PRINCIPI E MODELLI DELLA COSCIENZA PLANETARIA

 

COSCIENZA PLANETARIALE IMPLICAZIONI DELLA COSCIENZA PLANETARIA

La nuova coscienza planetaria – intesa come consapevolezza di essere parti integranti di una complessa e delicata rete di relazioni che abbraccia ogni essere vivente della Terra – si sviluppa in modo spontaneo e prende consistenza negli ultimi decenni, estendendosi esponenzialmente in ogni ambito della cultura contemporanea, e diventando così una sorta di punto centrale di aggregazione della nuova cultura olistica emergente. La coscienza planetaria – secondo la maggior parte degli osservatori più attenti – è anche la chiave per risolvere la drammatica situazione di crisi ecosistemica, sociale e culturale, che è causata essenzialmente da una concezione frammentaria ossia da una deleteria mancanza di visione globale. Da cui il monito “pensa globalmente, agisci localmente”.

Oggi “coscienza planetaria” è sinonimo di consapevolezza dell’intero ecosistema vivente, di ecologia planetaria, di sostenibilità, di consapevolezza ambientale, di orientamento alla pace internazionale, di concezione scientifica sistemica, di responsabilità per la tutela dei diritti planetari umani, etnici, animali e religiosi, di medicina olistica e di salute globale dell’uomo e del pianeta, di evoluzione spirituale unitaria e transreligiosa, di world music e di fusione delle culture e delle arti, di globalizzazione dei mercati e di economia etica, di reti di comunicazione globale, di Internet come sistema nervoso cibernetico del pianeta, come “cervello globale di Gaia”, di crescita umana, di educazione globale alla responsabilità e alla tolleranza, in una parola di villaggio globale che rappresenta la realizzazione della coscienza planetaria, il sogno dell’intera umanità: un mondo di pace, multietnico, libero e tollerante, di scambi e di conoscenze illimitate, di spiritualità universale.

Queste istanze, fortemente presenti e attive in ogni campo del sapere sono la matrice viva e creativa della cultura del terzo millennio. La spinta umana al raggiungimento di un nuovo stato globale della società in armonia con il pianeta è oggi una condizione irrinunciabile per milioni di persone sulla Terra. Giungere a tale visione è un salto di enorme importanza per l’intera cultura, ma soprattutto per l’evoluzione sociale e spirituale umana. Per queste ragioni il “Manifesto nello Spirito della Coscienza Planetaria” proposto dal Club di Budapest e la “Carta della Terra” presentata da tutte le organizzazioni non governative presenti al Summit della Terra di Rio, firmati e sottoscritti da premi Nobel per la pace, scienziati, artisti, associazioni e persone di ogni nazione, rappresentano certamente uno dei contributi più significativi e nobili del nostro tempo.

La riunificazione di tutte le culture in un’unica cultura planetaria è un processo epocale che probabilmente continuerà per secoli, forse per millenni, ma già da oggi è possibile goderne la viva realtà partecipando direttamente alla sua realizzazione in ogni ambito del sapere e della vita quotidiana.

La Nascita e l’Evoluzione della Coscienza Planetaria

Da qualsiasi punto lo si osservi, questo è un periodo straordinariamente intenso e denso di avvenimenti, che segnano la difficile transizione dalla cultura della frammentazione, che ha diviso nazioni, civiltà e razze, in ogni epoca del passato, alla cultura globale. Stiamo assistendo alla nascita della coscienza planetaria. E questa nascita, come tutti i parti, non sarà un processo facile e indolore. Questo momento può essere considerato, nel bene e nel male, come il culmine di un millenario processo di crescita umana. Un’antica cultura sta morendo e una nuova consapevolezza sta sorgendo. Stiamo testimoniando il caotico momento di transizione tra due epoche.

La coscienza planetaria è un concetto complesso che ha radici antiche come la razza umana, e che nelle tradizioni antiche è stato spesso legato a concetti spirituali come: Gea, Gaia, Madre Terra, Mahadeva, Grande Spirito, Anima Mundi. Se tuttavia ci caliamo nella realtà del passato, possiamo facilmente rilevare che – aldilà della profondità spirituale che legava gli esseri umani alla Terra – il senso del termine “Terra” non era certo quello “globale” ed estremamente complesso dei nostri giorni; probabilmente gli esseri umani del passato avevano una visione più limitata e “locale” della Terra e la identificavano con la “Natura” viva e intelligente in cui ci si trovava ad esistere, con il luogo geografico in cui abitavano, dai confini apparentemente illimitati che si estendevano verso l’orizzonte generando una sensazione di mistero, non conoscibile dalla mente; o come il “Genius Loci” di quella particolare regione.

Il concetto attuale di Terra come pianeta sferico, come ecosistema, come complessità di interazione tra nazioni e culture, nasce dalle scoperte scientifiche, geografiche della storia recente, che fanno luce sulla reale forma e struttura del nostro pianeta. Questo concetto, pur se adeguato come livello di complessità, è tuttavia privo di ogni componente profonda, sacrale, e quindi non è suscettibile di rappresentare il simbolo dell’attuale evoluzione umana. Ma la storia cambia velocemente.

Si risveglia lo Spirito della Terra

Negli ultimi decenni la tendenza materialista e riduttiva che ha caratterizzato la cultura degli ultimi secoli, sta subendo una inversione di fase. Oggi possiamo dire – supportati da ampie statistiche – che la ricerca spirituale e la consapevolezza planetaria è in fase di forte risveglio. Da decenni innumerevoli movimenti culturali e spirituali, dall’ecologia profonda alla psicologia transpersonale hanno ripreso contatto con gli archetipi della Terra, con l’Anima Mundi degli alchimisti, l’etnologia ha riscoperto le esperienze sciamaniche di contatto con lo Spirito della Terra che anima le religioni primitive. Il primo concetto spirituale moderno che richiama e quasi si sovrappone a quello di coscienza planetaria viene proposto da Teilhard de Chardin con il termine noosfera, dal greco nous, spirito, ad indicare quel campo di consapevolezza spirituale che si estende oltre la biosfera e l’atmosfera terrestre e che rappresenta la somma e l’unità di tutte le coscienze viventi.

Il concetto di coscienza planetaria nella sua attuale accezione nasce simbolicamente e concretamente quando che il primo essere umano lanciato nello spazio a bordo di una navicella vede la Terra nella sua globalità. Le eccezionali immagini della Terra vista dallo spazio vengono pubblicate su tutte le riviste del mondo diventando il più attuale simbolo dei tempi e aprono così la strada ad una nuova consapevolezza globale, in tutti i campi del sapere: dall’ecologia alla medicina, dall’educazione ai diritti umani, dall’economia alla ricerca spirituale. Ma la qualità che caratterizza la nuova coscienza planetaria è l’evoluzione del pensiero e l’espansione della percezione umana. Non a caso l’immagine del pianeta è sottilmente associata ad un’esperienza spirituale, o meglio transpersonale, degli stessi astronauti, sia russi che americani. Così ne parla Edgar Mitchell, astronauta statunitense dell’Apollo 14:

“Quando vidi il pianeta Terra fluttuare nello spazio ebbi delle sensazioni favolose… la Terra era incredibilmente bella, una visione superba, uno splendido gioiello blu e bianco sospeso sul velluto nero del cielo, dono inestimabile gli era stato concesso dalla divinità… No, la vita non era dovuta al caso! Percepii queste sensazioni noeticamente ed ebbi la percezione della realtà nascosta.”

Così ne parla Aleksandr Aleksandrov cosmonauta sovietico:

“Stavamo sorvolando l’America e improvvisamente vidi la neve, la prima neve che vedevo da quando eravamo in orbita. Leggera e polverosa, si confondeva con i contorni del terreno, con i corsi d’acqua. Pensai: “Autunno, inverno, gente che si prepara all’arrivo dell’inverno”. Pochi minuti dopo volavamo sopra l’Atlantico, poi sull’Europa e infine sulla Russia. Non ero mai stato in America, ma pensai che l’arrivo dell’autunno e dell’inverno deve essere simile in tutti i Paesi e così anche il modo in cui la gente vi si prepara. Fu allora che mi colpì con particolare forza l’idea che siamo tutti figli della Terra. Non ha importanza quale paese si stia osservando; siamo tutti figli della Terra e la dovremmo considerare e trattare come nostra Madre.”

Il concetto di coscienza planetaria trova poi un fondamentale sostegno e una conferma scientifica nell’Ipotesi Gaia di Jim Lovelock, che considera il pianeta come una grande coscienza – Gaia appunto o Gea, Dea della Terra – un “cervello globale” costituito dall’intelligenza di tutti gli organismi viventi del pianeta, capace di equilibrio, creatività e bellezza. Purtroppo, in questa grande intelligenza vivente, l’uomo attuale si comporta collettivamente come un distruttore inconscio e arrogante, invece di costituire la parte più evoluta e autocosciente dell’intero sistema. Lovelock, come numerosi altri pensatori della nuova cultura emergente, ritiene che l’essere umano necessiti di un salto verso una concezione più globale e unitaria di se stesso e del pianeta, e che il salto sia in procinto di accadere.

Scrittori come Isaac Asimov, nel suo libro L’orlo della fondazione, (nel capitolo atterraggio su Gaia)descrive un pianeta di nome “Gaia” in cui tutti gli esseri, minerali, vegetali, animali e umani hanno raggiunto il livello di coscienza planetaria, e così partecipano, pur sempre nella loro limitata individualità, al benessere e alla mente collettiva del pianeta. Recentemente anche lo straordinario sviluppo di Internet, ha fortemente accelerato la conoscenza e l’unificazione di migliaia di associazioni nazionali e internazionali che operano per il benessere planetario in differenti ambiti di attività. Numerosi sono gli studiosi che attribuiscono a Internet il ruolo di rete nervosa in rapida evoluzione, di “cervello planetario”, di “Netropolis”, di “Cyberia”, di “CyberGaia”.

Il tempo del risveglio

Questo “mitico” momento di risveglio planetario era stato previsto da Buddha nel Sutra del Diamante, calcolato astrologicamente dagli antichi Rishi indiani e definito come Dwapara Yuga, anticipato dalla società teosofica, da molte scuole esoteriche e da diversi pensatori di tradizioni orientali e occidentali che lo hanno descritto come: ”avvento del nuovo piano di coscienza”, “rinascita del popolo dell’arcobaleno”, “Età dell’Acquario”, “Nuova Era”, “entrata della Terra nella quarta densità di coscienza”. Così lo presagiva Albert Einstein:

“La religione del futuro sarà una religione cosmica. Dovrà trascendere un Dio personale ed evitare dogmi e teologie. Abbracciando insieme il naturale e lo spirituale, dovrà essere fondata su un senso religioso che nasce dall’esperienza di tutte le cose, naturali e spirituali, come parti di un’unità intelligente”.

Logiche della Divisione e dell’Unità

Tutte le teorie e le concezioni basate sulla coscienza planetaria considerano il pianeta come un cervello globale costituito da tutti gli organismi viventi del pianeta, capace di equilibrio, creatività e bellezza. In questa grande intelligenza vivente, purtroppo, l’uomo attuale si comporta collettivamente come un distruttore inconscio e arrogante, potenziando i propri desideri più egoistici invece di costituire la parte più evoluta e autocosciente dell’intero sistema, e comprendere i limiti personali i relazione alle reali disponibilità di materie e risorse del pianeta.

Per questa ragione l’attuale umanità è stata paragonata ad un cancro planetario o ad un virus, una sorta di malattia che distrugge lentamente il pianeta logorandolo e distruggendone la salute ecologica globale. Questo tipo di metafora non è tuttavia corretto, nel senso che da questa analogia non possono nascere reali risposte; molto più creativa è la metafora proposta dall’ipotesi Gaia, secondo cui l’attuale umanità è concepita come la mente della Terra, come se ogni uomo fosse un neurone di un cervello planetario. La “mente di Gaia”, come risultato di una coscienza collettiva di livello rettile, è quindi attualmente ancora molto primitiva e poco evoluta.

Bisogna ora fare un salto da una mente divisa ad una mente globale che utilizzi pienamente le sue bellezze e possibilità creative in sintonia con una comune coscienza planetaria. Ogni singolo essere umano può attuare questo salto dalla mente che divide alla coscienza che unisce e attuare così un processo di evoluzione per l’intero pianeta. L’umanità si manifesta concretamente sul pianeta così come ogni uomo manifesta il suo modo di pensare sul proprio corpo. La medicina psicosomatica sa che l’uomo attuale, e quello occidentale in particolare, ha un corpo irrigidito dalle tensioni e dallo stress, mortificato nei suoi sentimenti e nei suoi bisogni primari. La nostra mente è un tiranno per il corpo e questo si riflette sulla situazione ecosistemica come inconsapevolezza e distruzione.

La tesi della nuova cultura emergente è che lo stato del pianeta cambierà solo quando l’essere umano troverà un nuovo stato di coscienza, in cui la mente condizionata alla divisione e alla distruzione verrà trascesa e sostituta dall’esperienza globale e pacifica del proprio essere. Solo a quel punto l’umanità ritroverà la sua vera natura e la sua vera finalità diventando la coscienza creativa e amorevole del pianeta. Occorre quindi comprendere le logiche della divisione e dell’unità, e del salto dalla coscienza individuale a quella planetaria.

L’apogeo della cultura della frammentazione

Da molti anni, scienziati e mistici come Bohm, Krishnamurti, Prigogine, Capra e Pribram ritengono che una delle caratteristiche essenziali della nostra cultura, e di quella scientifica in particolare, sia la sua radicata tendenza alla frammentazione o alla divisione. Frammentazione significa che, per comprendere e spiegare un fenomeno, lo si analizza scomponendolo nei suoi elementi costitutivi o nei suoi parametri essenziali cercando di comprendere le leggi che lo governano e lo muovono. Questo processo di conoscenza, caratteristico dell’emisfero razionale e orientato agli aspetti materiali dalla mente rettile, offre indubbi risultati, permette infatti di quantificare, analizzare e in gran parte predire molti dei fenomeni e degli eventi del mondo.

L’enorme sviluppo della scienza e i suoi grandissimi risultati industriali ed economici testimoniano la forza di questo pensiero logico/analitico oggi orientato al possesso e alla conquista della materia. Per questa ragione il processo di crescita scientifico, tecnologico e industriale si è sviluppato incontrastato fino a quando c’era una Terra da conquistare, fino a che vi è stato essere umano, animale o vegetale da dominare. Questa cultura della frammentazione e il suo inconscio modello dicotomico di base, sono uno dei problemi essenziali da superare in quanto costituiscono la struttura psichica di fondo dell’uomo attuale da cui originano i vari problemi socio-ambientali. Le più gravi mancanze di questa via di conoscenza analitica e frammentata sono la sua incapacità a comprendere l’unità e un’intollerabile mancanza di cuore.

L’io separato dall’esistenza di Bohm e Krishnamurti

Un essere umano è parte del Tutto… Egli fa esperienza di se stesso, dei suoi pensieri e sentimenti, come qualcosa di separato dal resto… una specie di delusione ottica della sua coscienza. Albert Einstein

Bohm e Krishnamurti, nel libro Dove il tempo finisce, cercando di indagare le cause profonde dell’attuale crisi planetaria, esprimono una concezione rivoluzionaria dell’uomo e del suo divenire, del tutto simile a quella esposta nei due precedenti capitoli sullo sviluppo del potenziale umano e della quarta densità. La loro idea è che ogni essere umano possiede la capacità di vivere l’esperienza oceanica di unità con l’energia e la coscienza universale, ma, essendo questa un’esperienza di tale vastità e intensità da non poter essere razionalizzata dalla mente e ridotta in linguaggio comune dal cervello, l’uomo decide di chiudersi a questa possibilità creando un guscio individuale: l’ego.

L’ego, quindi, con il suo senso di “io separato dall’esistenza”, previene l’esperienza di stati di coscienza più evoluti. Secondo Krishnamurti e Bohm, proprio questa struttura dell’ego porta ad una visione riduttiva e frammentaria del mondo e di se stessi, causando in scala macroscopica la frammentazione delle culture, delle religioni, delle politiche e della natura stessa. La divisione del pianeta esprime così la divisione interiore dell’uomo; la crisi ecosistemica rappresenta una proiezione in scala macroscopica dei nostri problemi individuali.

Tuttavia, per Bohm e Krishnamurti, come per tutta la nuova cultura planetaria emergente, esiste una via di uscita da questo stato di confinamento della coscienza. E’ possibile un salto quantico dalla frammentazione alla realizzazione della nostra completezza.

Le logiche neuropsichiche dell’unità planetaria

Sincronicità e sinergia: la grande onda della coscienza globale

Seguendo l’ipotesi olografica secondo cui il cervello umano e il pianeta sono in profonda relazione, consideriamo le implicazioni delle ricerche neurofisiologiche sugli stati ad alta coerenza e dello sviluppo del potenziale umano legate al processo di evoluzione planetaria. Si ipotizza che lo stato attuale di frammentazione globale-individuale, origini, a livello psiconeurofisiologico, da una frammentazione delle varie attività cerebrali, mentre la coscienza unitaria, la “quarta densità cibernetica”, nasca da un cervello sinergico e armonico. Con gli esperimenti sul Buddhafield, le nostre ricerche hanno confermato che quando le persone in stato di autocoscienza si sentono “unite”, tra loro si realizza un “campo psi” o “campo di coscienza collettivo”, che si manifesta come sincronizzazione dei vari cervelli.

Quando più persone entrano in stato di empatia reciproca, anche senza conoscersi a vicenda, un flusso di informazioni passa tra un cervello e l’altro e le coscienze si interconnettono intimamente. È fondamentale ricordare che lo stato di coscienza unitario porta con sé un’esperienza di pace, di realizzazione, di armonia con se stessi, con gli altri e con l’ambiente, e che quando molte persone meditano o operano insieme, legate da un senso di fratellanza, l’esperienza individuale viene largamente intensificata.

Ma se la sincronizzazione tra alcune persone è portatrice di questi sentimenti e stati d’animo, cosa potrebbe accadere se migliaia di persone meditassero e si sintonizzassero insieme come durante le cerimonie religiose o i grandi momenti della storia? E cosa potrebbe accadere se milioni o miliardi di esseri umani entrassero individualmente in uno stato di autocoscienza e si sincronizzassero? Sembra veramente il caso di chiedersi quale potrebbe essere il risultato di una meditazione di massa, di una consapevolezza collettiva che connettesse migliaia di esseri umani, legati dalla stessa coscienza di essere cittadini planetari; probabilmente i nostri strumenti registrerebbero una grande onda, un’onda oceanica di coscienza, la concretizzazione elettroencefalografica della coscienza planetaria.

Quando più persone sono in stato di sincronizzazione tra loro, l’energia persa è minima e l’informazione scambiata è massima. Minimo spreco-consumo, massima coscienza-sinergia. È la stessa logica del laser, in cui i singoli fotoni, che nella luce normale sono frammentati e quindi non-coerenti, si armonizzano e sincronizzano tra loro creando coerenza d’onda. È questa coerenza, questa sincronicità, che dà al laser le sue incredibili qualità, anche se i fotoni sono gli stessi di una lampadina. Riportata sul piano umano, questa analogia ci suggerisce che dalla sincronizzazione tra cervelli/coscienze può nascere un’energia coerente di enorme potere.

Grandissima parte della nostra energia viene persa in litigi, incomprensioni, differenze di opinioni, differenze di linguaggio, così come a livello internazionale gran parte del denaro viene perso per finanziare eserciti ed armi sempre più sofisticate, per nutrire interminabili conflitti tra partiti o cause giudiziarie. La sincronizzazione porta ad una comunicazione ottimale a quindi risparmia energia, che può essere utilizzata per l’evoluzione e il benessere. Coerenza, sincronizzazione, unità, senso comune, cooperazione, fratellanza sono solo differenti aspetti di quell’unico principio evolutivo chiamato sintropia. Ma torniamo all’analisi dell’attuale società.

I cittadini del pianeta: la grande fusione delle culture e delle razze

Sulla Terra finora sono esistite migliaia di differenti culture, razze, religioni, quasi sempre in conflitto più o meno aperto tra loro. Alcune di esse hanno tentato di conquistare il mondo intero per imporre la propria supremazia sulle altre: la Grecia di Alessandro Magno, l’impero romano, gli spagnoli, il colonialismo, il comunismo, il nazismo e il capitalismo sono esempi di questo processo espansivo, ma ogni tentativo egemonico si è rivelato fallimentare. La diversità non può essere soppressa, né con la forza né con la persuasione. La diversità è la ricchezza spirituale della Terra, la sua libertà e la sua forza. La diversità deve poter coesistere all’interno di un’unica cultura planetaria.

La nascita di una cultura globale non significa la morte, il livellamento o l’amalgamarsi delle vecchie culture, che si spera continueranno ad esistere, ma certamente la morte di un modo di pensare profondamente radicato nella nostra stessa mente, la fine della logica della divisione. La nascita di una nuova coscienza decreterà la fine del pensiero di un’epoca. Entro un decennio sul nostro pianeta le persone legate alle forze più innovative saranno più chiaramente definite e visibili ed è lecito ritenere che si creerà una vera e propria società trasversale, più innovativa e libera dal passato, che negli Stati Uniti è stata chiamata dei creativi culturali (che rappresenta il 26% della popolazione).

Questa sarà una nuova sottopopolazione dalle caratteristiche multietniche e dalle indefinibili matrici culturali, una moltitudine di singoli individui e gruppi che si sentiranno veramente “cittadini del pianeta” e che daranno origine ad una cultura planetaria. La nuova coscienza non può essere continua con la vecchia mente. Deve crearsi un salto quantico, una discontinuità, in ogni campo del sapere e delle attività umano è in atto un profondo processo di rinnovamento e interconnessione; il vecchio deve morire per lasciare che il nuovo si espanda.

I bambini che nascono in questo momento storico vedranno in gran parte gli stessi programmi televisivi, leggeranno gli stessi best-seller internazionali, guarderanno sui giornali e alla televisione le stesse immagini e le stesse informazioni sui fatti internazionali, saranno tutti spaventati dalle stesse guerre e preoccupati dalle identiche disastrose condizioni ecologiche globali. Essi nascono già con una base di cultura e di visione planetaria, cosa mai successa in nessuna epoca del passato. Nella loro mente il concetto di pianeta, di ecosistema, è presente sin dall’inizio, moltissimi di essi sono già “cittadini del pianeta”.

Le logiche dell’unità dei popoli

La cultura globale che si sta creando nasce dalla fratellanza e dalla fusione reale delle razze e dei popoli, rappresenta il frutto di due secoli di tecnologia che ha permesso all’umanità di muoversi con estrema facilità da un punto all’altro del pianeta, per lavoro e per turismo, che ha permesso l’aumento dell’istruzione, della democrazia, della tolleranza, la sempre maggiore verità delle notizie e delle informazioni e la rapidità con cui esse, tramite giornali, radio e televisione, vengono trasmesse e conosciute da tutti. L’unità di cultura che si sta realizzando oggi è il frutto di millenni di isolati sforzi di cooperazione e coerenza, di una secolare maturazione di intenti umani che hanno portato a riconoscere i diritti alle donne e alle minoranze etniche, che hanno realizzato enti umanitari come la Croce Rossa, l’ONU, il WWF, Green Peace, Amnesty International e le altre migliaia di associazioni umanitarie sconosciute ai più. Questi sforzi ora si stanno unendo.

Il movimento per la nuova coscienza planetaria in alcune nazioni è già sufficientemente “materializzato” per creare mutamenti storici visibili. Secondo molti osservatori, questa nuova forza di pace che già esiste da una ventennio è all’origine dei vistosi cambiamenti culturali e internazionali degli ultimi anni. Non sappiamo ancora come, ma, di fatto, in ogni ambito della cultura, le vecchie divisioni tra materia e coscienza, tra sacro e profano, tra corpo e mente stanno crollando come è crollato il muro tra le due Germanie, esempio emblematico di una rivoluzione sociale e culturale planetaria che si è evidenziata con eventi storici come la fine della guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, il crollo dell’URSS e la democratizzazione dei paesi comunisti dell’Europa dell’Est, l’abbandono dell’apartheid tra neri e bianchi in Sud Africa, l’apertura tra Israeliani e Palestinesi e tra Inglesi e Irlandesi. A Teheran, al termine della sua riuscita missione diplomatica, Khofi Annan, segretario delle Nazioni Unite, ringrazia pubblicamente tutti coloro che nel mondo hanno reso possibile la pace sostenendola con le loro preghiere.

La matrice profonda

Per progredire è necessario riconoscere la matrice interiore che sostiene questo intero processo verso una coscienza planetaria: la spinta della coscienza umana a realizzare gli ideali di libertà, di fratellanza, di amore universale, di non violenza, di comprensione delle potenzialità interiori che ogni individuo possiede, per millenni negate e represse dalle ragioni della guerra e del potere. È un profondo senso umano, etico e spirituale che permette a uomini e donne di differenti razze e culture di coesistere, amarsi ed evolvere. Questa è la base della coscienza planetaria. Religione, come Yoga, nasce dalla stessa radice indo-ariana yug che significa unire o riunire; per questo la futura religione, come dice Einstein, sarà fondata su un senso religioso che nasce dall’esperienza di tutte le cose, naturali e spirituali, sentite come parti di un’unità intelligente. Questo senso religioso, i cui semi sono già nati e stanno germogliando sotto i nostri occhi, sarà innanzitutto basato sul riconoscimento di ogni essere umano come vita e coscienza sacra e inviolabile.

Lo stesso modello Cyber è stato creato allo scopo di riportare nella cultura e nella scienza attuale quella consapevolezza spirituale attualmente soffocata dal materialismo imperante. Purtroppo gran parte delle religioni costituite – invece di essere le forze promotrici della pace e della fratellanza spirituale mondiale – sono diventate sedi di potere teologico, dogmatico e intollerante, monopoli spirituali spesso del tutto privi di reale esperienza mistica. È un fatto incontestabile che la maggior parte dei conflitti internazionali, dall’Irlanda al Medio Oriente, dall’India alla Yugoslavia, dall’Angola all’invasione cinese del Nepal, oltre che da uno spirito egemonico e dal desiderio di possesso, sono sostenuti da una radicata identificazione tra razza, cultura e religione che spinge all’intolleranza e alla violenza.

Presso la sede centrale dell’ONU esiste da molti anni una stanza per la meditazione, e, sotto la sua egida, si stanno formando Forum Interreligiosi per la Pace nel Mondo. La nuova era sembra essere iniziata. L’uguaglianza tra i sessi, per lo meno nelle nazioni più avanzate, è una realtà di fatto, così come i diritti umani. L’età media dei leader delle nazioni più avanzate ha subito un drastico abbassamento, in alcuni casi, come gli USA, dai settanta di Reagan ai quaranta di Clinton. La scienza riscopre la coscienza e la meditazione.

La medicina ufficiale ha iniziato a studiare, accettare e comprendere la medicina olistica, la psicosomatica, l’agopuntura e l’omeopatia, mentre le punte più avanzate della psicologia, da Jung, ad Assagioli, a Maslow, sono ormai dichiaratamente penetrate nel mondo della spiritualità. L’ONU sta acquistando potere internazionale e, grazie ad organizzazioni come l’UNESCO, il World Watch Institute, il WWF o Green Peace, sul pianeta inizia seriamente a prendere corpo un reale interesse per la natura e le condizioni eco-sistemiche a rischio. I grandi forum sullo Stato della Terra (State of the World Forum), sulla sovrappopolazione, sull’inquinamento, sulle limitazione alla caccia alle balene, ecc. sono un primo, incompleto ma significativo esempio di questa nuova spinta alla coscienza planetaria.

La quasi totalità della Terra purtroppo è ancora dominata da una drammatica inconsapevolezza! Ma possiamo ritenere che anche in questo disastro globale si trovino i semi del cambiamento. Il massimo stato di espansione di un sistema, secondo la filosofia taoista, ne decreta l’inevitabile declino. Ad esempio, il punto di minima invernale può essere assunto come punto di inizio dell’aumento della temperatura che culminerà nell’estate; così l’apogeo dell’era della frammentazione e della concezione materialista della vita segna l’inizio di una possibile era di unità e rinascita spirituale, che trova la sua concezione nella coscienza planetaria e si concretizza con l’affermarsi della logica del villaggio globale.

Scenari per il futuro: la sfida del terzo millennio

Mai come oggi il futuro si apre verso una moltitudine di scenari, dai più catastrofici e drammatici, ai più creativi e spirituali. In realtà nulla è ancora scritto, il futuro è nelle nostre mani. Lo sviluppo della coscienza planetaria potrebbe essere enormemente ritardato nel tempo e seriamente ostacolato da una serie di fattori individuali, eco-sistemici e sociali. Se prevarrà lo stato attuale di pensiero e di vita ci attende un futuro drammatico di industrializzazione spinta, di inquinamento, di pestilenze genetiche, di abissali divari tra primo e terzo mondo, di ingiustizie sociali, un terzo millennio ecologicamente insostenibile e umanamente degradante. Se invece riusciremo individualmente e collettivamente a trasformarci e ad acquisire una nuova consapevolezza di noi stessi e dell’esistenza apriremo le porte di un futuro più pacifico, ecologico, umano e creativo.

Occorre quindi creare una coscienza planetaria attraverso la crescita umana, l’educazione globale, l’evoluzione interiore e operare individualmente e collettivamente per la loro realizzazione. Occorre anche comprendere pienamente lo stato del pianeta che, in questo momento storico, richiede una lettura di grande complessità; a questo scopo, molto umilmente, conoscendo la vastità del problema, proveremo ad osservare e descrivere l’intero sistema con strumenti e logiche differenti, per avere infine una visione più ampia e completa. Certamente questa trasformazione potrebbe realizzarsi così come potrebbe anche non accadere. Gli scenari del futuro sono aperti alla libera scelta individuale di ogni singolo abitante del pianeta.

La crisi terminale

Quella di oggi non è una crisi morale, non è una crisi economica, sociale, assolutamente no: è una crisi evolutiva. Satprem

Fino ad ora, la logica del rinnovamento è stata essenzialmente a carattere spontaneo e intuitivo. Non esiste ancora una consapevolezza unitaria di ciò che sta accadendo e certamente questo possibile futuro rappresenta una sfida alla consapevolezza umana. È possibile considerare questa crisi planetaria come la crisi terminale del vecchio sistema che ancora in gran parte è presente, come condizionamento inconscio, in ognuno di noi. Tutti siamo nella crisi, tutti dobbiamo rallentare e trasformarci. Non è più possibile continuare sulle attuali anacronistiche linee di sviluppo orientate al possesso e al consumo. Lo sviluppo materiale ha raggiunto il suo massimo storico, ora è necessario un differente tipo di sviluppo: lo sviluppo delle potenzialità umane.

Wei Ji, l’ideogramma cinese che significa “crisi”, è composto da due segni, il primo significa “attenzione, pericolo” e il secondo “opportunità di cambiamento” (vedi fig.**). Questa crisi globale ci spinge ad una trasformazione globale. E’ necessario un salto evolutivo, non sociale ma individuale. Si rende necessaria una drastica apertura verso nuove e inesplorate visioni del mondo che nascono da differenti esperienze del vivere e dell’essere.

Il punto di biforcazione

Sono molto pessimista sul futuro dell’umanità… forse l’uomo ha terminato il suo cammino, allora è bene che lasci il posto ad un essere più evoluto. Indira Gandhi

Ogni analisi fino ad ora formulata sulla situazione attuale del nostro pianeta rivela che di fatto si stanno scontrando due grandi tendenze, due differenti visioni del mondo. Il nostro pianeta, inteso come sistema, si trova di fronte ad un “punto di biforcazione”. Lo stato attuale è di estremo squilibrio e turbolenza sia dal punto di vista ecologico che sociale e quindi il pianeta, come ogni “struttura dissipativa” dovrà confrontarsi con una necessaria scelta tra futuri possibili: o subire questo flusso di energie e informazioni caotiche e disgregarsi o comunque aumentare lo stato di frammentazione e squilibrio, o agire in modo unitario, integrando le energie e informazioni attuali in un livello di equilibrio più elevato e stabile.

Le ragioni di questo enorme aumento di energia e informazioni è dovuto all’incredibile sviluppo tecnologico – industriale del secolo scorso e alle sue ripercussioni di enorme aumento della produzione, del denaro circolante, dell’inquinamento, dell’informazione, della comunicazione, dell’educazione, della mobilità delle persone tra nazioni, dell’apertura e conseguente destabilizzazione degli antichi sistemi culturali, etnici o religiosi che per millenni sono vissuti isolati gli uni dagli altri. Il punto di biforcazione è una sfida all’intelligenza e alla consapevolezza planetaria. Una scelta e una sfida che, olograficamente, viviamo dentro di noi.

Le due culture

Ciò che ci aspetta non è una lotta politica ma una guerra interiore dell’umanità, che si svolge dentro ogni individuo tra l’inconsapevolezza collettiva e la consapevolezza globale.

Dentro di noi si muovono due forze, la prima forza è dovuta all’imprinting della vecchia cultura patriarcale che ha dominato il pianeta per migliaia di anni, istintiva, basata sul potere dell’uomo sull’uomo, sul possesso dei figli e della terra, sul nazionalismo e sull’identificazione con il proprio gruppo, razza e religione. Questa cultura è basata sulla divisione dell’esistenza in sacro e profano, in bene e male, in materia e coscienza, essa ha diviso il pianeta in stati, religioni, classi e partiti, ha separato l’uomo in psiche e soma, e ha diviso tra loro scienza, arte e spiritualità, allontanando la conoscenza scientifica dalla conoscenza sacra. Cultura rigida, settoriale, prepotente e fanatica, che tende al condizionamento e al controllo totale delle persone come della società, che si basa sulle direttive di una certa ideologia, fede o principio divino e che lo impone agli altri. Che poi venga chiamato indottrinamento politico, proselitismo religioso o più semplicemente, il buon nome della famiglia, non cambia la struttura di fondo.

La seconda forza che sta emergendo lentamente dentro di noi è una nuova consapevolezza, alimentata da un’esperienza unitaria di se stessi e da una presa di coscienza globale dell’esistenza e dei problemi del pianeta. Questa forza si manifesta nella nuova cultura olistica, ancora in germoglio ma con millenni di storia alle spalle, intuitiva, confusa, umana, verde, transculturale, rispettosa della natura e delle minoranze, colorata, trasgressiva, che si fonda sulla bellezza, sui diritti, sull’unità tra corpo, mente e anima, sulla sacralità della vita in ogni suo aspetto. Cultura flessibile e femminile, che per millenni è stata repressa e soffocata anche nel sangue e che solo da alcuni decenni riesce a far sentire la sua voce e le sue ragioni.

Il fatto che queste due forze siano entrambe dentro di noi, spiega l’origine di molti conflitti. Nella maggior parte delle persone, prevale con decisione la prima forza imponendo un regime di dittatura o monarchia interiore che non lascia spazio ad altre voci o posizioni. In un numero sempre maggiore le due forze si alternano o si scontrano in un equilibrio instabile, come in una sorta di prima repubblica interiore, più o meno democratica, in continua crisi di governo. In una minoranza, ancora esigua, inizia a prevalere con chiarezza la seconda forza, è lo stato dell’unità, della pace, del senso del bene comune che potremmo anche chiamare meritocrazia interiore, un modello politicamente ancora sconosciuto. Da queste due profonde correnti di tendenza che si stanno variamente intrecciando e scontrando si sviluppano cambiamenti sociali, culturali e individuali di enorme portata ma dal futuro ancora imprevedibile.

Le due curve di tendenza

Queste due tendenze possono essere raffigurate con maggior chiarezza con due curve. Possiamo chiamare la prima curva della “salute planetaria”, che riassume in sé i principali valori di benessere – malessere eco-sistemico (equilibrio demografico – sovrappopolazione, protezione delle aree ecologiche – industrializzazione, purezza – inquinamento di acqua, terra e aria, rimboschimento – desertificazione, protezione – estinzione di specie viventi, bilanciamento – innalzamento della temperatura globale, ecc.), e la seconda curva di “coscienza planetaria”, che riassume in sé i principali valori umani (pace, qualità della vita, rispetto dei diritti umani, libertà, salute e prevenzione globale, educazione aperta, sviluppo del potenziale umano, evoluzione spirituale, informazione reale).

Si assume che in un pianeta equilibrato, ossia dove gli esseri che costituiscono la mente planetaria sono in stato di unità ed equilibrio, queste due curve dovrebbero seguire un andamento quasi parallelo; ogni processo di aumento di coscienza dovrebbe infatti corrispondere ad un analogo processo di miglioramento della qualità ambientale ecosistemica globale e viceversa. Sul nostro pianeta purtroppo non è così. La vecchia cultura continua ad anteporre la propria necessità egoistica a qualsivoglia reale necessità ecosistemica, la curva della salute planetaria, per via di questa inconsapevolezza generale, sta scendendo paurosamente, portandoci sempre più vicino a situazioni di catastrofe globale, ossia di irreversibilità.

La curva della “coscienza planetaria” negli ultimi decenni ha mostrato un rapidissimo aumento, studi statistici evidenziano come il numero di persone che si orientano verso la cultura olistica si raddoppi ogni tre – quattro anni circa; questa rapida crescita potrebbe creare, in poco tempo, un processo di trasformazione sociale che ancora non siamo in grado di prevedere. Oggi tuttavia il numero totale delle persone “coscienti” è ancora troppo limitato e quindi debole nel suo impatto sociale, politico e ambientale. Diventa così necessario aspettare che il suo incremento arrivi a trasformare una parte significativa di popolazione. Nei prossimi anni è necessario che l’attuale curva di tendenza al degrado eco-sistemico mondiale si inverta e che la curva di crescita di una nuova coscienza emerga, cambiando radicalmente il nostro presente e il nostro futuro.

Il grande rischio di non arrivare al punto critico di trasformazione

Il grande rischio è quello di non arrivare al punto critico di trasformazione e di essere soggiogati da una logica del potere e del suo abuso sull’uomo, sulla società e sulla natura. La percentuale reale delle persone che operano con auto-consapevolezza o con un vero orientamento spirituale, all’interno della nuova cultura olistica è ancora molto basso. Benché, ad esempio, il 24% della popolazione americana sia orientata ad una concezione di vita olistica, la percentuale di coloro che, all’interno di questo gruppo, praticano una autentica via di ricerca interiore e che hanno realmente esperienze dirette del proprio essere, scende su valori molto più bassi.

Possiamo valutare, in modo molto approssimativo, che nelle nazioni maggiormente sviluppate la percentuale di persone che vive in un stato di autocoscienza o quarta densità si aggiri intorno a valori dell’1-2%, che a livello planetario, considerando la grande moltitudine di esseri umani che ancora si battono per la sola sopravvivenza, si ridurrebbe ad una percentuale considerevolmente inferiore. Siamo quindi solo all’inizio di un processo che, speriamo, continui con la stessa forte progressione mostrata in questi anni.

Cosa potrebbe accadere se, nel giro di alcuni anni, si riuscisse ad arrivare all’1% planetario di esseri umani che vivono in quarta densità? E se nell’arco di qualche decennio questa percentuale crescesse fino al 10% o addirittura al 50%? Sarebbe una rivoluzione globale: la Terra, governata da uomini e donne di saggezza, si trasformerebbe in Gaia, una vasta coscienza planetaria. È impossibile immaginare nei dettagli una prossima società sincronica che abbia elaborato una cultura globale articolata e rispettosa della libertà e di tutte le forme di vita, che riesca a gestire la nostra Terra come un giardino e non come una discarica. Mente razionale e mente intuitiva, alta tecnologia scientifica e senso della bellezza, creatività al servizio dell’uomo e della vita planetaria.

La soglia critica dell’1%

Siamo pochi ma siamo già tanti, se la crescita della nuova cultura continuerà con questo incremento, entro il primo decennio del terzo millennio potremmo raggiungere la soglia critica di minima complessità per far scattare il processo di trasformazione collettiva in quarta densità. Consideriamo come soglia minima l’1% di meditatori in ogni nazione del pianeta. Da millenni la cultura indo-tibetana ha evidenziato che quando una persona salta ad un livello superiore di coscienza, influenza in modo “locale” e “non locale” circa cento persone. L’1% di persone che hanno trasformato la propria coscienza e si sono liberate dei propri condizionamenti passati, basati sulla divisione, potrebbe rappresentare il seme per catalizzare la rivoluzione interiore sull’intero pianeta.

Le ricerche fatte in diverse città americane dalla Maharishi International University e controllate dal MIT, il Massachussets Institute of Technology, hanno confermato questo antico assunto: l’1% di meditatori in una città porta ad una significativa riduzione nel numero dei crimini e delitti. Il 5% porta a positive trasformazioni sociali in modo ancora più evidente. L’1% di meditatori sul pianeta potrebbe davvero costituire il seme capace di far nascere un nuovo pianeta e una cultura globale basati sulla consapevolezza, sulla bellezza e sul rispetto dell’anima umana e di ogni forma vivente.

Il sogno del Villaggio Globale

Raggiungere la soglia dell’1% in un paese democratico occidentale è già un punto di arrivo, ma purtroppo dobbiamo considerare che molti paesi in Europa, in Asia, in Africa, nelle Americhe e in Estremo Oriente vivono sottomessi da dittature o regimi non democratici o in stato di guerra. Per loro la soglia dell’1% significa realizzare per lo meno il sogno di uno stato di pace e di minima libertà. Quanto dureranno ancora le guerre e i regimi? Quando finirà di scorrere il sangue in Afganistan? Quando i Tibetani saranno ancora cittadini del tetto del mondo? Quando termineranno le politiche predatorie sui paesi del terzo mondo che portano milioni di esseri umani alla morte per denutrizione?

Questa enciclopedia vorrebbe essere un piccolo concreto aiuto a questa trasformazione verso un futuro collettivamente sostenibile. Il timore è di non riuscire a raggiungere questa soglia critica di minima complessità. Molte altre volte in passato il corso positivo dell’evoluzione umana si è interrotto e invertito. Oggi le forze contrarie a questa inversione di tendenza sono innumerevoli, sia fuori che dentro di noi. Il momento è particolarmente critico, il limite di irreversibilità è già stato più volte superato, distruggendo infinite porzioni di tessuto vivente planetario, lacerando le sue fittissime ma delicate reti di relazioni intelligenti, sia dal punto di vista degli ambienti che delle etnie. Quindi più che mai è necessaria una enorme consapevolezza e responsabilità nel promuovere comportamenti, eventi e attività orientate ad un futuro sostenibile e ad una coscienza planetaria.

Enciclopedia olistica come DNA planetario

Ogni cellula del nostro corpo possiede la stessa “banca di informazioni” condensata nel suo DNA. Per questa ragione miliardi di cellule individuali, invece di creare una caotica e informe massa biologica, riescono a cooperare creando un unico organismo vivente, dotato di incredibile bellezza, intelligenza, saggezza e coscienza.

Oggi sul pianeta miliardi di individui vivono separati da lingue, culture, ideologie e visioni differenti, e questo crea disordine, divisione e frammentazione nel tessuto sociale ed ecologico del pianeta: manca l’unità di informazione, manca il “senso dell’unità delle cose”, manca la percezione del valore collettivo di ogni azione, la visione del progetto globale. Questa Enciclopedia nasce per diventare un primo frammento di DNA planetario, per offrire la visione unitaria dell’essere umano e dell’intera esistenza, orientata ad un futuro umano e sostenibile, alla pace e all’evoluzione verso la coscienza planetaria.

La coscienza unitaria e il gioco della conoscenza.

La principale caratteristica che rende così forti e integre le antiche filosofie e religioni, di ogni parte del pianeta, è l’unità. La coscienza unitaria dell’esistenza nasceva da una analoga coscienza unitaria di sé stessi e di interconnessione profonda con la vita del Tutto.

La concezione olistica o unitaria, variamente rappresentata nelle antiche tradizioni, considerava quindi l’essere umano come parte di un infinito universo, di un’infinita divinità, in cui materia e coscienza erano inseparabili elementi del grande gioco dell’evoluzione vivente. In questo Cosmo dotato di una sua misteriosa logica, di una sua inafferrabile finalità creatrice l’essere umano si trovava ad essere elemento attivo, come una cellula di un infinito organismo vivente, e come tale il suo scopo diventava più evidente: conoscere la grande vita di cui lui stesso era parte integrante e, con questa saggezza acquisita, diventare co-creatore positivo dell’esistenza stessa. Tuttavia le antiche visioni erano basate su miti, simboli, su cosmologie analogiche, su concezioni intuitive che davano ben conto del senso globale ma non davano altrettanta certezza e precisione dei singoli dati.

Da più di un millennio in Occidente in particolare la percezione unitaria di se stessi è andata in gran parte perduta creando quindi le condizioni per una conoscenza analitica e frammentata, e per una concezione del mondo meccanica, senza senso né finalità. Questa concezione analitica ha portato alla nascita della scienza che ha permesso un’estrema precisione nei dati, nella prevedibilità dei fenomeni, nella comprensione scientifica dei processi. Negli ultimi decenni in ogni parte del globo sono nati movimenti, gruppi, filosofie che si basano su una visione unitaria del mondo e dell’essere umano.

Questa enciclopedia nasce con l’intento di riunire e dare una logica sintetica a tutta questa massa di informazioni e concezioni, per giungere ad una visione olistica che sappia utilizzare sia le saggezze analogiche antiche che la moderna comprensione scientifica, reintegrando il senso di reverenza e di globalità. Su queste premesse la conoscenza diventa nuovamente un gioco di esperienza globale, un’avventurosa scoperta della trama che unisce le cose del mondo e una realizzazione di come noi stessi siamo profondamente connessi col tutto.

villaggioglobale.eu

PRINCIPI E MODELLI DELLA COSCIENZA PLANETARIA ultima modifica: 2007-08-30T21:47:23+00:00 da Quantico
About the Author
Quantico