Stati di coscienza (Gurdjieff)

Il Giornale OnlineInviata da skorpion75
da “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” – di P.D. Ouspensky

Le funzioni psichiche e le funzioni fisiche non possono essere comprese fintanto che non sia compreso che le une e le altre possono lavorare in differenti stati di coscienza. Vi sono quattro stati di coscienza possibili per l'uomo. Ma l'uomo ordinario, in altri termini, l'uomo 1, 2 o 3 non vive che negli stati di coscienza pi√Ļ bassi. I due stati di coscienza superiori gli sono inaccessibili, e bench√© egli possa averne coscienza a sprazzi, √® incapace di comprenderli e li giudica dal punto di vista dei due stati di coscienza inferiori che gli sono abituali. Il primo, il sonno, √® lo stato passivo nel quale gli uomini trascorrono un terzo e sovente anche la met√† della loro vita. Il secondo, nel quale passano l'altra met√† della loro vita, √® quello stato in cui camminano per le strade, scrivono libri, discutono di soggetti sublimi, si occupano di politica, si ammazzano a vicenda: √® uno stato che considerano attivo e chiamano “coscienza lucida”, o “stato di veglia” della coscienza.

Queste espressioni di “coscienza lucida” o “stato di veglia della coscienza” sembrano essere formulate per scherzo, specialmente se ci si rende conto di ci√≤ che dovrebbe essere una “coscienza lucida” e di ci√≤ che √® in realt√† lo stato nel quale l'uomo vive e agisce. Il terzo stato di coscienza √® il ricordarsi di s√©, o coscienza di se, coscienza del proprio essere. E' generalmente ammesso che noi possediamo questo stato di coscienza o che possiamo averlo a volont√†. La nostra scienza e la nostra filosofia non hanno visto che noi non possediamo questo stato di coscienza e che il nostro desiderio √® incapace di crearlo in noi, per quanto ferma possa essere la nostra decisione. Il quarto stato di coscienza √® la coscienza obiettiva.

In questo stato, l'uomo pu√≤ vedere le cose come sono. Talvolta, negli stati inferiori di coscienza, egli pu√≤ avere dei barlumi di questa coscienza superiore. Le religioni di tutti i popoli contengono testimonianze sulla possibilit√† di tale stato di coscienza, che viene definito “illuminazione”, o con altri differenti nomi, ma che non pu√≤ essere descritto con parole. Ma l'unica strada giusta verso la coscienza obiettiva passa attraverso lo sviluppo della coscienza di se. Un uomo ordinario, artificialmente portato in uno stato di coscienza obiettiva e poi riportato nel suo stato abituale, non ricorder√† nulla e penser√† semplicemente di aver perso conoscenza per un certo tempo. Ma, nello stato di coscienza di se, l'uomo pu√≤ avere degli sprazzi di coscienza obiettiva e conservarne il ricordo.

Il quarto stato di coscienza √® uno stato del tutto diverso dal precedente; esso √® il risultato di una crescita interiore e di un lungo e difficile lavoro su di se. IL terzo stato di coscienza, invece, costituisce il diritto naturale dell'uomo quale egli √®, e, se l'uomo non lo possiede, √® unicamente perch√© le sue condizioni di vita sono anormali. Senza esagerazione alcuna, si pu√≤ dire che attualmente il terzo stato di coscienza non appare nell'uomo che a tratti molto brevi e molto rari e che non √® possibile renderlo pi√Ļ o meno permanente senza un allenamento speciale.

Per la maggior parte delle persone, anche se colte e ragionevoli, il principale ostacolo sulla via della acquisizione della coscienza di se √® che credono di possederlo; in altri termini, sono del tutto convinti di avere gi√† la coscienza di se stessi e di possedere tutto ci√≤ che accompagna questo stato: l'individualit√†, nel senso di un “Io” permanente e immutabile, la volont√†, la capacit√† di fare, e cos√¨ via. Ora, √® evidente che un uomo non avr√† interesse ad acquisire con un lungo e difficile lavoro una cosa che, a parer suo, possiede gi√†. Al contrario, se gliene parlate, penser√† che siete pazzo, o che tentiate di approfittare della sua credulit√† per vostro vantaggio personale. I due stati di coscienza superiori, la 'coscienza di se e la “coscienza obiettiva”, sono legati al funzionamento dei centri superiori dell'uomo.

Infatti, oltre ai centri dei quali abbiamo gi√† parlato, ne esistono altri due, il “centro emozionale superiore” ed il “centro intellettuale superiore”. Questi centri sono in noi; essi sono completamente sviluppati e lavorano ininterrottamente, ma il loro lavoro non riesce mai a raggiungere la nostra coscienza ordinaria. La ragione di questo risiede nelle propriet√† speciali della nostra cosiddetta “coscienza lucida”.

Per comprendere quale è la differenza tra gli stati di coscienza bisogna tornare al primo stato, che è il sonno. Questo è uno stato di coscienza interamente soggettivo. L'uomo è immerso nei suoi sogni, poco importa che ne conservi o meno il ricordo. Anche se qualche impressione reale raggiunge il dormiente, come suoni, voci, calore, freddo, sensazione del proprio corpo, esse non risvegliano in lui che immagini soggettive fantastiche. Poi l'uomo si sveglia. A prima vista, questo è uno stato di coscienza completamente diverso. Egli può muoversi, parlare con altre persone, fare dei progetti, vedere dei pericoli, evitarli, e così di seguito. Sarebbe ragionevole pensare che si trovi in una situazione migliore di quando era addormentato.

Ma se vediamo le cose un po' pi√Ļ a fondo, se gettiamo uno sguardo sul suo mondo interiore, sui suoi pensieri, sulle cause della sue azioni, comprendiamo che egli √® pressoch√© nello stesso stato in cui era quando dormiva. E anche peggio, perch√© nel sonno egli √® passivo, cio√® non pu√≤ fare nulla. Nello stato di veglia, al contrario, egli pu√≤ agire continuamente e i risultati delle sue azioni si ripercuoteranno su di lui e sulle persone intorno a lui. Eppure, non si ricorda di se stesso. Egli √® una macchina, tutto gli succede. Egli non pu√≤ fermare il flusso dei suoi pensieri, non pu√≤ controllare la sua immaginazione, le sue emozioni, la sua attenzione. Vive in un mondo soggettivo di “amo”, “non amo”, “mi piace”, “non mi piace”, “ho voglia”, “non ho voglia”, cio√® in un mondo fatto di ci√≤ che crede di amare o non amare, di desiderare o non desiderare.

Non vede il mondo reale.
Esso gli è nascosto dal muro della sua immaginazione.
Egli vive nel sonno. Dorme.
Quello che chiama la sua “coscienza lucida” non √® che sonno, e un sonno molto pericoloso del suo sonno, la notte, nel suo letto.

Fonte: http://veritas2012.135.it/