Natale – ma chi l'ha detto mai?

Il Giornale Online
di Alberto Musatti

Quando si parla del Natale, si è solitamente consci di riferirsi principalmente a due cose: la prima è il fatto, di carattere storico-religioso, che quel giorno, nella tradizione cristiana, corrisponde alla natività di Gesù Cristo, arrivata quest'anno al duemillesimo anniversario:

la seconda è la festa che si sviluppa in modo parassita a questa prima solennità, quella festa, sapete bene lettori di Acam, fatta di giorni stanchi di vacanze, di abbuffate feroci, di pigrissimi ozi di distacco temporaneo dalla routine quotidiana, di scarso vigore fisico, di scambio di regali frutto di shopping selvaggio; che comunque ha anch'essa una tradizione, tutta sua, che la vuole un momento di aggregazione per famiglie ormai non più vicine, un momento di riflessione e di buoni sentimenti…

Certo pochi sarebbero pronti a scommettere che tra la prima e la seconda festa di cui ho parlato, la distanza è sottilissima: le due tradizioni si incrociano, si allontanano e poi si riavvicinano da migliaia di anni; si nascondono, poi tornano, con le verità e le mezze bugie, fatte di misteri (volutamente occultati), mistificazioni storiche, e un po' di sana ingenuità che accompagna sempre la costruzione di un mito…

Vi state chiedendo di cosa sto parlando? Vi ho messo addosso un po' di curiosità? Mi state dando del pazzo? Forse anche a voi l'altra notte hanno regalato qualcosa, magari un bel vocabolario, su cui cercare la parola Natale… beh, ad un bambino romano, il 25 Dicembre dell'anno zero, un vocabolario non avrebbero potuto regalarlo, semplicemente per il fatto che non esistevano… ma i desideri che un bimbo di 2000 anni fa avrebbe potuto avere, sarebbero stati allo stesso modo esauditi… come a tutti i bambini di genitori seguaci dela religione pagana del mitraismo, al tempo del dio Sole, nel solstizio d’inverno.

La vera storia è un’altra… è acclarato addirittura dai Vangeli che Gesù non è nato il 25 dicembre; e né gli Apostoli, né alcun membro della Chiesa apostolica ha mai celebrato la festa del Natale.

Proviamo a sbirciare su quel vostro vocabolario…

-Dizionario dell’Enciclopedia Cattolica, edizione 1941, voce: Natale: “Nei primissimi tempi della Chiesa non esisteva una festa del genere”.

-Nuova Enciclopedia Cattolica, voce: Il Natale e il suo ciclo: “Per inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota. I Vangeli non indicano né il giorno né il mese”. Noi crediamo che sia possibile stabilire il mese se si riuscisse, attraverso la storia, a stabilire quando fu fatto il primo censimento sotto Quirino, mentre governava la Siria, e quanto durò (Luca 2:2).

Ma quant’anche si potesse stabilire il giorno, il mese e l’anno, quale importanza può avere dal momento che si sa per certo che è vissuto?

La domanda importante, invece, è perché il 25 dicembre? La risposta a questa domanda rivela uno scenario scabroso! E ci viene fornita anche dalla Nuova Enciclopedia Cattolica: “Alla nascita di Cristo fu assegnata la data del solstizio invernale perché in quel giorno, in cui il sole inizia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il dies natalis Solis Invicti”.

-L’Enciclopedia Americana, edizione 1944, afferma: “Il Natale … secondo molte fonti autorevoli, non veniva celebrato nei primi secoli della Chiesa cristiana, in quanto l’usanza cristiana in generale era quella di celebrare la morte delle persone più importanti, non il giorno della loro nascita … Una festa fu stabilita in memoria di questo evento [la nascita di Cristo] nel quarto secolo …Poiché il giorno esatto della nascita di Cristo non era noto, la Chiesa occidentale nel quinto secolo ordinò che la festa venisse celebrata per sempre nello stesso giorno dell’antica festa romana in onore della nascita del dio Sole”.

-La New Schaff-Herzog Enciclopedia of Religious Knowledge, così si esprime, alla voce Natale: “Le feste pagane dei saturnalie della brumalia erano troppo radicate nel costume popolare per essere abolite dall’influenza del Cristianesimo … La festa pagana, con le sue baldorie e gozzoviglie, era talmente popolare che i Cristiani furono ben contenti di avere trovato una scusa per perpetuarne la celebrazione con pochi cambiamenti, sia nello spirito che nelle usanze … i Cristiani della Mesopotamia accusarono i loro fratelli occidentali d’idolatria, e di adorare il Sole, per avere adottata questa festa pagana”.

-Ma la Bibbia cosa dice in merito? È d’accordo con i cristiani della Mesopotamia: definisce paganesimo l’aver adottato una festa idolatra. Del resto Dio, che prevede le cose prima che accadano (Isa 46:10) non poteva non avvertire per questo grave peccato; infatti la scrittura dice: “Guardati bene dal cadere nel laccio, seguendo il loro esempio, … e dall’informarti dei loro dèi, dicendo: ‘Queste nazioni come servivano esse ai loro dèi?

Anch’io voglio fare lo stesso’. Non così farai riguardo all’Eterno, all’Iddio tuo… Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi comando; non vi aggiungerai nulla, e nulla ne toglierai” (Deu 12:30-32). Fatta salva la buona fede di molti, rimane la prerogativa di una festa, non comandata da Dio, derivata dal paganesimo e condannata dalla Sacra Scrittura, perciò è un peccato di disubbidienza all’ordine di Dio.

-L’Enciclopedia Italiana Treccani, edizione 1949, Sansoni, vol. XXIV, pag 299, dice: “I Padri dei primi secoli non sembrano aver conosciuto una festa della natività di Gesù Cristo … La festa del 25 dicembre sarebbe stata istituita per contrapporre una celebrazione cristiana a quella mitraica del dies natalis Solis Invicti [giorno natalizio dell’invincibile Sole], nel solstizio invernale”.

Quindi la ragione vera del perché il 25 dicembre, e non una data più probabile al periodo della nascita di Gesù, va ricercata nel motivo di opportunità. In quel tempo si convertirono al Cristianesimo milioni di pagani; l’uso dello scambio dei doni, le baldorie ed i divertimenti integrati nei riti di adorazione del Sole erano radicati in loro; a tutto questo essi si rifiutarono di rinunciare.

Fu così che decisero di ‘appioppare’ a Cristo una etichetta pagana; la stessa ‘etichetta’ messa al Giubileo biblico, presunto giubileo cristiano del fine 2000 [il Giubileo biblico viene bandito ogni 50 anni, il decimo giorno del settimo mese: in questo secolo XX ne sono stati banditi 5, tanti quanti se ne dovrebbero bandire in 250 anni, ma il Giubileo non è ora argomento di questo articolo; basta notare come, in fondo, quella tradizione (pagana!) è giunta fino ai giorni nostri: i regali non hanno perduto il loro smalto, i divertimenti e la baldoria neppure.

Inoltre… Gesù Cristo non ha chiesto di ricordarlo nel giorno della nascita. Il vero significato di Cristo è racchiuso nella Pasqua: con la morte ha guadagnato agli uomini il condono dei peccati; ha aperto la strada della salvezza eterna. Questo evento i cristiani dovrebbero celebrare (ma vi evito le tesi a fondamento di questa credenza, per lo stesso motivo di prima)

Riportiamo invece l'attenzione su quel giorno di 2000 (ma son davvero duemila?!?)) anni fa… partendo dal confronto dei testi degli apostoli, leghiamo le vicende di Gesù Cristo ai fatti storici testimoniati…

Dei quattro famosi evangelisti, solo due iniziano la loro opera parlando della nascita di Gesù, sono Matteo e Luca. Gli altri iniziano la narrazione della vita di Gesù a partire dall'episodio del battesimo sul Giordano, quando costui era già adulto. Se leggiamo attentamente le due natività di Matteo e di Luca, scopriamo una mole sorprendente di incongruenze, tali da metterne seriamente in dubbio l'attendibilità storica.

Elenchiamo qui di seguito i contrasti:

1.
2. Matteo, prima della nascita di Gesù, fa abitare Giuseppe e Maria a Betlemme, mentre Luca li fa abitare a Nazareth.
3.
4. Matteo fa nascere Gesù nella sua casa di Betlemme, mentre Luca, pur facendolo nascere sempre a Betlemme, colloca il parto di Maria in un rifugio occasionale: una stalla.
5.
6. Matteo fa arrivare i Magi dall'oriente per adorare Gesù, mentre Luca non parla di Magi, bensì descrive l'adorazione dei pastori.
7.
8. Matteo parla della persecuzione del bambino da parte di Erode, che avrebbe costretto la famiglia a fuggire per rifugiarsi in Egitto, mentre Luca non fa cenno a tutto questo: il suo clima è sereno e il bimbo viene presentato al tempio senza timore che Erode possa trovarlo, nemmeno si parla di alcuna fuga in Egitto.
9.
10. Matteo fa nascere Gesù al tempo di re Erode il Grande, cioè non oltre il 4 avanti Cristo, mentre Luca fa nascere Gesù durante il censimento della Palestina che il governatore della Siria Quirinio supervisionò nel 7 dopo Cristo: 11 anni dopo!
11.
12. Matteo fa andare per la prima volta a Nazareth la famiglia betlemita, in occasione del ritorno dall'esilio in Egitto, mentre Luca, pochi giorni dopo la nascita di Gesù, fa tornare la famiglia al paese di Nazareth, dove già abitava sin da prima che Gesù nascesse.
13.
14. Matteo e Luca propongono due alberi genealogici completamente diversi, già a partire dal padre di Giuseppe (nonno di Gesù) le genealogie divergono completamente fino al re Davide (che visse mille anni prima).

Ovviamente tutto ciò mostra con estrema chiarezza che i due autori non intendevano fare cronistoria, ma erano interessati a costruire un supporto mitologico che rispondesse a determinati requisiti catechistici.

Il tempo della nascita secondo gli evangelisti Matteo e Luca.

Nel sesto secolo dopo Cristo un monaco nativo della Dobrugia, Dionigi il piccolo, venne incaricato dal Papa Giovanni I di mettere ordine nelle cronologie storiche affinchè le date venissero riferite non ad eventi pagani, ma a quello che per i cristiani era il più importante di tutti gli eventi: la nascita di Gesù. Dionigi fece i suoi conti e decise che Gesù era nato nell'anno 753 di Roma.

La cosa crea qualche piccolo problema perché, secondo lo storico ebreo Giuseppe Flavio, Erode il Grande sarebbe morto nel marzo dell'anno 750 di Roma e l'evangelista Matteo colloca la nascita di Gesù al tempo di re Erode. Insomma, Gesù Cristo sarebbe nato non dopo il 4 a.C.

Niente di male, Dionigi non sapeva fare bene i conti e la Chiesa, al giorno d'oggi, ammette che Gesù sia nato nell'intorno del 7 a.C. Infatti gli studiosi moderni sarebbero d'accordo nell'interpretare il famoso segno della stella, che avrebbe guidato i magi fino alla culla di Gesù, come la congiunzione astronomica dei pianeti Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, una combinazione capace di creare effetti di particolare splendore nel cielo e ricca di significati astrologici, che si è verificata, appunto, nel 7 a.C.

Di comete, invece, non c'è traccia nel periodo in questione, né di altri significativi eventi astronomici; mentre, a conferma dell'idea che la famosa stella dei magi sia proprio la citata congiunzione, ci sono le profezie iraniche e caldee sull'avvento del Salvatore, tradizioni che gli ebrei potrebbero avere assimilato durante il loro contatto con la cultura babilonese, ai tempi dell'esilio forzato, e che avrebbero adattato alle proprie aspettative messianiche.

A proposito del tempo di re Erode, qualcuno può obiettare che anche i figli di Erode il Grande, Archelao e Antipa, portavano il titolo di Erode; Matteo non avrà per caso inteso parlare di uno di costoro? Il dubbio non esiste, infatti lo stesso Matteo, parlando del ritorno della famiglia dall'Egitto, dice: “Egli (Giuseppe), alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese di Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi” . Evidentemente il crudele persecutore era proprio Erode il Grande.

Luca, alquanto più complicato, ha intrecciato il racconto della nascita di Gesù con quella della nascita di Giovanni, facendoci capire chiaramente che il Cristo ha visto la luce sei mesi dopo il Battista.

Per entrambi c'è una annunciazione effettuata alle rispettive madri dall'angelo del Signore; sia Elisabetta che Maria hanno manifestato al messaggero un profondo stupore nel conoscere il proprio stato di gravidanza, la prima perché sterile, la seconda perché vergine.

Nel Vangelo lucano leggiamo che l'angelo Gabriele si sarebbe presentato ad Elisabetta “al tempo di Erode, re della Giudea” . La qual cosa viene normalmente interpretata nel senso di al tempo di Erode il Grande; anche perchè, altrimenti, l'informazione sarebbe in contrasto con quella fornita da Matteo.

Sarà bene precisare alcune cose che riguardano il crudele monarca, sinistro emblema dell'infanticidio; infatti, volendo essere esatti, egli non sarebbe mai stato re della Giudea. La sua carriera al potere era iniziata quando suo padre, Antipatro, era amministratore della Giudea, al tempo in cui Giulio Cesare riscuoteva i suoi grandi successi, nel 49 a.C. Nel 43 Antipatro fu assassinato ed Erode, poco dopo, fu eletto dai romani tetrarca, o re della Galilea. Furono necessarie lotte feroci coi componenti della dinastia Asmonea affinché, dopo alterne fortune,

Erode riuscisse a farsi eleggere, finalmente, nel 37, re su tutte le province di Palestina: Giudea, Samaria, Galilea, ecc. L'espressione re della Giudea è riduttiva, a meno che i romani non chiamassero sbrigativamente Giudea tutta la Palestina, la qual cosa è possibile.

Un vero e proprio re della Giudea fu Archelao, figlio di Erode il Grande, il quale, alla morte del padre, ebbe un incarico limitato alla provincia Giudea: i romani avevano di nuovo diviso la Palestina in tetrarchie. Anche Archelao, come i suoi fratelli, era chiamato Erode. Per esempio l'Erode che, secondo Luca, visionò il Cristo prigioniero, poco prima della crocifissione, era Antipa, re della Galilea. Un altro esempio ci è offerto da alcune monete che furono fatte coniare proprio da Archelao, re della Giudea, recanti l'iscrizione Erodou Ethnarchou.

Insomma, l'Erode, re della Giudea, di cui parla Luca, potrebbe essere benissimo Archelao, il cui potere sulla Giudea durò complessivamente una diecina d'anni, dalla morte del padre fino al 6 d.C., quando fu deposto ed esiliato e l'amministrazione della Giudea passò direttamente sotto un praefectus romanus, che noi, con termine improprio, chiamiamo procuratore. In fin dei conti, quando Matteo definì il momento della nascita di Gesù, non scrisse “al tempo di Erode, re della Giudea”, ma, più sinteticamente, “al tempo di re Erode”.

Qualcuno potrebbe osservare che tutte queste considerazioni potevano essere evitate, dal momento che abbiamo già ammesso un fatto: l'espressione re della Giudea, a Roma, poteva voler dire, per estensione, re della Palestina. E allora tutte le questioni sarebbero risolte: Matteo ha fatto nascere Gesù sotto Erode il Grande; Luca ha fatto annunciare la nascita di Giovanni Battista sotto Erode il Grande e, circa quindici mesi dopo (nove per la gravidanza di Elisabetta più altri sei di differenza con l'inizio della gravidanza di Maria), ha fatto nascere Gesù quando, presumibilmente, Erode il Grande era ancora vivo.

Ma (ed ecco il grande “ma”), il dubbio se si trattasse dell'Erode padre o dell'Erode figlio ce lo pone Luca stesso, dandoci un'altra indicazione cronologica relativa alla nascita di Gesù: un'indicazione esplicita, chiara, che ha precisi riferimenti storici: “In quei giorni (Luca intende nei giorni successivi alla nascita di Giovanni Battista) un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra.

Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nàzaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto”.

Il fatto sorprendente è che, se le indicazioni sono esatte e se Luca sapeva di cosa stava parlando, dobbiamo ammettere che egli ha voluto collocare la nascita di Gesù una diecina di anni dopo la morte di Erode il Grande, cioè nel 7 d.C.! Ecco allora che il dubbio sull'Erode padre o l'Erode figlio non è stato posto per spirito polemico da parte di coloro che vogliono mettere tutto in discussione; al contrario, sarebbe spirito di omertà voler soprassedere sulla questione.

Le fonti storiche, fra cui Giuseppe Flavio, testimoniano l'esistenza di un censimento che i romani avevano deciso di effettuare in Palestina, nel 7 d.C., la cui cura fu affidata all'uomo che in quel periodo era il diretto superiore del praefectus romanus e degli stessi tetrarchi erodiani: il governatore della Siria Publio Sulpicio Quirinio. Poiché la Giudea era stata trasformata da un regno sottomesso a una vera e propria provincia imperiale, i romani intendevano riscuotere le tasse e decisero di censire la popolazione a fini fiscali. La cosa scatenò un putiferio: fu la scintilla che accese la celebre rivolta del censimento in cui trovò la morte lo stesso Giuda il Galileo.

Cerchiamo allora di riepilogare schematicamente quale sarebbe la cronologia lucana della nascita di Gesù:

1. sotto il regno di Erode Archelao, re della Giudea, è annunciata ad Elisabetta la nascita di Giovanni;

2. nel 6 d.C., mentre Giovanni sta per nascere o è appena nato, Archelao è deposto e sostituito da un procuratore romano (Coponio);

3. qualche mese dopo, nel 7 d.C., lo stato giuridico della Giudea diventa quello di una provincia imperiale, il censimento fiscale della popolazione è affidato alla supervisione di Publio Sulpicio Quirinio;

4. in occasione del censimento Giuseppe e Maria si spostano da Nazareth a Betlemme perchè i cittadini devono essere censiti nel luogo di origine del casato (secondo un uso non storicamente testimoniato) e qui nasce Gesù.

Adesso l'idea che l'annunciazione sia stata eseguita ai tempi di Erode il Grande si fa davvero poco credibile, mentre il contrasto con la natività di Matteo si fa veramente serio.

I contrasti sui tempi.

Il fatto che Erode il Grande sia morto nel 4 avanti Cristo, mentre il censimento di cui abbiamo parlato abbia avuto luogo nel 7 dopo Cristo, ha sempre gettato nel più grave imbarazzo gli interpreti del Nuovo Testamento. Com'è possibile che i due evangelisti abbiano posto la nascita del messia in due momenti non solo così lontani nel tempo, ma anche in due situazioni storiche nelle quali il quadro politico, sociale ed amministrativo è completamente cambiato? Dobbiamo pensare che uno dei due redattori, oltre a non aver avuto la più pallida idea su quale fosse il luogo di residenza della famiglia, non ce la avesse neanche sul tempo della nascita?

Gli atteggiamenti davanti a questo problema sono stati molteplici: c'è chi candidamente ignora il problema; chi risolve tutte le contraddizioni ammettendo che deve essere sicuramente esistito un censimento precedente a quello del 7 d.C., un censimento effettuato sotto il regno di Erode il Grande, dando così più peso allo scritto evangelico come fonte storica che non ai documenti storici propriamente detti, i quali, in materia di censimenti, non ne nominano alcuno presieduto da Quirinio nel periodo del regno di Erode il Grande; c'è chi sostiene che ciascuno degli evangelisti ha inventato la sua natività, sulla base di presupposti catechistici e dottrinari che desiderava rispettare; ed anche chi sostiene che si tratti delle natività di due persone diverse.

Eusebio di Cesarea, il primo “storico” ufficiale della chiesa, che visse ai tempi di Costantino, di fronte alla stridente discordanza fra le natività, ipotizzò l'esistenza di un censimento effettuato al tempo di Erode il Grande. Naturalmente non fornì alcuna prova che tale censimento fosse stato realmente eseguito, semplicemente doveva essere così, perché…il Vangelo non poteva sbagliarsi.

Se non ché lo stesso Luca (se è vero che Luca è l'autore degli Atti degli Apostoli) fornisce un'altra indicazione per identificare il censimento della natività in quello del 7 d.C.: “…si sollevò Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma anch'egli perì e quanti s'eran lasciati persuadere da lui furono dispersi…” . Ebbene, la sollevazione di cui si parla nella citazione è proprio quella in cui Giuda e migliaia dei suoi sicari persero la vita, avvenuta nel 7 d.C. in conseguenza del censimento presieduto da Quirinio.

Per alcuni studiosi l'espressione “questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio” deve essere letta “questo censimento fu fatto prima che fosse governatore della Siria Quirinio”, volendo significare che il censimento che portò Giuseppe e Maria a Betlemme non era quello famoso, quello della rivolta, ma uno precedente, effettuato quando Erode il Grande era ancora vivo.

Si tratta, in realtà, di una traduzione forzata, come tante altre se ne possono trovare nelle versioni moderne del Vangelo. Infatti, nella frase “aute i apografe prote egeneto egemoneiontos tes Surias Kireniou” il vocabolo prote non è una forma avverbiale (prima che…), ma una forma aggettivale (il primo…), perfettamente concordata con apografe (censimento).

Altri studiosi, invece, fanno essere Quirinio governatore della Siria per due volte: una prima volta ai tempi di Erode il Grande, una seconda volta al tempi della rivolta famosa. Ma le testimonianze storiche sono piuttosto esplicite: Quirinio fu governatore della Siria nel 6 d.C., e subito dopo fu supervisore del censimento, prima di allora era stato soltanto un console.

Insomma, le natività di Luca e di Matteo sono irrimediabilmente collocate in due momenti storici completamente diversi, questa è la verità.

Fonte: http://www.acam.it/natale.htm