L'Inganno di Obama

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Questo argomento contiene 52 risposte, ha 15 partecipanti, ed è stato aggiornato da  marì 10 anni, 1 mese fa.

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  • #129043

    marì
    Bloccato

    Il Comune della città-simbolo di Barack Obama è in bancarotta
    E non è un caso isolato: tutta la finanza locale Usa è al collasso

    Oggi Chicago “chiude” per crisi
    Giorno di stop ai servizi pubblici

    dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI

    NEW YORK – Oggi è vietato ammalarsi a Chicago. Guai ad avere bisogno di un certificato, o di qualsiasi altro servizio municipale. La spazzatura resterà a fermentare sui marciapiedi nell'afa estiva: è sospesa anche la nettezza urbana. La città di Barack Obama non ha più soldi nelle sue casse. Il sindaco Richard Daley, democratico, ha dovuto ricorrere a misure estreme. Fra cui tre giorni di vacanze forzate, a casa senza stipendio, per i dipendenti municipali. Il Comune annuncia che farà del suo meglio per garantire i servizi d'emergenza – le volanti della polizia, le ambulanze e i vigili del fuoco – ma è meglio non immaginare cosa succederà oggi a chi finisce in una “E. R.” (emergency room, o pronto soccorso) col personale ai minimi e tutti gli altri reparti ospedalieri chiusi.

    La sospensione di ogni servizio pubblico oggi provocherà disagi gravi ma farà risparmiare solo 8,3 milioni di dollari di stipendi, un'inezia rispetto alla voragine di perdite della città. Perciò Daley ha già preannunciato altri sacrifici e tagli ai servizi essenziali: tutti gli impiegati comunali dovranno prendersi molti giorni di riposo non remunerato, compresi gli insegnanti alla riapertura delle scuole. Ne risentirà anche la sicurezza: per mancanza di fondi viene sospeso il celebre piano del sindaco per ritirare le troppi armi in circolazione ricomprandole ai privati.

    Pazienza se è un duro colpo per l'immagine della città-vetrina di Obama, quella in cui il presidente si fece le ossa come militante politico di quartiere, proprio nelle lotte per migliorare la qualità dei servizi sociali. Invecchia precocemente anche il mito della “rinascita di Chicago”, vantata dai magazine come città-modello capace di schivare lo choc della recessione; la metropoli elegante e raffinata che continua a investire nell'architettura moderna (ieri Frank Lloyd Wright, oggi Renzo Piano) per lucidare il proprio glamour turistico internazionale.

    Tutto vero, fino a poco tempo fa. Ora la bancarotta della finanza locale contagia anche la metropoli più ricca e cosmopolita del Mid-West, stremata per il crollo delle entrate. Come tutte le città americane anche l'amministrazione locale di Chicago dipende in modo prevalente dall'imposta sulla casa e da qualche tassa sui consumi: le voci di gettito su cui la recessione ha avuto un impatto catastrofico.

    La “chisura per bancarotta” di Chicago fa scalpore perché è la città del presidente, ma non è un caso isolato. In Pennsylvania 255 impiegati pubblici sono stati licenziati in tronco – dieci giorni di preavviso e zero liquidazione – con una motivazione secca: “Mancanza di fondi”. Oggi si fermeranno per sciopero il metrò e gli autobus di San Francisco, dopo l'aut aut della città agli autoferrotranvieri: o accettano una riduzione del 7% degli stipendi o scattano i licenziamenti collettivi.

    Il caso della California è uno dei più drammatici. Dal 2 luglio lo Stato più grande e più ricco degli Usa (se fosse indipendente avrebbe un Pil superiore all'Italia e farebbe parte del G8) sta pagando tutti i suoi fornitori e creditori con delle cambiali, pezzi di carta di cui bisogna fidarsi: sono quasi due miliardi di dollari di “promesse future”, perché in cassa non ci sono i fondi. E' con rinvii e sotterfugi di questo genere che il governatore Arnold Schwarzenegger ha tamponato provvisoriamente un buco di 24 miliardi di dollari nel suo bilancio. Tutti i servizi essenziali sono vittime dei tagli. Oltre 500 milioni di dollari sono stati tolti all'assistenza sanitaria per i più bisognosi. Le carceri dovranno liberare fino a 43.000 detenuti entro il prossimo biennio. E non è detto che siano solo i condannati per reati minori a uscire in libertà.

    “Di questo passo – dice la presidente dell'assemblea legislativa californiana, Karen Bass – dovremo semplicemente aprire le porte delle prigioni”. Soffre perfino quello che è stato per decenni il fiore all'occhiello del “modello California”: il suo sistema universitario, capace di attirare nei campus da Berkeley a Ucla l'élite scientifica e il meglio degli studenti da tutto il mondo. Oggi le varie facoltà del sistema statale University of California subiscono riduzioni dal 20% al 30% dei loro stanziamenti.

    L'università California State Fullerton ha inviato una lettera a tutti gli iscritti che inizia così: “Caro studente, come sai la California attraversa una drammatica crisi di bilancio. Pertanto siamo spiacenti di dover cancellare diversi corsi ai quali ti eri iscritto”.

    Professori e ricercatori sono costretti anche qui a prendersi delle vacanze non pagate, un modo elegante per mascherare delle riduzioni nette di stipendio. In America e nel mondo intero si ha l'impressione che l'Amministrazione Obama abbia risposto alla recessione con un poderoso aumento dell'intervento statale: la misura più nota è la maximanovra di spesa pubblica da 787 miliardi di dollari varata dal Congresso a fine gennaio. A livello locale però sta accadendo il contrario. Gli Stati e le municipalità sono costretti a ridurre crudelmente le spese più essenziali.

    La ragione? A differenza del governo federale di Washington, la quasi totalità degli Stati (fa eccezione solo il Vermont) adottarono a fine anni Settanta delle costituzioni che proibiscono i deficit. La possibilità di indebitarsi è circoscritta entro limiti rigidi. Con due effetti pericolosi. Da una parte a livello locale la spesa pubblica non agisce affatto per attutire la recessione, ma al contrario contribuisce ad aggravarla. Inoltre si depaupera ulteriormente la qualità dei servizi e delle infrastrutture pubbliche, già in decadenza da decenni.
    (17 agosto 2009)
    http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/esteri/chicago-chiude/chicago-chiude/chicago-chiude.html

    :hehe: e diceva pure che la crisi era finita :hehe:


    #129044

    zret
    Partecipante

    Socing.


    #129045

    marì
    Bloccato

    20/8/2009 – ULTIME BATTUTE SULLA RIFORMA PRIMA DEL VOTO IN AULA

    Sanità, Obama chiede l'aiuto
    dei leader religiosi

    Appello a preti, imam, pastori e rabbini: “E' un dovere morale curari i poveri”

    CORRISPONDENTE DA NEW YORK
    Due audioconferenze con mille leader religiosi per trovare appoggi a una riforma sanitaria che stenta a decollare: è questa la mossa del presidente americano Barack Obama, che dallo Studio Ovale ha partecipato all’iniziativa «40 minuti per cambiare la sanità». La selezione di preti, reverendi, rabbini, imam e autorità religiose di ogni confessione presente negli Stati Uniti è stata affidata a un team di stretti collaboratori che ha incluso Josh DuBois, direttore degli Affari religiosi alla Casa Bianca, e il capo di gabinetto Rahm Emanuel, al fine di raggiungere il pubblico più ampio possibile.

    «Il presidente è convinto che la copertura sanitaria debba essere garantita a tutti coloro che non ce l’hanno» ha spiegato il portavoce Robert Gibbs, dando una lettura della riforma che sconfina nell’amore per il prossimo. E’ questo l’approccio anche di Jim Wallis, leader del gruppo evangelico «Soujourners» e sostenitore politico di Obama, per il quale «cristianesimo significa aiutare chi ha bisogno, anche di cure mediche». D’altra parte in più occasioni Obama ha detto di credere in un’idea di fede dove «ognuno è responsabile del proprio fratello, della propria sorella». Per avere un’idea dell’impegno profuso dall’Amministrazione per mobilitare i gruppi religiosi, basti pensare che l’associazione di Washington «Faith in Public Life» (Fede nella vita pubblica) ha convinto «almeno 600 leader religiosi di 41 Stati e 39 diverse denominazioni a predicare nelle rispettive comunità a favore della riforma sanitaria, considerandola un’importante causa morale collettiva».

    La scelta di Obama di far leva sui credenti si spiega con la necessità di fare breccia nelle resistenze del Congresso, dove i leader democratici hanno ormai poche carte per convincere l’opposizione repubblicana e i recalcitranti «Blue dogs» – i liberal moderati – e il voto in aula sembra destinato alla sconfitta. D’altra parte, secondo un sondaggio della tv Nbc, il 47 per cento degli americani è contrario alla riforma proposta e Obama sta pagando un prezzo crescente in popolarità, scesa per Gallup al 52 per cento. Neppure il passo indietro compiuto dalla Casa Bianca, facendo capire di poter rinunciare all’opzione del piano assicurativo statale, è servito a cambiare un orientamento popolare contrario ad aumentare le imposte per fornire al governo fondi sufficienti a garantire le cure a 47 milioni di non assicurati.

    A complicare ulteriormente la situazione in cui si è venuto a trovare Obama sono arrivate le rivelazioni di alcuni gruppi repubblicani ai danni di David Axelrod, il guru politico del Presidente, la cui società di pubbliche relazioni di Chicago avrebbe già ottenuto contratti per 24 milioni di dollari per realizzare spot tv e radio a favore della riforma, prefigurando così un evidente conflitto di interessi.
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=1376&ID_sezione=58&sezione=

    … non ce la fa … non ce la puo' fare … la salute e' una delle fonti (se non la Fonte) dei piu' grossi “Business” mondiali.


    #129046

    zret
    Partecipante

    Obama è un falsario della parola.


    #129047

    zret
    Partecipante
    #129048

    marì
    Bloccato

    Il Rapporto della Nato, presto la richiesta di altre truppe: “La situazione è grave”
    Per il generale McChrystal serve una revisione dell'impegno oltre a un coordinamentodegli sforzi

    [color=#ff0000]”Per vincere in Afghanistan
    occorre una nuova strategia”[/color]

    dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI

    NEW YORK – La guerra in Afghanistan si può vincere solo cambiando strategia, la situazione sul terreno è “grave”. Parola del generale capo delle forze Nato, l'americano Stanley McChrystal, che ieri ha consegnato un rapporto molto atteso. Che non fa sconti a nessuno, e prelude a nuove richieste anche per gli alleati europei. “La guerra si può ancora vincere”, è il massimo dell'ottimismo che il generale è riuscito a infilare nel rapporto. Per il resto dipinge una situazione critica, come preludio alla richiesta imminente di nuove truppe. Un serio problema per Barack Obama: l'Afghanistan è ormai diventata la “sua” guerra e non più un semplice lascito di George Bush da liquidare. Da quando l'attuale presidente l'ha definita “un conflitto di necessità”, ha fatto propria la tesi secondo cui combattere i Taliban è indispensabile per proteggere l'America da nuovi attacchi terroristici di Al Qaeda. In questo modo Obama si è esposto in prima persona, diventando il prossimo bersaglio dei movimenti pacifisti, che già annunciano mobilitazioni nelle prossime settimane.

    Il generale McChrystal ha assunto il comando delle truppe americane e della Nato in Afghanistan a giugno, con l'esplicita missione di operare una svolta nel conflitto. Nel frattempo Obama aveva autorizzato l'invio di altri 21.000 soldati americani. Ma dall'arrivo di McChrystal la gravità della situazione sul terreno si è accentuata. Luglio ha segnato un record storico di vittime: 44 soldati americani uccisi, il massimo in un solo mese dall'inizio del conflitto nel novembre 2001. L'escalation è proseguita in agosto: un nuovo record con 47 morti solo fra gli americani. In parallelo è cresciuta nei sondaggi la maggioranza degli americani contrari alla guerra. Un'analoga escalation di vittime ha colpito il contingente britannico, il secondo più numeroso, creando serie difficoltà politiche in patria anche a Gordon Brown.

    “La situazione è grave ma il successo può essere alla nostra portata” si legge nel rapporto McChrystal. A quali condizioni? “Richiede una revisione strategica nell'applicazione degli obiettivi, nell'impegno e nella determinazione, e più compattezza negli sforzi”. La gran parte del contenuto del rapporto è rimasta riservata, nota per adesso solo alla Casa Bianca e ai vertici del Pentagono. Si sa però che il generale capo ha fatto proprie le raccomandazioni più volte espresse dagli alleati Nato, compresa l'Italia: in particolare l'idea che la sfida in Afghanistan non può essere vinta solo con mezzi militari, ma richiede un maggiore sforzo per innescare lo sviluppo economico, dare sicurezza alla popolazione, porre le fondamenta per uno Stato di diritto e una società civile funzionante. Sono compiti di “nation-building” per i quali sono necessarie vocazioni e specialismi diversi da quelli delle forze armate. Usare meno forza, concentrarsi di più sullo sviluppo e il buongoverno, è uno dei pilastri del rapporto McChrystal. Che però si scontra con la dura realtà messa a nudo dalle elezioni afgane: uno spettacolo di brogli, irregolarità e corruzione. Lo scrutinio ha messo a nudo l'inadeguatezza del governo Karzai, il cui bilancio nel creare condizioni di normalità è disastroso.

    Anche sul piano della sicurezza il rapporto McChrystal evidenzia carenze e ritardi del governo afgano. Tra le conclusioni del documento c'è la richiesta di un sostanziale potenziamento delle forze armate e di polizia locali. Attualmente ci sono sulla carta 134.000 poliziotti e 82.000 soldati afgani. La maggioranza sono male addestrati e poco armati. Come si è visto durante le elezioni, non hanno la capacità di assicurare condizioni minime di sicurezza contro gli attacchi dei Taliban. E spesso la principale occupazione degli uomini in divisa è l'estorsione di tangenti alla popolazione.

    In questo quadro pare inevitabile che al rapporto McChrystal faccia seguito da parte del Pentagono una prossima richiesta di nuove truppe, sia americane che degli altri paesi Nato. A fine anno – includendo i 21.000 soldati Usa aggiuntivi già previsti – l'insieme delle forze alleate arriverà a quota 110.000, di cui 68.000 americani. Dai vertici del Pentagono è filtrata in via ufficiosa la seguente stima: per avere buone chances di successo nella strategia di contro-insurrezione, cioè per poter conservare il controllo delle aree riconquistate ai Taliban, garantendo alla popolazione condizioni di sicurezza, ci vorranno 32.000 soldati in più. Il segretario generale della Nato, Anders Rasmussen, da Bruxelles ieri non ha escluso che una quota di questo sforzo aggiuntivo debba essere fornito dagli alleati europei: sia sotto forma di militari che di finanziamenti e contributi all'addestramento. Anche se Rasmussen ha precisato che prima deve essere il governo afgano a fare la sua parte. Un auspicio che nelle condizioni attuali sembra poco più che retorico.
    (1 settembre 2009)
    http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/esteri/afghanistan-18/nuova-strategia/nuova-strategia.html

    GIA'! … la strategia di ritirarsi … e questa e' un'altra promessa mancata di Obama … non solo ha preso in giro gli americani, sta a prendere per i fondelli il mondo intero. :grrr:


    #129049

    Erre Esse
    Partecipante

    Anche l'amministrazione di Fritzgerald Kennedy era partita bellicosamente (tentativi di invasione da Cuba al Laos).
    Poi ha tentato di andare contro la Federal Reserve.

    Abbiate fede, quest'amministrazione USA ci farà felici.


    #129050

    zret
    Partecipante

    ?


    #129051

    marì
    Bloccato

    “contractor selvaggi”, alcol, party e violenza
    Video e foto inchiodano le guardie private dell'ArmourGroup, impiegate dal dipartimento di Stato: feste a luci rosse, maltrattamenti e intimidazioni. La Clinton promette un'inchiesta
    dall'inviato ANGELO AQUARO


    Una delle immagini pubblicate dai media Usa

    Sotto accusa i paramilitari di ArmorGroup, incaricati di proteggere la sede afgana
    Foto e video sulle tv Usa, il dipartimento di Stato apre un'inchiesta
    Kabul, scandalo all'ambasciata Usa
    contractor ubriachi, festini e umiliazioni

    NEW YORK – Piovevano razzi sull'ambasciata di Kabul ma la sicurezza non era un problema per le guardie in tutte altre faccende affaccendate: festini con prostitute e party dove l'ubriacatura era la regola.

    L'ultima, inquietante rivelazione sui contractor al soldo del governo Usa arriva dall'Afghanistan e la raccontano senza veli le foto apparse oggi sul Daily News e il video che la Cbs e la Cnn da ieri notte stanno mandando in onda. Alcol, prostitute, festini: non si facevano mancare niente le guardie della ArmorGroup, un'agenzia ora posseduta dalla Wackenut Service Inc, una delle maggiori compagnie di contractor, il personale di sicurezza privata che già in tutti questi anni di guerra il mondo ha imparato a conoscere per i comportamenti scellerati, come la strage di civili in Iraq firmata dagli uomini della Blackwater assoldati dalla Cia.

    Questa volta non si tratta di violenza ma di immagini choc umilianti e scandalose: tant'è che il segretario di Stato Hillary Clinton ha subito ordinato un'inchiesta per cercare di capire che cosa ha potuto trasformare l'ambascita americana a Kabul in quella che il Daily News ha già ribattezzato una “Animal House”. C'è poco purtroppo da divertirsi: gli attacchi suicidi che nel mese di agosto si sono intensificati a Kabul e che hanno havuto tra i target proprio l'ambasciata hanno fatto scattare l'allarme partito con una serie di segnalazioni via mail dell'associazione no profit Project on Government Oversight. La denuncia, partita da altre guardie del gruppo, definisce un gruppo di supervisori e altre guardie come “predatori sessuali e devianti”. Si parla di un clima di paura e coercizione, in cui chi rifiutava di partecipare veniva sottoposto a ritorsioni e a volte persino licenziato.

    Più di 300 delle quattrocento guardie impegnate a difesa dei mille uomini dell'ambasciata americana a Kabul sono Gurkhas nepalesi che neppure riescono a parlare l'inglese: gli ordini venivano infatti consegnati grazie a un sistema antico come il mondo, cioè quello dei gesti: ulteriore segnale del livello di sicurezza scarsissimo nella struttura.

    Il resto dei contractor sono un misto di australiani, sudafricani e americani espatriati. Secondo le prime testimonianze raccolte, se qualcuno si avvicinava a una guardia nepalese con il sospetto di aver visto un terrorista, potevi sentirsi rispondere con la replica standard in inglese: “Grazie mille signore, e buonanotte”. Ora spetterà al governo fare luce sull'ultimo scandalo scoppiato al buio di Kabul.
    (2 settembre 2009)

    le foto

    http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/foto-america/1.html

    http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/esteri/afghanistan-18/kabul-scandalo/kabul-scandalo.html

    La guerra in genere mi fa schifo … ma questa ancora di piu' #sich


    #129052

    marì
    Bloccato
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