spiritualcoach

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  • in risposta a: Parlare con Gesù #327443

    spiritualcoach
    Partecipante

    Questo è uno dei miei ultimi post:

    La ricchezza della preghiera

    Quando si entra in comunicazione diretta con Gesù nutriamo il nostro essere, nello spirito, nella mente ed anche nel corpo.

    La nostra vita si corregge attraverso un colloquio profondo e continuo con Lui, con risultati sorprendenti, quanto più esso è intenso e produttivo.

    Effettuiamo, grazie alla conversazione/preghiera con Lui, la conoscenza di noi stessi, diretta a rivelarci nella nostra essenza e quindi nella nostra vera identità.


    in risposta a: [Sondaggio] L'autoconoscenza #39232

    spiritualcoach
    Partecipante

    [quote1222509035=windrunner2012]
    Ciao coach,
    intanto grazie per le tue risposte.

    Ti faccio una domanda: come è possibile effettuare un'autolettura intuitiva?

    Grazie per la disponibilità !
    [/quote1222509035]

    Pensavo di averlo detto scrivendo:

    “Se si ama, in proporzione alla capacità che sappiamo esercitare, si entra in connessione con il cosiddetto tutt'uno che è l'unione degli uomini tra di loro, degli stessi con tutto il creato e di entrambi con Dio.”

    Lo so non sono argomenti facili, vedi è proprio vivendo l'amore cioè esercitando la capacità di amare che si entra in comunione col tutt'uno e quindi si “attiva” l'intuizione che può essere poi letta.

    Leggi il mio intervento sull'[link=http://utenti.lycos.it/francodes/intuizione.html]intuizione[/link] presente sul mio [link=http://mrspiritual.webnode.com/l]sito[/link] troverai in parte delle indicazioni in merito, specie quella che riguarda la similitudine che c'è tra intuizione ed amore:

    “Chi ama è umile perchè si pospone agli altri per poter amare, amando concorriamo ad annullare il sé egoico e quindi ciò che ostacola l'intuito permettendogli di fluire in noi liberamente!

    Chi ama è libero dal proprio sè egoico, quindi capace di percepire tutto quanto gli perviene dalla rete d'interconnessione di cui è parte .

    Viaggiando nei canali d'interconnessione che ci collegano alla massa di verità circolanti intorno a noi è più facile attingere ad essa.

    Se lo stato di tale comunione si rafforza permette la libera circolazione di “informazioni” esistenti.

    Si ama col cuore e non con la mente/l'intuizione si percepisce col cuore e non con la mente.

    Si ama senza sforzo: altrimenti non riuscite ad amare veramente;

    senza scelta: poiché se scegliete di farlo l'oggetto della vostra scelta è precostruito dalla vostra mente;

    senza desiderarlo: altrimenti sarà tutto pieno di voi stessi e non libero ed incondizionato.

    Vi sono simiglianze di comportamento, come potete capire, tra la capacità intuitiva e la capacità di amare. Per cui se perseguiamo la prima ci avvicineremo alla seconda e viceversa.”

    Circa l'intuizione importante è non pensare che essa sia solo quella che comunemente si pensi che sia: un'idea improvvisa che ci indica degli elementi di conoscenza che possono aiutarci nella situazione che stiamo affrontando.

    Essa è qualcosa di molto più profondo, questo è quanto cerco di far comprendere nelle mie conferenze.

    L'intuizione (autolettura intuitiva) è in effetti la modalità di percepire la realtà quando siamo “svegli” cioè quando la nostra attenzione non è distratta dal flusso del pensiero ma pregna del presente e null'altro!

    Infatti nel presente eterno vi è tutta la verità, una delle difficoltà che abbiamo a vederla è data dal fatto che il flusso del pensiero distrae continuamente la nostra attenzione che così non può percepire tutto ciò di cui non ha consapevolezza.

    Ci sono però altre difficoltà che poi dirò….!

    Grazie dell'attenzione, a presto.


    in risposta a: [Sondaggio] L'autoconoscenza #39242

    spiritualcoach
    Partecipante

    [quote1222423565=mudilas]
    [quote1222339915=spiritualcoach]

    Potresti chiedermi: ma come è possibile autoconoscersi, a priori, senza alcuna tecnica per avviare la nostra crescita?

    Diventa possibile se sappiamo collegare l'autoconoscenza con la nostra capacità di amare.

    Infatti più amiamo e più siamo interconnessi con la comunione del tutto (umanità, universo e Dio).

    A presto e grazie per gentile attenzione e pazienza nei miei confronti.

    [/quote1222339915]
    cancello la prima parte perchè non ho voglia di cedere alla polemica e rispondo solo per capire quello che stai scrivendo:
    prova a definire autoconsocenza e amore e a descrivere come fai tu a collegare le due cose.
    altrimenti pazienza, sono solo parole.
    [/quote1222423565]

    Carissimo se la tua polemica è costruttiva ed esprime il tuo modo di pensare, che io rispetto, puoi esporla, non ci sono problemi, il forum esiste per questo.

    Adesso vorrei tentare di risponderti esaurientemente, se le “parole” ce lo permetteranno.

    L' autoconoscenza è la [link=http://utenti.lycos.it/francodes/autocomprensione.html]comprensione[/link] di sè stessi, essa può avvenire in tanti modi ma quella che a noi serve è la comprensione della radice del nostro modo di essere.

    Molti di noi si dedicano poco nel modo giusto alla comprensione di sè stessi (attenzione non stiamo parlando affatto di una comprensione psicologica o psicoanalitica, per la quale serve una conoscenza professionale, ma della semplice autosservazione, del semplice chiedersi “perchè penso questo, come mai lo penso, come reagisco alla vita e perchè, cosa mi sta accadendo, che sensazioni sto percependo ecc. ecc ?” che chiunque può fare, inoltre non stiamo parlando neanche di quella conoscenza che anche gli altri hanno di noi: la nostra storia personale, cioè la cronistoria della nostra vita biografica).

    La corretta autoconoscenza ci fa osservare in comprensione diretta e profonda (senza l'intervento della pregressa conoscenza acquisita) la realtà del nostro “vivere”, nei modi in cui lo esercitiamo nel continuum presente.

    Nel momento stesso che “comprendiamo” abbiamo l'intuizione che esiste solo il presente e l'azione che in essa esplichiamo, quando poi ci rendiamo conto che altrimenti e “normalmente” questa la esplichiamo attraverso l'influenza di una “conoscenza” (ricchezza intellettuale, esperienza vissuta, condizionamento assorbito ecc.) limitante, allora s'innesta il rifiuto di essa e ciò destabilizza il condizionamento stesso, rendendoci, pian piano liberi da esso.

    L'amore non è una parola astratta ma indica la capacità di amare che ognuno di noi esercita, almeno per quanto riguarda il suo significato “umano”, poichè a livello spirituale il suo significato è molto vasto (si pensi all'amore di Dio).

    La nostra capacità di amare è la nostra benevolenza (cioè voler il bene del prossimo, questo si esplica in tanti modi: accoglienza e gentilezza, ascolto, attenzione e premura, perdono, pazienza, accettazione, sincerità, ecc. ecc., importante è però saper individuare anche il bene al di sopra di quello che ha solo valenza nella nostra breve vita terrena) verso gli altri (anche verso noi stessi), può essere più o meno grande rispetto al parametro massimo che ci ha insegnato Gesù, quello cioè di arrivare persino a dare la propria vita nell'esercizio di tale capacità.

    Ora come sono collegati i due aspetti che stiamo trattando?

    Se si ama, in proporzione alla capacità che sappiamo esercitare, si entra in connessione con il cosiddetto tutt'uno che è l'unione degli uomini tra di loro, degli stessi con tutto il creato e di entrambi con Dio.

    Questa interconnessione è percepibile attraverso l'autolettura[link=http://utenti.lycos.it/francodes/intuizione.html]intuitiva[/link] nel centro del nostro essere.

    conosciamo noi stessi, gli altri (umanità), l'universo ed incontriamo Dio, cioè dentro di noi è possibile conoscere la “Verità”!

    Grazie dell'attenzione, a presto!


    in risposta a: [Sondaggio] L'autoconoscenza #39237

    spiritualcoach
    Partecipante

    Il mio intervento voleva solo metter in luce che la tecnica serve poco, pur se utilizzata dopo averla imparata grazie ad altri, se non vi è in noi una crescita continua attraverso l'autoconoscenza che modelli verso la perfezione la nostra anima, sarebbe come fare esercizi per dar tono ai muscoli senza ben nutrirli con un'alimentazione sana e congrua agli sforzi degli esercizi stessi.

    Potresti chiedermi: ma come è possibile autoconoscersi, a priori, senza alcuna tecnica per avviare la nostra crescita?

    Diventa possibile se sappiamo collegare l'autoconoscenza con la nostra capacità di amare.

    Infatti più amiamo e più siamo interconnessi con la comunione del tutto (umanità, universo e Dio).

    A presto e grazie per gentile attenzione e pazienza nei miei confronti.


    in risposta a: Il Ricordo di Sè #39101

    spiritualcoach
    Partecipante

    [quote1222335357=windrunner2012]
    Spiritualcoach è davvero molto bello che tu condivida con noi tutto questo… e mi unisco al benvenuto che ti è stato fatto !

    Condivido assolutamente quello che stai scrivendo… è ciò che si trova in molte filosofie orientali… ma lo hai spiegato talmente bene… ed in modo così semplice che è proprio dura fraintendere… grazie per questo !

    Spero davvero che continuerai ad approfondire con tutti noi questo argomento che almeno per me ha un interesse molto molto elevato.

    Quello che sto sperimentando è il Ricordo del Sè… c'è un topic… magari dai un tuo parere anche su quello… mi farebbe molto piacere…

    Alla fine (anche se retorico) siamo qui tutti per lo stesso motivo e quando ci accorgiamo che tutto ciò di materiale che esiste sulla terra non può darci ciò che stiamo cercando comincia il risveglio… capiamo che solo Trovando Dio saremo davvero appagati.
    E lo facciamo attraverso la via che anche tu ci indichi qui… smettendo di GUARDARE con gli occhi della MENTE ed imparare a GUARDARE con gli occhi dell'ANIMA ossia il CUORE…

    Ciao ! 🙂
    [/quote1222335357]

    Rispondo all'invito e voglio affrontare quella che viene chiamata la visione distaccata del nostro essere con un mio articolo:

    La vita è davanti a noi come in un grande quadro

    Immaginiamo di osservare un quadro, posto davanti a noi ad un paio di metri perchè ampio, vediamo che rappresenta, di una stessa vicenda, vari momenti a seconda della zona dello stesso su cui ci soffermiamo a guardare.

    Ci accorgiamo che narra della storia della vita di una persona:
    – su in alto nell'angolo a sinistra lo vediamo quando nasce, poi lo vediamo un pò più grande giocare, poi andare a scuola, poi fare esperienze di sofferenza perchè lo vediamo in ospedale e poi di gioia per una buona amicizia e man mano che guardiamo le scene le vediamo diramarsi con una concatenazione fatta di un succedersi degli eventi la cui rappresentazione è fatta in modo tale che le stesse scene sono una vicina all'altra perchè l'una consegue all'altra. Vediamo persino gli ultimi momenti di vita rappresentate da scene che mostrano la morte del nostro personaggio.

    Ora facciamo qualche riflessione:

    – il quadro presenta nello stesso istante, davanti a noi che lo osserviamo, le scene di diversi momenti di vita, queste sono in una successione logica che possiamo guardarle una dietro l'altra senza passare a momenti precedenti o susseguenti che non sono coerenti con lo sviluppo della storia rappresentata.

    Eppure sono tutte già presenti nel momento che le osserviamo per cui quando cominciamo ad osservare le scene iniziali è perchè la nostra attenzione coglie queste e da queste si sposta alle scene “limitrofe” che comprendiamo essere le successive.

    Però in tale contesto nulla ci vieta di guardare una scena posta in altro punto lontano della tela che vediamo rappresentare un momento di vita “temporalmente” diverso da quello a cui prima prestavamo attenzione, questo lo possiamo fare perchè il tutto senza tempo in un unico presente è li davanti a noi nel quadro.

    Quindi il quadro ci rappresenta nell'adesso tutti gli accadimenti della storia che rappresenta, quello che fa sì che alcune scene son osservate prima ed altre dopo e così via è dato dall'attenzione che la nostra mente applica a quanto osserva e percepisce (osservando le scena una dietro l'altra sforzandosi a farlo senza sbagliare successione) non potendo fare altrimenti perchè non può guardare l'insieme in un solo istante e comprendere tutta la storia, questo a causa dei suoi limiti.

    Il tempo è perciò rappresentato dalla successione che l'attenzione esegue nello scorrere gli eventi tracciati sulla tela. In realtà esso è fermo davanti a noi poichè tutta la storia è là, passato (dove abbiamo già guardato), presente (dove è adesso la nostra attenzione) e futuro (dove guarderemo poi).

    Possiamo dunque affermare che se noi, davanti al quadro, non facciamo scorrere l'attenzione al succedersi delle scene nei vari punti dove esse sono rappresentate, avendole tutte davanti nello stesso istante siamo padroni del tempo poichè esso è tutto davanti a noi.

    Esso si mostra come fermo e lo sarebbe per davvero se riuscissimo ugualmente a comprendere la storia senza dover far scorrere l'attenzione alle scene una dietro l'altra!

    Perciò secondo questa riflessione il quadro che è davanti a noi mostra tutto nello stesso istante cioè adesso, siamo noi che non siamo capaci di vedere tale “tutto” in una visione d'insieme nell'unico tempo presente che è davanti a noi perchè non abbiamo sviluppato la percezione (che non è dei 5 sensi fisici) intuitiva, quella per intenderci che non ha bisogno del “movimento” (movimento=tempo) dei sensi per poter comprendere ciò che osserva!

    Ora qualche domanda:

    Queste riflessioni possono essere le stesse se davanti a noi non vi è un quadro ma la vita vera?

    Quanto questa è diversa dal quadro?

    Siamo sicuri che il passato che abbiamo trascorso dopo averlo con la nostra attenzione vissuto non era già davanti a noi, in qualche punto della vita presente?

    Il futuro dov'è?

    Non è forse nelle scelte che faremo e che altro non sono se non la conseguenza dello spostarsi della nostra attenzione ad esse?

    Siamo veramente sicuri che davanti a noi la realtà non mostri nello stesso momento presente tutta la nostra vita i cui momenti ci appaiono passati, presenti o futuri sol perchè siamo limitati nell'osservazione di essi dal movimento (che crea il tempo) che effettua l'attenzione della nostra mente quando ne prende conoscenza?

    Ma se fosse tutto (passato, presente e futuro) davanti a noi perchè pur nel movimento d'obbligo che deve tenere la mente per porvi l'attenzione non è possibile “saltare” la successione solita (prima il passato, poi il presente poi il futuro) e ritornare al passato o andare nel futuro?

    Possiamo affermare che sarebbe possibile se oltre le mente non ci fosse anche il corpo poichè questo è anch'esso pesantemente ancorato al movimento e quindi al tempo da esso prodotto.

    La mente intesa come pura attenzione può realmente portarsi con questa stessa al passato (cioè il presente che è stato osservato prima nel movimento dell'attenzione) e vederlo, mentre per portarsi al futuro, siccome l'attenzione non si è ancora soffermata sopra (secondo la fisica quantistica non si è ancora determinata pur essendo già realtà ma in uno stato di “vuoto” cioè “non materia” visualizzabile ma energia cioè “altra materia” del tipo non visualizzabile per intenderci) vi è da dire che per esso rimane “aperta” la rosa di un certo numero di possibilità (un ristretto ventaglio di “non stati” dice sempre la fisica quantistica) dalle quali viene fuori quella che poi si determina, badate non “quando” (termine temporale) ma solo “se” (termine di mera scelta) la nostra attenzione la “sceglie” come evento di vita. Quindi si può andare al futuro considerando questo come quella rosa di possibili eventi che sceglieremo proprio perchè questa è nel presente mentre tutto il futuro diverso da questa è del tutto inesistente per cui irreale!

    Invece attraverso l'intuizione noi possiamo percepire una realtà ancor più ampia e completa che potremmo chiamare senza tempo cioè in effetti quella che dovremmo chiamare La “VERITA'”, poichè scavalcando del tutto anche la mente (pur sempre insita nel tempo col movimento dell'attenzione che coglie gli eventi della vita) è come se osservassimo quel “quadro” che abbiamo portato ad esempio considerandolo realtà viva e nella quale non è rappresentato solo una vita (la nostra) ma il “vivere” di tutte le vite: l' “esistere” che abbandonate le “forme” del tempo è alla fin fine una unica vita di un unico essere: l'umanità!

    Il ricordo di sè è quindi guardarsi nel “quadro” che è la nostra vita, non più con la mente come “attore” principale della stessa ma come mero strumento della nostra anima attraverso [link=http://utenti.lycos.it/francodes/intuizione.html]l'intuito[/link].

    L'intuito rappresenta la dote che dimostra il nostro stato “celato” di comunione (interconnessione) con tutta l'umanità, con l'universo e con Dio.

    Ognuno di noi non è IO ma comunione, questa purtroppo ha subito, nel corso dei secoli, innumerevoli tagli per la “separazione” ma basta volere (sceglierla) la comunione affinchè essa si rinsaldi.

    Il collante di tale comunione è l'amore, se l'uomo amasse veramente chi ha di fronte saprebbe leggere nella sua anima in virtù proprio del “ponte” di comunione che c'è tra lui, l'umanità e Dio.

    Gv 17

    [21] perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

    [22] E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola.

    [23] Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.

    [24] Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.

    Voglio concludere dicendo che la comunione per effetto dell'amore è l'elemento fondamentale che permette l'avvicinamento alla conoscenza della Verità, attraverso l'intuito, di quel che veramente siamo provocando un'autosservazione (ricordo di sè) continua in proporzione diretta con la forza della nostra capacità di amare.

    Senza amore vi è separazione quindi interruzione dell'interconnessione per cui non vi può essere nè autolettura nè lettura di chi abbiamo di fronte.

    Riaffermo ancora una volta che non è la reiterazione di una tecnica che produce risultati di rilievo ma gli effetti della dell'esercizio della nostra capacità di amare.

    Grazie per l'attenzione, a presto!


    in risposta a: La Benevolenza nel Potere Dell'intenzione #39210

    spiritualcoach
    Partecipante

    Aspetto anche in questa discussione altri vostri interventi, si è fermato forse il vostro interesse?


    in risposta a: [Sondaggio] L'autoconoscenza #39234

    spiritualcoach
    Partecipante

    [quote1222332693=giusparsifal]
    [quote1222076581=ezechiele]
    ma gius! … com enessuno riponde…..

    … e noi? cosa siamo? … mica siam qui a grattarre il collo alle giraffe!
    hahaha
    [/quote1222076581]
    Ciao, no, forse mi sono espresso male, avevo inteso (al di là del sondaggio wind) che coach intendesse una risposta anche scritta, nel senso, si continua ecc. per questo avevo scritto così…
    [/quote1222332693]

    In effetti è così, mi aspettavo i vostri interventi come stimolo alla discussione, con domande, proposte di percorso ecc.

    A presto


    in risposta a: [Sondaggio] L'autoconoscenza #39226

    spiritualcoach
    Partecipante

    Carissimi prendo spunto da un mio piccolo articolo:

    [link=http://utenti.lycos.it/francodes/tecnicaomododiessere.html]Tecnica o modo di essere[/link]?

    Il vivere la realtà assoluta (quella vera) è una conquista attraverso una tecnica o è un modo di essere?

    La tecnica è una modalità attraverso la ripetizione della quale rendiamo attive delle teorie, ma affinchè questa abbia effetto bisogna esser convinti di tale teorie, per cui viene spontaneo capire come ogni tecnica è destinata a fallire quando è un altro a proporcela senza prima averci fornito ed anche consolidato questi convincimenti!

    Allora comprendiamo che quando qualcuno vuole con una tecnica produrre in noi delle trasformazioni (si spera in meglio), quello che otteniamo in realtà è sempre un risultato molto scarso e superficiale se confrontato con quanto riusciremmo ad essere anche solo comprendendo il “modo” di come operare in noi!

    Quindi conoscere bene il proprio “Sè” è l’unico lavoro da fare e bisogna farlo soprattutto nel modo giusto.”

    per dire che quando una dinamica trasformazione è in atto in noi, attraverso quello che è il modo più semplice (la strada migliore è sempre quella più semplice purtroppo proprio per questo motivo è difficile da individuare):

    la lettura interiore fatta come proponimento decisionale profondo

    si riesce a farla, al di là di ogni tecnica, solo prendendo consapevolezza che siamo quello che crediamo di essere cioè solo tutto quello che decidiamo già ora (cioè sentiamo di essere già ora) attraverso la coerenza perfetta con la nostra intera essenza.

    Mi spiego meglio, non possiamo diventare ciò che tutto il nostro essere non è, per cui per far sì di essere quello che ancora non siamo, dobbiamo impartire un ordine perentorio allo stesso, affinchè elimini tutto quanto lo ostacola, poichè gli ostacoli sono dentro il nostro stesso essere e non fuori.

    Ci ritroviamo apparentemente con in un circuito chiuso (il cane che si morde la coda) in quanto sembra che per autoconoscersi bisogna “ripulirsi” delle proprie imperfezioni ma la presenza delle stesse impedisce una chiara “autosservazione”.

    In realtà il circuito ha sempre un punto d'inizio poichè una volta avviato accade che i primi raggi di chiara autoconoscenza attivano già le prime correzioni.

    La domanda che viene un pò a tutti allora è:

    – come avviare inizialmente il circuito?

    Bisogna volerlo, cioè decidere, in tutta umiltà, riconoscendosi “imperfetti” (facendo una scelta che mette in moto delle azioni in coerenza) di voler ammettere tutti i propri errori, le proprie debolezze e mancanze, convinti che per ogni errore riconosciuto avremo una crescita di maturità del nostro essere.

    Questo è l'inizio, poi ci accorgeremo che ogni elemento di “autoconoscenza” produrrà la giusta visione di un aspetto di noi stessi, utile anche all'autocorrezione, laddove ci sia bisogno ed inoltre una maggiore consapevolezza di quello che veramente siamo fin nel nostro profondo.

    Qualcuno potrà dire ma allora tutti coloro che indicano una strada è sbagliato seguirla?

    No ma, a mio modesto parere ed esperienza, è difficilissimo seguirla e spesso illusoria e scarsa di risultati poichè essa è principalmente valida per il suo creatore che per crearla è partito da sue fondamenta teoriche interiori personali che non possono perciò calzare perfettamente su altre persone.

    Questo discorso ci richiama un pò il fatto che il vero maestro da seguire è in noi (attraverso la luce dello Spirito Santo) e non fuori di noi, poichè tutti gli altri potranno indicarci la loro strada e ciò potrà solo stimolarci a ricercarla in noi, per cui la bravura del vero maestro è dari le basi per scoprire in noi la verità!

    Quindi per chiudere la tecnica è utile quale disciplina solo se nel nostro essere vi è una piena coerenza di tutto quanto vi è alla sua base e voi capite che ciò è cosa quasi impossibile se essa non è nata da noi.

    Allora lasciamo stare le tecniche degli altri ma cerchiamo di “partorire” le nostre quale esternazione della consapevolezza che siamo quello che crediamo di essere e ciò è conseguenza delle nostre scelte, queste infatti si concretizzano solo in base alla coerenza che esse hanno con la nostra intera essenza.

    Quindi questa sarà buona se fino adesso vi avremo messo cose (valori concernenti l'amore/benevolenza) buone, poichè “da un'albero buono non possono venir che frutti buoni”.

    Grazie dell'attenzione, a presto.


    in risposta a: La Benevolenza nel Potere Dell'intenzione #39208

    spiritualcoach
    Partecipante

    Come avevo previsto, la parola sofferenza indica ciò che l'uomo non accetta, infatti la sofferenza morale (psicologica) nasce proprio dalla mancata accettazione di ciò che krishnamurti chiamava il “quel che è”, cioè ciò che inevitabilmente (beninteso che può essere evitato prima e non quando accade) sta accadendo nell'attimo presente.

    Avevo già detto nel mio ultimo post:

    “Premetto, poichè non è la prima volta che affronto discussione sul tema sofferenza, che bisogna esser molto attenti a non fraintendere cosa si vuol intendere con essa e spesso, a distanza e con pochi scambi di pensieri, non è facile far comprendere a pieno cosa s'intende e quale è il suo grande valore.

    Al momento voglio solo sottolineare che non si sta parlando, almeno in tale contesto, della sofferenza ricercata ma di quella che ordinariamente la vita ci pone davanti e quindi del modo migliore per valorizzarla.”

    Detto questo e quanto più su, vorrei far comprendere che non si sta parlando di masochismo o gusto del soffrire ma di saper accettare l'inevitabilità dell'evento che può farci soffrire sia perchè il lavoro per evitarlo va fatto prima sia perchè l'accettazione diventa per due motivi ben precisi la modalità migliore per affrontare tale situazione di vita:

    1) l'accettazione non aumenta l'attrito provocato dall'evento non gradito dal nostro io/ego ma riesce perfino a smussarlo

    2) l'accettazione è segno di provata e coerente consapevolezza profonda dell'essere che avendo più luce, riesce a comprendere in quel momento che se soffre è perchè deve crescere nell'ambito delle situazioni stesse che provocano sofferenza poichè questa origina proprio dalla sua limitatezza.

    Per quest'ultima è bene spiegare ancora che la realtà che abbiamo davanti è in gran parte il riflesso[u][/u] di quello che noi siamo, quindi l'evento che ci fa soffrire non fa altro che rivelarci quali sono le situazioni per le quali “non riusciamo ad essere all'altezza”, perciò l'origine della “nostra” sofferenza è dentro di noi!

    Attenzione qui per origine s'intende quale reazione a soffrire e non quale causa dell'evento che la provoca.

    Ancora una volta vedete come le parole possono essere mal interpretate.

    A presto, grazie per l'attenzione!


    in risposta a: La Benevolenza nel Potere Dell'intenzione #39203

    spiritualcoach
    Partecipante

    [quote1221734804=giusparsifal]
    Ciao spiritual, benvenuto innanzitutto.
    Mi riprometto di leggere il tuo secondo intervento, ora volevo solo chiarire, nel caso poi ce ne fosse bisogno, quello che io intendevo.
    Ti riconfermo che di fondo sono d'accordo con te, la mia preoccupazione è che la gente, idealizzando l'Amore e portandola perciò ad un piano quasi irraggiungibile, non riesca ad arrivare dove tutti invece vorremmo arrivare.
    Il mio suggerimento perciò, era di volare virtualmente “basso”, virtualmente perchè concetti (ed esercizi) che all'apparenza sembrano più “terreni” e meno mitici, di fondo portano poi all'Amore, Amore che, nella mia visione, è l'unica e sottolineo Unica Verità Fondante.
    In definitiva ero in disaccordo con te solo per il modo di comunicare, ma per il resto sono con te al 100%.
    Grazie ancora per avermi dato la possibilità di ribadire il mio pensiero 🙂
    [/quote1221734804]

    Ciao giusparsifal, ho ben compreso cosa vuoi dire, vedi è molto difficile “stare nel mezzo”, la mia capacità di comunicare è inficiata dalle parole che avendo significati “rigidi” e fungendo da etichettatrici non aiutano molto alla comprensione di temi profondi e quindi si ha bisogno di utilizzare altri “modi ” di comunicare”.

    Invece poi altre volte cambiando la prospettiva di osservazione cambia anche il giudizi, quello che chiamiamo la realtà relativa, per cui come puoi leggere nell'intervento di windrunner2012 egli afferma invece per lo stesso post:

    “Condivido assolutamente quello che stai scrivendo… è ciò che si trova in molte filosofie orientali… ma lo hai spiegato talmente bene… ed in modo così semplice che è proprio dura fraintendere… grazie per questo!”

    Al di là di tutto la comunicazione deve essere dinamica per cui partendo dalle percezioni intuitive riesco, quasi sempre, ad entrare “nel mondo” interiore di chi mi sta di fronte, caso per caso, per potergli poi, con una chiave d'ingresso a lui più “familiare”, stimolare l'attenzione su quello che voglio fargli conoscere.

    Grazie di cuore anche a te, a presto.


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