Riflessioni sulle guerre passate e future!

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Questo argomento contiene 516 risposte, ha 48 partecipanti, ed è stato aggiornato da Richard Richard 3 anni, 5 mesi fa.

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  • #67158
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    è sempre più chiaro perchè fanno guerra..

    speriamo ci sia il terzo incomodo di mezzo
    http://www.youtube.com/watch?v=aNy2MqD5Dic&fb_source=message


    #67159
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    [quote1320935721=Richard]
    è sempre più chiaro perchè fanno guerra..

    speriamo ci sia il terzo incomodo di mezzo
    http://www.youtube.com/watch?v=aNy2MqD5Dic&fb_source=message
    [/quote1320935721]
    Non sai quanto ci spero, come si dice… la speranza è l'ultima a morire? :hehe:
    Sono stufo di vedere politici guerra fondai che giocano con la nostra pelle…


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #67151
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [quote1320939826=Spiderman]
    [link=http://www.agi.it/estero/notizie/201111101157-ipp-rt10093-iran_stampa_inglese_israele_attacchera_entro_natale]IRAN: STAMPA INGLESE, ISRAELE ATTACCHERA' [color=#0033ff]ENTRO NATALE[/color][/link]

    11:57 10 NOV 2011

    (AGI) – Londra, 10 nov. – Israele sferrera' un attacco contro l'Iran “entro Natale o l'inizio del prossimo anno”: e' quanto ha riferito un alto funzionario del Foreign Office, secondo cui il governo britannico e' stato informato della volonta' dello Stato ebraico di colpire i siti nucleari di Teheran “il prima possibile” con il supporto logistico degli Usa. “Ci aspettiamo che accada qualcosa entro Natale o all'inizio del nuovo anno”, ha spiegato la fonte. A riferirlo e' il quotidiano britannico Daily Mail. Fonti del ministero della Difesa britannico, tuttavia, hanno escluso un coinvolgimento diretto di Londra nell'operazione. L'Iran fa sapere che rispondera' “con pugno di ferro” a un eventuale attacco sferrato da Israele e Usa. Il duro avvertimento viene lanciato dall'ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema dell'Iran. “I nostri nemici, in particolare il regime sionista, l'America e i loro alleati sappiano che risponderemo fermamente a qualunque minaccia o attacco. La nostra nazione, le Guardie Rivoluzionarie e l'esercito risponderanno ad un attacco con schiaffi e pugni di ferro”, ha affermato Khamenei secondo quanto riporta la tv di Stato iraniana.
    [/quote1320939826]
    http://youtu.be/TzeN6y7kUU4 :hehe:


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #67160

    Spiderman
    Partecipante

    Comunque, butei, quando cominciano a parlarne con una certa insistenza, prima o poi la scatenano.


    #67161

    Erre Esse
    Partecipante

    [quote1320954306=Spiderman]
    Comunque, butei, quando cominciano a parlarne con una certa insistenza, prima o poi la scatenano.
    [/quote1320954306]

    Non so quanto ci sia di vero e quanto ci sia di propaganda, però.


    #67162

    Anonimo

    http://www.agoravox.it/Iran-nucleare.html

    Nucleare Iran. L’Ue minaccia sanzioni, Cina e Russia si oppongono

    L'8 novembre scorso è stato reso pubblico il rapporto dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea) nel quale si accusa Teheran di lavorare alla costruzione di ordigni nucleari in vista di prospettive belliche.

    La notizia era giunta all'agenzia da fonti dell'Intelligence, ma dopo la fallimentare ricerca di ordigni nucleari in Iraq nel più recente passato, gli ispettori dell'Aiea hanno deciso di approfondire la questione e sono riusciti a mettersi in contatto con Vyacheslav Danilenko, scienziato russo esperto di testate nucleari che avrebbe iniziato a collaborare con l'Iran a metà degli anni novanta.

    Nonostante l'uomo assicuri che la sua collaborazione era volta a scopi civili, sembra che lo scienziato abbia tenuto lezioni e fornito informazioni di carattere tecnico per la costruzione di una carica esplosiva (generatore R26) da incorporare in un missile nucleare.

    Al Dipartimento di Stato Americano, il segretario Mark Toner considera “molto gravi” le accuse mosse dell'Aiea, secono Toner il dossier “dimostra quello che gli Stati sanno e dicono da anni, e cioè che l'Iran ha avuto un programma di armi nucleari, e che spetta a Teheran dimostrare di aver rinunciato al suo piano di sviluppo di armi nucleari”.

    Se gli Stati Uniti aumentano la pressione su Teheran, l'Europa minaccia possibili sanzioni; pur sottolineando che l'opzione militare, voluta da Israele, non è contemplata, fonti diplomatiche dell'Ue affermano che “la risposta della Ue e della comunità internazionale sarà adeguata al livello delle preoccupazioni sollevate dai risultati del rapporto dell'Aiea, che mettono in luce gli scopi militari del programma nucleare dell'Iran.”

    Il Ministro francese agli Affari esteri ed europei, Alain Juppé, si spinge più in là ed invoca il Consiglio Sicurezza Onu per condannare ufficialmente l'operato di Teheran e valutare le inevitabili sanzioni:

    Non possiamo accettare questa situazione che rappresenta una minaccia. Siamo decisi a reagire. Il consiglio dei governatori dell'Aiea deve condannare esplicitamente la condotta dell'Iran e si impone una sessione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. La Francia è pronta, con chi lo vorrà, ad adottare sanzioni più dure, in grado di piegare Teheran.

    Se la Gran Bretagna si unisce all'appello statunitense e “sta valutando con gli alleati iniziative per aumentare la pressione sull'Iran”, il Ministro degli Esteri della Germania, Guido Westerwelle, fa sapere stamani che i tedeschi rifiutano “una discussione sulle opzioni militari” seppur fortemente allarmati dai contenuti del dossier dell'Aiea.

    Mosca si oppone ad un inasprimento delle sanzioni ai danni dell'Iran, afferma il vice Ministro degli esteri russo, Gennady Gatilov:

    La Russia non sosterrà nuove e più severe sanzioni contro l'Iran. Eventuali ulteriori sanzioni nei confronti dell'Iran saranno viste dalla comunità internazionale come strumento per il cambiamento di regime nel Paese. Questo approccio è inaccettabile per noi e la Russia non intende prendere in considerazione tali proposte.

    Anche la Cina si allinea alle posizioni di Mosca, il portavoce del Ministro degli esteri cinese valuta “inutili” le sanzioni auspicate dalle Europa, poichè “non possono risolvere alle radici il problema del programma nucleare iraniano”

    Intanto Teheran alza i toni rispetto alle dichiarazioni di ieri, da parte del portavoce del Ministro degli Esteri (“l'Iran rimane pronta a colloqui positivi e utili con le potenze mondiali, ma solo in un clima di rispetto”), è notizia di poche ore fa che la Guida Suprema dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, fa sapere che l'Iran si opporrà “con schiaffi e pugno di ferro” ad una eventuale decisione bellica da parte di Stati Uniti ed Israele:

    I nostri nemici, in particolare il regime sionista, l'America e i loro alleati sappiano che risponderemo fermamente a qualunque minaccia o attacco.


    #67163

    Anonimo

    [quote1320998737=Spiderman]
    Comunque, butei, quando cominciano a parlarne con una certa insistenza, prima o poi la scatenano.
    [/quote1320998737]

    Qui però entrano in ballo fortemente gli interessi di Russia e Cina, quindi la questione è delicatissima


    #67164

    Spiderman
    Partecipante

    [quote1321010981=Pier72Mars]

    Qui però entrano in ballo fortemente gli interessi di Russia e Cina, quindi la questione è delicatissima
    [/quote1321010981]

    Appunto…


    #67165

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9317

    LA GRECIA SI AFFIDA AL PETROLIO IRANIANO
    Postato il Venerdì, 11 novembre @ 17:10:00 CST di supervice

    MENTRE LE PAURE PER IL DEFAULT MINANO GLI SCAMBI

    FONTE: Reuters
    La Grecia si sta appoggiando all’Iran per la gran parte del suo petrolio mentre i venditori staccano la spina alle forniture e le banche si rifiutano di fornire finanziamenti per i timori che Atene vada in default sul suo debito.

    I trader hanno detto che la Grecia si sta affidando all’Iran come fornitore di ultima istanza malgrado le crescenti pressioni da Washington e Bruxelles per reprimere questi scambi come parte della campagna contro il programma nucleare di Teheran.

    La quasi paralisi degli arrivi del petrolio in Grecia, che ha quattro raffinerie, mostrano come il commercio in Europa possa entrare in fase di stallo per lo svanire della fiducia a causa della crisi del debito dell’eurozona, che sta minacciando di diffondersi ad altri paesi.

    “Le compagnie come la nostra non possono commerciare con loro. C’è troppo rischio. Forse i fornitori indipendenti sono più attrezzati”, ha detto un trader di una grande azienda internazionale petrolifera.

    “Il nostro settore finanziario si rifiuta semplicemente di commerciare con loro. Non è che non paghino. È solo una precauzione”, ha detto un dipendente di una grossa compagnia di trading.

    “Non troveremmo nessuna banca disposta a finanziarci. Nessuna banca vuole finanziare uno scambio con loro. E abbiamo perso buone opportunità”, ha detto un terzo trader.

    Più di venti trader europei contattati da Reuters presso le maggiori compagnie di commercio col petrolio hanno riferito che la mancanza di finanziamento bancario ha costretto la Grecia a interrompere gli acquisti dalla Russia, dall’Azerbaigian e dal Kazakistan negli ultimi mesi.

    La Grecia, che non ha produzione interna, si basa sulle importazioni di petrolio e nel 2010 ha acquistato il 46 per cento del suo greggio dalla Russia e il 16 per cento dall’Iran. L’Arabia Saudita e il Kazakistan hanno fornito il 10 per cento ciascuna, la Libia il 9 e l’Iraq il 7 per cento, secondo i dati dell’Unione Europea.

    “Non fanno misteri quando parli con loro e dicono che stanno sopravvivendo su quello che arriva dall’Iran perché gli altri semplicemente non vendono nella situazione attuale”, ha affermato un trader che tratta nel Mediterraneo.

    Il principale raffinatore greco, Hellenic Petroleum, ha negato di avere difficoltà nel comprare il greggio e ha declinato di commentare sul calo delle forniture petrolifere. Il secondo raffinatore greco, Motor Oil Hellas, si è rifiutato di commentare.

    Le quattro raffinerie della Grecia, che appartengono a Hellenic e a Motor Oil, possono processare circa 400.000 barili al giorno. Il dato è calato a circa 330.000 barili al giorno nei mesi recenti per operazioni di manutenzione e di ammodernamento.

    “I nostri tabulati relativi al petrolio sono sostanzialmente immutati negli ultimi mesi e stiamo sempre cercando di ottimizzare le nostre operazioni di raffinazione”, ha detto un portavoce di Hellenic.

    “I nostri accordi di forniture sono basati puramente su considerazioni commerciali, e non ci sono altri fattori a interferire”, ha detto.

    I dati delle spedizioni ottenuti da Reuters mostravano quattro cargo che hanno trasportato in settembre il greggio dagli impianti mediorientali di Sidi Kerir nel Mediterraneo egiziano verso la Grecia. Tre hanno viaggiato in ottobre. I trader dicono che tutti trasportavano petrolio iraniano e altri arriveranno in novembre.

    “L’Iran è l’unica nazione che possa lavorare in questo momento su una linea di ‘credito aperto’, data la sua difficoltà nella vendita del petrolio”, ha riferito un trader.

    Le importazioni di petrolio iraniano verso gli Stati Uniti sono soggette a sanzioni, ma sono ancora perfettamente legali in Europa e in Asia. L’Unione Europea ha riferito questa settimana che potrebbe prendere in considerazione le sanzioni contro l’Iran nelle prossime settimane, dopo che un’agenzia dell’ONU ha detto che Teheran ha lavorato per progettare ordigni nucleari.

    L’Iran nega di cercare di costruire bombe atomiche e un funzionario iraniano, che si è rifiutato di fornire le generalità, ha detto che Teheran non ha difficoltà a vendere il proprio petrolio.

    Comunque, le fonti delle spedizioni hanno affermato che l’interesse per il greggio iraniano, che è più economico dell’analogo russo ma politicamente sensibile, ha spinto il paese a continuare nell’immagazzinamento del petrolio nel Mar Rosso, per renderlo disponibile per spedizioni celeri.

    Il resto dell’industria petrolifera ha tagliato drasticamente l’accumulo del petrolio dopo che i prezzi forward per il petrolio si sono rapidamente abbassati, rendendo queste operazioni una fonte di perdite.

    L’Iran sta immagazzinando il petrolio in quattro enormi petroliere al largo del Mar Rosso.

    **********************************************
    Fonte: Greece turns to Iranian oil as default fears deter trade


    #67166

    Anonimo

    http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1517.

    Corsa verso la guerra finale?

    Scritto da Simone Santini
    Venerdì 04 Novembre 2011 23:19
    Guerra e verità

    di Simone Santini – clarissa.it.
    Mentre l'attenzione internazionale è concentrata sulla crisi finanziaria e dei debiti sovrani, una nuova voragine, forse ancor più drammatica, rischia di aprirsi nel breve periodo, una voragine che si chiama guerra. La rottura della diga, il “game changer”, potrebbe avvenire la prossima settimana con la divulgazione di un rapporto dell'Agenzia atomica internazionale (AIEA) che, secondo le indiscrezione apparse nelle ultime settimane, accuserebbe l'Iran di procedere verso la costruzione della bomba atomica. Si tratterebbe di una radicale inversione nell'atteggiamento tenuto finora dall'Agenzia, in particolare fino alla fine del 2009 quando era sotto la direzione dell'egiziano Mohammed El Baradei, che, pur tra alti e bassi, aveva tenuto un profilo dialogante con la Repubblica islamica ottenendo la collaborazione dalle autorità iraniane sulla controversa questione nucleare.
    Benché le cancellerie occidentali accusino da anni Teheran di volersi dotare del nucleare militare, prove in tal senso non sono mai giunte e l'organo predisposto, appunto l'AIEA, non ha finora mai potuto certificare, tramite i suoi continui controlli e ispezioni, scorrettezze nel dossier nucleare civile iraniano che infrangessero i protocolli del Trattato di Non Proliferazione sottoscritto dall'Iran.
    Durante la settimana si sono rincorse notizie che descrivono un clima internazionale di grave allarme.
    Da giorni il tema del nucleare iraniano campeggia sulle prime pagine della stampa di Israele con indiscrezioni secondo cui il primo ministro Netanyahu e il ministro della difesa Barak starebbero svolgendo la massima azione politica per convincere la maggioranza del consiglio dei ministri sulla necessità di un attacco preventivo contro l'Iran da compiersi quanto prima, al più tardi la prossima primavera.
    A darne notizia per primo è stato, il 28 ottobre scorso, Nahum Barnea, il giornalista di punta del maggior quotidiano israeliano, «Yedioth Ahronot». Secondo Barnea a Tel Aviv si starebbero delineando quattro fazioni: la prima comprende i fautori delle sanzioni a oltranza e che escludono l'opzione armata per il timore di una massiccia rappresaglia missilistica dall'Iran e dal Libano; la seconda è su posizioni attendiste e spinge per favorire un cambiamento di regime a Teheran sull'onda della primavera araba; la terza, che comprende comandi militari e dei servizi di sicurezza, sarebbe con varia intensità contraria all'attacco preventivo soprattutto per le difficoltà tecniche e il dubbio che possa risultare davvero efficace; infine la quarta, guidata appunto da Netanyahu e Barak, rappresenta i partigiani della guerra secondo cui la finestra di opportunità per attaccare il nemico strategico starebbe per chiudersi e dunque è giunto il momento dell'azione.
    Anche il paese sembra diviso sulla possibilità di una guerra. Il quotidiano «Haaretz» ha pubblicato un sondaggio d'opinione secondo cui il 41% del campione, rappresentativo della popolazione di Israele, sarebbe favorevole ad attaccare gli impianti nucleari iraniani, il 39% è contrario e il 20% non ha risposto. Tuttavia la maggioranza, il 52%, si fida della valutazione e delle decisioni che vorranno prendere Netanyahu e Barak.
    Intanto, in ogni caso, Israele si prepara per l'eventualità più grave. Il 3 novembre un’esercitazione ha mobilitato il paese per quattro ore durante le quali si sono simulate le risposte dei sistemi di sicurezza e difensivi contro attacchi missilistici dall'esterno. Le forze armate hanno testato con successo un nuovo missile balistico capace di raggiungere l'Iran. E la scorsa settimana l'aviazione israeliana ha portato a termine una imponente esercitazione in Sardegna, utilizzando la base Nato di Decimomannu, con sei squadroni di cacciabombardieri impegnati a simulare azioni d'attacco su lunghe distanze con rifornimenti in volo e monitoraggio di eventuali difese radar nemiche.
    Benché le autorità ebraiche si affrettino a definire tutte quelle svolte come “esercitazioni di routine”, esse, combinate con le indiscrezioni su Netanyahu e Barak, non fanno che aggravare la percezione di un clima prebellico. Netanyahu, come riportato da tutta la stampa ebraica, citando come fonte il quotidiano kuwaitiano «al-Arida», avrebbe ordinato un'inchiesta sulla fuga di notizie che si sospetta provenire da due ex massimi funzionari dei servizi segreti, Meir Dagan e Yuval Diskin, motivati da ragioni di risentimento personale. Il primo, in particolare, si è sempre dichiarato contrario, anche pubblicamente, ad un attacco preventivo contro l'Iran, bollando in un'occasione l'ipotesi come «la cosa più stupida che abbia sentito in vita mia».
    Ma le fughe di notizie non provengono solo da Israele, con una convergenza temporale tale da far sospettare che ci sia davvero fuoco sotto la cenere. Il 2 novembre il britannico «Guardian» ha pubblicato un reportage secondo cui le forze armate del Regno Unito starebbero intensificando i preparativi in vista di attacchi missilistici degli Stati Uniti contro siti iraniani. In tale eventualità, Londra fornirà senza esitazione all'alleato americano tutto il supporto militare che venisse richiesto benché nella coalizione di governo vi siano profonde riserve verso uno scenario di attacco preventivo.
    Gli strateghi della Royal Navy starebbero esaminando la migliore dislocazione possibile nell'area mediorientale delle unità navali, tra cui i sottomarini, dotate di missili di crociera Tomahawk e sarebbero pronti a concedere agli americani l'utilizzo dell'isola di Diego Garcia, nell'Oceano Indiano, già usata come fondamentale base d'appoggio in precedenti conflitti nella regione.
    Secondo quanto riferito dal «Guardian», numerosi alti funzionari inglesi di governo e delle forze armate sostengono che l'Iran è tornato ad essere al centro delle preoccupazioni diplomatiche dopo la rivoluzione in Libia. Anche se Barack Obama non avrebbe intenzione di imbarcarsi in un nuovo conflitto, potrebbe esservi costretto proprio da un mutamento di scenario derivante dal prossimo rapporto della AIEA e da un atteggiamento più aggressivo da parte iraniana, dimostrato anche dal complotto che prevedeva di uccidere l'ambasciatore saudita negli Usa, derivante anche da una capacità “sorprendentemente resistente” verso le sanzioni e gli attacchi cibernetici contro le installazioni nucleari che hanno avuto meno successo di quanto si pensasse.
    L'Iran starebbe implementando nuove e più efficienti centrifughe per l'arricchimento dell'uranio spostandole in istallazioni sotterranee e fortificate nei pressi della città di Qom. Per questo, secondo un alto funzionario governativo britannico, rimasto anonimo, «oltre i 12 mesi non potremmo essere sicuri che i nostri missili possano essere efficaci. La finestra si sta chiudendo, e il Regno Unito deve procedere con una pianificazione razionale. Gli Stati Uniti potrebbero farlo da soli [l'attacco], ma non lo faranno. Per cui abbiamo necessità di anticipare le loro richieste. Ritenevamo di avere tempo almeno fino a dopo le elezioni americane del prossimo anno, ma ora non siamo più così sicuri».
    Anche gli americani stanno riposizionando le proprie forze nella regione. A fine ottobre il «New York Times» annunciava l'intenzione del generale Karl Horst, capo di stato maggiore del Central Command (ovvero il Medio Oriente allargato, che va dall'Asia centrale fino al Corno d'Africa e l'Egitto), di lanciare l'operazione “ritorno al futuro”. L'idea è di compensare il ritiro delle forze combattenti dall'Iraq ampliando la presenza militare sulla penisola arabica, come ai tempi della prima guerra del Golfo, con nuovi stanziamenti in Kuwait, soprattutto, ma anche in Arabia Saudita ed Emirati, nonché inviando ulteriori contingenti navali in quello stretto braccio di mare che divide le monarchie arabe dall'Iran.
    Nonostante i tagli alle spese militari previste dal budget, gli Stati Uniti non smobilitano da questa regione nevralgica, al contrario, rilanciano. L'obiettivo strategico è creare un'alleanza militare sempre più strutturata con i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Bahrein, Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Arabia Saudita), rendendo permanente quella prova generale di collaborazione già vista con l'intervento in Libia. Quasi una Nato del Golfo persico. È evidente come tale ristrutturazione miri ad accerchiare sempre più la Repubblica islamica.
    Gli scenari fin qui illustrati puntano dritto verso un confronto militare o, come pensano alcuni analisti, fughe di notizie e pianificazioni militari servono per aumentare la pressione su Teheran, lanciando moniti credibili, per ottenere maggiori successi diplomatici? La risposta, in un senso o nell'altro, non tarderà, probabilmente, ad arrivare. Nel frattempo, a fronte di un possibile conflitto con esiti devastanti, il movimento pacifista pare del tutto inerme ed impreparato. Tornerà ad agitarsi, forse, quando sarà ormai troppo tardi. Ammesso che non lo sia già ora.

    P.S. Mentre chiudevo l'articolo è giunta questa Ansa, ore 20:37 del 4 novembre 2011:
    L'opzione militare nei confronti dell'Iran, da parte di Israele e di altri Paesi, sembra avvicinarsi: lo ha affermato stasera il capo dello stato israeliano Shimon Peres, in una intervista alla televisione commerciale Canale 2. «I servizi di sicurezza di tutti i Paesi comprendono che il tempo stringe e di conseguenza avvertono i rispettivi dirigenti» ha aggiunto.
    «A quanto pare – ha detto Peres – l'Iran si avvicina alle armi nucleari. Nel tempo che resta dobbiamo esigere dai Paesi del mondo di agire, e dire loro che devono rispettare gli impegni che hanno assunto, e far fronte alle loro responsabilità: sia che si tratti di sanzioni severe sia che si tratti di una operazione militare».


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