SALVIAMO IL NOSTRO PIANETA

Home Forum PIANETA TERRA SALVIAMO IL NOSTRO PIANETA

Questo argomento contiene 414 risposte, ha 23 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Anonimo 7 anni, 3 mesi fa.

Stai vedendo 10 articoli - dal 251 a 260 (di 415 totali)
  • Autore
    Articoli
  • #92221

    Anonimo

    http://www.ilcambiamento.it/culture_cambiamento/consapevolezza_cambiamento_ballare_tango_due.html

    Consapevolezza e cambiamento, a ballare il tango si dev'essere in due
    “Non dovrebbe essere nelle mani di una sola persona o compagnia la decisione di cosa è meglio per se stessa o per gli altri. Le persone devono prendere coscienza di loro stesse. Devono valutare le conseguenze del proprio modo di condotta”.

    di Inge de Boer – 24 Febbraio 2012

    “Un contadino necessita della pioggia e del sole affinché il suo raccolto cresca”
    Un contadino necessita della pioggia e del sole affinché il suo raccolto cresca. Ama il proprio mestiere e desidera produrre un prodotto di ottima qualità. Ovviamente è anche importante che gli venga offerto un buon prezzo per i suoi prodotti, cosicché possa nutrire se stesso e la propria famiglia.

    Lo stesso vale per il consumatore. Egli desidera trovare un buon prodotto al supermercato, ma soprattutto è disposto a pagare un prezzo equo. Nel bel mezzo troviamo l’imprenditore, il quale desidera pure lui il meglio per se stesso: prezzi bassi all’ingrosso e buoni profitti su ciò che vende. La parola chiave in tutto ciò è efficienza! Come possiamo soddisfare tutti quanti?

    Non molto tempo fa lessi un articolo su una conferenza. Un direttore di una grande impresa internazionale di supermercati spiegava come essa contribuisca a rendere il mondo un po' migliore. Egli lavora presso una impresa che vende prodotti in tutto il mondo. Per questo la sua influenza sulla prosperità ed il benessere potrebbe essere enorme. Per questo è così piacevole sentirlo parlare degli sforzi che la sua ditta fa per contribuire a migliorare il mondo.

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Occidente ha sempre quasi vissuto in agiatezza economica. Tutto doveva essere più grande, più veloce e migliore. Viaggiare divenne molto facile e le industrie potevano produrre facilmente ed economicamente tutti i tipi di prodotti. Molti di noi ancora vivono in questo movimento, ma suppongo che dobbiamo renderci conto che questa crescita finirà o come minimo dovrà rallentare. Il narratore succitato capisce che qualche cosa deve cambiare, ma non capisce realmente cosa deve cambiare e, cosa più importante, come la sua compagnia potrebbe contribuirvi.

    “Non dovrebbe essere nelle mani di una sola persona o compagnia la decisione di cosa è meglio per se stessa o per gli altri”
    Per coloro che non hanno ancora letto l’articolo, il direttore spiega come la sua compagnia cerchi di creare posti di lavoro per coloro che ne hanno bisogno, di ridurre le distanze di trasporto e di produrre meno rifiuti. Tutti sforzi che dovremmo apprezzare. Tuttavia mi sembra che egli non consideri l’altro aspetto della sua storia. La compagnia vende prodotti locali per assicurare un lavoro ai vari produttori locali.

    In questo modo egli riduce anche le distanze di trasporto, cosa che ha un impatto sicuramente positivo sull’ambiente. Come già ho detto non posso lamentarmi di questi vantaggi. In questa maniera facilita il compito del cliente. Il cliente non deve fare sforzi per cambiare il proprio comportamento. Fra l’altro, i possibili vantaggi per i produttori non sono ancora stati menzionati.

    E forse sono proprio queste ultime osservazioni che mi fanno obbiettare. Non dovrebbe essere nelle mani di una sola persona o compagnia la decisione di cosa è meglio per se stessa o per gli altri. Le persone devono prendere coscienza di loro stesse. Devono valutare le conseguenze del proprio modo di condotta. Se una persona è capace di intendere cosa succede dopo il consumo eccessivo di alcolici (e quindi decidere se continuare ed ubriacarsi o smettere), perché questa stessa persona non può riflettere sulle conseguenze del proprio modo di fare la spesa?

    Penso che se desiderate un mondo più pulito, più pacifico e più felice, dovreste ora fare un esame di coscienza e verificare se il vostro attuale comportamento contribuisce a preservare la terra. Pensate che la vostra influenza come singolo individuo è trascurabile? Non lo è! Certo non potete far tutto da soli (dopotutto si deve essere in due per ballare il tango), ma potete dare il buon esempio e vedrete che ben presto altri vi seguiranno!

    Traduzione di Anna Noaro


    #92222
    sphinx
    sphinx
    Partecipante

    [quote1330091425=Pier72Mars]
    Sicuramente hanno un'altra mentalità, lis timo e mi piace il loro modo di fare e pensare
    [/quote1330091425]

    In che senso hanno un'altra mentalità?


    #92223

    Anonimo

    Per loro i valori della vita sono diversi, noi vediamo il Dio denaro come fine, loro no, sono nati con uno spirito diverso e quindi riescono a fare queste cose e ci credono, per noi è molto diverso, solo quando staccheremo la spina e cambieremo completamente stile forse riusciremo a capirlo


    #92224
    sphinx
    sphinx
    Partecipante

    [quote1330107881=Pier72Mars]
    Per loro i valori della vita sono diversi, noi vediamo il Dio denaro come fine, loro no, sono nati con uno spirito diverso e quindi riescono a fare queste cose e ci credono, per noi è molto diverso, solo quando staccheremo la spina e cambieremo completamente stile forse riusciremo a capirlo
    [/quote1330107881]

    Gia'.. ma se quì da noi organizzassero un raduno del genere,tu ci andresti?


    #92225
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1330109802=sphinx]

    Un milione di bambini per cambiare il mondo :cor:
    —————————————————–

    http://www.testesso.com/wp-content/uploads/2011/03/Change-the-world-Howard-Mc-Crary1.jpg

    [/quote1330109802]
    Mamma mia che notizia stupenda… °lov


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #92226

    Anonimo

    [quote1330147868=sphinx]
    [quote1330107881=Pier72Mars]
    Per loro i valori della vita sono diversi, noi vediamo il Dio denaro come fine, loro no, sono nati con uno spirito diverso e quindi riescono a fare queste cose e ci credono, per noi è molto diverso, solo quando staccheremo la spina e cambieremo completamente stile forse riusciremo a capirlo
    [/quote1330107881]

    Gia'.. ma se quì da noi organizzassero un raduno del genere,tu ci andresti?
    [/quote1330147868]

    Già il problema è questo: “se”…….

    ovvero qui non verrà mai organizzato


    #92227
    sphinx
    sphinx
    Partecipante

    [quote1330149620=Pier72Mars]

    Già il problema è questo: “se”…….

    ovvero qui non verrà mai organizzato
    [/quote1330149620]

    Mai dire mai..ma comunque, facciamo un'ipotesi:……ci andresti?

    In altre parole: credi nella “moltitudine inarrestabile”?

    Credi che l' intenzione di volere un mondo diverso possa fare la differenza?

    Pensi che sia possibile che le cose possano cambiare se una certa percentuale di persone si “sintonizzano” su quest'idea?

    Conosci l'esperimento della centesima scimmia?

    E' solo per fare due chiacchere Pier..

    :cor:


    #92228

    Anonimo

    http://www.ciaccimagazine.org/?p=8428

    Collasso ecologico: il WWF denuncia i costi ambientali delle materie prime

    Il WWF in collaborazione con Sustainable Europe Research Institute (SERI) ha reso noto lo studio Market Transformation – Sostenibilità e mercati delle risorse primarie. In pratica solo in Italia commodities quali caffè, cotone, carta e olio di palma:
    “costano” all’ambiente 8 miliardi m³ di acqua, 34,5 mln t di CO2, 8,5 mln ettari di terra, 20 mln t di materiali ‘biotici’ ovvero la biomassa coltivata, 36,5 mln t di materiali ‘abiotici’ (come sedimenti, rocce, minerali erosi) per un totale di mezza tonnellata/anno di risorse per ogni italiano. In 30 anni + 65% di risorse naturali prelevate, con 35 aree prioritarie minacciate.

    Il documento che sarà discusso in occasione di Rio20+ è rivolto alle aziende piuttosto che ai consumatori e include per l’Italia i grandi marchi quali Illy, Lavazza o Zanetti per il caffè; il Gruppo Sofidel, secondo gruppo europeo nel mercato tissue, e ben 18.798 imprese impegnate nella filatura e tessitura oltre alle 36.200 legate alla confezione di abbigliamento; per l’ olio di palma sono coinvolti ENI per i biocombustibili e Autogrill, Ferrero o Barilla per i prodotti alimentari. La richiesta è articolata e richiede appunto che le grandi aziende siano consapevoli della fine delle risorse che potranno essere gestite se si adotteranno:

    soluzioni per trasformare il mercato, promuovendo fonti e filiere sostenibili di produzione delle risorse primarie con il coinvolgimento di imprese, istituzioni e cittadini: un ‘vademecum’ di proposte specifiche, che vanno dall’adesione a standard di sostenibilità per l’approvvigionamento responsabile e sistemi di certificazione internazionalmente riconosciuti (come il Forest Stewardship Council-FSC) all’abolizione delle tariffe sull’importazione di materie certificate, dal trasferimento della pressione fiscale dalla forza-lavoro all’uso delle risorse naturali alle attività di policy fino al consumo consapevole.

    ECCO IL “FARDELLO” DEL MERCATO ITALIANO: DAL BAR ALL’ARMADIO AL SERBATOIO
    Inquinamento, deforestazione, perdita di habitat, specie animali ridotte a rischio estinzione, sottrazione di terreni all’agricoltura, negazione dei diritti umani, sfruttamento e stravolgimento degli stili di vita delle comunità indigene: sono alcune componenti del ‘fardello ecologico’ che il mercato, attraverso le filiere produttive di moltissimi prodotti che entrano nella nostra vita quotidiana ‘trasferisce’ sulle nostre tavole, nei nostri armadi, nel serbatoio delle auto, sui banchi di scuola o sulle scrivanie a lavoro. Oltre a fornire dati e stime sullo scenario italiano e globale, il WWF ha concentrato la propria analisi sui processi produttivi di caffè, carta, cotone e olio di palma:

    CAFFE’: IN UNA TAZZINA DEFORESTAZIONE E SPECIE A RISCHIO.
    Le importazioni italiane di caffè (circa 470mila tonnellate nel solo 2008) gravano sull’ambiente con 1400 milioni di metri cubi acqua, circa 4 milioni di tonnellate di CO2-equivalenti, 1,6 milioni di ettari l’anno – ovvero più della superficie dell’intera Calabria – 700mila tonnellate di materiali biotici e 6,5 milioni di tonnellate di materiali abiotici. In generale, per produrre un chilo di caffè sono necessari 12-14 mq di terra arabile, mentre sono circa 10 milioni gli ettari di terra destinati globalmente alla coltivazione del caffè. Le importazioni italiane di caffè in forma grezza, torreffata o decaffeinata sono cresciute del 130% dal 2000 a oggi e provengono soprattutto da Brasile (33%), Vietnam (16%) e India (10%). (Vedi mappa importazioni italiane). Nello stesso periodo invece le esportazioni sono aumentate del 195%. La produzione mondiale invece ammonta a oltre 7,5 milioni di tonnellate ed è aumentata dell’8% dal 2004 al 2009. Tra i principali danni ambientali e sociali ci sono: il taglio delle foreste pluviali, rischio d’estinzione per il rinoceronte di Sumatra, elefante indiano e tigre di Sumatra. Le aree più colpite sono: Amazzonia, Choco-Darien, laghi africani del Rift, Sumatra, Borneo e Nuova Guinea, Ghats Occidentali (India) e area del grande Mekong. In particolare nell’Isola di Sumatra l’area ricoperta da foreste è passata dal 60%, nel 1960, ad appena il 10% nel 2010.

    CARTA: A SCUOLA, IN UFFICIO, IN EDICOLA E A CASA.
    Sui banchi di scuola o sulle scrivanie in ufficio approda ogni giorno, sotto un’altra veste, il nostro ‘fardello’ quotidiano ‘nascosto’ in quaderni, libri, block notes ecc. Lo stesso vale per carta per usi igienico-sanitari, imballaggi di numerosi prodotti, giornali ecc. Alle importazioni italiane di carta e pasta-carta, infatti, (circa 7,6 milioni di tonnellate) è riconducibile l’utilizzo di 900 milioni di metri cubi d’acqua, l’emissione di 8,5 milioni di tonnellate di gas serra (CO2-equivalente), 5,8 milioni di ettari di terra l’anno – pari alla superficie di Campania, Calabria, Basilicata e puglia messe assieme –, 16 milioni di materiali biotici e 17 milioni di materiali abiotici. Questa risorsa arriva in Italia soprattutto da Germania (19%), Svezia (14%), Francia (10%), USA (8%), Austria (7%), Brasile (6%), Spagna (5%). (Vedi mappa importazioni italiane). I principali problemi ambientali e sociali sono: deforestazione e trasformazione delle foreste, taglio illegale, conflitti sociali, minaccia degli habitat naturali, violazione dei diritti umani e distruzione delle foreste protette. Le aree prioritarie più colpite sono: Amazzonia, foresta Atlantica brasiliana, Cerrado/Pantanal, Borneo, foreste Valdiviane, Altai Sayan, Amur Heilong, Sumatra, area del Mekong, fiumi degli USA sud-orientali. Circa la metà del legno tagliato sul pianeta per usi commerciali è usato per produrre carta, che “occupa” 130 milioni di ettari di terra e solo il 10% della popolazione mondiale (Europei e Nord Americani) consuma circa la metà dei prodotti. Nel 2009 la produzione mondiale di carta e cartone è stata di 377 milioni di tonnellate.

    COTONE: 20MILA ‘SCHELETRI’ L’ANNO NELL’ARMADIO.
    Il fardello ecologico che portano con sé le importazioni italiane di cotone (circa 670mila tonnellate di cotone e derivati nel solo 2009) equivale a: un consumo di 5.300 milioni di metri cubi di acqua, l’emissione di circa 20 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti di gas serra, 944mila ettari di terra l’anno – superficie paragonabile a quella delle Marche –, 955 migliaia di tonnellate di materiali biotici e 13 milioni di tonnellate di materiali abiotici. L’Italia importa il cotone prevalentemente da: Cina (20%), Turchia (13%), Pakistan (11%), India (9%), Bangladesh (5%). (Vedi mappa importazioni italiane). La produzione mondiale è di circa 25 milioni di tonnellate, di cui l’80% proveniente da 5 soli Paesi: Cina (34%), India (21%), USA (12%), Pakistan (8%) e Brasile (5%). Il 99% dei produttori, cui si deve il 75% del prodotto, si trova nei Paesi in via di sviluppo. Il consumo pro-capite è di 6,8 kg l’anno (di 17,7 kg nei Paesi sviluppati). I principali danni ambientali e sociali sono: ingente consumo di acqua ed energia, uso di pesticidi altamente inquinanti (in particolare fertilizzanti azotati sintetici) per l’ambiente e dannosi per la salute umana: si stimano circa 20mila morti l’anno. Condizioni di lavoro precarie che talvolta sconfinano nello sfruttamento minorile e nella schiavitù. Non quantificabili i danni alla fauna selvatica. Le aree prioritarie maggiormente interessate sono: lo Yangtze, l’Amur Heilong, l’Himalaya, i Gaths Occidentali, il Golfo di California, il Delta dell’Indo, l’Amazzonia, le foresta Atlantica brasiliana (Mata Atlantica), il Cerrado/Pantanal.

    OLIO DI PALMA: IN CUCINA, NEL ROSSETTO E NEL SERBATOIO.
    Il fardello ecologico dell’olio di palma importato in Italia (nel 2010 sono arrivate circa 1.100.000 tonnellate di olio grezzo) è costituito da: un consumo di 410 milioni di metri cubi di acqua, 2 milioni di tonnellate di CO2-equivalenti, 210mila ettari di terreno l’anno – un’area grande quanto la provincia d’Ancona -, circa 3 milioni di tonnellate di materiali biotici e circa 1,2 milioni tonnellate di materiali abiotici. La gran parte dell’olio di palma giunge nel nostro Paese da Indonesia (71%), Malesia (13%), Thailandia (7%), Papua Nuova Guinea (6%). (Vedi mappa importazioni italiane). L’utilizzo per i principali prodotti derivati è così suddiviso: 185mila tonnellate per i biocarburanti, 115mila per i prodotti chimici organici, 50mila per le margarine e circa 200mila tonnellate complessive per prodotti il cui contenuto non è facilmente determinabile (cibi contenenti grassi vegetali, saponi e cosmetici). Una ‘zavorra ecologica’ in aumento se si considera che la produzione mondiale di olio di palma negli ultimi 30 anni è passata da 4,9 a 49 milioni di tonnellate e che rispetto al 2000 ci si aspetta una crescita della domanda del 100% nel 2020 e del 200% nel 2050, anche a causa degli investimenti dei produttori di biodiesel. I principali danni ambientali e sociali collegati alla sua filiera produttiva sono: perdita di habitat, erosione e degrado del suolo, inquinamento chimico delle acque e dispersione di pesticidi che giungono sino agli ecosistemi marini, sfruttamento e distruzione degli stili di vita delle popolazioni indigene. Le aree più colpite sono: Borneo, Sumatra, Papua Nuova Guinea, Amazzonia, Bacino del Congo.


    #92229

    Anonimo

    [quote1330154301=sphinx]
    [quote1330149620=Pier72Mars]

    Già il problema è questo: “se”…….

    ovvero qui non verrà mai organizzato
    [/quote1330149620]

    Mai dire mai..ma comunque, facciamo un'ipotesi:……ci andresti?

    In altre parole: credi nella “moltitudine inarrestabile”?

    Credi che l' intenzione di volere un mondo diverso possa fare la differenza?

    Pensi che sia possibile che le cose possano cambiare se una certa percentuale di persone si “sintonizzano” su quest'idea?

    Conosci l'esperimento della centesima scimmia?

    E' solo per fare due chiacchere Pier..

    :cor:

    [/quote1330154301]

    Credo in queste cose, però sono circondato dal nulla, sono tutti depressi e ormai svuotati dentro.

    Servirebbe una bella carica, come queste manifestazioni che aiutano a sintonizzarci l'uno con l'altro.

    L'uomo può fare grandi cose, deve crederci


    #92230

    Anonimo

    http://www.tuttogreen.it/cose-la-permacultura/?bcsi-ac-20a76bc15dbd50f6=1E4CE6F800000503k4ZoTXlTOtWdR20JDDavYGOGcIOlAQAAAwUAAG2oGAAIBwAAlwAAAHfgAwA=

    Cos’è la Permacultura
    di ERIKA FACCIOLLA il 28 FEBBRAIO 2012

    Sviluppata in Australia nel 1978 come modello di agricoltura sostenibile, la permacultura (dall’inglese ‘permanent agriculture’) è un’ insieme di pratiche agronomiche atte a progettare ambienti umani simili agli ecosistemi naturali. Gli inventori di questa particolarissima disciplina sono lo scienziato naturalista Bill Mollison e l’agronomo David Holmgren.

    Il principio fondamentale della permacultura consiste nella convinzione che applicando in maniera etica e responsabile i metodi ecologici nei sistemi produttivi agricoli, si possa ricreare quell’equilibrio perfetto tra uomo e natura indispensabile alla vita stessa. In altre parole, la permacultura punta a dimostrare che la sopravvivenza umana è strettamente legata ad un tipo di agricoltura in grado di durare nel tempo, con un impatto ambientale quasi prossimo allo zero.

    Una teoria che può essere applicata a piccole o grandi realtà agricole, a cominciare dal balcone di casa o dall’orto domestico, per finire alle grandi aree naturali, agli insediamenti rurali, ai centri urbani ed ai villaggi.

    La teoria sviluppata da Mollison e Homlegren si è sempre basdata sulla coltivazione consociata di alberi perenni, arbusti, erbacee, funghi e tuberi. Ma dal momento che l’autosufficienza alimentare non può essere garantita senza l’accesso alla terra, ben presto i due scienziati iniziarono ad occuparsi anche di strategie legate all’acquisizione delle terre, strutture contrattuali e di autofinanziamento. È in questo modo che la permacultura è diventata a tutti gli effetti un sistema umano globale.

    Sono molte le accademie nate in tutta Europa per applicare e sviluppare i principi della permacultura; tra esse, la più importante si trova in Inghilterra e conta oltre 900 membri.

    Obiettivo fondamentale della permacultura, dunque, è la gestione etica della terra, nonché la conciliazione fra l’ambiente naturale e quello antropizzato. Una chimera? Forse, ma l’idea di ‘imitare’ la natura per ricreare quei meccanismi produttivi capaci di coprire le esigenze alimentari umane non sembra poi così utopistica.


Stai vedendo 10 articoli - dal 251 a 260 (di 415 totali)

Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.