-o.jpg

    http://ilcorrosivo.blogspot.com/
    http://marcocedolin.blogspot.com/

    fonte
    http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3186

    Cos'altro dire … mi cadono le braccia, di male in peggio ~grrr

    Buondi'


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