l’ italia in rovina

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  • #68292

    marì
    Bloccato

    «Legge ordinaria non idonea»

    Lodo Alfano,i giudici della Consulta
    «Evidente disparità di trattamento»

    Depositate le motivazioni della sentenza che ha bocciato la legge sull'immunità per le alte cariche dello Stato


    I giudici della Consulta

    ROMA – La Corte costituzionale ha depositato le motivazioni della “bocciatura” del lodo Alfano http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_07/lodo_alfano_corte_costituzionale_d1f066b8-b308-11de-b362-00144f02aabc.shtml?fr=correlati . In quasi 60 pagine i giudici della Consulta spiegano le ragioni dell'incostituzionalità dello “scudo” per le quattro alte cariche dello Stato. La Corte – nella sentenza n.262, relatore il giudice Franco Gallo – ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell’articolo 1 della legge n. 124 del 2008, perché viola gli articoli 3 (uguaglianza dei cittadini davanti alla legge) e 138 (che disciplina la procedura di revisione costituzionale) della Carta.

    DISPARITA' – «La sospensione processuale prevista dalla norma censurata è diretta essenzialmente alla protezione delle funzioni proprie dei componenti e dei titolari di alcuni organi costituzionali – scrivono i giudici nella sentenza n.262 – e, contemporaneamente, crea un'evidente disparità di trattamento di fronte alla giurisdizione».

    LEGGE ORDINARIA – Il Lodo Alfano, si legge inoltre, «attribuisce ai titolari di quattro alte cariche istituzionali un eccezionale ed innovativo status protettivo, che non è desumibile dalle norme costituzionali sulle prerogative e che, pertanto, è privo di copertura costituzionale». La norma censurata, quindi, «non costituisce fonte di rango idoneo a disporre in materia». Lo sottolinea la Consulta spiegando così «l'inidoneità della legge ordinaria a disciplinare la materia» per la sospensione dei processi.

    19 ottobre 2009
    http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_19/sentenza_lodo_alfano_consulta_d596c58c-bcef-11de-9662-00144f02aabc.shtml

    :hehe:


    #68293

    marì
    Bloccato

    L'IDV DENUNCIA: «PRESSIONI AD ALTISSIMO LIVELLO»

    Libertà di informazione in Italia
    Strasburgo boccia due mozioni opposte
    All'Europarlamento non passano due risoluzioni presentate dal centrodestra e dal centrosinistra

    STRASBURGO – Il Parlamento europeo, riunito in assemblea plenaria a Strasburgo, ha respinto due risoluzioni di segno opposto sulla libertà di stampa in Italia e in altri Stati membri (i documenti in italiano sul sito dell'Europarlamento) http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+AGENDA+20091021-LASTV+0+DOC+XML+V0//IT . Nella prima, presentata dai gruppi di centrodestra – Ppe in testa – e appoggiato da conservatori ed euroscettici, si afferma che in Italia non esiste alcuna minaccia alla libertà d'informazione. La risoluzione ricorda le parole del presidente Napolitano, che ha invitato a non usare l'Europarlamento come «istanza di appello» delle decisioni nazionali, http://www.corriere.it/politica/09_settembre_25/napolitano-europa_15400d3c-a9b9-11de-93d1-00144f02aabc.shtml e conclude che «la libertà di stampa è un valore fermamente stabilito in Italia». Il Ppe ha anche presentato un pacchetto di 11 emendamenti per modificare la risoluzione del centrosinistra, inserendo appunto un riferimento al monito di Napolitano e il suo ruolo di garante della Costituzione. Su 644 votanti, 297 hanno votato a favore, 322 contro e 25 si sono astenuti.

    SCARTO DI TRE VOTI – Il testo era stato avanzato in risposta alla risoluzione preparata da Pd e Idv (e frutto dell'intesa tra socialisti e democratici, liberaldemocratici, verdi e sinistra unitaria), che hanno invece lanciato un allarme sulla situazione della libertà di stampa nel Paese, denunciando in particolare l'anomalia del conflitto di interessi di Berlusconi e pressioni da parte del governo contro i media italiani ed europei e chiedendo alla Commissione europea di emanare una direttiva sul pluralismo. Anche questa seconda mozione è stata bocciata a sorpresa dall'Europarlamento, con uno scarto di soli tre voti: su 686 votanti i favorevoli sono stati 335, i contrari 338, gli astenuti 13. La sorpresa nasce soprattutto dal fatto che l'aula plenaria di Strasburgo aveva in precedenza bocciato con una discreta maggioranza sia le risoluzioni del centrodestra (quella comune e quelle dei singoli gruppi) sia gli undici emendamenti presentati dal Ppe al testo del centrosinistra. Inoltre, ancor più sorprendente, la bocciatura della risoluzione del centrosinistra è arrivata dopo che il Parlamento aveva approvato le singole parti del testo. L'esito del voto è stato accolto con esplosioni di giubilo dei parlamentari del Pdl, che davanti all'aula hanno definito la sinistra italiana «drogata dalla cultura dell'odio contro Berlusconi».

    GLI ALTRI TESTI – Dopo aver bocciato le due risoluzioni, il Parlamento europeo ha sottoposto a votazione anche i testi dei singoli gruppi politici. Tutti sono stati rigettati con il caso particolare della risoluzione firmata dal gruppo dei liberlademocratici, in cui milita l'Idv, che ha ottenuto pari voti: 338 favorevoli, 338 contrari e 8 astensioni. Il pareggio equivale comunque a una bocciatura. La risoluzione dei socialisti e democratici è stata invece rigettata per 12 voti, 333 sì contro 345 no, e quella dei popolari con uno scarto maggiore, 297 sì e 322 no. In conclusione il Parlamento europeo resta senza una risoluzione sulla libertà di informazione in Italia e in altri Stati membri.

    IDV: «PRESSIONI E MINACCE» – Quello dell'Europarlamento è stato un voto determinato da «pressioni e minacce ad altissimo livello». Lo denuncia Pino Arlacchi, eurodeputato dell'Italia dei Valori (gruppo Alde), che accusa il Ppe di aver influito in maniera irregolare sul risultato delle votazioni. Arlacchi fa anche il nome di due colleghi di gruppo, gli irlandesi Pat the Cope Gallagher e Liam Aylward, che avrebbero votato contro i dettami del gruppo liberaldemocratico per le pressioni ricevute. «Vedevo che il mio vicino (Gallagher, ndr) votava regolarmente in maniera diversa dalla mia – ha spiegato Arlacchi -. Gli ho chiesto se si stava sbagliando, mi ha risposto imbarazzatissimo “we got pressure”, ho ricevuto pressioni». Secondo Arlacchi anche Aylward gli avrebbe confidato di aver «subito pressioni dal governo» per votare contro la posizione del proprio partito. «Ognuno usa le armi che gli sono proprie – ha affermato Arlacchi durante una conferenza stampa dell'Idv -: noi la trasparenza mentre loro si muovono sul piano delle pressioni e delle minacce. Senza, il risultato sarebbe stato completamente diverso. È difficile lavorare in queste condizioni – ha concluso Arlacchi -. Il “berlusconismo” come metodo di lavoro si è allargato su tutta l'Europa».

    [color=#0000ff]Semptre molto fini quelli della lega[/color]
    I parlamentari leghisti Oreste Rossi, Francesco Speroni e Mario Borghezio esultano dopo la bocciatura della risoluzione del centrosinistra
    http://www.corriere.it/gallery/Esteri/vuoto.shtml?2009/10_Ottobre/strasburgo/1&10

    http://www.corriere.it/esteri/09_ottobre_21/parlamento-europeo-boccia-mozione-centrodestra-liberta-stampa_d56baf2c-be2b-11de-9bc2-00144f02aabc.shtml


    #68294

    marì
    Bloccato

    Della serie:
    RESISTERE RESISTERE RESISTERE

    Abitano a Lovanio ed espongono alla finestra della cucina le dieci domande di Repubblica “Ci sono pressioni esagerate. Il Console ci ha chiesto di toglierle, offendono lo Stato”

    In Belgio la resistenza di un “farabutto”
    “La mia finestra non è a disposizione”

    Nel collage anche la foto di Berlusconi con Obama e consorte
    di CARMINE SAVIANO


    La “finestra su Lovanio”

    Leggono, ritagliano e incollano. Spulciano i giornali alla ricerca di notizie sullo loro cara Italia. A Lovanio, vicino Bruxelles, per la famiglia Caprioli raccogliere informazioni sul Bel Paese è un tenue collegamento agli affetti, alle origini. Sono ristoratori e acquistano i giornali italiani che vengono pubblicati. E, ultimamente, restano colpiti dalle dieci domande http://temi.repubblica.it/repubblicaspeciale-altre-dieci-domande-a-silvio-berlusconi/ di Repubblica al Premier. Decidono, con materiali raccolti anche da Repubblica.it, di fare un bel collage. Per qualche mese i Caprioli continuano: leggono, ritagliano e incollano. Ed espongono. Sì, perchè alla finestra della cucina di casa loro (non del ristorante), sulla strada principale di Lovanio, in Belgio, sono incollati, ben visibili ai passanti, le dieci domande di Repubblica.

    Ma “c'è un problema”. La famiglia Caprioli abita nello stesso stabile del Consolato Italiano a Lovanio. E, un bel giorno, l'esercizio filologico familiare viene notato da un non meglio specificato senatore del Pdl che passa lì per caso. Apriti cielo. Se “farabutti” e “sovversivi” possono essere tollerati in patria, all'estero no: fuori dai confini non hanno diritto di cittadinanza.

    “Martedì ho ricevuto una telefonata dal console onorario, Fabrizio di Gianni” dice a Repubblica.it Giuseppe Caprioli, il pater familias. “Il console mi dice che c'è un problema con quel collage, con le domande di Repubblica, e mi chiede di toglierle”. Ma Giuseppe Caprioli non ci sta. Già diverse volte ha esposto dalla finestra della sua cucina ritagli di giornale su altri argomenti legati al nostro Paese e “non c'è mai stato nessun problema”.

    La storia non finisce lì. Il giorno dopo a Caprioli arriva la telefonata del console italiano a Bruxelles. “Una telefonata abbastanza dura, nella quale mi dice che non può tollerare che ci siano offese allo Stato italiano proprio nel palazzo del consolato e che arrivano molte sollecitazioni dal ministero degli Esteri”. Ma Caprioli non demorde. “Quali offese? Le dieci domande di Repubblica non sono offese allo Stato, sono, appunto, dieci domade rivolte a Berlusconi”. Le domande restano in bella mostra, “é una questione di principio”.

    Per il Console onorario a Lovanio, Fabrizio Di Gianni, è invece una questione di contiguità: “Dopo molte lettere e segnalazioni ricevute da cittadini italiani di passaggio, ho fatto notare con gentilezza a Caprioli che data la vicinanza tra l'ufficio del consolato e la sua abitazione, forse era meglio spostare il collage. Ma la libertà d'espressione della persona è intangibile”. Di Gianni non nega che tra le segnalazioni ci sia stata anche quella di un senatore e aggiunge di aver fatto aggiungere nell'atrio un cartello in cui il consolato prende le distanze da qualunque collage appeso alle finestre circostanti: “La libertà dell'amico Caprioli è comunque intangibile” conclude.

    E, infatti, Caprioli non demorde. Ma non demordono nemmeno gli altri. Iniziano ad arrivare telefonate, “pressioni da tutte le parti, amici che mi dicono di essere stati chiamati per intercedere”. Ma non se ne parla, “la mia famiglia resiste”. Le domande restano.

    Giuseppe Caprioli si arma di codice civile, carta e penna e scrive al Console italiano. “Mica possono fare qualcosa. Mica possono far togliere con la forza i ritagli di giornale che ho incollato”, e ancora: “La cucina è mia, mica del consolato onorario di Lovanio”. Una resistenza suffragata dalle consuetudini della città belga. “Quì è quasi un'usanza. Tutti mettono alle loro finestre ritagli di giornale, poster e quant'altro”. Libera finestra in libera Lovanio. Per questo Giuseppe continua a scrivere e a difendere la propria posizione. E si avvale dell'informatica e dei social network, Facebook innanzitutto. Crea un gruppo http://www.facebook.com/group.php?gid=185147639809&ref=ts dove mette le foto della finestra della sua cucina, “Finestra non a disposizione”, e scrive ai giornali.

    “La nostra è una famiglia di onesti lavoratori che amano l'Italia e che si vergognano di essere rappresentati dall'attuale primo ministro”. Una questione di principio. E dopotutto “può un presidente del Consiglio che ha tutto chiedere anche la finestra della nostra cucina?”. No, non può.

    http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-30/lovanio-finestra/lovanio-finestra.html

    hahaha questo italiano E' un Eroe! hahaha :kkk:


    #68295

    Erre Esse
    Partecipante

    Gli italiani sono grandiosi, ma di solito fuori dal loro paese…


    #68296

    marì
    Bloccato

    IL COMMENTO
    L'aria torbida di fine regno
    di EUGENIO SCALFARI

    L'ARIA che si respira in questi giorni è di fine della seconda Repubblica. Non è detto che sia anche la fine di Berlusconi perché le due cose non sono necessariamente coincidenti. Può darsi che la fine della seconda Repubblica porti con sé e travolga chi su di essa ha regnato; ma può darsi anche che sia proprio lui ad affossarla sostituendola con una Repubblica autoritaria, senza organi di garanzia capaci di preservare lo Stato di diritto e l'equilibrio tra i vari poteri costituzionali.

    Il Partito democratico ha presentato in Parlamento il 22 ottobre, con la firma di Anna Finocchiaro, Luigi Zanda e Nicola Latorre, una mozione che fotografa con efficacia questa situazione. Se ne è parlato poco sui giornali, ma è l'atto parlamentare più drammaticamente documentato del bivio cui il paese è arrivato, mentre la crisi economica mondiale è ancora ben lontana dall'aver ceduto il posto ad una ripresa.
    I sintomi di questa “fin du règne” sono molteplici. Ne elenco i principali: l'attacco martellante e continuativo del presidente del Consiglio contro la Corte costituzionale e la magistratura; la definitiva presa di distanza del medesimo nei confronti del Capo dello Stato; il disagio crescente di Gianfranco Fini verso la linea del Pdl e in particolare verso le candidature dei governatori in alcune regioni e in particolare il Veneto, il Piemonte, la Campania; l'irrigidimento della Lega su Veneto e Piemonte da lei rivendicate.

    E poi il dissenso sempre più profondo tra una parte del Pdl (Scajola, Verdini, Baldassarri, Fitto, Gelmini) e Tremonti e la difficoltà di Berlusconi a ricomporre questo scontro che sta spaccando in due il centrodestra; la rivolta degli artigiani del Nordest contro la politica economica del governo; l'analoga rivolta di molti imprenditori lombardi; i casi giudiziari della famiglia Mastella; i casi giudiziari di un gruppo di imprenditori collegati a Formigoni; il caso Marrazzo e le sue possibili conseguenze politiche ed elettorali; gli attacchi dei giornali berlusconiani contro Tremonti e la sua minaccia di dimettersi. Infine la preoccupazione del presidente della Repubblica che aumenta ogni giorno di più e si manifesta in ripetuti e pressanti richiami a mandare avanti le riforme in un clima di condivisione.

    L'elenco è lungo e sicuramente incompleto, ma ampiamente sufficiente ad alimentare la percezione di un processo di “disossamento” del paese, d'una guerra di tutti contro tutti, di un'azione di governo basata su frenetici annunci ai quali non segue alcun fatto. Si procede alla cieca. Siamo addirittura ad una sorta di fuga del premier che si è andato a nascondere nella duma personale di Putin e lì sta ancora mentre scriviamo (trattenuto a quanto si dice da una furiosa tempesta di neve della quale peraltro non c'è traccia nel bollettino meteorologico) dopo aver disertato la visita di Stato del re e della regina di Giordania ed aver rinviato a data da destinare il Consiglio dei ministri che era stato convocato per venerdì mattina. Forse per sfuggire al chiarimento con Tremonti?
    Di sicuro si sa soltanto che il nostro premier è con il dittatore russo da tre giorni durante i quali hanno parlato “anche” di affari. Insomma, tira un'aria brutta, anzi mefitica.

    * * *
    Per non correr dietro alle voci sussurrate o gridate, stiamo ai fatti e soprattutto a quelli economici che maggiormente interessano i cittadini, cominciando con l'annuncio (ancora un annuncio) fatto dal premier prima di partire per San Pietroburgo, di voler dare inizio ad un graduale ribasso dell'imposta Irap.
    L'annuncio fu lanciato la prima volta nel 2001 e poi rinnovato nel 2005, ma seguiti concreti non ce ne furono. Questa è dunque la terza volta; ma mentre dieci anni fa nessuno si oppose all'interno del centrodestra, questa volta c'è un “no” secco del ministro dell'Economia per mancanza di copertura.
    Oltre al suo, c'è anche un “no” della Cgil e delle Regioni, a fronte di un completo appoggio da parte della Confindustria.

    Si discute di un'imposta voluta a suo tempo da Vincenzo Visco, che unificò nell'Irap sette imposte precedenti, destinandone il gettito al finanziamento del Servizio sanitario nazionale. Il gettito attuale dell'imposta rende 37 miliardi l'anno. Grava sulle imprese ed anche sui lavoratori così come vi gravavano le sette imposte precedenti. Il graduale ribasso annunciato da Berlusconi non è stato ancora definito nella sua concretezza, visto che spetterebbe a Tremonti di farlo ma è proprio lui che vi si rifiuta. I consiglieri del premier pensano ad una riduzione dell'imposta tra i tre e i quattro miliardi a vantaggio delle imprese, soprattutto di quelle di piccole dimensioni. I medesimi consiglieri suggeriscono di trovare la copertura utilizzando i fondi accantonati per il Mezzogiorno o quelli derivanti dallo scudo fiscale. Tremonti – l'abbiamo già detto – ha risposto con la minaccia di immediate dimissioni.

    * * *
    Nel frattempo ha fatto il giro di tutti i giornali un documento anonimo ma proveniente da alcuni “colonnelli” del Pdl, che avanzava una serie di critiche alla linea rigorista del ministro dell'Economia. Non si dovrebbe dar peso ai documenti anonimi senonché proprio ieri è stato presentato un documento con tanto di egregia firma da parte del presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato, Baldassarri. In esso la linea rigorista del ministro viene completamente smontata dal vice ministro, il quale propone tagli di spesa e diminuzione di imposte da riversare a vantaggio dei consumatori, dei lavoratori e delle imprese per un totale della rispettabile cifra di 37 miliardi.

    Le dimensioni di questa manovra di fronte alla legge finanziaria del 2010 ancora in discussione in Parlamento, è imponente: 37 miliardi per modificare una Finanziaria che ammonta a un miliardo e mezzo. È evidente che in questo caso non ci saranno compromessi possibili: o viene smentito Baldassarri o se ne va Tremonti.

    Ma non è tutto nel campo della politica economica. C'è la questione della Banca del Sud, che sta molto a cuore a Tremonti ed è stata già approvata nell'ultimo Consiglio dei ministri.

    Si tratta anche in questo caso di un semplice annuncio sotto forma di un disegno di legge che configura per ora uno scatolone vuoto, del quale non si conoscono neppure i proprietari, cioè gli azionisti. Uno scatolone consimile fu battezzato anche dal medesimo Tremonti nel 2003, ma dopo un paio di mesi la gestazione fu interrotta per procurato aborto: la proposta infatti fu ritirata. Accadrà così anche questa volta?
    La proposta (e sembra paradossale ma non lo è) incontra l'opposizione dei ministri meridionali, delle regioni meridionali, e dell'opposizione. Il perché è facile da capire: si tratta d'una banca autorizzata a raccogliere fondi sul mercato usandoli per finanziare imprese nel Sud a tassi particolarmente allettanti per i debitori. Lo Stato si accollerebbe la differenza. Si creerebbe così un circuito creditizio virtuoso per chi riceverà quei prestiti, ma un circuito perverso per le imprese già operanti con tassi tre volte più alti dei clienti della Banca. Clienti è la parola giusta perché si tratterà di una vera e propria clientela facente capo al ministro dell'Economia, fondatore e protettore della Banca in questione.

    Va detto che l'agevolazione sui prestiti dovrà preliminarmente ottenere l'ok della Commissione Europea e infine quella della Banca d'Italia, la quale non sembra entusiasta d'una Banca così concepita.
    Accenno a qualche altro problema più che mai aperto nella politica economica. Ho parlato prima di una rivolta degli artigiani del Nordest e del disagio tra le molte imprese che operano in Brianza. Si tratta di elettori in gran parte del centrodestra, molti dei quali finora hanno spesso intonato con convinzione il ritornello “meno male che Silvio c'è”. Non pare che siano ora così entusiasti. Lamentano soprattutto due cose: la mancanza d'una riduzione fiscale tante volte promessa e mai avvenuta e il tempo maledettamente lungo impiegato dalle pubbliche amministrazioni locali e centrali per pagare i debiti contratti con quelle imprese. Una volta si trattava di 30 giorni, poi di 60; adesso ne passano mediamente 130, cinque mesi, prima di incassare qualche spicciolo.

    Per rimediare a questo tardivo spicciolame, cresce
    vertiginosamente il numero di piccole imprese che imboccano la via del concordato.

    Si parla di concordato quando un'azienda si trovi in una situazione di pre-fallimento. Invece di fallire propone un concordato ai creditori. Un tempo il concordato si faceva intorno al 50 per cento dei crediti. Coi tempi che corrono è sceso vertiginosamente: siamo in media intorno al 20 con punte al ribasso che arrivano fino al 7 per cento. I creditori, anziché perder tutto, accettano e l'impresa può riprendere il suo cammino con un vantaggio notevole rispetto ai concorrenti. Proprio per questa ragione sta aumentando il ritmo dei concordati e non è un bel vedere perché scarica sui creditori il peso dell'insolvenza debitoria. I creditori sono in gran parte banche e questo spiega perché il credito bancario si sta progressivamente restringendo e ancor più si restringerà.

    Cito un episodio che tutti i giornali hanno pubblicato ma sul quale forse l'opinione pubblica non ha riflettuto abbastanza. Il governo ha concesso notevoli incentivi all'industria automobilistica, soprattutto per quanto riguarda la rottamazione di vecchi modelli e la fabbricazione di auto non inquinanti. L'industria dell'auto ne ha avuto un discreto sollievo ma Marchionne, amministratore delegato della Fiat, ha rivelato che finora (ed è passato quasi un anno) non ha ancora ricevuto un soldo ed ha provveduto finanziando a se stesso (cioè alla Fiat) gli incentivi e scrivendo sul bilancio un credito verso l'erario. Cioè: la Fiat ha chiesto alle banche di finanziarle un credito che lo Stato non ha ancora onorato. Vedete un po' a che punto siamo.

    * * *
    Ci vorrebbe un programma di “exit strategy” ma ci pensano in pochi sia in Italia sia in Europa. Trichet, presidente della Banca centrale europea, ci pensa e ne parla. Draghi ci pensa e ne parla. Monti ci pensa e ne parla. Bernanke, presidente della Fed americana, ci pensa e ne parla. E basta. Cioè: ci pensano e ne parlano le autorità monetarie e alcuni esperti informati in materia. I politici di governo annaspano.
    La discussione verte su due modelli: un'uscita dalla crisi a forma di L oppure a forma di W. La prima ipotesi è che si fermi la caduta ma la ripresa sia molto lenta e si dilunghi tre o quattro anni. Il secondo modello è invece che vi sia una ripresa consistente ma di breve durata, cui seguirebbe una forte ricaduta e poi una nuova ripresa. La durata di questo secondo modello è di sei o sette anni.

    L'economia italiana, che procede a bassa produttività, sarebbe in entrambi i casi tra le più sfavorite e lente a dispetto di quanto i due amici-nemici Berlusconi e Tremonti vanno predicando da anni e cioè che noi usciremo dalla crisi meglio di tutti gli altri.
    Le politiche necessarie per accelerare senza ricadute la ripresa economica sono diverse tra gli Usa e l'Europa. Senza entrare in troppi dettagli, per l'Europa si consiglia una robusta detrazione fiscale in favore dei consumatori-lavoratori per rilanciare la domanda interna e, insieme, una serie di provvedimenti da trasformare in legge con esecutività postergata per ribassare in misura consistente il debito pubblico. In alternativa un'imposta pro tempore sui patrimoni al di sopra di un limite, con applicazione per due-tre anni al massimo. Oppure un contenimento della spesa corrente che negli ultimi due anni non c'è stato affatto facendola lievitare di ben 35 miliardi.

    Questo sì, è un dibattito serio. Il resto sono chiacchiere e annunci sgangherati, sempre più percepiti come bubbole per guadagnar tempo prima di far le valigie e andarsene.

    * * *
    Non posso chiudere questo mio “domenicale” senza ricordare che mentre leggete questo giornale si stanno svolgendo le primarie del Partito democratico per l'elezione del segretario nazionale e dell'Assemblea.
    L'appuntamento è importante e interessa non solo il Pd ma tutta l'opposizione. Seguirò anzi il suggerimento datoci ieri da Andrea Manzella, di scrivere Opposizione, con la maiuscola perché la prova di forza dell'affluenza può anzi dovrebbe interessare l'Opposizione nella sua totalità e non soltanto gli iscritti a quel partito.

    Le primarie del Pd offrono infatti all'Opposizione una piattaforma organizzativa. Sento parlare di sondaggi di un milione e mezzo o due milioni di votanti. Secondo me non sono sufficienti. Ce ne vogliono almeno tre milioni e questa sì, sarebbe una prova di forza ben riuscita.
    Oggi l'Opposizione si può materializzare con tutta la forza che possiede purché superi indifferenza e scetticismo. Mi auguro che ciò avvenga per la salute della democrazia italiana.

    25 ottobre 2009
    http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/fine-regno/fine-regno/fine-regno.html

    :bravo: #= :bravo:


    #68297

    marì
    Bloccato

    Lettera Finanziaria, 11 gennaio 2010

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]zAWivIQxuG0[/link]

    Roma, 11 gennaio 2010

    Lettera Finanziaria
    “L'aumento imprevisto (*) del debito pubblico a fine 2009 insieme alla parziale diminuzione degli acquisti dei titoli di Stato, in particolare da parte degli istituti finanziari, registrata nei mesi di novembre e dicembre dello scorso anno, ha posto il ministero del Tesoro nell'impossibilità di far fronte agli impegni di cassa corrente. La conseguenza immediata dello sbilanciamento dei conti dello Stato sarà nel mese di gennaio 2010 il blocco dei finanziamenti, anche già approvati e in corso, delle opere pubbliche, valutati da una apposita Commissione interministeriale come dilazionabili nei prossimi sedici/diciotto mesi. Il ministro dell'Economia Renato Brunetta, subentrato a Giulio Tremonti, proporrà al prossimo Consiglio dei ministri delle misure inderogabili per impedire il fallimento dello Stato e il conseguente abbandono dell'euro. Tra queste la più importante consiste nel congelamento del 30% delle pensioni e degli stipendi dei dipendenti pubblici. Il taglio del 30% sarà compensato dall'attribuzione di un uguale importo in termini di titoli di Stato quinquennali. L'interesse dei titoli attribuiti, stimabile tra lo 0,5% e lo 0,8%, sarà riconosciuto su base trimestrale. I titoli saranno rimborsati a scadenza. Il rientro dei capitali dall'estero avvenuto nel 2009 grazie allo Scudo Fiscale non è stato sufficiente per consentire un maggior acquisto di titoli pubblici, come previsto, da parte delle banche. L'imposizione fiscale del sui capitali di rientro ha fruttato allo Stato solo quattro miliardi di euro, chiaramente insufficienti per qualunque tipo di rientro del debito. Da fonti governative pare certo che sia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sia tutte le forze dell'opposizione siano d'accordo nell'approvazione urgente della misura di congelamento di parte delle retribuzioni pubbliche e pensionistiche. L'alternativa, infatti, potrebbe solo essere la riduzione di centinaia di migliaia di dipendenti pubblici con effetto immediato. Per evitare disordini, le forze dell'ordine sono state messe in allerta in tutta la penisola. Nonostante il sistema creditizio non sia al momento in una situazione di rischio, per i prossimi due mesi, come misura prudenziale, sarà possibile ritirare una cifra mensile non superiore ai 5.000 euro mensili dal proprio conto corrente. L'ipotesi di un governo tecnico, presieduto dal Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi per rassicurare i mercati internazionali dopo due anni di dissesto dei conti dello Stato, è all'esame della Presidenza della Repubblica”.

    (*) Il debito pubblico è quasi pari a 1.800 miliardi di euro

    http://www.beppegrillo.it/

    … piu' o meno ci stiamo arrivando, da quel che si legge ogni giorno sui giornali 🙁

    Sono 12 parti che scattano in automatico … dovete solo guardare, osservare e meditare come la storia si ripete … buona visione.


    #68298

    marì
    Bloccato

    [quote1256505970=Marì]

    Lettera Finanziaria, 11 gennaio 2010

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]zAWivIQxuG0[/link]

    Roma, 11 gennaio 2010

    Lettera Finanziaria
    “L'aumento imprevisto (*) del debito pubblico a fine 2009 insieme alla parziale diminuzione degli acquisti dei titoli di Stato, in particolare da parte degli istituti finanziari, registrata nei mesi di novembre e dicembre dello scorso anno, ha posto il ministero del Tesoro nell'impossibilità di far fronte agli impegni di cassa corrente. La conseguenza immediata dello sbilanciamento dei conti dello Stato sarà nel mese di gennaio 2010 il blocco dei finanziamenti, anche già approvati e in corso, delle opere pubbliche, valutati da una apposita Commissione interministeriale come dilazionabili nei prossimi sedici/diciotto mesi. Il ministro dell'Economia Renato Brunetta, subentrato a Giulio Tremonti, proporrà al prossimo Consiglio dei ministri delle misure inderogabili per impedire il fallimento dello Stato e il conseguente abbandono dell'euro. Tra queste la più importante consiste nel congelamento del 30% delle pensioni e degli stipendi dei dipendenti pubblici. Il taglio del 30% sarà compensato dall'attribuzione di un uguale importo in termini di titoli di Stato quinquennali. L'interesse dei titoli attribuiti, stimabile tra lo 0,5% e lo 0,8%, sarà riconosciuto su base trimestrale. I titoli saranno rimborsati a scadenza. Il rientro dei capitali dall'estero avvenuto nel 2009 grazie allo Scudo Fiscale non è stato sufficiente per consentire un maggior acquisto di titoli pubblici, come previsto, da parte delle banche. L'imposizione fiscale del sui capitali di rientro ha fruttato allo Stato solo quattro miliardi di euro, chiaramente insufficienti per qualunque tipo di rientro del debito. Da fonti governative pare certo che sia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sia tutte le forze dell'opposizione siano d'accordo nell'approvazione urgente della misura di congelamento di parte delle retribuzioni pubbliche e pensionistiche. L'alternativa, infatti, potrebbe solo essere la riduzione di centinaia di migliaia di dipendenti pubblici con effetto immediato. Per evitare disordini, le forze dell'ordine sono state messe in allerta in tutta la penisola. Nonostante il sistema creditizio non sia al momento in una situazione di rischio, per i prossimi due mesi, come misura prudenziale, sarà possibile ritirare una cifra mensile non superiore ai 5.000 euro mensili dal proprio conto corrente. L'ipotesi di un governo tecnico, presieduto dal Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi per rassicurare i mercati internazionali dopo due anni di dissesto dei conti dello Stato, è all'esame della Presidenza della Repubblica”.

    (*) Il debito pubblico è quasi pari a 1.800 miliardi di euro

    http://www.beppegrillo.it/

    … piu' o meno ci stiamo arrivando, da quel che si legge ogni giorno sui giornali 🙁

    Sono 12 parti che scattano in automatico … dovete solo guardare, osservare e meditare come la storia si ripete … buona visione.

    [/quote1256505970]

    FIIIIIUUUUUUUUUU'

    #sudo ho appena finito di guardarlo tutto per intero “DIARIO DEL SACCHEGGIO” film/documentario … e' stupendo! … un capolavoro nel suo genere, crudo, ma vero da far venire i brividi …. tanto attuale alla nostra situazione odierna, in alcuni casi vergognosamente identica.

    Ma perche', perche', perche' la TV non li passa questi filmati/documenti? … PERCHE'? :grrr:

    ULTIMISSIME DALL'ARGENTINA:

    Argentina, ergastolo a generale
    Responsabile di centri di tortura

    Uno dei generali dell'ultima dittatura militare argentina (1976-83), Jorge Olivera Rovere, è stato condannato all'ergastolo, riconosciuto colpevole di quattro omicidi, tra i quali quelli di due parlamentari uruguaiani, e della scomparsa e sequestro di 166 persone. Negli anni della dittatura, Olivera Rovere era a capo di alcuni dei centri clandestini nei quali i militari imprigionavano i desaparecidos.

    24/10/2009
    http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo463917.shtml


    #68299

    marì
    Bloccato

    Berlusconi e i ricatti della Seconda Repubblica

    [link=hyperlink url][youtube=450,340]5HtR8Oj3Jt4[/link]

    http://www.beppegrillo.it/


    #68300

    marì
    Bloccato

    Quattro anni e 6 mesi al legale accusato di avere ricevuto 600mila dollari dal premier Risarcimento di 250mila euro alla presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile

    Mills condannato in Appello
    “Fu corrotto da Berlusconi”

    I difensori: “A dura prova la fede nello stato di diritto, ricorreremo in Cassazione” Corsa contro il tempo per evitare la prescrizione che scatterà in aprile

    MILANO – Dopo 4 ore di camera di consiglio, la seconda sezione della Corte d'appello ha confermato la condanna a quattro anni e sei mesi nei confronti dell'avvocato inglese David Mills http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/mills-condannato/scheda-mills/scheda-mills.html per corruzione in atti giudiziari. Confermato anche il risarcimento alla presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile, pari a 250 mila euro.

    Secondo la sentenza di primo grado http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/processo-mills/mills-condannato/mills-condannato.html , il legale avrebbe ricevuto 600mila dollari da Silvio Berlusconi per essere un testimone reticente in due processi nei quali era imputato il presidente del Consiglio, quello su “All Iberian” e quello sulle tangenti ad uomini della Guardia di finanza. La posizione di Silvio Berlusconi era, invece, stata stralciata per via del lodo Alfano, riguardante le più alte cariche dello Stato e il dibattimento a suo carico era stato sospeso. Dopo la bocciatura della Consulta, il procedimento a carico di Berlusconi http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/giustizia-12/ora-cosa-succede/ora-cosa-succede.html?ref=search ricomincerà, anche se davanti a un collegio diverso rispetto a quello che aveva inflitto a Mills la condanna in primo grado. Questo, infatti, è incompatibile e servirà un' apposita udienza per riassegnare il processo ad altri giudici. Difficile che si arrivi a un verdetto definitivo entro aprile 2011, quando anche per il premier scatterà la prescrizione.

    Mentre i legali di Mills annunciano il ricorso in Cassazione, comincia la corsa contro il tempo per evitare la prescrizione. Per l'avvocato inglese questa scatta nell'aprile del 2010 perchè nel 2000 incassò i 600mila dollari della corruzione. Secondo la Corte d'appello, che anche in questo ha accolto le tesi dell'accusa, non decorre da prima delle sue deposizioni (processi del '97 e del '98), cosa questa che renderebbe il reato già prescritto. I giudici, proprio per permettere una sentenza definitiva il prima possibile, entro 15 giorni renderanno note le ragioni del verdetto e da quel momento gli avvocati di Mills avranno 30 giorni per presentare ricorso. Anche nel caso di una condanna definitiva, grazie all'indulto, Mills non andrà in carcere.

    Al termine della lettura della sentenza il legale Federico Cecconi ha spiegato di condividere le affermazioni del suo assistito, che aveva dichiarato Berlusconi estraneo alla vicenda giudiziaria. “Quello che sottolineo, però – ha aggiunto – è che lo stesso Mills non c'entra nulla, perchè non c'è stata corruzione”. Nella scorsa udienza l'altro difensore del legale inglese, Alessio Lanzi, aveva parlato di “gravi ripercussioni”, che avrebbero potuto seguire alla sentenza. Oggi è tornato sull'argomento: “Le conseguenze politiche della vicenda non ci riguardano, anche se ci sono circostanze oggettive che le testimoniano”. E' dal punto di vista giuridico, però, “che questa sentenza mette a dura prova la fede nello stato di diritto”. Della stessa opinione Niccolò Ghedini, deputato Pdl e avvocato del premier: “E' del tutto illogica e nega in radice ogni risultanza in fatto e in diritto. Un processo svolto in tempi record negando qualsiasi prova e rifiutando qualsiasi possibilità di difesa. Ancora una volta si conferma che a Milano non si possono celebrare processi quando, ancorchè indirettamente, vi sia un collegamento con il presidente Berlusconi''.

    ''In un Paese civile, in uno stato di diritto, ci sarebbero state subito le dimissioni del presidente del Consiglio che è un acclarato corruttore giudiziario e, come tale, dovrebbe stare nelle patrie galere piuttosto che alla presidenza del Consiglio''. E' invece il commento di Antonio Di Pietro.

    27 ottobre 2009
    http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/processo-mills/appello/appello.html

    :hehe: in un paese civile, gia' …


    #68301

    marì
    Bloccato

    La Corte d'Appello di Milano prenderà la decisione definitiva
    sull'esecutività nell'udienza fissata per il 1° dicembre in Camera di Consiglio

    Lodo Mondadori, sentenza
    sospesa in via provvisoria

    Provvedimento motivato dalla “elevatissima entità della condanna”

    MILANO – La Corte d'Appello di Milano ha disposto la sospensione, in via provvisoria, dell'esecutività della sentenza con la quale la Finivest è stata condannata a risarcire 750 milioni di euro alla Cir per la vicenda del Lodo Mondadori. Lo ha reso noto la stessa Fininvest. La Corte ha inoltre fissato all'1 dicembre l'udienza in Camera di Consiglio per la decisione definitiva sulla istanza di sospensione presentata da Fininvest.

    Il presidente della Seconda sezione civile della Corte d'appello di Milano ha disposto provvisoriamente la sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza per via della “elevatissima entità della condanna” e della “onerosità dell'eventuale procedimento di ripetizione in caso di accoglimento parziale dell'appello”.

    Il provvedimento, informa il gruppo del Biscione, è stato disposto “inaudita altera parte” (senza aver sentito la controparte). La sentenza che condanna Fininvest al maxi-risarcimento era stata emessa dal giudice Raimondo Mesiano lo scorso 3 ottobre http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/cir-fininvest/cir-fininvest/cir-fininvest.html?ref=search .

    I difensori della Cir, gli avvocati Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini, “prendono atto del provvedimento con cui il Presidente della Seconda Sezione della Corte d'Appello, su richiesta di Fininvest e in assenza di contraddittorio, ha sospeso l'efficacia esecutiva della sentenza di primo grado e si preparano all'udienza del 1 dicembre prossimo, in cui la questione sarà riesaminata e discussa nel contraddittorio delle parti”, si legge in una nota.

    La Fininvest aveva presentato ricorso il 22 ottobre http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/giustizia-14/appello-lodo-mondadori/appello-lodo-mondadori.html?ref=search . Gli avvocati della società, Romano Vaccarella, Giorgio De Nova, Achille Saletti, Giuseppe Lombardi e Fabio Lepri, hanno contestato “l'illogicità e la contraddittorietà di questa sentenza”.

    (27 ottobre 2009)
    http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/giustizia-14/sospesa-sentenza-lodo/sospesa-sentenza-lodo.html

    :hehe:


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