Galvan1224

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  • in risposta a: La questione fondamentale #16430

    Galvan1224
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    I numeri, lo vogliamo o meno, ci accompagneranno tutta la vita.

    Il numero della nostra nascita e via via quelli di tutti gli eventi che ci sono capitati, così tanti che dopo un po’ s’usa dire “innumerevoli”.
    Ovviamente si può ben contare tutto, a patto di possedere buona memoria. Con quella e i numeri ecco confezionata la vita, nostra e di tutti, sino all’ultimo, importante quanto il primo che per convenzione corrisponde al distacco da chi ci ha generato, anche se probabilmente in futuro avremo nascite che non abbisogneranno di un utero.

    Bisognerà allora stabilire quale sarà il momento da far registrare all’anagrafe… e dal quale, per chi s’interessi di tal argomenti, far partire la ruota astrologica.
    Analogamente anche il termine della vita non è più certo come una volta… il respiro, il cuore e lo stesso cervello, assistiti da macchinari più o meno invasivi e accettati (testamento biologico) continuano a funzionare, almeno in minima parte.
    E casi eclatanti dimostrano come non si debba dar nulla per definito.

    Ora immaginate di veder scritti tutti i numeri della vostra vita, uno dietro l’altro in sequenza e sopra ognuno di questi un piccolo pulsante (virtuale) che cliccato apra e richiami l’evento corrispondente.
    Una ben lunga sequenza… se possiamo immaginare la nostra scia di vita essa dev’esser esistita in potenza prima del suo dispiegarsi, e permanere, se nulla va perduto.
    Com’è dunque la vostra scia di vita, non diversa nella sostanza da quelle di tutti?
    Appunto una lunga sequenza di numeri quasi a sembrar il lungo ramo d’un albero e su quello, al pari di numerosissime foglie, gli eventi occorsi. Vi ricorda qualcosa?

    Quando cliccate sul vostro pc una cartella per aprirne una foto quel che accade è che vien prodotta una sequenza di numeri (due soli in realtà, nel linguaggio macchina 0 e 1) che conduce a quella foto, anch’essa riconducibile ad una lunghissima serie di 0 e 1.
    Informazioni.
    Elaborate da un linguaggio che permetta di aprirle e comprenderle (mi hanno anche parlato di persone in grado di comunicar in tempo reale col computer in linguaggio macchina).

    In noi avviene istantaneamente, dopo aver completato il training dei primi anni di vita (dai 4 agli 8, nella maggior parte dei casi).
    Accediamo ai contenuti della memoria (che non è molto di meno di quel che siamo…) seguendo la fila dei numeri, il nostro ramo…che si collega ad altri rami, a formare un albero (quello che vien detto albero genealogico, dove i legami son anche di sangue, parentele di cellule) e proseguendo ecco un altro albero vicino, con rami in certi punti talmente intrecciati all’altro da non potersi districare… e via via altri alberi, piccoli alberi che fan alberi sempre più grandi, in forme frattali.
    E tutta questa forma occupa un’estensione immensa, talmente ramificata d’apparir una trama, e poiché ci son eventi di persone vien detta la trama/rete della vita.

    Bello, no? Ve ne state comodamente seduti o come preferite, e partite (oggi si dice “navigare”), seguendo il vostro ramo arrivate a questa o quella foglia, che s’apre al vostro occhio e rilascia un po’ di luce… di profumo a volte… di sentimenti provati, emozioni… di quando pensando al futuro ritenevate che poteva prometter un pezzetto di paradiso per chi avesse un po’ di cuore.

    E durante qualche notte, magari calda come nei giorni passati, v’accade di sognare e serbandone traccia non riconoscete i contenuti che vi son propri. Distorsioni, altri ambiti… il saltar qui e là su differenti rami, attraverso quegli intrecci che li collegan tutti.
    Ma son sogni, non datevi pena, evaporeranno in breve tempo… ma, a volte, perché ne resta un’inquietudine?

    Non molto distante da qui, a mille chilometri appena, nel cuore dell’Europa, ai confini con la Russia le cose si son fatte serie – non che non lo fossero prima – ma appare evidente che è in corso qualcosa di fondamentale per gli attuali equilibri mondiali che minacciano d’esser travolti.

    Non son pessimista, ma neppur ottimista.
    Guardo ai fatti e quelli parlano da soli, non par che la cosa si sgonfi, tutt’altro. E la storia (non l’interpretazione della storia) insegna a dubitar dell’uomo e dei suoi propositi.
    Che numeri stan agendo in quel contesto?
    Quanti missili di qua e di là, l’economia mondiale basata o affrancata al dollaro… i rapporti di forza, altri numeri.

    Quand’ero un giovane adolescente (oltre quarant’anni fa, mi par ieri, come dicono tutti quelli che han una certa età …) immaginavo il futuro, il 2000. Mi piacevano i racconti di fantascienza (Urania) e disegnavo un mondo di buona tecnologia.
    In un disegno raffigurai un lungo tunnel dove si muoveva senz’attrito una sorta di cabina che non abbisognava d’esser guidata.
    All’esterno un mondo domato ma non sopraffatto, rispettata la sua forma naturale. Su quel veicolo due giovani, lei abbracciata a lui, entrambi con lunghi capelli (eran quelli gli anni), verso una meta felice.
    Un promettente futuro.

    Oggi, quattordici anni dopo quel 2000, la stessa età che avevo allora, di quel bel sogno ne vedo ben poche tracce attorno a me e rispetto il sogno d’oggi di chi attende che s’apra, in forma di portale, di nuova energia o rinnovata condivisione d’ideali una nuova età dell’oro, un altro promettente futuro.

    Ripeto che non son pessimista, osservo (secondo la mia prospettiva e condizionamento) i fatti per quel che sono: addirittura un oceano man mano avvelenato dalle radiazioni provenienti dal mar del Giappone e un terzo dei bambini (130.000…) del distretto di Fukushima con formazioni cancerose alla tiroide, leggo di quell’uomo che per una infatuazione non corrisposta ha visto moglie e figli come catene da cui liberarsi…

    Finora non si è aperta alcuna camera dei segreti sotto la sfinge e la maestosa piramide di Cheope (una mia gran passione d’un tempo, passavo le notti in attesa delle immagini da “colui che apre la strada”…) è ancor più inavvicinabile, vedi situazione politico-religiosa.
    Se sperare è una buona cosa e fare è ancor meglio, tuttavia l’inerzia, il momentum accumulato nella coscienza da comportamenti ormai millenari, non permetterà che si possa scender dal treno in corsa come si scende qualche gradino di casa.
    Mi sono costretto a guardare le immagini dei sunniti in Iraq che sterminavano i prigionieri sciiti, il modo in cui l’han fatto… Hitler non se n’è mai andato dalla coscienza umana.

    Mi piaccia o meno questo è il mio mondo, la mia epoca e i miei compagni di viaggio che un destino, per alcuni già scritto e per altri sul quale poter intervenire, conduce alla sua destinazione.
    In grande scala ci son ben poche possibilità… rimane la piccola, quella quotidiana e personale… potente, ne convengo, se non nasce da illusioni e desiderio d’altro, perché l’altro esclude il questo… e siam daccapo.

    Questo topic ha raggiunto le 2000 visite, 500 in più dall’ultima volta che vi scrissi, un altro 2000 si aggiunge alla mia personale lista di numeri.
    Non credevo avrebbe raggiunto tali cifre e presumo che molti l’abbiano letto attirati dal titolo accattivante, rimanendone poi delusi, non trovandovi che proposizioni un po’ alla rinfusa e… nessuna di quelle importanti parole tanto ricorrenti, ad esempio sulla spiritualità, il suo riferimento supremo e i suoi portavoce (che da sé si son dichiarati tali…) su questa terra.

    È probabile vi possa esser stato anche qualche apprezzamento riguardo i miei scritti, ma come in quasi tutti i forum l’interrelazione è una chimera, quasi nessuno lascia la sua firma sul libro delle visite.
    S’entra nell’edificio (sacro o meno che sia) senza pagar biglietto, si fan due foto, ci si guarda attorno e via, fuor di porta, appena consapevoli che qualcuno tal edificio lo conserva, lo pulisce e cerca di mantenerlo aperto anche alla vostra visita, mettendoci dei fiori (scritti) che possono o meno garbare.
    Beninteso, personalmente ho appreso ad accettar che noi si sia quel che siamo, avvezzi a veloci e superficiali incontri con i nostri simili, così che non mi dà più cruccio la sensazione di parlar al vento.

    Voi siete, come lo son io, quel vento, e prima di comprendere che tutto quel che esso può fare non sia altro, né più né meno, che frusciar tra rami e muover foglie, occorre che provi a sollevar muri d’acque e smuover monti.
    In sostanza viver la vita, ritenendo d’aver opportunità e forze per trovargli una direzione, se non importante almeno significativa.

    La questione fondamentale è che ci son cose che non potremo mai fare e altre che, forse a causa della facilità, ci appaiono scontate, con quel sapor del quotidiano che fa fuggir a gambe levate il Salgari ch’è in noi e anela orizzonti esotici più in là di dove, costretti o meno, trascorriamo il nostro tempo.

    Se ora, in questo momento, aveste la certezza di un breve tempo di vita concessovi, diciamo qualche giorno, che fareste?
    Mettete da parte la riservatezza, quel che avete la possibilità di dire potrebbe tornar utile ad altri, esser spunto e riflessione in questi tempi difficili.

    Comincio io… esauriti i saluti di persona e telefonici dedicherei buona parte di quell’ultimo tempo a metter a posto le mie cose, riassettar la casa per così dire, e poi riandar indietro nella mia vita e come quel vento che non sceglie quali foglie far tremolar ne vorrei agitar il più possibile, belle e brutte che siano e riveder gli eventi che racchiudono.
    Non saprò nulla dell’impronta che rimarrà nella memoria di chi mi avrà conosciuto di persona o tramite scritto, ma per quanto infinitesima farà per sempre parte del grande albero della vita.
    Tal pensiero non mi consolerà, né darà un senso alla mia esistenza, è solo un fatto, per chi lo voglia vedere.

    Appresso d’aver smosso le foglie della mia memoria, le guarderò pian piano acquetarsi… dopo avermi mostrato quello che ho sentito di fare e che ho fatto, secondo la mia misura.
    La memoria che è in me, l’informazione che racchiudo non avrà un altro vento che la farà viver come ho fatto io, come avete fatto voi.
    Unici e irripetibili, baciati dal vento della vita.

    Galvan


    in risposta a: Fa che il tuo cibo sia la medicina… #57826

    Galvan1224
    Partecipante
    in risposta a: Movimento 5 Stelle #140237

    Galvan1224
    Partecipante

    [quote1392364047=Rebel]
    E dire che basterebbe semplicemente NON votare questi partiti che ci hanno portato in queste condizioni, la vera causa di questo sfacelo sono gli elettori che continuano a eleggere sempre gli stessi con la speranza che cambi qualcosa, probabilmente devono sperimentare ancora qualche altro orrore, il problema è che trascinano anche quelli che hanno capito l'inganno millenario.
    La colpa non è dei governanti ma della gigantesca massa di idioti colpiti dalla sindrome di stoccolma, non votare lo considero un crimine ancora peggiore, subire passivamente senza fare nulla è paragonabile alla vita di una ameba, qui non si viene in vacanza, si viene per combattere per la libertà, l'amore, la fraternità e l'uguaglianza, non per diventare schiavi.

    [/quote1392364047]

    Rebel,

    cosa si può fare affinchè quella gigantesca massa di idioti colpiti dalla sindrome di stoccolma comprenda il proprio errore?


    in risposta a: Indovinelli, enigmi e riflessioni. #16489

    Galvan1224
    Partecipante

    Costello: GUARDA BUD, SE TU FAI IL COACH, DEVI CONOSCERE TUTTI I GIOCATORI.

    Abbott: LI CONOSCO SICURAMENTE.

    Costello: BEH, SAI, IO NON HO MAI CONOSCIUTO I RAGAZZI, DOVRAI DIRMI I LORO NOMI COSI’ SAPRO’ CHI E’ CHE GIOCA.

    Abbott: TI DIRO’ I LORO NOMI, MA SEMBRA CHE OGGI SIANO CHIAMATI CON DEI NOMI PARTICOLARI.

    Costello: VUOI DIRE DIVERTENTI?

    Abbott: NOMI STRANI, NOMIGNOLI…TIPO DEAN VERTIGINE…

    Costello: SUO FRATELLO PAZZERELLO…

    Abbott: DEAN PAZZERELLO…

    Costello: E IL LORO CUGINO FRANCESE

    Abbott: FRANCESE?

    Costello: GOOFE’

    Abbott: DEAN GOOFE’. BENE, VEDIAMO, ABBIAMO SULLE BASI, CHI E’ IN PRIMA, QUALE E’ IN SECONDA, IN TERZA NON LO SO…

    Costello: E’ PROPRIO QUELLO CHE VOGLIO SAPERE

    Abbott: HO DETTO CHI E’ IN PRIMA, QUALE IN SECONDA, IN TERZA NON LO SO.

    Costello: SEI IL MANAGER?

    Abbott: SI’.

    Costello: SARAI ANCHE IL COACH?

    Abbott: SI’.

    Costello: E NON SAI I NOMI DEI RAGAZZI?

    Abbott: DOVREI SAPERLI.

    Costello: E CHI E’ IN PRIMA?

    Abbott: SI’

    Costello: VOGLIO DIRE IL NOME DEL COMPAGNO

    Abbott: CHI

    Costello: IL RAGAZZO IN PRIMA

    Abbott: CHI

    Costello: IL PRIMA BASE

    Abbott: CHI

    Costello: IL RAGAZZO CHE GIOCA…

    Abbott: CHI E’ IN PRIMA!

    Costello: TI STO CHIEDENDO CHI E’ IN PRIMA

    Abbott: E’ QUELLO IL SUO NOME

    Costello: IL NOME DI CHI?

    Abbott: SI’

    Costello: VA BE’, VAI AVANTI E DIMMI

    Abbott: E’ QUELLO

    Costello: QUELLO E’ CHI?

    Abbott: SI’

    PAUSA

    Costello: GUARDA, CE L’HAI UN PRIMA BASE?

    Abbott: CERTO

    Costello: CHI GIOCA IN PRIMA BASE?

    Abbott: ESATTO

    Costello: QUANDO PAGHI IL PRIMA BASE OGNI MESE, CHI PRENDE I SOLDI?

    Abbott: OGNI SINGOLO DOLLARO

    Costello: TUTTO QUELLO CHE CERCO DI SAPERE E’ IL NOME DEL TIPO IN PRIMA BASE

    Abbott: CHI

    Costello: QUELLO CHE PRENDE…

    Abbott: E’ QUELLO

    Costello: CHI PRENDE I SOLDI…

    Abbott: SI’, OGNI DOLLARO. QUALCHE VOLTA VIENE SUA MOGLIE A RITIRARLI

    Costello: LA MOGLIE DI CHI?

    Abbott: SI’

    PAUSA

    Abbott: COSA C’E’ CHE NON VA?

    Costello: GUARDA, TUTTO CIO’ CHE VOGLIO SAPERE, QUANDO INGAGGI IL PRIMA BASE, COME LO SCRIVE IL SUO NOME?

    Abbott: CHI

    Costello: IL RAGAZZO

    Abbott: CHI

    Costello: COME SCRIVE IL SUO NOME…

    Abbott: E’ COSI’ CHE SI FIRMA

    Costello: CHI?

    Abbott: SI’

    PAUSA

    Costello: TUTTO CIO’ CHE CERCO DI SAPERE E’ QUALE E’ IL NOME DEL RAGAZZO IN PRIMA?

    Abbott: NO. QUALE STA IN SECONDA BASE.

    Costello: NON TI STO CHIEDENDO CHI STA IN SECONDA

    Abbott: CHI E’ IN PRIMA

    Costello: UNA BASE PER VOLTA!

    Abbott: BEH, NON CAMBIARE I GIOCATORI

    Costello: NON STO CAMBIANDO NESSUNO!

    Abbott: CALMATI, BUD

    Costello: TI STO SOLO CHIEDENDO, CHI E’ IL RAGAZZO IN PRIMA BASE?

    Abbott: ESATTO

    Costello: OK

    Abbott: BENONE

    PAUSA

    Costello: QUALE E’ IL NOME DEL RAGAZZO IN PRIMA BASE?

    Abbott: NO. QUALE E’ IN SECONDA.

    Costello: NON TI STO CHIEDENDO CHI E’ IN SECONDA

    Abbott: CHI E’ IN PRIMA

    Costello: NON LO SO

    Abbott: E’ IN TERZA, NON STIAMO PARLANDO DI LUI

    Costello: PERCHE’ SONO ARRIVATO AL TERZA BASE?

    Abbott: LO HAI NOMINATO

    Costello: SE HO NOMINATO IL TERZA BASE, CHI HO DETTO CHE GIOCA IN TERZA?

    Abbott: NO. CHI GIOCA IN PRIMA

    Costello: QUALE E’ IN PRIMA?

    Abbott: QUALE STA IN SECONDA

    Costello: NON LO SO

    Abbott: E’ IN TERZA

    Costello: ECCO, ANCORA IN TERZA!

    PAUSA

    Costello: POTRESTI STARE SULLA TERZA E NON USCIRNE

    Abbott: D’ACCORDO, CHE VUOI SAPERE?

    Costello: ORA, CHI GIOCA IN TERZA BASE?

    Abbott: PERCHE’ INSISTI METTENDO CHI IN TERZA BASE?

    Costello: QUALE STO METTENDO IN TERZA…

    Abbott: NO. QUALE STA IN SECONDA

    Costello: NON VUOI CHI IN SECONDA?

    Abbott: CHI E’ IN PRIMA

    Costello: NON LO SO

    Abbott & Costello : TERZA BASE!

    PAUSA

    Costello: SENTI, HAI GLI ESTERNI?

    Abbott: CERTAMENTE

    Costello: IL NOME DELL’ESTERNO SINISTRO?

    Abbott: PERCHE’

    Costello:PENSAVO DI AVERTELO APPENA CHIESTO.

    Abbott: BEH, PENSAVO DI AVERTELO APPENA DETTO.

    Costello: ALLORA DIMMI CHI GIOCA ESTERNO SINISTRO

    Abbott: CHI GIOCA IN PRIMA

    Costello: MA IO NON… LASCIA PERDERE GLI INTERNI! VOGLIO SAPERE QUALE E’ IL NOME DEL RAGAZZO ALL’ESTERNO SINISTRO?

    Abbott: NO, QUALE E’ IN SECONDA.

    Costello: NON TI STO CHIEDENDO CHI E’ IN SECONDA

    Abbott: CHI E’ IN PRIMA!

    Costello: NON LO SO

    Abbott & Costello: TERZA BASE!

    PAUSA

    Costello: IL NOME DELL’ESTERNO SINISTRO?

    Abbott: PERCHE’

    Costello: POICHE’ !

    Abbott: OH, E’ ESTERNO CENTRO.

    PAUSA

    Costello: SENTI, LANCIATORI NE HAI IN SQUADRA?

    Abbott: CERTO

    Costello: IL NOME DEL LANCIATORE?

    Abbott: DOMANI.

    Costello: NON VUOI DIRMELO OGGI?

    Abbott: TE LO STO DICENDO ADESSO.

    Costello: VAI AVANTI

    Abbott: DOMANI!

    Costello: A CHE ORA?

    Abbott: A CHE ORA COSA?

    Costello: A CHE ORA MI DIRAI DOMANI CHI LANCIA?

    Abbott: SENTI. CHI NON LANCIA

    Costello: TI SPACCO UN BRACCIO, HAI DETTO CHI E’ IN PRIMA! VOGLIO SAPERE QUALE E’ IL NOME DEL LANCIATORE?

    Abbott: QUALE E’ IN SECONDA

    Costello: NON LO SO

    Abbott & Costello: TERZA BASE!

    PAUSA

    Costello: IL CATCHER CE L’HAI?

    Abbott: CERTAMENTE

    Costello: IL NOME DEL CATCHER?

    Abbott: OGGI

    Costello: OGGI, E DOMANI LANCIA

    Abbott: BENE, ORA CI SEI

    Costello: TUTTO CIO’ CHE ABBIAMO IN SQUADRA SONO UN PAIO DI GIORNI

    PAUSA

    Costello: SAI CHE ANCH’IO SONO CATCHER

    Abbott: COSI’ MI DICONO

    Costello: MI METTO DIETRO AL PIATTO E PRENDO QUALCHE PALLA. DOMANI LANCIA PER LA MIA SQUADRA E ARRIVA UN BATTITORE POTENTE. IL BATTITORE FA UN BUNT. QUANDO FA IL BUNT, IO, CHE SONO UN OTTIMO CATCHER, TIRO LA PALLA AL RAGAZZO IN PRIMA. QUINDI IO RACCOLGO LA PALLA E LA SPARO A CHI?

    Abbott: E’ LA PRIMA COSA GIUSTA CHE HAI DETTO

    Costello: MA NON SO NEANCHE DI COSA STO PARLANDO!

    PAUSA

    Abbott: E’ TUTTO CIO’ CHE DEVI FARE

    Costello: TIRARE LA PALLA AL PRIMA BASE

    Abbott: SI’!

    Costello:ADESSO CHI HA LA PALLA?

    Abbott: NATURALMENTE.

    PAUSA

    Costello: SENTI, SE IO TIRO LA PALLA IN PRIMA BASE, QUALCUNO LA DEVE PRENDERE. ORA, CHI CE L’HA?

    Abbott: NATURALMENTE.

    Costello: CHI?

    Abbott: NATURALMENTE.

    Costello: NATURALMENTE?

    Abbott: NATURALMENTE.

    Costello: QUINDI IO RACCOLGO LA PALLA E LA TIRO A NATURALMENTE.

    Abbott: NO, TU TIRI A CHI.

    Costello: NATURALMENTE.

    Abbott: E’ DIVERSO.

    Costello: E’ QUELLO CHE HO DETTO.

    Abbott: NON LO STAI DICENDO…

    Costello: TIRO LA PALLA A NATURALMENTE.

    Abbott: TU LA TIRI A CHI.

    Costello: NATURALMENTE.

    Abbott: E’ COSI’.

    Costello: E’ QUELLO CHE HO DETTO!

    Abbott: FAI LA DOMANDA A ME

    Costello: TIRO LA PALLA A CHI?

    Abbott: NATURALMENTE.

    Costello: ORA FAI TU LA DOMANDA A ME.

    Abbott: TIRI LA PALLA A CHI?

    Costello: NATURALMENTE.

    Abbott: E’ COSI’

    Costello: COME HAI DETTO TU! COME HAI DETTO TU! IO TIRO LA PALLA A CHI. CHIUNQUE SIA PERDE LA PALLA E IL CORRIDORE CORRE IN SECONDA. CHI RACCOGLIE LA PALLA E LA TIRA A QUALE GIOCATORE. QUALE TIRA A NON LO SO. NON LO SO LA RILANCIA A DOMANI, TRIPLO GIOCO. UN ALTRO BATTE UNA VOLATA LUNGA A POICHE’. PERCHE’? NON LO SO! E’ IN TERZA BASE E CHI SE NE FREGA!!!

    Abbott: COSA?

    Costello: HO DETTO CHI SE NE FREGA !!!!!!

    Abbott: AH, QUELLO GIOCA INTERBASE.

    Qual è il cibo per tutti?

    si scherza, nonostante tutto…

    buona serata


    in risposta a: La Vera Vita Di Gesù #35585

    Galvan1224
    Partecipante

    “Alla base della storia d'amore che Dio vuole iniziare con gli uomini c'è la Sua immensa solitudine e la Sua decisione di circondarsi di esseri viventi, trasformando un iniziale “non-essere incosciente” in un futuro “essere consapevole e autonomo”.

    pagina 9 del testo quotato

    Caro Giorgi, ho dato un'occhiata al testo proposto ma l'immensa solitudine di Dio non mi convince, par la solitudine dell'uomo.
    Comunque rispetto la tua fede e ti auguro di trovar quel che cerchi.

    Galvan


    in risposta a: La Vera Vita Di Gesù #35581

    Galvan1224
    Partecipante

    Non posso dir d’aver trovato il vero

    e se esso ha trovato me, me ne dispero,

    chè il mio saper è certo poca cosa

    e quello di tutti, meno d’una rosa.

    Un sol sentir alberga nel mio petto

    la mia misura agli altri fa difetto,

    eppur l’altri ricerco nella sera

    quando l’amor e il cuor son cosa vera.


    in risposta a: Ricordi? #144222

    Galvan1224
    Partecipante

    Il venditore di ricordi

    “allora… l’ha scritto?”

    Scritto cosa?

    “Eh… lo sa, lo sa… intendo di me… ha cominciato a scriver la mia storia?”

    Mmmh… sono stato impegnato… e tornando qui ho sentito di dover prima rispondere ai ricordi di quei pochi che ci han concesso la fiducia d’affidarceli…

    “Sì, giustamente era da farsi… al proposito le vorrei chiedere, che significato dà ai particolari comuni che ha evidenziato?”

    … e giustamente questa è la domanda appropriata… tutto nasce da li, nella vita delle persone alcune circostanze, eventi e situazioni sembrano aver qualcosa in comune…

    “Accadono così tante cose… che qualcosa si trova sempre, a volerlo trovare…”

    Nell’arco di una vita, pur vissuta in luoghi e tempi diversi, senz’altro. Ma all’interno di un singolo episodio, di un solo ricordo… qualcosa che richiami quanto anch’io abbia vissuto… non crede che sia almeno difficile?

    “Ha ragione… lei tratta con ricordi reali, non fantasie, e ha affermato di raccontar la verità, mantenendosi allo stesso piano… a un ricordo che giunge risponde con uno suo, nel quale c’è un particolare, una situazione o altro che risuoni con quello…”

    Esattamente… le fondamenta di questo nostro racconto sono ben ancorate nella realtà… la reale realtà, come l’ha definita un nostro interlocutore, che per me è tutto quello che si sente e si vive.

    “E da quelle fondamenta lei procede con la fantasia a costruir la casa…”

    Sì, ma solo parzialmente. Diciamo che la fantasia è come la malta che deve legar mattoni… quest’ultimi, per il mio modo di propormi, corrispondono sempre a qualcosa di realmente accaduto. Situazioni, eventi… emozioni, pensieri e riflessioni che mi hanno coinvolto.

    “Ma quando la sua fantasia… o l’interpretazione agisce sulla realtà, sì che diviene soggettiva, non la rende per questo meno vera?”

    Eh… se discutiamo sull’oggettivo, soggettivo, vero e falso… non se ne vien fuori, son tutte schermaglie tra logiche contrapposte… ogni percorso logico può affermar la sua validità… a patto di rimaner nei confini in cui opera.
    Diciamo che un evento o ogni altra cosa è come un quadro appena dipinto… lo prendiamo in mano e ci avviamo per portarlo a casa.
    Come al solito piove e l’acqua toccandolo inizia a scolorirlo… cerchiamo di proteggerlo il più possibile, ma inevitabilmente qualcosa andrà perso.
    Anche se lo correggiamo – e a volte lo facciamo davvero bene – non sarà mai come all’inizio…

    “… pur se si interviene al meglio con la fantasia o col pensiero… tuttavia dev’esserci qualcosa di reale su cui applicarla…”

    Già, altrimenti non si potrebbe far nulla…

    “E quindi, il significato dei particolari comuni..?”

    Buona memoria, eh..? Come dicevo quello è il punto… perché, ammesso che sia d’accordo con me, si riscontrano tali circostanze?

    “… coincidenze..?”

    Coincidere significa “accadere insieme, allo stesso momento”; dir coincidenza non risponde alla domanda, però aiuta a precisarla, tanto che si può riformulare così: perché se non eventi simili almeno alcune loro caratteristiche si ritrovano nelle esperienze di persone differenti, seppur accadute in tempi e luoghi diversi?

    “… non so, ma se succede un motivo ci sarà… lei che dice?’”

    Convengo, un motivo c’è… la ricerca di quel motivo è uno degli scopi del nostro incontro e di quello che stiamo facendo.
    Ma per arrivarci occorre una strada che ci porti fin là… abbiamo appena iniziato a considerar la questione e a questo punto formulare una risposta è come spargere acqua calda su un terreno bagnato cercando d’asciugarlo, il calore non è sufficiente…

    “Che altro si può fare..?”

    Cominciare a guardare il terreno… cosa l’ha bagnato?

    “Oh… qui si fa difficile… il terreno è la questione… e già di suo lo troviamo bagnato, forse a indicare che il tempo è maturo per affrontarla.
    Però lei mi incoraggia a guardarlo attentamente… beh, vedo e ascolto quello che ho finora visto e ascoltato, io che converso con lei…”

    Già, lei che parla con me… e a se stesso, ha guardato?

    “Che c‘è da vedere in me? Quello che ho mi vien da lei, dunque sa già tutto, no?”

    Affatto… in qualche modo una piccola parte della mia coscienza non mi appartiene più, avendogliela dedicata… dicevamo, come la memoria di un programma… il suo programma gira nella mia memoria, ma non son in grado di pilotare le sue risposte…

    “Eh… ma chi se non lei sta pigiando quei tasti che produrranno parole..? ”

    Io, ovviamente… ma il percorso che mi condurrà alle sue parole non è lo stesso di quello che mi porta a formular le mie, in virtù d’una sensazione… quel terreno divenuto umido d’acqua e idoneo a ospitare il seme, ora s’inoltra come una strada verso direzioni ignote cui non ho accesso.
    Getto la domanda in quell’indistinto… e attendo che la risposta non convinca me, ma qualcos’altro…

    “… chi altri dovrebbe convincere, siam soli qui…”

    Vede, parla al plurale… comunque pur se son solo… il cuore mi accompagna, ed esso mi corregge la frase e muove la penna verso nuove domande… che non pensavo avrei posto.
    Le rifaccio una di queste domande, ha guardato a se stesso?

    “… no, non mi par valga la pena… attendevo lei costruisse una breve storia della mia vita, sì d’alzarmi in cielo e risplendere come un fuoco d’artificio… luminoso e vivo, seppur per poco. Sa, come quelle particelle virtuali tanto care ai nuovi fisici… che dal punto zero – l’inesistente possibile – emergono alla manifestazione… e poi sia quel che sia…”

    Lei è ben più d’una particella, mi è cara come un amico…

    “Le sono cara..? Mi vede dunque come…”

    … è trascorso un po’ di tempo e ora mi succede di guardarla col cuore… e mi appare la figura di una donna, mentre prima mi pareva di rivolgermi a un uomo, non appariscente ma distinguibile… il quale pensavo avesse il compito, al par d’un commesso, di presentar la mercanzia e illustrarla.
    E scambiar opinioni e sviluppar un po’ di confidenza… ma poi, che strano, una sensazione via via s’è fatta strada e quella figura ha iniziato a offuscarsi, tanto che non son stato più certo di quel che vidi di lei.
    La nuova sensazione mi riportava a un tempo passato… e una notte – davvero è accaduto – ecco che lei m’appare, finalmente convincente e delineata… una donna bionda, ancor giovane e di indole tranquilla.

    “Oh… così mi vede… e questa dunque sono… lo conosce il mio nome?”

    Certo… Maria, però in francese, Marie…

    “… e si ricorda anche dove mi ha incontrata..?”

    Si, Marie, lo ricordo bene… è una lunga storia…

    “Me la può raccontare…?”

    Certo, con piacere… in cambio di qualcosa…

    “… ricordi?”

    No, in cambio del… “tu”… possiamo parlarci come vecchi amici?

    “… se è quel che desideri… allora ben trovato, Galvan…”

    Ben ritrovata, Marie… è un gran giorno per me… così mi dice il cuore.

    “Anche per me… mi par quasi di veder dei fili luminosi alle mie spalle…”

    La tua scia di vita, Marie… esisti come ogni altra persona o cosa… è l’amore che crea tutto…


    in risposta a: in morte del maestro Abbado #144352

    Galvan1224
    Partecipante

    Domani si può dir di tutto,
    fu uomo saggio, venduto e farabutto
    ma oggi, per favor, rispetta il lutto.


    in risposta a: Fa che il tuo cibo sia la medicina… #57793

    Galvan1224
    Partecipante

    [quote1390118895=prixi]
    La Signatura Rerorum (Firma delle Cose) è un’antica e profonda saggezza che sta venendo censurata di proposito.

    Essa afferma che tutti i tipi di frutta e verdura seguono un modello che rispecchia gli organi del corpo umano: a seconda dell’organo, la frutta/verdura corrispondente apporterà significativi benefici.

    La scienza moderna conferma che l’antica dottrina della “Firma delle Cose” è sorprendentemente accurata. Perché questa conoscenza fondamentale viene lasciata in sordina? Le proprietà guaritive e nutritive di qualsiasi frutta e verdura riflettono, e infine rivelano, che la “forma” o “firma” esteriore di frutta e verdura è collegata al corpo umano.

    – Fagioli: Curano e aiutano a mantenere sane le funzioni renali…somigliano proprio a dei reni umani

    – Le noci secche somigliano ad un piccolo cervello, con un emisfero sinistro, un emisfero destro e il cervelletto. Anche le “rughe” o “pieghe” della noce sono simili alla neo-corteccia. Solo adesso sappiamo che le noci servono a sviluppare le funzioni cerebrali:

    – La sezione trasversale di una carota somiglia all’occhio umano. La pupilla, l’iride e le linee radianti sembrano proprio come quelle dell’occhio umano. La scienza ha dimostrato solo ora che le carote aumentano notevolmente il flusso di sangue agli occhi e apportano un beneficio generalizzato al sistema visivo umano

    – Il sedano somiglia alle ossa. Il sedano è particolarmente indicato per fortificare le ossa. Esse sono composte al 23 per cento di sodio e questo cibo contiene esattamente il 23 per cento di sodio. Se nella vostra dieta c’è carenza di sale, il corpo se lo procura dalle ossa, rendendole deboli. Gli alimenti come il sedano vanno a soddisfare le esigenze scheletriche del corpo

    – Avocado: migliora la salute e le funzioni del seno e della cervice femminile…ed in effetti somigliano proprio a questi organi. L’avocado aiuta le donne a bilanciare gli ormoni, a perdere il peso acquisito in gravidanza e a scoraggiare la possibilità di carcinomi al collo dell’utero. Ci vogliono esattamente nove mesi per far crescere un avocado dal fiore al frutto maturato

    – I fichi sono pieni di semi e penzolano in coppia d’albero quando maturi. Aumentano la mobilità dello sperma maschile e il numero di spermatozoi

    – Tagliare un fungo a metà e somiglierà ad un orecchio umano. E’ stato scoperto che i funghi migliorano l’udito, essendo essi uno dei pochi alimenti che contengono vitamina D. Questa particolare vitamina è importante per la salute delle ossa, anche per quelle piccole che trasmettono il suono al cervello

    – I nostri polmoni sono costituiti da cunicoli sempre più piccoli di vie aeree che vanno infine a formare gli alveoli polmonari. Queste strutture, che assomigliano a grappoli d’uva, permettono il passaggio dell’ossigeno dai polmoni al flusso sanguigno. Una dieta ricca di frutta fresca, come l’uva, ha dimostrato di ridurre il rischio di cancro polmonare ed enfisema. I semi dell’uva contengono anche una sostanza chimica chiamata proanthocyanidine, che sembra ridurre la gravità dell’asma scatenato da allergia

    – La radice del gingerino (zenzero), comunemente venduto nei supermercati, spesso somiglia ad uno stomaco. E’ interessante dunque notare che uno dei suoi più grandi benefici sia quello di aiutare la digestione. I cinesi la utilizzarono per oltre 2.000 anni per calmare lo stomaco e curare la nausea, mentre è anche un rimedio popolare per la cinetosi

    – Le patate dolci somigliano ad un pancreas ed effettivamente bilanciano l’indice glicemico dei diabetici

    – Le olive forniscono beneficio alle ovaie

    IN CONCLUSIONE La dottrina della “Firma delle Cose” può sembrarci strana, ma la sua saggezza è antica.

    Naturalmente, i mass media ci bombardano costantemente di pubblicità che spingono il consumatore ad acquistare prodotti raffinati e lavorati al posto di rivolgersi a produttori locali e scegliere alimenti biologici.

    Gli americani ( ma anche gli europei) non hanno tempo per cucinare, la maggior parte è impegnata al lavoro. Il risultato è la costante presenza ci cibo processato, a basso costo, ad alto contenuto calorico e a basso contenuto nutrizionale (o “cibo come sostanze”). Ad ogni angolo delle città possiamo trovare cibi che conducono dritti alla strada dell’obesità.

    Questi alimenti di bassa qualità vengono fortemente commercializzati e consumati da una popolazione sempre più ampia con un tasso di obesità che si avvicina ai 3/4 della popolazione americana. Più si mangia questa spazzatura più si ingrassa. Più si ingrassa maggiore è la possibilità di sviluppare malattie cardiache, diabete, cancro e una miriade di altri disturbi cronici. Questo è un grosso risultato per l’industria farmaceutica. Più la popolazione si ammala, maggiori saranno i farmaci venduti per il colesterolo, il diabete, l’ipertensione, la depressione e per molte altre malattie derivanti dallo stile di vita.

    Questa struttura è costruita nel tessuto stesso della nostra economia e della nostra cultura. Potrebbe essere chiamata il complesso medico, agricolo, industriale di prodotti alimentari. Si tratta di pura violenza perpetrata nei nostri confronti dalle condizioni sociali, politiche, economiche e ambientali che tendono a favorire e promuovere lo sviluppo della malattia. Tuttavia, utilizzando questa dottrina della “Firma delle Cose” possiamo assumere un ruolo più che attivo nella cura della nostra salute. Siamo i migliori medici di noi stessi, dobbiamo solo crederci.

    La dottrina della “Firma delle Cose” fu resa popolare in tempi moderni dal medico, alchimista e filosofo svizzero Paracelso (1493-1541), considerato dagli studiosi il padre della chimica moderna. Paracelso notò come le qualità delle piante si riflettono spesso nel loro aspetto. Teorizzò così che la natura interna delle piante potesse essere scoperta dalle sue forme esteriori o “firme”. Applicò questo principio al cibo come alla medicina, sottolineando che “non è nella quantità di cibo, ma nella sua qualità che risiede lo spirito della vita “, una credenza familiare a coloro che scelgono di mangiare alimenti biologici.

    La dottrina della “Firma delle Cose” godette di un revival nel 1600, dopo che Jakob Böhme (1575-1624), un mastro calzolaio della piccola città di Görlitz, in Germania, iniziò a scrivere sull’argomento. A 25 anni, ebbe una visione mistica sublime, dove vide il vero rapporto tra l’uomo e il suo Creatore, quell’uomo è sia il Creatore che il Creato.

    http://www.neovitruvian.it/2012/04/19/lantica-dottrina-della-firma-delle-cose-soppressa-dallestablishment/
    http://www.richardcassaro.com/the-ancient-doctrine-of-signatures-suppressed-by-the-elite
    [/quote1390118895]

    qui altri alimenti e somiglianze
    http://www.viacavaclaudio.it/signatura-rerum/


    in risposta a: Ricordi? #144221

    Galvan1224
    Partecipante

    Quand’ero piccolo i miei genitori … avevano dei problemi… che si riflettevano sull’affettività verso me e mio fratello maggiore.
    È un tempo passato ma sempre vivo nel ricordo, ormai del tutto prosciugato da ogni sentimento negativo nei loro confronti.
    Anch’essi non han avuto una vita facile, tutt’altro.

    Quello che provo ora è una completa accettazione di ogni cosa mi sia accaduta, perché mi ha condotto ad essere quello che sono e a vivere la vita che vivo.

    Sovente mi son ritrovato solo, separato anche da mio fratello, e oggi un po’ mi sorprendo di come qualcosa nella psiche di un bimbo gli permetta di limitar i possibili effetti di tal condizione.
    E nel pensarlo mi vengon in mente bambini orfani o abbandonati e la loro difficile condizione.

    Mi rivedo a passar i pomeriggi scendendo dall’appartamento per cercar la compagnia d’altri bambini, quasi mai indugiando nel pensiero di non esser con mio fratello e di veder poco i genitori.
    Accettavo e mi adattavo, senza dirmi che lo facevo, a quanto la vita mi portava giorno per giorno.

    Accadeva a volte che mi veniva lasciato del denaro per comprar da mangiare, sapevo cavarmela per negozi, e un giorno compresi il potere del denaro… e quello che si può far con esso.

    Come in tutti i gruppi anche tra bambini ci son quelli dominanti e dominati… in mezzo quelli che… ci provano, quasi sempre inutilmente… le gerarchie son dure da schiodare.
    Serve una forte determinazione e coraggio per tentar di sovvertir l’ordine costituito.

    Oppure… qualcosa che gli altri non hanno… il denaro, appunto.
    Poiché io ambivo a passar dalla parte dei dominanti (e chi vorrebbe il contrario?) comperai al posto del cibo dolci e cioccolate… che mi misi a distribuire a quelli che mi parevan più incerti sulla parte da collocarsi, portandoli pian piano dalla mia, in cambio di piccoli favori.

    I favori, piccoli servizi, erano un pretesto, l’esca per iniziar un contratto.
    Ci fu un momento che in tal modo ebbi con me un bel numero di nuovi “amici” o meglio collaboratori.
    Figurarsi se con quella eccitante sensazione mi preoccupavo di non star affatto mangiando come dovevo, proprio non ci pensavo.
    E in qualche modo quei giochi, quell’agir astutamente ha un po’ colmato il vuoto che ritrovavo una volta a casa.

    Un giorno tornando a casa con la mia borsetta di dolciumi, casualmente ascolto una conversazione tra due donne del caseggiato.
    Parlavano proprio di me!
    Dovevano aver ben tenuto d’occhio quello che facevo e comperavo, nonché l’uso di quei dolci.
    Quando parlarono di mia madre e del fatto che mi lasciasse solo e senza controllo compresi l’altra faccia del potere del denaro… avvicina chi lo ambisce e allontana chi ti è caro…

    Subito smisi il mio comportamento, congedai la mia truppa e non potendo ritornar (un po’ d’orgoglio, eh..) tra i dominati mi risolsi a restar solo, al più con scambi occasionali, ma non parte di un gruppo, connotazione che m’ha accompagnato per tutta la vita.

    Comperai pane, formaggi, salumi e frutta e mi premurai di mostrarmi con le borse così piene da quelle donne che ricordo un po’ si meravigliarono del cambiamento.
    Avevo otto anni.

    Tra gli amici occasionali uno era più grande di me di qualche anno e abitava al piano superiore.
    Ogni tanto trovava del tempo per star con me e apprezzava il fatto che l’ascoltassi e gli ponessi domande.
    Un giorno mi mostrò un’apparecchiatura appena comperata che non avevo mai visto, due scatole con pulsanti e congegni elettrici unite da un lungo filo elettrico: un telegrafo Morse!!

    Mi mise al corrente del piano: collegarsi con la casa distante una cinquantina di metri dove viveva un suo amico e trasmettersi messaggi… anche di notte!! Aderii prontamente e tutti insieme si cominciò a far misure.
    Eh, i problemi tecnici bisogna porseli per imparar a risolverli…

    Un trasmettitore lo lasciammo nel suo appartamento e scendemmo l’altro, unito dal filo. Dalla camera del suo amico scendemmo una corda per sollevare l’altro trasmettitore e… per la miseria, il filo era troppo corto!!
    Pensa e ripensa (s’aveva 8 e 10 anni, eh…), ormai cominciava a far buio e s’arrivò alla conclusione di tagliar il cavo elettrico e aggiunger per coprir la distanza dello spago.
    Geniale!!

    Giusto in tempo, che ormai non ci si vedeva più nulla.
    Nella stanza del mio amico iniziammo la trasmissione… punto e linea..
    Non avevamo il telefono… giù di corsa, tre piani più cinquanta metri e sù di altri tre piani… ovviamente toccava a me il compito… per chieder all’altro come mai non avesse risposto al segnale.

    Semplicemente perché non era arrivato.
    Ritorno, controllo attrezzatura e nuova prova.
    Ennesimo, ovviamente, fallimento e nuova staffetta.
    Al terzo tentativo in qualche modo riuscii a convincere il mio superiore d’andar lui a verificare, che forse il suo amico stava sbagliando qualcosa.
    Ci ando è quando tornò mi chiese se avessi ricevuto il segnale.

    Mentii, dissi che la lampadina s’era accesa, ma debolmente… e che l’indomani occorreva stringer meglio lo spago al cavo elettrico… e ormai era tardi e dovevo tornar a casa…
    Smontammo tutto e l’indomani non se ne fece nulla, né in seguito… non ho mai capito perché, ma tant’è… di far la staffetta proprio non mi garbava..!

    All’amica Alix (permettimi di dir così..), come vedi ci son particolari comuni… uno spago… nei nostri ricordi.
    Uno spago ha unito te all’amica, me al mio amico e in qualche modo tra noi… questo filo, pur tenue e solitario tuttavia una volta in essere esisterà per sempre.


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