Liberi dalla Civiltà: Enrico Manicardi

[..]La cultura ha rimpiazzato la natura, vi si è sovrapposta e noi adesso non impariamo più dalla natura, noi non impariamo più dalla vita reale, non impariamo più dalle esperienze dirette. Noi impariamo concetti astratti dai libri, dalla scuola, dalla televisione, dal web. Il risultato è semplice: nel mondo civilizzato non sappiamo più vivere autonomamente, non sappiamo più realizzarci attrezzi o utensili, non sappiamo più costruirci un riparo, non sappiamo più cucirci un vestito per la stagione fredda, non sappiamo più muoverci con le nostre gambe, e non soltanto perchè abbiamo appunto motorini, macchine, biciclette ma adesso che anche questa nuova invenzione, questa specie di monociclo elettrico, con i quali, no, vediamo ‘sti dementi che girano per i centri delle città, a fare quella che una volta si chiamava passeggiata; adesso si chiamerà “ruotata”, non so come si chiamerà. No?

E guardate che è un percorso progressivo del quale però possiamo già cominciare a misurare gli effetti. Noi abbiamo già perduto l’uso dei piedi: se ci togliamo le scarpe non siamo più in grado di camminare nel mondo che abbiamo costruito. Perchè appunto lo abbiamo costruito asfaltandolo e quindi serve per le ruote quel mondo. Nel mondo in cui viviamo oggi non siamo più in grado nemmeno di procacciarci quello che ci serve per mangiare, anzi, di più: non sappiamo neanche che cosa è fisiologicamente adatto alla nostra specie per mangiare. Pizza? Patatine? Nutella? Bah! Hamburger? Bah!

Noi ormai dipendiamo interamente dai servizi del sistema tecno industriale al collasso.[..]

[..] Ma non esiste nemmeno una tecnologia a basso impatto ambientale. Anche questo è un ossimoro, cioè una contraddizione in termini. Non nascondiamoci dietro a un dito: per avere oggetti tecnologici bisogna produrli e cioè bisogna sventrare montagne, depredare fiumi, disboscare foreste, bisogna inquinare l’ambiente. Per avere oggetti tecnologici ci vogliono le fabbriche e le miniere e, soprattutto, ci vogliono le persone che ci lavorano dentro le fabbriche e dentro le miniere. Allora io mi chiedo, qui tra noi, stasera: ci sono tante persone che sarebbero felici di poter lavorare 16/18 ore al giorno, tutti i giorni, in una bella miniera per avere un nuovo iphone? Allora, questo significa che per avere un nuovo iphone, noi dobbiamo co-strin-ge-re migliaia di persone a fare quello che noi non vorremmo fare. A costringerle con il ricatto economico, a costringerle con la morsa della fame, della povertà, a costringerle! In altre parole, come dice John Zerzan, per avere tecnologia, noi non dobbiamo soltanto distruggere l’ambiente ma dobbiamo anche schia-viz-za-re persone. E allora noi dobbiamo essere onesti, dobbiamo essere corretti: quando parliamo di tecnologia, dobbiamo avere la consapevolezza che stiamo parlando di schiavitù. E questa cosa, guardate, risponde già alla domanda che a volte mi viene fatta, no, cioè: è possibile fare un uso sostenibile di tecnologia? Basta mettere le parole al loro posto giusto e la risposta viene da sola. C’è forse un modo sostenibile di fare uso della schiavitù? Il problema non è questa o quella tecnologia: il problema è la tecnologia. Così come il problema non è questa o quella economia: il problema è l’economia. Così come il problema non è questa o quella scienza, questo o quel potere, questa o quella cultura: il problema è la scienza, è il potere, è la cultura. In una parola sola, il problema è: la civiltà.

L’ideologia della sostenibilità, che adesso va tanto di moda, è ciò che consente al sistema di darsi la facciata del cambiamento rimanendo completamente intoccato. Tutta la retorica della sostenibilità è l’esempio più chiaro e moderno di questa volontà di prendersela con i sintomi anzichè con la causa dei problemi.

Ci fanno credere che oggi sia tutto ecologico, che il fotovoltaico, le torri eoliche, la geotermia, i bio-combustibili, l’idrogeno, siano tutte soluzioni per contrastare la devastazione che avanza. Balle! Questi strumenti e questi rimedi non contrastano la devastazione che avanza, sono la nuova devastazione che avanza. E’ ora che cominciamo ad aprire gli occhi su questi temi e soprattutto è ora che cominciamo ad aprire gli occhi sulla questione della sostenibilità. Come dice il mio amico Guido Dalla Casa: l’energia pulita non esiste! Perchè, per produrre energia sostenibile, occorre sempre tanta energia insostenibile.[..]

Conferenza completa di Enrico Manicardi dal titolo: Liberi dalla Civiltà, organizzata da Deviance Project, 11 settembre 2016, a Lucca:


Enrico Manicardi è nato a Modena nel 1966 ed è membro storico del Circolo Culturale Libertario “La Scintilla”. Avvocato, fondatore del progetto di comunicazione anti-autoritaria “Infezione”, chitarrista e compositore dell’omonima band degli anni Ottanta, aspira da sempre a vivere in un mondo libero, radicalmente decentrato, ecologicamente intatto e contrassegnato da relazioni calde, spontanee, non gerarchiche, non consacrate al culto della tecnica. Preoccupato per il soccombere del vivente ai colpi di una civilizzazione che estranea, addomestica, irreggimenta tutti e tutto, continua a liberare la sua voce di protesta contro il progetto di un mondo in cattività. L’auspicio è quello di veder crescere questa voce in un coro sempre più affiatato e capace di fermare questo progetto.

Liberi dalla Civiltà: Enrico Manicardi ultima modifica: 2019-02-10T23:51:39+00:00 da prixi
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Redattore & Responsabile Canale Video di Altrogiornale.org