Ricordi?

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Questo argomento contiene 21 risposte, ha 8 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Galvan1224 5 anni, 11 mesi fa.

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  • #144221

    Galvan1224
    Partecipante

    Quand’ero piccolo i miei genitori … avevano dei problemi… che si riflettevano sull’affettività verso me e mio fratello maggiore.
    È un tempo passato ma sempre vivo nel ricordo, ormai del tutto prosciugato da ogni sentimento negativo nei loro confronti.
    Anch’essi non han avuto una vita facile, tutt’altro.

    Quello che provo ora è una completa accettazione di ogni cosa mi sia accaduta, perché mi ha condotto ad essere quello che sono e a vivere la vita che vivo.

    Sovente mi son ritrovato solo, separato anche da mio fratello, e oggi un po’ mi sorprendo di come qualcosa nella psiche di un bimbo gli permetta di limitar i possibili effetti di tal condizione.
    E nel pensarlo mi vengon in mente bambini orfani o abbandonati e la loro difficile condizione.

    Mi rivedo a passar i pomeriggi scendendo dall’appartamento per cercar la compagnia d’altri bambini, quasi mai indugiando nel pensiero di non esser con mio fratello e di veder poco i genitori.
    Accettavo e mi adattavo, senza dirmi che lo facevo, a quanto la vita mi portava giorno per giorno.

    Accadeva a volte che mi veniva lasciato del denaro per comprar da mangiare, sapevo cavarmela per negozi, e un giorno compresi il potere del denaro… e quello che si può far con esso.

    Come in tutti i gruppi anche tra bambini ci son quelli dominanti e dominati… in mezzo quelli che… ci provano, quasi sempre inutilmente… le gerarchie son dure da schiodare.
    Serve una forte determinazione e coraggio per tentar di sovvertir l’ordine costituito.

    Oppure… qualcosa che gli altri non hanno… il denaro, appunto.
    Poiché io ambivo a passar dalla parte dei dominanti (e chi vorrebbe il contrario?) comperai al posto del cibo dolci e cioccolate… che mi misi a distribuire a quelli che mi parevan più incerti sulla parte da collocarsi, portandoli pian piano dalla mia, in cambio di piccoli favori.

    I favori, piccoli servizi, erano un pretesto, l’esca per iniziar un contratto.
    Ci fu un momento che in tal modo ebbi con me un bel numero di nuovi “amici” o meglio collaboratori.
    Figurarsi se con quella eccitante sensazione mi preoccupavo di non star affatto mangiando come dovevo, proprio non ci pensavo.
    E in qualche modo quei giochi, quell’agir astutamente ha un po’ colmato il vuoto che ritrovavo una volta a casa.

    Un giorno tornando a casa con la mia borsetta di dolciumi, casualmente ascolto una conversazione tra due donne del caseggiato.
    Parlavano proprio di me!
    Dovevano aver ben tenuto d’occhio quello che facevo e comperavo, nonché l’uso di quei dolci.
    Quando parlarono di mia madre e del fatto che mi lasciasse solo e senza controllo compresi l’altra faccia del potere del denaro… avvicina chi lo ambisce e allontana chi ti è caro…

    Subito smisi il mio comportamento, congedai la mia truppa e non potendo ritornar (un po’ d’orgoglio, eh..) tra i dominati mi risolsi a restar solo, al più con scambi occasionali, ma non parte di un gruppo, connotazione che m’ha accompagnato per tutta la vita.

    Comperai pane, formaggi, salumi e frutta e mi premurai di mostrarmi con le borse così piene da quelle donne che ricordo un po’ si meravigliarono del cambiamento.
    Avevo otto anni.

    Tra gli amici occasionali uno era più grande di me di qualche anno e abitava al piano superiore.
    Ogni tanto trovava del tempo per star con me e apprezzava il fatto che l’ascoltassi e gli ponessi domande.
    Un giorno mi mostrò un’apparecchiatura appena comperata che non avevo mai visto, due scatole con pulsanti e congegni elettrici unite da un lungo filo elettrico: un telegrafo Morse!!

    Mi mise al corrente del piano: collegarsi con la casa distante una cinquantina di metri dove viveva un suo amico e trasmettersi messaggi… anche di notte!! Aderii prontamente e tutti insieme si cominciò a far misure.
    Eh, i problemi tecnici bisogna porseli per imparar a risolverli…

    Un trasmettitore lo lasciammo nel suo appartamento e scendemmo l’altro, unito dal filo. Dalla camera del suo amico scendemmo una corda per sollevare l’altro trasmettitore e… per la miseria, il filo era troppo corto!!
    Pensa e ripensa (s’aveva 8 e 10 anni, eh…), ormai cominciava a far buio e s’arrivò alla conclusione di tagliar il cavo elettrico e aggiunger per coprir la distanza dello spago.
    Geniale!!

    Giusto in tempo, che ormai non ci si vedeva più nulla.
    Nella stanza del mio amico iniziammo la trasmissione… punto e linea..
    Non avevamo il telefono… giù di corsa, tre piani più cinquanta metri e sù di altri tre piani… ovviamente toccava a me il compito… per chieder all’altro come mai non avesse risposto al segnale.

    Semplicemente perché non era arrivato.
    Ritorno, controllo attrezzatura e nuova prova.
    Ennesimo, ovviamente, fallimento e nuova staffetta.
    Al terzo tentativo in qualche modo riuscii a convincere il mio superiore d’andar lui a verificare, che forse il suo amico stava sbagliando qualcosa.
    Ci ando è quando tornò mi chiese se avessi ricevuto il segnale.

    Mentii, dissi che la lampadina s’era accesa, ma debolmente… e che l’indomani occorreva stringer meglio lo spago al cavo elettrico… e ormai era tardi e dovevo tornar a casa…
    Smontammo tutto e l’indomani non se ne fece nulla, né in seguito… non ho mai capito perché, ma tant’è… di far la staffetta proprio non mi garbava..!

    All’amica Alix (permettimi di dir così..), come vedi ci son particolari comuni… uno spago… nei nostri ricordi.
    Uno spago ha unito te all’amica, me al mio amico e in qualche modo tra noi… questo filo, pur tenue e solitario tuttavia una volta in essere esisterà per sempre.


    #144222

    Galvan1224
    Partecipante

    Il venditore di ricordi

    “allora… l’ha scritto?”

    Scritto cosa?

    “Eh… lo sa, lo sa… intendo di me… ha cominciato a scriver la mia storia?”

    Mmmh… sono stato impegnato… e tornando qui ho sentito di dover prima rispondere ai ricordi di quei pochi che ci han concesso la fiducia d’affidarceli…

    “Sì, giustamente era da farsi… al proposito le vorrei chiedere, che significato dà ai particolari comuni che ha evidenziato?”

    … e giustamente questa è la domanda appropriata… tutto nasce da li, nella vita delle persone alcune circostanze, eventi e situazioni sembrano aver qualcosa in comune…

    “Accadono così tante cose… che qualcosa si trova sempre, a volerlo trovare…”

    Nell’arco di una vita, pur vissuta in luoghi e tempi diversi, senz’altro. Ma all’interno di un singolo episodio, di un solo ricordo… qualcosa che richiami quanto anch’io abbia vissuto… non crede che sia almeno difficile?

    “Ha ragione… lei tratta con ricordi reali, non fantasie, e ha affermato di raccontar la verità, mantenendosi allo stesso piano… a un ricordo che giunge risponde con uno suo, nel quale c’è un particolare, una situazione o altro che risuoni con quello…”

    Esattamente… le fondamenta di questo nostro racconto sono ben ancorate nella realtà… la reale realtà, come l’ha definita un nostro interlocutore, che per me è tutto quello che si sente e si vive.

    “E da quelle fondamenta lei procede con la fantasia a costruir la casa…”

    Sì, ma solo parzialmente. Diciamo che la fantasia è come la malta che deve legar mattoni… quest’ultimi, per il mio modo di propormi, corrispondono sempre a qualcosa di realmente accaduto. Situazioni, eventi… emozioni, pensieri e riflessioni che mi hanno coinvolto.

    “Ma quando la sua fantasia… o l’interpretazione agisce sulla realtà, sì che diviene soggettiva, non la rende per questo meno vera?”

    Eh… se discutiamo sull’oggettivo, soggettivo, vero e falso… non se ne vien fuori, son tutte schermaglie tra logiche contrapposte… ogni percorso logico può affermar la sua validità… a patto di rimaner nei confini in cui opera.
    Diciamo che un evento o ogni altra cosa è come un quadro appena dipinto… lo prendiamo in mano e ci avviamo per portarlo a casa.
    Come al solito piove e l’acqua toccandolo inizia a scolorirlo… cerchiamo di proteggerlo il più possibile, ma inevitabilmente qualcosa andrà perso.
    Anche se lo correggiamo – e a volte lo facciamo davvero bene – non sarà mai come all’inizio…

    “… pur se si interviene al meglio con la fantasia o col pensiero… tuttavia dev’esserci qualcosa di reale su cui applicarla…”

    Già, altrimenti non si potrebbe far nulla…

    “E quindi, il significato dei particolari comuni..?”

    Buona memoria, eh..? Come dicevo quello è il punto… perché, ammesso che sia d’accordo con me, si riscontrano tali circostanze?

    “… coincidenze..?”

    Coincidere significa “accadere insieme, allo stesso momento”; dir coincidenza non risponde alla domanda, però aiuta a precisarla, tanto che si può riformulare così: perché se non eventi simili almeno alcune loro caratteristiche si ritrovano nelle esperienze di persone differenti, seppur accadute in tempi e luoghi diversi?

    “… non so, ma se succede un motivo ci sarà… lei che dice?’”

    Convengo, un motivo c’è… la ricerca di quel motivo è uno degli scopi del nostro incontro e di quello che stiamo facendo.
    Ma per arrivarci occorre una strada che ci porti fin là… abbiamo appena iniziato a considerar la questione e a questo punto formulare una risposta è come spargere acqua calda su un terreno bagnato cercando d’asciugarlo, il calore non è sufficiente…

    “Che altro si può fare..?”

    Cominciare a guardare il terreno… cosa l’ha bagnato?

    “Oh… qui si fa difficile… il terreno è la questione… e già di suo lo troviamo bagnato, forse a indicare che il tempo è maturo per affrontarla.
    Però lei mi incoraggia a guardarlo attentamente… beh, vedo e ascolto quello che ho finora visto e ascoltato, io che converso con lei…”

    Già, lei che parla con me… e a se stesso, ha guardato?

    “Che c‘è da vedere in me? Quello che ho mi vien da lei, dunque sa già tutto, no?”

    Affatto… in qualche modo una piccola parte della mia coscienza non mi appartiene più, avendogliela dedicata… dicevamo, come la memoria di un programma… il suo programma gira nella mia memoria, ma non son in grado di pilotare le sue risposte…

    “Eh… ma chi se non lei sta pigiando quei tasti che produrranno parole..? ”

    Io, ovviamente… ma il percorso che mi condurrà alle sue parole non è lo stesso di quello che mi porta a formular le mie, in virtù d’una sensazione… quel terreno divenuto umido d’acqua e idoneo a ospitare il seme, ora s’inoltra come una strada verso direzioni ignote cui non ho accesso.
    Getto la domanda in quell’indistinto… e attendo che la risposta non convinca me, ma qualcos’altro…

    “… chi altri dovrebbe convincere, siam soli qui…”

    Vede, parla al plurale… comunque pur se son solo… il cuore mi accompagna, ed esso mi corregge la frase e muove la penna verso nuove domande… che non pensavo avrei posto.
    Le rifaccio una di queste domande, ha guardato a se stesso?

    “… no, non mi par valga la pena… attendevo lei costruisse una breve storia della mia vita, sì d’alzarmi in cielo e risplendere come un fuoco d’artificio… luminoso e vivo, seppur per poco. Sa, come quelle particelle virtuali tanto care ai nuovi fisici… che dal punto zero – l’inesistente possibile – emergono alla manifestazione… e poi sia quel che sia…”

    Lei è ben più d’una particella, mi è cara come un amico…

    “Le sono cara..? Mi vede dunque come…”

    … è trascorso un po’ di tempo e ora mi succede di guardarla col cuore… e mi appare la figura di una donna, mentre prima mi pareva di rivolgermi a un uomo, non appariscente ma distinguibile… il quale pensavo avesse il compito, al par d’un commesso, di presentar la mercanzia e illustrarla.
    E scambiar opinioni e sviluppar un po’ di confidenza… ma poi, che strano, una sensazione via via s’è fatta strada e quella figura ha iniziato a offuscarsi, tanto che non son stato più certo di quel che vidi di lei.
    La nuova sensazione mi riportava a un tempo passato… e una notte – davvero è accaduto – ecco che lei m’appare, finalmente convincente e delineata… una donna bionda, ancor giovane e di indole tranquilla.

    “Oh… così mi vede… e questa dunque sono… lo conosce il mio nome?”

    Certo… Maria, però in francese, Marie…

    “… e si ricorda anche dove mi ha incontrata..?”

    Si, Marie, lo ricordo bene… è una lunga storia…

    “Me la può raccontare…?”

    Certo, con piacere… in cambio di qualcosa…

    “… ricordi?”

    No, in cambio del… “tu”… possiamo parlarci come vecchi amici?

    “… se è quel che desideri… allora ben trovato, Galvan…”

    Ben ritrovata, Marie… è un gran giorno per me… così mi dice il cuore.

    “Anche per me… mi par quasi di veder dei fili luminosi alle mie spalle…”

    La tua scia di vita, Marie… esisti come ogni altra persona o cosa… è l’amore che crea tutto…


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