Riflessioni sulle guerre passate e future!

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Questo argomento contiene 516 risposte, ha 48 partecipanti, ed è stato aggiornato da Richard Richard 3 anni, 9 mesi fa.

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  • #67127
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    Per un generale delle Forze di Difesa Israeliane
    le probabilità di una guerra regionale sono in aumento

    Eyal Eisenberg, generale e comandante in capo dell’IDF ( le Forze di Difesa Israeliane), ha avvertito che le recenti rivoluzioni nel mondo arabo e il deterioramento delle relazioni con la Turchia, stanno alzando il livello di rischio per una guerra regionale in Medio Oriente.

    In un discorso tenuto presso l'Istituto di Studi sulla Sicurezza Nazionale a Tel Aviv, ha detto: “Sembra una primavera araba, ma può anche essere “l'inverno dell’islam radicale”. Questo ci porta alla conclusione che attraverso un processo a lungo termine, la probabilità di una vera e propria guerra sia in aumento”.

    L'Iran non ha abbandonato il suo programma nucleare che invece continua a pieno ritmo. In Egitto, l'esercito sta collassando sotto il peso delle normali operazioni di sicurezza e questo si riflette nella perdita di controllo nel Sinai e nel confine con Israele, con un aumento di atti terroristici e con la possibilità che il Sinai cada sotto il controllo di una frangia islamica. In Libano, Hezbollah è più forte e non ha perso il suo desiderio di danneggiare Israele..e i rapporti con la Turchia non sono al meglio.

    Armi di distruzione di massa?

    Riferendosi a ciò che egli caratterizza come la possibilità di un “inverno dell’islam radicale”, il generale maggiore Eisenberg, ha dichiarato: “Questo aumenta la probabilità di una vera e propria guerra, con la possibilità che vengano usate anche armi di distruzione di massa.”

    Durante il suo discorso, l'alto funzionario israeliano ha rivelato che le nuove armi letali (ADM) sono state trovate nelle mani di gruppi terroristici a Gaza durante l'ultimo round di combattimenti nella zona. Come risultato di questo sviluppo inquietante, ai civili israeliani è stato consigliato di adottare maggiori precauzioni.

    “Abbiamo scoperto una nuova arma, ed di conseguenza abbiamo consigliato alla popolazione civile di nascondersi sotto due tetti anziché uno solo”..

    Eisenberg ha aggiunto che circa il 25% delle amministrazioni locali in Israele non sono preparate ad affrontare situazioni di emergenza.

    Tuttavia, le parole del generale Eisenberg hanno fatto infuriare alcuni funzionari della sicurezza e della difesa, i quali hanno denunciato l'alto ufficiale dell'IDF per rivelazione di informazioni segrete e di voler provocare tensioni regionali.

    Un funzionario ha detto:” Non è chiaro perché un generale dell'IDF riscaldi le tensioni nella regione e perché riveli informazioni segrete e di intelligence sulle nuove armi dei palestinesi”.

    Da notare che la pubblicazione delle osservazioni di Eisenberg è stata approvata dai funzionari della censura.

    Fonte: ynetnews.com

    http://pianetanibiru.forumfree.it/?t=57645842


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    #67128
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    #67129
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

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    #67130

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9072

    IL MESSIANISMO DI NETANYAHU POTREBBE LANCIARE UN ATTACCO CONTRO L’IRAN
    Postato il Sabato, 01 ottobre @ 09:00:00 CDT di supervice

    DI SEFI RACHLEVSKY
    Haaretz.com
    Fare conto sul Rebbe di Lubavitch e i suoi insegnamenti in un discorso ostentatamente a favore di uno stato palestinese è come fare affidamento su un razzista che sostiene con fervore la schiavitù in un discorso ostentatamente a favore della sua abolizione, mentre rende l'abolizione dipendente da condizioni che non saranno mai soddisfatte.

    Benjamin Netanyahu ha promesso di dire la verità alle Nazioni Unite, e la verità è stata di certo rivelata. Il Primo Ministro ha scelto in questo discorso di citare ossequiosamente i suoi incontri con un'unica persona: il Rebbe di Lubavitch, che riteneva di essere il messia.

    Né la fonte, né la citazione provocatoria sono state frutto di una coincidenza. Netanyahu aveva una conoscenza intima del Rabbino Re Messia, e anche delle vedute che esprimeva dalla sua altezza. I seguaci del rebbe hanno appoggiato la campagna vittoriosa di Netanyahu nelle elezioni del 1996, che giunsero dopo le dimostrazioni piene di incitamento e l'assassinio di Yitzhak Rabin, con lo slogan “Netanyahu è un bene per gli Ebrei”. E domenica l'entourage del Primo Ministro è stato chiamato a genuflettersi alla corte del rebbe.

    Il Rebbe dei Chabad-Lubavitch è diventato famoso per la sua veemente opposizione a ogni benché minimo ritiro da qualsivoglia territorio detenuto dalle Forze Israeliane, persino in un contesto di piena pace. Si è perfino opposto al ritiro dal territorio dall'altra parte del Canale di Suez. Dal suo punto di vista non un centimetro della Terra Santa poteva essere ceduta agli Arabi. Basò la sua opposizione sia su problematiche di sicurezza – ossia che dei missili potessero essere usati sul territorio sgombrato – che su argomenti storico-religiosi. Netanyahu ha ribadito entrambe le sue vedute nel suo discorso alle Nazioni Unite.

    Gli emissari più prominenti del Rebbe di Lubavitch – il grande rabbino, come lo ha definito Netanyahu alle Nazioni Unite – hanno incluso Baruch Goldstein, perpetratore del massacro di Hebron del 1994, e Yitzhak Ginsburg, il rabbino di Yitzhar, quello dei libri radicali “Baruch the Man” (che celebra il massacro) e “The King's Torah: The Laws of Killing Gentiles”. Neppure questo è stato casuale. Il Rebbe di Lubavitch ha inculcato ai suoi seguaci la dottrina de “il vostro popolo è l'unica nazione della terra”: nella terra del Messia non c'è posto per gli Arabi. Quindi il razzismo è entrato nel discorso di Netanyahu alle Nazioni Unite, non “solamente” contro l'Islam, ma anche contro gli Arabi: loro, ha detto, non sono come i vostri vicini a New York.

    Fare affidamento sul Rebbe di Lubavitch e sui suoi insegnamenti in un discorso che è stato ostentatamente a favore di uno stato palestinese è come fare affidamento su un razzista che sostiene con fervore la schiavitù in un discorso che è ostentatamente a favore della sua abolizione, mentre rende l'abolizione dipendente da condizioni che non saranno mai soddisfatte. E pertanto, in un discorso che ha dato l’allarme sui pericoli dell'Islamismo radicale, Netanyahu ha fatto affidamento sul teologo ebreo più radicalmente messianico della nostra generazione.

    Ma Netanyahu, il cui discorso era radicato nell'estremismo religioso, ha persino superato il suo rabbino. Malgrado tutto il suo odio per gli Arabi, il Rebbe di Lubavitch non ha mai istigato gli Ebrei. Netanyahu – dai dimostranti che urlavano “con il fuoco e il sangue espelleremo Rabin” fino alle voci che “la sinistra ha dimenticato cosa vuol dire essere Ebrei” e ai legami con l'organizzazione radicale di Im Tirtzu – si è persino adoperato per l’istigazione interna.

    L'appello del Quartetto, secondo cui Netanyahu dovrebbe realizzare un ritiro completo dai Territori Occupati e dalla parte araba orientale di Gerusalemme, è patetico. È come sperare che Michele Bachmann trasformi l'America in uno stato di welfare o che Eli Yishai, dirigente dell'ultraortodosso partito Shas, separi religione e stato.

    Bill Clinton, uno che ha avuto vasta esperienza di Netanyahu, aveva ragione: quest'uomo non è interessato alla pace, né ad un compromesso. Netanyahu si è opposto alla pace con l'Egitto e al primo Accordo di Oslo. Ha condotto una campagna di opinione contro l'Accordo di Oslo-2 e poi si è rifiutato di implementarlo. Ariel Sharon, Rafael Eitan e l'allora Capo di Stato Maggiore della Difesa israeliana Amnon Lipkin-Shahak sono rimasti sbalorditi da quello che hanno interpretato come la sua volontà di doversi dotare di “armi da giorno del giudizio” di fronte alle minacce di Saddam Hussein, e cercarono di dissuaderlo. Netanyahu si è opposto al ritiro dal Libano e da Gaza, ma non perché credesse che dovessero essere fatti con un accordo. Non ha risposto neppure alla moderazione di Mahmoud Abbas, sfruttando l'opportunità: al contrario, ha realizzato una campagna per prevenire qualsiasi possibilità di un accordo e di un ritiro.

    Dopotutto è l'emissario del messia Chabad, l'uomo che ha insegnato che questa è la terra degli Ebrei, esclusivamente loro. È ritornato dagli Stati Uniti con la sensazione che il governo americano sia una pezza con cui pulirsi i piedi, senza alcun potere di fermare i suoi piani più estremisti.

    Questo è il retroscena di quello che deve diventare una visione globale della questione che è ora la più importante di tutte e che sarà anche l'argomento principale della visita del Segretario della Difesa USA Leon Panetta. Netanyahu fa sul serio davvero col suo proposito, e anche con i suoi preparativi, di eludere gli avvertimenti dell'intero establishment della difesa per poter attuare questo desiderio, che molti appartenenti alla sua cerchia interna hanno definito messianico: attaccare l'Iran prima dell'inverno. Prima che arrivino le nuvole, chiunque possa lo deve fermare.


    #67131

    giorgi
    Partecipante

    Avete presente quando esistevano i dinosauri e venendo alla luce l'uomo con una intelligenza maggiore ha dato fine a quelle creature robuste.

    Oggi come oggi siamo ai cambiamenti e dove c'è tenebra verrà cancellata dalla Luce, quindi tutto ciò che è ingiusto cadrà per sempre, per dare posto all'amore che fa parte della Luce.

    Questo video di durata minuti 50:09 esprime molto bene come avverranno gli avvenimenti da noi qui sulla Terra:


    …………………………………………………………………….
    Altri video:

    http://www.youtube.com/profile?user=MrTheWitons&feature=iv&annotation_id=annotation_438558#g/u


    #67132

    Anonimo

    http://www.disinformazione.it/tocca_iran.htm

    E ora tocca all'Iran
    di Enrica Perucchietti

    “Gli Stati Uniti non escludono nessuna opzione” ha dichiarato il Premio Nobel per la Pace Barack Obama, in merito alla vicenda del presunto complotto iraniano per uccidere l’ambasciatore saudita a Washington.

    Già, perché questa volta il casus belli è un fantomatico complotto che per la Casa Bianca sarebbe stato organizzato nientemeno che dal governo iraniano. E come nel caso della diffusione ufficiale della notizia della morte di Osama bin Laden – anche se era la nona volta che un Presidente o un alto dirigente governativo ne annunciava la morte! – i Media hanno subito ribattuto come oro colato le conclusioni del Pentagono in merito alla sicurezza nazionale. Senza batter ciglio la notizia di un complotto che avrebbe coinvolto addirittura il Governo di Teheran, è rimbalzato di quotidiano in TV, senza che nemmeno un giornalista si fermasse un attimo ad esaminare l’assurdità della notizia. Assurda perché per quanto si faccia di tutto per far passare come un idiota Ahmadinejad, non è così folle da suicidarsi e trascinare il Paese in una guerra che non potrebbe mai vincere. Al massimo potrebbe scatenare un armageddon in stile Dottor Stranamore…

    Secondo perché i conoscenti, famigliari, amici, colleghi di uno dei due presunti terroristi, Arabsiar, ora rinchiuso nel carcere di New York, sono rimasti sconcertati dalla notizia, dichiarando che costui “si perdeva sempre le chiavi e il telefono cellulare. Non sarebbe stato capace di eseguire un piano del genere”. Il presunto attentatore è stato bollato con sincerità come un “opportunista” ma non come un “killer calcolatore”. In primis perché non ne avrebbe avuto motivo: venditore di auto di seconda mano in Texas, non era un fanatico, né, a quanto pare, era in grado di organizzare un'operazione di tale portata, che dall'Iran al Messico, fino a Washington, avrebbe avuto ripercussioni mondiali. Ciò non esclude che possa essere rimasto coinvolto in un piano internazionale più grande di lui, ma bisognerebbe capire da chi sia stato orchestrato. Dal Pentagono o da Teheran? Perché dobbiamo sempre credere a priori alla veridicità delle affermazioni di Washington, quando la storia ci insegna che gli USA hanno mentito all’opinione pubblica e agli alleati numerose volte soltanto a partire dalla guerra in Vietnam? Forse perché l’America adotta ancora oggi la pena di morte, tortura i prigionieri, controlla i propri cittadini in barba alla privacy, prevede di inserire microchip sottocutanei nella popolazione a scopo “terapeutico”, dimostrando di essere civile quanto un leone affamato davanti a una gazzella azzoppata? O perché ha in corso ben tre conflitti principali in Iraq, Afghanistan e Libia, colpo di coda di un impero in declino che per continuare a sussistere non può che continuare a espandersi?

    Perché mai questo Paese modello di civiltà, moralità e democrazia “da esportazione” dovrebbe essere più affidabile dell’Iran? Perché ci hanno abituato ad avere timore dello straniero, degli arabi, dei musulmani, dell’Islam in generale? Perché dopo aver trascinato anche il nostro Paese in una guerra inutile quanto assurda contro i talebani, radendo intanto al suolo l’Afghanistan in modo che non si possa risollevare per i decenni a venire senza i miliardari appalti di ricostruzione americano-europei, ora dovremmo sostenere senza battere ciglio qualsiasi “opzione” Washington deciderà di attuare?

    Ora, avendoci gli inquilini della Casa Bianca abituati negli anni a prendere cantonate, a detronizzare vecchi alleati o a raccontare balle di stampo geopolitico – come nel caso di quelle armi di distruzione di massa che mentre faticavano a saltare fuori legittimarono però l’invasione dell’Iraq – una maggiore meticolosità nelle indagini sarebbe forse preferibile all’ennesimo conflitto “emotivo” in Medio Oriente, che potrebbe – evidentemente – causare la Terza Guerra Mondiale.

    Va bene che ogni Paese oggi ha il suo bel da fare tra crisi economica e crisi di governo, ma sdegnare il rischio di trascinare il mondo intero nel caos – o peggio nella distruzione totale – per cecità o censura mediatica imposta dall’alto o dalle mazzette è da scellerati. Meglio disturbarsi di parlarne fino allo svenimento che trovarsi a cose fatte in mezzo alle macerie. Anche perché il decennio post 11 settembre ci ha abituato a fantomatici “attentati” sventati o effettivamente consumati le cui cause erano invece da rinvenire in agenti provocatori appartenenti all’intelligence americana – FBI, CIA, Pentagono. Nulla di cui meravigliarsi: fa tutto parte della strategia geopolitica. Chi c’è dentro lo sa benissimo, e non ne fa neppure segreto. Si chiamano false flags le false operazioni che vengono pianificate per ottenere uno specifico risultato: risollevare un Presidente in calo nei sondaggi (si veda la voce, uccisione senza cadavere di Osama bin Laden), giustificare un’azione bellica (Iraq, Afghanistan), manipolare l’opinione pubblica (11/9), restringere la privacy dei cittadini (Patriot Act), intimidire gli Stati non allineati con la politica americana o addirittura rei di accordi con la Russia di Putin (strage di Oslo).

    Per riscrivere i confini del prossimo quanto imminente Nuovo Ordine Mondiale, bisogna “sacrificare” qualche vita e qualche capro espiatorio per manipolare l’opinione pubblica con i false flags e con la guerra del terrore permanente che destabilizzi i cittadini. Peccato che a prevedere quanto sta succedendo in questi mesi, settimane, giorni, sia stato proprio il mentore di Obama, il vecchio stratega polacco Zbigniew Brzezinski, che non ha mai nascosto le sue intenzioni belliche al mondo da quando sosteneva il diritto degli USA a conquistare il globo: semplicemente il mondo non si è preoccupato di ascoltarlo. Quando Hannah Arendt parlava di “banalità del male”, includerei non solo la censura più vile del giornalismo di Stato, ma anche il nostro atteggiamento quotidiano di accidia: troppo pigri per approfondire le notizie che non siano di mero gossip preferibilmente morboso, troppo impegnati ad arrivare a fine mese e sbarcare il lunario, ci siamo lentamente atrofizzati la coscienza critica, accettando passivamente le “opzioni” più scellerate. Così, sconvolti dall’eccidio dell’11/9 abbiamo accettato per il “nostro bene” per la “nostra sicurezza” di inviare le “nostre truppe” a invadere un Paese che non c’entrava nulla – l’Afghanistan – per dare la caccia a un fantasma – Osama bin Laden – per poi ampliare l’invasione all’Iraq dell’ex alleato Saddam Hussein, fino alla Libia del Colonnello Gheddafi, che – almeno in Italia e Francia – abbiamo molto, troppo recentemente accolto con tutti gli onori (e baciamano).

    Ma la memoria storica è più succinta della moralità dei nostri regnanti, troppo concentrati in Bunga Bunga per ritagliarsi spazi per governare. Ma mentre in Italia ci illudiamo ancora che esista qualche differenza destra e sinistra, il caro Obama ci ricorda con le sue promesse disattese punto per punto (e ci vuole una certa astuzia per impegnarsi categoricamente nell’adempiere l’esatto opposto di quanto promesso) che cosa significhi dipendere dagli assegni milionari dei Gruppi di Potere: Banche, in primis, multinazionali del petrolio, degli OGM, della Difesa, aziende farmaceutiche, studi legali, compagnie di assicurazione. Già. Quando si contrae un debito col Diavolo, costui presto o tardi passerà a riscuotere. Non ci saranno cortei angelici a salvare i novelli Presidenti, perché di Faust ce n’è stato uno solo e di Kennedy con “le palle” solo due, John Fitzgerald e il fratello Robert: infatti sono stati uccisi entrambi per il proprio coraggio. Per aver tentato almeno di ribellarsi a quel Governo Ombra che detiene l’Agenda politica ed economica internazionale. Allora si trattava di ribellarsi contro la Mafia che ne aveva facilitato l’elezione, di richiamare le truppe dalla guerra in Vietnam, di far cessare gli esperimenti nucleari, di abbattere il signoraggio. Invece il burattino Obama predica bene e razzola l’opposto, costretto a ricambiare con favori i soldi della (sua) campagna elettorale più dispendiosa della storia. Ed è ora di concentrarsi sulla nuova: come fare se il popolo degli indignados assedia Wall Street e accerchia le abitazioni dei miliardari? Come fare se la disoccupazione invece di calare è salita oltre il 9%? Si prepara una nuova guerra. La notizia della morte di Osama bin Laden procurò a maggio un’impennata nel gradimento del Presidente che prima del 2 maggio era in caduta libera. Coincidenze? Manna celeste caduta sull’unto delle masse dei diseredati (traditi fin da subito per il salvataggio “senza garanzie” delle Banche too big to fail, troppo grandi per fallire)? E dire che a sollevare i primi dubbi sul presunto omicidio dello Sceicco del Terrore (senza corpo da identificare) era stato proprio il Governo di Teheran, che sicuramente è di parte, ma forse tanto scemo non è…

    Oggi ci troviamo a non tentare nemmeno di opporci a due guerre decennali – Iraq e Afghanistan – che ormai sono diventate routine (per noi, un po’ meno per coloro che là vivono sotto i bombardamenti dei droni, la carestia, le epidemie), al più recente conflitto in Libia, all’imminente invasione dell’Iran. A cui seguirà la Siria, già nel mirino della Casa Bianca. Perché guarda caso, quando vengono resi noti questi falliti attentati, i piani di conquista del Paese di turno – che viene accusato di essersi reso colpevole di un peccato capitale o di tradimento – esistevano già da mesi, se non da anni, sulle scrivanie dei vari Presidenti americani. Proprio come i piani di invasione di Iraq e Afghanistan che attendevano, a dirla secondo Brzezinski, una “nuova Pearl Harbour” che compattasse l’opinione pubblica verso il nemico costruito a tavolino con un false flag appunto. E così avvenne allora, come forse sta per avvenire ora: l’11/9 sconvolse a tal punto l’opinione pubblica da legittimare l’intervento bellico. E la teoria della guerra preventiva stava diventando storia. Una storia che il nostro ossimoro vivente, Obama che stringe con una mano il Nobel per la Pace, con l’altra firma piani di invasione, ha imparato molto bene.

    Entrare in guerra contro l’Iran significherebbe ora dare l’avvio alla Terza Guerra Mondiale, mandando in fumo i trattati di pace israelo palestinesi e impegnando le truppe americane ed europee in un evidente accerchiamento di Russia e Cina (che lo stesso Bill Clinton ha recentemente definito “la nostra banca” avendo comprato la maggior parte del debito americano) nella corsa alla conquista del Medio Oriente. Ciò varrebbe come reazione non solo la chiamata alle armi e il compattamento di tutto l’Islam, ma un’ipotetica reazione di Russia e Cina. Obama sembra infatti intenzionato, applicando alla lettera la teoria della guerra preventiva, a “perseguire” i responsabili. Ora, si potrebbe anche involarsi ad accettare la veridicità di un ipotetico coinvolgimento del governo iraniano nel complotto, se non fosse che il nostro vecchio stratega Brzezinski il 2 febbraio 2007 davanti alla Commissione Esteri del Senato USA mise in guardia da un “plausibile scenario per una collisione militare con l’Iran”. Eccolo, di nuovo: sempre lui. Novella Cassandra che parla e prevede fin nei minimi particolari, dalla Pearl Harbour che fu l’11/9 come “occasione” (citando Cheney e Rice) per oliare il motore dell’espansionismo americano, alla prossima tappa in terra iraniana – che però Brzezinski non vuole. Dunque? Soltanto un espediente per isolare sepre più l’Iran a livello internazionale? Ma che cosa prevedeva questo scenario? Ce lo ricorda Pino Cabras dal sito di megachip:

    Includeva «il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran». Nel 2007 la critica di Brzezinski puntava molto in alto, lamentando, sull’Iraq, «il fatto che le principali decisioni strategiche vengono prese in un circolo assai ristretto di persone, forse non più delle dita della mia mano. E sono questi individui che hanno preso la decisione iniziale di andare alla guerra». E nel caso dell’atto terroristico ipotizzato, era la prima volta che una voce americana di così straordinaria autorevolezza, considerava “plausibile” che qualcuno, in seno agli apparati di governo statunitensi, potesse organizzare un attacco contro gli Stati Uniti, in modo da attribuire poi il tutto a qualche nemico esterno e provocare una guerra.

    Ora il nuovo ombelico del terrorismo internazionale è l’Iran. Dieci anni fa le montagne afghane. Poi è stata la volta dell’Iraq. Ora, non c’è dubbio, è l’Iran – parola del Pentagono.
    Se le accuse contro Teheran fossero confermate, si tratterebbe della violazione della Convenzione Onu sulla protezione del personale diplomatico, firmata anche dal governo iraniano. In tal modo gli Usa o l'Arabia Saudita potrebbero chiedere l'estradizione del secondo presunto terrorista coinvolto nella vicenda: quello sfuggito all'arresto. Se Teheran si rifiutasse, il caso potrebbe finire al Consiglio di sicurezza o alla Corte internazionale dell'Aja. Ma se ciò avvenisse, non ricorderebbe un po’ il rifiuto del Mullah Omar di consegnare bin Laden, seppure non corressero buoni rapporti tra i due? La ciclicità degli eventi è evidente. Le conseguenze anche. Ma noi preferiamo continuare ad aspettare una fantomatica catastrofe dal cielo piuttosto che vedere che se la fine del Mondo dev’essere, sarà umana, fin troppo umana.


    #67133

    Erre Esse
    Partecipante

    [quote1318858180=Pier72Mars]
    http://www.disinformazione.it/tocca_iran.htm

    E ora tocca all'Iran
    di Enrica Perucchietti

    “Gli Stati Uniti non escludono nessuna opzione” ha dichiarato il Premio Nobel per la Pace Barack Obama, in merito alla vicenda del presunto complotto iraniano per uccidere l’ambasciatore saudita a Washington.
    [/quote1318858180]

    Tentano di scatenare la terza guerra mondiale perchè sono messi alle strette.
    L'unica soluzione che vedono è la legge marziale, nel tentativo di scompaginare il vento di protesta che sta montando.

    Comunque, se i banchieri-mercanti armati provano a invadere l'Iran sarà la loro [link=http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Stalingrado]battaglia d Stalingrado[/link].


    #67134

    Erre Esse
    Partecipante

    Fulford
    http://benjaminfulford.net/2011/10/18/rothschild-family-offers-white-dragon-society-25-trillion-to-%E2%80%9Cgo-away-%E2%80%9D/

    Rothschild family offers White Dragon Society $25 trillion to “go away.”

    The high level banksters known as the Rothschild family offered the White Dragon Society $25 trillion to “go away.” When the WDS representative said “can you make it $50 trillion?,” they answered, without hesitation, “sure whatever you want.” The problem is the WDS cannot accept either stolen money or money that was fraudulently created. In any case, the Rothschilds and the Bush crime syndicate are just playing for time because they are both still trying to start WW3. Israel has been given the green light by Obama gang boss Rahm Emmanuel to attack Iran. Bush/Rothschild agent Ahmadinejad will then be given the green light to destroy most of Israel, according to high level Pentagon sources. They hope this tragic course of events would then set off their Gog/Magog fake end times scenario. The Israeli people need to prevent this insanity ASAP by removing the gangster Benjamin Netanyahu from power.

    La famiglia Rothschild offre alla Società del Dragone Bianco 25 trilioni di dollari per “andarsene via”

    I “banksters” ad alto livello conosciuti come famiglia Rothschild hanno offerto 25 trilioni di dollari alla Società del Dragone Bianco per “andarsene via”. Quando il rappresentante della società ha detto “Si possono fare 50 milioni?”, loro hanno risposto senza esitazione: “Sicuro, quello che volete.” Il problema è che la società non accetta più denaro rubato o che è stato creato fraudolentemente. Comunque, i Rothschild e il gruppo criminale dei Bush stanno solo giocando col tempo, perchè entrambi stanno ancora provando a iniziare la terza guerra mondiale. Il boss della gang di Obama, Rahm Emmanuel ha dato “luce verde” a Israele per attaccare l'Iran. Ad Ahmadinejad (un agente dei Bush e dei Rothschild) verrà poi dato l'OK per distruggere la maggior parte di Israele, secondo fonti ad alto livello del Pentagono. Sperano che questa tragica successione di eventi faccia partire il loro piano “alla Gog e Magog” di falsa fine dei tempi. Il popolo di Israele ha bisogno di prevenire questa follia, rimuovendo prima possibile il gangster Benjamin Netanyahu dal potere.


    #67135

    Anonimo

    IL “COMPLOTTO IRANIANO” È INVECE STATUNITENSE?
    Postato il Mercoledì, 19 ottobre @ 08:30:00 CDT di supervice

    DI THIERRY MEYSSAN
    Reseau Voltaire
    L'amministrazione Obama ha lanciato una nuova accusa contro l'Iran. Questa volta Teheran avrebbe finanziato un tentativo di assassinio dell'ambasciatore saudita a Washington. Malgrado i dettagli forniti alla stampa, le cancellerie rimangono riservate. Il tempo in cui gli Alleati si ritenevano obbligati ad aderire senza riserva alle menzogne statunitensi sembra terminato.

    La mediatizzazione dell’intrigo è stato organizzata con cura. L'amministrazione Obama aveva evidentemente l'intenzione di sfruttarlo al massimo. Martedì 11 ottobre 2011 il Segretario alla Giustizia (Procuratore Generale) Eric Holder, con al suo fianco il direttore dell’FBI, Robert Mueller, ha annunciato la messa in stato di accusa di un individuo con doppia cittadinanza irano-statunitense per avere commissionato a un cartello della droga messicano l'uccisione dell'ambasciatore dell'Arabia Saudita a Washington.

    Nella dichiarazione alla stampa, il segretario Holder ha indicato che l'imputato, Manssor Arbabsiar, ha confermato i fatti. Ha ammesso di aver lavorato per conto di un ufficiale dei Custodi della Rivoluzione di stanza in Iran, Gholan Shakuri, che avrebbe fatto pervenire agli assassini circa 100.000 dollari, come acconto di un contratto di 1,5 milioni di dollari. Holder sottolinea che gli Stati Uniti considerano l'Iran responsabile del complotto. Da parte sua, Davide S., Cohen, Sottosegretario al Tesoro, incaricato dell'intelligence antiterroristica e finanziaria, ha annunciato sanzioni contro cinque persone coinvolte nel complotto: Manssor Arbabsiar, Qasem Soleimani (comandante dei Custodi della Rivoluzione), Hamed Abdollahi, ufficiale dei Custodi della Rivoluzione, Abdul Reza Shahla (“il cugino”) e Ali Gholam Shakuri (“l'agente di collegamento”). Da notare che solo due dei cinque nomi raffigurano sull'atto di accusa, i tre altri sono stati aggiunti dai servizi informativi senza sapere su quali indizi si siano basati [1].

    Una quindicina di minuti dopo queste dichiarazioni, l'imputato si è presentato al Tribunale di New York e l'atto di accusa è stato distribuito ai giornalisti [2]. Si è appreso che Manssor Arbabsiar si sarebbe diretto il 24 maggio, il 23 giugno e il 14 luglio 2011 a Città del Messico per incontrare un rappresentante del cartello e per chiedergli di assassinare l'ambasciatore. Purtroppo il suo interlocutore sarebbe stato un informatore che si sarebbe affrettato di avvertire l'autorità statunitense.

    Lo stesso informatore avrebbe registrato due appuntamenti del suo ultimo viaggio all'insaputa dell'imputato, così come altre due conversazioni telefoniche. Mentre era in custodia, l'iraniano avrebbe confermato la validità delle registrazioni e fatto ulteriori confessioni. In base alla trascrizione, Manssor Arbabsiar avrebbe confidato di lavorare per conto di suo cugino, un generale delle Brigate Al Quds dei Custodi della Rivoluzione, che dovrebbe essere ricercata negli Stati Uniti per alcuni attentati commessi in Iraq. Il generale lo avrebbe reclutato a per i suoi frequenti viaggi professionali in Messico, con l'intento iniziale di togliere di mezzo l'ambasciatore più che di ucciderlo. Il messicano avrebbe riferito di poter disporre di quattro uomini per eseguire il contratto e di avere proceduto alla localizzazione. Avrebbe descritto la giornata tipo, le abitudini e le misure di sicurezza dell'ambasciatore. In definitiva, sarebbe stato preferibile collocare dell'esplosivo C4 in un ristorante di lusso frequentato dall'ambasciatore e farlo esplodere durante il pasto, sebbene il ristorante sia frequentato anche da centocinquanta clienti, compresi alcuni senatori degli Stati Uniti, rischiando così una carneficina generalizzata.

    Il generale avrebbe mandato negli Stati Uniti un ufficiale di collegamento, probabilmente un colonnello, Gholam Shakuri, per effettuare le rimesse di denaro liquido.

    In definitiva, l'attentato avrebbe dovuto avere luogo a fine settembre. Manssor Arbabsiar sarebbe dovuto andare a Città del Messico per offrire garanzie durante l'operazione e per pagarla una volta realizzata. Ma è stato respinto alla dogana messicana il 28 settembre ed è stato rimandato negli Stati Uniti, dove è stato prelevato al suo arrivo all'aeroporto JFK di New York.

    Mentre era in custodia, Manssor Arbabsiar ha accettato di fare diverse telefonate a Teheran per parlare con Gholam Shakuri. Aveva attribuito il ritardo alle nuove richieste finanziarie degli assassini. Il “colonnello” avrebbe rifiutato di concedere l’aumento evocando possibili contratti successivi e avrebbe riferito di dover consultare i propri capi per valutare le possibilità. Quindi, gli inquirenti hanno ritenuto che il contratto fosse finanziato dai Custodi della Rivoluzione.

    Altri elementi sono comparsi sulla stampa e non sull'atto di accusa. Il New York Times ha citato una fonte ufficiale anonima secondo cui il cartello messicano sarebbe Los Zetas. I cospiratori avrebbero anche previsto di far saltare l’ambasciatore israeliano a Washington e l’ambasciatore di Israele e dell’Arabia Saudita a Buenos Aires. La stessa fonte avrebbe evocato la possibile consegna di tonnellate di oppio dagli iraniani al cartello [3]. Secondo l’Associated Press, il generale sarebbe Abdul Reza Shahlai, ritenuto responsabile dall’amministrazione Bush di un attentato perpetrato a Karbala in Iraq il 20 gennaio del 2007, in cui rimasero uccisi cinque GI e ne furono feriti tre [4]. Infine, il Washington Post ritiene di aver identificato il ristorante; si tratterebbe del Café Milano, che l’ambasciatore frequentava regolarmente [5].

    Le cose sembrano chiare. Tuttavia, al contrario delle aspettative, l'avvocato dell'imputato, Sabrina Shroff, in una dichiarazione davanti al palazzo di Giustizia ha affermato a Bloomberg News che il suo cliente si dichiarerà non colpevole [6].

    Secondo la CNN [7], Manssor Arbabsiar, un venditore di auto usate, sembra non avere un’opinione politica ben definita. Il suo casellario giudiziale indica che è stato condannato a 90 giorni di prigione per omissione di soccorso nel 1987, che è stato condannato nuovamente nel 2004 per guida senza patente e nel 2007 per eccesso di velocità. È invece stato scagionato nel 2001 da un’accusa di furto, come riporta KIII-TV. Dunque un profilo poco compatibile col rigore dei Custodi della Rivoluzione. Uno dei suoi amici ha dichiarato alla Associated Press che Manssor non può essere il cervello di una tale operazione, perché è troppo distratto per una cosa del genere [8].

    L’aumento di intensità
    È seguito un piano comunicativo molto organizzato, gli ufficiali statunitensi sono intervenuti a raffica per commentare e amplificare i commenti del Segretario alla Giustizia.

    All’alba di mercoledì 12, il vicepresidente Joe Biden era su tutte le emittenti, reiterando a raffica il “complotto iraniano” su ABC (Good Morning America), sulla CBS (The Early Show) e su NBC (Today). Ovunque ha martellato sul fatto che gli iraniani hanno superato il limite, che violano le leggi internazionali e che dovranno renderne conto. Tuttavia, si è astenuto dal chiamare direttamente in causa l'ayatollah Khamenei o il presidente Ahmadinejad, istillando un dubbio su possibili frizione all’interno del “regime”.

    Il servizio stampa della Casa Bianca ha comunicato di un colloquio del presidente Obama col re Abdallah dell'Arabia Saudita: “Il presidente e il re convengono che questo complotto rappresenta una flagrante violazione delle norme internazionali fondamentali, dell'etica e della legge. Si sono complimentati per il lavoro delle agenzie di intelligence e delle forze dell'ordine che hanno permesso di fermare questo complotto, e hanno reiterato l'impegno che unisce Stati Uniti e Arabia Saudita per conseguire una risposta internazionale forte e unificata affinché i responsabili di questo complotto rispondano dei loro atti.” [9][10]

    Uscendo da una riunione a porte chiuse, la senatrice Dianne Feinstein
    si è detta preoccupata della possibile esistenza di “complotti iraniani”
    contemporanei in vari paesi.

    In contemporanea, alcuni responsabili dell’FBI, del NCTC, della CIA, del Tesoro e del Dipartimento di Stato hanno presentato a porte chiuse notizie più dettagliate ai membri della Commissione senatoriale di Intelligence. Uscendo da questa riunione, la presidente della Commissione, Dianne Feinstein, non si è risparmiata le accuse contro l'Iran. La senatrice ha ripetuto più volte che questo complotto non può essere una cosa isolata e che bisogna indagare per scoprirne ancora in altri paesi [11].

    Si può apprezzare l'eleganza dell’iniziativa: la riunione era a porte chiuse, ma le reazioni sono pubbliche. Si basano su notizie tenute segrete, dunque impossibili da valutare e da verificare. La senatrice Feinstein può dire qualsiasi cosa senza rischio di venire contraddetta. In ultima analisi, l'essenziale è suscitare l'inquietudine per mobilitare gli Alleati.

    Il Segretario di Stato Hillary Clinton, intervenuta a una conferenza del Center for American Progress, ha dichiarato: “Questo complotto, per fortuna sventato dall'eccellente lavoro dei nostri poliziotti e dei professionisti dell'intelligence, era una violazione flagrante del diritto internazionale e di quello degli Stati Uniti, un’escalation pericolosa dell’utilizzo periodico da parte del governo iraniano della violenza politica e del patrocinio del terrorismo. Non è giusto, tuttavia, a proposito dell'Iran e degli Stati Uniti o anche solamente dell'Arabia Saudita. Colpire un ambasciatore viola la Convenzione sulla protezione e la repressione delle infrazioni contro le persone che godono di una protezione internazionale che, sicuramente, riguarda i diplomatici. L'Iran è un firmatario di questa convenzione. L'Iran è quindi tenuto ad applicarla per le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Questo genere di iniziative avventate danneggia le norme internazionali e il sistema internazionale. L'Iran deve essere considerato responsabile per i propri atti. Oltre alle misure annunciate ieri dal Procuratore Generale, gli Stati Uniti hanno aumentato le nostre sanzioni contro i membri del governo iraniano che sono associati a questo complotto e al sostegno dell'Iran al terrorismo. Lavoreremo in stretta collaborazione coi nostri partner internazionali per aumentare l'isolamento dell'Iran e la pressione sul suo governo, e noi auspichiamo che gli altri paesi si uniscano a noi per condannare questa minaccia contro la pace e la sicurezza internazionale” [12] [13].

    All'epoca del punto di stampa quotidiana della Casa Bianca, Jay Carney, il portavoce, ha ripetuto la parola di ordine: “È una pericolosa escalation dell'utilizzo di lunga data della violenza da parte del governo iraniano. E noi consideriamo che un tentativo di assassinare un diplomatico negli Stati Uniti costituisca una flagrante violazione del diritto internazionale” [14] [15].

    Il senatore dei Democratici Carl Levin, presidente della Commissione al Senato delle Forze Armate, ha drammatizzato ancor di più la situazione. Ha definito “il complotto iraniano” un “atto di guerra” contro gli Stati Uniti d’America [16]. Molti parlamentari dei Repubblicani hanno rilanciato l’accusa, come Michael McCaul, Mark Kirk o Peter King.

    Al Dipartimento di Stato, la portavoce Victoria Nuland ha annunciato che il Segretario Hillary Clinton e il suo vice William Burns hanno moltiplicato i contatti telefonici, non solo con i loro colleghi sauditi e messicani, ma anche con i governi più importanti per mobilitarli contro l’Iran [17].

    Sul suo account Twitter, la rappresentante permanente degli Stati Uniti all’ONU, Susan Rice, ha annunciato: “Oggi ho parlato, assieme a una squadra di esperti statunitensi, con i membri del Consiglio di Sicurezza sul complotto iraniano che è stato smantellato” [18].

    Giovedì 13, e la cosa viene a puntino, era già stata fissata da lungo tempo un’audizione della Commissione delle Banche al Senato sul tema: ” Proteggersi contro le possibili minacce iraniane: le prospettive dell'amministrazione per introdurre un anno dopo nuove sanzioni” [19]. Wendy Sherman, l'ex assistente di Madeleine Albright diventata Sottosegretario di Stato incaricata delle relazioni col Congresso, (Undersecretary of State for Political Affairs) ha fatto il punto sulle sanzioni messe in opera contro l'Iran per dissuaderlo dallo sviluppare un programma nucleare militare e per esplicitare le nuove mosse statunitensi.

    Wendy Sherman e David S. Cohen ascoltati al Senato
    a proposito delle sanzioni contro l’Iran.

    Ha affermato che i principali funzionari del Dipartimento di Stato sono stati mobilitati per convincere tutti i loro partner nel mondo di vietare gli spostamenti dei Custodi della Rivoluzione e le loro attività all'estero. Ecco quindi lo scopo di tutto questo sommovimento: impedire all'Iran di esportare la sua rivoluzione.

    Il movente incomprensibile

    Quando era intervenuto a fianco del Segretario alla Giustizia, il direttore dell’FBI aveva paragonato l’intreccio a “una sceneggiatura hollywoodiana”. Questo confronto ha colpito tutti i commentatori. I film di azione non sono sempre totalmente coerenti, ma con una buona suspense e una serie di inseguimenti lo spettatore non ha il tempo di pensare. Questa volta l'accusa contro l'Iran è troppo grossa per non essere passata al vaglio. Per iniziare, quale sarebbe il movente?

    Interrogato dal Washington Post, lo specialista dell'Iran alla Rand Corporation, Alireza Nader, ha espresso il suo scetticismo. Secondo lui, la sceneggiatura di questo affare non torna. Soprattutto, “perché l'Iran avrebbe il desiderio di assassinare l'ambasciatore saudita a Washington?” [20] È infatti totalmente assurdo, l'ambasciatore Adel A. al-Jubeir è un uomo di fiducia del re Abdallah con cui l'Iran si sforza di intrattenere le migliori relazioni possibili. Un attentato simile non mancherebbe di indebolire il monarca al profitto del clan dei Sudairi, nemici giurati di Teheran. Quindi, per l'Iran finanziare questo omicidio sarebbe come tirarsi la zappa sui piedi.

    Lo stesso è stato ripetuto da un altro esperto del Rand, il professor Rasool Nafisi dell'università Strayer, interrogato dal New York Times. Secondo lui i Custodi della Rivoluzione non in nessun caso agirebbero sul suolo statunitense. E del resto, fa notare, l'ultima operazione attribuita in Iran negli Stati Uniti risale a un periodo contrastato della rivoluzione, nel 1980, con l’assassinio di un oppositore.

    Sulla CNN i professori Jamsheed K. e Carol E. B. Choksy hanno spiegato questa contraddizione. Riferendosi a una fonte anonima statunitense, gli esperti indicano che i Custodi della Rivoluzione avrebbero agito di loro sponte per sabotare l'avvicinamento tra Iran e Stati Uniti voluto dal presidente Mahmoud Ahmadinejad e dal suo nuovo Ministro degli Affari Esteri Ali Akbar Salehi, annunciato a margine dell'Assemblea Generale dell'ONU. Il complotto sarebbe stato finanziato dai generali Ali Jafari e Qassem Soleimani, comandanti dei Custodi della Rivoluzione, e dal generale Rostam Ghasemi, Ministro del Petrolio, tutti tre trai i più fedeli alleati dell'ayatollah Ali Khamenei [21].

    Questo tipo di analisi sembra suggerire una propaganda di guerra o una truffa intellettuale, ma non ha alcun riscontro. Poco importa poco, piace ai media e convince i telespettatori distratti. Seguiranno poi una serie di dibattiti in cui gli esperti si precipiteranno nella strada aperta da Eric Holder e Joe Biden: l'incoerenza del complotto non ci dice che si tratti di una finzione, ma che esiste uno scontro tra i dirigenti iraniani. Immediatamente, le divergenze di approccio e le rivalità che oppongono le personalità politiche iraniane vengono male interpretate e presentate in modo americano-centrico come se riguardassero la pace e la guerra tra Washington e Teheran. Questi commenti ci suggeriscono che alcuni individui in Iran vogliano un confronto armato e che, in queste condizioni, gli Stati Uniti devono intervenire senza aspettare che questi elementi possano organizzarsi.

    Uno scenario hollywoodiano? Certo, ma di un film di serie B
    Malgrado tutti questi sforzi, la messa in scena del “complotto iraniano” si è sgonfiata. Di certo, il principe Saoud Al-Fayçal, Ministro degli Esteri saudita, ha denunciato l'ingerenza iraniana nel mondo. Il Primo Ministro britannico Davide Cameron, il ministro degli Esteri francese, olandese e kossovaro hanno espresso la loro viva preoccupazione. Poi più niente. Solo il silenzio annoiato di numerose cancellerie che si sono stancate degli show all'americana.

    Gary Sick era incaricato del Vicino Oriente al Consiglio di sicurezza nazionale sotto la presidenza Carter. È conosciuto per avere concluso l'accordo segreto tra il candidato Reagan e l’Iran (“October Surprise”).
    Alla CNN l’ex responsabile dell’Iran al Consiglio di sicurezza nazionale ha affermato: “L'Iran non ha mai realizzato, e neppure ha cercato di farlo, un assassinio o un attentato negli Stati Uniti e mi è difficile credere che possono appoggiare su una cosca non islamica per realizzare missioni tanto sensibili. In questo caso, si sarebbero affidato a un dilettante e a un cartello della droga messicana che è noto per essere allo tempo stesso infiltrato dagli agenti dell'intelligence messicana e statunitense” [22] [23]. Difatti, Los Zetas è formato da ex militari messicani, e alcuni sono stati notoriamente addestrati dagli Stati Uniti.

    Più brutalmente, l’ex agente della CIA Robert Baer, frequentatore abituale dei media, si è detto divertito su Time Magazine da questa sceneggiatura grottesca. Come l'amministrazione Obama può sperare di fare credere che una forza di élite come le brigate al Quds possano subappaltare un’operazione simile a un venditore di auto usate e a un'organizzazione criminale messicana? Sembra piuttosto una di queste inquinamenti dell’informazione dei Mujahedeen e-Khalq [24], che oramai sono una specialità e che Washington abbraccia sempre con entusiasmo [25].

    Se si comprende che l'amministrazione Obama inventa o asseconda false accuse per indurire lo scontro con Teheran, si comprende anche che la sua politica è ancora nella fase di controllo, non in una di conflitto. Paradossalmente, questo brusco accesso di febbre mostra che gli Stati Uniti non sono in grado di confrontarsi in Iran e preferiscono intimare ai loro partner di rinunciare a ogni rapporto con questa nazione.

    In modo beffardo, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha dichiarato ad Al-Jazeera: “In passato, l'amministrazione statunitense affermò che c'erano armi di distruzione di massa in Iraq. Lo dissero con forza, presentarono dei documenti e tutti dissero: 'Sì, vi crediamo, sottoscriviamo […] C’è qualcuno che oggi chiede loro se queste affermazioni fossero vere? Hanno trovato delle armi di distruzione di massa in Iraq? Hanno solo fabbricato un fascio di carte. Era una cosa difficile da farsi? La verità [su questo preteso complotto] finirà per venire a galla e al quel punto per noi le cose torneranno a posto.”

    **********************************************
    Fonte: Le “complot iranien” est-il états-unien?

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9176


    #67136

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