SALVIAMO IL NOSTRO PIANETA

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  • #92371
    farfalla5farfalla5
    Partecipante

    [quote1382712775=InneresAuge]

    [/quote1382712775]
    Quando finirà questa follia, questa pazzia… :ave:


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #92372
    Erre Esse
    Partecipante

    Che vergogna.
    Gli ultimi messaggi mi hanno davvero colpito negativamente.


    #92373
    Anonimo

    http://www.ecoblog.it/post/114343/ripopolamento-lupi-in-francia-20-di-nuovi-esemplari-allanno

    Ripopolamento lupi: in Francia + 20% di nuovi esemplari all’anno

    La crescita delle foreste e degli ungulati ha favorito il trend di crescita: a vent’anni dall’inizio del ripopolamento gli esemplari censiti sono 250

    In Francia tornano i lupi. Scendono dalle Alpi e dai Vosgi e da maggio è stato registrato un aumento degli attacchi negli allevamenti di ovini dell’Aube e dell’Alta Marna. I lupi hanno cominciato a tornare in Francia nel 1992 dopo essere stati cacciati e avvelenati in maniera massiccia e, attualmente, sono presenti in 24 dipartimenti. Gli animali sedentari sono localizzati sulle Alpi, ma anche nei Pirenei Orientali, nella Lozére e a sud del massiccio dei Vosgi. Lupi isolati sono stati trovati anche nell’Aveyron, nel Gers, nell’Aube e nell’Alta Marna.

    Secondo Eric Marboutin dell’Office national de la chasse et de la faune sauvage che si occupa del monitoraggio degli esemplari, attualmente i lupi in libertà sul territorio francese sarebbero 250 e crescerebbero a un ritmo di + 20% all’anno. Lo sviluppo è favorito dalla crescita delle foreste, da un’alimentazione abbondante e diversificata (gli ungulati sono in crescita da trent’anni) e da uno statuto di protezione favorevole con la convenzione di Berna del 1979 e la direttiva Habitat Faune Flore del 1992.

    Pur essendo un ottimo tasso di crescita, il + 20% non è il limite massimo del tasso di crescita che in condizioni ottimali potrebbe arrivare a un + 40%, esattamente il doppio.

    Gli spostamenti del lupo sono dettati dall’esigenza di nutrirsi. Il suo regime alimentare è composto al 75-90% da animali selvatici e al 25-10% da animali domestici. Il lupo ha bisogno di 2-3 chili di carne al giorno ma può digiunare per diversi giorni e poi “recuperare” con una predazione abbondante.

    Per quanto riguarda le temperature, contrariamente a quanto si potrebbe credere, il lupo si adatta a tutti i climi, anche quelli caldi. La sua adattabilità ai più differenti ecosistemi ha fatto sì che si sia moltiplicato e diffuso e se la progressione dovesse rimanere del 20% fra cinque anni gli esemplari potrebbero essere più di 600.


    #92374
    Anonimo

    Uno stile di vita a sprechi zero. Dagli Usa la Storia di Bea Johnson

    http://www.ilcambiamento.it/stili_di_vita/sprechi_zero_usa_storia_bea_johnson.html


    #92375
    RichardRichard
    Amministratore del forum

    prove di allarmismo nel '47

    Los Angeles, 30 Maggio 1947

    La possibilità di un aumento prodigioso della superficie del mare, con conseguente inondazione diffusa, derivante da un fenomeno climatico nell’artico, è stato discusso ieri dal Dott. Hans Ahlmann, un noto geofisico svedese presso l’Istituto di geofisica dell’Università della California.

    Un misterioso riscaldamento del clima si sta lentamente manifestando nell’Artico. Il Dr. Ahlmann fa sapere che, se il ghiaccio dell’Antartico e quello della principale calotta della Groenlandia dovessero ridursi allo stesso tasso della presente fusione dell’Oceano Artico, le acque salirebbero in proporzioni catastrofiche e le persone che vivono nelle pianure lungo le coste verrebbero inondate.

    Inoltre il Dr. Ahlmann dice che,

    ” le temperature nella regione artica sono già aumentate di 10° Fahrenheit dal 1900, un’enormità dal punto di vista scientifico. Le acque della zona Spitsbergen, nello stesso periodo erano salite di 3/5°C e di un livello di 1/1.5 millimetri ogni anno.”

    ” Il cambiamento nella regione artica è talmente grave, che mi auguro che il più velocemente possibile, un organismo internazionale possa rapidamente essere formato per studiare e risolvere le gravi condizioni che si stanno creando a livello globale”, ha aggiunto.

    Ahlmann sottolinea inoltre che, mentre nel 1910 la stagione navigabile lungo lo Spitsbergen occidentale aveva durata di tre mesi, ora ha una durata di otto mesi.

    Fonte : http://stevengoddard.wordpress.com/2013/10/15/1947-shock-news-international-agency-needed-to-stop-polar-meltdown/
    http://daltonsminima.altervista.org/?paged=2


    #92376
    Anonimo

    http://www.cadoinpiedi.it/2013/12/18/_qualche_giorno_fa_ho.html

    PARCO NATURALE DEL SIRENTE VELINO, VOLEVANO FARNE UNA RISERVA DI CACCIA E SCACCIARE GLI ORSI
    di Giuseppe Festa – 18 dicembre 2013
    La regione Abruzzo aveva in programma di sventrare il parco e destinare migliaia di ettari ad uso venatorio. Ma una petizione con 200.000 firme effettuata dagli attivisti di Animal Amnesty e di Avaaz ha fermato il progetto. Fino a quando?

    Qualche giorno fa ho letto una notizia che in prima battuta mi è sembrata una bufala: “Al Consiglio Regionale d'Abruzzo si sta discutendo un progetto di legge per ridurre di circa 4000 ettari il Parco Naturale Regionale del Sirente Velino”. Secondo la nota, la proposta prevedeva di destinare i terreni alla costruzione edilizia e all'uso venatorio. Possibile? Mi sono informato, ho cercato altre fonti. Ahimè, nessuna bufala. Tutto vero. Va bene che in Italia siamo soliti trattare l'oro al pari del piombo, ma come si può partorire una simile follia? Come si può pensare di gettare in pasto a ruspe e doppiette uno degli angoli naturali più preziosi d'Italia e che tutto il mondo ci invidia? Un luogo in cui vivono lupi, aquile, camosci e, soprattutto, i rarissimi orsi marsicani. Ora, se parliamo di orsi, lo ammetto, sono di parte. Ho eletto a protagonista di un mio romanzo – Il passaggio dell'orso (Salani) – proprio un plantigrado abruzzese e l'idea di perseguitare questa specie anche in un Parco Naturale mi fa bollire il sangue.

    Agli individui che misurano il benessere (soprattutto il proprio) in superfici da cementificare e in beni materiali, bisognerebbe ricordare quanto i pacifici orsi giovino non solo all'equilibrio naturale, ma anche alle tasche di tutti coloro che in Abruzzo vivono di turismo. E sono molti. Eppure c'è ancora chi sostiene che le aree protette siano un limite allo sviluppo, una palla al piede dell'economia, quando tutte le evidenze dimostrano il contrario. L'orso marsicano è l'antico testimone di una natura incontaminata, sopravvissuto miracolosamente all'invadenza dell'uomo e alla distruzione delle foreste. Ne rimangono poco più di 50 esemplari. E i pochi rimasti devono combattere ogni giorno con bracconieri incalliti, con cacciatori “distratti” che li scambiano per cinghiali, con novelli Alonso che sfrecciano nei parchi come fossero a Monza, con allevatori abusivi che invadono i santuari della natura. Senza dimenticare i criminali avvelenatori che recentemente hanno disseminato di bocconi mortali la foresta più antica d'Europa. Ma che gli orsi debbano difendersi anche da proposte di politici che invece dovrebbero baciare la terra su cui posano le zampe… beh, questo è davvero troppo. In questi anni di “convivenza” con gli orsi marsicani, una cosa l'ho imparata: l'unica possibilità reale di salvare questa specie è che possa espandersi anche al di fuori del Parco Nazionale d'Abruzzo, dove vive attualmente la quasi totalità degli orsi.

    Ecco perché gli altri Parchi, compreso il Sirente Velino, sono fondamentali per il futuro dell'orso. Una popolazione concentrata come quella del Parco d'Abruzzo, infatti, corre grandi rischi dovuti allo sviluppo di malattie e all'elevata consanguineità. Solo la formazione di nuovi nuclei in zone diverse potrà dare un futuro alle prossime generazioni di cuccioli. Ma c'è un problema: gli orsi non volano. Se potessero, lo farebbero volentieri, ve lo assicuro. Ma finora non ce la fanno proprio a librarsi per aria. E quindi hanno bisogno di zone sicure attraverso le quali spostarsi. Proprio per questo in Abruzzo si vuole creare un sistema di corridoi ecologici protetti, che ridurrebbe il rischio di venire impallinati o investiti appena usciti dal Parco Nazionale d'Abruzzo e permetterebbe agli orsi di raggiungere in sicurezza gli altri Parchi. Ma se da una parte si lotta per creare queste zone franche di passaggio, dall'altra si propone di ridurre drasticamente un Parco straordinario come il Sirente Velino.

    La solita Italietta, verrebbe da dire. Ma proprio mentre scrivo questo articolo, ecco la buona notizia. Secondo gli organizzatori della petizione che ha portato in pochi giorni alla raccolta di ben 200.000 firme, “il consiglio regionale d'Abruzzo ha ritirato la proposta di legge per sventrare il Parco Regionale Sirente Velino, dopo la consegna delle firme effettuata direttamente dagli attivisti di Animal Amnesty e di Avaaz”. Urrà, dunque. Vittoria! O forse no? In realtà, Il solo fatto che si sia dovuto combattere per giorni contro questa follia è già di per sé una sconfitta, ma almeno è confortante che ci sia stata una così grande mobilitazione dell'opinione pubblica.

    È un segnale importante per la classe politica. Ricominciamo da qui. Ma teniamo le orecchie ben aperte e in allerta, proprio come i nostri orsi. Già, gli orsi. E dire che avremmo così tanto da imparare da voi, amici impellicciati. Avete sempre una gran fame, ma conoscete alla perfezione il vostro territorio e usate in modo sostenibile le risorse che vi offre. Siete i più forti della foresta, eppure solo di rado attaccate briga con le altre creature. Allevate i vostri cuccioli con affetto e cura profonda, ma sapete essere severi quando serve. Non gli portate la pappa pronta nella tana, piuttosto gli trasmettete fin da piccoli le conoscenze e gli strumenti per diventare indipendenti. Infine, nonostante la vostra mole, camminate nel bosco con passo leggero, lasciando una traccia lieve del vostro passaggio. Sapete di dipendere dalla terra. Noi quando ce lo siamo dimenticati?


    #92377
    RichardRichard
    Amministratore del forum

    [quote1387996664=Richard]
    Negli ultimi giorni, lo stesso geologo Molnia ha effettuato dichiarazioni di stampo opposto, sconvolgendo il mondo dei glaciologi: dai dati satellitari, i ghiacciai dell'Alaska sono risultati in forte crescita, per la prima volta da moltissimo tempo, grazie all'effetto combinato di grandi precipitazioni nevose invernali, e di un'Estate di almeno 3° sotto la norma dal punto di vista termico.

    In realtà, i ghiacciai di questa zona sono ipersensibili ai cambiamenti climatici anche solamente piccoli: per alcuni di loro si sono infatti misurate avanzate spettacolari nel corso degli anni '60, di parecchi chilometri in una sola Estate, tanto che si coniò il termine di “ghiacciai galoppanti”, fenomeno dovuto non solamente alle variazioni termiche e pluviometriche, ma anche a conformazioni particolari del bacino glaciale e ad altre concause.
    Anche gli arretramenti, del resto, sono stati del tutto spettacolari.
    https://www.altrogiornale.org/comment.php?comment.news.3844

    Il buco nell'ozono si va richiudendo. Forse. Ma sarà un bene? Sulla questione si stanno interrogando scienziati di mezzo mondo. Con l'obiettivo di capire se il “rattoppo” nell'atmosfera provocherà conseguenze negative o positive sul riscaldamento globale.
    Del buco nell'ozono si parlò molto – e con grande preoccupazione – negli anni '80 e '90, poi il problema è passato quasi nel dimenticatoio.

    https://www.altrogiornale.org/comment.php?comment.news.4657

    Il buco dell'ozono ha 25 anni e i russi dicono che salva la calotta glaciale dell'Antartide
    Il sito scientifico russo inauka.ru riferisce che secondo Klepikov «L'aumento della quantità di ghiaccio non è stato lo stesso in tutte le regioni del litorale antartico, la progressione più importante della superficie di ghiaccio è stata osservata nel Mare di Ross, nella parte occidentale del settore Pacifico dell'Antartide. Nello stesso tempo, sio osserva nella rtegione del Mare di Bellingshausen una tendenza opposta : un calo della superficie della copertura glaciale».
    A conforto di quanto dice lo scienziato russo cita uno studio dei ricercatori britannici che, attraverso simulazioni matematiche basate su un'analisi dei dati meteorologici dimostra che tendenza all'aumento del ghiacci potrebbe essere legata all'anomalia dell'ozono.
    http://www.greenreport.it/_archivio/index.php?page=default&id=4750

    Un Enorme buco nel Campo Magnetico Terrestre
    I cinque satelliti THEMIS della NASA hanno scoperto un buco nel campo magnetico terrestre dieci volte più grande di qualsiasi cosa in precedenza si pensava esistesse. Il vento solare può fluire attraverso questa apertura per “caricare” la magnetosfera per potenti tempeste geomagnetiche. Ma il buco non è di per sé la più grande sorpresa. I ricercatori sono ancora più stupiti dallo strano ed inaspettato modo in cui si è formato, ribaltando le idee a lungo sostenute dalla fisica spaziale.
    https://www.altrogiornale.org/news.php?extend.4054

    [/quote1387996664]
    http://books.google.it/books?id=FwsHNiXUpcYC&pg=PA32&lpg=PP1&hl=it&output=html_text


    #92378
    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12807

    UNA BOMBA NEL MEDITERRANEO

    SOS: LE ARMI CHIMICHE SIRIANE SARANNO TRATTATE CON L'IDROLISI E POI INABISSATE NEL MEDITERRANEO TRA MALTA, ITALIA, GRECIA E LIBIA

    Una “bomba” tossica, estremamente pericolosa per l'ambiente, minaccia la salute pubblica e l'economia dei paesi del Mediterraneo centrale, ma anche tutto il mare Mediterraneo, inteso come un mare chiuso e già seriamente contaminato.

    L'arsenale chimico della Siria inizialmente era destinato a essere neutralizzato in Albania ma, dopo le forti proteste pubbliche in quel paese e nonostante i generosi benefici contributivi offerti dagli americani, il governo è stato costretto a declinare “l'offerta”, e così questo arsenale sarà distrutto nella zona di mare ad ovest di Creta, con la connivenza delle autorità greche, italiane e maltesi.

    L'allarme è dato dagli scienziati di Democritos (N.d.T. Centro Nazionale di Ricerca Scientifica) di Atene e del Politecnico di Creta, che parlano di “completa distruzione dell'ecosistema e del turismo”.

    Secondo il collaboratore scientifico di Democritos ed ex presidente dell'Unione dei Chimici Greci, Nikos Katsaros, “se una tale neutralizzazione delle armi chimiche verrà effettuata tramite il processo di idrolisi, si può parlare di uno scenario da incubo. Si tratta di un metodo estremamente pericoloso, con conseguenze imprevedibili per l'ambiente mediterraneo e i popoli vicini.”

    Questi effetti saranno la necrosi completa dell'ambiente interessato e l'inquinamento marino tra il mare Libico ed il mare di Creta. Il pesce sarà avvelenato dalla contaminazione, così come la popolazione che lo consumerà. Da notare inoltre che il punto del mare prescelto è all'incirca lo stesso usato per l'inabissamento di sostanze tossiche gestite in passato dalla mafia ( http://www.haniotika-nea.gr/media/2014/01/224.jpg ).

    Solitamente le sostanze chimiche vengono distrutte tramite combustione in aree specifiche dotate di opportune infrastrutture. Queste aree esistono da tempo e svolgono questo tipo di operazioni negli Stati Uniti, in Germania, Francia, Russia, Cina ed altri paesi da molti anni. In questo caso però, trattandosi di un problema politico, nessuno vuole assumersi la responsabilità. Così ricorrono al metodo di idrolisi in mare aperto, nonostante, per ammissione indiretta degli americani stessi, questo metodo sia particolarmente pericoloso: infatti, il mare Mediterraneo è stato scelto proprio perché chiuso. Negli oceani la contaminazione ci sarebbe stata lo stesso, ma la dissoluzione delle sostanze sarebbe stata agevolata dalla più grande quantità d'acqua. In un mare aperto però la possibilità di onde marine di grande altezza e quindi di incidenti è sostanzialmente maggiore.

    Di un grave rischio parla il professor Evangelos Gidarakos del Politecnico di Creta, che ha lanciato l'allarme alle autorità greche, le quali appaiono in disparte in questo processo.

    “Queste sostanze chimiche sono miscele di sostanze pericolose e tossiche, che non sono in grado di essere inattivate in modo da non causare danni agli organismi viventi solo con questo metodo”, sottolinea. “Questa zona tra l'Adriatico e il Mediterraneo era diventata 'un cimitero di prodotti chimici' dalla mafia italiana, che aveva immerso in un periodo di 20 anni circa 30 navi cariche di vari tipi di sostanze e rifiuti chimici, come è stato rivelato in questi ultimi anni”.

    Secondo annunci ufficiali, le armi chimiche, dopo essere trasportate dalla Siria, saranno caricate in Italia nel recipiente di titanio della nave americana Cape Ray e saranno distrutte col processo di idrolisi in acque internazionali tra l'Italia e la Grecia, nel tratto di mare tra Malta – Libia – Creta. La procedura per la distruzione dell'arsenale chimico della Siria dovrebbe durare circa tre mesi. Non vengono forniti ulteriori dettagli.

    Il professor Gidarakos però ha molti dubbi. “L'armamento chimico della Siria consiste di due parti”, dice. “Esistono 1.250 tonnellate di armamenti 'principali' come i gas sarin e i gas mostarda ed altre 1.230 tonnellate di sostanze precursori che sono utilizzate per la fabbricazione delle armi vere e proprie. Queste sostanze, principalmente composti chimici di cloro e fluoro, sono di per sé altamente velenose e tossiche. E poi esiste una gamma di altre sostanze acquistate dalla Siria dopo l'embargo per cui sono sia di provenienza sia di natura ignota. Anche prendendo per buone le 1.500 tonnellate ufficialmente dichiarate, non credo che tutto possa essere concluso in soli tre mesi. Ci vorrà probabilmente il triplo di questo tempo, sempre che non succedano degli spiacevoli imprevisti”.

    Il professor Gidarakos sostiene che l'idrolisi di tutto questo quantitativo pericoloso produrrà una terza componente tossica che sarà formata direttamente nelle acque marine. Perché l'idrolisi non è più un processo relativamente sicuro come nel passato (p. es. durante la neutralizzazione delle armi chimiche della 2a Guerra Mondiale al largo del Giappone) in quanto oggi l'idrolisi produce anche degli scarti in forma liquida, cosa che non succedeva nel passato.

    Aggiunge inoltre che si sarebbe aspettato un comportamento più responsabile da parte dell'Organizzazione per il Divieto delle Armi Chimiche, un'organizzazione direttamente coinvolta in questa faccenda, che pochi mesi fa aveva fortemente sconsigliato la neutralizzazione di tali sostanze in alto mare.

    “Tutta questa storia ricorda molto un'operazione militare ed ha poco di scientifico”, conclude.

    Intanto qui cominciano a circolare le varie “voci”. C'è persino chi parla della reale possibilità di condizioni che “non permetteranno a chiunque di nuotare” nelle spiagge di Creta per (almeno) i prossimi 5 anni. Catastrofisti, certo. E il primo che ci rimette, oltre al turismo, è il morale del già martoriato popolo greco. Ma, pensandoci bene, chi gli può garantire il contrario?

    Un corrispondente volontario dalla Grecia

    Fonte: http://www.comedonchisciotte.org


    #92379
    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12827

    LA LOTTA SUL PIANETA

    DI KIRKPATRICK SALE

    counterpunch.org

    Alcuni dati recenti sullo scontro Capitalismo/Terra

    In Ottobre, gli Stati Uniti hanno superato la Russia come primi produttori mondiali di petrolio e di gas, un risultato ottenuto largamente grazie al notevole aumento nella produzione di gas naturale ottenuto con la fatturazione idraulica di scisti (fracking). Considerando che il processo manda nel sottosuolo (e quindi nelle falde acquifere del sottosuolo) 200 e più litri di ben 600 agenti chimici in ogni pozzo, non c’e’ dubbio che siamo di fronte alla più sporca e inquinante industria mai creata dall’uomo.

    Capitalismo – 1; Terra – 0

    A partire dal Dicembre scorso, la pesca del gambero nel New England è stata dichiarata chiusa per un anno o forse tre, per permettere il ripopolamento dei banchi di gamberi, attualmente in forte esaurimento: sono infatti stati da poco toccati i livelli minimi storici a causa della pesca eccessiva e del riscaldamento delle acque.

    Solo due anni fa i pescatori di gamberi guadagnavano in totale 10 milioni di dollari, quest’anno solo 1,2 milioni di dollari, e non e’ ancora chiaro o certo che i banchi di gamberi riusciranno effettivamente a ripopolarsi.

    Capitalismo – 2; Terra – 0

    Secondo un rapporto delle Nazioni Unite di Dicembre scorso, i gas che provocano i cambiamenti climatici hanno raggiunto nel 2012 il loro record di concentrazione nell’atmosfera terrestre. L’Organizzazione Metereologica dell’ONU ha dichiarato che i gas responsabili del riscaldamento globale sono aumentati del 32% dal 1990 al 2012, di cui l’80% è Co2, il principale “derivato” dell’industrializzazione mondiale.

    Capitalismo – 3; Terra – 0

    Secondo un rapporto pubblicato nel Settembre del 2013, l’Orso Polare sta quasi scomparendo dall’Artico, a causa della progressiva riduzione del ghiaccio polare che ha toccato ora i minimi storici dal 1979, anno in cui è iniziato il suo monitoraggio. Lo scioglimento dei ghiacci significa un aumento delle aree acquatiche (alcune grandi quanto l’intero Texas) riducendo così l’accesso degli Orsi Polari al loro “cibo” preferito, le foche.

    Capitalismo – 4; Terra – 0.

    In Agosto scorso, il Presidente dell’Ecuador Rafael Correra ha definitivamente abbandonato il piano, stabilito nel 2007, di salvataggio dello Yasuni National Park in Amazzonia dalle perforazioni petrolifere, attraverso un accordo internazionale che avrebbe dovuto fornire al paese $3.6 miliardi di dollari in 13 anni, metà del valore del potenziale petrolio che si sarebbe potuto ricavare. Dopo sei anni, sono stati erogati al paese solo $13 milioni, metà di un punto percentuale della somma stabilita.

    Capitalismo – 5; Terra – 0.

    E via così. Avrei potuto benissimo continuare fino a riempire per lo meno un’altra decina di pagine, usando solo gli esempi più eclatanti del fallimento del genere umano nel proteggere e preservare l’unico possibile e conosciuto habitat dove potrebbe vivere. E non ho menzionato l’estinzione delle specie, la distruzione degli ecosistemi, l’inquinamento delle foreste, l’avanzata dei deserti e l’alterazione del clima. La Valutazione degli Ecosistemi del Millennio del 2005 lo disse chiaramente: “Le attività umane stanno stressando le funzioni naturali della Terra a tal punto che non è più possibile avere una qualche certezza che gli ecosistemi del pianeta siano in grado di sostenere future generazioni.”

    Intendiamoci: con il termine “attività umane” s’ intende essenzialmente il capitalismo industriale sostenuto dagli Stati, insieme ai suoi “derivati” e varie imitazioni, praticato come lo è ora, su scala globale e a ritmo incessante, disponendo, inoltre, di tecnologie con un potere (anche distruttivo) senza precedenti.

    Nel 1995, feci una nota scommessa di $1,000 (si veda http://www/hanson.gmu.edu/press/wired-5-02) che la civiltà occidentale sarebbe crollata in ogni senso economico e politico entro il 2020, quindi non sono affatto sorpreso nel vedere chi sta vincendo nella lotta per la sopravvivenza. Invece mi sorprende ancora molto vedere quelle persone che ancora non hanno compreso di che natura sia questa lotta e che continuano a chiedere, agire, organizzare e premere affinché le cose possano cambiare. Paul Ehrlich, ad esempio, in un recente blog sul sito dell’Alleanza del Millennio per l’Umanità e la Biosfera, ha fatto appello agli scienziati perché “possano generare rapidamente un movimento etico globale che solleciti un cambiamento delle azioni umane a beneficio dei nostri discendenti”. (“Discendenti?” – dice il Bravo Capitalista “Perché, cos’hanno fatto di buono per me recentemente?”).

    Non potrebbe essere diversamente – questo deve essere chiaro. Come stanno andando le cose ora è il risultato di un “contratto” che come società abbiamo stipulato nel momento in cui abbiamo deciso di adottare un sistema di vita basato sulla crescita illimitata (per non parlare di tutti i vizi capitali, tranne l’accidia..) e sullo sfruttamento sregolato delle risorse naturali per il continuo sviluppo ed evoluzione della vita umana. (Il termine “exploit”, dopo tutto, nell’ambito di questo sistema, ha una connotazione positiva, come lo ha anche il termine “crescita”.) In un certo senso, tutto questo ha prolungato la fine del “contratto”, in quanto ha prodotto una grande abbondanza di cose (“beni” non mi pare sia il termine giusto) e processi che hanno beneficiato tante e tante persone per tanti e tanti anni, a prescindere dalla poca equità nella loro distribuzione e impatto nella società. Sì, la sovrappopolazione, la sovrapproduzione e gli eccessivi consumi hanno reclamato un prezzo davvero terribile, ma dopo tutto è su questo che si è sempre basato il capitalismo: nel breve termine molti prosperano e pochi diventano molto ricchi.

    Mi viene in mente una storia detta da Friederich Engels quando visitò l’Inghilterra della prima era industriale fece dei commenti sul fiume di Manchester, “Un corso d’acqua maleodorante, nera come il carbone, piena di detriti e rifiuti” e fece notare a un importante industriale che era lì vicino a lui, che non aveva mai visto prima di allora una città così brutta, sporca e malsana: “Quell’uomo ascoltò in silenzio quello che dicevo, poi, all’angolo della strada dove ci separammo disse: “Però qui si fanno un sacco di bei soldi. Buona giornata, signore.”

    Ovviamente non sono in grado di dire esattamente quando finirà questo scontro, anche se mi sento di dire che il 2020 non mi sembra una data così azzardata. Intanto, però, posso parlare della natura di questo scontro, e di chi sta vincendo.

    Kirkpatrick Sale è autore di Dopo l’Eden: l’Evoluzione della Dominazione Umana e di altri undici libri. Questo saggio è un adattamento del suo recente libro: L’Inferno dell’Emancipazione: La Tragedia causata dalla Procloamazione dell’Emancipazione. E’ il Direttore dell’Istituto Middlebury.


    #92380
    orsoinpiedi
    Partecipante

    Cesio a livello record, Fukushima prepara il sushi radioattivo

    A quanto ammonta la contaminazione radioattiva penetrata nel cibo dopo l’incidente nella centrale nucleare giapponese di “Fukushima-1”? È più che sufficiente. Nel pesce pescato nei pressi della centrale nucleare, il livello di cesio radioattivo rilevato è di 124 volte superiore a quello consentito.

    Un canale televisivo giapponese ha recentemente mostrato un calamaro gigante preso da un pescatore locale (video http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=GN7fwhxTDiA ). Il pubblico ancora non aveva digerito l'impressione causata dal “mutante di Fukushima”, come è stato soprannominato, che il quotidiano “Asahi” ha offerto un nuovo film horror sotto forma di un pericoloso piatto nazionale: il carassio nero di mare.

    Si scopre, dunque, che il livello di inquinamento nel carassio è semplicemente mostruoso. Tuttavia, “Asahi”, ha stabilito che questo è stato osservato solo in un pesce su 37. In altri due pesci di questo gruppo, il livello di sostanze pericolose è stato maggiore rispettivamente di 4 e 2 volte, mentre gli altri erano tutti nei limiti normali. I campioni sono stati prelevati presso l'Istituto di pesca (Fisheries Research Agency) nel delta del fiume, a 40 km a sud dalla sfortunata stazione. Questo è parte di uno studio più ampio, che determinerà i livelli delle sostanze pericolose da Fukushima, nella catena alimentare umana.

    La contaminazione radioattiva dei prodotti alimentari si accumula nel corpo umano e causa malattie che lo uccidono lentamente. Dall'impianto di Fukushima c’è stata una fuoriuscita di acqua radioattiva nel mare. Inizialmente, le radiazioni hanno saturato il primo anello della catena alimentare: gli organismi acquatici semplici e le piante. Il vicepresidente del Comitato della Duma di Stato sulle risorse naturali, l’ambiente e l’ecologia, Maksim Šingarkin, nota:

    Dalle decine di cellule algali viene sintetizzata, relativamente parlando, una cellula di mollusco. Ma una dozzina di cellule di molluschi sature di radiazioni dalle alghe,si trasformano nella cellula di un pesce. Una persona che consuma questo pesce, consuma anche la radioattività, concentrata in tonnellate d’acqua. Cioè, quando la concentrazione di agenti inquinanti si sposta lungo la catena alimentare, questa aumenta.

    Le prefetture hanno proibito la pesca del carassio, e la sua vendita sul mercato al largo della costa di Miyagi e Fukushima. Ma il sistema tradizionale alimentare giapponese non può essere modificato con un tratto di penna. Vogliono il loro pesce preferito, che viene mangiato da secoli. Con alcuni messaggi, come ad esempio l’articolo del giornale “Asahi”, le autorità hanno avvertito la nazione, ma appelli e divieti sono di ben poco qui, continua l'esperto:

    Le autorità del paese devono applicare metodi più sofisticati per cambiare la visione del mondo dei loro concittadini, evitando l'esplosione sociale. Quindi questo tipo di pubblicazione non è altro che un normale meccanismo di controllo di una nazione, sull'orlo del disastro a causa delle radiazioni.

    La pubblicazione di queste cifre è solo la punta dell'iceberg. A tre anni dall’incidente di Fukushima, Tokyo ha più che altro minimizzato i dati, che, in realtà,sono di gran lunga peggiori, suggerisce il consigliere dell'Accademia delle Scienze russa, esperto di ecologia, Aleksej Jablokov.

    La domanda è: perché solo un pesce su quaranta presenta simili dosi di radionuclidi? Dal momento che non conosciamo le vie di propagazione di questesostanze, possiamo immaginare che ci sia moltissimo pesce con livelli molto pericolosi di inquinamento. Questo è il problema, e la fonte della contaminazione non è ancora stata chiarita.

    Se si continua con questa logica, è possibile tracciare un quadro piuttosto triste delle conseguenze di Fukushima. Tra pochi anni, una significativa porzione diprodotti ittici in Giappone sarà contaminata da radiazioni. Nel pacifico nuoteranno balene radioattive, che sono in cima alla piramide alimentare marina. Nel prossimo decennio, dovremmo aspettarci un boom del tasso di tumori in Giappone.

    Ma quel carassio infetto, di cui ha scritto “Asahi”, una volta sola lo si può anche mangiare, scherzano gli esperti. Per un uomo questo non è mortale. La cosa principale è non mangiare continuamente questi pesci.

    fonte http://italian.ruvr.ru/2014_01_16/I-giapponesi-sono-minacciati-dal-pericoloso-carassio/

    La realta sembrerebbe molto peggiore di quella che ci forniscono.


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