SALVIAMO IL NOSTRO PIANETA

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Questo argomento contiene 414 risposte, ha 23 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Anonimo 7 anni, 11 mesi fa.

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  • #92241

    Anonimo

    http://www.ilcambiamento.it/territorio/val_susa_tav_rivoluzione_verde_venaus.html

    Val Susa. Oltre il Tav, la rivoluzione verde di Venaus
    La Val di Susa? È il posto giusto per cambiare vita. Il Comune di Venaus, simbolo della 'resistenza' No-Tav, ha iniziato a 'coltivare il futuro'. Danilo, ideatore di questa piccola rivoluzione verde partita nel 2005, guida adesso una cooperativa di compaesani, tutti felicemente tornati alla terra.

    di Giorgio Cattaneo – 23 Marzo 2012

    Danilo, ideatore di una piccola rivoluzione verde, ora guida una cooperativa di compaesani, tutti tornati alla terra
    We could be heroes, just for one day. Si fa presto a dire 'eroi': definizione attribuita quasi sempre a sproposito, magari in mezzo a qualche battaglia con morti e feriti. Per fortuna non ci furono morti, nel 2005, in quel lembo di terra miracolosamente piana che s’insinua a ridosso della Francia, all’ombra di montagne alte più di tremila metri.

    I feriti invece non mancarono: finirono all’ospedale, travolti in piena notte dalla furia dei manganelli. Seguirono due giorni di quasi-insurrezione popolare, con in testa i sindaci in fascia tricolore, e il governo fu costretto ad accantonare il progetto.

    Doveva essere la prima area di cantiere per la Torino-Lione, e venne sbaraccata. “Il Comune ce l’ha assegnata in comodato d’uso, e adesso quei terreni li abbiamo seminati a grano”. Il Comune è quello di Venaus, luogo simbolo della 'resistenza' No-Tav, che ora si è trasferita a Chiomonte. Scampato il pericolo, Venaus ha cominciato a coltivare il futuro.

    Danilo, leader di una piccola rivoluzione verde, ora guida una cooperativa di compaesani, tutti tornati alla terra: “Ero operaio al cotonificio di Susa, persi il lavoro e mi misi in proprio come artigiano edile. Funzionava, ero contento, ma poi ci arrivò addosso il terremoto-Tav”. Una mattina, lui e il fratello scoprono che il loro villaggio è completamente militarizzato. “Faceva effetto: i nostri genitori, padre e madre, erano stati entrambi partigiani”.

    Si vuole tuttora imporre alla valle di Susa una maxi-opera senza però mai fornire spiegazioni sulla sua presunta utilità
    Per la prima volta, bisognava fare i conti col fantasma dell’eco-mostro, la maxi-opera che si vuole tuttora imporre alla valle di Susa senza però mai fornire spiegazioni sulla sua presunta utilità. In vallata, la battaglia civile ha svegliato anticorpi che dormivano: “Prima non mi ero mai occupato granché della questione-Tav – dice Danilo – e poi, quando il cantiere si è allontanato da Venaus, mi sono detto che per dimostrare la serietà delle nostre ragioni non basta dire 'no', bisogna anche mettere in pratica uno stile di vita diverso”.

    Detto fatto: è bastata una ricognizione ai campicelli di famiglia, frazionati nel dedalo di orti e terreni che costellano la ripida campagna alle spalle del paese. “Proprio il frazionamento delle proprietà è il problema numero uno dell’agricoltura alpina: ci sono lotti così piccoli che non ci puoi neppure entrare col trattore”. Il risultato storico? L’abbandono.

    Ma a Venaus la storia hanno cominciato a riscriverla dal 2005, a partire dalla terra: “Abbiamo bussato a tutte le porte, e ci hanno aperto: chi aveva un pezzo di terra non più coltivato ce l’ha concesso in cambio di una parte del raccolto. Ora abbiamo messo insieme 7 ettari, cercando di aggregare lotti per disporre di terreni lavorabili”. Agricoltura biologica, secondo tradizione: “Niente chimica, ma non abbiamo neppure chiesto la certificazione “bio”, perché non ci andava di compilare scartoffie. Oltretutto non ci serve: i nostri clienti sanno benissimo chi siamo e come lavoriamo: i nostri prodotti sono naturali”.

    Ci sono le pannocchie del 'pignoletto rosso', antica varietà regionale recuperata dall’Associazione Antichi Mais creata dal Crab, il centro per l’agricoltura biologica del Piemonte, e ci sono le prelibate patate di montagna, tonnellate di prodotto che ogni anno va letteralmente a ruba perché è gustoso e non necessita di trattamenti. “A seconda della stagione abbiamo un po’ di tutto: ortaggi, frutta, erbe aromatiche”. Persino l’aglio, i frutti di bosco, i prelibati marroni.

    “Certo, non mancano le spese: qui in montagna ogni campo va recintato, altrimenti il raccolto se lo mangiano i cinghiali. E quello che non piace ai cinghiali finisce in pasto ai cervi e ai caprioli”. In compenso, ci sono i vantaggi di un paese che ospita una storica centrale idroelettrica dell’Enel: “Abbiamo condutture idriche ad alta pressione, che consentono di ottimizzare l’irrigazione”. Il resto è duro lavoro: “Abbiano iniziato a recuperare muretti a secco e terrazzamenti, ripristinando il paesaggio di una volta”.

    Il Comune di Venaus è il simbolo della 'resistenza' no Tav
    All’inizio, Danilo era solo. Adesso lavora con Monica, Silvana, Adriano, Guido, Serafino, Tonino e Valter. Tutti facevano altri mestieri, e tutti hanno scelto di tornare all’agricoltura. Una scelta consapevole, anti-crisi: qualità della vita, in un mondo avvelenato e vicino al collasso dell’economia industriale. Insieme hanno costituito la cooperativa Dalla terra nativa. Parole da cui si ricava la promessa di un traguardo necessario: 'alternativa'. “La lotta popolare contro la Torino-Lione ci ha aiutato a capire che il nostro modo di vivere non era proprio felice”.

    Sono scattate attenzioni e disponibilità: dal sindaco, Nilo Durbiano, ai proprietari degli appezzamenti ceduti volentieri in comodato. Idem i clienti: acquistano i prodotti nei mercati della zona o direttamente all’azienda agricola, che confeziona anche 'cestini' da consegnare a domicilio. E poi ci sono i Gas, i gruppi d’acquisto solidale di Torino che si riforniscono a Venaus. “Ci comprano le patate di montagna ad un euro al chilo: se le cedessimo alla grande distribuzione, le dovremmo praticamente regalare”.

    Valle di Susa, Italia: il posto giusto per iniziare a cambiare vita. “Non è stato semplicissimo, c’è voluto impegno. E anche denaro, perché all’inizio devi pur procurarti qualche attrezzatura per lavorare la terra. Ma adesso cominciamo a vedere i primi risultati: ed è un bella soddisfazione”. Danilo ormai parla come un esperto di decrescita: “Ho venduto l’auto, non mi serviva più. Mi basta quella di mia moglie, che fa l’infermiera. Ho meno spese e – a conti fatti – in tasca mi restano gli stessi soldi di prima”, quando in fabbrica c’era lo stipendio sicuro e sui cantieri edili il lavoro non mancava: “Ma alla fine ero costretto a lavorare come un matto, sempre di più, per riuscire a pagare le tasse. Che vita era?”. Danilo sorride: “Non c’è paragone, davvero: oggi ho più tempo per stare con mia figlia. E poi le mie giornate sono all’aria aperta, dal mattino alla sera. Credetemi: non tornerei indietro”


    #92242

    Anonimo

    http://www.ecoblog.it/post/15229/cercasi-agricoltori-per-terre-incolte-a-tramonti-la-spezia

    Cercasi agricoltori per Terre incolte a Tramonti-La Spezia
    Pubblicato: 10 apr 2012 da Marina

    Le terre incolte rappresentano per un territorio un bella rogna: la manutenzione continua e ordinaria che avviene solo attraverso la coltivazione rende stabile il suolo e evita frane e cedimenti. E neanche il prevalere della macchia mediterranea serve a contenere le naturali modifiche al territorio.
    Dunque a Campiglia Tramonti frazione di La Spezia il territorio è abbandonato a se stesso il che ha portato il Comune a proporre il progetto Terre incolte già sperimentato nelle Cinque Terre per cedere a agricoltori i suoli da coltivare sia per il recupero di colture sia appunto per manutenzione ordinaria e monitoraggio delle emergenze.
    Nel caso delle Cinque Terre con il progetto finanziato da LIFE già nel 2001 si è recuperato la collina del Corniolo grazie a terrazzamenti e messa in coltura di viti e orti.


    #92243

    Anonimo

    http://www.ecoblog.it/post/15211/cinque-animali-recentemente-estinti

    Cinque animali recentemente estinti
    Pubblicato: 10 apr 2012 da StarBugs

    E’ sempre brutto parlare di animali estinti, di razze che non sono più presenti sul nostro pianeta.
    In questo articolo vogliamo elencarvi alcuni animali che sono scomparsi recentemente, intorno nel secolo scorso o anche all’inizio del 2000.
    Storie e racconti nel quale l’uomo, come sempre, ha un’altissima responsabilità. Iniziamo con il primo, che vedete in foto:
    Lo stambecco dei Pinerei: nativo dei Pirenei, era molto comune nel quattordicesimo secolo. Si è estinta nel tempo a causa di un lenta ma continua persecuzione ed è scomparsa dalla zona francese a partire da metà del diciannovesimo secolo. All’inizio del 1900, in Spagna erano rimasti circa 100 esemplari, nel 1981 ne rimasero solamente trenta. Dalla fine degli anni ‘80 furono contati circa 6/14 di questi animali. Questo che vedete in foto si chiamava Celia, era l’ultimo rimasto ed è morto il 6 gennaio del 2000, trovato morto sotto un alberto a 13 anni di vita.
    Alcelafo Bubal: per gli antichi egiziani era fonte di cibo e anche di sacrifici. L’animale si è estinto proprio a causa dei cacciatori europei. In Marocco, invece, si sparava a questo animale per caccia e per divertimento. Alcuni esemplari furono catturati e portati in diversi zoo ma poi successivamente morirono. L’ultimo risale al 1923, probabilmente una femmina, che morì nello zoo di Parigi.

    La tigre di Giava: sottospecie della tigre viveva nell’isola indonesiana di Giava. Nella zona era davvero comune all’inizio del 19esimo secolo. Quando la popolazione iniziò ad aumentare e le zone ad essere coltivate, i loro habitat naturali iniziarono a diminuire. Molte furono cacciate o anche avvelenate. L’ultima specie in vita fu nel 1979 quando ne furono individuate tre. Le cause maggiori furono la riduzione e perdita del loro habitat e l’usurpazione agricola della zona da parte dell’uomo.

    Tecopa Pupfish: originario del deserto Mojave, in California, negli Stati Uniti d’America. Questa sottospecie di pesce fu descritta per la prima volta nel 1984 da Robert Rush Miller. A quei tempi era già estinto. L’apice per la specie fu negli anni 50/60 ma fu poi dichiarato estinto ufficialmente già a partire dal 1973.

    Il delfino di Baiji River: è scomparso a causa della grande industrializzazione della Cina che ha iniziato ad usare il fiume Baiji per la pesca, l’energia idroelettrica e il trasporto. Con lo sviluppo economico le barche che transitavano in zona aumentarono in maniera esponenziale, insieme alla pesca. L’inquinamento acustico ha anche provocato a questi animali, già molto deboli nella vista, di incagliarsi contro le eliche delle barche. Se negli anni ‘80 ce n’erano circa 400, nel 1997 ne furono contati solo 13. Dopo un’esplorazione attenta nel 2006 non ne fu trovata nemmeno più una specie in vita ed è stato dichiarato ufficialmente estinto.


    #92244

    Anonimo

    http://www.ilcambiamento.it/estinzione/moria_api_insetticidi_nuovi_studi_confermano_legame.html

    Moria delle api e insetticidi neurotossici, nuovi studi confermano il legame
    11 Aprile 2012

    Nuovi studi stanno dimostrando gli effetti letali degli insetticidi neonicotinoidi per bombi e api
    Siamo entrati nella stagione della semina del mais e si riaccende il dibattito sull’impiego degli insetticidi neonicotinoidi e la tutela delle api. In Italia, il primo divieto non definitivo sull’uso di questi insetticidi è scattato nel 2008 e, da allora, il divieto è stato rinnovato ogni anno per ben 4 volte consecutive senza mai divenire definitivo, come invece chiedono da tempo le associazioni ambientaliste e gli apicoltori. La prossima scadenza è prevista per il mese di giugno e il Governo dovrà decidere se rinnovare il divieto oppure no, e le eventuali modalità di sospensione.

    Intanto un dato è certo: dopo le gravi morie di api e i fenomeni di spopolamento di interi alveari, registrate negli ultimi anni soprattutto nelle aree maidicole del Paese, il settore dell’apicoltura ha potuto tirare un sospiro di sollievo e anche le api sono tornate sui campi.

    I neonicotinoidi restano però gli insetticidi più utilizzati al mondo e l'Italia è il primo consumatore a livello europeo. Le ricerche infatti continuano a dimostrare che questi tipi di insetticidi possono avere effetti letali sugli insetti impollinatori.

    Dove il numero di api decresce, decresce anche la produzione agricola
    Due recenti ricerche, la prima francese e la seconda inglese, hanno verificato come a seguito dell’esposizione ad alcuni neonicotinoidi – imidacloprid e thiametoxan -, le api e i bombi risultano affetti da disorientamento, fanno fatica a trovare cibo e muoiono, non riuscendo a fare ritorno negli alveari.

    Da diversi anni si discute di ciò che la progressiva scomparsa di questi preziosi insetti implicherebbe e le due ricerche, seppur condotte in posti diversi, convergono su un punto comune: dove il numero di api decresce, decresce anche la produzione agricola. Bisogna considerare, infatti, che cinquantadue delle 115 piante più coltivate dipendono dall'impollinazione delle api. Cinque di queste colture sono api-dipendenti e secondo un recente studio se ci fosse una riduzione di questi impollinatori avrebbero una riduzione della resa di circa il 90%.

    Andare verso un divieto definitivo di queste sostanze è quanto di più ragionevole si possa fare, per permette alle api di continuare ad impollinare migliaia di fiori, compiendo un’opera insostituibile per la vita del pianeta.


    #92245

    Anonimo

    http://www.ecoblog.it/post/15249/il-giappone-riparte-dal-sole-al-via-costruzione-del-piu-grande-parco-fotovoltaico-giapponese

    Il Giappone riparte dal sole, al via costruzione del più grande parco fotovoltaico giapponese
    Pubblicato: 11 apr 2012 da AlterEco

    Esplorare le potenzialità su larga scala del fotovoltaico nell’approvvigionamento di energia elettrica. Ci prova il Giappone per ritornare a sperare dopo Fukushima, guarendo le ferite causate da un’energia malata qual è il nucleare. Kyocera ha annunciato la costruzione del più grande parco fotovoltaico giapponese, progetto avviato in collaborazione con l’IHI Corporation e la Mizuho Corporate Bank.
    Il parco fotovoltaico da 70 MW sorgerà nell’area sudoccidentale dell’isola di Kyushu, nella città di Kagoshima, su 127 ettari di terre inutilizzate. Il costo totale del progetto si aggira sui 309 milioni di dollari. Si comporrà di 290 mila pannelli solari per un risparmio di emissioni di CO2 annue stimato in 25 mila tonnellate. Stando ai dati diffusi da Kyocera, potrebbe fornire elettricità sufficiente a soddisfare i consumi medi di 22 mila famiglie. I lavori partiranno a luglio ma non si sa ancora quando il parco sarà pronto ad entrare in funzione.
    Il Giappone ha fretta di trovare un’alternativa pulita al nucleare, dal momento che lo spegnimento dei reattori ha causato un aumento delle emissioni di CO2, per via di un maggior ricorso alle fonti fossili. Puntare su vento e sole sembra al momento l’unica via d’uscita pulita da una sporca situazione.


    #92246
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    La questione Demografica e la questione Energetica
    http://estropico.blogspot.it/2012/04/la-questione-demografica-e-la-questione.html#axzz1sTbgtlXL
    Siamo arrivati alla soglia dei 7 miliardi di individui già da molti mesi. Il pianeta Terra si va sovra-affollando. Ricercatori del settore come il prof. David Pimentel della Cornell University hanno stimato che la capacità a lungo termine del pianeta di ospitare il genere umano preveda un limite di carico di due (2) miliardi di persone, più o meno la popolazione che vi era nel 1950. Siamo già a sette, quindi abbiamo sforato il limite del 350%. La FAO ci segnala che un miliardo di persone nei paesi poveri soffre la fame o e sottonutrita. La crisi economica che impera nel mondo è dovuta anche al fatto che ci sono più bocche da sfamare. E' stata la mancanza di generi di prima necessità ad aver fatto scoppiare le rivoluzioni in Nord-Africa e buttato giù governi che erano in piedi da quarant'anni. Ora come ora il cibo basta ancora, beninteso, ma in molti paesi centrafricani e sudafricani i governi locali corrotti spendono le loro risorse in armamenti anziché in modernizzazione dello stato.

    Leggi tutto: Estropico Blog: La questione Demografica e la questione Energetica http://estropico.blogspot.com/2012/04/la-questione-demografica-e-la-questione.html#ixzz1sTcpg93O
    ..

    La cultura razionalista e scientifica, in luogo di quella fondata sulle ideologie religiose, porterebbe inoltre ad una accelerazione del progresso scientifico, alla realizzazione di nuove biotecnologie che potrebbero contrastare l'inquinamento ambientale e alla ricerca di nuove fonti energetiche. Ma soprattutto, al miglioramento della qualità della vita, intesa sia come durata che come soddisfazione per il nostro “esser-ci” nel mondo. Un'altra via di fuga resta la colonizzazione dello spazio ma per la stessa l'umanità non sta facendo nulla o quasi. Certo i costi sono cospicui e le difficoltà anche come segnalato dallo scrivente in questo articolo, ma qui siamo al punto che non si fanno nemmeno i progetti e questo è profondamente sbagliato. Basterebbe deviare il 5% delle spese militari mondiali alla colonizzazione dello spazio per veder realizzati molti progetti tra soli 20 anni.
    Bisogna, per concludere, rendersi conto che madre natura non ci ha dato l'intelletto solo per caso. Questa facoltà va usata per pianificare una vita migliore per noi e per la nostra discendenza e per farlo l'ideale dell'estropianesimo positivista risulta la strada migliore da intraprendere, al contrario della cultura conservatrice del ripudio della scienza che oggi permea il mondo.

    Leggi tutto: Estropico Blog: La questione Demografica e la questione Energetica http://estropico.blogspot.com/2012/04/la-questione-demografica-e-la-questione.html#ixzz1sTcxu1ew


    #92247

    sephir
    Partecipante

    Plantbook: il notebook a energia solare che si ricarica…annaffiandolo!

    Creato Mercoledì, 18 Aprile 2012 10:30 Scritto da Marta Albè

    E' nato Plantbook, un notebook ad energia solare che può essere ricaricato immergendolo semplicemente in un bicchiere d'acqua ed “innaffiandolo”. Si tratta di un portatile formato da due display ultrasottili che può essere arrotolato su se stesso assumendo così una forma simile a quella di una canna di bambù. Per il proprio funzionamento sfrutta l'energia generata dal contatto con la luce solare e con l'acqua.

    Al momento si tratta ancora di un prototipo, ma i suoi ideatori sono certi di essere riusciti a mettere in pratica un'idea a dir poco rivoluzionaria. Il sistema di ricarica della sua batteria è ispirato alla capacità di assorbimento dell'acqua delle canne di bambù. I designer che lo hanno progettato sono di origine coreana e portano i nomi di Seunggi Baek e Hyerim Kim.

    I due ideatori hanno fatto in modo che il notebook possa essere facilmente arrotolato su se stesso ed immerso in un bicchiere d'acqua. Attraverso tale operazione si genererebbe un fenomeno di elettrolisi, che sfrutterebbe l'energia solare accumulata attraverso uno speciale dispositivo posto sulla parte superiore del computer.

    Immerso in un bicchiere o in una bottiglia d'acqua quando non in uso, il notebook sarebbe in grado di ricaricare automaticamente le proprie batterie sfruttando la presenza di idrogeno e liberando ossigeno. Un apposito LED è in grado di segnalare quando la batteria avrà completato il proprio caricamento. Esso può essere inoltre consultato durante l'utilizzo per verificare il livello di carica della batteria stessa. La struttura del notebook è completamente impermeabile e non viene danneggiata dal contatto con l'acqua. Non resta dunque che attendere che il prototipo venga prodotto su larga scala, aprendo la strada ad ulteriori innovazioni eco-tecnologiche.

    Marta Albè

    http://www.greenme.it/tecno/techapc/7437-plantbook-notebook-solare-annaffiare


    #92248
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1335030591=Pier72Mars]
    http://www.ilcambiamento.it/territorio/frana_appennino_bolognese_trema_autostrada_sole.html

    Frana sull'Appennino bolognese: trema l'Autostrada del Sole
    20 Marzo 2012

    !amazed

    Gli effetti di tale movimento più veloce della frana di Ripoli sono visibili non soltanto nei danni alle case ma anche in quelli al manto stradale, dove sono state notate recentemente alcune lesioni.

    Secondo gli esperti, la prosecuzione del movimento determinerà inevitabilmente un incremento delle deformazioni sui manufatti e sulle infrastrutture, con estensione delle lesioni esistenti.

    A diffondere il rapporto sulla frana di Ripoli è stato il Movimento 5 stelle.
    “Il documento di cui siamo in possesso – ha commentato Andrea Defranceschi, capogruppo M5s – è la pietra tombale sulle reiterate bugie che Autostrade ha tentato di propinarci negli ultimi mesi, e che la Regione ha avallato col suo silenzio. I dati e le conclusioni sono chiari: gli spostamenti delle case nelle frazioni Ripoli e Scaramuzza di Santa Maria Maddalena sono dovuti agli scavi. Basta con questa favoletta che fossero danni precedenti”.
    [/quote1335030591]
    !amazed Movimento 5 stelle !lol !lol !lol


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #92249
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1335030914=sephir]
    Plantbook: il notebook a energia solare che si ricarica…annaffiandolo!

    Creato Mercoledì, 18 Aprile 2012 10:30 Scritto da Marta Albè

    E' nato Plantbook, un notebook ad energia solare che può essere ricaricato immergendolo semplicemente in un bicchiere d'acqua ed “innaffiandolo”. Si tratta di un portatile formato da due display ultrasottili che può essere arrotolato su se stesso assumendo così una forma simile a quella di una canna di bambù. Per il proprio funzionamento sfrutta l'energia generata dal contatto con la luce solare e con l'acqua.

    [/quote1335030914]
    Quante idee ci sono, quanta volontà pure, ci vuole ora solo un cambio direzionale. !lol


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #92250

    Anonimo

    Sterminare i tonni per salvare le tartarughe, paradossi del nostro tempo
    Una nota azienda che opera nel settore della pesca e della commercializzazione dei tonni, ha finanziato una campagna per la salvaguardia delle tartarughe marine. Andrea Romeo la descrive come “l'ennesimo folle paradosso creato dal sistema”.

    di Andrea Romeo – 27 Giugno 2012

    Finanziando la multinazionale del tonno anche noi avremo un ruolo attivo nella salvaguardia delle tartarughe marine
    Dum vitant stulti vitia, in contraria currunt (Per evitare un errore, gli stolti cadono nell'errore contrario) Quinto Orazio Flacco

    Dal mare alla rete del pescatore, dalla rete del pescatore al mercato, dal mercato sulla vostra tavola ed infine nel vostro stomaco: che altro deve fare la sogliola? Spazzarvi anche per terra?!? Tutte le sogliole, su Rieducational Channel! Corrado Guzzanti (Vulvia).

    Oggi si sentono tante di quelle storie bizzarre che ormai nulla ci stupisce. Tutto ci scivola addosso poiché il controsenso e il paradosso sono diventati la regola.

    http://www.ilcambiamento.it/caccia/sterminare_tonni_salvare_tartarughe_marine.html


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