SALVIAMO IL NOSTRO PIANETA

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Questo argomento contiene 414 risposte, ha 23 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Anonimo 8 anni fa.

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  • #92121
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1326315300=sephir]
    [quote1326313334=farfalla5]

    Sephir, grazie che bella idea !lol
    Mi fa piacere che Marcin sia il mio connazionale, non ti dispiace che questo video metto nell' apposito topic di Ted. :legg:
    [/quote1326313334]

    Si farfalla, un eccellente connazionale direi! :hehe:
    L'apposito topic è quello dedicato ai video ted immagino,
    la prossima volta posterò diligentemente li! thanks.
    [/quote1326315300]
    :amicil: !heart


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #92122

    sephir
    Partecipante

    [quote1326315965=farfalla5]
    [quote1326315300=sephir]
    [quote1326313334=farfalla5]

    Sephir, grazie che bella idea !lol
    Mi fa piacere che Marcin sia il mio connazionale, non ti dispiace che questo video metto nell' apposito topic di Ted. :legg:
    [/quote1326313334]

    Si farfalla, un eccellente connazionale direi! :hehe:
    L'apposito topic è quello dedicato ai video ted immagino,
    la prossima volta posterò diligentemente li! thanks.
    [/quote1326315300]
    :amicil: !heart
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    :amicil:


    #92123

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9674

    NIENTE SALVATAGGI PER IL PIANETA
    Postato il Mercoledì, 11 gennaio @ 21:40:00 CST di supervice

    Perché, mentre è così facile salvare le banche, è così difficile salvare la biosfera?
    DI GEORGE MONBIOT
    http://www.monbiot.com
    Le banche le salvano in una giornata. Ma anche solo per pensare di salvare il pianeta ci vogliono decenni.

    Lord Stern ha calcolato che sistemare il cambiamento climatico costerebbe circa l'1% del PIL mondiale, mentre restare fermi e lasciare che ci colpisca costa tra il 5 ed il 20%. L'uno per cento del PIL equivale, al momento, a 630 miliardi di dollari. Nel marzo del 2009, Bloomberg ha rivelato che la FED [Banca Centrale degli USA, ndt] ha destinato 7,77 trilioni di dollari alle banche. Si tratta solo di un contributo del governo: eppure tale somma equivale a 12 volte il costo annuale del cambiamento climatico globale. Aggiungendo i finanziamenti degli altri paesi la cifra si moltiplica di molto.

    Questo sostegno è stato dato su richiesta: appena le banche hanno dichiarato di volere aiuto, lo hanno ottenuto. Nell'arco di un solo giorno, la FED ha reso disponibili 1,2 trilioni di dollari, più di quanto l'intero pianeta abbia messo a disposizione per il cambiamento climatico negli ultimi venti anni.

    Tutto si è svolto senza condizioni e anche in segreto: ci sono voluti due anni perché i giornalisti potessero illustrarne i dettagli. Le banche hanno gridato “aiuto” e il governo ha semplicemente tirato fuori il portafogli. E va ricordato che il tutto è accaduto sotto George W. Bush, la cui amministrazione si era dichiarata fiscalmente conservatrice.

    Ma far sì che il governo americano impieghi una qualsiasi forma di aiuto fiscale per il pianeta – anche solo un paio di miliardi – è come togliersi un dente. “Non ce lo possiamo permettere!”, urlano i Repubblicani (e molti tra i Democratici). Rovinerà l'economia! Torneremo a vivere in caverne!”

    Spesso vengo colpito dalla retorica pomposa e selvaggia di coloro che accusano gli ambientalisti di diffondere il panico. “Se questi allarmisti facessero come vogliono, distruggerebbero l'intera economia”: questo è il genere di dichiarazione che si sente quasi tutti i giorni, senza alcuna parvenza di ironia.

    Nessun legislatore, per quanto ne so, è ancora stato capace di spiegare perché ci si può permettere di destinare 7,7 trilioni di dollari alle banche, mentre non è possibile investire cifre molto più basse in nuove tecnologie e risparmio energetico.

    Gli Stati Uniti e le altre nazioni hanno iniziato ad affrontare seriamente il problema del cambiamento climatico nel 1988. Tuttavia, non esiste ancora un accordo mondiale vincolante ed è improbabile che ce ne sarà uno entro il 2020, se mai avverrà. Gli accordi per salvare le banche vengono conclusi senza alcuna fatica nei summit economici, mentre fare progressi nei summit ambientali sembra come usare un asino per trainare un camion di 44 tonnellate.

    Per fare un esempio, il risultato di Durban, dopo imprese sovrumane, è stato migliore di quanto temessero gli ambientalisti. Dopo Copenaghen e Cancun non sembrava plausibile che le nazioni ricche e quelle povere sarebbero mai state d'accordo per creare un giorno un trattato vincolante, ma lo hanno fatto. Questo non significa che il risultato è stato buono: anche se tutto andasse come pianificato, c'è ancora la probabilità che la temperatura si surriscaldi di più di due gradi, il che minaccia molti luoghi e molti abitanti della Terra.

    Il resoconto più chiaro che io abbia letto finora riguardo le negoziazioni e l'esito dell'incontro di Durban è stato scritto da Mark Lynas, che ha partecipato come consigliere del presidente delle Maldive. Egli ha documentato la complessità bizantina del risultato di vent’anni di ostruzioni e tergiversazioni. Quando le nazioni potenti voglio fare qualcosa, lo fanno in modo semplice e veloce. Quando non vogliono, i loro accordi con gli altri paesi si trasformano in un nascondino.

    Ecco alcuni punti chiave:

    le negoziazioni più importanti si riducono a una battaglia tra due gruppi: l'Unione Europea, i paesi meno sviluppati e le piccole isole da un lato; gli USA, il Brasile, il Sud Africa, l'India e la Cina dall'altro, cercando di resistere alla pressione.
    Il primo gruppo ha avuto in qualche modo successo: le altre nazioni hanno acconsentito a elaborare un accordo vincolante “applicabile a tutte le parti”. In altre parole, diversamente dal Protocollo di Kyoto che regola solo le emissioni di gas serra di un gruppo di paesi ricchi, questo accordo sarebbe valido per tutti, e comunque ciò non significa necessariamente che le nazioni dovranno ridurre le emissioni.
    Il primo gruppo non è riuscito ad ottenerlo rapidamente. Le nazioni più povere volevano un risultato legalmente vincolante entro la fine dell'anno prossimo. Ma il gruppo USA-Cina ha spinto per il 2020 e ci sono riusciti. A meno che questa situazione non cambi, limitare l'aumento della temperatura globale a due gradi o meno risulta più difficile, se non impossibile.
    Il Protocollo di Kyoto, sebbene rimanga in vigore fino al 2017 o 2020, è ad un punto morto. Di fatto, come suggerisce Lynas, a meno che le ambiguità in esso contenute vengano limitate, potrebbe risultare addirittura inutile, perché potrebbero minare gli impegni volontari che gli stati firmatari hanno contratto.
    Le nazioni hanno accordato la creazione di un Green Climate Fund per aiutare i paesi in via di sviluppo a limitare le emissioni di gas serra e adattarsi all'impatto del surriscaldamento globale. Ma con tre eccezioni: la Corea del Sud, la Germania e la Danimarca hanno deciso di non investire denaro nel progetto. Il fondo dovrebbe ricevere 100 miliardi di dollari all'anno: un sacco di soldi, finché non vengono paragonati a quelli delle banche.
    Da qui al 2020, possiamo solo fare affidamento sugli impegni volontari dei paesi. Secondo uno studio dell'ONU, queste iniziative mancano dei tagli necessari per impedire un aumento superiore ai due gradi, equivalenti a circa 6 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio.
    Ma, pur riconoscendo i traguardi raggiunti dall'accordo di Durban, due gradi sono ancora troppi. Ha aumentato la possibilità di un impegno a mantenere l'incremento sotto un grado e mezzo di temperatura. Questo richiederebbe un programma di tagli molto più rapido di quanto previsto.
    Quindi, perché risulta così facile salvare le banche e così difficile salvare la biosfera? Se per caso ci fosse bisogno di dimostrare che i nostri governi operano negli interessi dell’élite piuttosto che nell'interesse del mondo intero, ecco le prove.


    #92124

    Anonimo

    http://www.ecoblog.it/post/14249/la-quercia-di-pinocchio-un-bene-paesaggistico-per-il-comune-di-capannori#continua

    La quercia di Pinocchio, un bene paesaggistico per il Comune di Capannori
    Pubblicato: sabato 14 gennaio 2012 da AlterEco

    La quercia del carissimo Pinocchio, amico dei giorni più lieti, bene paesaggistico. A proporlo è il Comune di Capannori, noto per l’attenzione alla sostenibilità ambientale principalmente per la sua politica rifiuti zero.
    La quercia in questione si narra sia quella che ha ispirato il celebre passo in cui Pinocchio, insieme a quei furbastri del Gatto e della Volpe, sotterrò i denari mentre era diretto verso il Paese dei Balocchi:
    Gli legarono le mani dietro le spalle e passatogli il nodo scorsoio intorno alla gola lo attaccarono penzoloni al ramo della quercia grande.
    Grande è dir poco, maestosa dall’alto dei suoi 24 metri e con un tronco di oltre 4 metri di circonferenza. Dal momento che più volte ha rischiato di finire male, come legna da ardere per i tedeschi durante la guerra, ed oggi fa da lavagna ai due cuori ed un coltello dei vandali innamorati o a chi ne strappa i rami come souvenir, il Comune di Capannori vuole assicurarsi che viva ancora a lungo.

    Oggi la quercia ha già 600 anni e rappresenta un valore storico, estetico e culturale per il territorio della provincia di Lucca. Un’altra leggenda la consacra come la quercia delle streghe per via della sua forma schiacciata, dovuta al peso delle streghe che si narrava danzassero sopra i suoi rami. Il tronco è talmente ampio da richiedere quattro persone disposte in cerchio per abbracciarla.
    La farnia è iscritta nell’albo degli Alberi Monumentali del Corpo Forestale dello Stato. Per una gita fuori porta alla scoperta dei ricordi dell’infanzia o semplicemente per ammirarla se vivete o passate da quelle parti, la trovate a San Martino in Colle, in località Zone, ad otto km da Lucca.


    #92125
    kingofpop
    kingofpop
    Partecipante

    quello che mi fa incavolare è che vogliano salvaguardarla perchè bene storico…allora le altre possono anche bruciare?il motivo della salvaguardia deve essere:gli alberi sono vita e in quanto tale non bisogna toccarli..vabbè tanto lo so che sono solo chiacchiere


    #92126
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    [quote1326545645=kingofpop]
    quello che mi fa incavolare è che vogliano salvaguardarla perchè bene storico…allora le altre possono anche bruciare?il motivo della salvaguardia deve essere:gli alberi sono vita e in quanto tale non bisogna toccarli..vabbè tanto lo so che sono solo chiacchiere
    [/quote1326545645]

    Un po come quando l'intera opinione pubblica si muove per un bambino abbandonato dalla mamma che sta morendo e si fanno trasmissioni su trasmissioni nel mentre che 100 bambini brasiliani o africani muoiono di fame.

    La vita ha valore differente per la cultura attuale.


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #92127
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    avete proprio ragione!
    … la cultura, un tempo era sinonimo di valori e tradizioni … ora è solo spazzatura (cioè generalizzando, rappresenta esattamente questa civiltà)

    Lo sforzo che ci viene chiesto ora, è proprio quello di ridare valore autentico alla Vita in tutte le sue forme

    Questa secondo me è la “nostra chiamata”, la Missione di ognuno di noi.

    Facciamo tutto ciò che di meglio possiamo fare come individui … sono certa farà la differenza … °lov


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #92128

    Anonimo

    [quote1326569289=pasgal]
    [quote1326545645=kingofpop]
    quello che mi fa incavolare è che vogliano salvaguardarla perchè bene storico…allora le altre possono anche bruciare?il motivo della salvaguardia deve essere:gli alberi sono vita e in quanto tale non bisogna toccarli..vabbè tanto lo so che sono solo chiacchiere
    [/quote1326545645]

    Un po come quando l'intera opinione pubblica si muove per un bambino abbandonato dalla mamma che sta morendo e si fanno trasmissioni su trasmissioni nel mentre che 100 bambini brasiliani o africani muoiono di fame.

    La vita ha valore differente per la cultura attuale.

    [/quote1326569289]

    La notizia è stata messa su un sito ambientalista che tutto fa tranne speculare.

    Un albero è sempre un albero, che faccia notizia o no, un bambino è sempre un bambino.

    Se non sta bene speculare, non sta bene neanche l'opposto.

    I bambini non hanno mai colpe, così come la natura.
    E' l'uomo, e per dirla alla Pas, quello civilizzato che fa e disfa.

    L'ipocrisia regna sovrana, però dispiace che si abbia malafede anche per notizie buone.


    #92129
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    No nessuna malafede Pier, non essere sulla difensiva, si parla in generale… proprio come hai detto tu. Stai sereno.


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #92130

    Anonimo

    http://www.tuttogreen.it/nuova-ricerca-il-pile-si-deposita-ovunque-ed-e-potenzialmente-dannoso-per-lambiente/

    Nuova ricerca: il Pile si deposita ovunque ed è potenzialmente dannoso per l’ambiente

    Il dato, di per sé, mette subito in allarme: ogni volta che una lavatrice conclude il lavaggio di un indumento in tessuto pile, negli oceani si disperdono 2000 fibre di poliestere e acrilico!

    Questo l’esito di una ricerca pubblicata sulla rivista Science, con l’obiettivo di quantificare e valutare la dispersione di componenti plastiche negli ambienti marini. Scienziati di 6 continenti hanno raccolto ed esaminato la sabbia di 18 differenti siti, più o meno “umanizzati”. E dalle analisi di laboratorio è emerso che l’80% delle componenti sintetiche proviene appunto da pile.

    Ora, non esiste al momento la prova di quanto e come queste particelle siano dannose per l’ambiente marino. Tuttavia vien logico supporre che l’ingerimento di queste sostanze da parte dei pesci potrebbe contaminare l’intera catena alimentare, sino agli esseri umani. Non certo una buona notizia.

    Per limitare i danni, gli scienziati puntano sugli strumenti preventivi, come il controllo delle acque di scarico che le lavatrici riversano in natura. Alle imprese produttrici di lavatrici, ma anche di depuratori e di indumenti in pile, si chiede di adottare nuove metodologie di lavoro e tecniche in grado di salvaguardare la salute del mare. Alcuni grandi marchi hanno modificato i loro standard in chiave ecologica, a dimostrazione che la strada è percorribile.

    Ma se questo studio dice il vero, in che condizioni sono veramente le nostre spiaggie e ai nostri mari, e quindi anche i pesci e agli altri animali marini, dopo tutti questi anni in cui il pile viene prodotto?


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