RIFIUTI TOSSICI

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Questo argomento contiene 85 risposte, ha 10 partecipanti, ed è stato aggiornato da  marì 9 anni, 9 mesi fa.

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    Articoli
  • #55089

    marì
    Bloccato

    Federici: «Si indaghi sulla nave dei veleni»
    19 settembre 2009

    Una riunione urgente con Arpal, Protezione Civile, organi investigativi per fare piena luce sul caso della nave dei veleni che, secondo le dichiarazioni del pentito dell ‘ndrangheta, Francesco Fonti, sarebbe stata affondata in una non meglio definita zona di mare “davanti alla Spezia”. L’ha chiesta il sindaco, Massimo Federici, attraverso i dirigenti dell’ufficio Ambiente del Comune, perchè di un vero e proprio caso si tratta.

    Come spiega il settimanale L’Espresso in un reportage nel numero di questa settimana, oltre a navi cariche di rifiuti tossici fatte sparire dagli inizi degli anni Novanta in fondo al mare davanti alla costa calabrese e fra Scilla e Cariddi, l’ex boss della ’ndrangheta ha fatto riferimento alle nostre zone: «…ma anche nel tratto davanti alla Spezia e al largo di Livorno, dove Natale Lamonte mi disse che aveva “sistemato” un carico di scorie tossiche di un’industria farmaceutica del nord», si legge nel virgolettato, attribuito dai verbali a Fonti. In sostanza, la malavita organizzata mise in piedi un giro d’affari che partiva da quattro miliardi di lire per un carico fino a un massimo di trenta.

    Non se ne sa di più sull’effettiva esistenza di questa “bomba” ambientale negli abissi né sulla sua esatta ubicazione. Logico che le dichiarazioni dell’ex boss pentito vadano appurate e approfondite. Si tenga presente, però, che nel caso del ritrovamento del primo relitto, trovato a 480 metri di profondità al largo di Cetraro, in Calabria, le sue indicazioni si sono rivelate esatte.

    E se dalla Procura generale della Repubblica spezzina fanno sapere di non avere ricevuto al momento alcuna comunicazione o richiesta di avvio delle indagini da parte dei colleghi calabresi, Legambiente e l’amministrazione comunale spezzina si sono mosse. In particolare, proprio la nostra città ha avuto a che fare in passato con “storiacce” di veleni. Basti pensare allo scandalo della collina di Pitelli dove furono interrati centinaia di fusti tossici e alla nave “Jolly Rosso”, in seguito chiamata “Rosso”, utilizzata per trasportare rifiuti altamente nocivi. Si arenò nel dicembre 1990 davanti alla costa della Calabria dopo essere stata in disarmo alla Spezia con un carico di 9.532 fusti di rifiuti tossici recuperati in Libano dopo un’esportazione illegale da parte di aziende italiane. Un’ inchiesta durata anni che si è conclusa nel maggio 2009 con l’archiviazione.

    «Le dichiarazioni del pentito devono fare allertare. Per questo il Comune ha chiesto una riunione urgente in prefettura aperta a tutti gli enti competenti – commenta il sindaco Federici – Vogliamo vederci chiaro perché di una rivelazione di tale portata va assolutamente appurata la fondatezza. Chiediamo un’indagine approfondita e a tutto campo da parte della magistratura».

    Sul caso, note distinte di Legambiente Toscana e della Spezia. La prima chiede «l’intervento della Regione, della Capitaneria di porto e di tutte le autorità preposte al controllo del mare, dopo le rivelazioni del pentito dell’ndrangheta Francesco Fonti, secondo il quale una nave dei veleni carica di scorie tossiche sarebbe stata affondata al largo di Livorno». Per Legambiente della Spezia, [color=#ff0000]«è doveroso indagare a tutto campo anche alla Spezia sul caso “Navi a perdere”.[/color]

    http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/la_spezia/2009/09/19/AM7IRGwC-federici_veleni_indaghi.shtml

    … e si perbacco #(


    #55090

    Anonimo

    Ho grande terrore dei veleni e delle scorie radioattive sparse nelle acque italiane, per questo da anni ormai non faccio più il bagno al mare, nemmeno in quei luoghi che sembrano puliti e incantevoli come la Calabria, si dice che lì a largo siano ormai disseminati sul fondo migliaia di fusti con sostanze letali, per cui tengo all'asciutto anche i miei bambini, cercando di spiegargli il problema. Faccio male? :dsfg:


    #55091
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    mi sembra banalmente un pensiero corretto.

    Scoperta una collina contaminata da rifiuti radioattivi in provincia di Cosenza. Il WWF chiede di fare chiarezza e promuove una raccolta di firme.
    Una collina contaminata con rifiuti radioattivi a pochi chilometri dal braccio di mare dove fece naufragio nel 1990 la Jolly Rosso, la cosiddetta nave dei veleni. Siamo in provincia di Cosenza, nei pressi di Amantea. Per il WWF è necessario fare chiarezza sulle sostanze presenti nella collina (le indagini dell'Arpal confermano la presenza di Cesio 137) e soprattutto di avviare al più presto le operazioni di bonifica.
    http://www.aamterranuova.it/article3785.htm

    speriamo che sia arrivato il momento di vedere e pensare al problema..


    #55092
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1253533009=bug]
    Ho grande terrore dei veleni e delle scorie radioattive sparse nelle acque italiane, per questo da anni ormai non faccio più il bagno al mare, nemmeno in quei luoghi che sembrano puliti e incantevoli come la Calabria, si dice che lì a largo siano ormai disseminati sul fondo migliaia di fusti con sostanze letali, per cui tengo all'asciutto anche i miei bambini, cercando di spiegargli il problema. Faccio male? :dsfg:
    [/quote1253533009]

    Ciao Bug, lo sai che anch'io non riesco più a fare il bagno nel mare…qui dove sto io il mare è bellissimo…ma non mi fido più di nessuno.
    A Piombino c'è anche l' industria di acciaierie….


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #55093

    marì
    Bloccato

    2009-09-25 12:32
    RIFIUTI: RELITTO DELLA NAVE, IN STIVA FORSE CI SONO RESTI UMANI

    CETRARO (COSENZA) – Due teschi si intravederebbero dagli oblò della stiva del relitto ritrovato al largo di Cetraro ed a bordo del quale si sospetta, secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia Francesco Fonti, ci sia un carico di rifiuti tossici. Le immagini sono state fatte – secondo quanto riportano stamani Repubblica e il Quotidiano della Calabria – dal robot utilizzato nel corso delle ricerche dell'imbarcazione. Sull'ipotesi che a bordo della nave ci siano dei resti umani il Procuratore di Paola, Bruno Giordano, ha detto che “il sospetto è nato dopo alcune riprese video e le foto scattate dai robot che sono scesi in profondità. Uno dei motivi per cui é utile procedere al recupero della nave è anche quello di fare chiarezza sull'eventuale presenza a bordo delle persone”. “In molti casi – ha in particolare detto Giordano a Repubblica – anche gli equipaggi, come tutta la nave, sono clandestini. E' possibile che alcuni fossero stati lasciati all'oscuro delle intenzioni di chi aveva organizzato il naufragio. Oppure che fossero stati puniti dall'organizzazione. Anche a questi interrogativi si potrà dare risposta solo recuperando il relitto”. Oggi a Paola Giordano incontrerà l'ex segretario del Pd Walter Veltroni, che terrà successivamente una conferenza stampa.

    Nell'inchiesta di Repubblica, che proseguirà anche domani, si pubblica un appunto inedito, scritto a mano nel 1995, di Natale De Grazia nel quale si fa riferimento ai luoghi ed alle navi che sono state affondate. Il capitano di fregata Natale De Grazia morì nel dicembre del 1995 in circostanze misteriose a Nocera Inferiore (Salerno) mentre stava andando da Reggio Calabria a La Spezia dove avrebbe dovuto verificare al registro navale i nomi di circa 180 navi affondate in modo sospetto negli ultimi anni. De Grazia stava indagando, su disposizione della Procura di Reggio Calabria, sull'affondamento di alcune navi cariche di rifiuti.

    Della possibile presenza di teschi umani nella stiva della nave affondata al largo di Cetraro aveva scritto anche la Gazzetta del Sud. Il procuratore Giordano, parlando col quotidiano, si era detto, però, cauto. Secondo il magistrato, “potrebbe trattarsi di teschi, ma per capirlo dobbiamo aspettare altri mirati accertamenti”.

    http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_1674868396.html

    :scare:


    #55094

    marì
    Bloccato

    Sostanze tossiche e resti umani: a una svolta l'inchiesta sul relitto
    del “Cunski”. E spunta la mappa delle altre imbarcazioni cariche di scorie

    Le 30 navi che avvelenano
    il mar Mediterraneo

    di PAOLO GRISERI e FRANCESCO VIVIANO

    PAOLA (Cosenza) – Due macchie gialle dietro il vetro di un oblò. I fari di una telecamera di profondità illuminano la scena. Le macchie sono proprio al centro dell'immagine, sopra la data e l'ora della ripresa: 12 settembre 2009, 17,33. Una nuova ombra, un rigagnolo di veleni, esce da una fenditura della lamiera. Altre masse nere (pesci?) si intravedono nell'oscurità del relitto. Immagini che sembrano confermare il “sospetto inquietante” del Procuratore di Paola, Bruno Giordano: “Dietro quell'oblò potrebbero esserci i teschi di due marinai”. Non è solo una bomba ecologica quella affondata al largo della costa calabra: è una bara. L'ultima destinazione per marinai irregolari come irregolare era ormai il Cunski con il suo carico inconfessabile: una discarica di veleni e di uomini. Quanti altri Cunski custodiscono segreti e rilasciano veleni dal fondo del Mediterraneo? La domanda è la stessa che inseguiva quattordici anni fa il capitano di vascello Natale De Grazia. Nel cuore dell'indagine prendeva appunti.

    Uno degli ultimi, fino ad oggi inedito, offre qualche punto interrogativo e diverse certezze. Vale la pena di leggere: “Le navi? 7/8 italiane e a Cipro. Dove sono? Quali sono? I caricatori e i mandanti. Punti di unione tra Rigel e Comerio. Hira, Ara, Isole Tremiti. Basso Adriatico. Porti di partenza: Marina di Carrara m/v Akbaya. Salerno/Savona/Castellammare di Stabia/Otranto/Porto Nogaro/Fiume. Sulina Beirut. C/v Spagnolo. Materiale radioattivo”.

    Qual era la mappa cui si riferiva il capitano di vascello Natale De Grazia nell'autunno del '95? Non lo sapremo mai. La sera del 12 dicembre De Grazia si accascia sul sedile posteriore dell'auto che lo sta portando a La Spezia, alla caccia dei misteri delle navi dei veleni. Una morte per infarto, dice il medico. Ma un infarto particolare se poco tempo dopo il capitano verrà insignito della medaglia d'oro al valor militare. Comincia da qui, da quell'appunto inedito, il viaggio alla ricerca delle navi dei veleni, affondate non solo in Italia ma in tutto il Mediterraneo e nel Corno d'Africa.

    Una storia che ini zia in modo legale, tra i camici bianchi nei laboratori di un'agenzia dell'Unione europea, diventa un'occasione di arricchimento per personaggi senza scrupoli e merce di scambio per i trafficanti di armi e uomini. Sullo sfondo, ma non troppo, un'incredibile tangentopoli somala e la morte ancora senza spiegazione ufficiale di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Il 18 gennaio 2005, rispondendo alle domande della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte dei due giornalisti italiani, il pm di Reggio Calabria Francesco Neri rivelava che “la cartina con i punti di affondamento e le segnalazioni di Greenpeace coincidono con le mappe di Comerio”.

    L'indagine sulle navi dei veleni è rimasta lontano dai riflettori per 12 anni. Fino a quando, il 12 settembre
    scorso, il Manifesto rivela che un pentito, Francesco Fonti, ha consentito di scoprire un nuovo relitto sul fondale di fronte alle coste della Calabria. Una vicenda di cui ora si occuperà anche la Commissione antimafia. Così, alla ricerca di nuove bombe ecologiche sepolte, la mappa di Comerio è tornata d'attualità.

    Di Giorgio Comerio, imprenditore nel settore delle antenne e delle apparecchiature di indagine geognostica, sono pieni i documenti delle commissioni di inchiesta. In un'intervista sostiene di essere vittima di un clamoroso equivoco: “Mi ha fermato alla frontiera un doganiere che non sapeva del progetto Euratom, è una bieca montatura”. Una versione che ai pm sembra troppo semplice: “Aveva rapporti con i servizi argentini e iracheni e aveva comperato rifiuti da mezzo mondo”.

    L'inizio della storia delle navi dei veleni è in Italia, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, dove ha sede l'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che lavora ai progetti dell'Euratom. È qui che, secondo il pm Nicola Maria Pace, negli anni 0 prende corpo un progetto ambizioso: “A Ispra – racconta Pace nel marzo del 2005 – presso gli impianti dell'Euratom di Varese, attraverso finanziamenti americani e giapponesi si avvia un progetto alternativo al sistema di deposito in cavità geologiche delle scorie nucleari. Tale progetto, denominato Dodos, ha visto la partecipazione di centinaia di tecnici di tutto il mondo: hanno contribuito due esperti scienziati dell'Enea ed anche Giorgio Comerio”. L'idea è quella di inabissare sul fondo del mare il materiale radioattivo stivato nelle testate dei siluri. Progetto che verrà poi abbandonato per timore delle proteste degli ambientalisti. “Per impedire che idee di questo genere venissero messe in pratica – ricorda Enrico Fontana di Legambiente – venne firmata la Convenzione Onu che impedisce lo sversamento di materiale pericoloso sui fondali marini”.

    Comerio capisce invece che quella tecnica può diventare una gallina dalle uova d'oro. Mette in piedi una società, la Odm, (naturalmente con sede nel paradiso fiscale delle Isole Vergini) e acquista i diritti della nuova tecnologia. Scopre un giudice a Lubiana che dà la patente al nuovo sistema sostenendo che non è in contrasto con la Convenzione Onu. È il colpo dello starter. Da quel momento Comerio si mette sul mercato anche attraverso un sito Internet: fa il giro dei governi del globo proponendo di smaltire le scorie a prezzi scontatissimi. Francia e Svizzera rifiutano. Ma le commesse, soprattutto quelle in nero, cominciano a fioccare.

    La mappa degli affondamenti è quella studiata, nel Mediterraneo e negli oceani, dal gruppo di scienziati di Ispra. Ormai il progetto è fuori controllo. Nelle mani di Comerio cambia natura. Nell'audizione di fronte alla Commissione che indaga sulla morte di Ilaria Alpi, il pm Pace riferisce un particolare incredibile. La storia di “una intesa con una giunta militare africana, che si impegnava a cedere a Comerio tre isole, di cui una sarebbe stata affidata a lui, per installarvi un centro di smaltimento di rifiuti radioattivi in mare, un'altra sarebbe stata ceduta a Salvatore Ligresti, in cui avrebbe costruito villaggi turistici, la terza infine sarebbe stata data al professor Carlo Rubbia, affinché potesse installarvi un reattore di potenza abbastanza piccolo, per fornire energia sia all'impianto di smaltimento sia ai villaggi”. Rubbia e Ligresti, naturalmente, rifiutano il progetto.

    Il meccanismo è inarrestabile. Comerio contatta i governi della Sierra Leone, del Sudafrica, dell'Austria. Propone affari anche al governo somalo: 5 milioni di dollari per poter inabissare rifiuti radioattivi di fronte alla costa e 10 mila euro di tangente al capo della fazione vincente dell'epoca, Ali Mahdi, per ogni missile inabissato. Pagamento estero su estero, s'intende. A provarlo ci sono i fax spediti da Comerio nell'autunno
    del 1994 al plenipotenziario di Mahdi, Abdullahi Ahmed Afrah, e acquisiti dalla commissione di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi. La giornalista della Rai aveva scoperto il traffico e, cosa più pericolosa,
    la tangente?

    Qualcosa di simile aveva scoperto De Grazia. Su ordine del pm di Reggio, Francesco Neri, aveva perquisito a Garlasco l'abitazione di Giorgio Comerio: era il settembre 1995, un anno dopo la morte dei giornalisti in Somalia. Il capitano italiano seguiva le rotte delle navi dei veleni. Indagava sulla Riegel, affondata nel 1987 nello Ionio e sulla Rosso, spiaggiata davanti ad Amantea il 14 dicembre 1990.

    Navi cariche di veleni, “almeno trenta”, secondo diversi pentiti. Nella cabina di comando della Rosso si scopre una mappa di siti per l'affondamento, la stessa che sarebbe stata trovata, cinque anni dopo, nell'abitazione di Comerio. De Grazia indaga sugli affondamenti ma anche sulle rotte. E scopre che se il cimitero dei veleni è nei mari del Sud Italia, i porti di partenza sono nel Nord, in quell'angolo misterioso tra Toscana e Liguria dove si incontrano due condizioni favorevoli: l'area militare di La Spezia e le cave di marmo delle Alpi Apuane. Perché l'area militare garantisce la riservatezza e il granulato di marmo copre le emissioni delle scorie radioattive: “Stavamo andando a La Spezia – riferisce oggi uno di coloro che si trovavano sull'auto di De Grazia nel suo ultimo viaggio, il 12 dicembre – per verificare al registro navale i nomi di circa 180 navi affondate in modo sospetto negli ultimi anni e partite da quell'area”. Il capitano non sarebbe mai arrivato a La Spezia. Ma aveva già scoperto molte cose.

    Sapeva, ad esempio, che nella casa di Comerio c'era una cartellina: “una carpetta – riferisce Neri – con la scritta Somalia e il numero 1831. [color=#ff0000]Nella cartella c'era il certificato di morte di Ilaria Alpi”. Oggi, naturalmente, scomparso dagli atti.[/color]

    (1. continua)

    (25 settembre 2009)
    http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/trenta-navi/trenta-navi.html

    :grrr: non so voi … ma mi bolle il sangue …


    #55095

    marì
    Bloccato


    Chi era Ilaria Alpi. L'intervento di Luciana Alpi a “Chi l'ha visto”

    Staff di ilariaalpi.it 24/09/2009

    La mamma di Ilaria Alpi, la giornalista del TG3 uccisa in Somalia, ha parlato con il pentito Francesco Fonti nella redazione di “Chi l'ha Visto?”.

    Il pentito le ha raccontato di aver organizzato un viaggio in Somalia di una nave carica di scorie, rifiuti tossici e armi. Ad attenderlo al porto, ha detto Fonti a Luciana Alpi, c'era un imprenditore italiano che lo ha aiutato a fare scaricare le scorie nel paese africano, dando in cambio casse piene di armi.

    [color=#ff0000]AVVISO: CI SONO IMMAGINI FORTI NON ADATTE AD UN PUBBLICO SENSIBILE[/color]

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]K111F4ZZJmI[/link]

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]Kc_b6ADTDYg[/link]

    http://www.amanteaonline.it/amantea/html/modules.php?name=News&file=article&sid=792718

    Servizio andato in onda all'interno della puntata di “Chi l'ha visto?” _ Rai Tre il 17 marzo 2008.
    La trasmissione di Federica Sciarelli a pochi giorni dal 14° anniversario della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994.

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]ruefDVs_Fuc[/link]

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]qnNpxXoAzw4[/link]

    Non so perche' … ma dove c'e' lui ci puzza sempre … Carlo Taormina Sottosegretario agli Interni; presidente Commissioni d'inchiesta parlamentare sul caso Ilaria Alpi – Milan Hrovatin

    Il Caso Alpi
    http://209.85.135.132/search?q=cache:omg7klbZS2EJ:www.ilariaalpi.it/index.php%3Fid_sezione%3D2%26id_notizia%3D1194+carlo+taormina+ed+il+processo+ilaria+alpi&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it

    Dopo 15 anni altro che segreto istruttorio … e' tutt'altro …

    E'

    Questa tragedia dei rifiuti speciali riguarda tutti gli Italiani, e' in ballo la salute di TUTTI.


    #55096

    marì
    Bloccato

    NAVE VELENI: LOIERO, ALLARME E' IN CALABRIA MA GOVERNO INTERVIENE ALTROVE

    Catanzaro, 27 set. – (Adnkronos) – ''L'incendio in Calabria e' gia' divampato ma il governo manda i pompieri laddove e' solo ipotizzato. Il fatto e' che la Calabria non ha ministri o vice e per il governo di centrodestra che guarda solo alla propria parte politica cio' e' un grave handicap''. E' quanto afferma il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, il quale lamenta il fatto che ''ancora non si e' fatto nulla, ma proprio nulla, per la caratterizzazione dei materiali contenuti dalla nave Cunski e per l'individuazione della altre navi a rischio veleni radioattivi affondate dalla criminalita' al largo delle coste calabresi''.

    ''Ho appreso che una nave della Guardia Costiera, dotata di strumentazioni adeguate effettuera' indagini tra Livorno e la Liguria per individuare l'esistenza di relitti affondati con eventuali scorie radioattive a bordo e che coordinera' l'operazione il professor Eugenio Fresi – ha detto il presidente Loiero – e mi pare un atteggiamento responsabile da parte dei ministri interessati che l'avranno sollecitata per rassicurare le loro popolazioni. Ma mi domando se tale indagine sia prioritaria a quella che invece dovrebbe essere fatta nei mari calabresi''.

    ''Il governo non puo' ritenere – ha concluso Loiero – che ci siano cittadini e territori di serie A e di serie B. Giusto l'intervento nel mare tra Toscana e Liguria che vengono cosi' tutelate dai loro ministri. Ma le altre regioni? E la Calabria, soprattutto, dove gia' una nave dei veleni e' stata scoperta, grazie all'azione della Procura di Paola, a un ingente finanziamento della Regione e all'attivita' dell'Arpacal, e altri affondamenti sono stati segnalati? Mi auguro che il governo non faccia solo annunci e si occupi realmente dei mari e dei territori a rischio acclarato, come purtroppo e' per la Calabria. Insomma, l'allarme e' qui, ma il governo interviene altrove''.

    http://www.libero-news.it/adnkronos/view/192380


    #55097

    marì
    Bloccato


    Palazzo Regione Calabria

    Reggio Calabria, 30.09.09. La Conferenza dei capigruppo, riunita questo pomeriggio dal presidente Bova, ha approvato all’unanimità il seguente ordine del giorno elaborato dall’assessore all’Ambiente, prof. Silvio Greco:

    “La Conferenza dei capigruppo, alla luce delle notizie relative alla scoperta di una nave al largo di Cetraro a 11,8 miglia nautiche dalla costa e ad una profondità di 487 m, presumibilmente contenente rifiuti tossici nocivi e/o radioattivi, chiede che intervenga la Presidenza del Consiglio dei Ministri per bonificare e rimuovere la nave e, nello stesso tempo, preparare le necessarie verifiche per individuare le altre due navi che vengono segnalate.

    Questo al fine di rassicurare la popolazione calabrese sui rischi sanitari e mitigare gli impatti negativi sull’economia regionale.”

    I lavori della Conferenza dei Capigruppo sono tutt’ora in corso

    L’Ufficio Stampa

    Reggio Calabria, 30.09.09.
    http://www.melitoonline.it/2009/09/30/regione-calabria-conferenza-dei-capigruppo-sulle-navi-dei-veleni/

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]mcfJAN7lj2s[/link]

    Stop nel '95 per la nave dei veleni

    Cento milioni o, se preferite, al cambio odierno poco più di 50mila euro. Fu questa la cifra rifiutata dal ministero della Giustizia nel '95 …

    continua
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/09/nave-veleni.shtml?uuid=674f5f0a-a28f-11de-9f1c-d4e5f7fd1808&DocRulesView=Libero

    :grrr:

    Carlo Lucarelli ha scritto un libro sulla questione: Navi a perdere – VerdeNero Booktrailer

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]RCjsGh1B090[/link]

    Roma, nell'ambito di “Più libri più liberi”, la Fiera della piccola e media editoria di Roma. Lo scrittore ci ha presentato il suo ultimo lavoro: Navi a perdere.

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]IS1p2U2FEPI[/link]


    #55098

    marì
    Bloccato


    Spuntano altri retroscena sulle navi dei veleni

    CARRARA – Sputano altri retroscena sulle navi dei veleni che alla fine degli anni ’80 trovarono il loro punto di partenza nel Porto di Marina. E’ il quotidiano “Il Manifesto” nella sua edizione on-line di oggi a realizzare un’inchiesta firmata da Andrea Palladino.
    I camion avvelenati di proprietà della Jelly Wax arrivarono nel porto di Marina di Carrara nel gennaio del 1987. Decine di carichi e tonnellate di rifiuti, raccolti per le industrie del nord, in silenzio.
    I Verdi locali fecero una denuncia al pretore di Massa Carrara. Tutto archiviato, la nave Lynx l'11 febbraio viene lasciata partire. La destinazione è Gibuti, il piccolo stato sul corno d'Africa.

    Sulla carta i fusti dovevano essere inviati a impianti di smaltimento, che in realtà non sono mai esistiti. La nave non arrivò sulla costa africana. La marina militare francese bloccò il vascello dopo essere stata messa in allerta. Il meccanismo ideato dalla Jelly Wax si inceppò e la società si mise in contatto con altri broker. La Lynx cambia rotta dirigendosi verso la spiaggia di Puerto Cabello, in Venezuela, tenuta sotto controllo aereo dalle forze militari Usa. I pescatori raccontano che dove passava la Lynx i pesci morivano. Quando il cargo finalmente arriva a Puerto Cabello il sindacato dei portuali si rifiuta di avvicinarsi al carico e la popolazione inizia a mobilitarsi. Il governo del Venezuela a quel punto prese una decisione categorica: il governo italiano e la Jelly Wax devono riportare tutto in patria.

    Cambia la motonave, non è più la Lynx, ma la greco-cipriota Makiri, che riparte verso l'Europa con il carico dei 10.500 fusti. La Makiri si ferma prima nel porto di Cagliari, dove cambia i documenti d'imbarco. I rifiuti tossici diventano magicamente «prodotti chimici». Dopo il maquillage la nave arriva nel porto di Tartous, in Siria. Anche le autorità locali si accorgono che i fusti contengono rifiuti pericolosi e ordinano il rimpatrio immediato del carico. L'ultimo tratto da Tartous fino a Massa Carrara e poi a Genova viene compiuto dalla nave Zanoobia.

    Una storia – quella dei rifiuti arrivati a Genova nel maggio del 1988 – che ancora oggi attende il suo finale. Dei 10.500 fusti si è persa ogni traccia, perduti nei meandri delle burocrazie di carta.

    http://www.teletoscananord.it/cronaca/896-spuntano-altri-retroscena-sulle-navi-dei-veleni.html

    Chissa' dove sara' :ummmmm:


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