Galvan1224

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  • in risposta a: Ricordi? #144219

    Galvan1224
    Partecipante

    L’icona che ho scelto, tra quelle a disposizione, raffigura un fiore.
    Semplice e davvero bello, secondo me.

    Da giovane ero attratto dalla complessità e se avessi dovuto sceglier un’icona per quei tempi avrei messo l’immagine di qualche galassia.

    Quello che facciamo non è a caso, anche scegliere un’icona rispecchia quello che siamo.
    La tua raffigura la terra che gira attorno al sole, guarda caso proprio la domanda che rivolgi… strano, no?

    Ti scrivo qui sotto una parte di una mia poesia… meglio non saprei rispondere…

    Giran le stelle in cielo e non vedo la ragione,
    spunta la nuova foglia passato il freddo inverno
    e ancor tra le sue braccia il bimbo si consola.
    Tutto par si muova intorno al fermo perno
    come una giostra in corsa tenuta da una piola.


    in risposta a: Ricordi? #144217

    Galvan1224
    Partecipante

    Il venditore di ricordi

    Ancora niente?

    “Così pare…”

    Pare? Non mi par di veder nulla di scritto, proveniente da un libro…

    “Quando vede la nuova foglia a primavera… non c’era nulla prima?”

    Beh, c’era la gemma…

    “Che man mano si ingrossava… finché…”

    Ha ragione, la verde struttura vegetale è il termine di un processo in atto…
    “Cominciato quando..?”
    Eh… capisco dove vuol arrivare… o retrocedere… prima che la gemma s’ingrossasse dev’esser ripresa a fluire più linfa, pur se a vederlo il ramo pareva uguale…

    “E prima della linfa…”

    Ci fu un periodo di riposo, a una temperatura più bassa e con meno luce…

    “Ma anche in quello, pur con modalità che non son quelle attive, il processo era in atto… e quindi…”

    … e quindi si può dire che lo staccarsi della vecchia foglia e lo spuntar della nuova… son collegate, un tutt’unico, giusto?

    “Giusto. Si può andar ancor più indietro, no?”

    Ohi, ohi… tutte le foglie morte e nuovamente nate… son collegate…

    “Già, si può vederla in questo modo… per chi la voglia vedere, ovviamente.
    E nel modo opposto, dall’altra parte?”

    Dall’altra parte..?

    “… tutte le foglie nate e nuovamente morte…”

    Ah… risalendo il tempo verso il passato, intende…

    “Sì, che dice, potrebbe anche andar così?”

    Non credo, pur se teoricamente non mi sentirei d’escluderlo… nella rivista che ospita i nostri dialoghi (e molti articoli e discussioni interessanti) di argomentazioni filosofiche e scientifiche sul tempo e lo spazio ce ne sono quasi quotidianamente… ricordo quella sul carattere olografico dell’universo… una rappresentazione, una proiezione che giunge da… diciamo qualche parte…

    “Fosse una proiezione, come una pellicola, si potrebbe riavvolgerla al contrario, no?”

    Ma l’esperienza insegna che così non accade… si nasce e si muore, non s’è mai visto diversamente, no?

    “… si potrebbe riavvolgerla al contrario… ma non sul piano fisico…”

    … nella mente, certo… possiamo intervenire sul flusso della memoria.

    “Sì… ma ritorniamo per un momento alla nostra nuova foglia… cosa direbbe se la gemma non la producesse, al di là di considerazioni banali… malattia, incidenti e altro..?”

    … intuisco dove vuol giungere… per qualche motivo la pianta deve rinunciare al suo progetto…

    “Esattamente…! Questione di clima, acqua, competizione tra specie… o per lasciar filtrar luce alle piantine piccole più sotto… come se presagisse le condizioni a venire…”

    Già, le cose son ben più collegate di quanto possiam vedere… in questo senso anche il tempo scorre al contrario, influendo sul presente di quella foglia…

    “Sì, non solo di quella foglia… di tutta la pianta, di tutte le piante… e oltre..”

    Argomenti filosofici, confesso la mia impreparazione…

    “No, non voglio disquisire… sto avvicinandomi alla risposta della sua domanda… al momento nessuno ha scritto nulla, prendendo un libro da quella biblioteca… pure un processo, che non è dato veder al momento dove sia iniziato, è in atto…”

    Quindi qualcuno scriverà… vuol dire?

    “Il mio scopo non è di far profezie, ma di mostrare delle cose… ad esempio cosa c’è scritto oggi sulla rivista?”

    Tre articoli interessanti, sugli ultrasuoni, Giordano Bruno e la sinfonia delle proteine del dna…

    “E ci vede nulla di collegato a noi..?”

    Ahh… di Giordano, vero..?

    “Sì, è nato a Nola, qui dove siamo noi…”

    … e noi abbiam cominciato parlando dell’infinito… e chi più di Giordano, a quei tempi, parlava dell’infinità dell’universo…

    “Gran bel posto questo, non trova? Con scie di memoria così importanti…”

    Son d’accordo, comunque prosegua… e pur se s’interrompesse… abbiam fatto un pezzo di strada assieme, la ringrazio…

    “Anch’io, confido di poterne far dell’altra…”


    in risposta a: Keshe Foundation #95221

    Galvan1224
    Partecipante

    Grazie dell'informazione, non conoscevo questa tecnica.
    Non mi hanno mai del tutto convinto le cosidette energie alternative in un mondo di 7 miliardi di persone… ma questa par promettente.
    Non ho capito quale sia il catalizzatore che induce lo stato plasmatico una volta innescata la scarica.

    bella notizia, sperando (che la lascino) diventar realtà…


    in risposta a: La questione fondamentale #16429

    Galvan1224
    Partecipante

    buonasera,

    l’ultima volta che scrissi in questo topic fu in occasione della 1000sima visita. I numeri han qualcosa di irresistibile per me, così che non ho potuto (e voluto) lasciar trascorrere quel traguardo senza festeggiarlo, nell’unico modo possibile, aggiungendovi un altro scritto.

    Cosa che mi ritrovo piacevolmente a rifare raggiunto il nuovo traguardo delle 1500 visite, confidando che i lettori nel trascorrere un po’ del loro tempo a leggermi vi abbiano trovato qualcosa di utile, se non altro un approccio diverso alla questione (fondamentale).

    Non è importante qual sia l’approccio, da quale finestra osservate il panorama della vita, ognuna ha la sua ragion d’essere e guardandovi attraverso il quadro andrà arricchendosi di prospettive, colori e dettagli.
    Qualche parte di quel quadro vi catturerà a tal punto da non desiderar più spostarvi dalla finestra che vi permette d’osservarlo, di sentirlo vicino al punto di ritenerlo parte di voi.

    Assolutamente non ho alcuna critica al riguardo, fosse toccato a me mi avrebbe risparmiato un cammino di dubbi e insoddisfazioni. Qualcosa me l’ha impedito, costringendomi a muovere raggiunta la consapevolezza che l’osservare un particolare, per quanto grande e ricco, non mi avrebbe permesso di rivolgermi all’intero.

    Dove trovar dunque una finestra con visuale a 360 gradi?
    Non ne esiste alcuna siffatta, se non si vuole neppur il minimo impedimento alla visione, neppure il miglior vetro trasparente, si deve abbandonare la stanza delle finestre.

    Il vetro è la conoscenza accumulata nella mente o da qualche altra parte, e che lo vogliamo o meno si frapporrà sempre alla visione.
    La soluzione parrebbe quella di “spostarsi” del tutto dalle finestre della conoscenza (della memoria in azione, in sostanza), non da una finestra, da una conoscenza all’altra.

    Ma quel che siamo, come e cosa percepiamo, ne è indissolubilmente collegato tanto da formar un’unica cosa, dove tutto quello che sperimentiamo ne fa parte.
    Queste son considerazioni comuni a ogni percorso cosiddetto spirituale, e tuttavia ognuno di questi percorsi pur indicando la via per sfuggirne tien intrappolato al par d’un pianeta al sole chi risenta della sua forza di gravità.

    Realmente – anche questo vien detto – non potete far nulla… se non comprendere seppur in modo limitato come stiano le cose.
    Se qualcosa accadrà o meno non potete saperlo.

    A me è accaduto, dopo che mi venne chiesto se avessi qualcosa di veramente mio da dire, di ritrovarmi nella mia stanza e di allungare la mano per prendere uno dei libri che mi ero portato appresso.
    Ho letto abbastanza ma non troppo, e in passato selezionai un ristretto numero d’autori (chiamiamoli così) da quali trarre ispirazione e cercar d’approfondirne almeno il pensiero… magari anche un pizzico d’esperienze.

    Dunque presi quel libro e l’apersi al segno, accingendomi a dedicarvi tutta la mia attenzione e il mio tempo.
    Strano, appena dopo un paio di righe quell’attenzione la persi (pur ero ben riposato e tranquillo) e per quanto tentassi di rivolgerla nuovamente non ci fu nulla da fare, la riperdevo ad ogni punto.

    Con gran disappunto mi trovai costretto a constatare la mancanza d’attrattiva di un tema che sempre m’aveva affascinato.
    Va beh, pensai, si tratta d’adesso, e cambiai libro.
    Già al leggere le prime righe del secondo libro subentrò qualcosa di nuovo, in aggiunta alla mancanza d’attenzione come in precedenza.
    Un disagio fisico diffuso che cercai di contrastare cambiando varie posizioni, dicendomi che forse avevo mangiato qualcosa che stava producendo i suoi effetti e che sarebbe passato bevendo qualcosa di lì a poco.
    Ma dovetti riporlo.

    Son un tipo tenace, ho subito preso il terzo libro, uno dei miei preferiti, e mentre lo aprii la sensazione fisica si intensificò a tal punto da aver nausea e mal di stomaco, sintomi che provo davvero raramente.
    Insistei… e fu peggio.

    Chiusi il libro e tutto scomparve… capii che non avrei più letto nulla, nulla su quel tipo d’argomenti.
    Ho regalato la mia modesta libreria e i libri che leggo adesso, ben pochi in verità… trattano altri argomenti, ben diversi.

    Col tempo ho scoperto che il poco di cui posso parlare mi soddisfa più del molto che non mi appartiene, e le piccole cose quotidiane mi son grate e importanti più di quelle la cui altezza me le preclude.
    Non sento d’aver rinunciato o perso nulla… non avendo mai avuto qualcosa di realmente mio, neppur la mia esperienza, sempre filtrata da questo o quel vetro.

    Stamani, mentre facevo colazione, m’è accaduta questa piccola cosa, che vi racconto.
    Sul tavolo tengo una piccola coppa di metallo argentato, traforata e luccicante. Mi è stata regalata per Natale e per un po’ non sapevo qual uso farne.
    Tenerla sopra una mensola qual soprammobile non è da me, cerco di trovar un senso più ampio per gli oggetti.
    Né potevo regalarla ad altri, trattandosi del dono di una cara amica.
    Poi ci misi dentro delle noci e quasi immediatamente sentii che così andava bene… la preziosità di un oggetto argentato a far da calice alla preziosità delle incredibili forme della natura, commestibili per giunta.

    Ce l’avevo davanti agli occhi quando notai un movimento veloce sulla superficie delle noci… immediatamente mi venne la risposta: formiche, minuscole formiche fuoriuscite dai gusci..!
    Guardai meglio e non le vidi più, dov’erano andate?!

    La soluzione venne da lì a poco, si trattava del riflesso della luce elettrica che dalla lama del coltello (spalmavo marmellata) rimbalzava all’interno e complice la traforatura produceva quell’effetto di insetti in rapido movimento.

    Questo per dire quant’è rapida la conoscenza, la memoria, a intervenire e trovar risposte a ogni evento, a ogni questione.
    Ci fornirà la miglior risposta possibile e plausibile, delle formiche nel mio caso.
    Tutte le strade, per chi le percorra con sincerità son convincenti e tutte portano da qualche parte.
    Ma la luce può solo venir da sé, non v’è strada che vi ci porti.

    Un caro saluto

    Galvan


    in risposta a: Poesia #106400

    Galvan1224
    Partecipante

    Appunto, ricorda…

    un saluto
    Galvan


    in risposta a: Indovinelli, enigmi e riflessioni. #16488

    Galvan1224
    Partecipante

    Una persona recentemente conosciuta ha preparato per pranzo (eravamo in cinque) tre teglie di pizza e una di focaccia alla genovese (in questo periodo di feste s’è mangiato più del normale…).
    La pizza, molto semplice, pomodoro e formaggio stracchino (che non libera acqua come la mozzarella e rimane morbido anche raffreddandosi) era d’una bontà poche volte provata.
    Merito dei buoni ingredienti e ancor più della maestria nella lavorazione.
    Non bastasse sfornò anche un paio di teglie di biscotti.
    Anche questi semplici, farina, olio extravergine, zucchero, un bicchiere di vin bianco e lievito. Morbidi e croccanti allo stesso tempo, incredibile.

    Se dovessi valutare quel che ho mangiato avrei diverse possibilità.
    Potrei far la conta delle calorie e trovare che son state moooolto più di quelle necessarie… beh, un po’ di scorta è accettabile, se non divien un’abitudine.

    Considerando i principi nutritivi difettavano vitamine, enzimi, antiossidanti e i carboidrati prevalevano fin troppo.
    L’abbondante acqua bevuta compensava i pochi sali minerali.
    L’unico prodotto d’origine animale era il formaggio, quindi un pranzo vegetariano.
    Avessimo avuto ospite un vegano, costui pur rinunciando alla pizza, avrebbe avuto diverse chances.
    Tuttavia gli ingredienti pur di qualità non erano d’origine biologica e per chi sia stretto osservante sarebbe stato un problema, salvo per il vino, quello sì biologico…

    Io bevo un po’ di vino solo qualche volta all’anno, in occasioni speciali, e son stato contento d’aver brindato con la persona che ho conosciuto, di qualità umane fuor del comune, non risentendo alcun effetto da quel mezzo bicchiere.

    Il titolo di questo topic ben si addice a questa leggera e modesta riflessione sul cibo. Dopo tanti studi d’ogni sorta che man mano affermano, contraddicono e riaffermano cosa sia appropriato o meno per conservare e migliorare la salute mangiando, siamo alla situazione attuale: ognuno è convinto che la sua visione sia quella giusta così che il cibo è diventato un enigma.
    E trattandosi d’un argomento importante per tutte le sue implicazioni, non s’arriverà di certo a una qualche visione condivisa, come per tutte le conoscenze dell’uomo.

    Alcuni reduci dei campi di sterminio raccontano d’aver mangiato al più bucce di patate crude e qualche tozzo di pane muffito.
    Ridotti a scheletri umani son sopravvissuti senza cader preda di malattie che son ricomparse in seguito, una volta liberi.

    Quand’ero giovane e anelavo a trovar una compagna parlavo del nobile sentimento con un amico.
    Mi accompagnava a casa (quattro chilometri) e poi io accompagnavo lui… e quindi si ricominciava, a far notte trascurando la cena.
    Ripensando a quel nostro discorrere non credo sarebbe stato possibile farlo sgranocchiando qualcosa, con la bocca impegnata in altro che non quelle parole… anche il miglior e più perfetto cibo vien per secondo…

    Un saluto

    Ah, dimenticavo… un indovinello per voi: qual è il cibo per tutti?
    Galvan


    in risposta a: Ricordi? #144216

    Galvan1224
    Partecipante

    Ho prestato servizio militare per 14 mesi, come soldato semplice.

    Mi son ritrovato a dover frequentare un corso specialistico (tema prettamente militare..) di alcuni mesi.
    Dovevamo, io e un centinaio d’altri, studiare, mantenere in funzione la caserma, far le guardie e continuare l’addestramento di base, vedi marce e quant’altro.
    In tre mesi mi han mandato a casa una sola volta, alla fine del corso, per 48 ore… levando viaggi e un po’ di sonno son stato con gli amici una decina d’ore. Ma fu ugualmente una gran bella cosa, dopo tanto tempo.

    Ricordo l’adunata mattutina, con l’alzabandiera.
    Eravamo divisi in due plotoni, affidati a due capitani completamente diversi di carattere. In uno il tutto durava meno di mezz’ora, poi veniva dato il rompete le righe e andavano a far colazione.
    Nel mio (.. ti pareva…) facevamo in tempo a vederli ritornare mentre continuavamo ad ascoltare al freddo e schierati gli ammonimenti, codice militare alla mano, del nostro comandante. Quasi ogni giorno…

    Si mangiava poco (in quanto alla qualità… un giorno venne trovato un topo cotto nella teglia della pasta al forno… ma forse era l’unico, gli altri erano già morti di fame..) e quando ci venivano dati i pochi soldi della paga s’andava fuori in una trattoria economica a rimpinzarci.

    In mensa la coda per mangiare durava più di mezz’ora e lasciato il posto in prima fila a nonni, corpi speciali ecc. quando toccava al mio plotone il meglio del cibo era già sparito e si raschiavan le pentole, per fortuna il pane non mancava mai.
    Esasperati dalla situazione in una ventina abbiam lasciato perdere la fila e ci siam seduti ai tavoli, mangiando solo pane, olio, sale e pepe.
    E vino, naturalmente.

    L’abbiam fatto per due volte e il secondo giorno eravamo il doppio.
    Quello stesso pomeriggio il nostro comandante ci radunò in una sala, aveva davvero il codice militare in mano.
    Ci disse molte cose, ma l’ultima fu ben chiara a tutti… se l’indomani la cosa si fosse ripetuta eran già pronti i nominativi per il tribunale militare ( la prigione era Gaeta..) e mentre lo diceva puntò gli occhi su alcuni di noi.
    Ovviamente non ci fu una terza volta e riprendemmo a far la fila e aver fame.

    C’erano degli allievi sottufficiali, poco più che ragazzi che già avevano firmato per far carriera.
    Eran piccoli di statura e il mio gruppo dov’erano anche laureati e ragazzotti prestanti provò a blandire il ragazzino che ci faceva marciare, chiedendogli di portarci sul retro, dov’erano i magazzini, fuori vista.
    Ci massacrò… cortile principale, avanti e indietro per due ore, sotto il sole.

    La sera dopo montavo di guardia… e lo stesso ragazzino comandava la mia pattuglia. Quando venne il mio turno di ronda (eravamo in cinque più il sottufficiale) ebbi una sensazione strana… che diventò ansia quando il ragazzino ci portò sul retro del grande edificio che ospitava cucine e dispense.

    Ci fece fermare, senza mai dire una sola parola, sotto una finestra, stranamente aperta.
    Fece cenno di saltar dentro… ci guardammo stupefatti… sapevamo che all’interno c’era il cibo delle colazioni… cioccolato, marmellate e altro ben di Dio. Avevamo paura che fosse in qualche modo una trappola… poi uno di noi disse di guardare il ragazzino… aveva gli occhi di un ragazzino, in quel momento… e un gran cuore, stava rischiando la sua carriera..!

    Tornammo carichi che parevamo dei cammelli con la gobba, tutto nascosto sotto le mimetiche. Per due giorni avemmo calorie in surplus.

    Qualche giorno dopo ci fece marciare e stavolta ci portò fuori vista e ci diede il riposo, per tutto il tempo.
    Non venne mai a mischiarsi e parlare con noi.

    Una notte finalmente piovve, era un’afosa estate.
    Il soldato Dirollo, di Belluno, alto due metri per 120 chili, capace di alzare da solo dalla coda un cannone (servivan sei di noi per farlo con sforzo…), temuto da tutti e rozzo come una pietra, venne con noi nel cortiletto interno… al par di nudi sciamani (sì, avevamo bevuto un po’ prima…) danzammo sotto l’acqua.

    Dirollo era il più felice di tutti. Tutti abbiamo un bambino dentro… mi son sempre chiesto dove l’aveva nascosto il nostro comandante…

    buona serata,
    Galvan


    in risposta a: Ricordi? #144215

    Galvan1224
    Partecipante

    Il venditore di ricordi

    “Allora, ha letto quel ricordo su Altro Giornale… come le pare?”

    Bello… ci son molti spunti davvero interessanti e conto di trovar per essi un posto adeguato…

    “… un posto adeguato nella storia che sta scrivendo, intende?”

    Sì, certo…

    “Mi permetta, la vedo perplesso e visto che un po’ la conosco presumo stia pensando a qualcosa… non son proprio fatti miei… ma in qualche modo riguarda la storia, no..?”

    Sì, riguarda la storia… quindi anche lei, ha ragione, conviene a questo punto che ne parliamo…

    “Son come si dice, tutt’orecchi… che le accade, dunque?”

    … ha detto la parola giusta: cosa accade… ad esempio qui, tra me e lei..?

    “Oh, bella… siam qui perché io le fornisco qualcosa che va cercando e in cambio lei mi fa un favore, se così si può dire, di metter per iscritto la mia vita…”

    Ma lei, come mi ha rivelato, non è un uomo, pur se m’appare tale… questo è un punto fondamentale, non trova?

    “Le ho anche detto che uno vede quel che vuol vedere… se qualcosa nella mia natura le dà quest’impressione mi tratti in tal modo, uomo come lei… qual scrittore evidenzi gli aspetti a sostegno e abbassi le luci su quelli all’opposto… giusto il tempo, e lo spazio, di una piccola storia…”

    Sì, si può fare… si può far tutto con la penna e con la fantasia… ma questa storia non è solo fantasia, ne conviene?

    “Certo che no… abbiam a che fare con ricordi reali, di persone in carne e ossa.”

    E questo, per certi aspetti, la rende una storia vera… i ricordi che acquisto da lei, anche se mi parrebbe più appropriato dir che prendo a prestito, portano qualcosa della persona che li ha vissuti, qui, nella storia…

    “Beh, anche una foto trasporta qualcosa, la forma… anche altre cose… qual è il problema, visto che ne farà un uso coscienzioso e rispettoso?”

    No, non è questo… diciamo che sto guardando più a fondo… se mi chiedessi perché lo stiamo facendo… lei cosa risponderebbe?”

    “…mmmh… così la mette sul difficile… ero contento della mia parte come l’aveva iniziata, un tale che incontra un bizzarro venditore e discute, valuta con lui ciò che gli procura… non ci si potrebbe fermar qui… un profilo mimino, come si direbbe?”

    Avremmo potuto senz’altro… è stato lei ad aver fatto un passo in più… uno scrittore non si lascia sfuggir nulla.

    “… è scappato, purtroppo… dietro queste parole c’è la sua penna, poi il suo braccio… la sua testa e alla fine i suoi pensieri… lei, in sostanza. Ma di me che si può dire? Dal nulla, dall’inesistente, mi son trovato in questa storia… una piccola parte della sua coscienza tratta con me qual avessi una mia propria vita, con ciò fornendomela, pur se confinata in questo racconto…”

    È quello che accade con i personaggi che gli scrittori traggono da chissà dove… per loro divengon reali e ci parlano assieme… li frequentano come si frequenterebbe un amico o un conoscente… e quella piccola parte della loro coscienza, come ha appena detto, vien dedicata per far loro viver la parte. Come il programma di un computer, a cui si fornisce un certo quantitativo di memoria per farlo girare… Forse, se davvero c’è stato… l’errore fu mio, potevo sorvolare sul fatto che non avesse natura umana…

    “Ma l’ha fatto in buona fede e poi non necessariamente l’uomo incontra e si relaziona solo con l’uomo… incontra anche suggestioni, suggerimenti e sensazioni fuori e dentro di sé, che a volte paiono avere uno scopo… perlomeno quello di farsi scorgere…”

    Sì, è questo… lei all’inizio si presentò alla mia coscienza appunto come una suggestione, una persona in una sorta di negozio (questo devo ancora metterlo a fuoco…) che vende, o meglio scambia, un articolo del tutto fuori moda, ricordi. Trattandosi di ricordi umani deve necessariamente aver dimestichezza e comprenderli, nonché un certo riguardo nel farlo. Poi, nel nostro dialogare, la sua figura man mano vien avanti quasi a diventar viva, e a quel punto, perché lo sia davvero…

    “… deve fornirmi quello che rende ogni persona viva…”

    …i ricordi… per questo scriverò della sua vita, pur venendo da me saranno suoi e in quella piccola parte della mia coscienza, della coscienza di tutti… lei sarà per sempre…

    “La ringrazio, non se ne pentirà… farò del mio meglio.”

    Bene, dopo esserci sostanziati, più che presentati, e aver ribadito ciò che facciamo assieme… perché lo stiamo facendo?

    “Ah, or capisco… si riferisce alla biblioteca, vero?”

    Sì.

    “Ce l’ho giusto qui quel ricordo, scritto appena un po’ più sopra… lei ha incontrato qualcuno in quel luogo… avverto che la cosa è partita da lì, ma mi manca dell’altro materiale…”

    Già, ho incontrato una persona, o un’altra suggestione… che importa cosa s’incontra, conta quel che si fa con essa, no?

    “Non posso che esser d’accordo, vedendo il mio caso…”

    E quel ricordo finisce con l’attendere qualcuno che legga una pagina da un libro…

    “Cosa che non è avvenuta, al momento..?”

    Nella mia memoria non ne conservo traccia… e poi, dov’altro potrei cercare?

    “Perché non qui? Par che la faccenda sia tutta collegata, qual luogo migliore di questo per poterla leggere?”

    Ha ragione, se succede qualcosa deve giunger sin qui… quindi attendiamo anche noi che qualcuno legga una pagina da quei libri, no?

    “Par logico, pur nella sua indeterminatezza… un evento casuale all’interno di un flusso di memoria… davvero interessante. E dove potrebbe condurci, ammesso avvenisse?”

    Eh, qui la batto in logica… a spiegar la storia di noi due e di quel che facciamo con i ricordi..!

    “A proposito, che ci facciamo? Meglio, che ci fa lei con quel bel ricordo accaduto in Sardegna e con altri che potrebbero venire? A proposito, ne son arrivati altri due, dopo glieli faccio visionare…”

    Oh, bene… bene… Però al momento non ne ho idea…

    “Ah, non ne ha idea… perché non s’inventa qualcosa, per lei non dev’esser difficile..?”

    Perché son ricordi reali, in carne e ossa, come ha detto lei… vivi, oserei dire. Oltre a trattarli con cura, mostrando rispetto per chi ce li ha affidati, forse, se avremo fortuna, ci porteranno da qualche parte… anche se, in realtà, ci hanno già portato…


    in risposta a: Ricordi? #144212

    Galvan1224
    Partecipante

    [size]Il venditore di ricordi[color=#330066][/color]

    Come si comincia a raccontar una storia?
    In molti modi, di solito dall’inizio, ma anche dalla fine risalendo il corso degli eventi… e tanti altri ancora… ma tutti presuppongono che la storia, almeno sin dove si voglia raccontarla, sia compiuta.

    Non lo fosse, sarebbe forse una storia infinita?

    “Eh, un po’ pretenzioso… di cose infinite l’uomo ne può davvero veder poche, se non nessuna… solo l’infinito può veder un altro infinito… che è poi lo stesso, o ci son infiniti infiniti ?”

    Questa storia comincia nel modo più semplice, da un ricordo.

    Più precisamente dall’effetto che la parola stessa, “ricordo” produce al leggerla nella mente… la sensazione che si materializzi un sentiero, quasi sospeso nell’etere indefinibile di cui è fatta e che man mano avanza, o retrocede… verso una foce, o una sorgente, dove una qualche specie di sirena intona un suono che al par d’un filo sembra indicar una via.

    A un certo punto della vita mi son ritrovato tra le mani il capo sciolto di quel filo e ho provato, come si fa di solito con un filo, o una cima se si va per mare, a tirare…

    Credevo di poterne recuperare appena qualche braccio, e che allo spezzarsi l’avrei abbandonato, come si fa per tutti i ricordi che riempiono le giornate e che al conservarli attivi, in tensione, non lascerebbero tempo ed energie per far altro.

    Ma non s’è spezzato, né ha dato segno di cedere. E le spire che ho avvoltolato sulla spalla man mano le distendo e in forma di parole le riporto in questo foglio.

    Dove ci troviamo?

    “In una biblioteca…”

    Ah, questo lo vedo da me… di qual città intendevo… e non seconda, come mai siam qui?

    “Siamo qui perché da qualche parte, inevitabilmente, bisogna pur stare. E in qualche luogo, e tempo, occorre collocare il nostro primo incontro. La città… può esser Nola, e questa la sua biblioteca…”

    Dunque ci siamo conosciuti qui? Com’è che non lo rammentavo?

    “Non si può di tutto… alcuni eventi pur se avvenuti non lasciano una traccia evidente, o almeno non come quelle con le quali avete a che fare.”

    E se non fosse avvenuto davvero? Se questo che sto scrivendo lo stessi creando adesso, al momento… un susseguirsi di parole, pur dotate di senso e collegate, ma alla fine null’altro che gocce di pioggia che cadute ritornano al mare e lì si fondono, perdendosi?

    “Ah… tu credi di poter creare qualcosa… un po’ ambizioso, direi. Par più appropriato dire metter insieme qualcosa, prendendo i vari pezzi – parole e concetti – da quel serbatoio cui avete accesso.
    Non fosse avvenuto davvero… non avresti niente da scrivere, no? Quello che stai facendo ora… proteso al tuo interno a seguire un filo… cos’è se non richiamare alla coscienza un ricordo, che poi fai diventar parole su questo foglio?”

    Dunque è avvenuto?

    “Ne puoi star certo, tutto è avvenuto… tutto è gia stato detto, scritto e vissuto… l’infinito, appunto.”

    Son concetti, non cose reali…

    “Il mondo in cui vivete è stato forgiato dai concetti, dalle parole… conosci un’altra realtà dove non venga prima il concetto, la parola dentro di voi e dopo la cosa?”

    … beh, domani è Natale… tutte le luci, l’andirivieni della gente, tutte le loro attività in previsione di questa festività… son movimenti, materia… sostanza, scambi, relazioni, desideri… propositi, emozioni… non è reale questa vita?

    “Non lo nego… è la vita che l’uomo conosce, direi anche bella e intensa… e in altre più occasioni orribile e scialba. Ma togli la parola, Natale… senza quella non c’è ricordo… cosa resta?”

    Le luci rimarrebbero… anche tutte le attività…

    “Probabilmente… ma legate a qualcos’altro, senza il collegamento al ricordo la giostra si ferma…”

    Oh, beh… sarebbe bello vederlo, no..?

    “Credi? Tu, tutti… siete quel ricordo… senza non rimane nulla, nulla che si possa conoscere…”

    Il corpo rimarrebbe… l’universo mica scomparirebbe…

    “Il corpo senza la parola corpo… l’universo senza la parola universo… semplicemente l’inconcepibile… questo rimarrebbe.”

    … dunque è avvenuto… riportiamo il discorso su qualcosa di più concreto. Qui, in questa biblioteca… e che ci siam detti?

    “Quello che ci stiamo dicendo adesso…”

    Ma se è avvenuto… non è adesso

    “No, infatti… ora lo stiamo vivendo, meglio… tu lo stai vivendo, richiamandone il ricordo…”

    … il ricordo di qualcosa che non ricordo… non mi torna del tutto…

    “Però funziona, no? Guarda, hai già messo giù alcune pagine… non è questo lo scopo, scrivere la storia… importa come sia possibile..?”

    Forse no… che ci facciamo qui?

    “Il luogo è appropriato e simbolico, qui si conservano i ricordi… una minuscola parte di tutti i ricordi dell’uomo. Quelli che son stati ritenuti degni d’esser trascritti e importanti da conservare, per le generazioni a venire. ”

    …e..?

    “Aspettiamo…”

    Cosa?

    “Che qualcuno apra un libro… e legga una frase.”

    E se non lo fa nessuno?

    “Continuiamo ad aspettare…”

    … e se sarà così per sempre..?

    “Allora la storia verrà dimenticata, gettata nel mucchio dei ricordi abbandonati. Non meritava d’esser raccontata… mi dispiace per te…”

    Strana storia, questa…

    “Eh sì… non son tutte uguali.”

    Già… domani è Natale… quella sì è una bella storia…

    “Sicuramente.”

    Una cometa che indica la via…

    “… un ricordo che riporta alla sorgente…”


    in risposta a: NATALE 2013 #144251

    Galvan1224
    Partecipante

    Ricambio la visita per metter la mia firma sul tuo forum, che apprezzo molto.

    Quand'ero giovane non perdevo occasione per star distante da casa, dai miei familiari, soprattutto i giorni delle festività.

    Negli ultimi 30 anni mai ho mancato un Natale con loro (da dieci ho solo la mia anziana madre). Non farei cambio per nessun luogo o persona al mondo. Accettare le proprie radici, qual siano, questo ho imparato con l'età.
    Cosa ne ho avuto in cambio?
    Non saprei dirlo, ma con salde radici l'albero resiste al vento.

    (alle splendide poesie che inserisci preferisco di gran lunga le tue, pur senza averle lette; puerili o meno che siano son di una persona che è venuta a trovarmi gentilmente e perciò son d'oro, tutte le altre hanno il colore dell'oro.)

    Un affettuoso saluto

    Galvan


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