purificarsi dalle tossine tecnologiche.

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Questo argomento contiene 19 risposte, ha 9 partecipanti, ed è stato aggiornato da  davide 9 anni, 11 mesi fa.

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  • #79792

    cenereo
    Bloccato

    se c'è chi non la vede e non la vuole vivere,chi non la assapora e non la ama,ovvero l'Osservatore,essa ,La Perfezione,non ha ragione di esistere…


    #79793

    Pyriel
    Bloccato

    Hai ragione, ma io sono l'Osservatore, come potrei scendere nell'imperfezione o tanto peggio godermela? Mi hai ispirato un nuovo topic, sai?


    #79794

    deg
    Partecipante

    L'Osservatore guarda la Perfezione, ma dice che la Perfezione non è di questa Terra!!


    #79795

    Omega
    Partecipante

    La Perfezione dell'Essere è Vivere la Realtà com'e essa E'. :! La Perfezione della Creazione sta esattamente nel rispetto del suo Progetto Originario. !alien La Perfezione esiste nella Consapevolezza che la perfezione NON esiste. :hehe:


    #79796

    Pyriel
    Bloccato

    [quote1236260463=deg]
    L'Osservatore guarda la Perfezione, ma dice che la Perfezione non è di questa Terra!!
    [/quote1236260463]

    Immagina che consolazione Deg….


    #79797

    deg
    Partecipante

    [quote1236264873=Pyriel]
    [quote1236260463=deg]
    L'Osservatore guarda la Perfezione, ma dice che la Perfezione non è di questa Terra!!
    [/quote1236260463]

    Immagina che consolazione Deg….
    [/quote1236264873]

    Basta guardare altrove Pyr!! :uuuu:


    #79798

    davide
    Partecipante

    da alice il pese delle meraviglie.
    http://img216.imageshack.us/img216/5351/alicel.jpg
    purtroppo non l'ho potuta caricare con la risoluzione originale.(perdita di qualita)
    il video fatto con la stessa fotocamera digitale ancora piu difficile metterlo su yotube,bello con il cinquettio degli uccelli.
    ci provero ancora vediamo.


    #79800

    Pyriel
    Bloccato

    [quote1237756579=deg]
    [quote1236264873=Pyriel]
    [quote1236260463=deg]
    L'Osservatore guarda la Perfezione, ma dice che la Perfezione non è di questa Terra!!
    [/quote1236260463]

    Immagina che consolazione Deg….
    [/quote1236264873]

    Basta guardare altrove Pyr!! :uuuu:

    [/quote1237756579]


    #79799

    deg
    Partecipante

    [quote1237768722=Pyriel]
    [quote1237756579=deg]
    Basta guardare altrove Pyr!! :uuuu:

    [/quote1237756579]
    Ricordati Anima, l'Amore è la tua linfa vitale, torna a Dio.
    [/quote1237768722]

    Che bella frase Pyr…..


    #79801

    patrizia.pr
    Partecipante

    La terra nera degli Indios cattura la Co2

    Il biochar, ovvero la Terra Nera che da millenni viene utilizzate come fertilizzante dagli indios, potrebbe salvarci dal riscaldamento globale. La si ottiene carbonizzando residui organici: metà delle emissioni di carbonio di questi residui viene catturato e sottratto all’atmosfera. Alcuni paesi in via di sviluppo sperano che il biochar venga già preso in considerazione nell’incontro di dicembre per il protocollo “post-Kyoto”.
    di Elisabeth Zoja

    Gusci di noce, paglia, pula di riso e stocchi di mais hanno in comune una semplice caratteristica: sono inutilizzabili. Eppure, se venissero trasformati in biochar, questi resti inutili potrebbero salvare il pianeta.

    Secondo il teorico dell’Ipotesi Gaia James Lovelock, infatti, questo materiale simile, alla carbonella del barbecue, è la sola speranza contro le catastrofi causate dal cambiamento climatico. Ma andiamo con ordine.

    La carbonizzazione dei residui organici in biochar viene attualmente testata in centri di ricerca scientifica in Australia, Stati Uniti, Germania e Italia. Questa tecnica, però, ha origini antiche. Si basa su una tecnica agricola che viene praticata da migliaia di anni nelle terre brasiliane.

    Non è un caso, quindi, se alcuni terreni dell’Amazzonia si sono rivelati fino a 70 volte più ricchi di biochar dei terreni circostanti. Questo materiale carbonioso è stato prodotto dalla combustione incompleta di parti vegetali “introdotte volontariamente nel terreno dalle popolazioni locali”, spiega il dottor Franco Miglietta, dell’Istituto di biometeorologia di Firenze.

    Biochar fatto in casaQuel che oggi chiamiamo biochar quindi è la terra preta de los indios: la Terra Nera che gli indios utilizzavano come fertilizzante. La loro tecnica agricola è divenuta attuale da quando si è scoperto che il biochar trattiene la CO2 dei residui organici carbonizzati. Miglietta spiega il principio con semplicità: ”È noto che le piante assorbono CO2 dall'atmosfera, per poi rilasciarla quando terminano il loro ciclo di vita. Invece, interrandole, la CO2 viene trattenuta nel terreno per migliaia di anni”.

    Ottenere il biochar, però, non è così semplice: la decomposizione termochimica dei residui organici – chiamata pirolisi – necessita di una lenta combustione in assenza di ossigeno a più di 300 gradi.

    I vantaggi del materiale comunque sono notevoli. Gli studi svolti in Toscana dall’apposito progetto dell’Ibimet Italian Biochar Initiative, rivelano che aggiungendo 10 tonnellate di biochar ad un ettaro di terreno si sottraggono all’atmosfera 30 tonnellate di CO2.

    Un piccolo forno biocharImmettere biochar nel terreno significa però “innanzitutto sbarazzarsi di residui organici (…) che oggi vengono bruciati”, spiega Miglietta. Anche i pochi residui che vengono mandati al compostaggio anziché agli inceneritori, inoltre, nel giro di qualche anno liberano il loro carbonio nell’atmosfera. Ricerche dell’università di Cornell, suggeriscono che sotterrare biochar, invece, raddoppia la capacità del suolo di trattenere carbonio.

    Oltre al carbonio, la Terra Nera trattiene sostanze nutritive, e – essendo porosa – attira vermi: per questo gli indios la utilizzavano come fertilizzante. Secondo recenti studi dell’università di Bayreuth il biochar può raddoppiare la crescita di piante su terreno non fertile.

    I gas liberati durante la carbonizzazione dei residui organici permettono di generare energia, ma solo un terzo di quella che si otterrebbe bruciandoli in modo convenzionale. In cambio il biochar cattura la metà del carbonio contenuto nella biomassa.

    Come mostra il grafico, il biochar cattura la metà del carbonio contenuto nella biomassa
    Data la semore crescente richiesta di energia, però, vi è purtroppo generalmente più interesse per l’incremento della produzione energetica che per la ritenzione di CO2. Pochi sono dunque pronti a investire nel biochar, eppure il suo sfruttamento necessita ancora di ricerca, soprattutto per ridurre i costi delle tecnologie necessarie per la combustione.

    Nonostante queste difficoltà, sono già stati sviluppati parecchi “forni biochar”, soprattutto per paesi in via di sviluppo: il Belize e alcuni stati africani, ad esempio, chiedono che il loro utilizzo venga accettato come misura contro i cambiamenti climatici per il protocollo “post-Kyoto”, che verrà firmato a Copenhagen a dicembre.

    Insomma, tra le tante proposte iper-tecnologiche e futuristiche, forse quella basata su un’antica terra nera potrebbe rivelarsi tra le più sensate.

    http://www.terranauta.it/a925/cambiamenti_climatici/la_terra_nera_degli_indios_cattura_la_co2.html


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