La nostra salute, che peggiora…

Home Forum SALUTE La nostra salute, che peggiora…

Questo argomento contiene 210 risposte, ha 21 partecipanti, ed è stato aggiornato da  orsoinpiedi 5 anni fa.

Stai vedendo 10 articoli - dal 151 a 160 (di 211 totali)
  • Autore
    Articoli
  • #60313
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    L'impatto che le “riforme” e la crisi indotta sta creando sulla durata e sulla qualità della vita delle persone.
    Un articolo davvero ben fatto (i grafici sono nel link):

    [size=22]Goofynomics: La salute e la crisi

    dal Velo di Maya ricevo e volentieri pubblico:

    La crisi che stiamo vivendo, le cui motivazioni e conseguenze sono assai accuratamente analizzate in questo blog, non solo comporta un duro impatto sulle condizioni socioeconomiche delle persone, ma ha anche gravi conseguenze sulle determinanti della salute della popolazione.

    Non parleremo, qui, del drammatico aumento dei suicidi che si sta verificando nel nostro paese o in altri del sud Europa (che costituisce, peraltro, una tragica realtà). Piuttosto, vorremmo porre l’attenzione sulle conseguenze dei tagli indiscriminati messi in atto dagli ultimi governi sul Sistema Sanitario e su quelli, annunciati, ma ancora da venire, e sull’impatto determinato dall’immiserimento delle condizioni di vita sulla salute delle popolazioni.

    I costi del sistema sanitario

    Nel corso dell’ultimo secolo la medicina moderna è stata protagonista di clamorosi successi: ha debellato molte malattie che erano tra le maggiori cause di morte del passato, è stata responsabile del drastico aumento dell’aspettativa di vita e della diminuzione della mortalità infantile che si sono verificate nelle nazioni industrializzate (e, in misura minore, nel resto del mondo). Tuttavia i moderni sistemi sanitari stanno affrontando crescenti difficoltà, non solo nel migliorare la propria efficacia nelle cure della salute, ma anche, semplicemente, nel mantenersi ai livelli del recente passato.

    Il discorso sulla sostenibilità delle cure non è recente, e riguarda tutti i cosiddetti “Paesi avanzati”[1]. Tuttavia, per ciò che riguarda i paesi del sud dell’”Eurozona” e, nella fattispecie, il nostro, il richiamo al contenimento dei costi è dovuto ad alcuni presunti “vincoli esterni” (“ce lo chiede l’Europa”), che fanno riferimento soltanto ad un determinismo di natura contabile, segno dell’abdicazione da parte della sfera politica a favore di quella economica. O meglio: a favore di interessi ben precisi che, negli ultimi trent’anni hanno condizionato, a proprio favore, la narrazione economica (che, come è noto segue la “golden rule”, ovvero “who owns the gold, sets the rule”).

    Un chiaro esempio di questo determinismo sono stati gli annunci, nel recente passato, del presidente del cosiddetto “governo tecnico” (che ha mostrato, viceversa, un’attitudine assai politica nel privilegiare determinate entità socio-economiche, piuttosto che altre), che hanno messo in dubbio la sostenibilità del SSN nel lungo periodo, secondo motivazioni strumentali all’orientamento che vuole dare al Paese (il mantra del “meno stato, più mercato”).. Ebbene, questi annunci erano nel perfetto nello stile della Shock doctrine, così ben descritto da Naomi Klein[2], nel quale si proclamano annunci ad effetto, volti a spaventare l’opinione pubblica circa il rischio di collasso di un servizio essenziale, così, quando questo è divenuto un dato assodato, è più facile far accettare il ridimensionamento o la liquidazione del servizio in oggetto

    Questo orientamento è stato inevitabilmente fatto proprio dal governo successivo, visto che anche ad esso l’Europa chiedeva che i cittadini italiani dovessero “morire per Maastricht”.

    È da tempo che si può osservare un progressivo “svuotamento” dei servizi sanitari: molte prestazioni sono diventate onerose, e gli operatori vengono messi sempre più in difficoltà da tagli indiscriminati, che non entrano affatto nel merito degli interventi davvero utili per razionalizzare un sistema complesso come quello della cura della salute.

    Ma, sicuramente, questa razionalizzazione, che se fosse tale, sarebbe auspicata anche da chi scrive, non è il vero obiettivo di quest’operazione. Infatti il Sistema Sanitario italiano è uno dei meno costosi tra i paesi occidentali, come si può vedere dal grafico seguente

    Vogliamo ricordare che per ciò che riguarda gli Stati Uniti, nazione sprovvista di un sistema sanitario pubblico come quello presente da noi, la percentuale di spese sanitarie rispetto al PIL, e quelle pro capite, sono assai più elevate di quelle riscontrabili nel nostro Paese.

    Vi è comunque chi continua a auspicare la privatizzazione del sistema, adducendo la maggiore efficienza ed efficacia del settore privato rispetto a quello pubblico. A tal proposito vorremmo mostrare un altro grafico che la dice lunga: quello sull’aspettativa di vita alla nascita.

    Non solo l’Italia è ai primi posti della lista, ben avanti agli Stati Uniti, ma questi ultimi sono superati anche da Cuba, (cfr United Nations Department of Economic and Social Affairs, Population Division, http://esa.un.org/unpd/wpp/JS-Charts/mor-life-exp-female_0.htm), che ha una spesa sanitaria pro capite pari a circa un decimo di quella statunitense e dove le privatizzazioni non godono di enorme popolarità

    Inoltre, nel decennio che va dal 2000 al 2009 l’Italia appare l’unico Paese, tra quelli dell’OCSE, nel quale le spese sanitarie si sono ridotte.

    Determinanti socioeconomiche della salute

    Si può affermare che la maggior parte dei successi della medicina moderna sia stata ottenuta con mezzi relativamente semplici e poco onerosi, come il miglioramento dell’alimentazione, dell’igiene e delle condizioni di vita, poi, ma in misura minore, con l’introduzione degli antibiotici e dei vaccini, con la chirurgia asettica e l’avvento delle moderne tecniche rianimatorie.

    Impatto stimato dei determinanti della salute

    Tuttavia, una crisi grave che colpisca un sistema socio-economico si ripercuote seriamente non solo sui sistemi sanitari, ma influisce in maniera importante proprio sulle altre condizioni (alimentazione, igiene, stile di vita) che sono fondamentali per la salute della popolazione.

    Riferendoci ad un esempio tratto dal recente passato, riportiamo un grafico relativo all’’andamento dell’aspettativa di vita in Russia negli anni immediatamente precedenti e successivi al crollo del comunismo:

    Fonte: Vladimir M. Shkolnikov, France Mesle: The Russian Epidemiological Crisis as Mirrored by Mortality Trends In: DaVanzo, Julie and Gwen Farnsworth. Russia's Demographic ''Crisis''. Santa Monica, CA: RAND Corporation, 1996.

    Come si può vedere, dal 1988 al 1993, l’aspettativa di vita è calata, per gli uomini, di ben otto anni, e di circa quattro per le donne (con un picco di calo tra il 1990 e il 1992).

    In questi ultimi tempi stiamo assistendo, in molti dei paesi aderenti all’Unione Monetaria Europea allo stesso fenomeno (anche se meno grave in termini quantitativi) che si verificò in Russia.

    Da questo punto di vista appare ben chiara la miopia delle politiche di austerità dispiegate negli ultimi anni nei paesi del sud Europa, nel dichiarato intento di ridurre i deficit nei bilanci pubblici. Queste politiche (specie quelle caratterizzate da tagli indiscriminati alla spesa pubblica e da altrettanto indiscriminati aumenti di tasse) deprimono l’economia e hanno un’ influenza assai negativa sui determinanti socio-economici della salute[3], come illustrano i grafici seguenti:

    Differenza di classe di occupazione e aspettativa di vita

    Incidenza di malattia coronarica e livello di autonomia sul lavoro

    Effetto della precarietà del lavoro sulla salute

    Deprivazione socio-economica e dipendenza da alcool, nicotina e droghe

    Aspettativa di vita totale e aspettativa di vita in buona salute e deprivazione socio-economica

    Un esempio puntiforme dell’impatto delle condizioni socioeconomiche sulla salute della popolazione è quello di Glasgow, in Scozia, chiamato dagli epidemiologi “effetto Glasgow”. Nell’area della città scozzese le diseguaglianze nell’ambito della salute sono tali che l’aspettativa di vita del sobborgo di Calton (54 anni) è di ben 28 anni inferiore a quella dell’area residenziale di Lenzie, situata a solo 7,5 miglia di distanza:

    Non solo l’area di Calton ha un’aspettativa di vita molto inferiore rispetto a quella dei paesi dell’OCSE, ma appare essere indietro anche rispetto a quella di molti paesi africani, come mostra il grafico seguente.

    Le disuguaglianze fra la salute nelle due aree sono attribuibili, da un lato, alla deprivazione sociale ed economica, e dall'altro a un insieme di fattori, tra i quali quelli riportati nei grafici precedenti, e ai problemi di natura “psico-sociale” che essi comportano (depressione, ansia, tossicodipendenze), radicati non solo nella povertà ma anche nella perdita dei legami sociali e comunitari.

    Riportiamo le parole dell’epidemiologo Michael Marmot, coordinatore della Commissione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sui Determinanti Sociali della Salute, che ha così commentato questi dati:

    La strada più efficace per aumentare l’aspettativa di vita e migliorare la salute, sarebbe quella di analizzare l’impatto delle politiche e dei programmi governativi sulla salute e sull’equità delle condizioni socio-sanitarie, e fare di questo un criterio per valutare la bontà dell’operato di un governo.

    Vediamo qualcosa di simile nelle politiche volte a realizzare l’”incubo europeo”? O sarà forse questo il vero senso della frase “Morire per Maastricht”?

    [1] Vedi: Daniel Callahan, Taming The Beloved Beast. How Medical Technology Costs Are Destroying Our Health Care System, Princeton University Press, 2009 (per un buona sintesi: Daniel Calllahan, Sustainable Medicine: Two Models of Health Care,Giannino Bassetti Foundation – 2005)
    [2] Naomi Klein, The shock Doctrine, Picador, New York, 2008
    [3] Cno la conseguenza di aumentare, invece che ridurre le spese per le cure

    (…tanto ora lo tolgono e ce ne mettono un altro. Peggiore).
    fonte e grafici > http://goofynomics.blogspot.it/2014/02/la-salute-e-la-crisi.html


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #60314
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    Da un commento, preso da qui http://goofynomics.blogspot.fr/2014/02/la-salute-e-la-crisi.html:

    Non posso fare i nomi di entrambi protagonisti di questo dialogo (ne conosco personalmente solo uno dei due, un mio collega molto piu' anziano, consulente esterno, che mi ha raccontato il fatto a meta' 2013).

    Il prologo si svolge a fine 2011, presso il circolo del golf dell'Olgiata (amena localita' residenziale a nord di Roma), durante gli spostamenti sul 'green', in una bella giornata di sole, accompagnati dalla presenza silenziosa del 'caddy'.

    Collega anziano: “A proposito, mi hanno detto che sei andato improvvisamente in pensione e non sei piu' primario all'ospedale, che e' successo?

    Ex primario: “Vedi, a settembre mi ha convocato il direttore generale dell'azienda ospedaliera e mi ha chiesto di tagliare 20 posti letto degli 80 attuali del reparto di oncologia, quello specialistico dove curiamo i tumori della prostata e dell'apparato urinario”

    Collega anziano: ” E tu che gli hai detto?”

    Ex primario: “Gli ho detto, ma come, abbiamo gia' una lista di attesa di un anno e si sa bene che per moltissimi pazienti, se non si interviene nei primi sei mesi, poi la prognosi e' infausta? E lo sai che m'ha detto 'quer gran fijo de na' mignotta der direttore generale'? Mi ha detto che lui deve applicare i tagli lineari, altrimenti lo licenziano, e che quindi a lui non 'gliene frega un cazzo' dei pazienti!”

    Collega anziano:”Ed allora e' per questo che li hai 'mandati affanculo'?”

    Ex primario: “Per forza, da tempo avevo maturato i requisiti e quindi perche' aspettare ancora per andare in pensione? Io non voglio avere nulla a che fare con questi morti…. e ce ne saranno, altroche' se ce ne saranno! Ho raccomandato come mio successore il mio vice, che ha accettato”

    Epilogo – Stesso luogo, stesse circostanze, fine 2012.

    Collega anziano: “A proposito, come va il tuo successore all'ospedale?”

    Ex primario: “Alla grande, ha tagliato 25 posti letto e le lista d'attesa e' passata da un anno a sei mesi.”

    Collega anziano: “E come e' stato possibile?”

    Ex primario: “Semplice, i malati che non hanno soldi – che sono il 90% – se manca l'offerta pubblica di cure semplicemente non si curano piu”

    Collega anziano: “Ma cosi' schiattano!”

    Ex primario: “Appunto! E' cosi' che diminuisce la lista di attesa”


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #60312

    giorgi
    Partecipante

    [color=#0000cc]Sono necessari gli ospedali? [/color]


    #60315
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    [size=22]Farmaci e rischio di infarto, sotto accusa Moment e Voltaren
    Uno studio condotto da due ricercatrici dell’università di Nottingham e diffuso da The Guardian ha rilevato una percentuale maggiore del rischio di infarto nei soggetti che assumono farmaci contenenti come principio attivo ibuprofene e diclofenac.

    In quanti ricorrono frequentemente all’uso di farmaci a base di ibuprofene per liberarsi, o quantomeno attenuare, quell’insopportabile mal di testa e arrivare in fondo alla giornata? Molti, moltissimi. Ebbene, sarà forse il caso di affidarsi con un po’ più di moderazione a queste compresse “miracolose” che calmano dolori di varia natura in poco tempo. Gli studiosi hanno messo sotto accusa le famiglie di medicinali, come Moment, a base di ibuprofene, il principio attivo dalle proprietà analgesiche, antinfiammatorie e antipiretiche, e quelle, come Voltaren, che contengono il diclofenac, altro farmaco antinfiammatorio non steroideo. La motivazione alla base di questa scelta, di cui ha dato notizia il quotidiano britannico The Guardian, sta nel fatto che l’uso di questi farmaci comporterebbe una percentuale maggiore del rischio di infarto.
    La ricerca in questione, portata avanti dall’Università di Nottingham e pubblicata sul British Medical Journal, ha visto le ricercatrici Julia Hippisley-Cox e Carol Coupland impegnate nell’osservazione di 9.218 pazienti che avevano già avuto un primo episodio di infarto, prendendo in considerazione vari fattori di rischio quali età, malattie cardiovascolari diagnosticate, fumo. Nel corso dello studio è stato riscontrato che il rischio di incorrere in un attacco cardiaco era maggiore nei soggetti che avevano assunto i farmaci presi in esame nei tre mesi precedenti al loro episodio di infarto. I risultati hanno evidenziato che l’assunzione di ibuprofene aumenta del 24% il rischio di infarto, addirittura ancora maggiore, fino al 55%, per chi assume il diclofenac. Queste cifre hanno spinto le ricercatrici, che hanno sottolineato come circa 1 persona sopra i 65 anni di età su 1000 avrà un infarto dovuto al consumo di ibuprofene (una cifra allarmante se si pensa che i consumatori abituali sono diversi milioni, circa 9 solo in Gran Bretagna), a portare l’attenzione sulla necessità di un’indagine approfondita sugli effetti anche gravi che questa tipologia di farmaci può avere sul cuore, mentre ricercatori dell’Università di Berna ritengono che tali risultati potrebbero essere spiegati anche da altri fattori.
    In ogni caso sarà necessario, anche a fronte del larghissimo uso che si fa di questi medicinali, chiarire la questione legata agli effetti collaterali e, al contempo, rendere possibile un confronto tra rischi e benefici così da poter determinare il miglior trattamento farmaceutico da indicare soprattutto a coloro che soffrono di stati infiammatori dell’apparato muscolo-scheletrico e ricorrono, quindi, frequentemente a cure antidolorifiche. Un bel dilemma, per tanti.

    fonte: http://www.net1news.org/farmaci-e-rischio-di-infarto-sotto-accusa-moment-e-voltaren.html


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #60316

    Xeno
    Partecipante

    Ad esempio nello yogurt alla fragola sinceratevi leggendo l’etichetta che gli ingredienti siano yogurt con fermenti lattici vivi e un preparato di frutta a base di fragole con la percentuale riportata e zucchero. Sono gli yogurt migliori rispetto a quelli contenenti anche aromi artificiali,coloranti, edulcoloranti,addensanti, agenti lievitanti

    SE VOLETE ESSERE CERTI DI MANGIARE FRAGOLE VERE LEGGETE SEMPRE LE ETICHETTE DEI PRODOTTI CHE ACQUISTATE!
    http://ioleggoletichetta.it/index.php/2012/08/sapete-quale-la-differenza-tra-la-fragola-e-laroma-fragola/


    #60317

    Anonimo

    http://www.disinformazione.it/digiuno2.htm

    Il digiuno delle meraviglie
    Di Nicole Boudreau, per gentile concessione della rivista “Scienza e Conoscenza”

    La sovrabbondanza è all’origine dei nostri mali peggiori e comporta costi esorbitanti: quando digiuniamo, il nostro organismo si ripara, guarisce e torna sano

    Benché la tavola ne abbia uccisi più della spada, si preferisce mangiare piuttosto che digiunare; l’astinenza, anche se terapeutica, è poco popolare nell’era dei consumi. Quindi, come ha detto Louis-Ferdinand Céline, medico e scrittore, la nostra società è alle prese con l’«epidemia di malattie da pancia piena». La sovrabbondanza è all’origine dei nostri mali peggiori e comporta costi esorbitanti. Siamo malati per l’essere diventati troppo “civili”.

    La malattia è divenuta un’istituzione redditizia. I collutori, i deodoranti, i cosmetici, le medicine, gli interventi chirurgici e le dentiere sono ormai mezzi diffusissimi per rendere belle le persone colpite da malattia. Migliaia di prodotti per abbellire, calmare, amputare e drogare il corpo intossicato ci vengono offerti dalla scienza, che speriamo ci salverà dall’«epidemia di malattie da pancia piena». Infine, malgrado i progressi della tecnologia, stiamo ancora usando droghe per curare, ovvero lenire, le sofferenze delle persone malate.

    È possibile curare le malattie del consumismo con una forma ulteriore di consumo, quella delle medicine?
    Secondo Céline, le persone sovralimentate dovranno, prima o poi, cambiare abitudini o scoppiare a loro spese. Se scelgono di cambiare, i sovralimentati dovranno reimparare a digiunare.

    In effetti, il digiuno ricorda l’oscillazione del pendolo: all’abbondanza segue l’astinenza terapeutica. Digiunare vuol dire riposare completamente per contrastare il logorio e conservarsi in forze. Il corpo a digiuno è attivamente impegnato a disintossicarsi e a riparare i propri tessuti, allo scopo di estrarvi alimenti da riciclare.

    Gli stomaci ulcerati, le cartilagini artritiche, i reni litiasici, i polmoni incrostati, il sangue anemico, le vene arteriosclerotiche, le pelli acneiche, le ossa porose, le ghiandole mal funzionanti o i tessuti infiammati si rigenerano durante un riposo dalla vita attiva. In altre parole, quando digiuniamo, il nostro organismo si ripara, guarisce e torna sano.

    Perché il digiuno fa bene
    Quando si digiuna, ci si astiene completamente dal cibo; non si mangia, non si fuma e si beve acqua a volontà. Il digiuno integrale non è un regime ipocalorico, una dieta a base di frutta o una dieta liquida; non si consumano vitamine, zuccheri, tanto meno proteine o grassi. Si digiuna per davvero: non si mangia assolutamente niente.
    Si tratta di una cura che può sembrare sorprendente. Chi di noi non ha avuto una nonna affettuosa che diceva: «Mangia un poco, ti fa bene»? Molte persone credono di diventare deboli o malate se non mangiano più. Ed ecco che il digiuno viene presentato come una terapia: perché?

    Digiunando, si cessa di apportare alimenti al corpo; quest’ultimo deve dunque sviluppare una nuova strategia per avere energia, poiché è continuamente alla ricerca di carburante e materie per sopravvivere. La sua strategia è rivolgersi alle riserve: ispeziona tutti i tessuti per inventariare i grassi, le proteine, le vitamine e i minerali di riserva che può usare senza farsi del male. Elenca e distrugge i tessuti usurati, danneggiati o in eccesso, riciclando le parti riutilizzabili ed eliminando le scorie nocive.

    Che cos'è l'autolisi
    Questo processo di distruzione dei tessuti usurati, danneggiati o in eccesso viene chiamato autolisi, talvolta autofagia. I tessuti malati distrutti sono sostituiti da tessuti nuovi creati dall’organismo stesso. Chi dice autolisi dice dunque ringiovanimento.
    Insomma, il corpo “si mangia da solo”, per rigenerarsi. È un processo sorprendente, ma inevitabile. Il nostro corpo non potrebbe produrre tessuti nuovi senza prima eliminare quelli danneggiati: non si edifica il nuovo sul vecchio. Ma la cosa migliore è che il corpo ricicla i componenti dei tessuti che sottopone ad autolisi, nutrendosene. Ecco un ottimo esempio di riciclo ecologico!

    Il corpo a digiuno si dedica quindi a una vasta operazione di rinnovamento per ricavare dalle sue strutture usurate e danneggiate substrati che riciclerà per nutrirsi. Oltre alla stimolazione dell’autolisi dei tessuti, il digiuno accelera la pulizia dei vasi sanguigni, delle cellule e dell’ambiente nel quale queste ultime nuotano (l’ambiente interstiziale). Il grasso nocivo, gli scarti chimici, i cristalli di acido urico e i residui del lavoro cellulare che provocano il sovraffaticamento sono digeriti dalle cellule alla ricerca di nutrimento, e riciclati. Le tossine non riciclabili sono semplicemente neutralizzate e successivamente eliminate.

    Insomma, il digiuno è una seduta intensiva di riparazione e depurazione dell’organismo. Nella nostra vita di tutti i giorni, mangiamo e assimiliamo cibo regolarmente. Digiunando, il corpo non assimila più: disassimila ed elimina a tempo pieno le riserve, le scorte e i tessuti danneggiati. Investe le sue energie nel rinnovo e nella riparazione di tutte le funzioni biologiche. Il digiuno fa dunque da contrappeso al sovraffaticamento della vita moderna. Il riposo da esso provocato assicura il riequilibrio del nostro metabolismo, esasperato dal sovraffaticamento, dal consumo eccessivo e dall’alterazione chimica dell’ambiente.


    #60318

    pancia37
    Partecipante

    Professore d'orta , due giorni di digiuno e poi dieta liquida per ingrandire i mitocondri : http://www.youtube.com/watch?v=bSuU_ILSKAY


    #60319

    Anonimo

    http://www.ilcambiamento.it/editoriale/peste_medicina_ventunesimo_secolo.html

    La peste del ventunesimo secolo e le due medicine
    Sonia Savioli si dedica alla terra da 27 anni; semina, raccoglie e ha compreso come la chimica non serva alle piante, anzi faccia danno. E le piante sono un po’ come guardarsi dentro, da un seme crescono la nostra biologia, i nostri equilibri, la nostra anima e i nostri corpi. Nemmeno a noi fa bene la chimica, conclude Savioli. E ci propone questa sua riflessione sull’importanza del terreno, sia quando è “terra” sia quando è “uomo”.

    Uno dei grandi tabù del nostro tempo è la medicina “industriale”. Possiamo chiamarla così? Dato che è nelle mani di poche grandi industrie multinazionali, le quali condizionano le politiche sanitarie dei governi, le informazioni (e le menzogne) dei media ufficiali, le ricerche pubblicate (o non pubblicate) sulle riviste scientifiche ufficiali, i corsi universitari e l’ascesa o la caduta di carriere mediche, direi che possiamo chiamarla così.

    La medicina industriale sta alla medicina naturale come l’agricoltura industriale sta all’agricoltura biologica. D’altra parte, ambedue si occupano di creature viventi: l’agricoltura e la medicina industriale unicamente per trarne profitto economico e, in ambedue i casi, il profitto principalmente della grande industria. L’agricoltura e la medicina naturale, escludono la grande industria (tutto ciò che è naturale pare essere incompatibile con la grande industria) e, benché chi ci lavora debba cercare di portarsi a casa la pagnotta, ambedue le attività hanno come presupposto filosofico, ideologico e morale, la necessità di mantenere o ripristinare la salute e la forza, l’equilibrio e il benessere delle creature a loro affidate.

    La medicina e l’agricoltura industriale hanno presupposti e obiettivi completamente differenti: vogliono sterminare i nemici degli organismi di cui si occupano; organismi che considerano imperfetti, deboli e inetti; nemici che vedono nella natura che ci circonda e nella nostra stessa natura: virus, batteri e predisposizioni genetiche. Natura di cui facciamo parte, della cui sostanza siamo composti e ci nutriamo.

    Virus e batteri che ricerca avidamente e combatte indefessamente (a furia di antibiotici somministrati anche per una sbucciatura al ginocchio, noi si diventa immunodeficenti e i batteri antibiotico resistenti).

    “Koch aveva ragione: il microbo è niente, il terreno è tutto”, lo disse persino Pasteur, convertitosi alla realtà poco prima di morire.

    Da ventisette anni semino, pianto, raccolgo e posso vedere con i miei occhi come la “medicine chimiche” non servano alle piante quando terreno e clima non sono adatti a loro. Grazie al cambiamento climatico e al riscaldarsi del pianeta, in questa zona già piuttosto arida di Toscana parecchi tipi di piante da frutto un tempo coltivati si sono estinti. Non sono serviti a nulla i pesticidi usati dagli agricoltori industrializzati. Il rimedio trovato dagli altri è stato quello di ricercare e piantare vecchie cultivar, specie più adatte a sopportare caldo, aridità, gelate più tardive. Piante più forti e rustiche, in grado di sopportare e difendersi.

    La medicina industriale combatte la malattia attaccando ciò che all’interno del nostro organismi ci sta danneggiando, senza domandarsi il perché, senza occuparsi delle cause, senza valutare le conseguenze delle sue “cure”.

    Al vertice della medicina industriale ci sono le grandi industrie multinazionali; quelle a cui dobbiamo colpi di stato, sfruttamento a livelli schiavistici nel terzo mondo e tentativi sempre più pressanti di importarlo anche in Europa, distruzione dei mari e delle terre, falsificazioni di ricerche scientifiche.

    Per tali industrie della medicina ogni ammalato è un cliente, ogni sano è un cliente perso. Ma potenziale.

    L’interesse di chi guadagna miliardi (e potere) distruggendo l’ambiente e la salute è di continuare a distruggere; l’interesse di chi guadagna miliardi (e potere) vendendo medicine è di non prevenire e di non guarire la malattia, ma di “curare” il cliente in modo che sopravviva (non importa come) il più a lungo possibile.

    Come possono le industrie multinazionali voler eliminare le cause delle malattie? Nel novanta per cento dei casi sono loro le cause: i loro rifiuti tossici, i loro cibi industriali, i loro pesticidi irrorati nei campi e sui nostri cibi, i loro trasporti su gomma e per mare e per cielo che impestano l’aria e producono il riscaldamento globale, il loro petrolio e la loro plastica sparsi per ogni dove…

    E come possono industrie multinazionali che prosperano economicamente, oltre che per merito di tutte queste cause di inquinamento e malattia, anche per merito di medicinali elargiti a malati cronici, che sono ormai la maggioranza dei malati, desiderare il proprio drastico ridimensionamento e la propria estinzione come industria globale? Perché questo comporterebbe “curare il terreno”.

    Ed ecco a chi oggi ci affidiamo per mantenere o ripristinare la nostra salute; ecco perché il potere medico è tabù indiscutibile; ecco chi istruisce, consiglia, “aggiorna” i nostri medici curanti, i nostri pediatri.

    La medicina è industria e merce e pretende di essere più che una scienza: una religione dogmatica e indiscutibile.

    Secondo l’Associazione degli Anestesisti i morti per errori medici in Italia sono 14.000 l’anno (quattordicimila!). C’è chi contesta questo dato. affermando che sono molti di più, ma noi ci atterremo alla stima più bassa, dato che ci sembra già mostruosa. Eppure l’infallibilità di tale scienza rimane un dogma, metterla in discussione è tabù. I medici che ci si provano vengono ostracizzati, minacciati, diffamati, infamati. E così, se una buona percentuale di medici meno ottusi ha qualche dubbio, se lo tiene per sé.

    I medici che scelgono le terapie naturali sanno che per loro le difficoltà saranno molto maggiori, i guadagni molto minori. Se poi scelgono di contestare la medicina industriale, vuol dire che sono degli eroici combattenti decisi a vender cara la pelle con il solo scopo di difendere un avamposto. In attesa di tempi migliori.

    Primo, non nuocere.

    Nel quattordicesimo secolo in tutta Europa imperversò la peste. Morì la gran parte della popolazione, più nelle città che nelle campagne. In alcune città morì il 90% degli abitanti.

    La peste è un batterio.

    Batteri e virus sono apparsi sulla terra qualche miliardo di anni prima di noi, pare, e sono incommensurabilmente più numerosi di noi. Il buon senso e la logica dovrebbero dirci, e la medicina naturale ritiene, che qualsiasi organismo si sia sviluppato in seguito sul nostro pianeta non possa che essere in grado, in condizioni normali, di difendersi egregiamente da essi. Se e quando è necessario difendersi.

    Lo scopo della medicina naturale, quando il nostro organismo non è in grado di reagire in modo efficace a un’eventuale attacco, dovrebbe essere quello di aiutarlo sì a difendersi, ma soprattutto di ripristinare l’equilibrio e la forza del nostro sistema immunitario, e di eliminare le cause che hanno portato a tale squilibrio.

    E’ ovvio che un fitoterapeuta o un omeopata (né alcun altro tipo di medico) non possono ripristinare l’equilibrio e le “condizioni normali” a Taranto o a Caserta, a Porto Marghera o sotto una linea dell’alta tensione.

    Questo era il compito della medicina preventiva, questo era il significato che le si dava negli anni ’60 e ’70, quando tanto se ne parlava: denunciare e combattere le cause delle malattie, le condizioni nocive di lavoro, l’inquinamento ambientale, l’avvelenamento dell’aria, dell’acqua, della terra.

    Oggi per “medicina preventiva” s’intende che ti fanno una TAC perché hai mal di testa, senza nemmeno visitarti. Poi le scorie radioattive delle TAC vanno nella cava di Cerignola, alla faccia del prevenire.

    Ma quali erano le “condizioni normali” nel quattordicesimo secolo in Europa?

    La Civiltà Occidentale attraversava un periodo particolarmente fiorente e prospero. Infatti la borghesia cittadina si era ormai impadronita delle campagne e stava sviluppando a tutto spiano le forze produttive. I contadini non dovevano più produrre per il proprio sostentamento e per quello del padrone, come negli arretrati tempi feudali. Dovevano produrre per il padrone e per il commercio del padrone, e per sé stessi se ce la facevano. Il commercio del padrone, che adesso era un mercante della città, richiedeva un tale sviluppo della produzione, che molti contadini, non riuscendo a “svilupparsi” così in grande e così celermente, lasciavano le campagne e fuggivano nelle città. Dove potevano lavorare come operai e servi per gli stessi mercanti che li avevano affamati e sfruttati fino all’osso nelle campagne, o potevano mendicare e morire di fame.

    Vi ricorda qualcosa? Un po’ più in grande, magari: oggi le nostre campagne sono i continenti del cosiddetto Terzo Mondo; abbiamo arraffato le loro terre, i contadini espropriati e affamati sono corsi a riempire le città vivendo nelle bidonvilles e lavorando per una scodella di riso, per un tozzo di pane nelle fabbriche che producono per conto delle multinazionali euro nordamericane. Ma non è che la storia si ripeta. E’ semplicemente la stessa storia di dominio che va avanti e si espande in Impero Globale.

    Ma torniamo alla peste e vediamo se è tutta colpa del batterio.

    Nella fiorente seconda metà del 1300 a Siena, per esempio, vivevano più di 50.000 abitanti. Come adesso. Adesso però il Comune di Siena occupa una superficie che si è moltiplicata di parecchie volte. Allora quei 50.000 e passa abitanti se ne stavano ammucchiati dentro le antiche mura di una città senza fogne né acquedotto. A Milano, all’interno delle mura medievali, c’erano 200.000 persone; a Firenze 120.000. In tutte queste città gli abitanti erano di parecchie volte superiori a quelli che adesso occupano lo stesso spazio. Tutti i loro escrementi quotidiani venivano gettati nelle strade, tutti i loro rifiuti di qualsiasi genere marcivano sotto il sole o si mischiavano alla pioggia colando per ogni dove. Sotto il sole estivo tutto marciva allegramente e la puzza della città si sentiva a chilometri di distanza.

    C’è da meravigliarsi se gli umani di quei tempi e di quei luoghi attribuissero il contagio pestifero ai miasmi di quell’aria mefitica? Sicuramente respirarla non era salutare.

    C’erano poi le concerie, le tintorie per i tessuti (l’industria e il commercio fiorivano): liquami che riempivano i terreni intorno alle mura, percolavano nelle falde.

    Migliaia di miserabili, che lavoravano in quelle tintorie e concerie, vivevano ammassati in tuguri che oggi in quelle stesse città sono utilizzati come sottoscala o cantine, dove non arrivava mai un raggio di sole, dove un’umidità fatta soprattutto di fetidi liquami impregnava suolo e muri. E pagavano una pigione.

    In compenso i ricchi mangiavano carne tutti i giorni, ma i ricchi abitavano nelle città e la carne d’estate in quelle cloache ci metteva poco a imputridire. Anche per questo le spezie erano così preziose e i piatti del tardo medioevo così speziati.

    Quello che il fatidico batterio trovò sul suo cammino furono quindi popolazioni stremate dalla fame e dallo sfruttamento. Trovò gente già mezza morta: di fame, di fatica, di putredine in cui viveva, dei cibi putridi che mangiava; oltre che di paura, disperazione, terrore e rabbia.

    Perché la lotta di classe infuriava in tutta Europa, come appare logico, e infuriavano in tutta Europa le guerre del capitale per impadronirsi dei mercati.

    Entrando in una di quelle “belle” città, calpestando immondizie ed escrementi in tutte le fasi di marcescenza e respirando i loro miasmi, sfiorando muri intrisi di umidità che non asciugava mai, c’era da meravigliarsi che gli abitanti fossero ancora vivi. Forse si stupì anche il batterio e decise che erano i posti giusti per darci dentro.

    Morirono i poveri e morirono i ricchi. L’unico vero vantaggio della ricca borghesia era poter fuggire in campagna, nelle loro proprietà e domini: perché si vide subito che la peste aveva una preferenza spiccata per le città in particolare, e poi per i borghi che erano città in miniatura.

    Penso che oggi la nostra situazione abbia molte somiglianze con quella della Grande Peste.Anche se non buttiamo più orina ed escrementi e rifiuti in mezzo alle strade. Tra parentesi: non si sa bene se la gente allora morisse tutti di un tipo di peste, di più tipi di peste, di più tipi di malattie.

    I nostri rifiuti li buttiamo più in là, sono molto più pericolosi di quelli medievali, ci ritornano indietro comunque.

    Cosa troverebbe allora il “nostro” batterio? Ammesso che riesca a sopravvivere ai “nostri” rifiuti: abbiamo fiumi batteriologicamente puri, zone di mare batteriologicamente pure, sicuramente anche terre batteriologicamente pure: i batteri non sopravvivono ai nostri rifiuti e liquami.

    E infatti, mentre fino a 50-60 anni fa si moriva quasi esclusivamente per infezioni: polmonite, tifo, difterite, dissenteria e così via, oggi in Occidente si muore soprattutto di malattie autoimmuni: le malattie autoimmuni sono quelle in cui il sistema immunitario attacca il proprio stesso organismo. Come se dall’organismo stesso venisse la minaccia.

    Cancro, leucemia, sclerosi multipla, artrite reumatoide, colite ulcerosa, lupus eritematoso, asma allergica… Le malattie autoimmuni sono una reazione di difesa che cerca i nemici al proprio interno. Ma non è quello che fa anche la “medicina industriale”? Negli USA tagliano mammelle per prevenire il cancro.

    Dunque non è certo del batterio che dovremmo preoccuparci, tanto più che coi nostri antibiotici sempre più micidiali (è indispensabile che lo siano, dato che ormai hanno selezionato batteri antibioticoresistenti) li sconfiggeremo certamente.

    Ma forse di qualcosa dovremmo preoccuparci. Ci sono tanti tipi di peste.

    La nostra peste magari nascerebbe dalle discariche di rifiuti tossici. Quelle illegali già scoperte costellano tutta l’Italia: Trentino, Brianza, La Spezia, Veneto, Toscana, Ciociaria, basso Lazio, Pescara, Molise, Campania, Puglia, Aspromonte, Crotone, Catania…. dai campi alle cave, dalle massicciate ferroviarie e stradali alle fondamenta di ospedali e scuole. Poi ci sono gli inceneritori e le tossiche ceneri che vengono mischiate con il cemento e con l’asfalto. E i cibi? Noi non mangiamo cibi putridi, magari qualcuno è anche batteriologicamente puro, come l’acqua clorata. Mangiamo cibi geneticamente modificati, plastificati, addizionati di sostanze chimiche, imbevuti dei veleni dell’agricoltura industriale, raffinati fino a perdere ogni sostanza.

    Nelle città respiriamo gas di scarico, cioè benzina bruciata.

    I bambini di oggi, nella forsennata lotta della Medicina Industriale contro virus e batteri, rischiano di ricevere fino a 40 vaccinazioni prima di diventare adulti.

    Sui vaccini i pareri tra le due medicine sono discordi (come su quasi tutto). La medicina naturale li considera, nel migliore dei casi, un rischio per l’efficienza e l’equilibrio del sistema immunitario. Se avesse ragione, dopo le 30 o 40 vaccinazioni il sistema immunitario sarebbe come un pugile suonato.

    E in ultimo, per dare il colpetto di grazia, sono arrivati i telefoni cellulari: pochi giorni fa l’associazione dei pediatri ha sconsigliato i telefonini per i bambini sotto i dieci anni. Alla buon'ora!

    Perché cuociono i loro teneri cervelli. I cervelli adulti sono un po’ più coriacei e ci vuole più tempo per la cottura.

    In Italia i tumori infantili aumentano del 2% all’anno.

    In Italia ci sono 57.000 ammalati di sclerosi multipla, 1800 in più ogni anno; la sclerosi multipla si manifesta perlopiù tra i 29 e i 33 anni; paesi record sonoUSA e Canada.

    Gli ammalati di artrite reumatoide sono in Italia 330.000, la maggior parte tra i 35 e i 40 anni; 100.000 giovani, soprattutto tra i 15 e 30 anni sono ammalati di colite ulcerosa o del Morbo di Crohn.

    Ecco cosa troverebbe oggi il nostro batterio: un’umanità avvelenata, debilitata, isterilita, la cui salute è minacciata da tutto ciò che fa, che respira, che beve, che mangia e, nell’accelerata fulminea del progresso, anche da ciò che ascolta e che fa frizzare cervello, timpani, nervi acustici e bulbi oculari.

    Le avvisaglie della prossima peste, batterio o non batterio, ci sono tutte, comprese la paura, la frustrazione, la disperazione che colpisce soprattutto le giovani generazioni.

    Cosa aspettano allora i medici?Cosa dovrebbe fare oggi una categoria di persone che per mestiere ha scelto di occuparsi della salute umana, di fronte alle minacce all’ambiente che mettono in discussione la vita intera? Di fronte a uno stile di vita autodistruttivo? Non toccherebbe a loro lanciare l’allarme alla collettività, alle istituzioni e anche ai singoli pazienti? Interrogare e interrogarsi, denunciare, combattere, prendersi le responsabilità che competono al medico: anche di fronte agli interessi delle grandi industrie, comprese quelle farmaceutiche.

    Quanto perderà di fiducia e credibilità la categoria dei medici, quanto sarà vista con sospetto e disprezzata, se viene meno al suo ruolo in questa battaglia?

    E quanto invece potrebbe fare di buono, di utile, di importante, usando la sua scienza e la sua autorevolezza per preservare, prevenire, riconquistare la salute degli esseri umani, che non può prescindere da quella della terra che abitiamo e che ci dà da vivere.


    #60320
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Intanto vedo che sempre più gente se ne rende conto. Credimi Pier, è così. Non possiamo fare altro che informare il più possibile. Una volta presa la consapevolezza, faremo la nostra svolta.


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #60321
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

Stai vedendo 10 articoli - dal 151 a 160 (di 211 totali)

Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.