Obama si Obama no

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Questo argomento contiene 869 risposte, ha 57 partecipanti, ed è stato aggiornato da  ezechiele 10 anni, 3 mesi fa.

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  • #114013

    zret
    Partecipante

    “Il presidente americano Barack Obama ieri ha lanciato un progetto per proteggere gli oceani, le coste statunitensi e i Grandi Laghi dalle minacce costituite da cambiamento climatico, inquinamento e sfruttamento eccessivo della pesca”.

    Perché non pensa ad interrompere le scie chimiche? Grottesco! Allucinante! Bisogna subire questa schifosa ipocrisia.


    #114014
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    nel caso ne fosse al corrente, non è nemmeno forse la mossa migliore gridare dal palco che ci innaffiano in questo modo da anni…forse ci sta pensando, puzza ancora anche a me, ma vediamo..


    #114015

    marì
    Bloccato

    Clima, Cina e Usa trattano in segreto

    Tra i due giganti delle emissioni, rivela il Guardian, sono in corso dall'autunno scorso negoziati segreti sulla lotta al global warming. Si è parlato anche di quote di riduzione delle emissioni. Forse un accordo entro l'autunno. Una buona notizia in vista del vertice di Copenhagen?

    Mentre mancano meno di 200 giorni al summit internazionale sul clima di Copenhagen, arriva una rivelazione che dà una speranza in più che al vertice si raggiunga un valido accordo. La notizia riguarda i rapporti tra i due giganti delle emissioni, Cina e Stati Uniti, che avranno un peso determinante per il futuro dell’accordo per il post-Kyoto. Già dall’autunno scorso – ha rivelato il Guardian ieri http://www.guardian.co.uk/world/2009/may/18/secret-us-china-emissions-talks- le due superpotenze avrebbero dato il via a negoziati segreti sul clima e non si esclude la possibilità che possano riuscire a trovare una linea d’azione ufficiale condivisa già per l’autunno, in tempo per Copenhagen.

    Già nell’estate del 2008, per iniziativa cinese, sarebbero iniziati dei colloqui segreti, inizialmente per cercare una collaborazione nello sviluppo della cattura della CO2. Poi, negli ultimi due mesi dell’amministrazione Bush, una delegazione composta da repubblicani e democratici si sarebbe recata per due volte in segreto in Cina per parlare di lotta al cambiamento climatico. L’iniziativa – portata avanti tra gli altri da John Holdren, ora consulente scientifico della Casa Bianca e da altri che sono poi andati a coprire cariche importanti con Obama – avrebbe prodotto una bozza d’accordo già a marzo, solo due mesi dopo l’inizio del mandato del primo presidente Usa disponibile a sottoscrivere un accordo internazionale sul global warming. La bozza non è ancora stata firmata, ma secondo i diplomatici coinvolti nelle trattative segrete – scrive il quotidiano inglese – potrebbe essere la base per un accordo Cina-Usa sul clima.

    Lo sforzo internazionale di Obama per il clima sarebbe quindi iniziato ancora prima del suo insediamento alla Casa Bianca e l’obiettivo prioritario posto è stato da subito di coinvolgere l’altro colosso delle emissioni mondiali. Anche nella diplomazia alla luce del sole gli Usa hanno sempre cercato di migliorare la relazione con la Cina; si pensi alle molte dichiarazioni in questo senso o alla visita http://www.guardian.co.uk/world/2009/feb/14/hillary-clinton-china-climate cinese del Segretario di Stato Hillary Clinton. Con i “canali segreti” però i negoziati avrebbero fatto notevoli progressi, arrivando già a parlare di riduzioni delle emissioni. Nella bozza di accordo di marzo – rivelano i diplomatici americani – c’erano impegni precisi di tagli alla CO2, collaborazione su tecnologie come la CCS e le motorizzazioni efficienti delle auto e il consenso delle due nazioni a collaborare per l’accordo di Copenhagen. La bozza avrebbe dovuto essere approvata già a marzo, con la visita del Ministro cinese per lo sviluppo Xie Zhenhua, ma ciò non è avvenuto. Troppo prematuro per i due paesi impegnarsi formalmente, dicono le fonti del Guardian.

    La Cina ha sempre negato la possibilità di attuare riduzioni dei gas serra imposte dal’esterno, con l’argomentazione che avrebbero frenato lo sviluppo economico e, di conseguenza, minato il diritto alla ricerca del benessere della popolazione. Obiettivi ambientali ed energetici la Cina li ha già, ma non si si è mai parlato di riduzione netta delle emissioni, tantomeno concordata con altri paesi: nel piano quinquennale 2006-2010 c’è l’impegno (che il paese starebbe mantenendo) a far scendere l’intensità energetica (il rapporto tra Pil ed energia consumata) del 20% e a ridurre del 10% l’inquinamento.
    Di recente http://qualenergia.it/view.php?id=915&contenuto=Articolo però il governo di Pechino aveva fatto alcune aperture, che fanno sperare in impegni più concreti per il prossimo piano quinquennale. Che le aperture fossero collegate anche ai negoziati segreti con gli Usa? Senza bisogno di ribadire l’importanza per il post-Kyoto degli obiettivi che Usa e Cina si porranno e del fatto che su questi trovino un accordo, non ci resta che aspettare i prossimi sviluppi nei rapporti tra le due superpotenze, “sorvegliate speciali” in vista del vertice di Copenhagen.

    GM

    20 maggio 2009

    http://qualenergia.it/view.php?id=958&contenuto=Articolo


    #114016

    marì
    Bloccato

    AMBIENTE

    Ecco perché Stati Uniti e Cina
    sono in corsa per pulire il mondo

    Le due superpotenze si sono convinte che la sfida delle fonti rinnovabili è decisiva. Non per ragioni etiche ma perché sanno che l'industria verde può essere la via per uscire dalla recessione di FEDERICO RAMPINI

    “LA CINA si candida a diventare il Dragone Verde, vuole vincere la corsa mondiale verso un'economia low-carbon, a bassa emissione di Co2”. Non è propaganda del regime di Pechino. L'affermazione, fatta alla vigilia della Giornata mondiale dell'Ambiente dell'Onu che si celebra oggi, è di Steve Howard che dirige il Climate Group, importante ong ambientalista americana. Howard indica la chiave di questa conversione: “I dirigenti cinesi si sono convinti che questa è la nuova ricetta del profitto”. Via via che si svelano i contenuti della maximanovra di investimenti pubblici varati dalla Repubblica Popolare per rilanciare la crescita, ecco che cosa si scopre: su 586 miliardi di dollari di spesa pubblica aggiuntiva, ben 220 miliardi (il 40%) va a finanziare l'industria verde, dal risparmio energetico alle fonti rinnovabili, dall'auto elettrica al motore ibrido. L'Amministrazione Obama rincorre la lepre cinese: sui 787 miliardi di dollari di manovra di rilancio della crescita, Washington ne stanzia una quota inferiore ma comunque importante (112 miliardi) per l'ambiente.

    E almeno in un settore l'America si piazza in testa in questo duello: negli ultimi 12 mesi ha installato 8.300 megawatt di impianti eolici, un record storico, mentre la Cina arriva seconda con 6.300 megawatt di energia prodotta dal vento. Entro la fine del 2009 però il colosso asiatico sarà il primo esportatore mondiale di turbine eoliche. Arranca un po' indietro l'Unione europea, che pure fu a lungo un modello di virtù per avere sottoscritto quasi da sola gli impegni di Kyoto sulla riduzione delle emissioni carboniche. Ma anche sul Vecchio continente spira un vento di ottimismo. La battaglia ambientale non è più percepita come una zavorra, un sovrappiù di costi, e un ostacolo allo sviluppo. Al contrario la Commissione di Bruxelles annuncia che “i benefici delle energie rinnovabili in termini di sicurezza e di lotta all'inquinamento vanno a braccetto con consistenti vantaggi economici”. Non sono affermazioni volontaristiche. Già oggi il solo business delle energie rinnovabili occupa 1,4 milioni di europei, per lo più ricercatori, tecnici, manodopera altamente qualificata. “Altri 410.000 posti di lavoro aggiuntivi verranno creati – spiega la Commissione – se l'Unione europea raggiunge l'obiettivo del 20% di energie rinnovabili sul totale entro il 2020”.

    Più dei proclami politici, più delle esortazioni lanciate da istituzioni internazionali, l'ottimismo è sorretto dalla nuova attenzione che il mondo del business rivolge all'ambiente. Un sorpasso significativo è avvenuto nel corso del 2008, lo annuncia ora lo United Nations Environmental Program. Per la prima volta nella storia, l'anno scorso i capitali privati globalmente investiti nelle fonti rinnovabili (140 miliardi di dollari) hanno superato quelli investiti negli idrocarburi e altre energie fossili (110 miliardi). Il contributo decisivo a questo sorpasso lo hanno dato le nazioni emergenti. Guidate da Cina e Brasile, hanno aumentato del 27% i loro investimenti in energie pulite.

    Certo i problemi da risolvere restano immani. La Cina si è risvegliata solo dopo che il suo modello di sviluppo energivoro ha seminato distruzione. Oggi sui 600 milioni di cinesi che abitano in zone urbane, solo l'1% respira un'aria che sarebbe considerata “non tossica” in base agli standard europei. E la recessione può esercitare un pericoloso effetto anestetizzante. Grazie al crollo della produzione industriale, ai fallimenti, alle chiusure di fabbriche, il 2008 ha visto per la prima volta una riduzione parallela delle emissioni di Co2 sia in Cina che in America. Questo è un effetto tipicamente temporaneo, non deriva da cambiamenti strutturali. Guai se lo choc recessivo crea l'illusione che si possa abbassare la guardia. La decrescita può far male all'ambiente se inaridisce i finanziamenti nella ricerca.

    Il più grande inquinatore del pianeta sembra deciso a fare sul serio. L'ultimo rapporto del Climate Group sulla Cina è intitolato “La Rivoluzione Pulita”. Negli ultimi mesi Pechino ha già investito 12 miliardi di dollari in energie rinnovabili: è seconda solo alla Germania. La Repubblica Popolare pianifica di raddoppiare il peso delle energie pulite portandole al 15% del totale entro il 2020. È un obiettivo ambizioso vista la situazione di partenza: oggi l'80% della corrente in Cina è generata da centrali termoelettriche a carbone. Anche sul carbone, la materia prima più inquinante in termini di Co2, c'è uno spiraglio. L'Agenzia Internazionale dell'Energia spiega che “le scelte cinesi saranno la chiave per un uso meno inquinante del carbone, la sfida in assoluto più urgente”. Secondo l'Aie la Repubblica Popolare può diventare “leader nel business del carbone pulito, dove sta sviluppando innovazioni tecnologiche uniche, che altri paesi dovrebbero adottare”. Un segnale della nuova attenzione che si respira su questi temi: dopo averlo ignorato per anni, il governo cinese ha accolto a braccia aperte Al Gore. Il Premio Nobel è stato finalmente autorizzato a organizzare un importante convegno a Pechino, sul cambiamento climatico, con il contributo parallelo dell'Accademia delle Scienze e dell'Asia Society di Orville Schell (un think tank di New York che in passato non ha lesinato le critiche alla politica cinese). Il disgelo è avvenuto con la benedizione del mondo industriale: nella recessione globale, il business verde è uno dei pochi motori ancora trainanti. In questo caso l'economia di mercato aiuta l'ambiente, perché è pilotata da una guida politica. Da Washington a Pechino, il ruolo dello Stato è cruciale nel mandare impulsi al settore privato, costruendo la nuova cornice di incentivi e disincentivi entro cui si muove il mercato.

    La logica del profitto, piegata a fini virtuosi, è all'opera in un settore che a lungo è stato l'imputato numero uno per l'inquinamento atmosferico: l'automobile. Anche in questo caso la Cina è un laboratorio interessante. Pechino punta a battere tutti sul traguardo dell'auto elettrica, “saltando” una generazione nel percorso di sviluppo della sua industria automobilistica. Il gruppo Byd di Shenzhen, partito da una posizione di forza come fornitore mondiale di batterie per telefonini, si è diversificato nelle batterie per auto e sviluppa un modello a motore interamente elettrico. I capitali privati ci credono, al punto che l'operazione coinvolge il nome più illustre della finanza americana. Nel settembre 2008 il gruppo Berkshire Hathaway che fa capo a Warren Buffett (detto il “saggio di Omaha”, il secondo uomo più ricco del pianeta) ha acquistato una quota del 10% nel capitale della Byd, scommettendo che la Cina sarà tra i vincitori nella corsa. Il primo modello di berlina quattroporte ad alimentazione solo elettrica della Byd sarà in vendita in America nel 2011.

    Barack Obama non vuole rassegnarsi al dominio asiatico nell'auto pulita. Annunciando la bancarotta della General Motors, che deve sfociare nel parto di una casa più snella e competitiva, il presidente ha ribadito che tra i compiti del nuovo management c'è il rinnovamento della gamma per ridurre i consumi energetici. Gli effetti si sentiranno a cascata perché l'industria automobilistica è al centro di una vasta ragnatela: l'indotto è l'universo di aziende che forniscono componenti, si stima che raggiunga fino a due milioni di persone negli Stati Uniti. Come dimostra il caso delle aziende giapponesi, sudcoreane e cinesi che producono batterie al litio per auto elettriche o ibride, attorno alla domanda di un'auto pulita si genera un intera attività industriale nuova. Inaugurando una fase di interventismo statale che non ha precedenti dai tempi di Franklin Roosevelt, Obama ha chiarito che ambiente e profitto devono andare d'accordo. È questa la cifra distintiva della sua politica industriale. Il sociologo inglese Anthony Giddens è convinto che sia la strada giusta per superare le resistenze del passato: “Obama riesce a trasformare l'ambientalismo in un messaggio positivo. Rende evidente il nesso tra energie alternative, sicurezza, e crescita economica. È capace di ispirare una vera svolta, e questa può contagiare anche l'Europa”.

    (5 giugno 2009)

    http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/ambiente/giornata-onu/giornata-onu/giornata-onu.html

    #fisc


    #114017
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    beh chiaramente ogni tipo di persona ha la sua coscienza, se non è principalmente in senso spirituale non significa sia negativo, anche il lato materiale e pratico ha la sua importanza, se si vede un vantaggio per la crescita economica nelle nuove fonti non è sbagliato.
    Non mi aspetto una trasformazione sociale immediata e netta, ma una transizione, è una crescita
    come disse Cayce, la Verità è una cosa che Cresce


    #114018
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    Per me è anche merito della crisi… e agli industriali interessa soltanto $$$… quindi se vedon soldi lì, ci si buttano… 😀

    Che dire ottime notizie!!! !alien


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #114019
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    M.O.; Carter: rottura Usa con Israele senza soluzione due stati
    Roma, 14 giu. (Apcom) – Israele entrerà in rotta di collisione con gli Stati Uniti se non accetterà la soluzione dei due stati sostenuta da Washington e dall'intera comunità internazionale. E' quanto ha sottolineato l'ex presidente Usa, Jimmy Carter, in un'intervista concessa al quotidiano Haaretz alla vigilia del discorso programmatico di politica estera del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
    http://www.apcom.net/newsesteri/20090614_194601_4d8f687_64257.shtml


    #114020
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Berlusconi's meeting with Obama offered the Italian leader a chance to rehabilitate his international reputation after a scandal over his link to an 18-year-old model and ahead of a major summit he is hosting next month.

    Obama was looking for common ground on recovering from the economic crisis, which will feature prominently at the July summit of the Group of Eight leading industrial nations in L'Aquila, the Apennine mountain town that was devastated by an earthquake this spring.
    http://www.foxnews.com/politics/2009/06/15/obama-says-italy-gitmo-detainees/

    OBAMA-BERLUSCONI: 2 ORE PER RAFFORZARE LEGAMI USA-ITALIA
    http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_989648647.html
    WASHINGTON – Un incontro alla Casa Bianca lunedi' di oltre due ore, il doppio del previsto, ha consentito al presidente del consiglio Silvio Berlusconi e al presidente americano Barack Obama non solo di passare in rassegna l'agenda del G8 di luglio a L'Aquila ma anche di gettare le basi per un rapporto personale di amicizia. Berlusconi si e' presentato alla Casa Bianca con un gesto concreto: la disponibilita' dell'Italia ad accogliere tre detenuti di Guantanamo dando un contributo alla chiusura del famigerato carcere per sospetti terroristi…


    #114021

    marì
    Bloccato

    [quote1245141804=Richard]
    Berlusconi's meeting with Obama offered the Italian leader a chance to rehabilitate his international reputation after a scandal over his link to an 18-year-old model and ahead of a major summit he is hosting next month.

    Obama was looking for common ground on recovering from the economic crisis, which will feature prominently at the July summit of the Group of Eight leading industrial nations in L'Aquila, the Apennine mountain town that was devastated by an earthquake this spring.
    http://www.foxnews.com/politics/2009/06/15/obama-says-italy-gitmo-detainees/

    OBAMA-BERLUSCONI: 2 ORE PER RAFFORZARE LEGAMI USA-ITALIA
    http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_989648647.html
    WASHINGTON – Un incontro alla Casa Bianca lunedi' di oltre due ore, il doppio del previsto, ha consentito al presidente del consiglio Silvio Berlusconi e al presidente americano Barack Obama non solo di passare in rassegna l'agenda del G8 di luglio a L'Aquila ma anche di gettare le basi per un rapporto personale di amicizia. Berlusconi si e' presentato alla Casa Bianca con un gesto concreto: [color=#ff0000]la disponibilita' dell'Italia ad accogliere tre detenuti di Guantanamo dando un contributo alla chiusura del famigerato carcere per sospetti terroristi…[/color]

    [/quote1245141804]

    Il ministro dell’Inter­no Roberto Maroni non e' d'accordo:

    http://www.corriere.it/politica/09_giugno_16/maroni_e_i_presunti_terroristi_calabro_b5b3dd24-5a3c-11de-8451-00144f02aabc.shtml

    :hehe:


    #114022
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    vedo che cita la Costituzione…


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