Riscaldamento Globale

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Questo argomento contiene 24 risposte, ha 7 partecipanti, ed è stato aggiornato da elerko elerko 11 anni, 3 mesi fa.

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  • #73174
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Riscaldamento Globale: mai così eticamente in basso
    http://www.astronomia.com/2011/11/02/riscaldamento-globale-mai-cosi-eticamente-in-basso/

    Prima di riportare una sintesi di un articolo di David Rose per il The Mail on Sunday, che prende spunto da un’intervista con la Prof.ssa Curry, vorrei ribadire alcuni semplici fatti relativi alla situazione del Global Warming, che forse non sono ancora stati recepiti correttamente. Coloro che si ribellano alle conclusioni poco scientifiche dell’IPCC e dei loro sottogruppi di ricerca (i cosiddetti “scettici”) dicono espressamente le seguenti cose:

    1) La CO2 sta effettivamente aumentando per effetto dell’uomo, ma non è assolutamente provato che questo aumento sia negativo per l’umanità per i valori attuali e quelli preventivabili per il prossimo futuro.
    2) Non dicono assolutamente che bisogna continuare a produrla, ma asseriscono soltanto che non è assolutamente provata la correlazione con la temperatura.
    3) Dichiarano che le variazioni di temperatura che si manifestano in “salite” e “discese” dipendono probabilmente da altri fattori, legati alla radiazione solare, alla formazione delle nuvole, ai cicli atmosferici e ai cicli oceanici, ancora troppo poco conosciuti.
    4) Vogliono soltanto che non si prenda per verità assoluta una visione basata su incertezze e modelli di dubbia credibilità, ma che si allarghi il discorso verso un’analisi globale ben più ampia e articolata.

    Lo scienziato che dice che gli scettici hanno completamente torto è stato accusato da una collega di aver nascosto la verità al pubblico.

    di David Rose
    ..Oggi, però, The Mail on Sunday rivela che un membro importante del team del prof. Muller, lo ha accusato di tentare di ingannare il pubblico nascondendo il fatto che la ricerca del BEST ha mostrato che il Global Warming è ormai terminato da tempo.

    La Prof.ssa Judith Curry, presidente del Dipartimento delle Scienze Atmosferiche e Terrestri del prestigioso Georgia Institut of Technology, ha detto che la conclusione del prof. Muller riguardo al fatto che gli scettici sono completamente in errore, è esso stesso un “enorme errore”, senza alcuna base scientifica. ..

    Oltretutto, Curry aggiunge: “Il fatto di nascondere la verità sulla fermata del Riscaldamento Globale offre spunto agli scienziati che non credevano agli scettici, di considerare molto più seriamente i loro argomenti. Probabilmente riprenderanno a studiare altri fenomeni come le nuvole, i cicli naturali della temperatura e la radiazione solare, come avrebbero dovuto fare da parecchio tempo”.


    #73173

    sephir
    Partecipante

    Diciamo che ci sono molti interessi nel perseverare in questa visione, a partire dai crediti di carbonio, loschissimo e immenso giro di milioni di dollari/euro:

    http://www.ipsnotizie.it/nota.php?idnews=1772

    BONN, 20 giugno 2011 (IPS) – Dopo quasi 20 anni, da quando nacque l’idea di pagare per inquinare il clima mediante l’acquisto di crediti negoziabili, il mercato del carbonio non funziona per ridurre il riscaldamento globale, ed è oggetto di frodi e altri crimini finanziari.

    http://gogreen.virgilio.it/b2b/news/crediti-carbonio-co2-guadagni-pagano-cittadini.html

    Dopo la pubblicazione del report di Legambiente: “Il mercato del carbonio e le imprese italiane, un’opportunità sprecata” sorgono alcuni dubbi sulle gestione dei crediti di carbonio e su come l’Italia si sia organizzata per sfruttare al meglio le potenzialità della green economy.

    Difficile spiegare tutte le controversie nate in grembo al meccanismo del mercato dei crediti, ma un tentativo è doveroso.

    L’Europa ha stabilito, tramite la direttiva ETS (emission trading scheme) le regole del mercato europeo del carbonio, che poi sono state recepite dai singoli paesi membri, per esempio l’Italia ha recepito il tutto con il piano nazionale di assegnazione (pna 2008-2012) attribuendo a ciascuna azienda interessata dei limiti di emissioni.

    Se un’azienda inquina meno rispetto al suo limite, avanza delle quote di CO2 che può rivendere nel mercato dei crediti, se invece inquina di più, deve acquistare crediti extra da chi è stato più virtuoso, oppure compensare le emissioni in progetti dedicati.

    Nel 2009, in seguito alla crisi economica e alla riduzione della produzione, le emissioni di molte aziende italiane sono calate ben al di sotto delle soglie limite, tanto da far accumulare un disavanzo di crediti di CO2 che, se venduti nel mercato europeo, potrebbero totalizzare una somma di circa 200 milioni di euro.

    La stessa Enel, per esempio, che da sola emette un decimo di quanto emette l’intera Italia, nel 2009 ha prodotto 33,8 milioni di tonnellate di CO2, a fronte di una possibilità legale di 37,5 Mt. Ha quindi avanzato 3,7 Mt di CO2 che potrebbe rivendere, totalizzando un guadagno di circa 44 milioni di euro.

    Sembra dunque ingiustificata la preoccupazione che il Governo italiano ha dimostrato nei confronti del meccanismo ETS, a tal punto da introdurre un rimborso per le aziende italiane che hanno sostenuto spese di adeguamento ai limiti della direttiva. Aiuto finanziario che viene costituito attraverso i contributi dei cittadini italiani.

    Se le aziende entrassero a pieno regime nel clima europeo, diminuendo le emissioni e vendendo i crediti in eccesso, non avrebbero bisogno di alcun sostegno, anzi, i contribuenti italiani potrebbero dirottare i propri fondi altrove.

    Pensate infatti che tra le società italiane più inquinanti, solo 3 dovrebbero effettivamente pagare milioni di euro a causa della CO2 emessa in eccesso (il resto delle aziende invece guadagna grazie al meccanismo ETS).

    Queste uniche 3 aziende, che non hanno saputo, o potuto, diminuire l’inquinamento dei propri stabilimenti, non pagheranno comunque di tasca loro, perché beneficiano del CIP6, che prevede di riversare nella bolletta degli italiani gli extra-costi di Kyoto.

    Qualcosa nel sistema sembra poco lineare: da una parte vale il meccanismo ETS, ossia per il guadagno delle aziende ottenuto dalla vendita di CO2 in eccesso, dall’altra, quando le aziende falliscono e inquinano troppo, gli sbagli vengono coperti dai cittadini.

    Ma se il guadagno che arriva dalle quote di CO2 non viene investito a favore della comunità, il dubbio è come mai i cittadini debbano pagare di tasca loro le inadempienze di altri.

    Oppure come ho letto su nexus da poco, si sta da decenni puntando ad un futuro verde tecnocratico dove anche l'energia alternativa diventerà un sistema capillare di controllo

    http://www.genitronsviluppo.com/2009/04/07/smart-grid-rete-elettrica-intelligente/

    40 milioni di contatori intelligenti e 3000 chilometri di linee di trasmissione, a questo sta puntando gli USA con Obama. Ciò significa che il 2009 potrebbe essere l’anno giusto per iniziare finalmente a dare reale attenzione alla Power Grid 2.0, la famosa Smart Grid in grado di dare una svolta alla rete elettrica realizzata negli anni ’60 e ’70 trasformandola in una moderna rete che utilizza microprocessori e software per lavorare in modo efficiente e attingere a fonti rinnovabili per la distribuzione di energia.[…]

    Abbiamo bisogno di una Smart Grid perché, aumentando la popolazione, cresce anche la domanda di elettricità, ma abbiamo anche bisogno di ridurre il nostro consumo di energia elettrica per la lotta contro il riscaldamento globale. Smart Grid significa soprattutto efficienza energetica. Il mondo consuma 14 terawatts di energia ogni giorno. Fra 50 anni avremo bisogno di 28 terawatts. Dove troveremo gli altri 14? Dovremmo attivare un nuovo impianto da 1.000 megawatt di potenza al giorno, poi un altro il giorno successivo e così via per i prossimi 40 anni, in questo modo otterremo gli altri 14 terawatts che ci mancano. […]

    Secondo alcuni rapporti, gli enti erogatori di energia dovranno aggiungere un aggregato di circa 40 gigawatt di energia pulita entro il 2030 e, per fornire tutta questa energia ai propri clienti, dovranno attuare un investimento complessivo di più di $ 2 trilioni in reti di trasmissione e distribuzione. E con questo si tratta solo di energia pulita addizionale- serviranno anche investimenti in software, hardware e reti wireless per consentire l’alimentazione della rete intelligente Smart Grid in modo da gestire tutte le capacità supplementari.

    La Smart Grid può costare ovunque da $ 100 a $ 300 al metro a seconda della sofisticazione del contatore. Così 40 milioni di contatori intelligenti installati potrebbero costare un minimo di $ 4 miliardi. Storicamente si calcola che l’investimento nella tecnologia della Smart Grid è stato minimo, ma i capitalisti hanno recentemente iniziato ad investire sempre più denaro nel settore. Secondo il Cleantech Group l’avvio alla creazione della Smart Grid ha portato ad un record di investimenti per $ 202 milioni nel terzo trimestre del 2008

    La co2 da tempo mi sembra una bella palla con cui si gioca ognuno per i propri interessi.


    #73175
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    sto cercando qualche voce contraria alla solita “spiegazione”:

    Nel Paese che ha conquistato il primato di più grande investitore al mondo nell’energia pulita, con finanziamenti nelle rinnovabili che hanno superato i 220 miliardi di dollari, sono state rispolverate vecchie e nuove trame cospirazioniste e si è rafforzato l’antagonismo con il competitor statunitense nella corsa all’energia verde. ..

    “La politica e le tasse sulle emissioni di carbonio sono in realtà guidate dall’Occidente come le basi per un nuovo ciclo dell’economia virtuale” ha affermato Zhang, ribadendo che gli statunitensi hanno puntato proprio nel settore dell’enviro-tech per uscire dalla gravosa crisi economica mondiale. “Diversi pannelli solari sono fatti in Cina, eppure nel Paese l’inquinamento è rimasto, perchè vengono tutti usati all’estero” ha proseguito Zhang Musheng, sottolineando come la green-technology, quella “made in China”, abbia finora prodotto solo elevati costi ambientali ed economici.
    La voce di Zhang sembra essersi unita al coro di voci dei 700 scienziati dissenzienti che disconoscono le previsioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite e rigettano il problema del riscaldamento globale, apostrofandolo come “il peggior scandalo scientifico della storia”. La comunità di studiosi internazionali, stigmatizzando l’approccio unilaterale con cui l’IPCC avrebbe inventato “una nuova religione” fondandosi solo su modelli climatici, ha suggerito che la causa del riscaldamento globale debba essere ricercata nella natura, nei suoi regolamenti interni piuttosto che nella società umana.
    http://www.thepostinternazionale.it/2011/10/il-riscaldamento-globale-per-i-cinesi-e-un-falso-problema/


    #73176
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Probabilmernte oltre ad un Solare-Lunare effetto delle maree, esiste una planetaria modulazione dell’ eliosfera e del flusso dei raggi cosmici che raggiungono la Terra e / o delle proprietà elettriche della ionosfera. Quest’ultima, a sua volta, alla fine, la potenzialità di modulare la copertura nuvolosa globale e le oscillazioni del clima attraverso l’ oscillazioni del albedo. In particolare, un quasi ciclo di 60 anni dalle grandi dimensioni è abbastanza evidente dal 1650, in tutte le registrazioni climatico-astronomico che io ho qui studiato, che comprendono anche una registrazione storica delle cadute di meteoriti in Cina 619-1943. Questi risultati supportano la tesi che le oscillazioni del clima hanno un’origine astronomica.
    http://daltonsminima.altervista.org/?p=17176


    #73177
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Climategate

    Nuovo giro nuova corsa, appena poche ore ha iniziato a circolare un altro file proveniente dal misterioso hacker FOIA, apparentemente lo stesso che aveva messo sulla rete i dati e le mail comparsi nel novembre 2009.

    E pare che si tratti ancora una volta di dati autentici, The Guardian, il primo media a tuffarsi sulla notizia, ha già raccolto le prime dichiarazioni di Michael Mann che fa sapere: “Beh, sembra siano le mie, ma faccio fatica a vederci qualcosa di male, a parte il fatto che saranno prese e decontestualizzate…” [vedasi qui].

    Analogamente sta facendo la BBC, riportando anche che i messaggi sarebbero del 2009, per cui si potrebbe trattare di materiale tenuto appositamente in serbo. E con la conferenza di Durban alle porte si capisce anche il perché. [vedasi qui]
    Insomma, ci risiamo, e questa volta pare ci sia anche una specie di rivendicazione. Il primo file della lista (5.000 email leggibili più altre 220.000 protette da password ancora ignota), sembra provi a spiegare le ragioni di questo gesto..
    http://22passi.blogspot.com/2011/11/il-climategate-si-scalda.html


    #73178
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Due giorni fa, infine, lo scoppio del Climategate 2.0, con la pubblicazione di nuove email (la cui autenticità non è stata smentita dagli autori) già ripresa dai media britannici e americani e in Italia dal blog Climatemonitor: è vero che a una prima analisi non sembra ci sia nulla di nuovo, le lettere sono datate qualche anno fa. Ma tutte confermano il sistema usato da parte della comunità scientifica: tra noi si discute e ci si scanna, ma all’opinione pubblica e ai politici bisogna dare una sola versione, quella catastrofista. “Le osservazioni non mostrano alcun aumento delle temperature lungo la troposfera tropicale, a meno che non si prendano in considerazione un singolo studio e un singolo approccio, trascurandone un mucchio di altri. Questo è davvero pericoloso. Dobbiamo comunicare l’incertezza ed essere onesti”, scriveva qualche anno fa in una email lo scienziato Peter Thorne. Erano però ancora i tempi in cui bisognava raccontare che tutta la comunità scientifica era d’accordo, che ormai si era giunti alla certezza delle cause del global warming, e chi osava affermare il contrario era un “nazista”, come detto da Al Gore.
    http://daltonsminima.altervista.org/?p=17378
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/11305


    #73179
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/lincerto-futuro-del-protocollo-di-kyoto
    Stefano Caserini

    Da quando nel 1997 è stato approvato il Protocollo di Kyoto, e ancor di più dopo la sua entrata in vigore nel febbraio del 2005, “Kyoto” è stata una parola che ha accompagnato numerose azioni di enti pubblici o individuali di riduzione delle emissioni; una parola inserita nel nome di organizzazioni e progetti, osservatori, master, sportelli per le aziende, dichiarazioni e impegni concreti. Insomma, una parola simbolo delle politiche sul clima.

    Sempre più spesso si sente dire che il protocollo di Kyoto è morto, ha fallito, che è stato o va abbandonato. Quanto c’è di vero in queste affermazioni? E quali sarebbero le conseguenze per le politiche sul clima, per il futuro climatico del pianeta?
    Per rispondere, occorre capire come funzionano le trattative, i tavoli negoziali e le forze in gioco. Questo sarà l’oggetto di questo e dei prossimi post.

    Sin dalla sua approvazione, era chiaro che il Protocollo di Kyoto era una risposta parziale, iniziale, ad un problema grande e complesso. Ma siccome ogni lungo percorso inizia con un piccolo passo, ci si è spesso riferiti a “Kyoto” per spronare all’azione, per mostrare a quanti dubitavano della necessità di azioni concrete (o viceversa erano preoccupati per la lentezza delle risposte della politica) che qualcosa si stava facendo: tutto sommato era stato approvato un obbligo di riduzione delle emissioni in un quadro legale vincolante. Nel 2008-2012 i principali paesi industrializzati e quelli con le economie in transizione (riportati nell’Annex B del Protocollo: Stati Uniti, Europa, Canada, Giappone, Australia, Federazione Russa, ecc.) si impegnavano a ridurre le loro emissioni del 5,2% rispetto a quelle del 1990.
    Sin dal 1997 era evidente che il Protocollo di Kyoto non poteva essere l’unica misura contro i cambiamenti climatici, ma il preliminare a una seria politica sul clima. Data la crescita delle emissioni in economie emergenti come la Cina, l’India, il Brasile, Messico, Sudafrica, Corea del Sud, anche se i paesi industrializzati avessero tutti rispettato gli impegni, le emissioni globali sarebbero comunque aumentate, come in effetti è successo….


    #73180
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [quote1322912299=Richard]
    Due giorni fa, infine, lo scoppio del Climategate 2.0, con la pubblicazione di nuove email (la cui autenticità non è stata smentita dagli autori) già ripresa dai media britannici e americani e in Italia dal blog Climatemonitor: è vero che a una prima analisi non sembra ci sia nulla di nuovo, le lettere sono datate qualche anno fa. Ma tutte confermano il sistema usato da parte della comunità scientifica: tra noi si discute e ci si scanna, ma all’opinione pubblica e ai politici bisogna dare una sola versione, quella catastrofista. “Le osservazioni non mostrano alcun aumento delle temperature lungo la troposfera tropicale, a meno che non si prendano in considerazione un singolo studio e un singolo approccio, trascurandone un mucchio di altri. Questo è davvero pericoloso. Dobbiamo comunicare l’incertezza ed essere onesti”, scriveva qualche anno fa in una email lo scienziato Peter Thorne. Erano però ancora i tempi in cui bisognava raccontare che tutta la comunità scientifica era d’accordo, che ormai si era giunti alla certezza delle cause del global warming, e chi osava affermare il contrario era un “nazista”, come detto da Al Gore.
    http://daltonsminima.altervista.org/?p=17378
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/11305
    [/quote1322912299]
    http://www.astronomia.com/2011/12/02/il-secondo-e-forse-definitivo-scandalo-investe-l%E2%80%99ipcc/

    Una nuova serie di 5000 email scambiati tra gli scienziati legati all’IPCC sono stati resi pubblici e hanno gettato un nuovo, forse decisivo, discredito sui metodi usati per caldeggiare l’ipotesi del riscaldamento globale.
    Sono emersi tre temi principali dalle discussioni informatiche rese pubbliche pochi giorni fa: (1) scienziati tra i più potenti all’interno dell’IPCC hanno preferito nascondere piuttosto che divulgare dati e discussioni poco favorevoli alla loro causa; (2) gli stessi scienziati vedono il riscaldamento globale come un problema politico piuttosto che un argomento di discussione scientifica equa e bilanciata; (3) molti scienziati dell’IPCC ammettono uno con l’altro che la maggior parte della scienza che hanno utilizzato per i loro “report” è molto debole e alterata da volontarie manipolazioni di fatti e dati…


    #73181
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    #73182
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    ..“La scienza dice che in realtà il diossido di carbonio deve essere limitato fin da subito per ottenere dei beneficio in un lontano futuro”. C’è molto più inquinamento da anidride carbonica rispetto al metano e alla fuliggine, ma le ultime due sostanze sono molto più potenti…
    Lo studio contiene anche una analisi costi-benefici per comprendere se applicare i metodi di controllo dell’inquinamento sarebbe troppo costoso. In realtà i benefici derivanti dalla cattura di metano e fuliggien sarebbero sino a dieci volte il valore dei costi. Negli Stati Uniti, Shindell ha calcolato che le misure anti-inquinamento eviterebbero circa 14.000 morti nelle persone di età superiore a 30 entro il 2030. Ma i benefici per la salute sarebbero molto più grandi in Cina e in India, dove la fuliggine è il più grande problema
    http://www.tuttoscienze.com/ultime-notizie/riscaldamento-globale-abbattere-emissioni-di-fuliggine-e-metano


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