Vaccinazioni pediatriche

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  • This topic has 27 partecipanti and 234 risposte.
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    Articoli
  • #53752
    meskalito
    Partecipante

    Già,l'importante è non farla subire ad altri


    #53753
    meskalito
    Partecipante

    Non l'avrei mai detto! Su raiuno parlando delle cause dell'autismo (siamo arrivati al punto che ne è vittima 1 su 150 O-O ) usando l'eufemismo “cause ambientali” si cita il mercurio e la scarsa predisposizione della medicina a analizzare le capacità del sistema immunitario e detossificanti del singolo (bambino) prima di sottoporlo a trattamenti medici – chi ha orecchie per intendere intenda- addirittura nella seconda parte si additano direttamente le vaccinazioni come causa del vaccino.

    Sono stranamente soddisfatto,ovviamente agli spettatori amanti della dormia mentale ben poco sarà filtrato ma vabbè

    [youtube=320,265]xDyWYTRXB8w

    [youtube=320,265]vBoE8DZ7K9w

    ok aggiungo anche una trasmissione simile ma su raitre,quà lo stesso dottore tra le cause ambientali cita direttamente le vaccinazioni e gli antibiotici somministrati in tenera età

    [youtube=320,265]cP8fneD_TSA

    [youtube=320,265]JvelpqDwPhA

    [youtube=320,265]sf8fneBOoh4

    [youtube=320,265]COtdbEjIMR4

    [youtube=320,265]kU1OAYJgT68


    #53754
    zret
    Partecipante

    Bravo, Medico omeopata!!!


    #53755
    RichardRichard
    Amministratore del forum

    [quote1322744031=meskalito]
    Ottimo Mr.Rouge,fà sempre piacere sapere di bambini “salvati” 🙂

    Sul tetano avevamo anche noi dei dubbi e così ho studiato un pò il caso.

    L'unico modo che ha il tetano per fare danni è trovare una ferita dove ci sia pus,il fatto che lì non ci sia ossigeno permette alle spore di poter veicolare il Clostridium.

    Infatti è molto diffuso in zone dove il cordone ombelicale viene tagliato con strumenti sporchi e la ferita medicata con cose innominabili.

    In Veneto dove ci sono moltissimi bambini senza copertura vaccinale non si è presentato neanche un caso.

    Un pò di attenzione elimina il rischio di infettarsi.

    Approfitto per chiedervi se qualcuno di voi conosce la pratica del Lotus Birth,consiste nel non tagliare il cordone ombelicale alla nascita ma aspettare che si stacchi naturalmente permettendo alle millemila sostanze di fluire nel neonato,e non solo.

    Page 1
    Lotus Birth, la nascita integrale: perché?
    Estratto da Craniosacrale.it
    http://www.craniosacrale.it
    Lotus Birth, la nascita
    integrale: perché?
    – Risorse Area Pubblica – Articoli – Nascita –
    Aggiornato in data : lunedì 22 ottobre 2007
    Craniosacrale.it
    Copyright © Craniosacrale.it
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    Page 2
    Lotus Birth, la nascita integrale: perché?
    ” non ci sarà mai pace sulla Terra finchè i bambini continueranno a nascere in questo
    modo….” Dalai Lama
    La materia genetica che si forma dopo la fecondazione si divide in due: una parte diventa feto e una parte
    diventa placenta. Quindi bambino e placenta, formandosi dalla stessa cellula, hanno lo stesso DNA.
    La nascita Lotus Birth non separa il bambino dal proprio organo-placenta, evitando così di creare il trauma
    che avviene attraverso il taglio del cordone.
    Infatti, se veniamo separati dalla nostra placenta prima di essere pronti a lasciarla andare, ci viene causato
    un profondo trauma non solo nel corpo, ma anche nella psiche.
    Come conseguenza di ciò, spesso passiamo la nostra vita alla ricerca inconscia dell'unione perduta con
    quella parte di noi stessi.
    Si chiama Lotus Birth la modalità di nascita in cui il cordone ombelicale non viene reciso lasciando il bambino
    collegato alla sua placenta fino al distacco naturale del cordone dall'ombelico, che avviene dai 3 ai 10 giorni dopo la
    nascita.
    Mi sembra doveroso premettere che il Lotus Birth non debba essere visto come “una tecnica” fine a se stessa, ma
    come un “punto di riferimento da cui cercare di non deviare eccessivamente” (come Michel Odent lo definisce nella
    sua prefazione al libro di Shivam Rachana). Quindi si colloca nel contesto di una visione di nascita più umana e
    consapevole della quale ne diviene un tassello importante.
    E' una tecnica antichissima, tuttora viva presso gli aborigeni australiani, consueta all'epoca dei Faraoni d'Egitto, la cui
    testimonianza sta nel ritrovamento di immagini che mostrano la placenta insieme al bambino. Con l'andare del tempo
    (sarebbe interessante poter determinare l'evoluzione, o piuttosto l'involuzione che ha subito la nascita) la modalità si
    è persa fino alla fine degli anni 70 quando viene riproposta da Claire Lotus Day, una donna americana in grado di
    leggere i danni provocati dal taglio del cordone, grazie alla sua capacità di vedere l'aura delle persone.
    Da allora molti medici e ostetriche (con visione spirituale oltre che scientifica) in Australia, Usa, Gran Bretagna e
    Canada hanno riconosciuto le potenzialità del Lotus Birth e ne portano avanti il messaggio con grande amore
    (Shivam Rachana, Ina May Gaskin, Jeannine Parvati Baker, Sarah Buckley, Michel Odent….ecc). In un rapporto di
    collaborazione con alcuni di essi che operano in Australia, stiamo cercando di avviare una ricerca sull'evoluzione
    della crescita dei figli nati LotusBirth, sia dalla prospettiva psicologica che fisiologica.
    Da oltre 200 anni esiste una vasta letteratura medica che parla dei danni del taglio del cordone dal punto di vista
    fisiologico. Da un punto di vista più completo, ossia olistico, LotusBirth è la risposta più ovvia perché non vede la
    ragione di separare l'unità biologica bambino-placenta. E' un “non fare” piuttosto che “un fare”.
    Verena Schmid, durante un LotusBirth a cui ha assistito la scorsa estate in Messico, riferisce stupita che la placenta
    continua a pulsare ancora 20 minuti dopo la sua espulsione. Possiamo quindi considerare che un passaggio di
    sostanze, di messaggi e soprattutto di energia vitale, avvenga ancora finchè il campo aurico del bambino non sia
    completo. Si ritiene che l'aura sia la rappresentazione energetica dello stato di salute del sistema immunitario.
    Sappiamo che il bambino al momento della nascita è consapevole e sensibile al dolore. Il taglio del cordone, anche
    se ritardato, è quindi un atto di separazione doloroso e inutile

    http://209.85.129.132/search?q=cache:pI7-JEADK6kJ:www.craniosacrale.it/spip.php%3Fpage%3Darticle_pdf%26id_article%3D484+Lotus+birth+egitto&hl=it&ct=clnk&cd=5&gl=it&client=firefox-a


    [/quote1322744031]

    SALUTE – In questo momento, decine di migliaia di donne col pancione se lo stanno chiedendo. Che ne farò del cordone ombelicale quando arriverà il grande giorno? Buttarlo via è un peccato: ogni goccia di sangue del funicolo che lega il feto alla placenta è ricchissima di cellule staminali emopoietiche, cellule “bambine” non ancora specializzate in grado di rigenerare tutte le cellule del sangue, globuli rossi, bianchi, piastrine, e virtualmente ricostruire ogni tessuto del corpo. Sarebbe cosa buona e giusta raccoglierlo. D’altronde, non tutte le sale parto ospedaliere sono attrezzate (circa 300 i reparti di ginecologia e ostetricia che offrono il servizio) e purtroppo la gran parte delle unità di sangue cordonale che le mamme potrebbero voler donare vengono perdute, perché non hanno la qualità idonea per un futuro trapianto. Di contro, ci sono le banche private del cordone, società estere con una trentina di filiali in tutta Italia. Hanno siti web patinati, sono efficientissime e offrono tutta l’assistenza che un genitore può chiedere. Permettono di “chiudere in cassaforte” il cordone ombelicale del bebè, per 20-25 anni, crioconservarlo in azoto liquido a -197 °C e recuperarlo immediatamente nel caso in cui il piccolo dovesse averne bisogno.

    È la cosiddetta conservazione “autologa”, a uso e consumo personale del neonato. È vietata in Italia (a meno di non rivolgersi, appunto, a società estere), eppure va molto di moda. Più di 60 mila genitori negli ultimi dieci anni hanno spedito a San Marino, in Svizzera, Belgio, Germania o Gran Bretagna il cordone del neonato. Perché – viene detto loro – se un giorno il bimbo dovesse ammalarsi di tumore, leucemia o linfoma, talassemia e altre terribili malattie “potenzialmente curabili”, come sclerosi multipla, diabete, paralisi, distrofia muscolare, potrà utilizzare le sue cellule staminali come “pezzi di ricambio”. La paura fa novanta. E tanti accettano di sottoscrivere quella che viene presentata come “un’assicurazione biologica”, al prezzo di circa 2mila euro tutto compreso. Nemmeno tanto. Peccato che le cose non stiano così. Sul business dei cordoni ombelicali (che dai primi anni 2000 a oggi ha fruttato almeno 150 milioni di euro) è intervenuta anche l’Antitrust. Sei banche private del cordone (Smart Bank, Cryosave Italia, Futura Stem Cells, Future Health, Sorgente e Crylogit Regener) sono finite nel mirino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato per pubblicità ingannevole. In particolare, il provvedimento chiede di rettificare bugie e omissioni riguardanti: tempi di conservazione delle sacche cordonali (garantiti fino a 20-25 anni, mentre la letteratura scientifica fissa il limite a 15-16 anni), reali applicazioni terapeutiche del trapianto autologo, numero di trapianti autologhi effettivi e procedure per il rientro dei campioni.

    Ma come mai in Italia una mamma non può tenere per sé il cordone del proprio bambino? Semplicemente perché non ha senso, è la risposta unanime della comunità scientifica. “Tutti i dati disponibili dimostrano che questa pratica manca di consistenti basi scientifiche ed è sostanzialmente inutile per il donatore”, spiega Licinio Contu, genetista e presidente di Adoces, la Federazione italiana associazioni donatori cellule staminali emopoietiche che ha appena pubblicato il rapporto Adoces 2011 sul dibattito del sangue cordonale. Vediamo di capire. Nel nostro paese, secondo quanto stabilito dalla legge, sono possibili solo la donazione eterologa, con la quale si dona il cordone ombelicale a beneficio della collettività, proprio come avviene per le donazioni di sangue, e la donazione dedicata, ovvero riservata al proprio neonato o un consanguineo per quelle famiglie ad alto rischio di malattie genetiche o che hanno già un bimbo malato. Sia la donazione eterologa che quella dedicata sono gratuite, a carico del Servizio sanitario nazionale e vengono gestite da una rete di 19 banche pubbliche. L’unico divieto, quindi, riguarda la conservazione “egoistica”, quella autologa. Non è una questione morale né ideologica. D’altronde, ci sarà un motivo se delle 60 mila sacche di cordone ombelicale esportate, nessuna è finora rientrata in Italia per essere trapiantata al bambino donatore o a un suo familiare, mentre delle 30.000 unità donate dalle mamme italiane a scopo solidale ne sono state utilizzate più di mille per trapiantare pazienti italiani ed stranieri.

    La spiegazione è presto detta. Le staminali emopoietiche del cordone sono utilizzate con successo per cinque categorie di malattie: leucemie, linfomi (Hodgkin e non Hodgkin), anemie (talassemia, anemia falciforme), immunodeficienze e malattie metaboliche. Nel caso in cui il bimbo sviluppi una di queste patologie, sarebbe da pazzi utilizzare le sue stesse cellule per il trapianto, perché il difetto cellulare potrebbe essere presente sin dalla nascita e provocare una recidiva. Per di più, il trapianto è più efficace quando le cellule non sono compatibili al 100%. In questo caso, quindi, la conservazione autologa sarebbe stata vana. Un’altra possibilità è che un bimbo sano, di cui è stato conservato il cordone, abbia un fratellino malato. In questa circostanza le sue staminali potrebbero rivelarsi molto utili. Già, ma quante volte succede? Se in famiglia non vi sono casi precedenti di leucemie o altre malattie genetiche (nel qual caso è prevista la donazione dedicata del sistema sanitario pubblico), la probabilità di utilizzare il cordone depositato in una banca estera è di una su 20.000 nei primi 20 anni di vita, ovvero lo 0,005%. Persino in questo caso rarissimo, ci sarebbe solo una probabilità su quattro che due fratellini siano compatibili per il trapianto. Al contrario, le chances di trovare un’unità di sangue cordonale nelle banche pubbliche sono straordinariamente alte, dell’ordine del 75-80% e i tempi d’attesa non superano le 3-4 settimane. Insomma, la conservazione autologa non sembra proprio un grande affare. “È un affare molto vantaggioso solo per le banche stesse”, ribatte Contu.

    C’è chi replica: la scelta della conservazione privata va considerata un investimento sul futuro. Una scommessa, insomma, sui progressi della ricerca scientifica. In effetti ci sono numerose sperimentazioni in corso per l’impiego delle staminali emopoietiche per lesioni spinali, infarto, ictus, Parkinson, Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica… Sono stati riportati casi aneddotici di bimbi affetti da paralisi cerebrale che hanno mostrato miglioramenti dopo il trapianto autologo di staminali emopoietiche. È incoraggiante anche che l’infusione di cellule del cordone per il diabete di tipo 1 non abbia evidenziato grossi effetti collaterali. Tuttavia, gli studi sono solo all’inizio e ci vorranno ancora parecchi anni per avere risultati certi. Allora, forse sì, quello che non è curabile oggi lo sarà domani. Al momento, però, far credere che le staminali del cordone siano o possano diventare una panacea per tutti i mali è solo una strategia di marketing. Falsa, per giunta.

    Ognuno, poi, ha il sacrosanto diritto di scegliere. Ma c’è un’obiezione etica forte con cui fare i conti. Se tutte le mamme, allo stato attuale delle evidenze scientifiche scegliessero la conservazione autologa, si assisterebbe a una riduzione della disponibilità di sangue cordonale per i trapianti allogenici. E molti bambini sarebbero privati di una terapia salvavita. Una terapia che esiste, ma è chiusa in qualche banca privata all’estero. E lì resterà inutilizzata. Se fossimo una mamma in dolce attesa, insomma, non avremmo dubbi: sceglieremmo di donare.
    di Daniela Cipolloni http://oggiscienza.wordpress.com/2011/10/26/tutte-le-bugie-delle-banche-private-del-cordone/


    #53756
    Anonimo

    http://www.disinformazione.it/vaccini_squalene.htm

    Vaccinazioni: perché sono un pericolo
    Dottor Mercola (www.mercola.com) – Traduzione di Cristina Bassi http://www.thelivingspirits.net

    Avviso importante. Si consigliano caldamente i genitori di documentarsi sugli effetti (e l’utilità) del vaccino che il Ministero della “Sanità” ci sta proponendo, prima di permettere che il delicato sistema nervoso dei loro bambini (e quello degli adulti in generale) sia violato dai forti inquinanti presenti nel vaccino stesso.

    Perchè le vaccinazioni sono un pericolo per il corpo?
    Si presume che una vaccinazione ci aiuti a costruire immunità nel nostro sistema nei confronti di organismi potenzialmente dannosi che causano malessere e malattia. Tuttavia il nostro sistema immunitario è già programmato per ciò, in risposta ad organismi che invadono il corpo.
    La maggior parte degli organismi che generano malattie entra nel corpo attraverso le mucose del naso, della bocca, del sistema polmonare o del tratto digestivo.
    Queste membrane mucose hanno un loro sistema immunitario, chiamato IgA (1).
    Questo è un sistema di protezione diverso da quello attivato quando il vaccino viene iniettato nel corpo.
    Il sistema IgA è la prima linea di difesa del corpo.
    La sua funzione è combattere gli organismi invadenti nei loro punti d’ingresso, riducendo o addirittura eliminando il bisogno di attivare il sistema immunitario del corpo.
    Quando s’inietta un vaccino nel corpo e, soprattutto, quando questo lo si combina ad un immuno-adiuvante come lo squalene (2, vedi sotto), il sistema immunitario IgA viene bypassato e il nostro sistema immunitario va su di giri in risposta alla vaccinazione.

    Gli ingredienti
    I maggiori ingredienti in un vaccino sono i virus morti e quelli vivi che sono stati attenuati (cioè, indeboliti e resi meno nocivi).
    I vaccini contro l’influenza contengono anche un numero di tossine chimiche, incluso: il glicole etilenico (antigelo), la formaldeide,il fenolo (acido carbolico) e antibiotici come neomicina e streptomicina.
    In aggiunta ai virus e ad altri additivi, molti vaccini contengono anche immuno-adiuvanti come l’alluminio e lo squalene.
    L’immuno-adiuvante aggiunto al vaccino ha lo scopo d’aumentare la risposta immunitaria alla vaccinazione. Gli adiuvanti fanno si che il sistema immunitario iperreagisca alla introduzione dell’organismo contro il quale si è stati vaccinati.
    Questi adiuvanti si suppone che facciano il lavoro più velocemente (ma certamente non in modo innocuo). Gli adiuvanti riducono la dose del vaccino quindi, tanto meno sarà il vaccino richiesto per ogni individuo, tanto più dosi individuali saranno disponibili per le campagne di vaccinazione di massa.
    Nei vaccini contro la febbre suina ci saranno immuno-adiuvanti?
    Il governo USA ha contratti con molte case farmaceutiche per sviluppare e produrre vaccini contro la febbre suina. Almeno due di queste aziende, la Novartis e la GlaxoSmithKline, stanno usando un adiuvante nei loro vaccini H1N1.

    Cosa fa l’adiuvante squalene ai topi
    Adiuvanti di vaccini su base oleosa come lo squalene, a lungo raggio temporale non hanno dimostrato di produrre risposte immunitarie utili, cioè concentrate e ininterrotte (4).
    Inoltre, una ricerca del 2000 pubblicata nell’American Journal of Pathology ha dimostrato che una singola iniezione dell'adiuvante squalene sui topi, ha attivato “una infiammazione cronica, mediata immunologicamente sull’articolazione”, altresi nota come artrite reumatoide (5)

    Cosa fa lo squalene agli esseri umani
    Il nostro sistema immunitario riconosce lo squalene come una molecola d’olio appartenente al corpo. Essa si trova in tutto il sistema nervoso e nel cervello. Infatti, si può consumare squalene in olio d’oliva. Il sistema immunitario non solo la riconosce, ma si avvale anche delle sue proprietà antiossidanti.
    La differenza tra “squalene buono” e “squalene cattivo” dipende dal metodo attraverso il quale essa entra nel corpo.
    L’iniezione è una via d’ingresso anormale, che incita il sistema immunitario ad attaccare tutto lo squalene nel corpo, non solo quello contenuto nell'adiuvante.
    Il sistema immunitario, quindi, tenterà di distruggere la molecola ovunque la trovi, inclusi i luoghi dove è vitale per la salute del sistema nervoso (6)
    I veterani della Guerra del Golfo che hanno contratto la sindrome che porta questo nome (Gulf War Syndrome:GWS) ricevettero vaccini all’antrace che contenevano squalene (7)
    L’MF59 (l'adiuvante allo squalene della Novartis, ora usato nel vaccino contro la febbre suina) fu un ingrediente NON approvato nei vaccini sperimentali all’antrace e da allora è stato collegato alle malattie devastanti e autoimmuni di cui soffrono molti veterani del Golfo (8).
    Il ministero della Difesa (USA ndt) fece di tutto per negare che lo squalene fosse veramente un inquinante nel vaccino all’antrace somministrato al personale militare nella guerra nel Golfo Persico – schierato o meno.
    Tuttavia, la FDA (Food and Drug Administration, ndt) scoprì la presenza di squalene in certi lotti di prodotto AVIP (= programma di vaccinazione per l’immunizzazione all’antrace). .

    Una ricerca condotta al Tulane Medical School e pubblicata nel numero di febbraio 2000 di Experimental Molecular Pathology, include queste statistiche allarmanti:
    “ …la maggioranza sostanziale (95%) dei pazienti che svilupparono la Sindrome della Guerra del Golfo (Gulf War Syndome – GWS) aveva anticorpi verso lo squalene. Tutti (100%) i pazienti GWS immunizzati per il servizio “Tempesta nel Deserto” anche non impiegati sul campo di battaglia, ebbero gli stessi segni e sintomi di quelli che lo furono, ovvero anticorpi allo squalene (9).

    Secondo la dr Viera Scheibner, in precedenza eminente ricercatore scientifico per il governo australiano:
    “…questo adiuvante [lo squalene] contribuì alle reazioni a cascata chiamate “Gulf War Syndrome,” (sindrome della Guerra del Golfo) documentate nei soldati coinvolti nella Guerra del Golfo.

    I sintomi da loro sviluppati includevano: artrite, fibromialgia, adenopatia, irritazioni cutanee fotosensitive, fatica cronica, emicranie croniche, perdita abnorme di peli, lesioni cutanee non guaribili, ulcere da afte, vertigini, debolezza, perdita di memoria, attacchi epilettici, cambi di umore, problemi neuropsichiatrici, effetti antitiroidei, anemia, alto tasso di sedimentazione degli eritrociti, lupus eritematoso sistemico, sclerosi multipla, fenomeno di Raynaud, sindrome di Sjorgren, diarrea cronica ecc.” (10)

    La scienza è latitante
    Non esiste al presente una scienza medica che possa garantirci la sicurezza dei vaccini.
    La scienza e i promotori di vaccini non conoscono le loro conseguenze a lungo termine sulla nostra salute e su quella dei nostri figli. Studi su pazienti controllati sono durati mediamente solo due settimane.
    Eppure, malattie autoimmuni come quelle viste nella sindrome del Golfo spesso necessitano di anni prima di venire diagnosticate, causa la vaghezza dei sintomi iniziali. Lamentele circa emicranie, fatica e dolori cronici sono sempre sintomi di malattie e disturbi seri.
    (…)

    Traduzione di Cristina Bassi – http://www.thelivingspirits.net

    Fonte dell’articolo:
    http://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2009/08/04/Squalene-The-Swine-Flu-Vaccines-Dirty-Little-Secret-Exposed.aspx


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