SALVIAMO IL NOSTRO PIANETA

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Questo argomento contiene 414 risposte, ha 23 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Anonimo 8 anni fa.

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  • #92181

    Anonimo

    http://www.ciaccimagazine.org/?p=8076

    Rifiuti, Federambiente: «Costi di gestione indifferenziato il doppio di quelli per differenziato»

    Il dato emerge dal Green Book 2012. Secondo il presidente Fortini, in Italia ancora il 40% dei rifiuti finisce in discarica, spesso senza aver subito alcun trattamento. La spesa media di una famiglia è 240 euro all’anno

    In Italia, i costi associati alla gestione dei rifiuti indifferenziati hanno un peso doppio sui costi totali rispetto a quelli per i rifiuti differenziati. È uno dei dati più significativi contenuti nel Green Book 2012 di Federambiente e Utilitatis, presentato a Roma. Un rapporto che analizza gli «aspetti economici della gestione dei rifiuti urbani in Italia», spaziando dagli assetti istituzionali agli aspetti micro settoriali, fino allo studio dei bandi di gara.

    Un altro dato interessante lo fornisce il presidente di Federambiente Daniele Fortini durante la presentazione: nel nostro Paese ancora il 40% dei rifiuti (con punte dell’80% al Sud, aggiunge l’ad di Ama Salvatore Cappello) finisce in discarica, spesso senza aver subito alcun trattamento utile per minimizzare il potenziale di inquinamento.

    Per quanto riguarda i dati più strettamente economici, Utilitatis ha calcolato anche la spesa media di una famiglia per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti: un nucleo di tre persone che vive in un’abitazione di 80 metri quadrati nel 2011 ha speso in media 240,37 euro, «con un esborso più elevato nel Centro (279,76 euro all’anno) e al Sud (274,74) e inferiore al Nord Ovest (199,91)».

    In merito invece alla spesa dei Comuni, il rapporto evidenzia che nel 2009 (ultimo anno disponibile), «il costo della gestione (dei rifiuti, ndr) si attesta a 8,5 miliardi di euro, determinati per il 95% da spese correnti, con un aumento del 4% rispetto al 2008. Lazio e Lombardia sostengono i costi maggiori. Il costo pro capite medio sostenuto dagli enti locali è pari a 139,7 euro per abitante, mentre rispetto alle quantità gestite si raggiunge un costo medio di 263,8 euro a tonnellata». Spendono meno i Comuni e gli Ato di medie dimensioni.

    di Veronica Ulivieri Eco dalle Città

    Per scaricare il Rapprto:

    http://www.utilitatis.org/book/green_book/2012greenbook.html


    #92182

    Anonimo

    http://www.ecoblog.it/post/14433/la-terra-a-chi-la-lavora-terra-nuova-e-crocevia-contro-il-land-grabbing

    La Terra a chi la lavora! Terra Nuova e Crocevia contro il land grabbing
    Pubblicato: martedì 31 gennaio 2012 da alessandra
    La campagna globale contro l’accaparramento delle terre è già iniziata un anno fa, a Dakar, quando organizzazioni contadine, associazioni di popoli indigeni e membri della società civile firmarono un documento con il quale si impegnavano a reagire contro i furti dei terreni agricoli ad opera delle multinazionali o degli Stati esteri. La forza di questo manifesto è stata recentemente ribadita nel novembre scorso, durante una conferenza internazionale tenutasi a Nyelenyi, in Mali.
    Ieri, le onlus Terra Nuova e Crocevia hanno diffuso un comunicato in cui danno notizia di un’azione comune volta a scongiurare il proliferare del fenomeno anche nel nostro Paese.
    L’obiettivo finale dell’iniziativa è indurre il nostro governo ad applicare e a far rispettare le “direttive volontarie per l’accesso facilitato alla terra” in negoziazione al Comitato Sicurezza Alimentare delle Nazioni Unite (presso la FAO). Le linee guida volontarie, infatti, sono direttive sulla cessione dei fondi rurali rivolte in ugual misura ai governi e alle imprese, alle banche e ai fondi d’investimento. Dare loro attuazione significa porre barriere molto precise al furto della terra, anche nei paesi terzi.
    In Italia, la nostra capacità produttiva è stata erosa: oltre 700.000 piccole aziende sono sparite nell’arco di un decennio mentre il 30% dei terreni fertili è in mano all’1% delle aziende. In Africa, le mani sulla terra si allungano inesorabilmente. Tra i responsabili dei “furti del diritto a produrre” anche molte imprese italiane (Benetton, Agroils.. ecc.) e, intanto, cresce la tensione da parte delle comunità rurali.


    #92183

    Anonimo

    http://www.ciaccimagazine.org/?p=8039

    Rifiuti Zero: gli Osservatori di tutta Italia a Capannori il 3 e 4 Febbraio

    SABATO 4 FEBBRAIO CAPANNORI OSPITA IL PRIMO INCONTRO NAZIONALE DEGLI OSSERVATORI ‘RIFIUTI ZERO’ .
    Varie realtà italiane a confronto sulle esperienze più innovative, come la Tia Puntuale. Ciacci: ”Un’occasione importante per fare il bilancio di quanto realizzato finora”

    Sarà Capannori ad ospitare il primo incontro nazionale degli ‘Osservatori Rifiuti Zero’ sabato 4 febbraio nell’auditorium di piazza Aldo Moro. Un appuntamento significativo, perché per la prima volta tutti questi importanti organismi che rappresentano non solo le istanze degli amministratori ma anche quelle dei ‘soggetti dal basso’, ovvero movimenti e società civile, sederanno intorno allo stesso tavolo per fare il punto sui risultati sinora raggiunti.
    Il bilancio degli Osservatori Rifiuti Zero – sarà presente anche quello di Napoli – si focalizzerà in particolare sui risultati raggiunti in merito alla Tariffa Puntuale che a Capannori è stata introdotta lo scorso 2 gennaio in via sperimentale in alcune frazioni e sarà estesa a tutto il territorio comunale entro il 2012.
    Ad aprire la giornata alle ore 9 sarà il sindaco, Giorgio Del Ghingaro cui spetterà l’intervento introduttivo dell’iniziativa. Seguiranno gli interventi di molti partecipanti tra cui il professor Paul Connett presidente di numerosi osservatori Rifiuti Zero, Joan Marc Simon di Zero Waste Europe, Enzo Favoino membro di vari Osservatori, Roberto Cavallo anch’egli presente in vari osservatori Concetta Mattia di Anpas Nazionale, Patrizia Lo Sciuto, Zero Waste Italy, Franco Matrone dei Comitati Vesuviani, Agostino di Ciaula di Cittadinanzattiva della Puglia, Massimo Piras di Zero Waste Lazio e Riccardo Pensa della fondazione Volontariato e Partecipazione.
    A coordinare la giornata saranno l’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci e Rossano Ercolini della Rete Italiana Rifiuti Zero.
    “L’appuntamento del 4 febbraio riveste molta importanza – dichiara l’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci – perché è il primo incontro degli osservatori italiani rifiuti zero dopo l’incontro internazionale dello scorso 9 ottobre svoltosi a Capannori, che di fatto ha sancito l’avvio di un percorso di coordinamento operativo nazionale dei Comuni Rifiuti Zero e dei vari soggetti e progetti che fanno parte di questo importante percorso. Sarà infatti l’occasione per tracciare il bilancio delle attività svolte finora e per gettare le basi per quelle future. L’obiettivo rifiuti Zero al 2020, a cui per primo il Comune di Capannori ha aderito a livello nazionale, ma che ormai conta oltre 70 adesioni si fa sempre più vicino: anche nel 2011 si è infatti riscontrato un’ulteriore riduzione dei rifiuti prodotti a Capannori ed una riduzione dei rifiuti a smaltimento passati nel 2011 a 5.400 tonnellate mentre erano 11.500 nel 2008 e 19300 nel 2004”.
    L’incontro nazionale sarà preceduto dalla riunione aperta del team operativo del Centro di Ricerca Rifiuti Zero del Comune di Capannori in programma venerdì 3 febbraio alle 17 nella sala riunioni e dalla presentazione del libre “Meno 100 chili-ricette per la dieta della nostra pattumiera’ di Roberto Cavallo (Edizioni Ambiente) che sarà presentato alle ore 21.00 all’Auditorium di piazza Moro alla presenza dell’autore.
    Le due giornate sono promosse dal Comune in collaborazione con Osservatorio Rifiuti Zero, progetto Active, Ascit, Ambiente e Futuro, Rete Nazionale Rifiuti Zero, Zero Waste Italy e Zero Waste Europe.
    Per informazioni e iscrizioni rifiutizero@comune.capannori.lu.it ; www comune.capannori.lu.it.


    #92184

    Anonimo

    http://www.ecoblog.it/post/14485/dopo-il-picco-del-petrolio-il-picco-del-legno

    Dopo il picco del petrolio, il picco del legno
    Pubblicato: lunedì 06 febbraio 2012 da AlterEco

    Lo sfruttamento delle foreste tropicali, ai ritmi attuali, è insostenibile. Ad ipotizzare un picco del legno, seguito da un declino inarrestabile, è un recente studio condotto dall’Australian National University, pubblicato sulla rivista Biological Conservation.
    Philip Shearman, una delle firme, spiega che nelle Filippine ed in Thailandia la produzione è già in calo. Anche lo sfruttamento forestale definito sostenibile di sostenibile a conti fatti ha ben poco. Gli autori hanno analizzato il caso delle Isole Salomone, emblematico di uno sfruttamento selvaggio delle foreste. Scrivono i ricercatori:
    Il tempo necessario a una foresta tropicale per ripristinare biomassa, volume del legno e biodiversità è stato stimato in diversi modi, e varia da 45 a 500 anni, ma gli alberi più grandi possono avere età comprese tra qualche decennio e mille anni. Questo fa capire quanto i cicli applicati di solito di 30-35 anni siano insufficienti.

    Nelle Isole Salomone, l’estrazione del legname si è verificata ad un tasso di gran lunga superiore alla capacità delle foreste di rigenerarsi e questo sta accadendo in numerose altre aree del Pianeta. Per concedere respiro alle foreste (e a noi di conseguenza), la pausa, secondo gli scienziati, dovrebbe arrivare a sfiorare perlomeno i cinquant’anni.
    La richiesta sempre maggiore di legname porta invece i boscaioli ad inoltrarsi nelle foreste vergini per mantenere elevata la produzione. I ricercatori sottolineano che la deforestazione è responsabile di quasi il 20% delle emissioni annuali di gas serra rilasciate dalle attività umane.


    #92185

    Anonimo

    http://www.ecoblog.it/post/14501/a-san-valentino-coltiva-il-tuo-amore-nel-bosco

    A San Valentino coltiva il tuo amore nel bosco
    Pubblicato: martedì 07 febbraio 2012 da AlterEco

    Se nella foto sopra ci vedete un cuore siete irrimediabilmente innamorati. Non è vero, in realtà è lo stesso meccanismo per cui a volte riconosciamo un volto da una montagna, ma mi sembrava una cosa romantica da dire, visto che siamo in tema. Bando alle ciance, vi abbiamo già elargito qualche consiglio per un San Valentino a basso impatto: dal regalare un albero con Tree-Nation per finanziare interventi di riforestazione nei Paesi in via di sviluppo ad un dono a dir poco speciale: un pezzo di Amazzonia.
    Altra segnalazione degna di nota perché raggiunge un triplice scopo è l’iniziativa lanciata dalla Fattoria dei PolliciNi Verdi: “Coltiva il tuo Amore”. Si tratta sempre di acquistare un albero come regalo di San Valentino ed in aggiunta, con il contributo, verranno finanziate le cure agli animali della fattoria.
    Insomma amore al cubo: per l’ambiente, per il partner e per gli animali. L’albero potete acquistarlo online ed andare a ritirarlo completo di targhetta con il vostro nome e quello della vostra dolce metà. Un’alternativa km zero è lasciare che lo piantino in fattoria, nel Bosco di San Valentino, e ricevere una foto dell’albero a casa da regalare al partner. E per i cuori solitari, ci scrivono dalla Fattoria, niente paura, iniziate pure a piantare l’albero, metterà radici in attesa dell’altra metà e quando la persona giusta arriverà sarà già grande, come il vero amore che sa farsi aspettare a lungo a volte, ma quando arriva chi lo sradica più.


    #92186

    Anonimo

    http://www.ecoblog.it/post/14513/crescere-in-una-fattoria-protegge-da-allergie-ed-asma?bcsi-ac-ED4481DDE3DE1057=1E40A5AB00000503UQntTVTHk1FzwbzX5nMyjh0L81jNAAAAAwUAAIKkKAAIBwAAAAAAADBVAgA=

    Crescere in una fattoria protegge da allergie ed asma
    Pubblicato: giovedì 09 febbraio 2012 da AlterEco

    Il diretto contatto con la natura e gli animali potenzia il nostro sistema immunitario, a patto di crescere in campagna e non di trasferirci dopo gli -anta, quando ormai le nostre difese si sono già costituite in un ambiente asettico. Lo rivela un recente studio condotto dai ricercatori della University of Bristol’s School of Veterinary Sciences, pubblicato sulla rivista Pediatric Allergy and Immunology.
    La ricerca è stata condotta sui maiali, dal momento che hanno un sistema immunitario molto simile al nostro. I maialini sono stati divisi in due gruppi, porcellini allevati con latte artificiale ed in un ambiente asettico, molto simile alle case colme di disinfettanti in cui vivono oggi i bimbi, e porcellini cresciuti con la mamma in fattoria, senza l’ossessione per il granello di polvere insomma e per il più bianco che più bianco non si può.
    Sorpresa, ma neanche tanto, i porcellini cresciuti in fattoria avevano il livello di linfociti T alle stelle. Tradotto, il loro sistema immunitario era più resistente ad allergie, infiammazioni, asma, eczema. Malattie che stanno rendendo la vita un inferno ai nostri bambini oggi. Riflettiamo.


    #92187

    Anonimo

    http://www.ecoblog.it/post/14515/tonno-a-rischio-estinzione-in-tutto-il-mondo-e-senza-distinzioni-di-specie?bcsi-ac-23BCAB4B72BE8863=1E4CA59400000503kWmb9oqWeNNa5iJaLH8Vv3v0uDsBAAAAAwUAAPWgKAAIBwAAAAAAAPgEAAA=

    Tonno a rischio estinzione in tutto il mondo e senza distinzioni di specie
    Pubblicato: giovedì 09 febbraio 2012 da AlterEco

    Lo sfruttamento eccessivo degli stock ittici di tonno sta conducendo ad un rapido declino tutte le specie ed in tutto il mondo. A rivelarlo è una recente ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), a firma di María José Juan-Jordá dell’Universidade da Coruña, in Spagna.
    Da anni ci si interroga sull’impatto della pesca sulle diverse specie di tonno. Questa si può pescare, quest’altra no, qui sì, qui no, in questo mese è ok, in quest’altro no, con questa tecnica sì, con quest’altra meglio evitare. Ma secondo gli autori il dibattito non ha ragione di esistere, dal momento che le popolazioni di tonno sono quasi tutte in calo e quasi tutte in pericolo. La maggior parte degli stock è stato infatti sfruttato fino ai limiti del sostenibile.
    Le popolazioni di tonno hanno subito, a causa della pesca, una riduzione del 60% in media in tutto il mondo negli ultimi cinquant’anni. Certo ci sono specie più colpite di altre, come il tonno rosso dell’Atlantico, che è diminuito dell’80% ma le altre, ecco, non è che se la passino poi tanto meglio con un calo del 60%.
    Anche lo sgombro, più piccolo e con ciclo di vita più breve, è in rapido e vertiginoso declino. Spiegano gli autori che la pesca, ai ritmi attuali, rappresenta una minaccia per tutte le specie, indipendentemente dalle loro dimensioni, e di conseguenza mette in pericolo anche le economie costiere fondate sulla pesca e gli equilibri ecosistemici.


    #92188
    kingofpop
    kingofpop
    Partecipante

    tutto è ormai a rischio estinzione..è solo questione di tempo..a meno che tutto non ritorni com'era un tempo(non certo secoli fa ma decine di migliaia di anni fa)


    #92189

    Anonimo

    Per fortuna che c'è gente che cerca di ripopolare la fauna a rischio estinzione, ad esempio in abruzzo ormai non è + raro vedere lupi o udire la notte ululati.
    Il tonno non lo mangio + orma da anni


    #92190

    Anonimo

    SHELL MINACCIA IL CIRCOLO POLARE ARTICO. SPOT ANTI-PETROLIO CON GLI ORSI POLARI – VIDEO

    La Shell vuole iniziare le trivellazioni lungo le coste del circolo polare artico. Le immagini con gli orsi sporchi d'olio fanno il giro del mondo
    La Shell vuole iniziare le trivellazioni lungo le coste del circolo polare artico. Se dovesse capitare un incidente con versamento di petrolio, sarebbe impossibile ripristinare l'ecosistema. In Usa lanciano lo spot contro la Shell.

    http://www.cadoinpiedi.it/2012/02/10/shell_minaccia_il_circolo_polare_artico_spot_anti-petrolio_con_gli_orsi_polari_-_video.html


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