Nuzzi

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  • in risposta a: Che cos'è il male? #49409

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1403864856=Omega]

    [quote1403790844=Nuzzi]
    Quindi occhio anche a considerare l'inutilità o il mal funzionamento come un male.
    [/quote1403790844]
    Senza dubbio, in questo caso la nuova priorità dell' “albero” diventa: vita, al posto della vecchia priorità: la qualità della vita. Ma l'aspetto esteriore non è vincolante perciò nel mio esempio il mal funzionamento si riferisce in particolar modo al crimine, alla malattia mentale del crimine, tra l'altro contagiosa. Anche nella spiritualità la morte del (falso) io precede la rinascita interiore.
    [/quote1403864856]

    Bene però, bisogna intendersi sull'idea di “crimine”. Cos'è il crimine? E' non rispettare una legge? E se la legge è ingiusta, o addirittura assurda, è possibile non rispettarla senza essere considerato malato? Oppure è necessario stabilire socraticamente che le leggi vanno rispettate anche se ingiuste? Uccidere una persona che sta per ucciderne 100 è un crimine, o un atto eroico? E dove sta il limite fra le due cose?


    in risposta a: Che cos'è il male? #49408

    Nuzzi
    Partecipante

    Ciao Omega, che piacere leggerti.
    Sono perfettamente d'accordo con te sulla definizione che non esiste nulla di assoluto nell'infinito, però voglio proporti una riflessione, così per andare ancora più nel profondo di questa concezione: se non esiste niente di assoluto, non lo è neppure la frase che ho appena detto, no? E se ipotizzo che è sempre vero che non esiste niene di assoluto, non sto forse ipotizzando l'esistenza di una assoluto?

    Per quanto riguarda la risposta che dai a Richard invece vorrei sottoporti una storiella presa dal Chuang zhi (testo taoista).

    Un giorno due amici stanno osservando un taglialegna che taglia degli alberi. A un certo punto notano che uno di quegli alberi non viene tagliato dal tagliaboschi e decidono di domandarglii perchè stesse riparmiando proprio quell'albero.
    “quello?” -risponde il taglialenga- “Non vedete com'è nodoso e contorto? E' un albero inutile, anche se lo tagliassi non ci ricaverei nulla”.
    Così un amico dice all'altro “Vedi, l'inutilità dell'albero è proprio il motivo del perchè è ancora vivo”.

    Quindi occhio anche a considerare l'inutilità o il mal funzionamento come un male. 😀


    in risposta a: Che cos'è il male? #49407

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1403778432=orsoinpiedi]

    Credo che il male assoluto sia “la distruzione”,il bene assoluto sia “la creazione”

    [/quote1403778432]

    Aspetta un attimo.
    Seguendo la tua logica allora la distruzione del male assoluto, in quanto distruzione, è la generazione del male assoluto stesso. E la creazione del male assoluto, in quanto creazione, è un bene assoluto.
    Ma se per “distruggere” una cosa è obbligatorio che questa sia stata “creata”, non ne consegue, forse, che i due avvenimenti (distruzione e creazione) sono parte dello stesso processo?
    Per citare una famosa frase: la distruzione dell'animale “bruco” non è forse la creazione dell'animale “farfalla”?
    Quindi, in questo caso, significa che il bene (la creazione) deriva dal male (distruzione).
    E se uno deriva dall'altro, come possiamo considerarli come assoluti?


    in risposta a: Che cos'è il male? #49404

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1403772335=Richard]
    Bene qui mi sorge la domanda
    Mi sa che da quanto vedo dimostrare negli eventi del mondo, forse esiste realmente una netta divisione a livello “animico” che risale ai primissimi periodi del presunto sviluppo universale sul piano “astrale”, di pura coscienza diciamo.
    Si scoprono e rivelano attività talmente assurde che mi appare sempre piu credibile la presenza di un male “puro” che forse non è giustificabile dalla più grande avidità di potere o denaro ..

    sono solo ipotesi, pensieri..
    [/quote1403772335]

    Io rimango dell'idea che il male assoluto non esista Richard, così come non c'è il bene assoluto. Bene e male sono solo e soltanto frutto del nostro modo di intendere le cose.
    Che ci sia una differenza animica alla base delle persone non lo so, per quanto ne so io non so neppure se tutti abbiamo un'anima o se addirittura esista un'anima, al di la delle parole.
    Resta il fatto che di sicuro esiste il male soggettivo, e ognuno rimane in qualche modo responsabiledelle azioni che compie.


    in risposta a: Che cos'è il male? #49399

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1403473135=nonnoettore]
    penso invece che è proprio l'assenza di valori (che siano questi buoni e cattivi è tutto relativo) che dovrebbe più preoccupare.
    In questo caso si tratta di un governo e se hai letto tutto tutto non sono i copertoni il problema più grave…
    Sono state fatte delle porcherie e magari ancora vanno avanti così,
    con la complicità del qualunquismo e il totale disinteresse di
    tante persone per le quali conta più il presente e starci bene con esso.

    nonnoettore

    [/quote1403473135]

    Ciao nonnoettore, mi pare che noi non viviamo in un mondo privo di valori. I valori ci sono eccome. I valori sono l'arraffismo, la smania di potere, la cupidigia, l'indifferenza etc. Ma non solo eh, mica tutto il mondo è un merdaio; ci sono centinaia di esempi meravigliosi delle capacità degli esseri umani.
    Ma non voglio parlare di questo. E non voglio neppure parlare delle schifezze che appioppano il mondo (per questo non ho letto tutto-tutto l'articolo, anzi l'ho letto poco-poco, preferisco leggere altro).
    Mi interessa invece capire in che modo possiate descrivere questo mondo brutale come un mondo privo di valori. E mi riferisco anche a Richard. Ma non è che state conferendo alla parola Valore un'accezione positiva?
    Perchè io non considero i valori una cosa positiva, magari posso considerare alcuni valori come positivi, ma non in generale tutti i valori.
    La nostra società non è un gigantesco calderone privo di valori, è bene rendersene conto subito.
    Siamo invasi dai valori, basta accendere la tv e guardare cosa proietta per capire quali sono i valori di questa società. Quindi se le cose vanno male non ce la possiamo prendere con l'assenza di valori (che è un finto problema), se mai dovremmo prendercela con la dittatura dei valori che da un lato ci comprime e dall'altro ci persuade che in realtà i valori non ci sono e che quello è il motivo perchè le cose non funzionano.
    E pensare che basterebbe introdurre valori in un mondo che ne è privo per risolvere molti problemi è un'idea semplicistica ed infantile.
    Bisogna che le persone tornino a sentire cosa è giusto e cosa no, di per loro, con il loro spirito! Non che sappiano cosa è giusto e cosa no. Perchè lo sanno tutti da anni ma non sembra un grande deterrente per le ruberie e i soprusi e il marcio del mondo.


    in risposta a: Che cos'è il male? #49395

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1403438954=Richard]
    Allora siccome ho il criterio dell' io
    Mi prendo i soldi e faccio questo http://www.noncipossocredere.com/2012/06/27/cimitero-di-pneumatici-in-fondo-all-oceano/

    [/quote1403438954]

    Non capisco il tuo sarcasmo, secondo te una persona in grado di creare il cimitero dei pneumatici è una persona senza valori, senza criteri?
    Secondo e invece ha valori e criteri ben definiti ed egemoni e sono ad esempio il potere e il denaro. Se no non si spiega.
    Non è il mondo senza valori egemoni ad essere pericoloso, lo è molto di più il mondo di chi pensa che i suoi valori siano gli unici veri, buoni e giusti.
    Ma come facciamo ancora a discutere su questa ovvietà?


    in risposta a: Che cos'è il male? #49393

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1403402395=Richard]
    Bene.
    Cayce comunque non intendeva annullamento totale del se in quanto negativo assoluto…e ' un errore
    Ma intendeva dire che serve un equilibrio, rispettare il se ' e valorizzarlo si, ma capendo che si fa parte di un Tutto e quindi vedere Dio anche negli altri e non solo nel Se ' chiudendosi nella propria esaltazione

    Fa’ concessioni solo ai deboli.
    Sfida i forti se hanno torto. 1336-1
    http://www.edgarcayce.it/media/pensaaquestecose.htm
    Come è stato indicato, un po’ più paziente, un po’ più tollerante, un po’ più umile. Ma, come è stato indicato, non una tolleranza che diventi timida – – questo causerebbe una ribellione nel sé. Non una pazienza che non è positiva. Non umiltà che diventa morbosa o mancante di bellezza. Poiché, visto che l’essere ordinata fa parte del tuo essere, fa’ che la coerenza – – come la tenacia – – faccia parte del tuo essere. 1402-1

    http://www.edgarcayce.it/media/umilta.html
    Se uno ti colpisce sulla guancia, lui ha detto di ritirarsi? No! Piuttosto, porgi l’altra! Sii attiva nella tua pazienza; sii attiva nei rapporti con il tuo prossimo! 815-2
    [/quote1403402395]

    Francamente ho capito poco delle citazioni che hai fatto, Richard. Magari perchè è tardi.
    Per la questione dell'annullamento del sè non credo di trovarmi in accordo con te. Secondo me continui a confondere l'io con il se (per usare una metafora speudojunghiana).
    Il se sa già di essere tutto connesso con l'esistenza, non è che lo deve capire. Quando parlo di criterio del se non intendo mica il fatto che uno debba percepirsi come grandioso o come Dio… semplicemente bisogna che ognuno in qualche modo si renda conto che la sua visione del mondo è la sua e basta che non ci sono regole per comprendere il mondo se non quelle che spontaneamente si generano in lui.
    Alias: se la pasta al pesto non ti piace, è inutile che continui a mangiarla perchè i vari “depositari della Verità assoluta” ti hanno detto che in paradiso ci va solo chi mangia la pasta al pesto. Meglio che smetti, e ti mangi quello che ti piace di più.


    in risposta a: Che cos'è il male? #49390

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1403400858=Richard]
    Cammerinesi sara registrato nel forum

    Intanto vi risponde :

    “Caro Nuzzi, premetto subito che questo articolo nasce da una conversazione incentrata non sul male, ma sul nostro comportamento, sulla nostra reazione consueta davanti al male. Reazione che è caratterizzata dal pendolarismo attivismo/passività, materialismo/misticismo proprio della diversa costituzione animica di chi interagisce con il male esteriore.

    Necessariamente dunque non poteva essere né esauriente né tantomeno esaustivo in relazione alla vastissima riflessione sul male in sé. Non avevo la pretesa, in questo breve contributo, di toccare aspetti esoterici particolarmente complessi, cosicché esso appare naturalmente parziale. Voleva essere una semplice riflessione su come normalmente noi tutti – seguaci o meno di vie spirituali – re-agiamo di fronte al male che ci viene incontro dal mondo esterno e, in particolare, al male che vediamo nelle menzogne e nelle sopraffazioni del potere.

    Di fronte a questo male si passa da un estremo all'altro, dall'ira furibonda del rivoluzionario alla passività di chi crede che qualsiasi azione sia inutile perché tutto è previsto e tutto è giustificato.

    Sono evidentemente d'accordo con le tue osservazioni collegate al punto 1.

    I concetti di bene e male non sono assoluti ed il nostro Io è centrale rispetto alla percezione di questi due apparenti opposti. Con il nostro pensiero noi creiamo i contenuti del mondo e soprattutto contribuiamo, mediante la fantasia morale, a trasformare il mondo. Trovi comunque presente questo concetto nella domanda N.1 che recita: “Se so che il male ha comunque una funzione positiva perché combatterlo?”. Se il male ha comunque una funzione positiva va da sé che la sua essenza è relativa e strettamente interconnessa con la mia entità individuale.

    Quanto al punto 2: no, non potevo risparmiarmela quella frase.

    Anzi essa è essenziale rispetto all'assunto della riflessione. Il senso dell'articolo vuole proprio rispondere ad un atteggiamento interiore di molti che oggi si fanno scudo di una visione spirituale per non sviluppare una comprensione ed una azione di cambiamento – spiritualmente motivato – nei confronti delle violenze e delle menzogne del mondo che ci circonda.

    La tua definizione della schiavitù e della relatività del bene ancora una volta mi trova perfettamente d'accordo.

    La tua ultima domanda retorica è tanto vera da essere di fatto centrale rispetto al senso dell'”individualismo etico” di Filosofia della Libertà.

    Temo, insomma – visto che non trovo nessun disaccordo con i tuoi pensieri – che tu abbia non compreso o mal interpretato la mia frase del punto 2; infatti, il termine da me usato “indifferenziato” non voleva indicare il contrario di definito – tu scrivi “un mondo in cui il bene e il male sono definiti” – ma più semplicemente si riferiva a QUELLA specifica obiezione di chi si ritira in una dimensione solo 'mistica' affermando che se tutto è giustificabile, se il male è anche bene, nulla si può fare né nulla andrebbe fatto per cambiare le cose.

    [/quote1403400858]

    Caro Piero, secondo me la frase te la potevi risparmiare, era mendace e sibillina 😉
    Detto questo se siamo d'accordo con la visione relativista del giudizio allora tutto ok, però traspare un po' poco dalla lettura dell'articolo
    Condivido invece la necessità di discernere bene il fatalismo dalla pigrizia.
    Comunque l'articolo è scritto bene 🙂


    in risposta a: Che cos'è il male? #49389

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1403362529=Richard]

    http://www.edgarcayce.it/media/benecontro.htm

    ogni tipo moderno di terrore risale a tempi lontanissimi della storia della vita cosmica ed intelligente. Era stato un periodo di tempo in cui le anime – come esseri angelici – originalmente sperimentarono con la libertà spirituale – e fallirono. Egli sapeva che c’è una verità cosmica in tutte le storie sulla guerra tra i figli della luce ed i figli delle tenebre. Storie di questo genere si trovano in Grecia, Scandinavia, Palestina, Persia, India e altrove. Quella verità cosmica è che vi è un nesso demonico fra i terroristi moderni ed i racconti di Cayce di molto antichi manipolatori del corpo, della mente e dello spirito umani, che praticarono in modo illecito in un’Atlantide vacillante per una forza seduttrice sempre presente – e un campo di forze – del male.
    Chiamati i figli di Belial (3376-2, 416-1 e 820-1) ed avendo affinità con delle bande rinnegate di angeli, questi tipi di anime continuano a vagare sulla terra. Nelle letture di Cayce, essi sono il grande simbolo dell’arte dell’egoismo. Non appartengono ad alcuna religione particolare perché possono trovarsi in varie religioni e società in tutta la storia

    http://www.edgarcayce.it/media/ifiglidellalegge.htm

    I Figli di Belial furono di un gruppo, o quelli che cercavano di più la gratificazione, la soddisfazione, l’uso di cose materiali per sé, senza pensiero o considerazione sulle loro origini né sulle privazioni nelle esperienze di altri. O, in altre parole, come lo definiremmo oggi, essi erano quelli senza un criterio di moralità.
    L’altro gruppo – – quelli che seguirono la Legge dell’Uno – – avevano un criterio. I Figli di Belial non avevano un criterio, eccetto quello del sé, dell’esaltazione del sé.

    :ummmmm:
    [/quote1403362529]

    Ciao Richard,
    Dunque prendo in esame la tua ultima frase: “I Figli di Belial non avevano un criterio, eccetto quello del sé, dell’esaltazione del sé” che mi sembra la frase chiave del punto di vista che hai espresso.
    Detta così, questa frase sembra sottolineare che il “criterio del sè” non è un criterio valido per farci dire che i figli di Delial avessere criterio. E' un criterio che fa eccezzione. E invece proviamo aimmaginare che i Figli di Belial avessero un criterio, il criterio del se.
    Cos'è il criterio del se?
    siamo abituati a considerarlo come un criterio sbagliato, come un abomio, ci richiama alla memoria concetti sgradevoli come quelli di egoismo e di sopraffazione, ma siamo certi che sia veramente così?
    Secondo me criterio del se significa che ho riconosciuto la natura mutevole della mia esperinza sulla terra, e ho capito che limitare questa mutevolezza con dei concetti fissi e immutabili porta problematiche.
    Perchè se le cose per natura sono mobili, in che modo dei concetti fissi le possono descrivere in modo certo?
    Se guardiamo bene, nel corso della storia l'idea di bene e di male è mutata assai nei confronti del passato e cose che oggi sono normali, in passato non sarebbero stato tollerate e cose che per noi sono abomini in passato sono state considerate buone. Pensate a come regirebbero la maggiorparte dei cristiano in europa se la chiesa continuasse a bruiciare gli eretici. Eppure pochi secoli fa era un sollievo per tutti se una strega veniva bruaciata viva.
    Ma il punto su cui vorrei porre l'accento è che il criterio del se non prevede affatto l'assenza di criteri.
    Prevede l'assenza di criteri egemoni.
    Esistono tutti i criteri ma semplicemente hanno pari dignità, non ce ne sono alcuni sempre giusti e alcuni sempre sbagliati, sono mutevoli.
    E io ho la possibilità istante per istante di scegliere a quali criteri rifare la mia scelta…scegliere se essere coerente con altre scelte o non coerente, scegliere di comportarmi in modo giusto o in modo sbagliato, in poche parole posso scegliere.
    E, lo ripeto, posso anche scegliere di essere contraddittorio con le scelte che ho fatto in precedenza, perchè magari ho capito che la realtà dentro di me è sempre contraddittoria.
    L'idea che invece esista una verità egemone e che le altre debbano starci sotto, mi pare un'idea pericolosa, che porta al “pensiero unico” e alla fine delle meravigliose differenze fra le nostre specificità.
    Siamo miliardi sul pianeta ognuno con una sua unica singolarità, oguno con un suo modo di comprendere il mondo.
    Perchè mai dovremo dire che alcune idee sono giuste sempre o sempre sbagliate dividendo il mondo in angeli buoni (quelli che le rispettano) e demoni malvagi (quelle che non le rispettano)
    Lo potremmo fare per un fine comune, come si fa nel caso della legge che regolamenta una società, ma chi può essere così certo di quale sia il fine ultimo dell'esistenza? E se anche lo intuisse come fa ad essere tanto sicuro di avere ragione da imporre il divieto di pensare in altro modo?


    in risposta a: Seconda Venuta di Cristo #33617

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1390261434=giorgi]
    Riferimento 20:34 17 gen 2014 da Nuzzi.

    Nemico o non nemico, quando una persona parla male di un personaggio di nome Gesù significa che: ho non ha capito niente o che nel modo furbo vuole distruggere quel personaggio.

    Osho ha scritto tanti libri, e la maggior parte dei suoi scritti derivano dalle scritture dei Tantra, che ultimamente sono stati quasi dimenticati, quindi non voglio parlare male di quelle scritture, ma Osho essendo un personaggio contro gli insegnamenti di Gesù, e quando ha avuto la sua fama la poi usata nel modo totalmente contro Gesù.

    Gesù ha portato tante verità e le trovi anche nei vangeli, (anche se un qualcosa è stato ritoccato), è stato un personaggio eccezionale, se molte persone iniziassero a comportarsi da come sono stati i suoi esempi, questo pianeta non sarebbe in questa situazione.

    [/quote1390261434]
    Prima di tutto una nota di colore: su questo pianete la maggioranza delle persone attualmente in vita non sono Cristiane, credo che la maggior parte delle persone tutt'ora in vita sappiano poco e niente di Gesù, probabilmente quanto io o te sappiamo dei musulmani o degli shintoisti (cioè qualcosa sappiamo ma decisamente poco, lameno per me 🙂 )

    Per i lresto Giorgi, capisco quello che mi dici. Ma potrei ribattere a tutte le risposte che hai dato ad Osho ma evidentemente non ho la tua forza di volontà 🙂
    Risponderò invece citando una tua frase: “se molte persone iniziassero a comportarsi come sono stati i suoi esempi, questo pianeta non sarebbe in questa condizione”.
    Ecco secondo me il punto sta proprio li:
    La volontà dietro il lavoro di Osho mi pare che sia quella di allargare i confini dell'essere umano, non quella di dargli delle regole per vivere bene. Di certo le regole che traspaiono dai vangeli, sono in larga parte dei buoni consigli, giusti, condivisi, ma la volontà di Osho è quella che l'essere umano si accetti come totalità, non che divida il “buono” e il “malvagio” dentro di sé, ma che anzi trovi il modo per accettarsi totalmente.
    E' un lavoro diverso quello che fa il Gesù dei vangeli canonici e quello che fa Osho. Uno è un lavoro ad esaltare ciò che c'è di “buono” nell'essere umano, l'altro è il tentativo di esaltare la completezza dell'essere umano.
    Credo che in questo senso, essendo molto differenti i due lavori, è normale che uno critichi l'altro. Probabilmente Gesù avrebbe criticato Osho e non l'ha fatto solo perchè è vissuto prima di lui. 🙂


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