tanto per parlare di Darwin…

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Questo argomento contiene 105 risposte, ha 14 partecipanti, ed è stato aggiornato da  darwindeus 10 anni, 3 mesi fa.

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  • #83521
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    ragazzi può essere che sia un errore equipararci totalmente ad animali come finora siamo stati spinti a fare parlando di evoluzione da scimmia a uomo?
    Non è idolatria se nel giusto confine, è giusto capire e riconoscere senza per questo esaltarsi.
    Non è banale e semplice discutere di spirito e anima e concetti del genere, c'è molta ignoranza e confusione.
    L'uomo ha possibilità ben diverse di elaborare il pensiero e le emozioni ecc..che poi non onori questo è altra cosa, ma le potenzialità sono diverse da animali e vegetali.
    Fisicamente è in compenso piu vulnerabile nel mondo animale, ma è per la specializzazione nell'uso del pensiero e dell'elaborazione di informazioni che ha capacità superiori e responsabilità superiori. Soprattutto ha la volontà e la capacità di controllare l'istinto.

    Se non si comprende questa differenza di posizione e ci si comporta secondo la legge della jungla allora l'uomo passa nemmeno nel mondo animale ma direi della bestia. L'uomo non dovrebbe per me riconoscersi come un animale più evoluto nel cervello.

    Non è per me questione di disprezzo per gli animali, ma di riconoscere una differenza tra noi e il livello di coscienza ed esistenza animale, che a sua volta è diverso dal vegetale e a sua volta dal minerale.
    Tutti possiamo dire che vengono da coscienza, energia, spirito, ma può essere che nella forma umana ci sia qualcosa di più? Di particolare? Questo è vero che può apparire come un dono superiore a quello nell'animale, ma allo stesso tempo è Responsabilizzante, mentre continuiamo mi pare a deresponsabilizzarci dicendo che l'uomo alla fine ha l'istinto animale ecc… Invece che dire l'uomo ha una posizione di responsabilità particolare e deve dimostrare di esserne degno dominando l'istinto.
    Chiaramente siamo in via di sviluppo, l'istinto animale esiste e siamo in un corpo materiale con i suoi bisogni e limiti ecc..non voglio semplificare troppo la questione

    Comunque sia non mi concentrerei su questo punto per quanto riguarda l'articolo, il punto di riflessione per me importante è: cos'è che evolve? E' solo l'organismo materiale a suon di adattamenti per tentativi o questi adattamenti seguono una intelligenza precisa sottostante nel “mondo invisibile” e sono in funzione della possibilità di espressione dell'Anima? O perlomeno coscienza se preferite..ecco il concetto importante per me.


    #83522
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    Questa domanda me la faccio anch'io… Ma un altra ancora più importante è derivata, che non riesco ancora a capire (e per me è una cosa fondamentale), è se la nostra coscienza è frutto di “anima” o solo di una coscienza prodotta biologicamente… 😐
    Se c'è di più e c'è una evoluzione spirituale (2 premesse), sono sicuro al 95% che ciò non può che essere graduale, come l'immaginano le culture orientali con la reincarnazione. Da esseri semplici a più evoluti, che probabilmente hanno spinto in stadio ultimo anche l'evoluzione dell'uomo.


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #83523
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Informati sulla “coscienza quantistica”

    https://www.altrogiornale.org/news.php?extend.5511

    ——-
    Centro di Divulgazione Scientifica sulla Coscienza
    Mente e cervello: Una discussione scientifica
    che conduce all'esistenza dell'anima
    a cura di: Marco Biagini
    Dottore di Ricerca in Fisica dello Stato Solido.

    Introduzione – Che cosa è il cervello? – La vita biologica non implica la vita psichica – L'attività cerebrale e la vita psichica – Le leggi della fisica e le altre scienze naturali – Le leggi della fisica e la storia – I calcoli da principi primi – Conclusioni – Un commento alla teoria dell'evoluzione
    http://xoomer.virgilio.it/fedeescienza/discusitnf.html

    “Il Dr. Pribram continua a mostrare prove che il cervello deve processare o registrare informazioni tramite un simile principio “olografico”.

    Questo è stato provato in cio' che alcune persone considerano essere “barbarici” esperimenti di laboratorio, dove il cervello di animali da laboratorio come ratti, topi e salamandre sono stati affettati, liquefatti, lobotomizzati e abusati in qualsiasi modo. Nonostante questo la loro capacità di apprendimento, la loro acutezza visiva ecc..sono rimaste intatte! Ne ha sofferto la loro coordinazione motoria, ma l' informazione era ancora lì.

    Molti non sanno questo, finche' non ci sono stati casi dove danni permanenti al cervello sono avvenuti in esseri umani. Noi dimentichiamo facilmente quanti “miracoli” avvengono, pensate..ci sono persone che perdono molto tessuto cerebrale e, nonostante richiedano recupero fisico, la loro memoria e abilità cognitiva rimane essenzialmente intatta.”
    https://www.altrogiornale.org/_/content/content.php?content.225

    ” Verso la natura della coscienza

    Per quasi trent’anni, per mezzo di esperimenti che coinvolgevano topi addestrati a determinati percorsi, Karl Lashley, neurofisiologo, cercò di rintracciare gli engrammi, ossia le specifiche locazioni cerebrali in cui sono immagazzinate le memorie.

    Grazie alle sue osservazioni divenne evidente che, persino quando veniva danneggiata le maggior parte del cervello, fino a compromettere anche le abilità motorie, i topi continuavano a ricordare il percorso appreso.

    Karl Pribram, neurochirurgo, stimolato dalle ricerche di Lashley, iniziò a pensare che se non esisteva una specifica locazione per la memoria, probabilmente non ne esisteva alcuna nemmeno per gli altri processi cognitivi, e cioè per tutto ciò che consideriamo percezione.

    Dopo aver condotto numerosi studi, Pribram concluse che il cervello dovesse in qualche modo “leggere” l’informazione trasformandola in schemi di interferenza di onde, per poi trasformarla nuovamente in immagine virtuale, alla stregua del funzionamento di un ologramma laser; questa spiegazione sarebbe stata efficace anche per spiegare la memoria e come questa possa essere effettivamente distribuita ovunque.

    Si fece strada l’idea che la percezione sia il risultato di una complessa lettura e trasformazione dell’informazione a diversi livelli di realtà, per cui noi non vediamo gli oggetti per come sono ma ne percepiamo solamente determinati aspetti, e precisamente quelli in “sincronia” con le onde cerebrali. ”
    http://www.sicap.it/merciai/psicosomatica/students/salese.htm

    [youtube=420,347]portalplayer.swf

    “Il cervello è davvero necessario? La ragione di questa domanda apparentemente assurda si collega ad un’importante ricerca condotta dal neurologo prof. John Lorber dell’Università di Sheffield. Quando un medico della Sheffield si trovò ad avere in cura uno studente di matematica per una malattia non grave, notò che la testa di quest’ultimo era leggermente più larga del normale. Riferì il fatto al Dott. Lorber per sottoporlo ad ulteriori esami.

    Lo studente era accademicamente brillante, con un quoziente d’intelligenza (IQ) pari a 126 e si stava per laureare. Tuttavia una volta esaminato con il CAT-scan, Lorber scoprì che lo studente non aveva “virtualmente” alcun cervello. Al posto di due emisferi che colmassero la cavità cranica, più o meno di 4,5 cm di profondità, lo studente aveva meno di 1 millimetro di tessuto cerebrale che ricopriva la cima della colonna spinale.”
    https://www.altrogiornale.org/news.php?extend.172

    Una immagine a risonanza magnetica strutturale è una
    “fotografia” delle molecole di acqua in un’area del cervello.
    La tecnica si basa sul fatto che vari tipi di tessuto
    contengono diverse quantità di acqua. Per esempio, dei
    due tipi di tessuto che compongono gran parte del cervello,
    la materia grigia, composta per la maggior parte
    dai nuclei delle cellule, è acqua all’80%, mentre la materia
    bianca, costituita per lo più da fibre di connessione
    fra le cellule, è acqua al 70%
    (Neeb, Zilles, and Shah,
    2005).

    http://iport.dronet.org/com/filedownloadlink/allegatoA.php?key=331&lingua=1


    #83524
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [quote1277458800=Richard]
    ragazzi può essere che sia un errore equipararci totalmente ad animali come finora siamo stati spinti a fare parlando di evoluzione da scimmia a uomo?
    Non è idolatria se nel giusto confine, è giusto capire e riconoscere senza per questo esaltarsi.
    Non è banale e semplice discutere di spirito e anima e concetti del genere, c'è molta ignoranza e confusione.
    L'uomo ha possibilità ben diverse di elaborare il pensiero e le emozioni ecc..che poi non onori questo è altra cosa, ma le potenzialità sono diverse da animali e vegetali.
    Fisicamente è in compenso piu vulnerabile nel mondo animale, ma è per la specializzazione nell'uso del pensiero e dell'elaborazione di informazioni che ha capacità superiori e responsabilità superiori. Soprattutto ha la volontà e la capacità di controllare l'istinto.

    Se non si comprende questa differenza di posizione e ci si comporta secondo la legge della jungla allora l'uomo passa nemmeno nel mondo animale ma direi della bestia. L'uomo non dovrebbe per me riconoscersi come un animale più evoluto nel cervello.

    Non è per me questione di disprezzo per gli animali, ma di riconoscere una differenza tra noi e il livello di coscienza ed esistenza animale, che a sua volta è diverso dal vegetale e a sua volta dal minerale.
    Tutti possiamo dire che vengono da coscienza, energia, spirito, ma può essere che nella forma umana ci sia qualcosa di più? Di particolare? Questo è vero che può apparire come un dono superiore a quello nell'animale, ma allo stesso tempo è Responsabilizzante, mentre continuiamo mi pare a deresponsabilizzarci dicendo che l'uomo alla fine ha l'istinto animale ecc… Invece che dire l'uomo ha una posizione di responsabilità particolare e deve dimostrare di esserne degno dominando l'istinto.
    Chiaramente siamo in via di sviluppo, l'istinto animale esiste e siamo in un corpo materiale con i suoi bisogni e limiti ecc..non voglio semplificare troppo la questione

    Comunque sia non mi concentrerei su questo punto per quanto riguarda l'articolo, il punto di riflessione per me importante è: cos'è che evolve? E' solo l'organismo materiale a suon di adattamenti per tentativi o questi adattamenti seguono una intelligenza precisa sottostante nel “mondo invisibile” e sono in funzione della possibilità di espressione dell'Anima? O perlomeno coscienza se preferite..ecco il concetto importante per me.
    [/quote1277458800]

    ecco cosa intendevo..

    Scimpanzè pronti a uccidere
    per la conquista del territorio
    Dopo dieci anni di battaglie, un gruppo di primati della foresta ugandese hanno conquistato le terre dei loro rivali. Secondo alcuni studiosi, è la prima prova solida di un comportamento umano
    http://www.repubblica.it/scienze/2010/06/22/news/battaglia_scimpanze-5047002/


    #83525
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    [quote1277478039=Richard]
    ecco cosa intendevo..

    Scimpanzè pronti a uccidere
    per la conquista del territorio
    Dopo dieci anni di battaglie, un gruppo di primati della foresta ugandese hanno conquistato le terre dei loro rivali. Secondo alcuni studiosi, è la prima prova solida di un comportamento umano
    http://www.repubblica.it/scienze/2010/06/22/news/battaglia_scimpanze-5047002/
    [/quote1277478039]
    Questo a me pare dimostri il contrario, ovvero, nonostante c'è una buona differenza tra noi e un animale qualsiasi, non significhi che ci sia una linea tutta immaginaria e demarcante tra noi e “gli altri” (ogni riferimento a lost è puramente voluto).
    Anche dal punto di vista dei Delfini, tra loro e le altre specie, acquatiche e non, ci sono differenze enormi… :hehe:

    Tral'altro, nel caso da te riportato, è sempre una questione di sopravvivenza, per il cibo.
    Il problema dell'uomo è che nonostante le sue superiori capacità, spesso non risce ad andare oltre.

    A detta di alcuni ricercatori della Georgia State University, la scimmia bonobo Kanzi si sarebbe guadagnata il titolo di prima scimmia parlante della storia, avendo acquisito una notevolissima capacità di espressione e interazione, fino ad esprimere suoni che ricordavano le parole “sì”, “succo”, “grappolo” e “banana”.
    La società dei bonobo è improntata alla pacifica convivenza. Secondo il professor Frans de Waal, uno dei più stimati primatologi al mondo, il Bonobo è spesso capace di altruismo, compassione, empatia, gentilezza, pazienza e sensibilità. Fa l'esempio di Kuni, la bonobo dello zoo di Twycross, in Gran Bretagna che, raccolto un uccellino caduto nella sua gabbia, si è ripetutamente arrampicata su un albero per aiutarlo a volare. E quello dei bonobo dello statunitense Milwaukee County Zoo, che aiutano regolarmente Kidogo, un bonobo handicappato e sofferente di cuore, cui non sono imparentati.

    [link=http://it.wikipedia.org/wiki/Pan_paniscus]Scimmia Bonobo: wikipedia[/link]

    Fa quasi commuovere!
    Ci sono anche scimmie molto diverse da quelle della notizia 😉


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #83526
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    certo, l'evoluzione accelera anche per loro
    wilcock ha mostrato un articolo negli ultimi video mi pare della bbc dove si parlava di gorilla visti per la prima volta entrare in acqua e pescare con strumenti

    esempio
    http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-562236/Orangutan-attempts-hunt-fish-spear.html


    #83527
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1277483411=psychok9]

    A detta di alcuni ricercatori della Georgia State University, la scimmia bonobo Kanzi si sarebbe guadagnata il titolo di prima scimmia parlante della storia, avendo acquisito una notevolissima capacità di espressione e interazione, fino ad esprimere suoni che ricordavano le parole “sì”, “succo”, “grappolo” e “banana”.
    La società dei bonobo è improntata alla pacifica convivenza. Secondo il professor Frans de Waal, uno dei più stimati primatologi al mondo, il Bonobo è spesso capace di altruismo, compassione, empatia, gentilezza, pazienza e sensibilità. Fa l'esempio di Kuni, la bonobo dello zoo di Twycross, in Gran Bretagna che, raccolto un uccellino caduto nella sua gabbia, si è ripetutamente arrampicata su un albero per aiutarlo a volare. E quello dei bonobo dello statunitense Milwaukee County Zoo, che aiutano regolarmente Kidogo, un bonobo handicappato e sofferente di cuore, cui non sono imparentati.

    [link=http://it.wikipedia.org/wiki/Pan_paniscus]Scimmia Bonobo: wikipedia[/link]

    Fa quasi commuovere!
    Ci sono anche scimmie molto diverse da quelle della notizia 😉

    [/quote1277483411]

    è stupenda questa storia…
    anche loro sono in una fase di cambiamento.


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #83528
    kingofpop
    kingofpop
    Partecipante

    anche questi segni che ci fanno riscoprire da dove siamo venuti e da chi


    #83529

    sephir
    Partecipante

    Che il Re sia nudo, che sia in mutande, son ormai in molti a sospettarlo e perfino a sussurrarlo; nessuno, però, o quasi nessuno, osa ancora proclamarlo ad alta voce.
    Perché?
    Ma per la più prosaica e banale delle ragioni: perché tutti gli scienziati accademici vivono sulla favola del bel vestito nuovo del Re: le loro amate cattedre universitarie, le case editrici e le riviste che accolgono e pubblicano i loro lavori, gli istituti di ricerca, pubblici e privati, che li finanziano e li promuovono socialmente: tutto dipende dal perpetuarsi della favola del vestito nuovo, perciò nessuno si decide a proclamare quello che, ormai, circola come un sussurro sempre più insistente, sempre più imbarazzante: Darwin aveva torto, completamente, irreparabilmente torto: torto marcio su tutta la linea, senza scampo e senza scusanti.
    Non solo non sono mai stati trovati i famosi “anelli mancanti” sui quali poggiava tutta la sua teoria evoluzionista; non solo la scoperta della struttura del Dna ha mostrato l’assoluta improbabilità delle mutazioni casuali come fattore trainante dell’evoluzione stessa; ma appare sempre più chiaro che quegli anelli mancanti, sempre promessi e sempre rimandati, non salteranno mai fuori, per il semplice fatto che l’evoluzione mediante la selezione naturale non è mai esistita.

    Per quale ragione, ad esempio, le piante senza fiori si sarebbero trasformate in piane con fiori; in che cosa mai sarebbe consistito il “vantaggio”, per la natura, visto che gli insetti impollinatori non esistevano ancora, ma apparvero, appunto, dopo la comparsa delle piante con fiori?
    Il darwinismo sostiene che la natura conserva e stabilizza quei mutamenti genetici – casuali, si badi – che favoriscono la sopravvivenza di una specie e che la avvantaggiano rispetto alle altre; ma perché mai essa dovrebbe prendersi il disturbo di inventare qualcosa che non esiste, qualcosa di estremamente complicato, di cui potrebbe fare tranquillamente a meno?
    E come mai la natura conserva e consolida le mutazioni di segno positivo, utili, cioè, alla sopravvivenza di quella determinata specie, dal momento che le mutazioni sono, quasi sempre, di segno negativo o neutro, essendo il frutto di autentici errori di riproduzione del Dna?
    Ancora: dove sono le forme intermedie dalle Gimnosperme alle Angiosperme; dalle piante con riproduzione asessuata, a quelle con riproduzione sessuata?
    Come è apparsa, come è nata la prima Angiosperma, visto che ancora non esistevano gli insetti per trasportare il polline? Chi o che cosa ha trasferito il polline dall’antera maschile allo stigma femminile, fecondando così la pianta?
    E perché le Gimnosperme esistono ancora e sono vive e prosperano in ogni parte del mondo, a dispetto della loro supposta “arcaicità” e, dunque, della loro altrettanto ipotetica, insufficiente competitività rispetto alle Angiosperme?
    Forse per la stessa ragione per cui, nel mondo animale, squali e coccodrilli prosperano inalterati da trecento milioni di anni, incuranti della teoria evoluzionista e scandalosamente indifferenti alla “legge” formulata da Charles Darwin?
    Infine: ci sarebbe stato davvero il tempo materiale per il passaggio dalle Gimnosperme alle Angiosperme, visto che, secondo gli evoluzionisti, la transizione da una specie ad un’altra è un fenomeno graduale e lentissimo, quasi impercettibile; talmente impercettibile che – a dispetto del buon senso, secondo il quale dovrebbe accadere il contrario – non si trovano affatto queste benedette forme di transizione?
    Scrive il giornalista Will Hart nel suo saggio «Darwin in soffitta. La futile ricerca dell’anello mancante» (in: J. Douglas Kenyon, «La storia proibita», Macro Edizioni, 2008, pp. 17-27; titolo originale: «Forbidden History», Bear & Company, 2005):

    «… il darwinismo sta cominciando a manifestare […] segni di esaurimento e fatica. E a suonare il rintocco funebre non sono solo i creazionisti. Lo stesso Darwin era ben consapevole dei punti deboli della sua teoria. Definì l’origine delle pianti capaci di fioritura”un abominevole mistero”. Ed è un mistero che resta tuttora insoluto.
    Nel corso di più di cento anni gli scienziati hanno cercato assiduamente le tracce fossili del cosiddetto “anello mancante” tra le forme vegetali primitive prive di fioritura, senza riuscire a trovarle. Nel frattempo sono invece emerse tutta una serie di contraddizioni problematiche. Darwin aveva anticipato il problema in cui saremmo incorsi in assenza di fossili di transizione (duplicazioni di origine chimica di creature viventi).E all’epoca aveva annotato: “Si tratta della più concreta obiezione che può essere mossa a questa teoria”.
    Darwin non aveva però potuto prevdre che si sarebbero via via manifestate molte altre crepe, capaci di minacciare le fondamenta stesse della sua ipotesi. Perché? Perché all’epoca di Darwin la biochimica si trovava in una fase a dir poco embrionale,. Difficilmente Darwin avrebbe mai potuto immaginare che nel giro di un secolo dalla pubblicazione della sua “Origine delle specie”, l’umanità sarebbe giunta alla scoperta della struttura del DNA.
    Per uno dei tanti capricci del destino, la prima bomba capace di provocare profondi squarci nelle trame della teoria dell’evoluzione è stata sganciata proprio da un biochimico. Nel suo “Darwin Black Box: The Biochemical Challenge to Evolution”, Miachael Behe, professore, ha puntato l’indice su alcuni strain risultati dei testi di laboratorio. E in particolare si è concentrato su cinque fenomeni: la coagulazione del sangue, le ciglia, il sistema immunitario umano, il sistema di trasporto di materiale nelle cellule e la sintesi dei nucleotidi, arrivando così a una sconvolgente conclusione: si tratta di sistemi di tale IRRIDUCIBILE COMPLESSITÀ che non è possibile ipotizzare un percorso graduale darwiniano che, passo dopo passo, abbia portato alla loro creazione. […]
    Il darwinismo è l’unica teoria scientifica insegnata universalmente che non abbia mai superato i rigorosi standard della scienza. Nonostante ciò, i darwinisti affermano che il darwinismo non possa più essere considerato una teoria, ma piuttosto una realtà scientifica irrefutabile. Il problema non è la scelta tra creazione biblica ed evoluzione. In realtà la faccenda si riduce a un singolo interrogativo: la teoria di Darwin trova conferma in prove scientifiche valide?
    Darwin sapeva che l’unico modo di verificare i presupposti fondamentali della sua teoria consisteva nella ricerca di tracce fossili. E questa ricerca è proseguita senza soste fino a oggi […].
    Grazie ai sedimenti depositati sui fondali marini e lacustri delle più antiche ere, possiamo disporre di una vasta biblioteca geologica. E in tale biblioteca possiamo scovare piante caratteristiche prive di fioritura e risalenti a trecento milioni di ani fa e piante con fiori di cento milioni di anni fa, tuttora viventi, ma NESSUNA forma vegetale che ci mostri il processo GRADUALE di MUTAZIONE che dovrebbe invece essere presente nel caso esistessero davvero specie intermedie capaci di collegare le due categorie.
    Oggi non esiste nessuna specie vivente di questo genere, né ne sono mai stati trovati reperti fossili. Era questa la croce di Darwin. […]
    Tra i darwinisti i veri credenti si sono a lungo interrogati circa la mancanza di fossili transizionali. In definitiva il loro ragionamento suona così: Devono per forza essere laggiù, nascosti da qualche parte. Perché? Perché la teoria di Darwin lo richiede! E così la ricerca va avanti. Non sappiamo però quanto tempo ancora e quante altre spedizioni e anni di ricerca ci vorranno prima che arrivino finalmente ad ammettere che potrebbe anche esserci un valido motivo per giustificare l’ASSENZA di tali fossili.
    I critici controbattono che il motivo della mancanza di forme transizionali è del tutto semplice: la teoria di Darwin non trova conferma nei più rigorosi criteri scientifici giacché contiene errori fatali. I suoi principi fondamentali non giungono infatti a prevedere quello che si è dimostrato essere il risultato di più di un centinaio di anni di ricerche: anelli mancanti e non specie transazionali.
    Lo stesso Darwin si aspettava critiche del genere nel caso non fosse stato rinvenuto alcun fossile in rappresentanza di quell’elemento indispensabile.
    I genetisti sono da tempo consapevoli che la stragrande maggioranza delle mutazioni è neutrale o negativa. In altri termini, le mutazioni ne rappresentano di soliti degli errori, e sono u segno dell’incapacità del Dna di replicare accuratamente le informazioni. Sembrerebbe proprio che questo non sia un meccanismo fondamentale molto affidabile, e deve esserlo, giacché la selezione naturale ovviamente non rappresenta una forza dinamica capace di produrre quel genere di cambiamenti che gli evoluzionisti attribuiscono alla teoria. […]
    La selezione naturale non avrebbe imposto mai a una gimnosperma, per esempio una felce, di mutare improvvisamente e dotarsi di una nuova struttura che avrebbe richiesto gran parte gran parte delle’’energia della pianta stessa senza avere peraltro alcuno scopo. Per dirla altrimenti, le piante prive di fiori non possono gradualmente aver sviluppato le parti fiorifere un po’ alla volta nel corso di dieci milioni di anni fino ad avere degli organi sessuali perfettamente sviluppati e funzionali. Ciò sarebbe infatti contrario alla stessa legge di selezione naturale di Darwin, ovvero la sopravvivenza della specie meglio adattata. […]
    Il vecchio paradigma sta incominciando a lasciare spazio a nuove teorie e modelli, come quelli del disegno intelligente e dell’intervento extraterrestre. […]
    Restiamo in attesa di una nuova teoria, più completa, capace di spiegare i che modo la vita ebbe inizio, mutò e continuò a evolversi; nel frattempo dobbiamo constatare che, per dirla con le parole di Richard Milton, “Darwin è ormai pronto per finire in soffitta”.»

    Che dire?
    Per tentar di frenare il crollo imminente della teoria evoluzionista e per puntellarla in qualche modo, taluni scienziati, come il biologo Stephen Jay Gould, per spiegare la mancanza di forme di transizione hanno varato la sub-teoria degli “equilibri punteggiati”: se la montagna, cioè i resti fossili degli “anelli mancanti”, non va a Maometto, allora Maometto va alla montagna; l’importante è preservare l’impianto generale dell’evoluzionismo.
    Si tratta del tipico tentativo di aggiustamento di un paradigma vacillante, un po’ come la teoria degli epicicli e dei deferenti, elaborata dagli astronomi tolemaici e rimasta in vigore fino al Rinascimento, tentava di conciliare l’impianto generale del cosmo aristotelico, cioè il geocentrismo, con l’imbarazzante fenomeno del moto retrogrado apparente dei pianeti.
    Ogni volta che un paradigma scientifico si avvia al tramonto, vi è una fase di passaggio, nella quale alcuni esponenti del vecchio sapere si industriano per elaborare teorie di compromesso, che permettano di integrare i nuovi dati e le nuove acquisizioni scientifiche con la concezione generale precedente, che, per la sua vetustà, nessuno osa mettere apertamente in dubbio; perché ciò accada, bisogna che i tempi siano maturi e che qualche studioso estraneo al vecchio paradigma, e perciò privo di sentimenti reverenziali verso di esso (o, magari, di interessi materiali da difendere), prenda d’assalto la cittadella ormai indifendibile, provocando il crollo delle ultime resistenze.
    È il destino di tutti i paradigmi culturali: lo è anche nell’ambito del pensiero politico. Chi non ricorda gli innumerevoli tentativi di aggiustamento del paradigma marxista, da Kautsky e Bernstein, fino a Gramsci, a Dubcek, alla “primavera di Praga” e all’eurocomunismo di Berlinguer e Carrillo, per non parlare della “perestrojka” di Gorbaciov? Eppure, quelli che allora sembrarono dei coraggiosi tentativi di aggiornamento e di riforma di un sistema ritenuto, nel suo complesso, pur sempre giusto e valido, appaiono oggi poco più che delle semplici curiosità storiche, anzi, antiquarie.
    Siamo convinti che un destino analogo attenda sia l’evoluzionismo darwiniano che la psicanalisi freudiana; siamo convinti, cioè, che sorgeranno ben presto delle poderose teorie radicalmente alternative a quei due paradigmi, i quali, peraltro, si sono intrufolati abusivamente nell’ambito nelle verità scientifiche, visto che né l’uno, né l’altro hanno mai superato gli “esami” per venire promossi a uno statuto diverso da quello di semplici teorie.
    Del resto, che gli evoluzionisti “ortodossi” siano ridotti ormai ala disperazione, lo prova la scelta dell’ultima trincea, nella quale hanno deciso di arroccarsi a difesa: se la nostra teoria è sbagliata, essi dicono, volete allora spalancare le porte all’oscurantismo religioso fondamentalista, ossia al creazionismo letteralista della Bibbia?
    Il che è un modo tanto palese, quanto indebito, di spostare la discussione dal suo terreno naturale, quello della scienza, ad un terreno che le è del tutto estraneo, quello della polemica ideologica, per mezzo di qualcosa che è molto simile ad un ricatto.
    Infatti, non tocca agli scienziati discutere se il creazionismo sia preferibile all’evoluzionismo; ad essi compete solo di pronunciarsi circa la solidità dei fondamenti scientifici dell’evoluzionismo. Se tali fondamenti risultano insufficienti, allora bisogna riconoscere che la teoria di Darwin si regge sul vuoto e che deve essere messa fra parentesi.
    E non si dica che non bisogna gettare a mare ciò che si possiede, prima di aver trovato qualcosa d’altro con cui sostituirlo, perché questo non sarebbe un ragionamento scientifico, ma un sofisma ideologico.
    In realtà, gli evoluzionisti sanno benissimo che l’alternativa vera non è fra creazionismo e darwinismo, ma fra quest’ultimo e qualche altra teoria scientifica, più capace di render ragione del fenomeno della complessità delle forme viventi e della mirabile armonia che le caratterizza: a cominciare da quel finalismo in cui fermamente credevano i “filosofi naturali” dell’antichità e del medioevo, ma che, da Galilei e Cartesio in poi, è stato sbrigativamente liquidato come non scientifico dai propugnatori della cosiddetta Nuova Scienza.

    http://www.stampalibera.com/?p=40380#more-40380


    #83530
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    http://www-3.unipv.it/webbio/evol07/rassdarw09.htm
    L’ANTI-EVOLUZIONISMO IN ITALIA.
    (Wallace e C.Darwin fanno ancora paura? Anche la nuova sintesi?
    O semplicemente sopravvivono ignoranze e confusioni?)

    Sembra che nessun altro quotidiano italiano oltre al Corriere (“L’evoluzione ricostruita in provetta”) abbia notato il recente articolo di Lenski pubblicato su Nature, che racconta di come da anni stia procedendo un esperimento che ha portato finora a quasi 40.000 successive generazioni del batterio Escherichia coli, dimostrando nella realtà alcuni dei meccanismi evolutivi.

    http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=NRUW4

    ——-

    http://www.enzopennetta.it/wordpress/2012/07/quel-che-lenski-non-ha-detto-storia-di-una-mancata-evoluzione/
    Ogni volta che in un dibattito si chiede di indicare un caso di evoluzione avvenuta in laboratorio viene citato l’esperimento di Lenski.

    Possiamo dunque giungere alle seguenti conclusioni:

    1 – L’esperimento di Lenski non ha prodotto un nuovo carattere (un’evoluzione) ma semplicemente un “guasto” in un meccanismo di blocco della cellula di E. coli.

    2- L’esperimento di Lenski non ha prodotto una nuova specie.

    Ma siamo certi che ci sarà chi continuerà a proporlo come esempio di evoluzione avvenuta in laboratorio.


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