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  • #140012

    Anonimo

    http://www.cadoinpiedi.it/2013/05/30/la_casta_ha_pure_la_polizza_vita.html

    LA CASTA HA PURE LA POLIZZA VITA
    Fino a 500mila euro per gli eredi in caso di morte del deputato. Un costo annuale di oltre un milione, la denuncia dei 5 Stelle

    Altro vizio della Casta scoperto dai parlamentari del Movimento 5 Stelle alla Camera. Si tratta della polizza sulla vita stipulata con una convenzione dai vertici di Montecitorio con Ina Assitalia e Fondiaria Sai e che, in caso di morte dei deputati in carica, paga agli eredi cifre che vanno dai 258 mila euro previsti per gli eletti con oltre 66 anni di età fino agli oltre 516 mila euro per i più giovani con età inferiore ai 40 anni. Costo complessivo per la Camera, circa un milione di euro.

    «E' un privilegio intollerabile, un servizio non necessario che va assolutamente cancellato», denuncia il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio che, insieme ad altri due colleghi del M5S, i segretari d'aula Riccardo Fraccaro e Claudia Mannino, ha chiesto con una lettera alla presidente Laura Boldrini di mettere la questione all'ordine del giorno del prossimo ufficio di presidenza. Per la precisione, risultano assicurati 630 deputati, 496 uomini e 134 donne. Le polizze dei primi costano 747.545 euro, quelle delle seconde 72.467 euro.


    #140013
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Igor Sibaldi dice se smetti di interessarti alla politica ti ritrovi con 10% di spazio per altre cose…ma come si fa…mannaggia….a far nulla sapendo queste cose 🙁


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #140014
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    #140015

    Spiderman
    Partecipante

    #140016

    Anonimo

    http://www.beppegrillo.it/2013/05/labolizione_che_non_ce.html

    L'abolizione che non c'è #leggetruffa

    Dopo la propaganda elettorale di Letta che con un tweet annunciava di aver eliminato il finanziamento pubblico, oggi scopriamo la verità: per quest'anno non si toccano. Ma dovrebbe avvenire nel 2017 “quando terminerà l'erogazione del rimborso già previsto per le elezioni di quest'anno”. I partiti saranno “aiutati” con servizi come sedi, bollette telefoniche, spazi televisivi. Quindi i partiti dal 2017 non gestiranno più soldi? Illusi: “ciascun contribuente può destinare il due per mille della propria imposta sul reddito (IRE) a favore di un partito” e “i fondi non espressamente attribuiti dai privati attraverso l'opzione del due per mille, saranno distribuiti ai partiti proporzionalmente alle somme stanziate in via esplicita”. L'importo totale a disposizione dei partiti potrebbe addirittura aumentare. Il finanziamento esce da una parte e entra dall'altra. I soldi dei cittadini continueranno ad arrivare e i partiti a mangiare. Il M5S ha mantenuto fede alle promesse elettorali e ha rinunciato completamente ai 42 milioni di soldi pubblici che gli sarebbero spettati. I partiti non sono riusciti a fare altrettanto. “Questa è una “legge-truffa”, una presa in giro per i cittadini che continueranno a pagare per far campare i partiti.”


    #140017

    Anonimo

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/01/governo-letta-limbroglio-della-legge-sui-finanziamenti-ai-partiti/612877/

    Governo Letta: l’imbroglio della nuova legge sul finanziamento ai partiti
    di Peter Gomez | 1 giugno 2013

    Puntuale come le tasse è arrivato il primo grande imbroglio del governo Letta. I finanziamenti pubblici ai partiti non saranno aboliti. A partire dal 2017, se mai il disegno di legge presentato dall’esecutivo sarà approvato, le forze politiche incasseranno il 2 per mille delle dichiarazioni dei redditi degli italiani. Ma attenzione: il contributo sarà solo apparentemente volontario. Con una trovata bizantina, presa pari pari dalle norme che regolano l’8 per mille alla chiesa, è infatti stato stabilito che chi non dichiarerà esplicitamente di voler destinare il suo 2 per mille all’erario finirà per foraggiare lo stesso le organizzazioni rappresentate in parlamento.

    Sull’esatto ammontare della nuova rapina i pareri divergono. Secondo molti osservatori alla fine il giochetto potrebbe persino permettere ai partiti di incassare il doppio di oggi. Il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello assicura che ci sarà un tetto di 61 milioni di euro. La discussione è interessante, ma in ogni caso non coglie il punto.

    Il referendum del ’93 ha già dimostrato che gli elettori non vogliono il finanziamento pubblico. E tutti sanno che se quel referendum fosse riproposto avrebbe un risultato ancora più ampio. Dibattere ancora se sia giusto o sbagliato mantenere la politica con soldi dei contribuenti (magari approfittando della loro distrazione al momento della compilazione dei 730) non ha quindi senso. L’abolizione va semplicemente approvata.

    Da questo orecchio, però, sia Pd che Pdl non ci sentono. Solo che i primi, con poche eccezioni, lo dicono esplicitamente (e anche per questo hanno pareggiato le ultime elezioni politiche). Mentre i secondi, più avvezzi alle balle spaziali, in gennaio avevano addirittura fatto firmare a tutti i loro candidati un impegno solenne in cui i futuri parlamentari dichiaravano che avrebbero votato il “dimezzamento degli emolumenti” e “una legge che azzeri il finanziamento pubblico ai partiti” (e anche per questo avevano pareggiato le elezioni).

    Il risultato è il disegno di legge definito #leggetruffa su twitter da Beppe Grillo. E basta poco per capire che questa volta il fondatore del Movimento 5 Stelle, dopo giorni di controproducenti e autolesionistiche sparate, ci ha preso.

    L’articolato licenziato dal governo non è un provvedimento anti-Casta, ma pro-Casta. Guardate, per esempio, il capitolo delle nuove norme dedicato alla tanto strombazzata trasparenza. Non una riga è dedicata alla fondazioni, diventate come è noto, il canale attraverso cui gli esponenti politici ricevono milioni di euro da aziende e privati nell’opacità più assoluta.

    Oggi salvo che le fondazioni non decidano il contrario (e questi casi si contano sulle dita di una mano) l’elenco dei finanziatori è segreto. Per legge. E lo resterà anche se il disegno del governo venisse approvato.

    Ora, visto che il M5S è l’unica forza ad aver rinunciato da subito a 42 milioni di euro di rimborsi elettorali e ad aver portato a 5000 euro lordi lo stipendio dei suoi parlamentari (diaria e rimborsi esclusi), viene da chiedersi per quale motivo la maggioranza abbia deciso di fornire un assist così chiaro al movimento di Grillo.

    Di risposte ve ne sono parecchie. E, oltre a quella scontata e dichiarata da più o meno tutti i tesorieri (“non possiamo fare a meno dei soldi”), ve ne è una che spiega bene quale sia il probabile futuro della legislatura. Pd e Pdl sono convinti di poter governare per 5 anni. E lo sono ancor di più dopo i risultati delle ultime amministrative (a loro delle astensioni non importa nulla).

    Silvio Berlusconi si rende infatti conto che far saltare il governo potrebbe non servigli per risolvere i suoi processi e, dati alla mano, teme che una vittoria Pdl non sia poi così certa. Stessi timori (rispetto a nuove elezioni) li ha il Pd. Entrambe i partiti hanno infine paura di Matteo Renzi (considerato dalla nomenklatura democratica un corpo estraneo) e dei sondaggi che a livello nazionale danno ancora molto alti i 5 Stelle.

    Questa somma di debolezze, finisce paradossalmente, per rendere più forte l’esecutivo. Il tirare a campare diventa per tutti una parola d’ordine. E per campare bene, si sa, servono i soldi. Tanti soldi. Ai voti e a nuove mirabolanti promesse elettorali, intanto, ci si penserà più avanti.


    #140018
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    «Stop ai caccia F35». Problemi in arrivo per il governo

    – Marco Sarti –

    Depositato un documento che impegna l’esecutivo a sospendere il progetto. Ci sono anche alcuni Pd

    Movimento Cinque Stelle, Sinistra Ecologia e Libertà, Partito democratico. A Montecitorio si salda un fronte trasversale per fermare l’acquisto dei cacciabombardieri F35. Un’alleanza bipartisan che rischia di creare non pochi problemi alla tenuta del governo Letta. Nei giorni scorsi 158 deputati hanno firmato una mozione che impegna l’esecutivo a sospendere la partecipazione italiana al discusso progetto. Un documento per destinare i circa 13 miliardi di euro previsti per i velivoli militari a diverse finalità. Dalla costruzione di asili nido alla manutenzione degli edifici scolastici.

    A firmare la mozione c’è l’intero gruppo parlamentare del M5S, gli esponenti di Sel e quattordici deputati democrat. Tra loro – curiosamente tutti assenti alla presentazione – Pippo Civati, Laura Coccia, Antonella Incerti. I promotori dell’iniziativa puntano ad allargare il consenso parlamentare e raccogliere altre firme. Tutto negli stessi giorni in cui il ministro della Difesa Mario Mauro continua a confermare l’impegno del governo sui cacciabombardieri Joint Strike Fighter.

    La mozione depositata alla Camera evidenzia alcuni dubbi sul progetto «frutto di un accordo tra Stati Uniti e 8 paesi partner, tra cui l’Italia, che prevede la realizzazione di 3.173 velivoli per un costo complessivo stimato di 396 miliardi di dollari». Dopo un’iniziale richiesta di 131 aerei, l’anno scorso l’Italia ha ridotto la commessa a 90 velivoli. Tanti gli interrogativi sugli F35, molti di natura tecnica. Il documento presentato a Montecitorio cita alcune criticità evidenziate dal Government Accountability Office del Congresso americano e dallo stesso Pentagono. «La vulnerabilità ai fulmini, i problemi al motore che hanno portato allo stop dei voli dell’aereo, la denuncia dei piloti dell’incapacità di combattere non avendo nessuna chance di successo in uno scontro reale».

    E così alcuni paesi hanno iniziato a sfilarsi. La mozione ricorda che se in Olanda è stata avviata un’inchiesta parlamentare, l’Australia ha già deciso di acquistare altri velivoli militari. Intanto la Turchia ha deciso di rinviare l’ordine degli apparecchi e la Danimarca ha riaperto la gara per decidere entro il prossimo biennio di quali apparecchi dotare la propria aeronautica.

    Intanto i costi aumentano. Secondo quanto denunciato dal deputato di Sel Giulio Marcon, il nostro Paese dovrà affrontare una spesa complessiva di circa 12,9 miliardi euro. Solo quest’anno ne sarebbero stati stanziati 4 miliardi. «Con la stessa cifra – spiega il parlamentare alla Camera – si sarebbe potuto cancellare l’Imu sulla prima casa. Oppure mettere in sicurezza oltre 8mila scuole, aprire 3mila asili nido o coprire per metà il costo dell’introduzione di un reddito di cittadinanza».

    Peraltro, spiegano i firmatari della mozione, la partecipazione al programma F35 non porterà alcun ritorno economico all’Italia. Ad oggi le nostre industrie hanno ottenuto appalti per circa il 20 per cento di quanto speso dal governo. «Fonti governative e militari – si legge nel documento – negli anni hanno ipotizzato l’arrivo di 10mila posti di lavoro». In realtà secondo alcune stime dei sindacati citate dai firmatari della mozione i posti in più sarebbero circa 2mila. «Per di più ricollocazioni di lavoratori precedentemente impegnati con l’Eurofighter».

    La mozione impegna il governo a cancellare senza indugi la partecipazione italiana al progetto. Il denaro risparmiato dovrebbe essere investito «in un programma straordinario di investimenti pubblici finalizzato alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, alla tutela del territorio nazionale dal rischio idrogeologico, e alla realizzazione di un piano pluriennale per l’apertura di asili nido». I rappresentanti della campagna “Taglia le ali alle armi” presenti alla Camera offrono qualche esempio concreto. Secondo le stime dell’organizzazione, al costo di un solo cacciabombardiere sarebbe possibile costruire 387 asili nido (11.610 famiglie beneficiarie e 3.500 nuovi posti di lavoro), oppure 21 treni per pendolari con 12.600 posti a sedere. Ma anche 30mila borse di studio per studenti universitari o la creazione di servizi di assistenza per circa 15mila famiglie con disabili e anziani non autosufficienti.

    http://www.linkiesta.it/mozione-f35#ixzz2Uq79Ycm0
    http://www.informarexresistere.fr/2013/05/31/stop-ai-caccia-f35-problemi-in-arrivo-per-il-governo/


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #140019
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    https://www.facebook.com/brig.zero

    #140020

    Anonimo

    http://www.beppegrillo.it/2013/06/il_grande_imbroglio.html

    Il grande imbroglio

    “La gente crede che il governo sia sulla buona strada per togliere i soldi ai partiti… invece è un imbroglio colossale:
    – di soldi complessivamente ne prenderanno di più perchè in 5 anni anche con il tetto dei 61 milioni si arriva a molto più del massimale di ora
    – il cittadino non potrà non finanziare i partiti perchè se non sceglie un partito per il 2X1000 i soldi se li prendono ugualmente (come la Chiesa)
    – avranno tutta una serie di benefit in più
    – se uno deve dire a quale partito destinare il 2X1000 allora il segreto del voto non ha più senso. Si potrà quindi sapere anche chi ha votato chi.” Roberto Rosi


    #140021

    Anonimo

    http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/05/si-va-avanti-con-entusiasmo-perche-le.html

    FINALMENTE SMASCHERATO, UNA VOLTA PER TUTTE, LA VERA NATURA POLITICA DEL PROGETTO M5S

    DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
    sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

    Le rivoluzioni sono tutte uguali; eppure sono tutte diverse tra di loro.
    In compenso, le rivolte sono tutte uguali, e sono anche tutte uguali tra di loro.
    Ciò che le contraddistingue -e non è roba da poco- consiste nel fatto che le rivolte finiscono tutte male.
    Le rivoluzioni, invece, finiscono tutte bene; altrimenti non sarebbero tali.

    Le rivolte nascono e si manifestano in maniera imprevista, inattesa, soprattutto spontanea. La maggior parte di esse scaturiscono da eventi minimi, vere e proprie cause occasionali, che esplodono con sorpresa generale. Si affermano e trovano immediata adesione perchè contengono l'esplosiva miscela di rabbia, indignazione, disperazione e impossibilità di farsi ascoltare; veicolano quindi il forte bisogno di un gruppo sociale, di un movimento, di un popolo, di far sentire finalmente la propria voce e presentare pubblicamente le proprie esigenze, istanze.

    Le rivolte sono prive di strategia, proprio perchè spontanee. Il potere costituito non teme le rivolte, mai. Lo lasciano indifferente. Le considera delle semplici scocciature, un incidente di percorso; tant'è vero che raggiunto il limite massimo di sopportazione per il sistema, le fa abortire in un attimo; il più delle volte con esiti tragici e una incredibile scia di morte, dove a cadere sono persone innocenti. Si intende, tra i rivoltosi.

    La sola idea della rivoluzione, invece, terrorizza il potere costituito. Tant'è vero che in ogni continente, in ogni nazione, in ogni cultura, in ogni secolo, chi gestisce il potere attua dei personali meccanismi di controllo sociale per impedire che possano verificarsi movimenti rivoluzionari.

    In una storica lettera scritta al suo fedele amico Friedrich Engeles, il filosofo tedesco Karl Marx condivideva il suo sconcerto e raccapriccio, raccontandogli la sua esperienza a Parigi, nel 1871, quando era stato testimone oculare dell'esperienza passata alla Storia con il termine “la Comune di Parigi”, quando la plebe insorse riversandosi per strada, andando a occupare, per alcuni giorni, i centri istituzionali del potere costituito. Per qualche giorno li lasciarono fare. Infine, quando il potere capì che non avevano nessuna strategia, nessun programma, nessuna struttura, decise di concludere la vicenda. Chiamò la truppa, chiuse le vie d'accesso alle strade del centro e finì l'esperienza rivoltosa prendendo a cannonate la popolazione inerme. Quell'episodio fu decisivo per convincere Marx della necessità di coniugare teoria a prassi, definendo la differenza tra spontaneismo e rivoluzionari.

    Le rivoluzioni possono essere di natura molto diversa: di destra o di sinistra, militari o civili, cruente o indolori, violente o pacifiche, ma hanno tutte un aspetto in comune, che è fondamentale: rovesciano il sistema vigente -qualunque esso sia- e ne costituiscono un altro fondando uno Stato diverso. La rivoluzione americana abolì il concetto di colonia dando vita a una repubblica massonica, la rivoluzione francese abolì la monarchia assoluta creando una repubblica di eguali; quella russa cancellò per sempre l'imperialismo zarista creando la gestione nazionale da parte dei soviet; quella fascista cancellò la democrazia parlamentare sostituendola con una dittatura oligarchica monocratica; quella cubana cancellò la oligarchia gestita da un gruppo di affaristi dando vita a una “dictadura bonita”; quella iraniana estinse l'impero persiano, durato più di duemila anni, creando una repubblica islamista. E così via dicendo per tutte le altre. La rivoluzione si manifesta quando un sistema si inceppa, non funziona più, e la classe politica dirigente di quella specifica nazione non è in grado di leggere la realtà apportando, per tempo, le riforme necessarie affinchè lo stesso sistema possa sopravvivere. Il sistema langue, poco a poco si decompone, e quella società si autodistrugge e scompare nel nulla (come avvenne per l'impero romano) oppure risorge dalle ceneri grazie, per l'appunto, a una rivoluzione, che consente di far resuscitare quel popolo, quella nazione, con delle forme istituzionali, e quindi delle Leggi, degli usi, delle abitudini, delle consuetudini e delle norme, che sono completamente diverse da quelle che esistevano un tempo.

    La rivoluzione è una “rottura” dello status quo che non è più ricomponibile. Può avvenire anche in campi delimitati, come ad esempio una “rivoluzione istituzionale”, ovverossia il varo di alcune Leggi specifiche che capovolgono un sistema sociale, abolendone uno ormai stantio che viene sostituito da uno nuovo e diverso.

    Tra tutte le grandi rivoluzioni, quella che si distingue per la sua originalità, è stata quella guidata dal Mahatma Gandhi, durata quasi 30 anni, avvenuta 70 anni fa, che nel 1945 portò al successo lo “Swaraj”, ovvero la totale, reale e assoluta indipendenza dal punto di vista economico, spirituale, politico, religioso, finanziario, dalla corona inglese. E' stata una rivoluzione perchè ha vinto, creando un sistema diverso, finendo in un luogo dal quale non si ritorna più indietro. La sua particolarità consiste nel fatto di aver introdotto il concetto di rivoluzione pacifica, quindi indolore per la popolazione, che ne beneficia soltanto. Il 2 ottobre, il giorno in cui Gandhi è nato, in India è festa nazionale, poichè il Mahatma è considerato il padre della nazione indiana.

    L'ultima rivoluzione fatta in Italia risale al 1951.

    Dal punto di vista storico, l'ultimo rivoluzionario italiano può essere considerato il democristiano Alcide De Gasperi, il quale, con la complicità di Togliatti, Nenni, La Malfa, Pertini, De Nicola, Baslini, Einaudi, attuò la riforma agraria che spinse l'Italia nella modernità, abolendo per sempre l'oligarchia dinastica dei grandi proprietari terrieri e che consentì la nascita del modello industriale italiano, passando dal concetto di rendita parassitaria a quello produttivo legato all'imprenditoria. Da allora, in Italia, non è mai stata fatta nessuna riforma che abbia cambiato così radicalmente la società.

    Possono esistere delle “riforme rivoluzionarie” ma sono rare, anche se molto efficaci.

    Si manifestano in momenti particolari di una nazione e, pur comportando un rivolgimento davvero epocale, mantengono la struttura della società cambiandone le regole interne. La legge sul divorzio e quella sulla regolamentazione dell'aborto sono state incisive per la società italiana ma non rivoluzionarie, perchè non sono nate da una radicale trasformazione culturale e, infatti, in ogni momento potrebbero essere messe in discussione, come già sta accadendo, a fasi alterne, con la Legge 194, per l'appunto.

    Tutto ciò per dire come, visto il precedente storico e lo spessore individuale di De Gasperi, Togliatti e Nenni, tanto per dirne qualcuno ma ce n'erano almeno altri 20, appartenenti a ogni settore dello schieramento politico, non sia pensabile, tanto meno realistico, immaginare che questo governo sia in grado di portare fino in fondo le riforme rivoluzionarie di cui l'Italia ha bisogno, essendo il sistema inceppato, avvitato su se stesso e quindi impossibilitato ad evolversi.

    E' tardi per piccole riforme e aggiustamenti. La Storia bussa alla porta.

    Questa era una necessaria premessa, doverosa, per introdurre l'argomentazione del giorno che qui pongo come domanda, che vorrei rivolgere a tutti gli elettori: “E' i il M5s un movimento rivoluzionario? E' in grado di portare avanti la rivoluzione? E quale? E' questo il suo obiettivo?'”.

    In proposito, la mia idea personale è che il M5s è il primo e unico movimento rivoluzionario comparso in Italia dal 1975. Allora esisteva un movimento molto radicato nel territorio, che aveva un rapporto reale, sostanziale, diretto, con contadini, operai, studenti, lavoratori, professionisti, intellettuali. Si chiamava Lotta Continua e, da bravi rivoluzionari, non credevano alle elezioni nè intendevano partecipare a nessuna tornata elettorale. Ma in quel momento, date le circostanze di allora, una rivoluzione poteva essere presa in considerazione soltanto in maniera violenta, il che avrebbe comportato un altissimo numero di morti. E così nel 1976, decise di abdicare alla propria idea rivoluzionaria e decise di diventare riformista. Scelse di appoggiare il PCI alle elezioni. Aveva due affascinanti slogan, uno “e ora e ora potere a chi lavora” e l'altro “lavorare meno lavorare tutti”. Pensò di poter andare a rappresentare l'ala riformista radicale all'interno del PCI che avrebbe prodotto le riforme rivoluzionarie necessarie per cambiare il paese. Non accadde. Da allora in poi, in Italia non è mai più esistito un movimento rivoluzionario e non c'è mai stata nessuna formazione politica, nè di destra nè di sinistra, che abbia avuto il coraggio e la fantasia di varare riforme rivoluzionarie.

    I rivoluzionari hanno una strategia a lungo e lunghissimo termine, essendo l'obiettivo quello di capovolgere le istituzioni e cambiare la struttura portante di una nazione, per questo possono deludere chi vuole risultati immediati. A questo è necessario aggiungere quell'elemento particolare geo-politico -e direi decisivo- che rende tutte le rivoluzioni del mondo e della Storia diverse tra di loro: l'unicità locale di quel potere specifico. Ciò che è rivoluzionario nella nazione X non è detto che lo sia da noi, e viceversa. Quindi, il rivoluzionario deve essere un ottimo conoscitore della struttura del potere nella nazione dove opera, visto che lo vuole abbattere per modificarlo. Per questo vince: sa dove andare a colpire. In Italia, il potere ha una sua fisionomia impensabile e davvero inconcepibile a Berlino o a Washington. Da noi, è occulto. Questa è la sua vera natura. E' consociativo. E' feudale, in quanto non basato sulla promozione dell'efficienza, affidando la gestione ai migliori, ai più bravi per far funzionare lo Stato, bensì sulla soddisfazione delle esigenze di “chi conta”, ovvero un gruppo elitario molto ristretto che rappresenta le dinastie, cui si fa adeguare la macchina dello Stato. Ed è trasversale. La maggior parte di esse sono occulte. I governi sono composti da individui che, in maggior parte, sono intercambiabili e gli individui che esercitano il potere devono essere mediamente diafani, ragionieristici, poco dotati di senso dello Stato, del tutto indifferenti alle esigenze della collettività.

    Da questo punto di vista il M5s è rivoluzionario. Pretende “la trasparenza”; va quindi ad attaccare il potere italiano in uno dei suoi gangli formativi: l'essere occulto. E' meritocratico, e quindi va ad aggredire la spina dorsale della politica italiana: la promozione di caste dinastiche interne ai partiti dove la personalità umana e il valore degli individui non conta affatto. Pretende “l'efficienza e l'efficacia” ed è quindi pericoloso.

    In Italia, i governi non è vero che siano sempre stati incapaci: funzionano benissimo invece. Tant'è vero che le grandi dinastie oligarchiche, nei decenni, si sono arricchite sempre di più e la statistica ci informa che le 5000 più ricche famiglie italiane, nell'ultimo triennio, hanno aumentato il loro patrimonio, in alcuni casi, del 400-500%. In questo periodo, in Italia, esistono nostri concittadini per i quali il miglior governo possibile è quello attuale se, come sembra, sarà un governo che non fa nulla, non combinerà nulla, non cambierà nulla e lascerà tutto come sta. Per questo motivo lo appoggiano, lo sostengono, lo supportano, e fanno in modo che alcuna (molta) stampa gestisca la situazione per far credere che l'attuale esecutivo sia il migliore possibile.

    Ecco la vera ragione, a mio avviso, per cui il potere, in Italia, se la prende in maniera così virulenta con il M5s e i suoi militanti, perchè lo teme, lo paventa. Hanno annusato il pericolo che è per loro reale. Si trovano un movimento “anti-colonialista” che vuole diffondere una modalità gandhiana dell'interpretazione civica del far politica, abbattendo i canoni consueti e introducendo “un sistema altro” molto simile a quello proposto in tutto l'occidente nel 1968, che allora fece traballare il potere il quale si sentì dovunque giustamente minacciato. Ma allora prevalse la meravigliosa truffa della guerra fredda, usata, manipolata e applicata da Washington a Mosca, da Praga a Parigi, da Budapest a Roma per impedire il cambiamento epocale. Per questi movimentisti, ciò che conta è “la trasparenza”, l'abbattimento del gioco occulto.

    In Italia significa avviare una rivoluzione pacifica e cultural-esistenziale: si va a intaccare la natura psico-sociale della nazione. Le segreterie politiche dei partiti esistenti non sono in grado di fornire risposte di fronte alla progettualità del movimento, perchè le proposte del movimento sono irrealizzabili in Italia: automaticamente comporterebbero l'estinzione dei partiti politici così come sono oggi, composti per lo più come una azienda che gestisce clientele, dedita alla gestione di affari personali e personalistici.

    Considero il M5s il primo movimento gandhiano mai esistito in Europa, e forse mai esistito al mondo al di fuori dell'India.

    Il fine del movimento consiste nella rivoluzione pacifica, proprio sulla scia di Gandhi.

    Perchè il potere costituito ha dimostrato di non volere, di non sapere, di non essere in grado di venire incontro alle esigenze della collettività, perchè l'esecutivo rappresenta solo e soltanto gli interessi corporativi dei propri funzionari; è diventato chiaro a tutti che non verrà mai fatta nessuna riforma rivoluzionaria, il che spinge la popolazione verso la depressione sociale e individuale.

    L'idea della rivoluzione gandhiana è un'idea basata su un progetto a lunga scadenza, come ogni rivoluzione che si rispetti. Il Mahatma Gamdhi si è speso per 32 anni. Mao ne ha impiegati 24.

    L'obiettivo, secondo me, non consiste soltanto nello stare in parlamento e votare ogni tanto qualche legge migliorativa, solo questo è inutile; l'obiettivo è cambiare questo sistema andando ad attaccare l'immaginario collettivo della nazione, base propulsiva di qualsiasi movimento rivoluzionario. Una rivoluzione culturale. E' un lavoro lento, complesso, non facile, anche se entusiasmante.

    Cambiare uno situazione di Stato di fatto inefficiente, inefficace, inconcludente, autodistruttivo, se non per l'1,8% della popolazione.

    Eliminare l'incorporazione del concetto collettivo che identifica nello Stato e nel potere esecutivo i corrispondenti italiani dei colonialisti inglesi, un gruppo di individui che si è impossessato delle risorse del paese, del territorio, e vessa la popolazione indigena locale, ovverosia noi tutti, cioè coloro che pagano le tasse, che lavorano, che producono, e che non perseguono le scorciatoie facili dei “furbi furbetti furboni”.

    Poichè penso e ragiono in questa prospettiva rivoluzionaria, ritengo che ciò che è veramente importante adesso,è aumentare la competenza strategica nell'approfondire sempre di più l'obiettivo finale: cambiare.

    Il leader del movimento l'ha detto in maniera molto chiara e precisa, se ho capito bene.

    E' avvenuto all'indomani della elezione di Napolitano, quando Grillo ha indetto la sua prima (e unica) conferenza stampa, a Roma, nella sede della città dell'altra economia nel quartiere Testaccio. In verità non si trattò affatto di una conferenza stampa, bensì di una lunghissima presentazione del movimento e della strategia di lungo termine, che si concluse con la seguente frase: “…tenete bene in mente quindi che noi siamo gandhiani….ma non coglioni”.

    Personalmente ritengo che la chiave di comprensione del M5s risieda in questa frase.

    Si può scegliere di essere un furbo, o aspirare a diventarlo.

    Si può essere consapevoli di essere dei coglioni, se ciascuno di noi paragona la propria situazione a quella dei furbi. E' la strada spianata verso la rabbia livorosa e perdente: al massimo ci porterà a una rivolta (e quindi perdente) o verso la depressione sociale e individuale, perchè colpisce e intacca l'autostima.

    C'è una certa strada: la rivoluzione gandhiana.

    E' a lungo termine e non è legata a successi elettorali numerici.

    E' un modello che è addirittura esportabile nel resto d'Europa, a condizione che venga applicato in ogni singola nazione seguendo “la specificità della natura del potere locale”. E' quindi glocal: il trend post-moderno vincente.

    Il fine non è piazzare degli elementi per dar vita a dinastie o, ancora peggio, infilare nei gangli del potere funzionari burocrati per difendere privilegi di antiche dinastie esistenti da secoli. Anzi: è esattamente l'opposto.

    Il fine consiste nel dichiarare estinta questa forma di idea dello Stato, della vita politica, della socialità, e di conseguenza dell'esistenza dei cittadini. Esattamente nello stesso modo in cui nel 1930, quando il Mahatma Gandhi iniziò la sua lunga, lunghissima traversata, cominciò a diffondersi nei villaggi indiani l'idea che il dominio inglese non era eterno e che non era scontato e non era per volontà divina che la corona britannica fosse proprietaria delle piantagioni di thè, delle coltivazioni di grano, delle industrie tessili, delle navi da carico, ecc. Fino a Gandhi, i cittadini indiani neppure si interrogavano sul fatto se fosse giusto o meno che gli inglesi gestissero le loro vite. In questi ultimi anni, la grande maggioranza degli italiani (che fossero di destra o di sinistra è irrilevante) hanno pensato davvero che tra Bersani e Cicchitto, D'Alema o Berlusconi ci fossero delle modalità di esecuzione e gestione del potere improntate in maniera diversa se non addirittura opposte o antagoniste. La sola presenza ed esistenza della pattuglia di parlamentari del M5s, molti dei quali erano impreparati e senza esperienza alcuna di dibattito parlamentare, hanno “obbligato de factu” i gestori del potere a comportarsi in modo tale da smascherarsi, evidenziando l'autenticità della propria natura: il totale accordo consociativista, al quale si sono associate spesso finte zuffe, finte liti, finti disaccordi, in verità truffe mediatiche per rabbonire i propri elettori.

    Nell'immagine che vedete in bacheca c'è una frase di Gandhi divenuta famosa perchè è il mantra della sua vincente rivoluzione: “siate voi il cambiamento che vorreste vedere nel mondo”.

    Si tratta, quindi, di cominciare a cambiare ciascuno di noi.

    Si comincia interrogandosi allo specchio per chiedersi: “io, nella mia vita di cittadino italiano, voglio vivere come un furbo, come un coglione, o come un gandhiano?”

    E a seconda della risposta che vi darete, capirete subito come leggere un risultato numerico elettorale.

    E' automatico. E garantito.


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