Nuovo Ordine Mondiale: la nuova schiavitu delle masse

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Questo argomento contiene 226 risposte, ha 14 partecipanti, ed è stato aggiornato da  orsoinpiedi 1 anno, 1 mese fa.

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  • #306498

    orsoinpiedi
    Partecipante

    La vera politica degli USA

    Come gli USA preparano la guerra

    Ora chiediamoci:chi comanda negli USA?Quanti uomini della Goldman Sachs si sono succeduti nei vari governi?
    Cito da http://www.lookoutnews.it/usa-2016-goldman-sachs-clinton-omalley-warren/
    Il ruolo della Goldman Sachs e le “revolving doors”

    “La Goldman Sachs è la più attiva banca d’affari mondiale, con asset per ben 860 miliardi di dollari. Contribuisce generosamente alle campagne dei candidati alla presidenza e, secondo il Washington Examiner, è stata il principale contribuente nella scorsa campagna elettorale di Barack Obama. Più volte, i suoi alti dirigenti hanno ricoperto la carica di Segretario al Tesoro, cioè la “cassa” degli Stati Uniti, e di altre importanti cariche nell’amministrazione finanziaria. Questo ha generato, per via del loro andirivieni tra banca a amministrazione e per l’alto numero di suoi funzionari nei più svariati posti di comando, il tanto criticato fenomeno delle Revolving Doors o quello chiamato direttamente “government Sachs”.

    Suoi dirigenti di svariate nazionalità sono giunti anche oltreoceano, posizionandosi alla guida dei più grandi istituti di credito, comprese le banche centrali, così come alla guida di governi. Ad esempio, il presidente della BCE e quello della Banca d’Inghilterra, le due più importanti istituzioni finanziarie europee.

    Suo dirigente era il già citato Segretario al Tesoro che perorò con Clinton l’abrogazione della Glass-Steagall. E suo dirigente era anche l’altro Segretario al Tesoro, Paul Paulson, che gestì l’avvio della crisi dei mutui sub-prime in evidente conflitto d’interessi, dato che vi era largamente coinvolta proprio la Goldman Sachs (la banca aveva dato per sicuri gli investimenti speculativi fino a un giorno prima che la crisi scoppiasse con il fallimento della Lehamn Brothers, e aveva piazzato suoi credit swap speculativi per miliardi di dollari nel portafoglio della AIG, American International Group, l’assicurazione che con il proprio fallimento ampliò esponenzialmente l’effetto a catena della crisi).

    Per non dire, giungendo all’attualità, che la Goldman Sachs ha consigliato dal 1998 al 2009 il governo greco su come camuffare i conti, finendo poi per creare falsi attivi con l’offerta, anche in questo caso, di credit default swap, mentre a guidare l’Agenzia di Gestione del Debito Pubblico vi era un altro suo ex funzionario.”

    Il potere finanziario negli USA è fortissimo,ma è anche vero che il potere finanziario,sempre negli USA, è strattamente legato al potere militare.
    La politica, in tutto questo, è solo lo specchietto per le allodole.
    Tirate voi le conseguenze.


    #306790

    orsoinpiedi
    Partecipante

    Un povero mondo di pochi ricchi

    Nel 2016, l’1% della popolazione mondiale possiederà più del restante 99%. Winnie Byanyima, co-chair del Forum di Davos, dice che la continua crescita della disuguaglianza va arginata. Si può cominciare dal contrasto all’elusione fiscale delle multinazionali

    Secondo il Rapporto Grandi disuguaglianze crescono di Oxfam, la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%. Il fatto che questa disuguaglianza sia in continua e costante crescita rende necessarie misure dirette a invertire la tendenza.

    Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, il Rapporto denuncia il fatto che l’esplosione della disuguaglianza frena la lotta alla povertà in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno, e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare.

    Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International, userà quest’anno tutta l’influenza che deriva dal suo ruolo di co-chair al Forum per chiedere un’azione urgente volta ad arginare la marea crescente della disuguaglianza, partendo da una proposta di contrasto reale all’elusione fiscale delle multinazionali e da una spinta verso l’adozione di un trattato globale di lotta ai cambiamenti climatici.

    Grandi disuguaglianze crescono è il documento di analisi pubblicato oggi da Oxfam, da cui emerge che l’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si supererà il 50% nel 2016. Gli esponenti di questa elite avevano una media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52% della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto della popolazione mondiale più agiata, mentre il residuale 5,5% rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo 1%.

    “Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi insieme? – ha detto Winnie Byanyima – La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita preoccupanti.”

    “Negli ultimi 12 mesi, i leader mondiali – dal Presidente Obama a Christine Lagarde – hanno più volte ribadito quanto necessario e importante sia affrontare il tema della grande disuguaglianza. Ma ancora poco è stato fatto in termini concreti ed è arrivato il momento per i nostri leader di prendersi carico degli interessi della stragrande maggioranza per intraprendere un cammino verso un mondo più giusto per tutti.”

    “Se il quadro rimane quello attuale anche le elite ne pagheranno le conseguenze – afferma Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia – perché non affrontare il problema della disuguaglianza riporterà la lotta alla povertà indietro di decenni. I più poveri sono poi colpiti 2 volte: perché hanno accesso a una fetta più piccola della torta e perché in assoluto ci sarà sempre meno torta da spartirsi, visto che la disuguaglianza estrema impedisce la crescita.”

    Lo scorso anno, Oxfam ha dominato la scena a Davos, rivelando che gli 85 paperon de’ paperoni del mondo detenevano la ricchezza del 50% della popolazione più povera (3,5 miliardi di persone). Quest’anno il numero è sceso a 80, una diminuzione impressionante dai 388 del 2010. La ricchezza di questi 80 è raddoppiata in termini di liquidità tra il 2009-2014.

    Oxfam chiede ai governi di adottare un piano di sette punti per affrontare la disuguaglianza:

    contrasto all’elusione fiscale di multinazionali e individui miliardari;
    investimento in servizi pubblici gratuiti, come salute e istruzione;
    distribuzione equa del peso fiscale, spostando la tassazione da lavoro e consumi verso capitali e ricchezza;
    introduzione di salari minimi e graduale adozione di salari dignitosi per tutti i lavoratori;
    introduzione di una legislazione ispirata alla parità di retribuzione, e politiche economiche che prevedano una giusta quota per le donne;
    reti di protezione sociale per i più poveri, incluso un reddito minimo garantito;
    un obiettivo globale di lotta alla disuguaglianza.

    Il documento di analisi di oggi, che arriva dopo il rapporto di ottobre Partire a pari merito: eliminare la disuguaglianza estrema per eliminare la povertà estrema, fa luce sul fatto che le grandi ricchezze siano passate alle generazioni successive e che le elite mobilitino ingenti risorse per piegare regole e leggi a loro favore. Più di un terzo dei 1.645 miliardari della classifica Forbes ha ereditato parte o tutta la ricchezza che detiene.

    Il 20% dei miliardari ha interessi nei settori finanziario e assicurativo, un gruppo che ha visto la propria liquidità crescere dell’11% nei 12 mesi precedenti a marzo 2014. Questi settori hanno speso 550 milioni di dollari per fare lobby sui decisori politici a Washington e Bruxelles nel 2013. Nel 2012 negli Stati Uniti solo durante il ciclo elettorale, il settore finanziario ha speso 571 milioni di dollari in contributi per le campagne.

    I miliardari che hanno interessi nei settori farmaceutico e sanitario hanno visto il loro patrimonio netto collettivo crescere del 47% in un solo anno. Questi settori, durante il 2013, hanno speso oltre 500 milioni di dollari in lobby a Washington e Bruxelles.

    La preoccupazione di Oxfam è che il potere di lobby di questi settori possa essere un ostacolo alla riforma del sistema fiscale globale e all’adozione di regole sulla proprietà intellettuale che non precludano l’accesso dei più poveri a medicine salva-vita.

    Come più volte ribadito da più parti, Fondo Monetario Internazionale in primis, la disuguaglianza estrema non è soltanto una pessima notizia per gli ultimi del mondo ma anche un danno enorme per la crescita economica.

    Un approfondimento sulla metodologia del rapporto http://www.oxfamitalia.org/disuguaglianze-non-devono-piu-crescere

    VIDEO: COSA SIGNIFICANO I DATI DEL RAPPORTO?

    [video src="http://pstream.lastampa.it.dl1.ipercast.net/lastampa/2015/01/19/YuLAKRjU.mp4" /]

    fonte http://www.oxfamitalia.org/primo-piano/un-povero-mondo-di-pochi-ricchi

    Caro Camillo,tutto questo ti sembra giusto?Non credi che ci sia un piano ben preciso per arrivare a tutto questo?


    #306909

    orsoinpiedi
    Partecipante

    COS’È IL “BRAIN PROJECT” DI OBAMA

    di Giulietto Chiesa | 7 agosto 2013

    Sarà qualcosa di analogo al “Progetto Genoma” e produrrà frutti altrettanto copiosi di quelli che inondarono la genetica e le borse valori dell’Occidente. In un campo, tuttavia, del tutto diverso. Si chiamerà infatti “Brain Project” (BRAIN, per semplicità, per Brain Research Through Advancing Innovative Neurotechnologies) e dovrà produrre un gigantesco balzo in avanti della conoscenza del funzionamento del cervello umano, consentendo di vedere da vicino, dall’interno, come l’individuo percepisce il mondo esterno e quell’altro mondo che gli è proprio, il luogo dove confluiscono i miliardi e miliardi di informazioni che vengono dai miliardi e miliardi di cellule del corpo umano. Che è – quest’ultima parte – all’incirca il 98% di tutta l’attività cerebrale.

    Il BRAIN si propone di sapere da dove nascono – e come – pensieri, sensazioni, sentimenti, ricordi. Fin dove si spinge la coscienza, dove sconfina nell’inconscio. Anzi, di più, cos’è la coscienza. E dove si trova. Mai ci si era proposti un compito così immenso. Tanto che, con le idee e le tecnologie di ieri, lo si sarebbe definito, sic et simpliciter, impossibile.
    Ma non finisce qui. Così sarebbe solo un esercizio calligrafico di bravura scientifica: qualcosa per confermare ancora una volta a noi stessi quanto siamo bravi a dominare la Natura, quanto siamo prometeici, quanto ci piacciono le sfide. No, nei tempi della fine dell’abbondanza, queste soddisfazioni costano – e possono rendere – assai. Non ci s’imbarca in un’avventura di queste dimensioni se non si pensa di poterne trarre un vantaggio. Tanti vantaggi. Il primo dei quali è immediatamente economico, sebbene ve ne siano molti, da sbandierare, e altri di cui è bene parlare sottovoce, almeno per il momento. Non è una corporation quella che si propone una tale cornucopia di obiettivi: è l’America in persona, quella che impugna la fiaccola della libertà. E’ lo Stato che ha dominato il XX secolo quello che rilancia la posta di una partita che non è più certo di poter vincere nel XXI. Certo, gli Stati Uniti, in quanto Stato, impersonano possenti interessi di dominio che non sono solo statuali. Ma sono questi interessi a dettare la rotta. Il BRAIN è il loro prolungamento. Forse un protrarsi fatale, vedremo.
    Ma quello che appare evidente, fin da subito, è che si tratta di un progetto pazzescamente realizzabile. Qualcuno, assai bene informato, afferma che è già in fase di realizzazione, alla chetichella, da non poco tempo (James Martin, “The Meaning of the XXI Century“). Già decine di laboratori, negli Stati Uniti e altrove, sono impegnati a studiare il collegamento tra l’intelligenza umana e l’intelligenza artificiale. Cioè a trasferire capacità umane -come la visione, la comprensione dei linguaggi, gli stessi processi decisionali che caratterizzano il cervello umano – nelle “macchine di calcolo”. E viceversa.
    Attenzione, perché il viceversa è proprio la novità del BRAIN: significa letteralmente trasferire nel cervello umano alcune delle capacità non umane di elaborazione di quantità sterminate di dati, e anche di trasferire almeno in parte, le velocità superumane di realizzazione di tali elaborazioni. E l’idea di stabilire una connessione tra due intelligenze qualitativamente diverse, inconfrontabili, ma che hanno elementi basilari di funzionamento comuni. Tra questi, in primo luogo, il linguaggio binario. E’ qui che la tecnologia è l’elemento determinante. Prima non c’era, adesso c’è. Cosa ne verrà fuori non lo sa nessuno. Ci affacciamo su un altro abisso inesplorato, guardando il quale, dal luogo in cui ci troviamo, si possono intravvedere ombre inquietanti. Tant’è che lo stesso Obama si è sentito in bisogno – annunciando il progetto – di informare il pubblico che verrà istituita una qualche “commissione etica” con l’incarico di studiare le ripercussioni che una tale esplorazione potrà implicare. Sappiamo che le commissioni etiche hanno scarse munizioni a disposizione contro i possenti interessi di cui stiamo parlando. Dunque cerchiamo di restare nel campo del realismo. I rischi sono enormi.

    Il BRAIN è dunque una vera e propria “nuova frontiera”, destinata in ogni caso a proiettare Barack Obama nella rosa dei presidenti americani che hanno fatto la storia del futuro. Eppure, quando il lancio è stato effettuato, nel marzo 2013, il clamore, curiosamente, è stato contenuto in poche righe. Il che c’induce a dare un’occhiata più ravvicinata alla faccenda, che vada oltre le poche cose fino ad ora rese note, e anche ai primi 100 milioni di dollari stanziati per il 2014. Com’era da attendersi, gli obiettivi che sono stati messi in primo piano concernono le potenziali – per altro gigantesche – applicazioni mediche. Tutte buone. Potremo affrontare la cura dell’Alzheimer, insieme a tutte le innumerevoli malattie mentali che hanno afflitto l’Uomo nella storia, più quelle nuove, che affliggono l’uomo contemporaneo occidentale e che occupano molti dei suoi pensieri: schizofrenia, autismo e così via. Il BRAIN ci libererà dunque da molti mali. Come non applaudire? Di fronte a queste virtù taumaturgiche addizionali tutte le altre faccende passano in secondo piano. Le affronteremo quando si presenteranno concretamente. Perché fasciarci la testa in anticipo? E’ un procedimento obliterativo assai simile a quello che accompagnò la creazione della prima bomba atomica. I vantaggi erano lì, visibili, sottomano. Come non approfittarne? Il principio di precauzione venne dopo, quando già Hiroshima e Nagasaki – indubbi vantaggi dell’epoca – si erano realizzati e avevano cambiato la storia del mondo. E, come sappiamo, ancora oggi il principio di precauzione funziona assai poco e male. Basta pensare a Fukushima. Eppure si va avanti a tutto gas.
    Quanto sia il gas che sta cominciando a bruciare per avviare il BRAIN lo si intuisce sfogliando l’elenco dei soggetti principali che lo faranno muovere. C’è tutto il Gotha del Potere, della scienza, della forza: agenzie federali, a cominciare da quelle militari; fondazioni private; corporations; università; interi teams di neuro-scienziati e di nano-scienziati, e – non c’era dubbio – il Pentagono in prima persona, essendo a tutti nota la sua sollecitudine verso non solo la salute mentale degli americani ma quella di tutti i sette miliardi d’individui del pianeta Terra. I primi indirizzi sono già stati indicati: Istituto Nazionale per la Salute (NHI), l’Agenzia della Difesa per i progetti avanzati di ricerca (DARPA), La Fondazione Nazionale della scienza (NSF), L’istituto di ricerche mediche Howard Hughes, l’Istituto Allen per la scienza del cervello. Il “dream team” che è stato formato per cominciare è guidato da Cori Bargmann dell’Università Rockfeller e da William Newsome, dell’Università di Stanford.

    Dunque proviamo a riassumere i pregi del BRAIN: salute e prolungamento della vita umana, di quella attiva in particolare; sviluppo di numerose tecnologie del tutto nuove in diverse direzioni; investimento a grande potenziale di resa. Dalle cifre che si metteranno in campo si desume che potrebbe essere anche un rilancio in grande stile dell’economia americana. Non a caso si è parlato fin da subito di qualcosa di simile al decennale “Progetto Genoma” (HGP, Human Genome Project), che fu accompagnato da un investimento pubblico di circa $300 milioni annui. Che, moltiplicato per dieci, fa $ 3 miliardi. BRAIN andrà molto oltre. Secondo George M. Church, biologo molecolare già impegnato nell’HGP, già adesso cifre di quest’ordine di grandezza si spendono nello studio delle neuroscienze e delle nanotecnologie (International Herald Tribune [IHT], 18 febbraio 2013). Presumibilmente il BRAIN andrà ben oltre. Proviamo a moltiplicare per quattro, o cinque. In fondo Ben Bernanke tira fuori dal nulla circa 85 miliardi di dollari al mese. Nulla impedisce che si possa moltiplicare per cinque gl’investimenti in BRAIN, magari senza dirci niente. Lo stesso Obama, nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione, ha fatto un calcolo fantasmagorico: ogni dollaro investito nel HGP ne ha fruttato 140. Se il “Progetto Genoma” ha creato profitti per $800 miliardi, proviamo a immaginare cosa potrebbe significare, per l’economia USA, un BRAIN che potesse contare sull’attivazione di trilioni di $ di investimenti. Cifre che fanno sognare banchieri e politici, ancora più convinti che lo sviluppo possa continuare a essere “infinito”, nella realtà come lo è nelle loro teste. Il campo di sfruttamento più redditizio sarà quello dei 100 miliardi di neuroni del nostro cervello: territorio di ripopolamento dove si troveranno miliardi di limoni da spremere, costi quello che costi.
    Mappare il cervello: lo si può fare oggi, senza aprirlo. Analogia con l’immensità degli spazi cosmici. Siamo oggi in grado di conoscere la composizione chimica di una stella distante 100 anni luce, o di un satellite di Giove, senza esserci mai andati. Addirittura senza avere neppure la speranza che qualcuno possa mai andarci, nei secoli dei secoli. Lo sappiamo dall’analisi spettroscopica. Oggi la biologia sintetica ci consente di entrare nel cervello con intere flotte di nano-astronavi capaci di raccogliere (e trasmettere all’esterno) l’attività delle cellule neuronali.
    Tutto bene, tutto meraviglioso. Ma viene alla mente quello che scriveva Edgar Morin, nei “Sette Saperi”:
    “la genetica e la manipolazione molecolare del cervello umano permetteranno normalizzazioni e standardizzazioni finora mai riuscite con gl’indottrinamenti e le propagande sulla specie umana”.

    Come ci insegna Edward Snowden (ma quanti se ne sono resi conto?), chi è in grado di spiare nei segreti (in questo caso della natura), è anche in condizioni di controllare i comportamenti (in questo caso dell’Uomo). Scriveva John Markoff, autore dell’articolo già citato di IHT – ma solo nelle ultime cinque righe – che

    “gli scienziati individuano un insieme di complessi temi etici, che includono la privacy, la possibilità di leggere i pensieri e perfino una cosa che oggi riguarda la fantascienza, cioè il controllo delle menti”.

    Si sbagliava. Già oggi decine di centri di ricerca sono impegnati – scriveva ancora IHT il 5 aprile 2013 (Clair Cain Miller) “a leggere nelle nostre menti”, per sapere in anticipo cosa desidereremo, come possiamo comprare, dove andremo, come ci comporteremo. Lo fanno con l’intelligenza artificiale, con i motori di ricerca. Ora proviamo a immaginare un cervello artificiale che copia perfettamente un cervello umano. E poi proviamo a immaginare di poter mettere in relazione, via wifi, i due “strumenti”. E avremo un altro Uomo. Ci siamo già. E quest’uomo non ci sarà amico, perché sarà o pazzo o smisuratamente più forte di noi. L’unica cosa certa è che non sarà nessuno di noi.

    Immagino gli entusiasmi degli “scienziati ebeti” che sono stati formati per credere ciecamente nel risultato immediato di ciò che creano, ma che sono incapaci di vederne le ripercussioni. E capiremo che siamo nelle dirette vicinanze del “sogno di Frankenstein”.
    Immagino anche gli entusiasmi degli adoratori della Rete: che bello averla direttamente connessa con il proprio cervello! Che meraviglia dilatare istantaneamente il proprio sguardo a tutto YouTube!
    Dato il livello culturale e intellettuale medio dei “cittadini di Matrix”, cioè dei cittadini del Mercato, cioè ancora degli “scienziati ebeti”, e dei non meno ebeti economisti, si può scommettere che non esiteranno ad applaudire ogni aggeggio che porti vantaggio economico. Gli diranno che è utile alla salute, o alla tasca, farsi mettere qualche capsula da qualche parte. O farsi fare una “benefica” vaccinazione. Sarà una centrale trasmittente e ricevente, ma che importa ai cittadini di Google?

    Ultima avvertenza, speciale per i più ottimisti: stiamo parlando non di un futuro remoto. Il BRAIN ci dice che, tra dieci anni, più o meno, questo futuro sarà presente. Ma tutto questo è in via di realizzazione in un contesto “disturbante”, “quando non esiste nessuna certezza riguardo chi utilizzerà questi strumenti; quando nessuno può prevedere gli effetti di medio e lungo periodo; quando il tutto si realizza in condizioni di laceranti squilibri di ricchezza, di reddito, di forza e di potere tra aree del mondo, tra Stati, popoli, civiltà, culture. Saranno i più ricchi, e i meglio armati, ad avere nelle mani strumenti che verranno usati per accrescere il loro dominio sugli altri. Il tutto in condizioni di impressionanti sperequazioni sociali e di penuria assoluta di beni. E non dimentichiamo che gli apprendisti stregoni sono i “Masters of the Universe”, cioè la scimmia al comando. Prepariamoci all’atterraggio.

    fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/07/cose-brain-project-di-obama/678965/

    A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina!


    #306931

    Rebel
    Partecipante

    Ho solo una parola, Gatekeeper.


    #306933

    orsoinpiedi
    Partecipante

    @rebel said:
    Ho solo una parola, Gatekeeper.

    ?????????


    #307226

    orsoinpiedi
    Partecipante
    #307348

    orsoinpiedi
    Partecipante

    TTIP, spalancata la porta alle multinazionali
    Approvata ieri l’ISDS, ovvero la norma di arbitrato che consente alle imprese di fare causa agli Stati che vogliono mantenere una normativa a difesa dei diritti dei cittadini. Il testo sarà votato il 10 giugno al Parlamento Europeo in seduta plenaria. In caso di approvazione, i governi avrebbero gravi difficoltà a tutelare settori come quello della chimica, dell’agroalimentare, del lavoro, dei servizi pubblici e della finanza.
    di Massimo Nardi – 29 Maggio 2015

    La Commissione Commercio Internazionale del Parlamento Europeo (INTA) ha approvato ieri, con 29 voti favorevoli, 10 contrari e 2 astenuti, il pieno sostegno all’ISDS nel TTIP, il Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti in via di negoziazione tra Stati Uniti ed Europa. Dove per ISDS si intende l’Investor State Dispute Settlement, cioè il meccanismo di risoluzione di controversie, che consente il ricorso a corti di arbitrato internazionale da parte di gruppi privati, qualora vedessero i propri investimenti messi a rischio da provvedimenti cautelativi varati dai governi negli USA e nell’UE. Il testo, così approvato, andrà al Parlamento Europeo, dove sarà votato in data 10 giugno in seduta plenaria. Parlamento che, lo ricordiamo, ha solo parere consultivo. Ciò significa che la Commissione potrà continuare sulla propria linea politica a prescindere dall’esito favorevole o meno del Parlamento.
    La votazione di ieri è stata però un abile giochetto politico. A spiegarlo è Eleonora Forenza dell’ALTRA EUROPA – GUE/NGL: «La maggioranza formata soprattutto dalla grande coalizione tra socialisti e popolari ha votato di fatto a favore dell’inserimento della clausola ISDS sotto altro nome, la clausola cioè che permetterebbe alle multinazionali di fare causa agli Stati che volessero tentare di mantenere una normativa a difesa dei diritti dei cittadini. Non solo, hanno votato anche un emendamento contro le politiche per contrastare i cambiamenti climatici: la grande coalizione ancora una volta si schiera contro i cittadini e la democrazia».
    Ma riassumiamo in breve. Nel 2014 la Commissione Europea lanciò una consultazione pubblica sull’ISDS per conoscere l’opinione dei cittadini. Il risultato fu unanime: 150 mila persone, ovvero il 97% dei partecipanti votò contro. Alla luce di questo risultato, secondo alcune indiscrezioni pubblicate anche dal Fatto Quotidiano, alcuni gruppi politici avevano chiesto la rimozione del meccanismo di arbitrato privato. Norma che invece non è stata tolta, ma solo emendata (e votata ieri), secondo la bozza di riforma elaborata dalla Commissaria al Commercio, Cecilia Malmström: essa propone l’obbligo per gli investitori di scegliere tra le corti nazionali e l’arbitrato, di istituire un secondo grado per eventuali ricorsi, una lista fissa di arbitri e qualche tutela in più sul diritto a legiferare (right to regulate). Quindi, in sintesi una vittoria schiacciante delle multinazionali sulla maggioranza politica.

    «Il patto scellerato tra social democratici e popolari – ha affermato Monica Di Sisto, tra i portavoce della Campagna Italiana STOP TTIP – ha portato a violare la volontà dei cittadini che con forza si erano espressi contro l’ ISDS e il Trattato in generale. Questo pessimo lavoro fatto oggi dalla Commissione INTA non ci ferma, anzi, chiediamo un impegno maggiore per far sentire la nostra contrarietà nel voto decisivo che ci sarà il 10 giugno in plenaria». In definitiva, il voto odierno dei deputati europei rappresenta un lasciapassare che regala margini d’azione inesplorati alle lobby industriali, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per la vita quotidiana dei cittadini dell’Unione: se passasse questa linea, i governi avrebbero gravi difficoltà a tutelare settori come quello della chimica, dell’agroalimentare, del lavoro, dei servizi pubblici e della finanza.
    «Il mio voto su questi punti è stato ovviamente negativo – continua Eleonora Forenza – e mi sono espressa anche contro il meccanismo della cooperazione regolatoria, che darebbe un potere enorme alle multinazionali. Ho votato inoltre perchè non vi siano i servizi pubblici all’interno di questo accordo e più precisamente abbiamo chiesto che i cittadini possano sapere cosa sarà incluso nel trattato e cosa no. Conseguentemente mi sono espressa con voto contrario sull’intero parere della Commissione. Continua in ogni caso la nostra battaglia contro un trattato che rischia di mettere in pericolo la nostra democrazia, la nostra produzione agroalimentare e i nostri diritti: il prossimo 10 giugno in plenaria voteremo nuovamente e serve la massima mobilitazione dei cittadini, delle associazioni, di tutte e tutti. Ora e sempre ‪#‎stopTTIP‬».
    Le campagne Stop TTIP hanno più volte espresso timori per la sicurezza alimentare, la qualità dell’ambiente, la svendita dei servizi pubblici agli investitori privati. Diverse personalità autorevoli (da Rodotà a Stiglitz) hanno sottolineato il rischio di svuotamento delle istituzioni democratiche tramite la creazione di organismi tecnici e sovranazionali in grado di rallentare o bloccare la legislazione degli Stati.

    fonte http://www.ilcambiamento.it/multinazionali/ttip_isds.html

    Per chi avesse avuto dei dubbi,ecco nei fatti ciò che è affermato in: Dossier – “I Club Mondialisti e il risveglio delle coscienze”
    Possibile che lasciamo liberi di fare ciò che vogliono questi politici corrotti?


    #307352

    orsoinpiedi
    Partecipante

    In questo forum,dove la consapevolezza e la coscienza di ciò che sta accadendo nella nostra società è ben viva,ha capito benissimo come la nostra società sia impostata sulla manzogna.Menzogna atta a chiuderci in una prigione mentale che permatta ai poteri forti di fare tutto ciò che vogliono,Va da se che quello che vogliono non è piu il denaro(ne hanno anche troppo,anzi lo stampano essi stessi)ma il potere totale sul mondo,eliminando la democrazia con la dittatura di un oligarchia corrotta e corrutrice.
    E’ in questo scenario che le parole di Aleksandr Solženicyn devono levarsi alte e forti,e colpire come un maglio le nostre coscienze assopite.

    VIVERE SENZA MENZOGNA

    “Stiamo ormai per toccare il fondo, su tutti noi incombe la più completa rovina spirituale, sta per divampare la morte fisica che incenerirà noi e i nostri figli, e, noi continuiamo a farfugliare con un pavido sorriso:
    – Come potremmo impedirlo? Non ne abbiamo la forza.
    Siamo a tal punto disumanizzati, che per la modesta zuppa di oggi siamo disposti a sacrificare qualunque principio, la nostra anima, tutti gli sforzi di chi ci ha preceduto, ogni possibilità per i posteri, pur di non disturbare la nostra grama esistenza. Non abbiamo più nessun orgoglio, nessuna fermezza, nessun ardore nel cuore.
    […] Davvero non c’è alcuna via d’uscita? E non ci resta se non attendere inerti che qualcosa accada da sé?
    Ciò che ci sta addosso non si staccherà mai da sé se continueremo tutti ogni giorno ad accettarlo, ossequiarlo, consolidarlo, se non respingeremo almeno la cosa a cui più è sensibile.
    Se non respingeremo la MENZOGNA.
    […]
    Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: IL RIFIUTO DI PARTECIPARE PERSONALMENTE ALLA MENZOGNA. Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini PER OPERA MIA!

    È questa la breccia nel presunto cerchio della nostra inazione: la breccia più facile da realizzare per noi, la più distruttiva per la menzogna. Poiché se gli uomini ripudiano la menzogna, essa cessa semplicemente di esistere. Come un contagio, può esistere solo tra gli uomini.
    […] Ognuno di noi dunque, superando la pusillanimità, faccia la propria scelta: o rimanere servo cosciente della menzogna (certo non per inclinazione, ma per sfamare la famiglia, per educare i figli nello spirito della menzogna!), o convincersi che è venuto il momento di scuotersi, di diventare una persona onesta, degna del rispetto tanto dei figli quanto dei contemporanei.
    […] Per i giovani che vorranno vivere secondo la verità, all’inizio l’esistenza si farà alquanto complicata: persino le lezioni che si apprendono a scuola sono infatti zeppe di menzogne, occorre scegliere. Ma per chi voglia essere onesto non c’è scappatoia, neppure in questo caso: mai, neanche nelle più innocue materie tecniche, si può evitare l’uno o l’altro dei passi che si son descritti, dalla parte della verità o dalla parte della menzogna: dalla parte dell’indipendenza spirituale o dalla parte della servitù dell’anima. E chi non avrà avuto neppure il coraggio di difendere la propria anima non ostenti le sue vedute d’avanguardia, non si vanti d’essere un accademico o un «artista del popolo» o un generale: si dica invece, semplicemente: sono una bestia da soma e un codardo, mi basta stare al caldo a pancia piena.
    […] Non si tratta dunque di avviarsi per primi su questa strada, ma di UNIRSI AD ALTRI! Il cammino ci sembrerà tanto più agevole e breve quanto più saremo uniti e numerosi nell’intraprenderlo. Se saremo migliaia, nessuno potrà tenerci testa. Se saremo decine di migliaia, il nostro paese diventerà irriconoscibile!

    Ma se ci facciamo vincere dalla paura, smettiamo di lamentarci che qualcuno non ci lascerebbe respirare: siamo noi stessi che non ce lo permettiamo. Pieghiamo la schiena ancora di più, aspettiamo dell’altro, e i nostri fratelli biologi faranno maturare i tempi in cui si potranno leggere i nostri pensieri e mutare i nostri geni.
    Se ancora una volta saremo codardi, vorrà dire che siamo delle nullità, che per noi non c’è speranza, e che a noi si addice il disprezzo di Puskin:
    A che servono alle mandrie i doni della libertà?
    Il loro retaggio, di generazione in generazione
    sono il giogo con i bubboli e la frusta.”

    Mosca, 12 febbraio 1974 [Giorno dell’arresto di Solženicyn, precedente all’espulsione dall’URSS].


    #308250

    orsoinpiedi
    Partecipante

    @camillo

    “Gli Usa non sono una democrazia ma un’oligarchia”. Uno studio di Princeton

    La conferma che non è la maggioranza sovrana delle decisioni politiche

    Da uno studio – “Testing Theories of American Politics: Elites, Interest Groups, and Average Citizens”- http://journals.cambridge.org/action/displayAbstract?fromPage=online&aid=9354310 -condotto da Martin Gilens della Princeton University e Benjamin I. Page della Northwestern University emerge che gli Stati Uniti non sono una democrazia, ma un’oligarchia.

    “Nonostante l’apparente forte supporto empirico in precedenti studi per le teorie della democrazia maggioritaria, le nostre analisi suggeriscono che la maggioranza del pubblico americano in realtà ha poca influenza sulle politiche che il nostro governo adotta. Gli americani godono di molte caratteristiche centrali per una governance democratica, quali elezioni regolari, la libertà di parola e di associazione. Ma noi crediamo che se le politiche continueranno ad essere dominate da potenti organizzazioni imprenditoriali e un piccolo numero di ricchi americani, la democraticità della società americana è gravemente minacciata”.

    L’indagine prende in esame le politiche americane adottate dal 1981 al 2002 e, commenta Mike Krieger su ZeroHedge, si può solo immaginare come le cose siano peggiorate dopo la crisi finanziaria del 2008. Dallo studio è emerso che anche quando l’80% della popolazione era favorevole ad una particolare politica, questa indicazione è stata seguita solo il 43% delle volte. Questo trend è stato evidente nel caso del piano di salvataggio delle banche nel 2008, appoggiato solo dal 23% per cento degli americani, e che ha avuto luogo ugualmente.

    L’analisi indica che le élite economiche e i gruppi organizzati che rappresentano gli interessi commerciali hanno un impatto sostanziale sulla politica del governo degli Stati Uniti, mentre i cittadini medi e i gruppi di interesse di massa hanno poca o nessuna influenza sulle decisioni politiche. Le prove indicano chiaramente che la maggior parte dei gruppi di interesse americani e i lobbisti rappresentano imprese commerciali o professionisti. Pochi sono i gruppi che rappresentano i poveri o anche gli interessi economici dei lavoratori comuni, soprattutto ora che il movimento operaio degli Stati Uniti si è notevolmente indebolito.

    I risultati del rapporto evidenziano l’esistenza di tre “volti del potere” e si concentrano soprattutto sui primi due. Il primo volto è la capacità degli attori di modellare i risultati delle politiche su questioni controverse, il “secondo volto” del potere è la capacità di modellare l’agenda delle questioni che i politici considerano. I risultati parlano meno chiaramente al “terzo volto” del potere: la capacità delle élite di plasmare le preferenze del pubblico. Sappiamo che i gruppi d’interesse e gli stessi responsabili politici spesso dedicano notevoli sforzi a plasmare l’opinione pubblica.

    Il rapporto contiene “preoccupanti notizie per i sostenitori della democrazia “populista”, che vogliono che i governi rispondano principalmente o esclusivamente alle preferenze politiche dei cittadini”. Negli Stati Uniti, i risultati dell’analisi indicano, che la maggioranza non governa – almeno non nel senso del determinare i risultati delle politiche. Quando la maggioranza dei cittadini non è d’accordo con le élite economiche e / o con gli interessi organizzati, generalmente perde. Inoltre, a causa della forte polarizzazione del sistema politico degli Stati Uniti, anche se una grande maggioranza di americani si dice favorevole ad un cambiamento di politica, in genere non lo ottiene.

    fonte http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=7615

    Caro Camillo,non voglio fare una battaglia contro di te,ne convincerti di una certa situazione,voglio solo porre alla tua attenzione qualche fatto,qualche notizia sulla quale ragionare.
    Pensa,quella che consideriamo la piu grande democrazia al mondo,NON E’ UNA DEMOCRAZIA!.
    Da ciò si deduce che tutte le guerre che gli USA portano nel mondo non sono per portare la democrazia,ma per imporre il dominio oligarchico della casta che comanda l’economia in buona parte del mondo.
    Questa è democrazia o dittatura?Non lo definiresti il raggiungimento del NWO?


    • Questa risposta è stata modificata 3 anni, 9 mesi fa da  orsoinpiedi.
    #308321
    franco
    franco
    Partecipante

    @orsoinpiedi said:
    @camillo

    “Gli Usa non sono una democrazia ma un’oligarchia”. Uno studio di Princeton

    La conferma che non è la maggioranza sovrana delle decisioni politiche

    Da uno studio – “Testing Theories of American Politics: Elites, Interest Groups, and Average Citizens”- http://journals.cambridge.org/action/displayAbstract?fromPage=online&aid=9354310 -condotto da Martin Gilens della Princeton University e Benjamin I. Page della Northwestern University emerge che gli Stati Uniti non sono una democrazia, ma un’oligarchia.

    “Nonostante l’apparente forte supporto empirico in precedenti studi per le teorie della democrazia maggioritaria, le nostre analisi suggeriscono che la maggioranza del pubblico americano in realtà ha poca influenza sulle politiche che il nostro governo adotta. Gli americani godono di molte caratteristiche centrali per una governance democratica, quali elezioni regolari, la libertà di parola e di associazione. Ma noi crediamo che se le politiche continueranno ad essere dominate da potenti organizzazioni imprenditoriali e un piccolo numero di ricchi americani, la democraticità della società americana è gravemente minacciata”.

    L’indagine prende in esame le politiche americane adottate dal 1981 al 2002 e, commenta Mike Krieger su ZeroHedge, si può solo immaginare come le cose siano peggiorate dopo la crisi finanziaria del 2008. Dallo studio è emerso che anche quando l’80% della popolazione era favorevole ad una particolare politica, questa indicazione è stata seguita solo il 43% delle volte. Questo trend è stato evidente nel caso del piano di salvataggio delle banche nel 2008, appoggiato solo dal 23% per cento degli americani, e che ha avuto luogo ugualmente.

    L’analisi indica che le élite economiche e i gruppi organizzati che rappresentano gli interessi commerciali hanno un impatto sostanziale sulla politica del governo degli Stati Uniti, mentre i cittadini medi e i gruppi di interesse di massa hanno poca o nessuna influenza sulle decisioni politiche. Le prove indicano chiaramente che la maggior parte dei gruppi di interesse americani e i lobbisti rappresentano imprese commerciali o professionisti. Pochi sono i gruppi che rappresentano i poveri o anche gli interessi economici dei lavoratori comuni, soprattutto ora che il movimento operaio degli Stati Uniti si è notevolmente indebolito.

    I risultati del rapporto evidenziano l’esistenza di tre “volti del potere” e si concentrano soprattutto sui primi due. Il primo volto è la capacità degli attori di modellare i risultati delle politiche su questioni controverse, il “secondo volto” del potere è la capacità di modellare l’agenda delle questioni che i politici considerano. I risultati parlano meno chiaramente al “terzo volto” del potere: la capacità delle élite di plasmare le preferenze del pubblico. Sappiamo che i gruppi d’interesse e gli stessi responsabili politici spesso dedicano notevoli sforzi a plasmare l’opinione pubblica.

    Il rapporto contiene “preoccupanti notizie per i sostenitori della democrazia “populista”, che vogliono che i governi rispondano principalmente o esclusivamente alle preferenze politiche dei cittadini”. Negli Stati Uniti, i risultati dell’analisi indicano, che la maggioranza non governa – almeno non nel senso del determinare i risultati delle politiche. Quando la maggioranza dei cittadini non è d’accordo con le élite economiche e / o con gli interessi organizzati, generalmente perde. Inoltre, a causa della forte polarizzazione del sistema politico degli Stati Uniti, anche se una grande maggioranza di americani si dice favorevole ad un cambiamento di politica, in genere non lo ottiene.

    fonte http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=7615

    Caro Camillo,non voglio fare una battaglia contro di te,ne convincerti di una certa situazione,voglio solo porre alla tua attenzione qualche fatto,qualche notizia sulla quale ragionare.
    Pensa,quella che consideriamo la piu grande democrazia al mondo,NON E’ UNA DEMOCRAZIA!.
    Da ciò si deduce che tutte le guerre che gli USA portano nel mondo non sono per portare la democrazia,ma per imporre il dominio oligarchico della casta che comanda l’economia in buona parte del mondo.
    Questa è democrazia o dittatura?Non lo definiresti il raggiungimento del NWO?

    Buona sera a tutti mi sono appena iscritto, da tempo leggevo i vostri scritti riguardo al nuovo ordine mondiale e proprio oggi ho trovato in rete questo documento, voi cosa ne dite se tutto avverrà come scrive quel documento?

    Grazie e buona serata a tutti

    http://risveglio.myblog.it/wp-content/uploads/sites/245753/2015/08/Crollo-Finanziario-e-Lune-Rosse.pdf


    • Questa risposta è stata modificata 3 anni, 9 mesi fa da franco franco.
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