Viaggi Astrali il vero mondo

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Questo argomento contiene 52 risposte, ha 7 partecipanti, ed è stato aggiornato da Siberian Khatru Siberian Khatru 5 anni, 1 mese fa.

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  • #49317
    Astralopiteco
    Astralopiteco
    Partecipante

    [quote1389531033=Tru]
    Per quanto mi riguarda non sono mai uscito dal corpo se non una volta a 17/18 anni per pochi secondi ma avevo paura di morire vidi 2 volti bellissimi nell'aria che si apri come una nuvola argentata ma la paura di morire blocco tutto. Si perche' la senzazione e' come morire forse era quello voleva dire Gesu' se non muori non rinasci..
    [/quote1389531033]

    Ciao Tru, sogni sempre, il corpo astrale scivola naturalmente fuori dal corpo addormentato. La poca o nulla attenzione che vi dedichiamo reduce il ricordo delle esperienze fatte. La capacita’ di ricordare il fenomeno dello sdoppiamento astrale accresce con l’esercizio. Il punto fondamentale risiede nel porre attenzione allo sdoppiamento astrale ed ai fenomeni connessi. Il ricordo del sogno e’ proporzionale, oltre che alle capacita’ innate individuali, alla quantita’ di attenzione che verso il sognare si rivolge. L’attenzione e’ tutto. Mi permetto di suggerire alcune pratiche che possono e utili a chi avesse voglia di indagare in questa direzione del te stesso.

    Risveglio del mattino

    E’ utile abituarsi ad un risveglio lento, anticipando la sveglia di 15-20 minuti. In questo periodo di tempo restate nel letto e ricordate tranquillamente i sogni che si sono fatti. Si porta nuovamente l’attenzione verso il corpo del sogno. Si porta attenzione ai gangli della seconda attenzione, a quei gangli sottili appena interrottisi che ci legavano a luoghi e circostanze del piano astrale. Iniziate dai dettagli che ricordate e soffermatevi sugli stessi, ricostruite le scene con complessita’. Attraverso il percorso della ricomposizione dei dettagli, scenari piu’ complessi vi torneranno alla mente e con l’esercizio cio’ avverra’ sempre piu’ velocemente e facilmente.

    Scrivere i sogni

    Abituatevi a tenere carta e penna sul comodino e ad annotare con minuzia di particolari i sogni che al mattino riaffiorano alla mente. Non abbiate fretta e soffermatevi nel descrivere anche i dettagli che vi appaiono piu’ inutili ed insignificanti. Questa prassi aumenta significativamente l’attenzione verso il corpo del sogno. Soffermatevi sui particolari a lungo e vi accorgerete che da particolare a particolare molti dettagli riemergeranno di quanto avete vissuto. Dopo pochi giorni noterete un aumento di dettagli, un numero sempre piu’ alto di sogni sempre piu’ lunghi e complessi finche’ non avrete piu’ nemmeno il tempo per annotarli tutti. Soffermatevi sui piu’ vividi e dei quali avete un ricordo piu’ chiaro. Inizierete a notare delle differenze tra i sogni, alcuni saranno piu’ reali, altri saranno piu’ confusi.

    Attenzione alle mani

    Durante la giornata soffermatevi piu’ volte sulle vostre mani, rivolgetele in avanti, con i palmi in avanti, come se doveste aprire una porta con una spinta. Osservate con attenzione i dorsi delle mani per alcuni secondi, poi alzate lo sguardo ed osservate il luogo in cui siete in quel momento nei dettagli. Fate in modo pero’ (e questa e’ la parte difficile) che questa prassi non diventi essa stessa una abitudine. Se lo diventa, e’ scarsa la quantita’ di attenzione che questo movimento vi richiede, e di conseguenza quando sognerete questo esercizio non vi sara’ stato utile come veicolo della attenzione. Ovviamente, ripetete il movimento delle mani nel sogno, e non appena vi renderete conto che state sognando, ponete le mani di fronte a voi, osservatene i dorsi ed alzate lo sguardo, siete ora consapevoli all’interno del sogno che state guardando. Avete attirato quel plus di attenzione nel vostro corpo sognante tale da accendere lo stato di consapevolezza nel sogno.

    Quindici minuti di attenzione totale

    Abituati durante il giorno a dedicare una quantita’ sproporzionata di attenzione alle circostanze ed agli eventi che ti circondano. Questa operazione richiede molta energia e non riuscirai a mantenere la tua attenzione in stato di intensita’ per piu’ di dieci, quindici minuti. Vivere intensamente, fare attenzione ai minimi particolari ed ai dettagli piu’ insignificanti aiuta ad apprendere la gestione dell’attenzione, se imparerai questo durante lo stato di veglia potrai ripetere questa operazione durante il momento dell’uscita astrale, drenando attenzione verso il corpo astrale rendendo piu’ intensa e reale l’uscita. Focalizza la tua attenzione mentre visiti in un luogo che ami particolarmente, una spiaggia, un prato di montagna, osservane ogni dettaglio ed ogni particolare con tutti i sensi al massimo delle loro percezioni e contemporaneamente. Fai questo per poterci ritornare nello stato astrale, ritornando con la mente sui dettagli ai quali hai destinato attenzione memorizzandoli utilizzerai quel canale come sentiero della tua consapevolezza per ritornare con il corpo astrale in quello stesso luogo. Sarai in grado di apprendere come tornare ad essere dove sei consapevole.

    Stai tranquillo

    Quando ti rendi conto che stai sognando, osserva lo scenario in cui ti trovi in tranquillita’, senza affannarti a fare nulla, e senza preoccuparti o spaventarti per la circostanza nella quale la tua attenzione si sta risvegliando. Studia l’ambiente intorno a te senza fretta, contempla il panorama, compiaciti per lo scenario, concentrati sui dettagli; La paura, la fretta, l’affanno o addirittura il panico, provocano il tuo risveglio piu’ o meno brusco. Dopo che hai assunto il massimo della consapevolezza, ed e’ passato un tempo nel sogno che ritieni adeguato, prova a muoverti lentamente, senza ansia, e studia la sensazione del movimento che provi. Servono anni di allenamento, se non sei particolarmente dotato, per abituarsi a stare tranquilli nello scenario del sogno consapevole e far si che questo non svanisca rapidamente.

    buon divertimento :zzz:


    #49318
    Astralopiteco
    Astralopiteco
    Partecipante

    [quote1389533420=farfalla5]
    Io di quel che ho letto, non sperimentato, avrei una certa paura di esplorare i mondi dell'astrale. Lì, potrebbero esserci delle presenze di tutti i colori, buone e cattive. Preferisco per ora studiare il nostro mondo. Certo!? do un'occhiata a tutto che mi interessa, ma di sperimentare certe cose me ne sto lontana.
    [/quote1389533420]

    La paura dell'astrale e la paura della morte si assomigliano. Lo sdoppiamento astrale in fondo consiste in uno spostamento del punto di unione, come la morte, che degli spostamenti e' il piu' eclatante ed apparentemente definitivo. La differenza sostanziale, io credo, risieda nella controllabilita'. Nella vita quotidiana la posizione del punto di unione infatti e' piu' controllabile dalla consapevolezza, supportato dalle leggi note della fisica della terza dimensione. Quindi chiamiamo sicurezza quello che in realta' e' da noi piu' apparentemente controllabile.


    #49319
    Jc
    Jc
    Partecipante

    [quote1389540859=Astralopiteco]

    La paura dell'astrale e la paura della morte si assomigliano. Lo sdoppiamento astrale in fondo consiste in uno spostamento del punto di unione, come la morte, che degli spostamenti e' il piu' eclatante ed apparentemente definitivo. La differenza sostanziale, io credo, risieda nella controllabilita'. Nella vita quotidiana la posizione del punto di unione infatti e' piu' controllabile dalla consapevolezza, supportato dalle leggi note della fisica della terza dimensione. Quindi chiamiamo sicurezza quello che in realta' e' da noi piu' apparentemente controllabile.

    [/quote1389540859]

    Dalla terminologia che usi, ne deduco che hai letto Castaneda.
    Un autore molto importante in questo campo, anche se, per condividere in toto la sua visione, bisognerebbe condividere anche la questione dell' aquila (ignota forma di energia) che divorerebbe all' istante il corpo astrale e quindi la consapevolezza dell' individuo, almenochè egli non abbia fatto qualcosa in vita per evitarlo.
    Il punto di unione, è l' elemento più interessante dei suoi racconti, di fatti non compare in nessun altro scritto che io conosca.


    #49320
    Astralopiteco
    Astralopiteco
    Partecipante

    [quote1389557977=jc]
    [quote1389540859=Astralopiteco]

    La paura dell'astrale e la paura della morte si assomigliano. Lo sdoppiamento astrale in fondo consiste in uno spostamento del punto di unione, come la morte, che degli spostamenti e' il piu' eclatante ed apparentemente definitivo. La differenza sostanziale, io credo, risieda nella controllabilita'. Nella vita quotidiana la posizione del punto di unione infatti e' piu' controllabile dalla consapevolezza, supportato dalle leggi note della fisica della terza dimensione. Quindi chiamiamo sicurezza quello che in realta' e' da noi piu' apparentemente controllabile.

    [/quote1389540859]

    Dalla terminologia che usi, ne deduco che hai letto Castaneda.
    Un autore molto importante in questo campo, anche se, per condividere in toto la sua visione, bisognerebbe condividere anche la questione dell' aquila (ignota forma di energia) che divorerebbe all' istante il corpo astrale e quindi la consapevolezza dell' individuo, almenochè egli non abbia fatto qualcosa in vita per evitarlo.
    Il punto di unione, è l' elemento più interessante dei suoi racconti, di fatti non compare in nessun altro scritto che io conosca.
    [/quote1389557977]

    Castaneda, certo. Difficile non averlo incontrato per chiunque sia minimamente interessato al mondo astrale. La questione dell'Aquila ed il suo divorare la consapevolezza individuale conseguentemente alla morte, la interpreto come una immagine letteraria di un qualcosa che vuole descrivere utilizzando un simbolismo drammatico, quasi cruento, tipico della natura del racconto e che non sempre necessariamente convince e con la quale immagine non e' necessario essere d'accordo. Credo per questo che Castaneda piu' che letto vada colto nell'essenza.


    #49321
    camillo
    camillo
    Partecipante

    [quote1389598742=Astralopiteco]

    Castaneda, certo. Difficile non averlo incontrato per chiunque sia minimamente interessato al mondo astrale. La questione dell'Aquila ed il suo divorare la consapevolezza individuale conseguentemente alla morte, la interpreto come una immagine letteraria di un qualcosa che vuole descrivere utilizzando un simbolismo drammatico, quasi cruento, tipico della natura del racconto e che non sempre necessariamente convince e con la quale immagine non e' necessario essere d'accordo. Credo per questo che Castaneda piu' che letto vada colto nell'essenza.

    [/quote1389598742]
    Anche per me è così, Castaneda ha aperto la strada alla linea sciamanica che era sempre stata tramandata oralmente. credo di aver letto moltissime filosofie ma poche sono così pratiche (se le applichi) come quelle sciamaniche. Io poi sono partito dal punto di verifica iniziale nel senso che a 28 anni ho visto cosa può fare l'intento ( l' INTENTO =l'aspetto mentale, energetico, volitivo) come premessa a tutto lo studio seguente. Ho visto la materia sparire, cambiare, spostarsi in altri luoghi senza macchine senza fisica ma solo con un Nagual potenziale dotato di notevole “INTENTO”.
    Castaneda è il TOP su questo campo.


    #49322
    Jc
    Jc
    Partecipante

    [quote1389603626=Astralopiteco]

    Castaneda, certo. Difficile non averlo incontrato per chiunque sia minimamente interessato al mondo astrale. La questione dell'Aquila ed il suo divorare la consapevolezza individuale conseguentemente alla morte, la interpreto come una immagine letteraria di un qualcosa che vuole descrivere utilizzando un simbolismo drammatico, quasi cruento, tipico della natura del racconto e che non sempre necessariamente convince e con la quale immagine non e' necessario essere d'accordo. Credo per questo che Castaneda piu' che letto vada colto nell'essenza.

    [/quote1389603626]

    Personalmente, anche io propenderei per una simile interpretazione del simbolo dell' aquila.
    Ma fondamentalmente c'è un problema (legato al fatto che sto cercando di comprendere).

    Gli sciamani sono pragmatici, terribilmente pratici ed interessati alla percezione ultima della realtà, un livello di percezione che di metaforico o simbolico ha ben poco.
    Secondo Castaneda essi risultano fastidiosamente criptici solo a chi non comprende il loro linguaggio, il quale linguaggio, è teso ad illustrare non simbolicamente, ma realmente ciò che percepiscono.
    Se dunque, come soleva dire Don Juan “gli stregoni percepiscono le cose così come esse sono realmente nell' universo” verrebbe a cadere qualsiasi interpretazione che devii anche solo un poco dalla visione che loro ci hanno lasciato, in quanto sarebbe come deviare dalla realtà stessa.

    Risultato? qualcosa divorerebbe davvero la consapevolezza dopo la morte, a meno di avere sviluppato il corpo del sogno.
    Il punto è che fare un esegesi del lavoro di Castaneda potrebbe essere persino inutile e più fuorviante di non farla, perchè se l' opera va intesa in un determinato modo che corrisponde alle proprie percezioni interiori, allora nessun problema, anche io ho la mia personale interpretazione che si protende verso l' idea che ciò che abbiano visto gli sciamani, sia ancora il risultato delle loro convinzioni.
    La realtà si configura in base alla propria disposizione a percepirla?
    Bene, ma non capisco perchè si sia fatto in modo da limitare questo criterio alla sola materia.
    Anche l' aquila potrebbe essere il frutto di una loro particolare disposizione a percepire le cose in un determinato modo.
    Il risultato più immediato di queste considerazioni, a mio avviso forse più vicino a spiegare alcune incongruenze, è che anche gli sciamani siano caduti nella rete di cui ci hanno magistralmente spiegato la natura, essendo ciò che hanno visto, ancora una volta filtrato da un retaggio che imponeva loro di pensare che, davanti alla percezione di una consapevolezza consumata da qualcosa di indefinibile, essa avrebbe dovuto sparire per sempre, essendo evidente che non vi è traccia della sua esistenza.
    Questa è una conclusione molto affrettata e pericolosa, basata sulla convinzione che le proprie percezioni siano lo spartiacque tra la realtà e la falsità.

    Se l ' opera va intesa invece, così come Castaneda stesso ha lasciato intendere che debba essere intesa, allora ci troveremmo si, di fronte a qualcosa di inesplicabile e davvero senza senso, con conseguenze terribili per quanto riguarda l' esistenza stessa, una visione settaria, al servizio di pochi eletti; poichè se un bambino muore in giovane età, scomparendo per sempre dal gioco dell' esistenza, non accade perchè egli non ha avuto il tempo di “costituirsi un corpo del sogno per passare inosservato di fronte all' aquila”. Sarebbe stato impossibile, per il ragazzo, essere a conoscenza di certe nozioni in così breve tempo da metterle subito in pratica. Che cosa ne facciamo? Non è stato degno di vivere?

    Vi è a questo punto (e per fortuna) qualcosa che non si incastra bene nella sua visione, che seppur si spinga oltre l' immaginario, deve essere dotata di coerenza.


    #49323
    Astralopiteco
    Astralopiteco
    Partecipante

    [quote1389631865=jc]

    Gli sciamani sono pragmatici, terribilmente pratici ed interessati alla percezione ultima della realtà, un livello di percezione che di metaforico o simbolico ha ben poco.
    Secondo Castaneda essi risultano fastidiosamente criptici solo a chi non comprende il loro linguaggio, il quale linguaggio, è teso ad illustrare non simbolicamente, ma realmente ciò che percepiscono.
    Se dunque, come soleva dire Don Juan “gli stregoni percepiscono le cose così come esse sono realmente nell' universo” verrebbe a cadere qualsiasi interpretazione che devii anche solo un poco dalla visione che loro ci hanno lasciato, in quanto sarebbe come deviare dalla realtà stessa.

    [/quote1389631865]

    le tue riflessioni contengono molti spunti dovro' quotarti piu' volte per poterti dare il mio punto di vista.

    Totalmente d’accordo sulla fredda pragmaticita' degli sciamani, ed onestamente questo e’ uno degli aspetti che mi ha affascinato meno nella lettura. Provero’ a spiegare che idea mi sono fatto io. Per inciso, ti consolera’ forse sapere che chiunque io conosca che abbia letto Castaneda, ha voluto e dovuto rileggerlo piu’ e piu’ volte, a distanza di anni, nel sospetto continuo di aver avuto a che fare con qualcosa di straordinario e trovando ad ogni lettura sfumature, informazioni nuove e diverse, in sintesi cogliendo con un livello di consapevolezza ogni volta diverso il testo.

    Le cose NON SONO REALMENTE NELL’UNIVERSO, in quanto L’UNIVERSO E’ MENTALE, esiste solo la TUA interpretazione dell’Universo, per cui l’affermazione dello stregone e’ vera e falsa allo stesso tempo. Vera perche’ afferma di vedere come le cose stiano e succedano nella assoluta sincerita’ del suo giudizio, falsa in senso tecnico, oggettivo perche’ afferma appunto che l’universo da lui percepito e’ l’unico esistente

    Il punto e’ che ogni consapevolezza percepisce un Universo che definisce, e quell’universo e’ l’unico esistente. Di fatto, gli universi sono infiniti, tanti quante le percezioni che sono in grado di redigerne una descrizione. Banalizzo. Se chiedi ad una pulce del cane di descriverti l’universo ti parlera’ della schiena puzzolente e pelosa del cane su cui nasce, vive e muore quale unico Universo possibile esistente, insomma redigera’ una descrizione consona e assolutamente sincera relativa al perimetro della sua consapevolezza canina incarnata. L’Universo quindi esiste di riflesso, in base alla descrizione che sei in grado di farne tu secondo cio’ che tu sei (ovvero, in Castanediana lettura, in base a cio’ che il tuo punto di unione della consapevolezza rappresenta e percepisce).

    Pertanto anche Castaneda riceve e trascrive una descrizione dell’Universo, quella dello sciamano, che e’ innocente (ma un po’ presuntuoso, se posso permettermi) nel dire che conosce e descrive l’Universo per quello che e’, omettendo di ammettere che quello che percepisce e’ il quadro di cio’ che nella Verita’ succede filtrato e conseguentemente dipinto dalla sua consapevolezza (certo ben piu’ estesa di quella dell’uomo comune, siamo d’accordo).


    #49324
    camillo
    camillo
    Partecipante

    Jc scrive…

    Risultato? qualcosa divorerebbe davvero la consapevolezza dopo la morte, a meno di avere sviluppato il corpo del sogno…

    Il punto è che fare un esegesi del lavoro di Castaneda potrebbe essere persino inutile e più fuorviante di non farla, perchè se l' opera va intesa in un determinato modo che corrisponde alle proprie percezioni interiori, allora nessun problema, anche io ho la mia personale interpretazione che si protende verso l' idea che ciò che abbiano visto gli sciamani, sia ancora il risultato delle loro convinzioni.
    La realtà si configura in base alla propria disposizione a percepirla?…
    Bene, ma non capisco perchè si sia fatto in modo da limitare questo criterio alla sola materia.
    Anche l' aquila potrebbe essere il frutto di una loro particolare disposizione a percepire le cose in un determinato modo.
    Il risultato più immediato di queste considerazioni, a mio avviso forse più vicino a spiegare alcune incongruenze, è che anche gli sciamani siano caduti nella rete di cui ci hanno magistralmente spiegato la natura, essendo ciò che hanno visto, ancora una volta filtrato da un retaggio che imponeva loro di pensare che, davanti alla percezione di una consapevolezza consumata da qualcosa di indefinibile, essa avrebbe dovuto sparire per sempre, essendo evidente che non vi è traccia della sua esistenza.
    Questa è una conclusione molto affrettata e pericolosa, basata sulla convinzione che le proprie percezioni siano lo spartiacque tra la realtà e la falsità…

    Concordo sulla possibile NON univocità delle percezioni e sul loro possibile condizionamento dovuto alla personalità o religione o linea sciamanica in cui si è immersi.

    Per i non addetti ai lavori preciso che il mondo astrale non è ben accordato, è fluido. Lì c'è la tendenza che la materia di quel piano si modifichi sotto l'azione del nostro pensiero così tende a diventare reale ciò che desideriamo sia reale.

    In quel mondo uno può perdersi tranquillamente nelle proprie illusioni.
    Anche la comunicazione è aleatoria, solo individui con vibrazioni molto simili comunicano in modo accettabile con i corpi astrali.
    Da questo punto di vista non immaginate nemmeno quanto sia utile questa realtà materiale, dura, concreta, molto ben accordata, non puoi sfuggire facilmente al significato di ciò che ti trasmette.
    Nell'astrale invece è facilissimo credere di comprendere pane quando invece ti è stato detto polenta.

    Per il resto del discorso riguardante la necessità di sviluppare un corpo astrale altrimenti NON c'è sopravvivenza… Diventa un discorso complicato.
    Tutto sta nel porre il punto fisso concernente la domanda ” Cosa siamo noi? Che parte di noi sopravvive?”
    Se noi crediamo di essere la nostra personalità attuale e vorremmo che la memoria di essa si conservasse, in tal caso è bene sviluppare un corpo astrale fotocopia del corpo fisico in cui possiamo entrare a piacere così bene che quado usiamo quel corpo non ci accorgiamo della differenza con questo corpo fisico e le due realtà sono indistinguibili. Gli sciamani che raggiungono questo stato parlano giustamente di “SECONDA ATTENZIONE” o realtà alternativa.

    Se invece noi durante la vita con il corpo fisico riusciamo a trascendere l'IO SONO, l'importanza personale, e ci identifichiamo con il trascendente allora rientriamo nel trascendente inteso come aquila e gli sciamani con il discorso dell'aquila danno tutto sommato una parabola adeguata.
    L'uomo comune che muore non può che rientrare in ciò che era cioè un frazionamento virtuale dell'assoluto che riprende ciò che aveva momentaneamente separato.


    #49325
    Astralopiteco
    Astralopiteco
    Partecipante

    [quote1389633891=jc]

    Gli sciamani sono pragmatici, terribilmente pratici ed interessati alla percezione ultima della realtà, un livello di percezione che di metaforico o simbolico ha ben poco. Secondo Castaneda essi risultano fastidiosamente criptici solo a chi non comprende il loro linguaggio, il quale linguaggio, è teso ad illustrare non simbolicamente, ma realmente ciò che percepiscono.Risultato? qualcosa divorerebbe davvero la consapevolezza dopo la morte, a meno di avere sviluppato il corpo del sogno.

    [/quote1389633891]

    Assolutamente. Il linguaggio e' una struttura rigida, un cristallo obbligatorio, convenzionale cui dobbiamo appoggiarci che e' determinata da un lato dalla percezione dell'essenza con cui hai a che fare e dall'altra dalla capacita' dell'individuo (ancora, del punto di unione della consapevolezza) di comporre, utilizzando termini che gli sono familiari, strutture descrittive adeguate a cio' che ritiene di aver percepito. Di fronte ad ogni evento, di fatto, vi saranno N descrizioni redatte dalle diverse consapevolezze che del fatto percepito hanno relative capacita' di comprensione ed altrettanto relative possibilita' (o anche capacita') di descrizione.

    Relativamente al termine DIVORARE, che ha una connotazione negativa, brutale, violenta; Il Cristiano assistera' alla stessa manifestazione dell'INTENTO e, per descriverti la stessa immagine, ti dira’ che l’anima disincarnata si e' fusa nel'l’abbraccio di Dio Padre che ha accolto i figli (emanazioni dell'Aquila, i filamenti divorati) tra le proprie amorose luminose braccia, il musulmano ti dara’ la sua interpretazione e cosi’ via…

    Nessuna delle due e' vera. Anzi, lo sono entrambi. Anzi, dimmelo tu.


    #49326
    Astralopiteco
    Astralopiteco
    Partecipante

    [quote1389634964=jc]

    Se l ' opera va intesa invece, così come Castaneda stesso ha lasciato intendere che debba essere intesa, allora ci troveremmo si, di fronte a qualcosa di inesplicabile e davvero senza senso, con conseguenze terribili per quanto riguarda l' esistenza stessa, una visione settaria, al servizio di pochi eletti; poichè se un bambino muore in giovane età, scomparendo per sempre dal gioco dell'esistenza, non accade perchè egli non ha avuto il tempo di “costituirsi un corpo del sogno per passare inosservato di fronte all' aquila”.
    . Vi è a questo punto (e per fortuna) qualcosa che non si incastra bene nella sua visione, che seppur si spinga oltre l' immaginario, deve essere dotata di coerenza.

    [/quote1389634964]

    Concordo sul fatto che non tutto torna perfettamente ed il quadro e' incompleto. In realta' ritengo che Castaneda, ma ripeto, e' solo l'idea che mi sono fatto, non avesse affatto l'intenzione di indagare ad ampio raggio sull'esistenza e la Verita' in assoluto, ma fosse spinto da una pragmaticita' urgente di gestione dell'esistenza concreta, immanente ed apparentemente reale della incarnazione presente e del suo ciclo biologico.

    La morte del bambino in tenera eta' non rientra nemmeno nella casistica dei suoi interessi. Questo fatto (cioe' cosa possa succedere al bambino di cui sopra) riguarda l'esistenza di noi come entita' protagoniste di un ciclo esistenziale esteso, il nostro continuo reincarnarci, ovvero la nostra consapevolezza che esiste prima, durante e dopo il ciclo biologico in cui siamo inseriti, la consapevolezza che si espande, che apprende e che ritorna ad apprendere ancora, come cio' sia, cosa cio' significhi e a cosa cio' porti.

    Questo penso sia un altro argomento, che paradossalmente e' piu' attinente al topic che Tru ha aperto, delle nostre esperienze del Corpo Astrale e della sua valenza come parte della Verita' di cui siamo parte.


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