SALVIAMO IL NOSTRO PIANETA

Home Forum PIANETA TERRA SALVIAMO IL NOSTRO PIANETA

Questo argomento contiene 414 risposte, ha 23 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Anonimo 7 anni, 8 mesi fa.

Stai vedendo 10 articoli - dal 361 a 370 (di 415 totali)
  • Autore
    Articoli
  • #92332

    Anonimo

    Perché vivere in un ecovillaggio?
    “Vivere in un ecovillaggio non è una protesta verso il sistema, non è un sogno romantico o un'utopia, ma una scelta razionale e motivata di dare priorità nella propria vita ad aspetti quali il senso di comunità, l'ecologia, la spiritualità”.

    L'idea di ecovillaggio non è recente né innovativa, trattandosi della naturale evoluzione del villaggio tradizionale, dove l'essere umano ha vissuto durante gran parte della sua storia. Storicamente però vivere in un villaggio in armonia con la natura non era una scelta consapevole, ma l'unica possibilità, mentre ora gli ecovillaggi sono comunità intenzionali di persone pienamente consapevoli di vivere in modo che rema in direzione contraria alla spinta della società circostante.

    Vivere in un ecovillaggio non è una protesta verso il sistema, non è un sogno romantico o un'utopia, ma una scelta razionale e motivata di dare priorità nella propria vita ad aspetti quali il senso di comunità, l'ecologia, la spiritualità.

    Il sentimento di appartenenza ad una comunità viene da lontano, è innato nella natura umana. La tecnologia, l'organizzazione sociale, la nascita delle metropoli, la corsa verso il successo individuale han dato l'illusione che il nuovo essere umano non abbia più bisogno dell'appoggio di una comunità, e ha creato la tendenza in una vita sempre più individualista e solitaria.

    Questa evoluzione è ben rappresentata dall'anonimo palazzone cittadino, dove un numero svariato di vite sono rinchiuse tra queste mura, cercando una nicchia di intimità dietro spesse porte blindate di appartamenti tutti uguali, ignorando completamente l'esistenza dei vicini che sovente sono visti solo come una molestia.

    La vita di comunità è l'opposto, è il compromesso di vivere in un gruppo, di solito non troppo numeroso in modo che tutti i membri si conoscano personalmente. Non si tratta del modello stereotipato che tutti abbiamo in mente quando pensiamo alle comunità, la comune hippie degli anni sessanta, con comunione dei beni, amore libero, chitarre e marijuana. Alcuni ecovillaggi praticano la comunione dei beni, ma la vera essenza di comunità, più che nell'ottimizzazione dei beni materiali che ovviamente è ricercata, è esaltata nell'appoggio reciproco.

    Un gruppo su cui contare vuol dire miglioramento della qualità di vita, con esempi pratici quali la cura condivisa dei bambini, la possibilità di facilitare e rendere più attraenti lavori comunitari, la creazioni di posti di lavoro all'interno della comunità.

    Inoltre la vita comunitaria è un costante stimolo alla crescita personale, in quanto persone a stretto contatto quotidiano sono obbligate a confrontarsi su scelte in comune, a discutere, a parlare apertamente dei problemi che invariabilmente sorgono e questo migliora la comunicazione con gli altri e con se stessi ed aiuta a vedere con più chiarezza il nostro misterioso mondo inconscio.

    L'armonia della vita comunitaria si ripercuote conseguentemente nella cura dell'ambiente circostante. La concezione di tutela ambientale è variabile, ma principalmente si attua nel tentativo di produrre la maggior parte del cibo che si consuma, coltivando orti vicino alle case, di affidarsi a energie rinnovabili, di ridurre i consumi e di limitare l'utilizzo delle automobili. I bambini di un ecovillaggio dove ho vissuto trascorrevano le giornate scorrazzando per le strade del villaggio prive di auto, giocando nei giardini comunitari, senza necessità della miriade di giochi che popolano la vita dei bambini cresciuti negli appartamenti.

    Infine la spiritualità, che racchiude aspetti controversi perché storicamente è stata ingabbiata dalla religione. Di solito non c'è l'intenzione si inserirsi nelle credenze religiose degli abitanti. La spiritualità si accompagna in modo naturale al rallentamento dei ritmi, al contatto con la natura, poiché il materialismo non è sufficiente a saziare l'innata curiosità dell'essere umano. La spiritualità significa arte, musica, contemplazione, meditazione, riflessioni.

    Il movimento degli ecovillaggi si associa spesso ad altri movimenti quali la permacultura, la decrescita, termini che evocano ancora in tanta gente uno scenario di ristrettezze, di ritorno all'età della pietra e di rinuncia. Ma non è questo il punto, tutt'altro, l'obiettivo è lo stesso di tutte le attività umane, la felicità e il benessere, che vengono ricercate, però in una forma che predilige l'armonia con la natura e l'ambiente.


    #92333

    Anonimo

    http://www.6aprile.it/featured/2013/05/31/ambiente-ancora-animali-avvelenati-ignoranza-e-delinquenza-assediano-il-parco-dabruzzo.html

    AMBIENTE: ANCORA ANIMALI AVVELENATI, IGNORANZA E DELINQUENZA ASSEDIANO IL PARCO D’ABRUZZO

    Continua il rinvenimento di carcasse di lupi, volpi, ed anche mustelidi nella vasta area marsicana compresa tra Valle Cervara, Vallone Lampazzo e Fonte Puzza, che hanno fatto ancora lievitare il numero degli animali protetti morti per avvelenamento, dall’inizio dell’anno, tanto da dover parlare, ormai, di una vera e propria strage. Sono state comunque intensificate tutte le possibili azioni di controllo di tale fenomeno criminale.
    In particolare, da diversi giorni prosegue, ininterrottamente, una accurata perlustrazione di tutta l’area, alla quale partecipano i Nuclei Cinofili Antiveleno del Corpo Forestale dello Stato e del CTA del Parco Nazionale del Gran Sasso, il Personale di Sorveglianza del Parco e quello del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato del Parco d’Abruzzo.
    Risulta assolutamente importante e indispensabile l’impegno del Nucleo cinofilo che permette di scoprire bocconi avvelenati anche in zone precedentemente percorse dagli uomini del Parco e del Corpo Forestale.
    L’operazione, se da un lato ha portato alla scoperta di carcasse di lupi (2), volpi (10) faine (2), ricci e talpe, tutti morti per avvelenamento, dall’altro ha consentito di scongiurare che la strage assumesse connotati numerici catastrofici. Infatti, nel corso delle operazioni, a tutt’oggi in corso, sono stati scoperti ben 28 bocconi avvelenati, disseminati in più punti, con l’intento evidente di colpire più animali possibili.
    Le esche avvelenate, di piccole dimensioni, sono state prontamente recuperate per essere analizzate, e poste a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, unitamente ad altri elementi ed indizi raccolti in questi mesi che, si spera, possano portare, finalmente, a colpire i responsabili della strategia criminosa. La situazione è talmente grave che assume ormai caratteristiche di vera e propria emergenza di carattere pubblico. Oltre all’aggressione alla fauna del Parco non va trascurato il fatto che queste azioni sono pericolose anche per le persone, cittadini, operatori e turisti che frequentano le zone avvelenate.
    Ciò, d’altro canto, fa emergere pienamente la spregiudicatezza e l’indole delinquenziale dei responsabili degli avvelenamenti, i quali mostrano quantomeno indifferenza per le gravissime (e letali) conseguenze dei loro gesti criminali.
    Le azioni di difesa e proattive richieste da questa gravissima situazione vengono messe in campo, in piena intesa, dai Servizi dell’Ente Parco e del Corpo Forestale dello Stato che, peraltro, ha messo a disposizione anche un Gruppo di Azione, appositamente costituito.


    #92334
    kingofpop
    kingofpop
    Partecipante

    SIAMO UN VIRUS,AVEVA RAGIONE SMITH IN MATRIX!!!


    #92335

    Anonimo

    http://www.cadoinpiedi.it/2013/06/06/uomini_badate_senza_il_mare_non_ce_salvezza.html#anchor

    SENZA IL MARE NON C'E' SALVEZZA
    di Giuseppe Conte – 6 giugno 2013
    Tra il mare e noi c'è un legame segreto: se si spezza, la vita finisce. L'avvelenamento delle fonti della vita che la nostra civiltà ha prodotto riguarda anche l'anima, la società, la cultura. Salvare il mare vuol dire salvare il pianeta e anche l'essenza di tutto ciò che è umano

    Da Stevenson a Verne, da Melville a Conrad, da Hugo a Kipling. Lei definisce il suo libro “un romanzo di mare”. Perché ha scelto di mettere l'elemento marino al centro della narrazione?

    Definisco il mio un romanzo di mare per la tradizione a cui mi sono riferito scrivendolo. Quella di opere come L'isola del tesoro, Ventimila leghe sotto i mari, Moby Dick, Tifone, I lavoratori del mare, Capitani coraggiosi, che ho amato sin da quando ero un ragazzo. Ma devo dire con franchezza che la scelta di mettere l'elemento marino al centro della narrazione non è di natura soltanto letteraria. Mi interessava affrontare il tema del mare da diversi punti di vista, ambientali, etici, simbolici. Mi colpisce il fatto che troppo spesso il pensiero ambientalista si fermi sulla battigia. Le giuste battaglie maggiori sono state fatte sinora per salvare le foreste, i fiori, gli alberi, l'acqua dolce, la respirabilità dell'aria. Dalle campagne per l'Amazzonia sino alle manifestazioni di ieri intorno all'aeroporto di Francoforte e di oggi a Istanbul intorno al Gezi Park. Il mare appare lontano, possente, immenso: troppo perché riusciamo immaginare che corra pericoli per colpa dell'uomo. Invece lo scioglimento progressivo dei ghiacci al polo, il riscaldamento globale, i nuovi sistemi di pesca che desertificano i fondali e che spengono intere specie, le trivellazioni petrolifere (cui pare si debbano aggiungere quelle aurifere), le sempre più numerose meganavi da trasporto e da crociera con il volume della loro spazzatura, le fuoriuscite di nafta in seguito a incidenti sulle piattaforme, la formazione di isole di plastica estese ormai più del doppio di stati come il Texas o la California, i progressivi colossali sversamenti di rifiuti tossici, tutto questo sta provocando ferite gravissime all'ecosistema marino. Ho pensato spesso che se la vita alle origini venne dal mare, dal mare può venire anche la morte, la fine di tutto. Ho scelto uno sfondo marino alle vicende romanzesche del libro per questo: per la drammaticità delle condizioni in cui il mare versa oggi, nonostante la lotta dei capitani coraggiosi reali, Paul Watson, Peter Bethune, Charles Moore, e di quelli che ho inventato tra i personaggi del romanzo. E poi ho scelto il mare perché è il mio orizzonte quotidiano, quello che conosco meglio, di fronte al quale ho vissuto tanti anni, prima nella città natale di Porto Maurizio, con antiche tradizioni marinare, poi durante lunghi soggiorni in Bretagna, infine a Nizza. Perché ho visitato al mondo più porti (una volta a Saint-Nazaire ho definito un porto “un nodo inestricabile di simboli”) che musei o cattedrali. E infine perché non dimentico mai che il mare è una scuola spaventosa di libertà e di democrazia, di sofferenza e di avventura, e che, secondo un verso immortale di Baudelaire, un uomo libero sempre avrà caro il mare.

    Il titolo è stato per quattro anni “Meduse assassine”, e in effetti le meduse sono in buona parte protagoniste del racconto. Ha poi deciso di mutarlo in “Il male veniva dal mare”. Quanto conta per lei la dimensione simbolica, etica e spirituale nella scrittura e come si incarna in questo libro?

    E' vero, le meduse sono al centro del libro, con la loro vita misteriosa e le loro forme bellissime. Composte al 99% di acqua, leggere, inavvicinabili, capaci di uccidere, come fanno le Irukandij o le Chironex Fleckeri. Ma al centro del libro è anche il mito di Medusa, la ragazza dai capelli bellissimi mutati in serpenti da una maledizione degli dèi, e con potere di pietrificare attraverso lo sguardo. Per me – so di andare controcorrente e per acque tempestose – la scrittura è manifestazione di energia creativa e spirituale. Uso miti e simboli, messi a tacere da buona parte della cultura contemporanea, ma li incarno nella più scottante, controversa contemporaneità. In Il male veniva dal mare, per esempio, assume valore simbolico la meganave Sirena, il Leviatano, torre di Babele tra le onde, testimonianza di una umanità che perde il suo equilibrio e si vota all'autodistruzione. E assume valore simbolico la mutazione con cui arrivano in terraferma le meduse di questa nuova specie, dotate di una intelligenza disumana, più veloce e impietosa, che finiscono per rappresentare quella eterna “astuzia” della natura, della cellula, per salvarsi e salvare la vita dell'universo.

    Quali e quante sono secondo Lei le manifestazioni del Male? Come si può rappresentarlo?

    Il male ha tante manifestazioni. Nella realtà, e anche in questo romanzo. La volontà di potenza spinta al dominio e all'annullamento dell'altro, le perversioni sessuali che arrivano sino all'assassinio sono il Male. Si riconvertono in distruzione e rovina. Sono un Male che va conosciuto, combattuto e sconfitto, nel quale, nondimeno, c'è qualcosa di tragico, che può rischiare di attrarre. Poi c'è un male dagli aspetti grotteschi, infimi, miserabili. Le figure di servi e di opportunisti pronti a macchiarsi di ogni bassezza, dei vili, di chi approfitta della debolezza altrui, dei mestatori mossi solo da interessi venali, dei corrotti di ogni tipo. La normalità del male: lo scienziato al soldo del padrone, il giornalista falsificatore sistematico, il senatore ipocrita e venduto, male terribile che nel romanzo è descritto e che fa soltanto ribrezzo. Oggi, mentre il pianeta agonizza, io sono arrivato a una idea elementare della distinzione tra male e bene. Male è impedire, sporcare, soffocare la vita. Bene è preservarla, amarla, farla fiorire. Il male peggiore è oggi violare la natura e gli esseri umani in cerca di sempre più possesso, sia che questo senso di possesso si manifesti nei disegni di rapina delle multinazionali e delle banche o nel degrado e nella corruzione della politica, sia che si manifesti nella violenza che singoli individui commettono su altri di sesso opposto sentendosi abbandonati, traditi, frustrati (questo turpe senso del possesso, il simmetrico contrario dell'amore, è la fonte del femminicidio, male assoluto del nostro tempo).

    Lei sostiene che lottare per il mare significa lottare per il Pianeta. Si è dato risposta all'interrogativo più pressante che attraversa il libro, ovvero la capacità della specie umana di preservare le risorse ambientali e sopravvivere?

    Gli oceani coprono un terzo del pianeta. Come l'acqua è un terzo nella composizione del corpo umano. Tra il mare e noi c'è un legame segreto. Chi ama davvero nuotare lo sa. Se si spezza quello, la vita finisce, quella umana e quella della Terra. In qualche modo, la sostanza del mio romanzo è apocalittica. Sembra che la specie umana intera abbia fallito. Non soltanto le ideologie del XX secolo, fascismo, comunismo, capitalismo. Sembra che gli esseri umani, schiavi dei loro falsi idoli, di mentalità arcaiche, di pregiudizi mostruosi, non siano più in grado di vedere dove è il loro bene, la loro ricchezza spirituale, la bellezza stessa dell'universo. Tra gli umani, però, c'è chi si salva. Soprattutto, si salva chi è rimasto fedele malgrado tutto a uno spirito utopico, visionario, pacifista, libertario e sognatore, come nel romanzo il senzatetto chiamato Marlon, che passa la vita sulla spiaggia a leggere Le metamorfosi di Ovidio e Foglie d'erba di Whitman e che continua a credere, come me, nella divinità delle cose e nella potenza creatrice dell'uomo. Per temperamento tendo a non arrendermi. Sin dagli anni Settanta del secolo scorso, quando tentai di far leggere nel modo giusto D.H. Lawrence in Italia e scrissi i testi sulla natura contenuti nei miei primi libri in versi e in prosa, vedo l'avvelenamento delle fonti della vita che la nostra civiltà ha prodotto. Avvelenamento che riguarda anche l'anima, la società, la cultura. Credo che siamo sull'orlo del baratro, ma che non tutto sia perduto. Purché si esca dall'intorpidimento del conformismo, dalle parole d'ordine ormai vuote di sostanza della politica come è tradizionalmente concepita, dal tardo razionalismo cieco degli economisti al potere, refrattari al simbolico e alle energie creative, dalla svalutazione del lavoro concreto dell'uomo a scapito della finanza globale. Salvare il mare, prima che ci pensi un'altra specie per noi, vuol dire salvare il pianeta e anche l'essenza di tutto ciò che è umano: la libertà, la fraternità democratica, lo slancio utopico, il gusto della diversità e della bellezza, il rispetto di quel grande mistero, più profondo degli abissi più profondi, che è l'origine della vita (e che qualcuno continua a considerare l'essenza stessa del divino).


    #92336

    Anonimo

    http://www.tuttogreen.it/google-earth-engine-global-warming/

    Google Earth Engine mostra in time lapse cosa è cambiato sulla Terra in 28 anni

    In meno di 30 anni molte cose sono cambiate nell’aspetto del nostro pianeta. Un’affermazione se vogliamo già ascoltata, suffragata da tutta una serie di testimonianze documentali incontrovertibili. Mai però si era immaginato di poter osservare quest’evoluzione in animazioni di pochi secondi, realizzate da un punto di vista particolare: le immagini fornite dai satelliti.

    Il progetto si chiama Timelapse, ed è stato realizzato negli Stati Uniti da Google, insieme alla rivista Times, alla NASA e alla United States Geological Survey, agenzia governativa che si occupa dello studio del territorio americano. Un lavoro immenso, avviato nel 2009 setacciando 2.068.467 immagini, registrate da diversi satelliti per ciascun anno dal 1984 e per ogni angolo della Terra. Il materiale fa parte della raccolta della missione Landsat, iniziata negli anni Settanta con una collaborazione tra NASA e USGS.

    I satelliti della missione hanno fotografato per migliaia di volte diversi posti del mondo, consentendo ai ricercatori di analizzare i cambiamenti in atto negli assetti urbanistici e nelle aree verdi per via del global warming.

    Le sequenze parlano da sole e ci mostrano come l’intervento dell’uomo possa modificare se non stravolgere gli assetti dell’ambiente: ad esempio il ghiacciaio Columbia in Alaska che si è ritirato; la deforestazione in Amazzonia; l’allargamento urbano di Las Vegas o l’espansione della costa di Dubai.

    Non solo grandi città, ma qualsiasi zona del mondo è stata archiviata ed è possibile verificare quali cambiamenti sono avvenuti nel tempo, se ce ne sono stati.

    Cambiamenti che devono far riflettere sulle strategie di utilizzo e sfruttamento del terreno, sugli effetti del popolamento e delle attività produttive.

    GUARDA LE IMMAGINI IN TIME LAPSE SELEZIONATE DA TIME: http://world.time.com/timelapse/


    #92337

    Anonimo

    http://www.ecoblog.it/post/71407/un-mondo-in-pericolo-nell-opera-delle-api-il-segreto-della-vita

    Un mondo in pericolo, nell'opera delle api il segreto della vita

    Cinque anni di lavorazione per un documentario che descrive la vita e l’organizzazione delle api, insostituibili operai fondamentali per la vita sulla Terra

    Un bozzolo accudito da api operaie che si dischiude e un’ape regina che ne emerge pronta a “governare” e rendere fecondo un intero alveare. Questo è lo sfolgorante inizio di Un mondo in pericolo, il documentario che ha chiuso la sedicesima edizione di Cinemambiente. Come spesso capita la traduzione del titolo dall’inglese all’italiano è stata peggiorativa: More than honey spiega bene come le api siano utili ai nostri ecosistemi per qualcosa in più del semplice miele.

    Dalla loro esistenza consacrata al lavoro dipende l’impollinazione e, dunque, la proliferazione delle piante che danno nutrimenti a uomini e animali. Come aveva predetto in una celeberrima frase Albert Einstein, la vita sulla Terra dipende dalle api. Un terzo di ciò che mangiamo viene impollinato dalle api che vengono attratte dai colori e dai profumi. Una delle prime sequenze mostra un’immensa distesa di mandorli che non potrebbe esistere senza il lavoro delle api.

    Il film di Markus Imhoof spazia dalla California alla Svizzera, per addentrarsi in alcune regioni della Cina dove le api sono scomparse e l’impollinazione viene fatta a mano (!) da contadini e braccianti.

    Il documentario mostra le gerarchie dell’alveare, i ruoli delle api regine, delle api operaie e dei fuchi, mostra la costruzione di un fuco, gli accoppiamenti in volo, la costruzione dei favi, le dinamiche del volo, la comunicazione e l’organizzazione del lavoro all’interno di queste società perfette.

    Anche le cifre, sbalorditive, raccontano storie: quella dei 120mila chilometri (tre volte la circonferenza della Terra) necessari per produrre un chilo di miele, le 2000 uova prodotte ogni giorno dall’ape regina, i 4 miliardi di api necessarie per rendere produttivo il suddetto campo di mandorle.

    Dal 2006, nel Nord America, è scattato l’allarme per la moria delle api, recentemente l’Unione Europea ha vietato alcuni pesticidi che negli ultimi anni erano stati fra le principali cause della moria di intere colonie. Il lavoro di ricerca di Imhoof è durato cinque anni e, grazie all’impegno di Officine Ubu verrà distribuito in Italia. Chi pensasse che questo è un documentario di nicchia per patiti di apicoltura sappia che la vita di queste instancabili operaie riguarda il nostro quotidiano e il futuro che vogliamo costruire.


    #92338

    Anonimo

    http://www.ilcambiamento.it/riuso_riciclo/capannori_strategia_rifiuti_zero_intervista_alessio_ciacci.html

    Capannori e la strategia rifiuti zero, intervista ad Alessio Ciacci
    Negli ultimi sei anni il comune di Capannori è divenuto un esempio per la gestione sostenibile dei rifiuti e, più in generale, per le buone pratiche messe in atto dall'amministrazione. In un'intervista Alessio Ciacci racconta la sua esperienza di assessore all'Ambiente del Comune di Capannori, i progetti portati avanti e quelli in cantiere, nonché l'importanza di attuare la strategia Rifiuti Zero.

    L’otto Maggio scorso sul suo sito/blog (molto bello e ben fatto ) Alessio Ciacci, fin a quel momento e per 6 anni Assessore all’Ambiente del Comune di Capannori scrive:

    “La mia idea di politica è sempre stata e continua ad essere quella di servizio per il bene della comunità, di continuo dialogo, studio dei problemi del territorio e ricerca di soluzioni ed esempi virtuosi, di confronto e arricchimento reciproco. Oggi purtroppo questo clima è cambiato, l’esperienza amministrativa è profondamente segnata da fratture politiche generate ad arte. Queste fratture rendono impossibile lavorare insieme ed escludono dalle scelte parte importante dell’amministrazione. Non si può far finta di niente, minimizzandole o interpretandole come difficoltà di carattere personale. Perché tali non sono.” E da le sue dimissioni.

    Il Comune di Capannori in questi sei anni, grazie all’opera della sua giunta di sinistra, è diventato comune all’avanguardia in Europa nel riciclaggio dei rifiuti ed è il luogo generalmente citato da tutti coloro che guardano a nuove possibilità nella gestione dei rifiuti, della cosa pubblica, del bene comune.

    Alessio, cosa è successo?

    È difficile da riassumere in poche righe, non c’è stato un solo atto scatenante ma purtroppo una involuzione dei percorsi, dei processi e dei rapporti che ha purtroppo portato me, un’altra assessora e la forza politica in cui siamo cresciuti a fare questa scelta. Siamo partiti con grandi entusiasmi, abbiamo avviato decine di positive progettualità, abbiamo fatto i conti con tante difficoltà ma progressivamente abbiamo condiviso sempre meno l’operato amministrativo.

    Negli ultimi sei anni il comune di Capannori è divenuto un esempio per la gestione sostenibile dei rifiuti e, più in generale, per le buone pratiche messe in atto dall'amministrazione
    Qual è la tua valutazione complessiva dell’esperienza di Assessore? Quali i momenti più significativi?

    Un’esperienza senza dubbio eccezionale per intensità, che mi ha assorbito quasi completamente per sei anni, con grandi soddisfazioni, decine forse centinaia di assemblee sul territorio e fuori per condividere l’importanza della sostenibilità ambientale. Abbiamo di fatto iniziato una strada che adesso stiamo costruendo con oltre cento altri comuni che nel frattempo hanno aderito alla strategia rifiuti zero e stanno aumentando sempre più.

    Sono arrivati tanti premi a Capannori in questi anni ma i momenti più significativi sono stati sempre le assemblee sul territorio, sempre molto partecipate, in cui abbiamo condiviso con la comunità le scelte per il futuro e la necessità di una continua rivoluzione ecologica che riguarda tutte le nostre abitudini. Forse non è un caso che proprio a Capannori è nata la prima attività commerciale che in Italia vende solo ed esclusivamente materiale alla spina, senza un imballaggio, e tutto di filiera corta.

    Cosa rifaresti e cosa cambieresti?

    Rifarei tutto ciò che in questi anni ho fatto con enorme passione e dedizione, cambierei ciò che non sono riuscito a cambiare, le dinamiche politiche che hanno costruito muri di incomunicabilità tra chi ha partecipato a vario titolo a questa esperienza amministrativa. Queste dinamiche sono nate per aumentare un potere personale che invece secondo me non va concentrato ma al contrario diffuso e condiviso per aumentare la forza del cambiamento.

    Dopo 9 anni di esperienza amministrativa Capannori poteva essere un laboratorio che coinvolgeva centinaia e centinaia di cittadini invece purtroppo molti spazi di partecipazione sono stati mortificati allontanando le persone e creando una distanza troppo forte dal palazzo. Ad oggi tra pochi si discute del futuro di Capannori quando invece il territorio avrebbe necessità impellente di passare sempre più da una democrazia rappresentativa ad una democrazia partecipativa. Un conto sono i progetti positivi come il Bilancio Partecipativo che abbiamo adottato con successo un conto è mettere invece a sistema questo modello non solo per un piccolo spicchio dell’amministrazione ma per tutta la propria agenda politica.

    Nei prossimi mesi Alessio Ciacci sarà impegnato per la raccolta firme all’importante Proposta di Legge Rifiuti Zero
    A me pare che a partire dalle piccole amministrazioni si possa tentare di fare qualcosa di significativo. Direi di più: la politica dovrebbe ricominciare da lì: dai comuni piccoli, dai quartieri: cosa ne pensi?

    Assolutamente d’accordo. Negli enti locali ci sono occasioni preziosissime per aprire spazi veri di partecipazione, attraverso queste progettualità si può ricostruire un rapporto, spesso purtroppo andato perso negli anni, tra politica e cittadinanza, tra istituzioni e territorio, per condividere e compartecipare alla scelte della comunità. Attraverso questi percorsi si dà forza alla parole democrazia, si alimentano le consapevolezze e l’importanza dell’impegno di tutti. Con tanti comuni che hanno condiviso questa impostazione politica abbiamo fondato l’Associazione dei Comuni Virtuosi, uno strumento prezioso per la condivisione di tante progettualità e per imparare sempre dagli esempi altrui.

    Quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?

    Oltre a tornare al mio lavoro continuerò sicuramente il mio impegno, così come prima della parentesi istituzionale, nelle associazioni e nei movimenti che si impegnano per un altro mondo possibile che dipende da tutti noi e che dobbiamo costruire giorno per giorno. Continuo a girare l’Italia in tante iniziative in cui mi chiamano a condividere la nostra esperienza capannorese e sarò impegnato nei prossimi tre mesi per la raccolta firme all’importante Proposta di Legge Rifiuti Zero a cui tutti possono contribuire contattando i propri referenti regionali dal sito http://www.leggerifiutizero.it. Rifiuti Zero ci dicevano fosse un’utopia, oggi la stiamo costruendo e dobbiamo far crescere sempre più questa strategia altrimenti, come ci dicono gli scienziati, termineremo presto il pianeta in cui abitiamo.


    #92339

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12000

    L'ESTINZIONE DELLE API MELLIFERE: UNA LEZIONE DI ECOLOGIA

    DI REX WEYLER
    greenpeace.org

    Sappiamo esattamente cosa uccide le api. L’estinzione delle colonie di api in tutto il mondo non è un grande mistero come vorrebbero farci credere le aziende chimiche. La natura sistemica del problema lo rende un affare complesso, ma non impenetrabile. Gli scienziati sanno che le api stanno morendo a causa di una serie di fattori quali pesticidi, siccità, distruzione del loro habitat naturale, riscaldamento globale e coì via. Le cause di tale scomparsa sono in relazione tra loro e strettamente connesse ma sappiamo che il responsabile è l’uomo e che le cause principali sono i pesticidi e la distruzione del loro habitat naturale.

    I biologi hanno trovato tracce di 150 diversi pesticidi chimici nel polline delle api, un cocktail di pesticidi mortale secondo Eric Mussen, apicoltore della University of California. Le aziende chimiche Bayer, Syngenta, BASF, Dow, DuPont e Monsanto hanno scrollato le spalle per questa complessità sistemica, come se il mistero fosse troppo complesso per essere svelato. Non hanno messo in atto alcun cambiamento in merito alle politiche sui pesticidi. Dopo tutto, la vendita di veleni a coltivatori in tutto il mondo, è vantaggiosa.

    Come se non bastasse, l’habitat delle api selvatiche si riduce di anno in anno a causa dell’attività agroindustriale che distrugge praterie e foreste per lasciar spazio alle monocolture che sono contaminate dai pesticidi. Per fermare il processo di estinzione delle api, dobbiamo rivedere il nostro sistema agricolo malato e distruttivo.

    La scomparsa delle api

    L’Apis mellifera, o ape mellifera, nativa d’Europa, Africa e Asia occidentale, sta scomparendo. Anche l’ape mellifera orientale, o Apis cerana, sta dando i primi segni di estinzione.

    Tale estinzione non è un fatto irrilevante. Le api mellifere, sia selvatiche che domestiche, sono responsabili dell’80% dell’impollinazione del nostro pianeta.

    Una sola colonia di api può impollinare 300 milioni di fiori ogni giorno. I cereali sono principalmente impollinati dal vento ma i cibi più salutari, quali frutta, noci e verdura sono impollinate dalle api. Settanta delle 100 specie di colture alimentari dell’uomo, che corrispondono al 90% del nutrimento mondiale, sono impollinate dalle api.

    Tonio Borg, commissario europeo per la salute e le politiche dei consumatori, ha calcolato che le api “contribuiscono all’agricoltura europea per una cifra pari a 22 miliardi di euro (30 miliardi di dollari US)”. Nel mondo si stima che il valore dell’impollinazione connessa alla produzione di cibo per l’uomo, da parte delle api, superi i 265 miliardi di euro (350 miliardi di dollari US). L’estinzione delle api è una sfida come il riscaldamento globale, l’acidificazione degli oceani e la guerra nucleare. L’uomo difficilmente sopravvivrebbe ad un’estinzione totale delle api.

    Le api operaie (femmine) vivono per alcuni mesi. Le colonie producono continuamente nuove api operaie durante il periodo primaverile e in quello estivo. La produzione invece rallenta durante i periodi invernali. Solitamente il numero di api in un alveare o in una colonia diminuisce dal 5 al 10% durante l’inverno per ristabilirsi durante la primavera. Durante gli anni meno fortunati una colonia può perdere il 15-20% delle sue api.

    Negli, USA, primo paese in cui le api hanno iniziato a scarseggiare, le perdite invernali raggiungono il 30-50% o peggio. Nel 2006 David Hackenberg, un apicoltore con 42 anni di esperienza, ha rilevato perdite del 90% tra i suoi 3000 alveari. La National Agriculture Statistics Service (NASS, branchia statistica del Dipartimento dell’Agricoltura USA, n.d.t.) dimostra la scomparsa delle api: si è passati da 6 milioni di alveari nel 1947 a 2,4 milioni di alveari nel 2008, una riduzione del 60%.

    Il numero delle colonie di api operaie per ettaro fornisce una visione critica sulla salute delle colture. Negli Stati Uniti, tra le coltivazioni che richiedono impollinazione da api, il numero di colonie è diminuito del 90% rispetto al 1962. Le api non fanno in tempo a sostituire le perdite invernali e subiscono la perdita del loro habitat naturale.

    L’Europa reagisce ma gli Stati Uniti esitano

    In Europa, Asia e Sud America il numero di perdite annuale è inferiore a quello degli Stati Unti, ma la tendenza è simile con una risposta più incisiva. La Rapobank sostiene che in Europa le perdite annuali raggiungono il 30-35% e che il numero di colonie per ettaro è diminuito del 25%. Negli anni ’80, a Sichuan, in Cina, i pesticidi destinati alla coltivazione di pere hanno annientato le api locali e gli agricoltori locali sono ora costretti ad impollinare a mano con i piumini da spolvero. Uno studio scientifico delle Autorità Europee per la Sicurezza Alimentare mostra che tre dei pesticidi più largamente utilizzati (clothiniadina, imidacloprid e thiametoxam), a base di nicotina, costituiscono un rischio elevato per le api.

    Un report scientifico di Greenpeace identifica sette principali pesticidi mortali per le api, inclusi i tre colpevoli a base di nicotina, oltre a clorpyriphos, cypermethrin, deltamethrin e fipronil. I tre neonecotinoidi agiscono sul sistema nervoso dell’insetto. Si accumulano nelle singole api e in intere colonie, anche nel miele che usano per sfamare le larve appena nate. Le api che non muoiono immediatamente, subiscono effetti sistemici subletali, difetti dello sviluppo, debolezza e perdita dell’orientamento.

    La scomparsa lascia scampo a poche api e quelle che sopravvivono sono deboli e devono lavorare di più per produrre miele in un habitat consumato. E’ questo l’incubo che sta portando alla scomparsa delle colonie d’api.

    L’ imidacloprid e il clothianidin sono prodotti e commercializzati dalla Bayer: la thiamethoxam è invece prodotta dalla Syngenta. Nel 2009 questi tre veleni hanno raggiunto un giro d’affari di 2 miliardi di euro sul mercato mondiale. Quasi il 100% del mercato mondiale di pesticidi, piante e semi geneticamente modificati (OGM) è controllato da Syngenta, Bayer, Dow, Monsanto e DuPont. Nel 2012, un tribunale tedesco ha condannato Syngenta per falsa testimonianza per aver nascosto il report prodotto dalla multinazionale stessa che spiegava come il granturco geneticamente modificato avesse causato la morte del bestiame. Negli Stati Uniti l’azienda ha sborsato 105 milioni di dollari per una causa collettiva per aver inquinato l’acqua potabile di oltre 50 milioni di cittadini con il suo pesticida Atrazine. Oggi queste inquinanti aziende finanziano campagne da milioni e milioni di euro per negare le loro responsabilità in relazione alla scomparsa delle colonie d’api.

    Lo scorso Maggio, la Commissione Europea ha proibito l’utilizzo dei neonicotinoidi per due anni e un divieto più lungo su altri pesticidi. Gli scienziati utilizzeranno questo tempo per favorire il recupero delle api sul lungo termine.

    Nel frattempo gli Stati Uniti tergiversano e sostengono le aziende che producono e commercializzano i veleni mortali. Mentre l’Europa a maggio entrava in azione, l’EPA (Agenzia americana per la protezione dell’ambiente) stava approvando l’uso dei pesticidi nicotinoidi, nonostante il report del ministero americano dell’agricoltura rivelasse i rischi legati alla scomparsa delle colonie d’api. Sempre nello stesso mese, il presidente Obama ha firmato i famigerato “Monsanto Protection Act“, scritto dai lobbisti della Monstanto, grazie al quale le compagnie biotecnologiche ottengono l’immunità nelle corti federali degli Stati Uniti per i danni causati alle persone e all’ambiente dai loro interessi commerciali.

    Le soluzioni esistono

    Il buonsenso potrebbe risanare e proteggere il mondo delle api. Le soluzioni sono state fornite da gruppi di apicoltori esperti, contadini, dalla Commissione Europea e da un report scritto da Greenpeace, Bees in Decline, e sono le seguenti:

    • Proibire i sette pesticidi più pericolosi;
    • Proteggere la salute degli impollinatori preservando l’ambiente in cui vivono;
    • Ripristinare l’agricoltura biologica.

    L’agricoltura biologica è la nuova tendenza verso il futuro che porterà ad una stabilizzazione della produzione di alimenti per l’uomo e alla protezione delle api e del loro habitat. Il Bhutan è il primo paese al mondo ad avere una politica agricola biologica al 100%. Il Messico ha proibito il granturco geneticamente modificato per proteggere le specie native. Lo scorso gennaio otto paesi europei hanno proibito le colture OGM e l’Ungheria ha bruciato più di mille acri di granturco contaminato da varietà OGM. In India, negli ultimi due anni, lo scienziato Vandan Shiva con un gruppo di piccoli agricoltori ha iniziato una resistenza biologica contro l’agricoltura intensiva.

    L’agricoltura ecologica, o biologica, non è sicuramente una novità. E’ la tecnica agricola più utilizzata nella storia. Le colture bioligiche resistono ai danni provocati dagli insetti evitando le grandi monocolture e preservando la biodiversità. Le colture biologiche ristabiliscono i nutrimenti del terreno con la concimazione, evitano l’erosione del terreno dovuta al vento e al sole ed evitano l’impiego di pesticidi e fertilizzanti chimici.

    Ripopolando e rinforzando le colonie d’api l’agricoltura biologica favorisce l’impollinazione che a sua volta favorisce il rendimento agricolo. L’agricoltura biologica sfrutta i servizi naturali dell’ecosistema, la filtrazione dell’acqua, l’impollinazione, la produzione di ossigeno ed il controllo dei parassiti. I coltivatori biologici hanno richiesto un miglior sistema di ricerca e sostegno da parte delle industrie, dei governi, dei coltivatori e del pubblico, per poter sviluppare tecniche di coltura biologica, migliorare la produzione e mantenere sano l’ecosistema. La rivoluzione agricola promuoverebbe diete equilibrate nel mondo e supporterebbe le colture ad uso umano evitando l’utilizzo di terreni per i pascoli e i biocombustibili.

    Ecosistemi

    La questione delle api è un avvertimento da parte dell’ecosistema che ancora non riusciamo a comprendere completamente. L’agricoltura biologica è parte di una più grande svolta di consapevolezza umana. Gli oppositori delle grandi aziende si aggrappano alla presunta libertà di consumo, guadagno, ignorando l’abbondanza della nostra terra in favore dei profitti. Ma l’accumulo di denaro non ci aiuterà contro l’estinzione, non riporterà i terreni perduti, né curerà le colonie di api del mondo.

    L’umanità subirà severe punizioni se non rimedia ai propri errori. L’equilibrio dei sistemi che regolano la terra è delicato e potrebbero raggiungere il punto di non ritorno e collassare. Le api ad esempio lavorano per un tornaconto modesto e marginale rispetto all’energia che mettono per raccogliere il nutrimento per le colonie. Nei periodi invernali, quando le morti aumentano dal 10 al 50% , le rimanenti api sono indebolite dalle tossine e l’habitat si restringe in quel modo, il ritorno in termini di energia è quasi a livello zero. Muoiono più api, raggiungono in poche l’età adulta e intere colonie sono distrutte. Questa crisi è una lezione fondamentale di ecologia.

    Rachel Carson ha predetto questi problemi sistemici 50 anni fa. Gli ecologisti ed ambientalisti ne parlano da allora. La scomparsa delle colonie d’api, il riscaldamento globale, la distruzione delle foreste e l’estinzione sono le emergenze ambientali più urgenti. Salvare le api sembra uno dei nodi principali per ristabilire l’equilibrio ecologico del pianeta.


    #92340
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #92341

    Anonimo

    http://www.ecoblog.it/post/103691/surriscaldamento-globale-ogni-grado-in-piu-innalzera-le-acque-di-23-metri

    Surriscaldamento globale: ogni grado in più innalzerà le acque di 2,3 metri

    Secondo Anders Levermann, ricercatore dell’Istituto per la ricerca sull’impatto climatico di Potsdam, il livello del mare potrebbe salire di 2,3 metri per ogni grado Celsius di aumento della temperatura globale.

    Secondo Anders Leverman, dell’Istituto per la ricerca sull’impatto climatico di Potsdam, a un aumento di un grado della temperatura globale corrisponderà l’innalzamento di 2,3 metri delle acque marine

    Levermann è stato fra i primi a mettere in relazione le prove della storia del clima con simulazioni al computer di fattori che contribuiscono a un aumento del livello del mare: l’espansione termica degli oceani, lo scioglimento dei ghiacciai di montagna e di Groenlandia ed Antartide.

    Siamo fiduciosi riguardo alla solidità della nostra stima grazie alla combinazione fra la fisica e i dati che abbiamo utilizzato. Con questo modello crediamo di avere fissato un punto di riferimento di quanto il livello del mare aumenterà in relazione all’aumento della temperatura,

    ha spiegato Levermann. Nell’ultimo secolo il livello marino è aumentato di 17 centimetri, ma negli ultimi tempi c’è stata una accelerazione a 3 millimetri l’anno. Un terzo dell’attuale aumento è dovuto allo scioglimento delle masse di ghiaccio di Groenlandia e Antartide.

    Quasi 200 governi si sono impegnati per fare in modo che il surriscaldamento globale non oltrepassi i 2 gradi Celsius dell’era preindustriale e hanno concordato, entro la fine del 2015, un accordo che riduca le emissioni. Le temperature superficiali medie globali sono aumentate di 0,8 gradi C dall’inizio della rivoluzione industriale, ma l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) ha messo in guardia dal rischio che le temperature nel periodo 2016-2035 siano più calde fra 0,4° C e 1° C rispetto ai due decenni precedenti il 2005.

    Ed ecco che qui interviene lo studio di Levermann che spiega come con un aumento di 1° C le acque si alzeranno di 2,3 metri. Un innalzamento che farà sparire molte isole del Pacifico, costringendo gli abitanti a migrazioni coatte, e che sommergerà vaste zone del Bangladesh o della Florida. Un processo inarrestabile cui spetta all’uomo dare una decisa frenata con una politica di smantellamento dell’industria e dell’energia che contribuiscono a innalzare la temperatura globale.


Stai vedendo 10 articoli - dal 361 a 370 (di 415 totali)

Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.