La sincronicità, la coerenza elettromagnetica, il vuoto subquantistico e la non località – seconda parte

La sincronicità, la coerenza elettromagnetica, il vuoto subquantistico e la non località – seconda parte

INTUIZIONE – PENSIERO ~ SENTIMENTO – SENSAZIONE

sincronicitàIn una psiche sana il pensiero è in armonia col sentimento così che logica e ragione possono lavorare in modo costruttivo con la parte emozionale di un individuo.

Tuttavia nel caso di Pauli il pensiero aveva dominato il sentimento, cosicché le emozioni erano relegate in quello che Jung chiamava la parte in ombra dell’ego. In altre parole la natura emozionale e il sentimento di Pauli non si erano mai completamente sviluppate ma esistevano in una forma grezza e altamente energizzata che tendeva a esplodere in una forma di comportamento irrazionale, nei sogni e come nevrosi.

Secondo la visione di Jung la cura fu di portare il sentimento fuori dall’ombra e nella luce da dove potesse riprendere le proprie funzioni e riportare l’armonia nell’intera personalità di Pauli. Il metodo per Pauli fu di connettersi con il contenuto del suo inconscio attraverso sogni e fantasie da sveglio.

Nei mesi seguenti, Pauli produsse “più di mille sogni e impressioni visuali”, che furono più tardi analizzate da Jung e che formarono la base di uno dei suoi maggiori scritti: Individual dream symbolism in relation to Alchemy. Jung realizzò infatti che il simbolismo dei sogni di Pauli era marcatamente simile a quello degli alchimisti medioevali. Il culmine della serie dei sogni alchemici fu la visione dell’orologio cosmico, un’immagine “della più sublime armonia” che lasciò una profonda impressione in lui e che Jung commentò con queste parole: “Quello che potremmo chiamare una conversione”.

La rinascita di Pauli, come “una persona perfettamente normale, ragionevole e completamente adattata” fu quindi il risultato di una simmetria interiore in equilibrio.

Nel 1929, durante una lezione ad un gruppo di studenti, Jung disse che ‘Il sincronicismo è il pregiudizio dell’Est, la sessualità è il moderno pregiudizio delI’Ovest.’ Un anno dopo, al discorso commemorativo che Jung tenne alla morte Richard Wilhelm, ai suoi studenti di pensiero cinese disse:

‘La scienza dell’I Ching non è basata sul principio di causalità, ma su un principio che io ho provato a chiamare principio sincronistico’.

Il termine Sincronicità apparve per la prima volta cinque anni dopo ad una conferenza tenuta a Londra presso la Tavistock Clinic dove Jung sostenne che: ‘Il Tao può essere ogni cosa. Io uso un altro termine per designarlo… lo chiamo Sincronicità.

Ora, grazie a Pauli, Jung era in grado di cristallizzare le sue idee. Nel 1952 i due studiosi pubblicarono insieme L’interpretazione e la natura della psiche, un libro che conteneva due saggi: uno di Pauli sull’influenza degli archetipi e della religiosità nella teoria del moto planetario di Keplero, l’altro di Jung sulla natura della sincronicità. In questo saggio e in alcuni altri suoi scritti, Jung descrive la sincronicità nei seguenti modi:

“La coincidenza nel tempo di due o più eventi causalmente non correlati che hanno lo stesso o simile significato”.
“Parallelismo acausale”.
“Atto creativo”.

E scisse anche: “Le coincidenze significative sono impensabili come puro caso”. Jung cerca di integrare le sue intuizioni sulla sincronicità nella struttura della fisica moderna. Così come aveva suggerito inizialmente che la mente risulta da un equilibrio dinamico di dualità (vedi precedente schema), Jung produsse successivamente un diagramma che mostrava come la sincronicità bilancia la causalità negli schemi duali della natura.

Tuttavia nella sua discussione con Pauli il fisico suggerì una modificazione del diagramma che enfatizzasse entrambe le differenze e le similitudini di sincronicità e causalità. Introducendo il valore di “significato” in questa concezione della natura, Pauli suggeriva una via attraverso la quale l’approccio obbiettivo della fisica (costante connessione attraverso effetti) può essere integrata con valori più soggettivi (connessione attraverso equivalenza, contingenza o significato).

Questa intera nozione di significato era chiaramente il nucleo vitale della natura della sincronicità. Benché eventi casuali possono sempre esprimere degli andamenti di puro caso, l’essenza di una sincronicità è che un evento particolare ha un significato o un valore per l’individuo che lo sperimenta.

Mentre le convenzionali leggi della fisica non contemplano i desideri umani o la necessità del significato – la mela cade che si voglia o no – la sincronicità agisce come specchio dei processi interiori della mente e prende la forma esteriore delle trasformazioni interiori. Il rumore di rottura nella libreria o il suono del campanello alla sua porta erano entrambi eventi in congiunzione con violenti stati interiori.

La sincronicità coinvolge forti paralleli tra eventi interiori ed esteriori, che sono enfaticamente pregnanti di significato. La scoperta di come il significato può giocare un ruolo nel nostro universo obiettivo e fisico, è una delle maggiori sfide del nostro tempo. Jung e Pauli presentarono le loro intuizioni di ciò in cui credevano come un nuovo principio di natura che avrebbe potuto completare l’approccio della fisica.

Pauli credeva che la sincronicità potesse rendere possibile l’inizio di un dialogo tra fisica e psicologia in modo tale che il soggettivo entrasse nella fisica e l’oggettivo entrasse nella psicologia. Invece che guardare alla fisica e alla psicologia esclusivamente per decifrare i segreti della natura, Pauli sentiva che l’approccio complementare era necessario per comprendere gli aspetti soggettivi e oggettivi come differenti manifestazioni implicite di uno stesso fenomeno.

Fino al termine della sua vita Pauli conservò una profonda convinzione del potere della simmetria. Mentre lavorava intensamente alla teoria del campo unificato, scrisse al suo amico Heisenberg: “Divisione e riduzione della simmetria, questo è il bandolo della matassa! La forma è un antico attributo del diavolo… se solo i due contendenti divini – Cristo e il Diavolo – potessero notare che sono cresciuti in modo così simmetrico!”.

Jung e i king di Carl Gustav Jung,
dalla “Prefazione all’I King”, Ed Astrolabio

All’origine della creazione del concetto di sincronicità, a cui contribuirono una complessità di eventi, sono certamente stati fondamentali gli apporti filosofici e intuitivi de l’I King e dell’astrologia: due tra i più antichi sistemi di divinazione umana.

L’I King, il libro dei mutamenti, la cui origine risale all’antichità mitica della storia cinese, opera come un oracolo vivente. Chi vuole una risposta ad una precisa domanda, lancia per sei volte le tre monete che accompagnano il libro e da queste combinazioni crea un esagramma formato dall’insieme di linee intere e spezzate . Ad ognuno dei 64 possibili esagrammi corrisponde un nome e un oracolo che darà la risposta alla domanda iniziale.

È un fatto curioso che della gente così dotata e intelligente come i cinesi non abbia mai prodotto quella cosa che noi chiamiamo scienza. La nostra scienza, comunque, è basata sulla causalità, e quest’ultima è considerata verità assiomatica. Ciò che la Critica della Ragion Pura di Kant non ha saputo fare, è stato tuttavia compiuto dalla fisica moderna, vale a dire la messa in dubbio dell’assioma della causalità: noi ora sappiamo che tutte le leggi di natura non sono altro che delle verità statistiche, costrette perciò ad ammettere delle eccezioni.

Non abbiamo sufficientemente tenuto conto del fatto che, per dimostrare la validità invariabile delle leggi di natura, abbiamo implicitamente bisogno del laboratorio con le sue incisive restrizioni.

Lasciando che la natura faccia da sé scorgiamo un quadro ben differente: ogni processo subisce delle interferenze parziali o totali da parte del caso, e ciò in misura tale che un regolare corso di eventi, rispettoso della legge, forma quasi un’eccezione in circostanze naturali. La mentalità cinese, quale io la vedo all’opera nell’I King, sembra invece preoccuparsi esclusivamente dell’aspetto accidentale degli eventi. Ciò che noi chiamiamo coincidenza sembra essere la cosa della quale questa peculiare mentalità principalmente si interessa, e ciò che noi ardiamo come causalità passa quasi inosservato.

Dobbiamo ammettere che qualche cosa si possa dire in favore della immensa importanza del caso. Un importo incalcolabile di sforzo umano è destinato a combattere ed a limitare i danni o i pericoli rappresentati dal caso. Spesso la considerazione causale appare pallida e polverosa in confronto agli effetti pratici del caso. Va benissimo dire che il cristallo di quarzo è un prisma esagonale. È proprio vero finché si prende di mira un cristallo ideale.

Ma in natura non si trovano nemmeno due cristalli esattamente uguali, quantunque siano palesemente esagonali. La loro forma reale tuttavia sembra sollecitare il saggio cinese ben più di quella ideale, visto che la rappresentazione delle leggi di natura passata per i più fini setacci che forma la realtà empirica contiene per lui un significato ben più importante d’una spiegazione causale degli eventi, i quali inoltre devono di regola essere nettamente separati gli uni dagli altri prima di poter essere trattati appropriatamente. Il modo con cui l’I King è incline a considerare la realtà sembra non vedere di buon occhio i nostri procedimenti causalistici.

L’istante che sta attualmente sotto osservazione appare all’antica visione cinese più come un colpo di fortuna che come un ben costruito risultato di catene causali concorrenti.

L’oggetto che interessa sembra essere la configurazione che gli eventi accidentali formano al momento dell’osservazione, e nulla affatto le ragioni ipotetiche che apparentemente rendono conto della coincidenza. Mentre la mentalità occidentale accuratamente separa, pesca, sceglie, classifica, isola, ecc., l’immagine cinese del momento contiene ogni particolare fino al più minuto assurdo dettaglio, perché l’istante osservato è il totale di tutti gli ingredienti.

Accade così che quando succede che si gettino le monete o che si contino i 49 steli di millefoglie, questi dettagli causali entrano nel quadro dell’istante d’osservazione formandone una parte – insignificante per noi eppure colma di significato per la mentalità cinese. Da noi dire che qualunque cosa avvenga in questo momento possiede inevitabilmente la qualità peculiare per quest’ultimo sarebbe un’affermazione banale e quasi senza senso (per lo meno, superficialmente).

Questo non è un argomento astratto, anzi è un argomento assai pratico: vi sono certi esperti che dall’aspetto, gusto e comportamento di un vino, sapranno dire il sito della sua vigna ed il suo anno di origine; vi sono degli antiquari che sapranno informarci dell’epoca, della provenienza e dell’artefice di certi oggetti d’arte o d’un pezzo di mobilio con un’accuratezza impressionante, e vi sono persino degli astrologi che sanno dire senza nessuna previa conoscenza della natività quale fu la posizione del sole e della luna nonché il segno zodiacale che sorgeva all’orizzonte al momento della nascita di un individuo.

Considerando simili fatti bisogna ammettere che degli istanti possono lasciare delle tracce di lunga durata.

In altre parole: chiunque sia stato l’inventore dell’I King, era convinto che l’esagramma costruito in un dato momento coincideva con questo anche nella qualità e non soltanto nel tempo. Per lui l’esagramma era l’esponente del momento in cui lo si otteneva, più ancora anzi della misurazione del tempo, quanto lo si comprendeva come un indicatore della situazione essenziale prevalente al momento della sua origine.

Questa assunzione implica un certo strano principio che io ho denominato sincronicità, concetto che formula un punto di vista diametralmente opposto alla causalità. Siccome quest’ultimo è una verità meramente statistica e non assoluta, essa è una specie di ipotesi di lavoro esprimente come gli eventi evolvono l’uno dall’altro, mentre la sincronicità considera la coincidenza degli eventi in spazio e tempo come significatore di qualche cosa di più d’un mero caso, cioè di una peculiare interdipendenza di eventi oggettivi tra di loro, come pur fra essi e le condizioni soggettive (psichiche) dell’osservatore o degli osservatori.

La mentalità cinese antica contempla l’universo in una maniera paragonabile a quello del fisico moderno, il quale non può negare che il suo modello dell’universo è una struttura decisamente psicofisica. L’evento microfisico include l’osservatore proprio altrettanto quanto la realtà che forma il sostrato dell’I King comprende delle condizioni soggettive, ovverosia psichiche, nella totalità della situazione momentanea. Come la causalità spiega la sequenza degli eventi, nella mentalità cinese la sincronicità spiega la loro coincidenza.

Sincronicità nel mondo della fisica quantistica
di Emanuele De Benedetti

Il mondo della fisica, in particolare quello della meccanica quantistica e della cosmologia, è quello che, forse, più di ogni altro ramo della scienza, mette continuamente in crisi sia la visione che l’uomo ha della “realtà oggettiva” che di quella soggettiva. Basti pensare al principio di indeterminazione (nota 1) che pone un limite alla capacità dell’uomo di misurare con precisione assoluta alcune quantità del mondo fisico.

La realtà da deterministica si fa vaga, probabilistica, il mondo sembra essere fatto di cose che sfumano tra l’essere e il non essere sconvolgendo l’aspettativa della mente di una realtà definibile con contorni precisi.

E il soggetto, l’osservatore dell’esperimento, viene coinvolto, dalla logica del principio di indeterminazione, nell’esperimento stesso: l’azione dell’osservatore altera inevitabilmente la realtà osservata, l’osservatore non può osservare una realtà oggettiva indipendente da lui, quello che osserva dipende dal suo modo di osservare, dall’atto stesso dell’osservare.

Un altro punto abbastanza sconvolgente per l’interpretazione del reale nasce con il teorema e la diseguaglianza di Bell. Questo teorema, verificato sperimentalmente da Aspect e Al, mette fine alla lunga diatriba tra Bohr e Einstein sulla validità e interpretazione della meccanica quantistica.

Il teorema di Bell pone l’accento sulla non separabilità di certe entità fisiche suggerendo una visione del reale che sconvolge in modo drammatico l’attitudine analitica e riduzionista della mente occidentale. Esso si può esporre come segue: due sistemi quantistici che hanno interagito almeno una volta non possono essere più separati. Alcune delle variabili fisiche che ne definiscono lo stato saranno sempre connesse tra di loro (per esempio gli spin) anche se i due sistemi quantistici vengono separati agli estremi opposti dell’universo.

Quello che qui ci interessa a proposito della validità dell’ineguaglianza di Bell è che dimostra che nell’universo esistono delle connessioni significative che possono essere definite come sincroniche e che potrebbero addirittura avere connessioni con la sincronicità umana (che richiede la presenza di un soggetto ‘generatore’ di significato per essere definita).

Come ho descritto, due particelle accoppiate con gli spin opposti mantengono questa opposizione anche quando vengono separate e portate a grande distanza l’una dall’altra (non separabilità). Quando un polarizzatore (osservatore) misura uno spin in una certa direzione automaticamente e simultaneamente lo spin della seconda particella si orienta nella direzione opposta. Questo avviene in modo istantaneo (quindi senza possibilità di una connessione di causa ed effetto che richiederebbe la trasmissione di un segnale (forza causante) che non può, per il principio di relatività, superare la velocità della luce).

L’accadere simultaneo dei due eventi, orientamento dello spin di una particella per effetto della misura e cambiamento della direzione dello spin dell’altra può essere definito come un caso di sincronicità dove il ‘significato’ viene fornito dal fatto che le due particelle sono state in precedenza e sono tuttora connesse da un rapporto di coppia. Le implicazioni di questo fenomeno possono essere enormi se si tiene presente che:

  • Tutta la materia, inclusa quella dotata di coscienza, è fatta di particelle elementari che seguono le leggi della meccanica quantistica
  • La materia di tutto l’universo era inizialmente, alla sua nascita, situata in una piccola zona di spazio (Universo inflazionario, Big Bang). Ci sono delle buone probabilità che tutta la materia esistente nel cosmo fosse, una volta, connessa e quindi, per la inseparabilità del teorema di Bell, sia tuttora connessa.
  • Questo può avere anche degli effetti sui campi di coscienza che si fondano sui campi biofisici (elettromagnetici), in particolare nella:
  • trasmissione e percezione di informazione in modo istantaneo (intuizioni folgoranti, chiaroveggenza ecc.)
  • partecipazione e connessione a tutto quello che avviene nell’intero universo (per una proposta analoga che utilizza in modo non ortodosso il principio di indeterminazione. Vedi, per esempio, “Stalking the wild pendulum” di Ithzak Bentov, edito dalla Destiny Books).

Tutto ciò potrebbe avere anche un parallelo coi concetti di ordine implicato ed esplicato di David Bohm ( Wholeness and the implicate order, editore Routledge & Kegan Paul) e la sua teoria di un universo olografico.

nota 1. Il principio di indeterminazione di Heisenberg afferma che non è possibile conoscere (misurare) contemporaneamente con assoluta precisione i valori di particolari coppie di variabili che descrivono lo stato del moto di una particella elementare, per esempio la posizione e la quantità di moto, il tempo e l’energia, ecc.

Le incertezze delle misure dei valori di due variabili ‘accoppiate’ sono legate dalla relazione di indeterminazione: il prodotto delle incertezze è sempre maggiore o uguale alla costante di Planck diviso due pigreco. Una delle interpretazioni del principio è che è l’atto stesso dell’osservare che altera lo stato di una particella e quindi impedisce di conoscere quali fossero i valori dei parametri del moto prima della misura.

Per esempio per determinare la posizione di un elettrone bisogna ‘vederlo’ colpendolo con un raggio di luce che, colpendo l’elettrone, ne cambierà la quantità di moto in modo non prevedibile. Ne risulta che la posizione sarà ben determinata ma non la sua quantità di moto.

Altri modi di misurare la posizione che tentino di ovviare a questo inconveniente provocheranno la manifestazione della natura ondulatoria della particella impedendo così la misura di caratteristiche corpuscolari. In una interpretazione meno riduttiva al solo atto della misura, che propone ancora una certa visione ‘classica’ della realtà, le particelle elementari hanno sì delle proprietà analoghe alla velocità e alla posizione, ma più “fluide”, e queste non prendono consistenza che all’atto della misura.

Che cosa sia una particella elementare prima della misura non è noto. Questa fluidità deriva anche dalla coesistenza della natura corpuscolare e ondulatoria che impedisce di definire le particelle elementari in termini di una sola delle due realtà.

Ordine, sincronicità, ideogrammi cinesi di Carlo Moiraghi

Sincronicità vale unicità espressiva di eventi di ordine diverso.

Unicità espressiva che compete e contrasta con l’usuale pluralità, varietà propria di eventi considerati tra loro indipendenti.

Sincronicità è concetto di respiro unitario e globale che supera e inficia l’usuale dicotomia del casuale e del causale.

Spontanea viene l’argomentazione cinese, dati i modi in cui il concetto di sincronicità prese figura.

Tra i tanti ideogrammi attinenti al concetto di ordine, di sincronicità necessaria concomitanza, considero Li, Fa, Tse, Lu.

Quattro ideogrammi che interpretano l’ordine, la regola, la legge con differenti significati.

  • Lì raffigura la venatura della giada come modello di ordine. La legge di natura. Il principio che regola l’universo. L’equilibrio dell’imprevedibile e dell’asimmetrico, la legge sottile e invisibile del cosmo. È il principio etico.
  • Fa raffigura l’applicazione umana della legge di natura. Il vaso, manufatto umano, e la sua funzione, vedono come modello il decorso e lo scorrere di un fiume. La legge umana come rappresentazione, raffigurazione della legge di natura.
  • Tsè raffigura la legge umana nella sua proiezione legale: sanzione pecuniaria e pena inflitta con la lama, amputazione. Altri ci informa che in antico non valeva “conchiglia”, ma “calderone rituale”, e la legge era codificata da iscrizione su recipienti sacrificali. È legge penale. Ordine temuto per intimidazione e punizione. Quasi accettata e codificata rinuncia dell’uomo a parte di sé, che testimonia lo sforzo di ordinare, regolare nel vivere, conflittuale direzioni interiori. Il tributo alla convenienza, alla convivenza. Il costo del vivere. E quell’antica amputazione promessa, che in quanto promessa è già attuata, ben prefigura le molte attuali limitazioni riguardo ad altre amputazioni, sottili e discrete, ma non meno dolorose di altre più fisiche.
  • Lù raffigura la legge umana nel suo valore rituale. Trascrive la danza rituale. Per altri codifica l’ordine musicale e il diapason a fiato standard. Musica come metro umano della misura universale. E’ il rito. La regola dello sciamano e della divinazione. Tentativo di ricollegare ordine cosmico e ordine umano. Certo distante e non assimilabile al concetto di sincronicità, Lu pare ad esso sinergico. Vale qui notare come C.G. Jung si riferì al concetto di sincronicità nella prefazione dell’I King, Libro dei Mutamenti, fondamento di conoscenza e di oracolo. Lì, Fa, Tsè e Lù sono così differenti momenti nella tradizione cinese.

Simili ma non identiche raffigurazioni. Se lo sovrapponiamo, come nei giochi di figurine dei bimbi, della forma della prima figura, Lì, restano spazi non coperti, sfuggenti alle altre. Qualcosa dell’ordine naturale sfugge, resta fuori dalla logica umana. Sono eventi, rapporti e nessi che la lettura dell’uomo non sa comprendere. E’ la meraviglia, l’imprevisto che sottende qualcosa che sfugge.

Qualunque momento vitale, qualunque esperienza di trasformazione, si esprime secondo Li. Meglio, è Li che ne dirige i cammini. Certo è per esso, per Li, che evoluzioni di differenti categorie dell’esistente (ma che è differente?) mostrano, e a volte ostentano e ci fanno stupire, inspiegabili sinergie (ma che è inspiegabile? E che è spiegabile?), indoli simili ed uguali apparenze. Eventi passati e futuri, eventi in luoghi diversi, che incredibili vedono simili anzi stesse evidenze. E’ per Li che ciò accade.

A questi contesti, in cui concomitanze e coincidenze di eventi non paiono rapportabili al mondo del caso, e delle cause e degli effetti, sincronicità fa riferimento. Ma al fine, parziale è, e limitato e limitante, il concetto stesso di evento. Ciò che pone di là da venire giudizi su rapporti tra eventi diversi. L’evento consegue ad una limitazione del campo di osservazione.

E’ la limitazione, la parzialità intrinseca nell’osservatore, che dà luogo all’evento. Un osservatore infinito, quanto meno limitato, saprebbe bene osservare l’evento come momento inscindibile del tutto. Come la goccia d’acqua nel mare ne è autonoma ma inscindibile parte. Semplicemente essa è goccia e mare insieme, ricordava un vecchio taoista.

Così l’evento certo esiste, ma è particola non sondabile e non isolabile dal flusso continuo dall’esistente. L’evento pare realizzarsi in una certa sua rilevanza di modi, che viene scambiata per rilevanza di contenuti. Teatralità espressiva, risonanza figurativa che è in realtà l’unica qualifica dell’evento e l’unico metro di riconoscimento. L’evento è dove la foglia che cade disegna un barocco più fine. Ma quell’attimo non è più rilevante o intenso di ogni altro attimo, meno riconoscibile per la plastica minore evidenza, che è poi più semplicemente quando la foglia scivola via.

Per di più, ogni singolo attimo non ha in sé significato compiuto, meglio, di per sé non è in tutto realizzato, e solo in stretta insoluta relazione con gli altri momenti permette e rappresenta la foglia che dal ramo scivola a terra. Così l’acuto osservatore saprebbe bene osservare l’evidente rapporto tra eventi, che per l’uomo comune sono distinti e distanti. Ed il concetto di sincronicità, che vale a riempire questo supposto vuoto di evidenza, non avrebbe, e forse non ha, ragion d’essere. Riguardo al genere umano, intendo la nostra recente visione, essa si esprime secondo fa, Lu, Tsé, di Li contralto ed integranti, che disegnano in vario modo la logica, l’ordine umano.

In questo contesto, nell’angoloso regno dell’uomo, capita di restare abbagliati e perché no, illuminati da eventi che paiono e sono diversi e speciali, capaci di riconoscere e riflettere, promuovere e riproporre nostre tonalità, intenzioni interiori, valenze sorelle. E pari vale l’opposto. Nostri toni interiori si rispecchiano precisi in accadimenti esteriori. E il nesso che intercorre sfugge e pare mancare.

Notare questi eccedenti richiami (o è essere notati?) e valutarli (o è essere valutati?) è per noi indicativo ed importante. E segna uno sguardo, un accesso nell’universo di Lì, senza più bende sugli occhi o almeno con bende più lievi. Uno dei sette veli che scivola a terra. Questi eventi, che esulano e contravvengono la nostra logica, non sono che ombre, segni, impronte, figure di Li.

Come un suo casuale e ammiccante sbadiglio. E ci permettono, questi strani ritorni, di soppesare con mano quanto profonde evidenti ed ignote siano le regole, semplici ed insieme uguali e diverse, di questa nostra sconosciuta esistenza.

Sincronicità, a me pare, non sono che eventi che si rapportano stretti in abbracci più ampi della nostra attuale apertura. Più grandi di noi, voglio dire. Sincronicità raffigura sguardi più ampi di quanto i nostri occhi oggi possano, cammini più irti di quanto le nostre gambe oggi valgano, rapporti più profondi, intimi, immediati di quanto le nostre menti oggi sappiano.

Rappresentazioni in luogo più oscuro, o luminoso, di quel che è nella nostra pretesa tranquillizzante (ma poi lo è?) realtà, che in tutto si sforza di sbiadire in una monocroma quotidianità, accecanti colori e visioni.

Così la relazione non pare spiegabile sul piano comune. E sincronicità ci aiuta a far breccia, ci sforza a capire, vedere di là delle persiane socchiuse della nostra finestra interiore. Sincronicità è la luce che da fuori queste persiane filtra dentro e ci illumina, non uniforme ancora, ma a rette decise. Pure è luce e vedi il pulviscolo.

E cosa è spiegabile?

Noi chiamiamo spiegabile l’evento frequente, che appunto per la sua frequenza ci è prevedibile, anzi ovvio, certo e normale.

Inspiegabile è il raro, l’inusitato, lo strano. ciò che sconvolge le regole.

In realtà, ben sappiamo, l’eccezione conferma.

Da par suo, … Li non cura misure, frequenze, valutazioni, probabilità, ritorni, note, categorie. Li non divide in relazioni evidenti, invadenti o rare, segrete, improbabili.

Li non vale eccezioni. Li informa l’esistente. Di là, di qua di eventi, parole, spazi, tempi, movimenti, finzioni, trasformazioni, realtà.

Sincronicità ed evoluzione: l’unità delle coscienze e la creazione dei buddhafields di Nitamo Federico Montecucco

Jung riteneva che l’occidente è identificato con la legge di causa effetto così come l’oriente è identificato con la legge di sincronicità. Il principio di causa effetto costituisce la matrice logica del funzionamento dell’emisfero razionale/maschile e la base stessa della scienza; questo principio si esprime nello spazio, nella relazione fisica tra due oggetti o due forze che vengono direttamente in contatto e che si modificano: un batterio penetra nel mio corpo e mi fa ammalare di otite. Tutti i fenomeni che la scienza studia vengono tradotti in relazioni di causa effetto in quanto questo modo di comprendere gli avvenimenti è suscettibile di essere spiegato e compreso con chiarezza e razionalità.

Differente è il principio che regola l’emisfero intuitivo e le arti, certamente inconcepibile in termini di razionalità, esso costituisce l’essenza del fascino femminile, dell’analogia simbolica, della magia degli eventi più significativi che accadono come se non ci fosse causa.

Diamo alcuni termini di fondo per inquadrare meglio il problema affascinante della sincronicità.

La mente razionale (percentualmente maschile e simbolicamente Yang) è essenzialmente attratta dagli oggetti, dalle singole unità di cui è composto un insieme, ad esempio un musicista, ascoltando un brano di musica classica, è portato ad analizzarne la struttura in cui il brano stesso è diviso, la bravura dei singoli strumentisti, del direttore, le differenze tonali e ritmiche: tutta questa elaborazione viene svolta dall’emisfero analitico/razionale che, appunto, frammenta l’insieme del brano nei suoi singoli costituenti.

La mente estetica per le sue qualità recettive e femminili (simbolicamente Yin) ascolta il brano nel suo insieme, lo gode come un evento globale, si lascia trasportare dalla musica e si abbandona alle sensazioni che nascono dentro. Tutto è giocato sulla sintonia, sulle analogie tra la musica, i propri sentimenti e la situazione nel suo complesso.

La scienza al suo nascere si configura come via di conoscenza rigidamente razionale e sperimentale, basata sulla legge di causa-effetto; al suo interno non vi è mai stato spazio per la componente analogica della mente, che pure è di importanza essenziale per la comprensione di una vasta classe di fenomeni. Da questa impostazione deriva il fatto che la scienza pone l’accento sulle parti in cui un fenomeno può essere diviso piuttosto che dall’unità d’insieme del fenomeno stesso.

Come esempio di questo possiamo vedere come l’atomo è stato identificato con gli elementi attivi, lo Yang, ossia elettroni, protoni ecc., mentre la stragrande estensione dello spazio atomico è costituita dal vuoto, lo Yin, che viene ritenuto secondario e senza proprietà essenziali. In maniera analoga la cellula viene descritta per i suoi costituenti attivi (nucleo, mitocondri, molecole ecc.) mentre l’acqua, il più vitale e femminile degli elementi, che costituisce 1’85% della cellula stessa, viene considerata come una sorta di riempitivo di importanza trascurabile.

La stessa psicologia occidentale continua a considerare solo gli oggetti mentali come pensieri e idee, studiando come si formano, si conservano, si associano ecc., senza mai considerare il “campo di coscienza” in cui i pensieri esistono e si articolano. Se pensiamo ad una mela, essa diventa presente dentro di noi come immagine colorata o come concetto astratto: ma che cos’è questo dentro? abbiamo mai fatto caso a questo “spazio vuoto interiore” che, in maniera scontata, chiamiamo “mente”?

Il taoismo, la più femminile e naturale delle vie spirituali, ricorda che il vaso è costruito di terracotta ma è per il suo vuoto interno che il vaso è utile…e il taoismo sta proprio parlando dell’uomo e del suo vuoto interiore, dell’indicibile esperienza di una coscienza senza contenuti che si ottiene quando si entra in sincronicità con l’esistenza, con il Tao.

Parallelamente all’evoluzione del pensiero forte si è evoluta anche una linea di pensiero debole, una “epistemologia flessibile” basata sulla trasmissione istantanea di comprensioni tra persone tra loro molto simili e non, come nella nostra cultura, attraverso l’acquisizione di dati precisi, di nozioni complete e strutturate.

Non per nulla l’oriente è profondamente legato alla sincronicità e alle sottili trasformazioni spirituali che rendono possibile questo ‘accadere’ di eventi nel presente che rende la vita significativa. Seguendo la nostra linea di analisi se la base dell’attitudine occidente è il principio di causa effetto, che si esprime pienamente nella scienza materialista e oggettiva, dovremmo ritrovare il principio di sincronicità come base della “scienza della dimensione interiore” che caratterizza l’oriente.

La maggioranza delle religioni orientali è sempre stata basata sull’esperienza del proprio “vuoto interiore” e sulla realizzazione del proprio essere, non sulla fede. Per migliaia di anni un incredibile numero di persone si sono completamente dedicate alla ricerca di questa esperienza soggettiva, esattamente come in occidente i ricercatori hanno sviluppato una scienza partendo da metodi simili e dal confronto delle proprie esperienze dirette.

Che cambia è solo la direzione della ricerca: esterna o interna. Così in oriente hanno preso vita migliaia di differenti scuole spirituali, ognuna delle quali adotta alcune tecniche specifiche. I ricercatori spirituali per generazioni hanno continuato a fare esperienza di spazi interiori e a tracciare delle mappe di questi “territori spirituali”.

Ogni tanto, esattamente come accade tra scienziati, qualcuno scopre delle tecniche nuove, dei nuovi spazi di ricerca o dei nuovi paradigmi con cui spiegare le esperienze raccolte, in questo modo le scuole di ricerca spirituale hanno portato ad un altissimo grado di evoluzione questa dimensione di coscienza.

La scoperta fondamentale è che, pur con differenti tecniche di meditazione, è possibile per ogni essere umano arrivare ad uno stato di coscienza vigile e incontaminata da impressioni o pensieri, al vuoto interiore. Quando questo stato è raggiunto la coscienza individuale si fonde con la “coscienza del Tutto” e si realizza la più profonda delle esperienze: l’illuminazione. Quando un uomo realizza questo stato di totale sincronicità con l’esistenza, viene chiamato un Buddha (risvegliato), un liberato, uno Yogi; viene stimato come un essere autorealizzato e venerato come maestro spirituale.

Tanto la meditazione che la realizzazione avvengono nel silenzio e nella profonda pace interiore. Quando Mahakasiap realizzò lo stesso stato di coscienza del Buddha, questi sorridendo in silenzio gli porse un fiore, solo un simbolo di fragranza e apertura. Tra di loro la comunicazione era accaduta: l’esperienza del Buddha era passata al discepolo ed ora entrambi partecipavano alla stessa esperienza profonda.

Qualche cosa era passato dal maestro al discepolo o solo un istante di unità e armonia aveva permesso che accadesse la stessa comprensione ed evoluzione. La sincronicità entra in questo gioco sottile di silenzi ed espansioni dell’anima come la musica ispira i corpi alla danza.

E ogni maestro creò una comune di ricercatori spirituali intorno a sé, tutti in profonda sintonia e vicinanza con lui. Persone legate dallo stesso profondo desiderio di evoluzione, tutti che si sentivano uniti dall’esperienza interiore della meditazione. Pensiamo ora, riferendoci all’articolo che ci mostra che quando c’è la sensazione di sintonia le onde elettroencefalografiche si sincronizzano, che cosa può accadere quando un Buddha e alcune migliaia di discepoli meditano insieme.

Questa sintonia di coscienze, di silenzi che di fondono con altri silenzi, di una oceanica onda di sincronicità che pervade il tutto. Ogni Sanga (comunità buddista), ogni lamaseria, monastero, ogni comune di ricercatori che ha ospitato un maestro illuminato ha creato questa oceanica esperienza di Buddhafield, di “campo di Buddhità” in cui ogni avvenimento appare più significativo, più fluido, come se l’intero posto avesse una maggiore “densità”. Accadde questo quando Buddha e Lao Tze furono con i loro discepoli, nelle comuni Zen, Sufi e Tantriche, accadde fino a che Ramana Maharshi e Babaji furono vivi e continua ancora ad accadere con grande intensità intorno a Osho Rajneesh.

Punti di sincronicità di coscienze, centri di fusione della rete evolutiva dell’umanità, ancora così frammentaria.

L’indicibile leggerezza dell’essere, cardine della ricerca interiore orientale, si ‘contrappone’ alla concretezza dell’avere della società tecnologica. Vuoto e silenzio mentale diventano un polo dell’esperienza umana interiore che si spera bilanci la ricchezza estrema della conoscenza e dell’esperienza rivolta al mondo esterno. E’ necessario che l’occidente, e lo scienziato in particolare, prenda coscienza di questa mancanza radicata nella nostra cultura e inizi a riequilibrare il mondo iniziando la ricerca del proprio stesso essere.

Cerchio: la sincronicità astrologica del mandala di Anna Mosca

L’astrologia è una delle tecniche più antiche di comprensione di come l’essere umano viene influenzato dalla configurazione che i pianeti del sistema solare e le costellazioni avevano al momento della sua nascita e nei vari momenti della vita.

Tutte le diverse modalità di interpretazione come l’astrologia occidentale, cinese, indiana, tibetana ecc., sono relegate alla carta del cielo che sulla base dei calcoli viene scritta dall’astrologo su un foglio o tavoletta e spiegata alla persona. In tutte, sembra esserci una relazione di causa/effetto tra l’azione dei pianeti e l’individuo, una relazione certamente sottile, psicosomatica, ma pur sempre un’azione astrale e un effetto umano.

Da questi modi antichi di intendere l’astrologia si stacca una nuova tecnica che possiede delle caratteristiche rivoluzionarie: la tecnica del cerchio. Questa tecnica nasce alcuni anni fa alla RIMU, Rajneesh International Meditation University di Rajneeshpuram negli USA, dove un gruppo internazionale di terapisti, medici ed astrologi che praticavano meditazione, aveva dato vita ad un esperimento colossale di comprensione dell’uomo e dei suoi processi di analisi ed evoluzione. Una delle tecniche uscite da quella fucina fu l’astrologia esperienziale, basata sul cerchio.

Il quadro astrologico di una persona viene raffigurato in terra grazie a grandi segni costruiti in legno che vengono disposti nella corretta configurazione. L’intero cerchio, che riproduce quello sulla carta, diventa così largo tre – quattro metri. i simboli di legno vengono colorati in differenti colori. Le case e gli spazi vengono delimitati da sottili asticelle di legno.

Ora in Italia vi sono solo quattro astrologi che hanno appresi il lungo training per poter operare con questa tecnica; training che, oltre alle specifiche cognizioni pratiche, comprende corsi di meditazione e lavoro interiore di ri-pulizia.

Abbiamo chiesto ad Anna Mosca, una di queste esperte, che insieme a Margareth Kuntzle ha tenuto dei seminari di questa tecnica in Italia e in Svizzera, di parlarci della sua esperienza del cerchio.

“Il cerchio è una lezione incredibile di centratura, è un qualcosa di ancora misterioso, che non riesco a capire, è come un catalizzatore. Quando ho iniziato a provare il cerchio su di me, è stato così forte che per un anno intero ho sentito il bisogno di fermarmi, di iniziare un periodo di introspezione, ho cessato la mia collaborazione con Astra prima e con Sirio poi per potermi dedicare totalmente a guardarmi dentro e crescere. Da quando ho iniziato a lavorare con il cerchio, sono successe cose molto forti, nonostante mi sembri di essere statica fuori, in realtà sento che tutto è in movimento.

Anche senza muovermi, il cerchio ha lavorato su di me. Ora sto riprendendo a lavorare sugli altri. Il cerchio è una meditazione, ha una sua silenziosa bellezza, è un’arte che richiede prima una trasformazione personale, altrimenti perderebbe la sua carica di sincronicità.

Il cerchio è sempre stato il segno della magia, nel bene e nel male, il cerchio è in realtà un segno spirituale. In tibetano cerchio e centro hanno lo stesso nome: Mandala, simbolo del sé e del cosmo nella sua interezza. Il soggetto, quando entra nel “suo” cerchio astrologico, deve prima di tutto centrarsi e fermarsi, entrare in silenzio… meditazione… che può durare poco o anche molti minuti, poi da quello che lui sente in questo suo spazio interiore, io decido che cosa fare: ce segno mettergli di fronte, o dove portarlo all’interno del cerchio.

Il cerchio rappresenta l’interezza della persona, e lo scopo di queste tecniche è che la persona vada dappertutto all’interno di questo spazio, a sentire e riscoprire sé stesso nella sua totalità. Solo che questo non si può fare in una sola sessione… ci sono troppe implicazioni… ci vuole del tempo e molta collaborazione. Chi mostra delle grosse chiusure, un’emotività molto bloccate, davanti, per esempio, ad una V casa che rappresenta la vitalità sessuale, allora lo sposto e lo metto davanti alla sua Luna, per sentire l’altra parte della sua sensibilità.

Normalmente la persona lavora ad occhi chiusi, ma non è una regola, la cosa incredibile è che, anche ad occhi chiusi, ognuno sente con esatta sincronicità quello che simbolicamente è correlato a quella posizione o a quel segno.

Per esempio Angela, una persona molto controllata, è venuta a fare una sessione facendo un gioco suo classico del “tutto perfetto”, del “sì” stereotipato. Io ho cercato di farle emergere qualche “no”, lei ha un insieme di pianeti in Scorpione, che sono in rapporto di tensione con altri pianeti in Leone per cui tutto il suo gioco del trattenere… ma davanti allo Scorpione non è successo niente… allora l’ho messa davanti al nodo lunare ed è andata in uno stato profondissimo; ha contattato un’altra sé stessa, molto inconscia, ed ha vissuto una scena di violenza: una capanna con tutti i dettagli, e questi uomini che bevevano e le facevano paura.

La scena era stata rimossa e il liberarla ha provocato dei profondi cambiamenti nella sua vita. Alcune persone rivivono una autentica rinascita, quasi sempre delle grosse espressioni di emozioni e blocchi rimossi.. ma fanno questo quasi completamente da sé.Il cerchio è uno specchio.. uno specchio magico, succedono cose meravigliose con una intensità fortissima.

La sincronicità del centro è evidente, anche ad occhi chiusi, c’è un rapporto simbolico che opera in modo assai misterioso, io non faccio quasi niente.. resto presente e distaccata.. il cerchio opera da solo. Questa tecnica ci riporta a vivere l’astrologia con il corpo, con le sensazioni, a sentire i segni e gli aspetti positivi e negativi direttamente su noi stessi. E’ una tecnica totale.. olistica. E’ un vero viaggio simbolico dentro il nostro passato e le nostre potenzialità più nascoste. Questo strumento ci aiuta a sentirci assai più vicini a noi stessi di ogni altra forma di astrologia mai conosciuta prima: per questo la chiamiamo astrologia esperienziale.”

Sincronicità ed evoluzione di Hanseuli F. Etter

– estratto da “La syncronicité, I’ame e la science”

Le mutazioni accadono nello spazio e nel tempo, ma la loro apparizione è fortuita e dunque a-causale. La particolarità dominante è che esse hanno un senso per l’evoluzione, esse rendono quest’ultima possibile e determinano uno sviluppo ‘verso l’alto’. Dietro le mutazioni si trova a mio avviso un principio acausale significante: la sincronicità.

Nel sistema occidentale del pensiero di comprensione manca terribilmente una struttura differenziata che permetta di comprendere ciò che è causale e ciò che non lo è. Così non è, invece, nelle categorie della filosofia estremo orientale.

Questo determina in quel contesto un intreccio individuale fra il pensiero analitico strettamente causale da un lato e accettazione seria di segni, oracoli e altri eventi di natura propriamente simbolica dall’altro. In termini religiosi tradizionali vengono accettate nella nostra civilizzazione segni come la provvidenza, il caso, il destino o l’intervento divino, per la scienza moderna, al contrario, il concetto neutro di caso, con un aspetto indifferente di fortuna o sfortuna è più che sufficiente.

Il premio Nobel Jacques Monod ha portato alle estreme conseguenze la filosofia del caso dell’evoluzione. Egli perviene alla conclusione che il caso soltanto è all’origine delle innovazioni, delle creazioni nella natura animata: il caso puro, la libertà assoluta e cieca come base della straordinaria costruzione dell’evoluzione. Questo riconoscimento fondamentale della biologia moderna non gli sembra una delle ipotesi possibili o pensabili tra altre: essa è la sola possibile poiché è la sola che coincide con la realtà dell’osservazione e dell’esperienza.

Egli sottolinea, per esempio, che fra il determinismo di una mutazione della sequenza del DNA e il determinismo indotto dall'”indice funzionale a livello dell’azione delle proteine, non è possibile constatare una “coincidenza assoluta”.

Egli aggiunge che “l’evento resta dunque nel dominio del caso necessario. Monod si avvicina così a quello che può essere definito il principio della sincronicità nell’evoluzione.

I fenomeni sincronici o le sincronicità rappresentano l’incontro fortuito di due o più catene causali indipendenti, che sono caratterizzate dalla simultaneità approssimativa e dal senso che l’evento creato fortuitamente produce per l’interessato. Jung (1952) parla anche di coincidenze analogiche o similitudini e pone come postulato di spiegazione la sincronicità come principio di relazioni a-causali.

Incontriamo un tale ordine a-causale, per esempio, nel regno della fisica con i periodi atomici o la velocità di propagazione della luce. Le cose sono come sono e noi non possiamo darcene una ragione.

Jung allarga considerevolmente, con l’aiuto del fisico Wolfang Pauli, l’immagine classica del mondo che avevamo fino ad allora (spazio, tempo, causalità) per introdurre un quarto principio – pur essendo consapevole che una tale apertura non poteva essere intrapresa che sotto l’influsso di una necessità assoluta. Questa necessità era fondata per lui sul fatto che i fenomeni di coincidenza significante non sono comprensibili all’interno di una visione del mondo, in cui esperienze essenzialmente umane non possono essere integrate, pertanto necessitano di un’espansione di questa visione.

L’idea di una relazione fra tutte le cose, la ‘correspondencia’ di Leibuiz che si accompagnava alla filosofia medioevale ha cominciato a declinare con l’apparizione delle scienze della natura e le concezioni di un mondo sottoposto alla causalità, per finire nell’oblio con il costante progresso di queste scienze.

Oggi, certe problematiche e certi risultati della fisica e della biologia, nonché della psicologia e dei suoi territori limite che si sottraggono alla concezione causale, richiedono una revisione dell’immagine scientifica del mondo (Isler 1971). Nella cultura cinese del passato, il principio di sincronicità era lo strumento di base utilizzato per comprendere il mondo circostante e gli eventi storici. Si assumeva, allora, che il comportamento strutturale dell’uomo, il microcosmo, era in relazione con il macrocosmo.

Così inteso il principio della sincronicità indica in ultima analisi una connessione trascendente di tutti gli elementi dell’universo.

Jung e Pauli sono giunti a un accordo reciproco concernente l’ordine di questo principio. Il quadro spazio-tempo-causalità nel quale si muove la nostra comprensione occidentale del mondo viene elevata ad una figura parternaria con l’introduzione del principio della sincronicità. Su proposta di Pauli la struttura è costruita in modo tale che i postulati della psicologia del profondo e quelli della fisica moderna vi si trovino soddisfatti:

  • energia indistruttibile
  • causalità sincronicità
  • continuo spazio-tempo

Jung non conosceva evidentemente il significato del caso nella teoria dell’evoluzione suggerita da Monod, in cui l’evento che impone la mutazione e la sua incidenza funzionale sono legati fortuitamente. Quando una mutazione si rivela essere, nel suo effetto biochimico finale, un vantaggio funzionale per rapporto all’ecosistema, essa è tanto più utile al portatore, perché gli da una possibilità individuale di sopravvivenza e assicura meglio la continuazione della specie.

Questa esigenza, elaborata da Jung in vista di un evento sincronico, si verifica in maniera esatta nel caso di una tappa evolutiva. Il ‘senso’ risiede nell’adattamento migliore, nella continuazione più sicura della specie e di conseguenza nella garanzia di una possibilità di uno sviluppo superiore.

LA COERENZA ELETTRODINAMICA QUANTISTICA
di Giuliano Preparata ed Emilio Del Giudice

In questo capitolo presentiamo uno dei contributi più rilevanti che la fisica quantistica ha offerto alla visione unitaria della realtà. Una delle basi olistiche più significative e strutturate, che ci permette di comprendere come vi sia una profondissima interrelazione tra ogni elemento fisico (campo-particella) che costituisce la realtà. La teoria della coerenza elettrodinamica quantistica ci permette anche di comprendere l’evoluzione in termini unitari dalle particelle elementari all’organizzazione della vita biologica. La fisica quantistica dice che il numero elevatissimo (tendente all’infinito) di campi-particelle rappresentano una Unità. L’identità dell’”uno” e del “molteplice”. I concetti quantistici di vuoto e di campo implicano il concetto di “Oneness”, di Unità. Questo fondamentale contributo della fisica quantistica rappresenta una concezione profondamente olistica dell’esistenza. La coerenza elettrodinamica diventa la diretta concretizzazione della oneness sul piano fisico.

“Oneness” – l’Uno è Infinito

La Oneness: l’universo come campo quantistico unitario
di Giuliano Preparata

La Oneness emerge dalla comprensione profonda del concetto di campo quantistico. L’Universo è un unico campo. Il campo è la Oneness dell’Universo. La Oneness è il trionfo dell’unità,è l’unità del mondo, è che il mondo è UNO e le particelle e ogni fenomeno sono un aspetto di questa Oneness. In altre parole, il mondo è uno, e tu lo parcellizzi con la tua scelta di osservarlo in una certa maniera. L’osservatore non vede più tutto il mondo, ma vede un pezzo, ne taglia una porzione e vede cosa succede in quel pezzo…ma ciò non significa che tu rompi o disgreghi l’unità dell’Uno, l’origine è l’Uno e questa è la base del Tutto. La materia e il campo sono gli stessi in tutto l’Universo…

La coerenza è la realizzazione piena e totale della Oneness. Secondo la teoria quantistica dei campi avanzati, a cui siamo arrivati, c’è questo campo “Uno”, nello spazio-tempo, la Oneness. La coerenza nasce proprio dalla stessa struttura concettuale di questi campi che poi, per miracolo, si realizza come fatto reale della natura e quindi come generatore di fenomeni osservati.

Quindi i campi quantistici che descrivono la realtà fisica Una, lo fanno in questa forma unitaria in cui pezzi diversi vengono correlati, in maniera ben definita e coerente, con altri pezzi di spazio e di tempo. La coerenza è appunto questa realizzazione della teoria quantistica dei campi, un “Avatar”, inteso come “incarnazione”, matrice, epifania del divino. La Oneness, attraverso la coerenza, avrebbe la possibilità di tenere insieme il mondo, quindi da questo punto di vista la coerenza è il punto forte…

La teoria della coerenza elettrodinamica quantistica ha a che fare con l’interazione fra campi di materia e campi elettromagnetici all’unisono, su certe frequenze portanti particolari, con certe relazioni di fase. La teoria della coerenza elettrodinamica quantistica è una particolare realizzazione dell’aspetto coerente della teoria quantistica dei campi a cui inizialmente avevamo dato il nome di “superradianza”, termine coniato da Robert H. Dicke, fisico di Princeton che fu il primo a concepire questo comportamento coerente, di oscillazioni in fase, fra sistemi atomici e campi elettromagnetici, che poi ha portato al laser e ad altre scoperte.

Di fatto, avrebbe dovuto chiamarla iporadianza, perché a differenza di quello che succede al laser, che lavora in uno stato eccitato, il campo elettromagnetico non viene proiettato al di fuori del sistema, come un raggio laser che esce, ma rimane intrappolato nel sistema atomico e ne garantisce un’evoluzione coerente. Per cui il campo elettromagnetico coerente e interiorizzato è il collante dei sistemi, degli individui atomici fra loro. La vita è quindi un delicato equilibrio tra coerenza e non coerenza.

Il campo quantistico universale: la base fisica dell’unità
di Emilio del Giudice

La teoria quantistica dei campi è la risposta più profonda finora storicamente proposta al problema dell’”uno” e del “molteplice”. L’Universo è descritto da un insieme di campi quantistici, ognuno dei quali si estende indefinitamente nello spazio e nel tempo.

Mentre nella fisica classica il mondo fisico è concepito come un aggregato di oggetti, ognuno localizzato nello spazio e nel tempo, nella fisica quantistica ogni elemento fondamentale della realtà è coesteso con l’intero universo e possiede una Oneness intrinseca che si manifesta tipicamente nell’aspetto ondulatorio del campo.

Il campo quantistico ha infatti una duplice caratterizzazione; è un insieme di quanti, di granuli che forniscono l’”intensità” del campo, ma è anche governato da una “fase” (che, rozzamente, definisce il modo di oscillare del campo) che emerge spontaneamente dalla dinamica globale dell’insieme dei quanti.

Il numero preciso dei quanti e la fase non possono essere simultaneamente definiti (questa “indeterminazione”, scoperta da Heisenberg, è la proprietà più peculiare della teoria quantistica), per cui la enucleazione di un numero ben definito di quanti (punto di vista atomistico-locale) distrugge la possibilità di definire una “fase” e con essa distrugge la connessione cosmica. Il punto di vista locale e quello globale sono perciò aspetti complementari nell’ambito della teoria quantistica dei campi. L’universo, profondamente uno, può anche essere visto, in un limite, come insieme di realtà individuali separate.

Coerenza elettrodinamica: il “dialogo sottile” come principio fisico della co-evoluzione

Gli stati fisici più vicini all’esistenza della Oneness sono gli stati coerenti in cui un insieme indefinito di “particelle” è descritto da una fase ben definita nello spazio e nel tempo, che assicura un comportamento correlato e cooperativo (di qui il nome coerenza) di tutti i componenti che, nel processo, perdono la loro natura di individui separati. La coerenza è perciò quella realizzazione della teoria quantistica dei campi che privilegia gli aspetti unitari, è una materializzazione della Oneness.

La proprietà della coerenza elettrodinamica è stata dapprima studiata nel campo di quelle interazioni tra atomi e campo elettromagnetico che rendono possibile la realizzazione del laser; la “superradianza”, cioè la produzione di un campo elettromagnetico eccezionalmente intenso e concentrato su un numero ristretto di modi di oscillazione, è una manifestazione della coerenza.

Un altro aspetto è quello alla base della condensazione della materia nei liquidi e nei solidi a partire dai gas; in questo caso il nome dovrebbe essere “subradianza” poiché il campo elettromagnetico, invece di essere proiettato all’esterno è tenuto all’interno di reazioni – i “domini di coerenza” – in cui gli atomi si muovono collettivamente, governati da una “fase” da essi stessi generata; esempio di autoregolazione nella natura, in contrasto con l’intervento “dall’esterno” tipico della mentalità della fisica classica. Inoltre questi “domini di coerenza” non vanno visti come “monadi” nell’universo; essi hanno porte e finestre.

Il campo informatico del potenziale vettore

Il campo elettromagnetico intrappolato ha con sé un compagno inseparabile, il “potenziale vettore”, quantità totalmente non misurabile nell’ambito della fisica classica, ma che, nella teoria quantistica dei campi, influenza la fase di un sistema coerente. Il potenziale vettore, a differenza del campo, non è intrappolato, esso si estende ad una ampia regione circostante, senza trasportare energia ma solo informazioni, ma esercitando una sua “influenza sottile”, potremmo dire informatica, modificando la fase dei sistemi coerenti presenti.

Tra i vari sistemi coerenti si apre perciò la possibilità di un “dialogo sottile”, una comunicazione senza scambio di energia, che coinvolge solo le fasi, che sfugge perciò ad ogni misura di tipo parcellare e può essere percepita solo da chi si pone in un ambito ondulatorio.

Accanto all’ordine della coerenza si pone il disordine del mondo gassoso, degli atomi isolati, localizzati “qui ed ora”, sottoposti al regime della collisione, della fluttuazione termica e, nel loro insieme, portatori di una temperatura e di una entropia.

La materia vivente è una sintesi tra coerenza e non coerenza. Negli interstizi dei domini di coerenza dell’acqua, le molecole disciolte, inizialmente non coerenti, si muovono seguendo il richiamo selettivo, secondo un codice di risonanza tra frequenza, dei domini di coerenza, fino a costruire membrane dotate di loro propria coerenza e perciò capaci di attirare, secondo le stesse leggi, altre molecole che con le loro interazioni chimiche mutano la natura dei protagonisti e, attraverso la proprietà generale della coerenza, le fasi e i modi di oscillazione dei campi coinvolti. L’”influenza sottile” del potenziale vettore si incarica poi di correlare tra loro tutte queste strutture coerenti nell’unità del vivente.

Nell’acqua liquida semplice, la frequenza oscillatoria del campo responsabile della coesione delle molecole è una sola; quando abbiamo a che fare con più sistemi, ognuno con la sua frequenza, tenendo presente anche che cambiano nel tempo, cominciamo ad avere un insieme di “note” che variano nel tempo e non sono più singole, ma accordi, voci, messaggi. Sembra l’archetipo della vita: da un insieme slegato di oggetti individuali, a un oggetto che è un “tutto”. Questa può essere una delle strade per capire l’emergere della coscienza dalla materia.

IL VUOTO SUB-QUANTISTICO
Il Vuoto Sub-Quantistico e il Campo Psi
di Ervin Laszlo

Perché quando è il nulla, assolutamente il nulla, allora è tutto. D.H.Lawrence

Una delle ipotesi di maggiore interesse nella nuova scienza olistica è il concetto di Vuoto Sub-Quantistico proposto da Ervin Laszlo. Secondo Laszlo la fisica ha evidenziato che il vuoto sarebbe una vera e propria dimensione, una matrice che sottostà ai quanti, dalla quale emergono e ritornano i quanti, ossia le particelle elementari; un vuoto dalle incredibili potenzialità e densità, che potrebbe rappresentare il quinto campo da cui, originariamente, sono emerse e da cui si sono differenziate, per rottura della simmetria, le quattro forze della fisica attuale: la forza di gravità, l’elettromagnetismo e le due forze nucleari “forte” e “debole”.

Il vuoto è la dimensione unitaria che connette ogni particella ed essere vivente all’intero universo, che li pone in costante relazione. Il Vuoto sub quantistico permetterebbe una base universale alla visione olistica dell’esistenza e dell’essere umano. Il vuoto, quindi, sarebbe la matrice della coscienza dell’universo, come l’abisso oceanico in cui ogni informazione risuona e viene registrata, che in-forma ogni aspetto dell’esistenza.

Essendo antecedente alle categorie di spazio e tempo, il vuoto connette ogni onda-particella e quindi ogni evento della realtà spazio-temporale in modo unitario. L’idea di un vuoto che unisce ogni oggetto, dalle particelle alle galassie, è stata peraltro formulata anche dalle maggiori religioni antiche, tra cui il Taoismo, l’Induismo e il Buddhismo che ne parlano come Tao, Akasha, Mulaprakriti o Shunyata. Così lo descrive Lao-Tzu:

Prima che sorgessero il cielo e la terra. Che calma, che vuoto! Se ne sta là immutato, agisce ovunque, instancabile. Può essere considerato la madre di tutte le cose. Non ne conosco il nome, ma lo chiamo con la parola Tao.

Dato che l’effetto del campo energetico del vuoto cosmico sui quanti soddisfa l’equazione di Schrodinger Psi(x,t), l’intero effetto viene chiamato per brevità Campo Psi. Le proprietà del Campo Psi sono quelle di trascendere le normali categorie del tempo-spazio, di essere una sorta di superfluido, di essere informato e di conservare la memoria di ogni informazione dell’universo.

Il Campo Psi e le sue proprietà potrebbero spiegare molte anomalie nella scienza fisica, biologica e cognitiva, come i fenomeni fisici di non-località, alcuni processi evolutivi biologici e i processi psichici relativi ai fenomeni di sincronicità, di telepatia e di coscienza collettiva. Il Campo Psi sarebbe una sorta di medium tra la materia e la coscienza.

Il nostro cervello, come ogni quanto, sarebbe quindi in profonda continua interazione con il Campo Psi cosmico che riceve e trasmette informazioni da ogni altro punto dell’esistenza. Aziz Nasafi, mistico persiano del Duecento, scrisse che il mondo spirituale sta come una finestra dietro al mondo corporeo e brilla, come da una finestra, da ogni creatura che nasce. A seconda del tipo e delle dimensioni della finestra, nel mondo entra più o meno luce. Il cervello è come una porta aperta sull’universo.

Si giunge quindi a dare una prima interpretazione e spiegazione teorica al senso di profonda interazione ecosistemica che percepiamo tra ogni fenomeno e organismo vivente sul pianeta, e alla più vasta interrelazione che connette tutto il cosmo e di cui l’essere umano è diventato da tempo consapevole. Questo concetto di Campo Psi potrebbe quindi unificare molti domini scientifici, culturali e spirituali sostenendo così la rivoluzione in atto nel pensiero contemporaneo verso una visione più olistica e integrata dell’esistenza.

Nitamo Federico Montecucco