La questione fondamentale

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Questo argomento contiene 29 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Galvan1224 5 anni, 5 mesi fa.

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  • #16402

    Galvan1224
    Partecipante

    Buonasera,

    appartengo alla categoria delle persone che non lasciano le cose sospese, se le circostanze me lo permettono cerco di arrivare alla fine di un lavoro. Non sempre è possibile e in questi casi riduco all’essenziale l’intervento per arrivare comunque a una conclusione.
    In tal modo mi pare di lasciare la stanza in ordine, prima di uscire e andarmene.
    Non amo la fretta e anche il mio modo di esprimermi in forma scritta rispecchia questa mia disposizione, ma comprendo chi è differente da me e preferisce altri ritmi e tempi. Rispetto ogni critica e decisione, io non giudico più nessuno, ho troppo da farmi perdonare.

    Avevo iniziato a scrivere in un topic perché lì rinvenni un collegamento con quello che è uno dei miei interessi prevalenti e, non fossi quello che sono, in breve l’avrei esplicitato. Nel topic si ricordavano le persone che ci hanno accompagnato per un pezzo di strada, prima di percorrerne una divergente dalla nostra.
    Appunto il ricordo – più precisamente la memoria, per me la questione fondamentale – non esiste risposta alla domanda di cosa sia l’uomo prescindendo dall’affrontare questo che non solo io considero un mistero.

    La complessità dell’argomento è stupefacente, nulla gli è superiore… senza la memoria cosa sarebbe l’uomo? Tutto il resto vien dopo.
    Si può parlare della memoria da punti di vista scientifici, filosofici, umanistici… tutti affascinanti e che ci arricchiranno di conoscenze al riguardo. Non nego di leggere con curiosità le notizie al riguardo.
    Ma gli anni che cominciano a far sentire il loro peso mi hanno portato a chiedermi: questo approccio è l’unico, informarmi il più possibile mi avvicinerà alla soluzione?

    Una persona un tempo mi chiese cosa avessi di mio da dire in merito a una questione… dopo qualche tentativo di risposta mi son reso conto che tutto quel che ero capace di fare consisteva nell’aprire la porta (il database della memoria) e prendere informazioni. Non è riduttivo affermare che si tratta di una conoscenza di seconda mano, l’unica di prima mano è quella che vien dalla vita e, incredibile a dirsi, per ognuno di noi è altrettanto (se non più) vasta dell’altra.
    Il collegamento con quel tipo di conoscenza vien man mano abbandonato crescendo… ma non è per nulla persa…

    Cosa accade quando cresciamo? Una parte della soluzione è sotto i nostri occhi, talmente evidente da aver l’impulso di ignorarla, ché la conoscenza cui siamo abituati mal la sopporta, preferendo continuare a far domande. Davvero cerchiamo risposte?

    Mi fermo qui, è un piccolo passo, appena l’inizio. È la mia strada, qualunque sia la vostra chissà che possiamo ritrovarci un domani a bere un caffè (o un thè) da qualche parte e convenire che è valsa la pena d’aver camminato.

    Galvan


    #16403

    Olegna
    Partecipante

    Buonasera Galvan, trovo molto interessante il tuo approccio a questo argomento, spero che si possa approfondire al meglio, grazie.


    #16404
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Galvan, si potrebbe scrivere all' infinito…ma ognuno di noi ha un percorso, una predisposizione e una direzione nella quale andare.
    Siamo tutti ricchi di varie conoscenze, la nostra vita è piena di esperienze vissute e queste sono le nostre, ma è giusto anche osservare, imitare, provare a sperimentare le conoscenze degli altri. E proprio questo intreccio fa sì che la vita pulsi di vita.
    C'è qualcosa però che vedo ultimamente, è che la gente si sta facendo più domande…comincia a scoprire altre cose al di là della tv e sono contenta. Non so dove porti questa giostra ma intanto giriamo e giriamo.


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #16405

    Xeno
    Partecipante

    @ Galvan

    credo che la confusione in merito alla memoria sia dovuta al fatto che esistono vari tipi di memoria…se parliamo di quella scientifica credo che Richard sia l'utente più preparato in merito,ma ti basti pensare che per esempio quando una persona va in incoscienza per incidente o per operazione chirurgica,questa viene registrata da qualche parte anche se al risveglio non ne siamo consapevoli…..ora,quanta influenza può avere sulla nosta vita quella “memoria”?
    Ma senza entrare in situazioni estreme…..quante cose “registriamo” di cui non siamo consapevoli,ma che da qualche parte sono ed una semplice ipnosi regressiva porta in essere?
    Insomma quanto inconscio ha un influenza su di noi?

    Spero di aver contribuito alla discussione….se invece non ho centrato il topic…beh come non detto
    #hemm


    #16406

    Galvan1224
    Partecipante

    Buonasera a te, Olegna, farò del mio meglio per ricambiare il tuo interesse e ti anticipo che il mio è un approccio diciamo “dinamico”, non ho titolo per stare in cattedra e ho più da imparare che insegnare.
    Imparo durante l’interazione con gli altri e quel che imparo diviene il soggetto dell’interazione.
    Almeno questa è la mia inclinazione, quanto saprò metterla in atto è da vedersi.
    Per questo motivo ogni apporto alla discussione che si sta avviando determinerà il cammino e in ultima, se vi arriveremo, il punto d’arrivo.
    Tutte le predisposizioni e i percorsi individuali, la ricchezza di conoscenze ed esperienze di ognuno (farfalla) unite all’osservazione e al desiderio di sperimentare son certamente benvenute.
    Ammiro che tu vi veda il pulsare della vita.

    Come esordii all’inizio questo argomento è di una complessità straordinaria e solo procedendo con giudizio e cautela potremo navigare senza arenarci da qualche parte. Incidentalmente osservo che per la stessa natura di questo topic – la memoria – ogni contributo non può esserne out/fuori, in quanto tutto proviene da essa, ringraziando Xeno del suo.
    Verrà senz’altro il momento di affrontare gli argomenti che cita.
    Prima di procedere di un altro passo vi prego di considerare quanto segue: vedrete che nei limiti del possibile non sarà dato nulla per scontato e dove ce ne sarà bisogno forse occorrerà mettersi d’accordo sul significato delle parole, inevitabilmente perderemo un po’ di tempo e procederemo lentamente ma contiamo nell’abbrivio, una volta ripresa velocità.

    Riprendiamo.
    Quando si affronta una qualsiasi attività, questa discussione ad esempio, il nostro database (memoria) si attiva, rendendo immediatamente disponibile il suo considerevole contenuto.
    Che la nostra predisposizione scelga una via o un’altra non possiamo esimerci dalla nostra conoscenza, da quel che è immagazzinato nel nostro cervello (sul supporto materiale dei neuroni o in qualche forma energetica, queste son le due ipotesi, non ne conosco altre al momento e mi scuso con gli addetti ai lavori per la semplificazione del mio linguaggio, avendo da parlar a tutti).
    Neppure dalla nostra predisposizione possiamo esimerci.
    Ma qualunque sia procede in modo simile per tutti. Siamo stati educati in questo modo, non solo nel nostro paese ma in tutto il mondo. Il nostro cervello ricorda un computer che richiamati i dati li analizza, li compara, elimina quelli non significativi e dai restanti trae una conclusione o non potendolo elabora un’ipotesi. Stiamo parlando di “cervelli” sani, le alterazioni in seguito.

    Il fatto che persone diverse arrivino a risultati diversi la dice lunga sull’importanza del database, del contenuto della memoria.
    In più c’è da tener in considerazione che molti contenuti non sono disponibili a causa di condizionamenti, credenze, esperienze negative, traumi e quant’altro. Non per niente la vediamo in modi diversi, in ogni campo.
    Quindi, riassumendo, le informazioni che possediamo vengono processate, elaborate in una certa sequenza. Maggiori informazioni maggior probabilità di soluzione… e tuttavia risultati diversi, interpretazioni diverse, ecc.

    Il cervello (per semplicità, al momento) ha dunque un solo modo di procedere? Chi lo studia individua ambiti differenti nei due emisferi e chi si interessa di antropologia rileva come popolazioni che siano state preservate dal contatto con la società hanno valori, obiettivi ben distanti dai nostri.
    Addirittura il senso del tempo e dello spazio sembra diverso.
    Ma senza andar troppo lontano… dov’è che troviamo nell’uomo un modo diverso di funzionare?
    Mi riferisco all’espressione artistica e particolarmente alla fiamma che la alimenta, a cui mi inchino riconoscente.

    L’ispirazione.

    Una forza che ha la capacità di far utilizzare la memoria in modo imprevedibile, “creativo” vien detto. Su cui spenderemo qualche parola la prossima volta.

    Vi saluto cordialmente.

    Galvan


    #16407

    Olegna
    Partecipante

    Per quanto mi riguarda preferisco che sia l'ispirazione a guidarmi, anche se essa è in parte il risultato di dati accumulati nel cammin di nostra vita, mentre per il resto viene(secondo me) da quella parte invisibile ad occhio umano, l'intelligenza “divina”.


    #16408

    Galvan1224
    Partecipante

    Bentornati e grazie dell’attenzione.

    Invidio chi dorme continuativamente per molte ore la notte. Dal canto mio – dicono che con l’età peggiori, povero me – non mi accade di farlo per più di qualche ora e mi risveglio sempre, anche se in uno stato di intorpidimento, quando cambio posizione. E quasi ogni volta devo ricominciare ad attendere un’altra visita di Morfeo.

    So di essere in buona e sfortunata compagnia e quando incontro un mio simile mi informo su cosa s’inventi per trascorrere il tempo. Io ho rinunciato a far qualunque cosa, men che meno alzarmi. Rimango come sono e ascolto i pensieri, son più parole che immagini nel mio caso. Ogni volta mi meraviglio della continua attività di cui divengo cosciente, quasi una pentola in continua ebollizione, con delle variazioni anche grandi nell’intensità.

    Ovviamente mi son posto da tanto la domanda da dove provenga il flusso dei pensieri e forse arriveremo a parlarne. Per adesso vorrei chiedervi se accade anche a voi, in condizioni più o meno simili e non necessariamente di notte, di stupirvi del risultato di quell’ebollizione, che emerge sotto forma di pensiero.

    Se ho citato me stesso è perché avendo esperienza della cosa ho notato che in uno stato di non totale risveglio, di intorpidimento parziale, paradossalmente son più conscio di tale attività; senza cercare di indirizzarla da qualche parte, che non mi va di lavorare a letto, par che si muova di propria forza e segua proprie strade.
    Molte son davvero bislacche e avvalorano la convinzione che l’uomo non sia proprio così evoluto come vien detto. Altre son le solite rimescolanze dei movimenti del giorno/i prima, più o meno rielaborate… altre ancora son aspettative, desideri che prendon forma… ma una di queste strade, quella che mi interessa, è il gioiello nascosto.
    Di cosa si tratta?

    Immagino conosciate aneddoti riferiti a scienziati che son stati strenuamente impegnati in ambiti che misero a dura prova le loro capacità: matematiche, ideative, astrattive… senza venir a capo del loro problema. Poi una mattina al risveglio trovarono la soluzione lì, in loro. Un’immagine, una formula, un’equazione o una struttura. Non sto a portarvi esempi che già son lungo di mio… ne troverete a iosa con qualche ricerca.

    Ma, seppur in scala ridotta, qualcosa del genere è forse capitato anche a voi e vi ringrazio se vorrete condividerlo qui con tutti i lettori. Una tal cosa succede anche agli artisti, musicisti o pittori e assolutamente son certo che accada agli scrittori (non a tutti, comunque).
    Anzi in loro tende a protrarsi anche nel giorno e vi posso assicurare che in quello stato pur vivendo e facendo le normali cose quotidiane essi stiano vivendo da un’altra parte, dentro il romanzo che stanno scrivendo, leggendolo prima dentro di loro.
    Non è solo un modo di dire quando riferendosi alla loro opera non pochi affermano che “si sia scritta da sé”, nel mio piccolissimo è accaduto anche a me.

    Il gioiello è la presenza, più o meno percepita, sentita, vissuta… dell’ispirazione.

    Non ritengo sia il caso di inquadrarla in una definizione, ne troverete in abbondanza ma appunto son tali, definizioni. Meglio che ne abbiate il sentore se proprio mai l’avete incontrata.
    Quindi, ritornando a come passo le mie notti, a volte mi capita di vederla all’opera e vi riporto, nella speranza di leggere le vostre, l’incontro di quest’ultima notte, fatalità.
    Mi son ritrovato sveglio e regolato un po’ volume e sintonia ho sentito una voce, probabilmente la mia voce muta, quella che usiamo per parlare a noi stessi, suggerirmi come svolgere il tema del giorno appresso, oggi.
    Sì, perché quando mi impegno in qualcosa desidero farlo bene, particolarmente quando so di essere visto o ascoltato.
    A maggior ragione se io stesso ho scelto l’argomento. Così prima di coricarmi, dopo aver scritto l’intervento precedente, mi raffiguravo i punti da cui mi sarebbe convenuto riprender il filo del discorso.

    Davvero tanti, da non saper qual scegliere. Mi son detto che forse sarebbe stato meglio scriverli, fare un po’ d’ordine, metterli in sequenza con le loro diramazioni… intuite dove voglio arrivare?

    L’avessi fatto avrei certamente avuto un po’ d’ordine; il cervello, lavorando al meglio al pari di un computer mi avrebbe fornito la via più diretta per ottenere lo scopo… che era quello di parlare dell’ispirazione.
    Forse dopo aver manipolato un po’ di definizioni, di esempi famosi vi avrei dipinto (scritto) la mia definizione, cercando se possibile un barlume d’originalità.
    In sostanza vi avrei presentato il quadro di una natura morta, ché l’ispirazione si può solo viverla, una volta fermata non è più lei. Diviene un ricordo.
    E far così è il consueto modo di elaborare la conoscenza, ben caro al nostro cervello che come dissi s’impunta come un cavallo se si cerca di volgerlo in altre direzioni.

    Ricordate la storia della manna dal cielo e del tentativo di metterne da parte per i giorni a venire… e quella andava a male..? Avrei potuto scrivere tutto il compitino e propinarvelo giorno per giorno, sino alla rivelazione finale, ammesso ci sia. Un po’ ci so fare, son certo che almeno a qualcuno sarebbe piaciuto.
    Quando parlai della conoscenza di seconda mano che proviene dalla memoria intendevo questo, una bellissima (nei casi migliori) natura morta.

    L’ispirazione (o una certa disposizione interna) può intervenire sulla memoria cui avete accesso e da quelli che erano ingredienti separati preparare un pane caldo e profumato.
    Anche la conoscenza prepara pani altrettanto invitanti, talora più belli e buoni. Sta a voi sperimentare quello che davvero vi sfama.

    Non avendo scritto nulla il foglio era rimasto bianco durante la notte, in un certo senso lei (l’ispirazione) ha scritto di sé, attraverso un suo devoto.
    Se qualcosa vi abbia raggiunto non posso conoscerlo, quello che so è che tutte le volte che vorrà intervenire attraverso la mia penna le lascerò il posto, metterò da parte la scaletta che mi figuravo e la guarderò condurmi in direzioni che non mi attendevo.

    Cosa accade quando cresciamo? Cos’è la memoria?
    Abbiamo appena fatto un passo nella questione fondamentale.
    Galvan

    PS- grazie Olegna per la tua dichiarazione, l'ho letta dopo aver scritto il mio intervento…


    #16409

    Galvan1224
    Partecipante

    Buonasera e grazie della vostra attenzione,

    nell’intervento precedente, un po’ “artistico” se così si può dire, davo spazio a quella disposizione o forza che permette di manovrare in modo creativo il contenuto della memoria.
    Ovviamente è una semplificazione, per definire gli oggetti della nostra discussione, ossia l’esistenza di (almeno) due modalità di accesso alla memoria.

    Prima di addentrarci ancor più nella questione riprendo un punto precedente, quando vi invitavo a condividere le vostre esperienze nelle quali ravvisare l’impronta di un intervento non sequenziale o analitico sul contenuto della memoria.
    Qualcosa che “si è un po’ fatto o emerso da sé”.
    Conversando con amici ne ho sentiti parecchi.
    L’intento non era quello di accrescere la collezione, quanto di iniziare a interagire con voi lettori, ringraziando coloro che già l’han fatto.
    Non per un riconoscimento tangibile e immediato, ma realmente per stabilire un contatto pur tramite delle parole scritte.
    Potrei parlar del significato di un tale contatto ancora in modo artistico, ma non renderei merito a chi non condividendolo appieno si sforza di seguirmi con l’altro, quello analitico, che rispetto al par del primo.
    Quindi, prima di iniziare a scrivere mi ero proposto di cercare un esempio analitico, misurabile, dell’effetto dell’interazione per presentarvelo.
    Già mi figuravo lo sforzo che avrei dovuto compiere… ma ho trovato, già servito oggi sul piatto della mia tavola, chi l’ha fatto per me (gradito sincronismo).

    Desidero qui manifestare la mia stima e riconoscenza per una delle colonne portanti di questa rivista, Richard, cosa che da tempo ambivo a fare, attendendo l’occasione giusta.
    Negli anni che seguo questo giornale la mia meraviglia per la sua capacità (e dedizione, se mi è permesso usare tal parola), costanza e disponibilità si è via via accresciuta.
    Non ho trovato altrove una tal preparazione unita a indubbie qualità umane.
    Oggi ha pubblicato un articolo “Suonare insieme stabilisce una connessione tra i cervelli” estremamente interessante (che vi invito a leggere), la cui conclusione lascio a voi interpretare: alcune reti intercerebrali prevedono che tali variazioni non avvengano soltanto durante l'esecuzione musicale. “Partiamo dal presupposto che le onde cerebrali di diverse persone si sincronizzino quando le persone tra loro coordinano le loro azioni in altri modi, come ad esempio durante l'attività sportiva, o quando comunicano tra di loro…
    Affascinante, queste son misure, numeri, non parole.

    Cosa accade quando cresciamo?

    Chi ha a che fare con i bambini (almeno qualche volta, se non con i propri con quelli altrui) frequenta una delle scuole più importanti in questo mondo. Forse la più difficile.
    Nel senso che più si è adulti più si è separati da loro.
    Di converso essi, più crescono e meno son separati da noi.
    Semplice, no?
    Per entrare in confidenza, entro chiari limiti, parlo della mia esperienza.
    Ho una certa età (prossima alla pensione… anche se comincio a dubitare… me la spostano sempre in avanti, con l’ultima modifica mi han aggiunto cinque anni, ma non mi lamento, almeno io ho ancora un lavoro…) e non ho figli, qualcosa ho appreso con quelli di parenti e amici.
    Fin che ero giovane mi riusciva meglio relazionarmi con i bambini un po’ grandicelli, conosco abbastanza cose e so costruire oggetti, immaginare storie… insomma un bel bagaglio di conoscenze con cui passare delle ore, ricompensato dalla loro fiducia e sorriso.

    Con quelli più piccoli, ancora da divenir padroni di un minimo di capacità di linguaggio, proprio mi bloccavo, sentendomi quasi inutile e guardando spesso l’orologio nel caso me l’avessero affidati per un po’.
    Potrei quasi dire di averli sentiti “alieni” (raccomando di interpretar in modo neutro la parola: straniero, estraneo, altro da me…).
    Indubbiamente mi rapportavo dall’alto (o dal basso) della mia conoscenza, attributo che loro dovevano ancora sviluppare (o usufruire).
    Che strano, pensavo, a me che ritenevo d’aver colto il senso della frase del ritornar bambini per entrare nel regno di dio riusciva difficile star con loro che ci vivevano o almeno ne erano i più prossimi…
    Per quanto mi sforzassi non c’era verso, anzi più insistevo e maggiore la sensazione di imbrogliar me stesso facendolo.
    Con un misto di curiosità e interesse (e un po’ d’invidia, lo ammetto) osservavo le mamme perfettamente a loro agio nel ruolo, molto meno i padri (da lì è cominciata a radicarsi in me la convinzione che le donne son meglio di noi maschietti).
    Perché riuscivano dove inevitabilmente fallivo?
    Perché per stare davvero con i bambini occorre esser come loro e questo non possiamo imporcelo a comando. Una mamma mette istintivamente da parte tutta la conoscenza che possiede ad eccezione di quella che le serve al momento, per preparar la pappa, vestirlo, distrarlo se piange o pulirlo.
    Non le venisse dovrebbe presto cercar chi lo faccia al suo posto, dovendo magari lavorare per poterla pagare.
    Qualcosa di simile accade nel rapportarci con chi ha molti anni, o con chi subisce l’evaporar della mente e con quella la personalità.
    Oggi va molto meglio per me con i bambini e mi è accaduto d’aver tenuto in braccio un neonato per un po’ di tempo senza desiderar d’essere altrove o far altro.
    Che poi egli sia stato tranquillo e rilassato m’ha ripagato e strappato un po’ di commozione.
    Anche con la mia anziana (vecchia non mi piace, aboliamola questa parola) madre le cose van meglio, la ascolto due, tre volte al giorno e sempre parliamo delle solite cose, spesso ricorda mio padre che da anni non è più… che strano, par ieri… che sorta di tempo agisce nella memoria?

    Ritornando ai bambini, com’è che man mano accumulano conoscenza?
    Forse ne possiedono già appena nati, seppur in forma latente?
    E, inevitabimente, la domanda da un milione di dollari: quando si forma l’individuo, il senso di sé?

    Concluderò sempre riportandovi la mia esperienza (che ho scritto in un racconto) e vi anticipo che non mi sentirò di ricominciare senza aver sentito le vostre, quelle che davvero m’importano.
    Siam qui tra noi che parliamo, perché cercare altrove?
    Non sto tenendo una lezione, ambisco a camminare un po’ con voi, non importa fin dove.

    … quando Galvan, un bimbo di cinque anni, fu chiamato dal padre si rilassò a vederlo e sentirlo tranquillo. Gli disse che l'avrebbe portato con sé – nel furgone che usava per il lavoro – a visitare la nuova casa dove si sarebbero trasferiti.
    Non il fratello maggiore, non assieme alla madre. Solo loro due. Una cosa immensa.
    In quel tragitto seduto a fianco del padre il bambino divenne Galvan.
    Il nome con cui lo chiamavano e a cui rispondeva divenne il Suo nome, nulla sarebbe stato come prima. Senza rendersene conto i suoi occhi presero a guardare il mondo attraverso il parabrezza del furgone in un modo diverso: le immagini provenienti dall'esterno avevano cambiato percorso dentro di lui, allungandolo di un istante, prima di giungere a depositarsi nella memoria.
    Adesso passavano prima da quel Nome.
    Ogni esperienza, sensazione ed emozione da quel momento sarebbero appartenute a quel nome; non più eventi a sé, ma eventi di Galvan.

    PS- dopo aver salutato Richard e con lui tutta la redazione mi è obbligo rendere merito all’editore, Pasgal, per aver creato e guidato questa rivista. Forse in alcuni ambiti potremo avere idee diverse ma son certo, senza alcuna ironia, che egli nel suo ruolo d’editore consideri la diversità un valore (e nel prosieguo mi auguro di trovare interessi condivisi tra noi).

    Il valore è nel cammino,
    la meta è del destino.
    Del primo i frutti cogli
    dell’altra solo scogli.
    Eppur hai riso e pianto,
    di questo fatti vanto.

    Un caro saluto

    Galvan


    #16410

    Galvan1224
    Partecipante

    Ho visto “La grande bellezza” di Sorrentino.

    Una tale ricchezza di contenuti ( al riguardo vedi una recensione in: http://www.carmillaonline.com/) è rara; come delle variopinte tessere di mosaico compongono un quadro che solo dalla giusta distanza o prospettiva è possibile cogliere, cosi nell’opera (come merita d’esser chiamata) alfine è solo lasciandosi trasportare lentamente dall’acqua che si ha la sensazione di quel senso a cui il titolo rimanda.

    Quel navigare sinuoso simboleggia forse l’entrata in quelle della vita, dove ogni apparizione (sopra la struttura dell’esistenza, i meravigliosi ponti di Roma) delle persone è giusto tale, un passaggio, per ognuno dei personaggi del film, di primo piano o semplici comparse.

    Durante quei pochi minuti la memoria di quanto prima visto vien meno, quasi dissolve.
    Verrà dopo (fuori dalla sala) il tempo di rivedere le variopinte tessere di vita e commentarle.
    In quella corrente, salvo lo scorrere con essa, ogni altra attività è giusto un’altra tessera, il nostro contributo al film Maggiore che tutte le contiene – di ieri, oggi e domani.

    Nell'opera vien fornita la chiave, il ritornar alle radici, dove il senso d’ognuno trae origine.
    La radice, la questione fondamentale: cos’è l’uomo, chi sono io?
    Tutte le risposte che non siano la nostra non ci porteranno in quell’acqua.

    Buona domenica

    Galvan


    #16411

    Galvan1224
    Partecipante

    Tu credi che si possa
    lèvato da quest’acque,
    pulito dalle schiume,
    nuotar nell’altro fiume
    là dove non si nacque?
    Aneli nel tuo agire
    quell’inattesa mossa,
    che pur nel buio fondo
    si mova come lume?
    Non c’è andar e venire,
    è questo il solo mondo.


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