Seconda Venuta di Cristo

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Questo argomento contiene 130 risposte, ha 31 partecipanti, ed è stato aggiornato da Richard Richard 11 anni, 4 mesi fa.

Stai vedendo 10 articoli - dal 91 a 100 (di 131 totali)
  • Autore
    Articoli
  • #33580

    Omega
    Partecipante

    [quote1244298415=FREESPIRIT]
    rich, sl sito World ufo mi sono iscritta alla mailing list e mi è apparso questo messaggio
    Email listemize kayit oldugunuz için tesekkürler
    che cavolo vuole dire? -|-
    [/quote1244298415]
    Significa: “Grazie di averti registrato alla Mailing List” in lingua Turca. Ma nelle opzioni non puoi cambiare la lingua?


    #33577

    FREESPIRIT
    Partecipante

    grazie omega, :K:


    #33581

    realternativo
    Partecipante

    Ho visto un video su you tube che parla di un misterioso Vangelo. E' sicuramente opera di fantasia, ma mi ha incuriosito….
    Giò


    #33582
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [quote1244310304=FREESPIRIT]
    si Rich, vedi se riesci a trovate qualcosa, e poi facci sapere!ti ringrazio!bisogna dire che se la Rai manda in onda una intervista del genere!!!hahaha! che fanno ?hanno paura anche loro??? :bravo:
    [/quote1244310304]
    quel video lo vidi tempo fa dal sito di Bongiovanni, praticamente un giornalista stava facendo un servizio, incontra questo senzatetto e a sorpresa gli fa questa dichiarazione, non è recente, è di circa 2 anni fa direi..


    #33583

    Pyriel
    Bloccato

    [quote1244373651=iniziato]
    certo amico, il fatto è proprio questo Gesù non è cristianesimo.
    é l'etichetta che aborro
    [/quote1244373651]


    #33585
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Il Messia ritornerà sulla Terra a partire dal 1998. Dapprima arriva nei cuori e nelle menti di coloro che cercano la Luce (5749-5 e 364-7). Questi sono tempi spirituali importanti, malgrado ciò che vediamo fisicamente.
    “Lui è oggi in giro sulla Terra? Sì, in coloro che gridano a Lui da ogni angolo, perché Lui, il Padre, non ha permesso alla Sua anima di vedere la corruzione né si è impossessata di quelle cose che fanno paura all’anima. Perché Lui è il Figlio della Luce, di Dio ed è santo davanti a Lui e verrà di nuovo nei cuori, nelle anime e nelle menti di coloro che cercano di conoscere le Sue vie.” (5749-5)

    http://www.edgarcayce.it/media/ermetetrismegisto.htm


    #33586
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [color=#ff6600]La conoscenza di sé [/color](Krishnamurti)

    I problemi del mondo sono così colossali, così estremamente complessi, che
    per comprenderli e risolverli bisogna affrontarli in maniera molto semplice
    e diretta; ma, la semplicità, la risolutezza, non dipendono da circostanze
    esterne, né da particolari pregiudizi e umori. La soluzione non si può
    trovare attraverso conferenze e progetti, né può consistere nella
    sostituzione dei vecchi capi con nuovi capi, o altre misure simili. La
    soluzione è da cercare invece alla fonte del problema, ossia nel
    responsabile della malvagità, dell'odio e dell'enorme incomprensione che
    esiste fra gli esseri umani. Il responsabile di tale malvagità, la fonte di
    tutti questi problemi, è l'individuo, siamo voi e io, non il mondo così come
    siamo abituati a raffigurarcelo. Il mondo è il nostro rapporto con gli
    altri, non qualcosa di separato da voi e me; il mondo, la società, è il
    rapporto che stabiliamo o cerchiamo di stabilire fra ciascuno di noi.
    Dunque, il problema siamo voi e io, e non il mondo, perché il mondo non è
    altro che la proiezione di noi stessi e comprendere il mondo vuol dire
    comprendere noi stessi. Il mondo non è separato da noi; noi siamo il mondo,
    e i nostri problemi sono i problemi del mondo. Non mi stancherò mai di
    ripeterlo, perché l'apatia è talmente radicata nella nostra mentalità che
    pensiamo che i problemi del mondo non ci riguardino, che a risolverli ci
    deve pensare l'ONU o che sia sufficiente sostituire i vecchi leader con
    nuovi dirigenti. E' una mentalità molto ottusa quella che ragiona così,
    perché siamo noi i responsabili della spaventosa infelicità e confusione del
    mondo, di questa minaccia costante di guerra.
    Per cambiare il mondo dobbiamo partire da noi stessi; e
    quel che conta nel partire da noi stessi è l'intenzione. L'intenzione che
    deve guidarci è quella di comprendere noi stessi e di non lasciare soltanto
    ad altri il compito di trasformare se stessi, o di produrre un cambiamento
    limitato attraverso la rivoluzione, che sia di sinistra o di destra. E'
    importante capire che è questa la nostra responsabilità, vostra e mia;
    perché, per quanto piccolo possa essere il nostro mondo personale, se
    riusciamo a trasformare noi stessi, schiudendo un orizzonte completamente
    diverso nella nostra esistenza quotidiana, allora forse sapremo influire sul
    mondo in generale, sulla rete estesa di rapporti con gli altri.
    Cercheremo allora di scoprire il processo che conduce alla comprensione di
    noi stessi e che non è un processo isolante. Non si tratta di ritirarsi dal
    mondo, perché non si può vivere in isolamento. Essere vuol dire essere in
    relazione, e il concetto stesso del vivere in isolamento è impensabile. E'
    la mancanza di rapporti giusti che produce conflitti, infelicità, ostilità;
    per quanto piccolo possa essere il nostro mondo, se riusciamo a trasformare
    i rapporti all'interno di quel mondo ristretto, il risultato sarà come
    un'onda che si ripercuote all'infinito verso l'esterno. Credo sia importante
    capire questo punto, ossia che il mondo è fatto dei nostri rapporti, per
    quanto limitati; e se riusciamo a produrre una trasformazione su quel piano,
    una trasformazione non superficiale, ma radicale, allora avremo dato avvio a
    una trasformazione attiva del mondo.
    La vera rivoluzione non risponde a questo, o quel modello, di sinistra o di
    destra: è invece una rivoluzione di valori, una rivoluzione che dai valori
    di senso comune porta a valori che non sono di senso comune, né sono creati
    dalle influenze ambientali. Per trovare questi veri valori che produrranno
    una rivoluzione radicale, una trasformazione o rigenerazione, è essenziale
    comprendere se stessi.
    La conoscenza di sé è l'inizio della saggezza e,
    dunque, l'inizio della trasformazione o rigenerazione.
    Per comprendere se stessi ci deve essere l'intenzione di comprendere – ed è
    lì che insorgono le prime difficoltà.
    Benché la maggior parte di noi sia scontenta, pur
    desiderando produrre un cambiamento improvviso, ci limitiamo a incanalare lo
    scontento per conseguire un certo risultato; spinti dall'insoddisfazione, ci
    cerchiamo un altro lavoro, o semplicemente ci pieghiamo alle pressioni
    dell'ambiente circostante. Invece di infiammare le nostre menti, spingendoci
    così a mettere in discussione la vita, l'intero processo dell'esistenza, lo
    scontento viene incanalato, e di conseguenza diventiamo mediocri, perdiamo
    quella intensità, quell'impulso a scoprire l'intero significato
    dell'esistenza.
    Perciò è importante scoprire queste cose autonomamente, perché
    l'autoconoscenza non può essere trasmessa da altri, non si trova in alcun
    libro. Dobbiamo scoprire, e perché ci sia scoperta, deve esserci
    l'intenzione, la ricerca, l'esplorazione. Fin quando quell'intenzione di
    scoprire, di investigare in profondità, è debole o inesistente, le
    dichiarazioni di principio o il desiderio casuale di conoscere se stessi non
    valgono un gran che.
    Dunque, la trasformazione del mondo è prodotta dalla trasformazione di sé,
    perché il sé è, al tempo stesso, prodotto e parte del processo totale
    dell'esistenza umana. Per cambiare, è essenziale conoscere se stessi; senza
    la conoscenza di quel che si è, manca una base su cui possa fondarsi il
    retto pensiero, e senza l'autoconoscenza non può esserci trasformazione.
    Bisogna conoscersi per quel che si è, non per some si desidera essere:
    quest'ultima è un'immagine ideale, e dunque fittizia, irreale; solo ciò che
    è può essere trasformato, non ciò che si desidera essere. Conoscersi per
    quel che si è richiede una mente eccezionalmente vigile, perché ciò che è
    subisce continui mutamenti e per seguirli tempestivamente la mente deve
    essere svincolata da qualunque dogma o credenza o modello d'azione. Se si è
    pronti a seguire qualunque evoluzione, l'essere vincolati non può che
    costituire un impedimento.
    Per conoscere se stessi, è necessaria la consapevolezza, la prontezza di una
    mente libera da ogni credenza, da ogni idealizzazione, perché credenze e
    ideali sono come un'ombra colorata che distorce la vera percezione. Se
    volete conoscere ciò che siete, non potete immaginare, o coltivare,
    l'illusione di qualcosa che non siete. Se sono avido, invidioso, violento,
    il semplice credere nella nonviolenza e nell'altruismo serve a ben poco. Ma
    sapere di essere avido o violento, saperlo e comprenderlo, richiede una
    percettività straordinaria, non è così? Richiede onestà e chiarezza di
    pensiero, mentre perseguire un ideale diverso da ciò che è costituisce una
    fuga, che impedisce di scoprire e agire direttamente su ciò che si è.
    La comprensione di ciò che si è – brutti o belli, malvagi o disonesti, non
    importa – la comprensione di ciò che si è, senza infingimenti, è l'inizio
    della virtù. La virtù è essenziale, poiché dà la libertà. E' solo nella
    virtù che si può scoprire, che si può vivere – ma non coltivando la virtù,
    poiché questo non porta altro che rispettabilità. C'è differenza fra
    l'essere virtuoso e il diventare virtuoso. L'essere virtuoso ha origine
    dalla comprensione di ciò che è, mentre il diventare virtuoso è un modo di
    temporeggiare, di sovrapporre ciò che si vorrebbe essere a ciò che si è.
    Perciò, diventando virtuosi si evita di agire direttamente su ciò che è. Il
    processo dell'evitare ciò che è coltivando l'ideale è ritenuto virtuoso; ma
    se lo si considera attentamente e senza filtri, si vedrà che non è affatto
    così.
    E' semplicemente un modo di rimandare il momento in cui ci si troverà faccia
    a faccia con ciò che è. La virtù non è il divenire di ciò che non è; la
    virtù è la comprensione di ciò che è e, dunque, la libertà da ciò che è. La
    virtù è essenziale in una società che si sta rapidamente disgregando. Per
    creare un mondo nuovo, una nuova struttura che si distacchi dalla vecchia,
    deve esserci libertà di scoperta; e per essere liberi, deve esserci virtù,
    perché senza virtù non può esserci libertà. Può l'uomo immorale che si
    sforza di diventare virtuoso arrivare mai a conoscere la virtù? L'uomo che
    non è morale non potrà mai essere libero e, di conseguenza, non potrà mai
    scoprire che cos'è la realtà.
    La realtà può essere colta solo attraverso la comprensione di ciò che è; e
    per comprendere ciò che è, deve esserci libertà, libertà dalla paura di ciò
    che è.
    Per comprendere tale processo, è necessario che ci sia l'intenzione di
    conoscere ciò che è, seguire ogni pensiero, sentimento e azione; è
    estremamente difficile comprendere ciò che è, poiché non è mai immobile, mai
    statico, ma sempre in movimento. Ciò che è, è ciò che voi siete, non ciò che
    vi piacerebbe essere; non è l'ideale, perché l'ideale è fittizio, ma è
    invece quel che fate, pensate e sentite attimo per attimo. Ciò che è, è il
    reale, e comprendere il reale richiede consapevolezza, una mente molto
    vigile, molto pronta. Ma, se cominciamo a condannare ciò che è, se
    cominciamo a criticarlo, o a opporci ad esso, allora non ne comprenderemo il
    movimento. Se voglio capire qualcuno, non posso assumere un atteggiamento di
    condanna nei suoi
    confronti:
    devo osservarlo, studiarlo, devo amare l'oggetto della mia indagine. Se
    volete capire un bambino, dovete amarlo e non biasimarlo. Dovete giocare con
    lui, osservare i suoi movimenti, le sue idiosincrasie, le sue modalità di
    comportamento; ma se vi limitate a biasimarlo, se vi opponete a lui e lo
    rimproverate, allora non sarete in grado di comprenderlo. Allo stesso modo,
    per comprendere ciò che è, bisogna osservare i propri pensieri, sentimenti e
    azioni attimo per attimo. Questo è il reale. Qualunque altra azione,
    qualunque azione ideale o ideologica, non è il reale; è semplicemente un
    desiderio, un'aspirazione illusoria a essere qualcosa di diverso da ciò che
    è.
    Comprendere ciò che è richiede uno stato mentale in cui non siano presenti,
    né identificazione, né condanna, il che implica che la mente sia vigile e
    tuttavia passiva. Siamo in quello stato quando realmente desideriamo, o
    capiamo qualcosa; quando è presente l'intensità dell'interesse, si realizza
    allora quello stato mentale. Quando si è interessati a comprendere ciò che
    è, ossia l'effettivo stato della mente, non si ha necessità di forzarlo,
    disciplinarlo, o controllarlo; al contrario, c'è un'attenzione vigile, ma
    passiva. Questo stato di consapevolezza si realizza quando c'è l'interesse,
    l'intenzione di comprendere.
    La fondamentale comprensione di sé non si ottiene attraverso la conoscenza o
    attraverso l'accumulazione di esperienze, che è semplicemente l'esercizio
    della memoria. La comprensione di sé si realizza attimo per attimo; se ci
    limitiamo ad accumulare la conoscenza di noi stessi, quella stessa
    conoscenza impedisce ogni ulteriore comprensione, perché la conoscenza e
    l'esperienza accumulate divengono il centro nel quale il pensiero converge e
    trova esistenza. Il mondo non è diverso da noi e dalle nostre attività: è in
    ciò che siamo, infatti, che hanno origine i problemi del mondo; per la
    maggior parte di noi la difficoltà consiste nel fatto che non abbiamo una
    conoscenza diretta di noi stessi, ma cerchiamo un sistema, un metodo, una
    modalità d'azione attraverso cui risolvere i numerosi problemi umani.
    Ma esiste un mezzo, un sistema per conoscere se stessi? Qualunque persona
    intelligente, qualunque filosofo, può inventare un sistema, un metodo; ma è
    evidente che l'adesione a un sistema potrà esclusivamente produrre un
    risultato che è frutto di quel sistema. Se seguo un particolare metodo per
    conoscere me stesso, avrò il risultato che quel sistema rende inevitabile;
    ma è chiaro che tale risultato non sarà la comprensione di me stesso. In
    altri termini, seguendo un metodo, un sistema, una teoria per conoscere me
    stesso, plasmo il mio pensiero, le mie attività secondo un modello; ma
    seguire un modello non vuol dire comprendere se stessi.
    Dunque non esiste alcun metodo che conduca all'autoconoscenza. Cercare un
    metodo implica invariabilmente il desiderio di conseguire un risultato – ed
    è proprio questo che tutti noi vogliamo. Seguiamo l'autorità – se non quella
    di una persona, quella di un sistema, di un'ideologia – perché desideriamo
    un risultato che sia soddisfacente, che ci dia sicurezza. In realtà non
    vogliamo conoscere noi stessi, i nostri impulsi e reazioni, l'intero
    processo del nostro pensiero, il conscio e l'inconscio; siamo invece
    piuttosto propensi ad abbracciare un sistema che ci assicuri un risultato.
    Ma l'adesione a un sistema è invariabilmente il risultato del nostro
    desiderio di sicurezza, di certezze, e ovviamente il risultato non è certo
    la comprensione di sé. Quando seguiamo un metodo, dobbiamo avere delle
    autorità – l'insegnante, il guru, il salvatore, il Maestro – che ci
    garantiscano il conseguimento di ciò che desideriamo; e certamente non è
    questa la strada che conduce all'autoconoscenza.
    L'autorità impedisce la comprensione di sé, non è così? Trovare rifugio
    presso un'autorità, una guida, può dare un senso temporaneo di sicurezza, di
    benessere, ma questa non è certo la comprensione del processo globale del
    sé.
    Per sua stessa natura l'autorità impedisce la piena consapevolezza di sé e
    perciò, in definitiva, distrugge la libertà, che è condizione essenziale
    perché possa esserci creatività. E solo attraverso l'autoconoscenza può
    svilupparsi la creatività.
    La maggior parte di noi non è creativa; siamo macchine ripetitive, dischi
    che suonano in continuazione le stesse canzoni dell'esperienza, le stesse
    conclusioni e memorie, nostre o altrui. Una simile ripetitività non è
    dell'essere creativo – ma è ciò che vogliamo. Poiché desideriamo la
    sicurezza interiore, siamo costantemente alla ricerca di metodi e strumenti
    per raggiungerla ed è per questo che creiamo l'autorità, l'adorazione di
    qualcosa che è altro da noi, distruggendo così la comprensione, quella
    spontanea tranquillità della mente che sola rende possibile uno stato di
    creatività.
    Certo, la nostra difficoltà sta nel fatto che la maggior parte di noi ha
    perso questo senso di creatività. Essere creativi non significa dipingere
    quadri o scrivere poesie e diventare famosi. Quella non è creatività, è
    semplicemente la capacità di esprimere un'idea, che il pubblico apprezza o
    non apprezza. Non bisognerebbe confondere il talento con la creatività.
    Quest'ultima è uno stato dell'essere alquanto differente dal talento, uno
    stato in cui il sé è assente, in cui la mente non funge più da centro delle
    nostre esperienze e ambizioni, dei nostri sforzi e desideri.
    La creatività non è uno stato continuo, ma si rinnova attimo per attimo, è
    un movimento in cui non c'è né l'”io”, né il “mio”, in cui il pensiero non è
    concentrato su alcuna particolare esperienza, ambizione, risultato, fine o
    motivazione. Soltanto quando il sé si annulla, si realizza la creatività –
    quello stato dell'essere che solo rende possibile la realtà, quello stato
    che è creatore di tutte le cose. Ma tale stato non può essere concepito o
    immaginato, non può essere formulato o copiato, non può essere conseguito
    attraverso alcun sistema, alcuna filosofia, alcuna disciplina; al contrario,
    si realizza soltanto attraverso la comprensione del processo totale del sé.
    La comprensione di sé non è un risultato, un punto di arrivo; è il vedersi
    attimo per attimo nello specchio dei rapporti – i propri rapporti con la
    proprietà, le cose, le persone, le idee. Ma troviamo difficile essere
    vigili, essere consapevoli, e preferiamo ottundere le nostre menti
    abbracciando un metodo, accettando l'autorità, accogliendo superstizioni e
    teorie gratificanti; in tal modo le nostre menti si logorano, si
    esauriscono, diventano insensibili. Una mente in queste condizioni non può
    essere in uno stato di creatività, che si produce solo quando il sé, ossia
    il processo di riconoscimento e accumulazione, si arresta; la coscienza,
    infatti, in quanto “io”, è il centro del riconoscimento, e il riconoscimento
    non è altro che il processo di accumulazione dell'esperienza. Ma abbiamo
    tutti paura di non essere nulla, perché desideriamo tutti essere qualcosa.
    Il piccolo uomo vuole essere un grand'uomo, il peccatore vuol essere
    virtuoso, l'individuo debole e anonimo sogna il potere, il prestigio e
    l'autorità. E' questo che tiene la mente incessantemente in attività. Ma una
    mente in queste condizioni non può essere tranquilla e, di conseguenza, non
    potrà mai comprendere lo stato di creatività.
    Per cambiare il mondo che ci circonda, con la sua infelicità, le guerre, la
    disoccupazione, la fame, le divisioni di classe e la confusione estrema,
    dobbiamo realizzare un cambiamento in noi stessi. La rivoluzione deve avere
    inizio dentro di noi – ma non seguendo una fede o un'ideologia, perché è
    evidente che una rivoluzione la quale si fondi su un'idea o si conformi a un
    particolare modello non è affatto una rivoluzione. Per produrre una
    rivoluzione fondamentale dentro di sé, bisogna comprendere il processo
    complessivo dei propri pensieri e sentimenti all'interno dei rapporti. E'
    questa l'unica soluzione a tutti i nostri problemi – non quella di avere
    ancora altre discipline, altre credenze, altre ideologie, altri maestri. Se
    riusciamo a comprendere noi stessi Così come siamo attimo per attimo, al di
    là del processo di accumulazione, allora vedremo sopraggiungere una
    tranquillità che non è un prodotto della mente, una tranquillità che non è
    né immaginata, né coltivata; e solo in tale stato di tranquillità può
    esserci creatività.

    http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/maestri/conoscenzase.htm

    [youtube=425,385]fwW3_tVYXDA 😉


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #33584

    giorgi
    Partecipante

    [color=#00ff00]Scritto da giorgi:[/color]

    Come sappiamo dei messaggi di Salusa e vari altri, oggi giorno siamo ai grandi cambiamenti, e come dicono questi messaggi che presto verrà la pace su questa terra, ma la forza squilibrata ha ancora in mano il potere, quindi tutto dipende dal nostro libero arbitrio e dobbiamo essere noi a non farci prendere di tutti questi avvenimenti es:

    paura per fine mese per causa di mancanza lavoro o per cari aumenti che di continuo ci troviamo ad esserne coinvolti, e via dicendo, poi in tutte le promesse che ci vengono fatte tramite canalizzazioni riguardo la politica ma ancora non è cambiato nulla ma se vogliamo che le cose abbiano a cambiare dobbiamo proprio essere noi a cambiare e come ho detto prima non facciamoci prendere dal panico, perché è proprio il nostro pensiero che ci porta alla preoccupazione, noi qui viviamo di illusione, è una scuola che stiamo facendo, la vera vita è del tutto differente, e questo periodo è solo una frazione del nostro tempo, ma come dice David Icke che è il nostro pensiero che ci porta alla preoccupazione e se impariamo a dominare i pensieri che è quello di osservare il pensiero invece che farsi prendere, osservarlo proprio in quel momento che ci lascia la negatività, perché noi siamo tutti esseri divini, solo che dobbiamo riprendere la nostra origine, che in poche parole è quella di rompere questo sogno per passare alla vera relatà, proprio perché è come se noi dovessimo paragonare quando siamo a letto e facciamo dei sogni e proprio in quel momento a noi sembra che la vita sia immersa in quel sogno e proprio non ce ne accorgiamo che è un sogno, ebbene questa vita è come il sogno che come quando sogniamo e poi ci svegliamo ce ne accorgiamo che ciò che abbiamo vissuto era solo un sogno e la stessa cosa è quando lasceremo questa visone per riprendere la nostra realtà.

    [color=#000099]Dunque non facciamoci prendere dalle informazioni della stampa e della televisione perché questo sistema ci tiene a vivere come finora abbiamo vissuto, stacchiamoci da queste negatività e da queste manipolazioni,[/color] vediamo noi stessi tutta la positività che ci fa star bene e se ci arriva una paura proprio in quel momento cambiamo modo di esserne presi e osserviamo questo scherzo che la nostra coscienza ci lascia, basta osservarci e non mettere nulla come pensiero, osservare come se ciò che ci tocca non ci appartiene perché in quel modo quel tormento svanirà dal nulla e proprio staccarsi dalla paura noi stessi in gran massa potremo trasformare la situazione attuale che stiamo vivendo

    Le religioni sono servite fino ad oggi per far capire che il male non andrebbe fatto, ma oggi come oggi queste religioni non ci portano più da nessuna parte ci tengono legati senza che ce ne accorgessimo, perché questi sono i tempi che per il nostro bene è meglio che impariamo a cambiare modo di vedere la realtà.

    Questi video di David Icke spiegano molto chiaramente la situazione che stiamo vivendo:

    http://www.youtube.com/user/risvegliopresente?feature=mhee

    Se riusciamo noi a cambiare la nostra coscienza ben presto le cose cambieranno, e tutto diverrà col tempo alla perfezione[color=#330099] ma se noi non riusciamo con la massa a cambiare nel meglio per forza interverra il nostro salvatore che ci ha promesso della sua seconda venuta:[/color]

    http://www.youtube.com/user/piantaforesta?feature=watch

    Noi in questi momenti ci diamo da fare per far si che la verità venga a galla, perché qui sulla terra c'è stata troppa confusione e con molta confusione è proprio difficile conoscere la verità ma se ce la mettiamo tutta a guardarsi dentro di noi il passo da gigante lo faremo e sarà tutto a nostro beneficio, e grazie a internet possiamo meglio arrivare prima alla verità perché ciò che sentiamo dire o discutere poi alla fine è già dentro in noi basta cogliere tutto quello che abbiamo e se poi si riscontra col nostro intimo che ci lascia credibile proprio perché certi discorsi della verità restano molto più impressi dentro di noi e con la nostra forza di voler conoscere la verità ben più presto la otterremo:

    Tratto dallo scritto:

    [color=#000066]Il risveglio di Adamo:[/color]

    http://spazioinwind.libero.it/risvegliodiadamo/introduzione%202.htm

    [color=#660033]Fonte:[/color]

    http://spazioinwind.libero.it/risvegliodiadamo/Indice%20generale%201.htm


    #33587

    giorgi
    Partecipante

    [color=#000066]La televisione digitale manda le frequenze che rallentano il risveglio,[/color] stiamo attenti di non stare esposti per troppo tempo, i giornali, e tante trasmissioni televisive così come i telegiornali ancora fino oggi non dicono la verità, siamo manipolati in tutti i sensi, se ritardiamo al risveglio subiamo le negatività e queste ci lasciano paura e incertezza, sta ad ognuno di noi a non farsi condizionare, gli oscuri sanno che andiamo verso il risveglio e questi fanno in modo di impedirci questo nostro risveglio, la federazione galattica è da tanto tempo in opera per venirci in aiuto, ma dato che esiste il libero arbitrio alcune cose non possono fare a meno che noi in massa riusciamo a staccarci da questo condizionamento, nel cambiare varie nostre abitudini, e se per caso diviene impossibile la divulgazione,[color=#000066] ci sarà la seconda venuta di Gesù Cristo, importante essere preparati:[/color]


    #33588

    El Mojo
    Partecipante

    Ecco, sul digitale hai perfettamente ragione e si potrebbe aggiungere tanto altro, ma non lo faccio perchè potrebbero presentarsi alla mia porta alcuni sgradevoli signori in giacca e cravatta pronti a farmi pentire di esistere. A buon intenditor poche parole.


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