Nuovo attacco alla (contro) disinformazione da parte dei media di regime – Umberto Telarico – Parte seconda

[N.d.R.: L’articolo scritto da Umberto Telarico è una sorta di catalogazione di argomenti rispetto i quali ha condotto un lavoro di ricerca e si fa dunque portavoce anche di altri ricercatori ed ufologi proponendoci risposte e considerazioni.]

– Nuovo attacco alla (contro) disinformazione da parte dei media di regime


– Seconda Parte –


– 3 – I Micro-Bio-Chip

Secondo l’articolo de Il TempoMicrochipQuella di congegni sottocutanei per controllare le persone è agli annali delle bufale pentastellate. Protagonista ne fu Paolo Bernini, giovane deputato. Nel marzo 2013 a Ballarò spiegò: “Non so se lo sapete, ma in America hanno già iniziato a mettere i microchip all’interno del corpo umano, per registrare, per mettere i soldi, e quindi è un controllo di tutta la popolazione”. Però, per fortuna, “queste verità stanno venendo fuori, e noi 5 Stelle usiamo molto internet, siamo coscienti di ciò”. La passione di Bernini per i complottoni si ripropose anche in occasione dell’attacco a Charlie Hebdo: “La pratica di creare finti attacchi nemici per raggirare la costituzione e poter liberamente dichiarare guerra ai fantomatici aggressori ha un nome nella lingua degli yankees: si chiama false flag”.

– La nostra risposta:

Siamo arrivati alla “Società Senza Contanti” – Estratto da un articolo di Chris Beard – Dopo anni di pianificazioni, ricerche e sviluppo, il mondo delle istituzioni finanziarie (sostenuto dal potere politico-n.d.A.) annuncia molto anticipatamente la Società Globale. La capacità di condurre qualsiasi interscambio monetario adesso è rimpiazzata dalla tecnologia dei microchip e dalla moneta elettronica.

Fig.20-Il logo della Mondex

Mondex è la compagnia che fornisce questo sistema di denaro elettronico ed ha già più di 20 nazioni che aderiscono al loro piano. Questo sistema fu creato nel 1993 dai banchieri londinesi Tim Jones e Graham Higgins della Natwest/Coutts, la banca di fiducia della famiglia Reale Britannica. Questo sistema è basato su una tecnologia SmartCard che impiega microchip incorporati in una carta di plastica che contiene moneta elettronica, l’identificazione del possessore, e altre informazioni (tra cui l’onnipresente ed indispensabile “codice fiscale”-n.d.A.).

Tutte le transazioni sono “rese sicure da un sistema chiamato SET (Secure Electronic Transaction). MON-DEX è una parola composta da Monetary & Dexter. Il dizionario di enciclopedia Webster definisce così queste parole: Monetary –appartenente al denaro; Dexter – appartenente o posizionato sulla mano destra; Set – il dio egiziano del male o Satana…

L’articolo in questione risale al 1999. Oggi, anche l’Autore della presente ricerca, nonostante la sua ragionata opposizione ed idiosincrasia per ogni forma di “controllo abusante” da parte dello stato nei confronti dei cittadini, è stato costretto (da apposite normative varate dai vari governi in carica in Italia e, quindi, con il ricatto della sopravvivenza) ad usufruire di una “carta elettronica” per poter ricevere prima lo stipendio ed ora la pensione… a cui si è aggiunta (in base al recepimento delle direttive europee quali la 2006/126/CE e la 2009/113/CE mediante il successivo decreto legislativo n. 59 del 18/aprile/2011), la patente di guida e la carta d’identità microcippate e siamo solo a “metà strada”.

Mondex: ha la dimensione di un chicco di riso….. come la nostra libertà.

Una nuova invenzione che elimina la necessità di usare la carta moneta o la carta di credito! Viene già usato dai ricchi come uno strumento per evitare i sequestri.

Fig.21-Un esempio di microchip rispetto alle dita di una mano

Fig.22-Oggi, i bio-chip con funzioni di monitoraggio dei dati clinici di una persona e/o con funzioni di dosatori per la somministrazione di farmaci (in base alla reale necessità fisiologica del soggetto) sono sempre più diffusi in ambito medico

Voi lo potrete usare per i suoi vantaggi e per impedire il furto d’identità e la frode….. ma, come accade per i farmaci, bisogna leggere il così detto “bugiardino” per sapere quali sono le sue pericolose “controindicazioni” di seguito illustrate.

Motorola, che produce i microchips per la Mondex SmartCard, ha sviluppato diversi bio-chips innestabili nel corpo umano.

Il chip BT952000 fu progettato dal Dott. Carl Sanders che è stato presente in diciassette conferenze internazionali in cui si è anche discusso dello sviluppo di un sistema economico-finanziario (oggi meglio noto come “globalizzazione”) e di programmi per l’identificazione degli esseri umani. Il Bio-chip misura 7 mm di lunghezza e 0.075 mm di larghezza, circa le dimensioni di un chicco di riso.

Fig.23-Un bio-chip ingrandito per visualizzarne la struttura interna

Contiene un ‘transponder’ e una batteria al litio ricaricabile. Questa batteria è caricata da un circuito “thermo” che produce tensione elettrica sfruttando la fluttuazione della temperatura corporea. Transponder è un sistema di immagazzinamento e lettura di informazioni in microcircuiti integrati.

Fig.24-Configurazione del sistema di trasmissione/ricezione dei dati di un bio-chip

La lettura si realizza tramite onde come in un controllo a distanza.

Fig.25-Il sistema GPS per la localizzazione individuale

Fig.26-L’inserimento sotto-cutaneo avviene mediante un’apposita siringa

Più di 250 società in 20 nazioni fanno parte di Mondex e molte nazioni sono già in procinto di usarlo: Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Israele, Hong Kong, Cina, Indonesia, Macau, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, India, Taiwan, Sri Lanka, Costa Rica, Guatemala, Nicaragua, Panama, Honduras, El Salvador e Brasile. I Paesi dall’Unione Europea progettano di adottare il sistema Mondex come semplificazione della unificazione monetaria (vedi l’Euro-n.d.A.).

Altri sistemi SmartCard verranno messi presto a disposizione di Mondex. Si tenga conto che MasterCard ha acquistato il 51 per cento del pacchetto azionario di quella società. A questo punto vi chiederete…..ma che cosa ha a che fare con me? Hanno speso più di 1,5 milioni di dollari nella ricerca solo per scoprire quale è il posto migliore per inserire il “bio-chip” nel corpo umano. Hanno trovato solo due posti soddisfacenti ed efficaci: la fronte (sotto lo scalpo o cuoio capelluto), o sotto la parte posteriore della mano destra, come sotto illustrato:

Fig.27-La radiografia di una mano con impiantato un microchip

Un miliardo di bio-chips viene prodotto da Mondex ogni anno. Come ci viene continuamente dimostrato dagli innumerevoli fatti di cronaca, quando il chip si trova inserito in una SmartCard, ci sono tutta una serie di problemi legati alla sicurezza (come l’estrazione dei dati e/o la loro manipolazione, il furto di denaro e/o d’identità, ecc. per fini criminali). Alla fine, il denaro reale si sta rivelando sempre meno “sicuro” e “tracciabile” nell’ambito finanziario internazionale.

C’è solo una soluzione a questo problema proposta da Motorola…. fissare il “bio-chip” nella mano destra o nella fronte, dove non potrà essere rimosso, perché se venisse asportato chirurgicamente, la piccola capsula scoppierebbe e l’individuo sarebbe contaminato dalle sostanze chimiche contenute. Il sistema di posizionamento globale (Inglese: GPS) rileverebbe la sua rimozione e avvertirebbe le autorità.

Considerate una tale “soppressione della privacy” un fatto grave? Immaginate i vostri figli, i vostri genitori, i vostri fratelli e i vostri amici, chi conoscete….. tutti sotto il ferreo controllo ed il ricatto indiscriminato (gli eventuali oppositori verrebbero “cancellati” prima da ogni archivio informatico e poi soppressi fisicamente) da parte dei rappresentanti del potere di stato o meglio neo-nato “grande fratello” di orwelliana memoria. Davvero una realistica quanto tragica ed orribile prospettiva di dittatura-sociale questa, ormai sempre più in via di consolidamento e completa attuazione da parte dell’oligarchia al potere, per le future generazioni e l’intero genere umano!

Fonte: posted by Edoardo Capuano, 05/09/2009 ecplanet.org

Al fine di un’ulteriore attenta “riflessione” dei lettori su tale questione dei micro-bio-chip, quanto finora riportato risale all’anno 2009; ciò vuol dire che, da allora ad oggi, come è sotto gli occhi di tutti noi, tale tecnologia si è notevolmente “raffinata” e sempre più subdolamente insinuata (con il ricorso ai più svariati pretesti da parte dell’establishment) nei più vari ambiti della nostra vita quotidiana……..e non siamo ancora giunti al “capolinea” della storia!.

Fig.28-La Repubblica del 8/03/1999-pag.14

Fig.29-La Stampa del 11/01/2001-pag.14

Fig.30-il Corriere della Sera del 5/03/2001-pag.14

Fig.31-Focus -n.137-03/2004-pag.143

Fig.32-Scienze-n.7-del 4/2012-pag.20


– Il Fatto Quotidiano.it / Lavoro & Precari – Jobs Act, l’occhio della Ue su microchip e braccialetti per controllare i lavoratori – di David Evangelisti | 6 aprile 2015

Fig.33-Lavoro & Precari

Microchip negli scarponi da lavoro o negli elmetti, gps integrato nelle cinture, braccialetti vibranti ai polsi “come ai carcerati” o videocamere: le nuove tecnologie stanno rendendo il lavoratore sempre più simile a un cyborg controllabile in stile Grande Fratello. Le giustificazioni delle aziende che applicano questi congegni (“aumentiamo la sicurezza e miglioriamo l’organizzazione del lavoro”, è il ritornello) non convincono però in pieno. Molti lamentano che si tratta solo di un modo per controllare in modo più stringente i ritmi di produzione e “spremere” il dipendente. E la Fiom punta i piedi: il segretario Maurizio Landini ha chiarito che il sindacato dei metalmeccanici anche su questo fronte punta a “mantenere le norme contrattuali e legislative preesistenti”.

Il microchip di Fincantieri, il braccialetto “come ai carcerati” e il gps nella cintura – A far riaccendere il dibattito sul controllo a distanza è stata la recente richiesta di Fincantieri di applicare un micro-chip agli scarponi o agli elmetti degli operai: “Non verranno utilizzati per il controllo a distanza”, ribadiscono dall’azienda. Ma Bruno Papignani, responsabile nazionale Fiom per Fincantieri, ribadisce: “Non ci pensiamo neanche a accettare una proposta del genere”.

Papignani è anche segretario Fiom dell’Emilia Romagna, dove “purtroppo di queste richieste stravaganti se ne sentono sempre di più”. Nei mesi scorsi ha destato scalpore il caso della Obi di Piacenza. In un primo momento sembrava che l’azienda volesse applicare un braccialetto vibrante (“come ai carcerati”, attaccò la Uiltucs) ai commessi per monitorare i tempi di risposta alle richieste di assistenza dei clienti: “Il progetto è rimasto sulla carta”, ha chiarito però l’azienda. Bufera due anni fa anche sul gruppo Elior, gestore del bar dell’autogrill MyChef di Bologna: ai dipendenti del turno notturno fu chiesto di indossare una cintura con gps integrato. “Roba da Grande Fratello, è solo una via moderna per tornare all’Ottocento”, chiosa Papignani.

Le telecamere dell’Inps – Nel 2013 ha fatto discutere la richiesta della direzione dell’Inps di applicare telecamere nelle agenzie di Romano di Lombardia e Treviglio. Il “caso” è stato risolto: “Le telecamere – ha riferito a ilfattoquotidiano.it il funzionario locale della Fp-Cgil Dino Pusceddu – puntavano proprio sui lavoratori del front-office e in parte su quelli del back-office. Abbiamo ottenuto che si cambiasse l’angolazione dei dispositivi”.

Il microchip sottopelle: tra fantascienza e realtà – Il controllo dei lavoratori è molto sviluppato negli Stati Uniti. Nel 2013 un articolo (“The boss is watching”) apparso sul The Wall Street Journal riportava una ricerca dell’Aberdeen Group secondo cui circa un terzo delle imprese monitoravano attraverso congegni elettronici i dipendenti chiamati a lavorare all’esterno. Ha destato infine scalpore la proposta della svedese Epicenter di far applicare un microchip sottopelle ai propri dipendenti, in modo da sostituire il classico badge per l’apertura di porte o l’accesso agli ascensori.

ilfattoquotidiano.it


Fig.34-Fonti: segnidalcielo.it congress.gov – PDF

Fig.35-La prima pagina della legge varata in USA nel 2016 che promuove l’adozione di un chip sanitario nei soggetti affetti da Alzheimer e autismo

A questo punto, visto come è stata ridicolizzata e screditata la questione dei micro-bio-chip dagli autori dell’articolo pubblicato dal giornale Il Tempo in discussione, è davvero palese constatare il fatto che, costoro, sono degli sprovveduti ignoranti e/o rappresentanti di quel più vasto popolo di sottomessi cortigiani, dediti al ben noto “servo encomio e codardo oltraggio” di manzoniana memoria, al servizio del “signore/padrone” (sia esso questo o quel membro del governo in carica, uno dei tanti “potenti” o una lobby) oggi sulla scena nazionale e/o internazionale.

– 4 – Le Sirene

Secondo l’articolo de Il Tempo: Le Sirene esistono – All’inizio di questa legislatura salì agli onori delle cronache la deputata Tatiana Basilio, che in un post Facebook sposò addirittura la causa dell’esistenza delle sirene: “ci sono prove schiaccianti”, scrisse, spiegando che una delle leggendarie creature era stata vista da “sei scienziati che stavano facendo studi”, tuttavia il “National Oceanic and Atmospheric Administration nega tutto, gli sequestra il materiale e li caccia via!.

Perché? Di cosa hanno paura? Perché non ammettere un fatto tanto evidente?”. Uscirono polemiche, protestarono anche alcuni eletti pentastellati negli enti locali. La diretta interessata, poi, corresse la rotta: “Ormai – scrisse di nuovo – vedo che tra tante cose serie non si può più nemmeno scherzare, fare un po’ di ironia e un po’ sognare”. E ovviamente se la prese con i giornalisti.

– La nostra risposta:

Anche in questo caso, come in quelli presi precedentemente in esame, la possibile esistenza di una specie acquatica umanoide (cioè morfologicamente simile al mammifero homo) oltre a non essere una “panzana campata in aria” non è “esclusività” ad appannaggio dei pentastellati, come affermato invece dagli autori dell’articolo pubblicato su Il Tempo in discussione.

Uno dei primi ad avanzare l’ipotesi di un’origine acquatica dell’uomo –e precisamente dai delfini-, peraltro sostenuta da tutta una serie di riscontri scientifici, è stato il Prof. Michel Odent[1]. Quest’ultimo non si è svegliato una mattina dando “fuori di testa” ed annunciando al mondo la sua –peraltro fondata- ipotesi, ma ha fatto in merito lunghi studi e sperimentazioni (vedi il testo “L’acqua e la sessualità” di M.Odent – Ed. Red, Como).

La sua teoria, infatti, non solo ha solide basi scientifiche che comportano logiche deduzioni, ma ha anche alle spalle –aggiungiamo noi ad ulteriore conferma- una tradizione mitica sorprendentemente ricca e presso che comune a tutte le più antiche ed avanzate civiltà del mondo antico, mentre in questa non vi è alcun cenno relativo a “parentele” scimmiesche come vorrebbe Darwin. Ecco alcuni significativi riferimenti mitologici al riguardo:

  • gli “uomini pesce” chiamati “Oannes”, portatori di sapere, della civiltà Assiro-Babilonese;
  • il Dio Enki sumero, mezzo uomo e mezzo pesce;
  • il dio adorato nelle isole Cook con il nome di Vandea;
  • i leggendari Kappas o “uomini dei canneti” (esseri anfibi), descritti con i piedi palmati, una strana testa, e la pelle scura e lucida come quella dei cetacei;
  • i Nommo (anch’essi esseri anfibi), portatori di conoscenza (tra cui l’esistenza della stella Sirio-B prima che questa fosse identificata dai moderni astronomi ed il fatto che questa fosse composta di materia ultra-densa in quanto una nana bianca), ecc.

Altri ricercatori che sono giunti alla medesima conclusione di Odent sono:

Il Dr. Brunetto Chiarelli, direttore della rivista Human Evolution. Questi invita a prendere sul serio tale ipotesi antropologica che –a suo dire- “si fonda su studi seri di nutrizionisti e che spiegherebbe il salto di qualità, a livello cerebrale, dei nostri antenati; il paleoantropologo belga Marc Verhaegern (vedi Focus n.104 di giugno 2001 – L’homo rana, pag76/82); lo zoologo ed oceanografo tedesco Hans Hass, il quale nel suo libro Wie der Fisch zum Menschen wurde. Die faszinierende Entwicklungsgeschichte unseres Körpers (Come i pesci diventarono umani. L’affascinante storia dello sviluppo del nostro corpo) pubblicato in Germania nel 1979, parla della somiglianza tra uomini e anfibi dimostrata dalla condivisione di uno stesso codice (schema) cellulare non che da similitudini anatomiche come, ad esempio, si riscontra nel caso degli organi di riproduzione della donna umana e quelli delle femmina dello squalo che sono praticamente uguali; il paleontologo marino Neil Shubin che ha estratto dalle rocce dell’artico Tiktaalik, il fossile di un pesce di acque poco profonde dotato di squame ma anche di collo e arti simili a “mani”, ossia la prova non più vivente che, circa 375 milioni di anni fa, alcuni avventurosi abitanti delle acque abbandonarono la loro tranquilla esistenza, per avviare l’esplorazione di un nuovo modo di respirare, muoversi e mangiare (vedi il libro “Il pesce che è in noi”, Ed.Rizzoli – 2008). Potremmo continuare ancora a citare altri studiosi giunti alle medesime conclusioni su un’origine acquatica dell’homo, ma –per ovvie ragioni di spazio- ci fermiamo qui.

Fig.36-Quotidiano L’Occhio del 2/12/1979-Pag.14 / Fig.37-Il libro di Neil Shubin

Fig.38-L’articolo di Focus n.104 di giugno 2001 relativo alla tesi del paleoantropologo belga Marc Verhaegern

Fig.39-Un articolo pubblicato su Il Venerdì (inserto di Repubblica) del 10/10/21008-pag.82/86 relativo alla tesi del paleontologo marino Neil Shubin

A confermare la tesi di un’origine acquatica dell’uomo, riportiamo alcune notizie di cronaca più o meno recenti relative ad individui umani aventi caratteristiche fisiologiche e/o mutazioni morfologiche (dovute alla emersione di geni recessivi) affini a quelle dei pesci.

Fig.40-Il Corriere di Napoli del 26-27/5/1961-pag.1

Fig.41-la Domenica del Corriere (settimanale) – del 29/10/1983

Fig.42-Il Mattino (NA) del 6/11/1985

Fig.43-Il Mattino (NA) del 07/1/1992-pag.9

Fig.44-City (NA) del 07/5/2004

Per completare il nostro discorso sulla questione dell’esistenza di creature descritte come “sirene” o “tritoni”, riportiamo solo alcuni esempi di cronaca tratti della numerosa casistica riportata in varie epoche da fonti giornalistiche e letterarie.

Il primo caso è stato riportato da il Corriere Campano – Anno I, n.2- di venerdì 23/10/1868-Pag.4-colonna varietà con il titolo: Le Sirene non sono un Mito; questo il testo: [..]Il giornale di bordo di una nave che faceva la traversata da porto Trinidad (Messico) alle Sandwich ha rimesso in campo la tanto agitata questione della vera esistenza della sirena o donna marina. Nelle vicinanze d’una piccola isola, che fa parte del gruppo delle sandwich precisamente nell’isola degli uccelli l’equipaggio della nave sopra indicata vide la sirena.

Era il 31 marzo p.p. verso le otto di mattina, quando il bastimento americano, dirigendosi verso una baia per pescare vide a pochi passi di distanza una donna che pareva si volesse esercitare nel nuoto. È indicibile da quale stupore e paura furono compresi i marinai. Si fermarono all’istante ed attesero qualche nuova evoluzione della donna straordinaria. Questa, come tutte le femmine di terra niente impaurita della vista degli uomini si fece più vicina; ed i marinai poterono convincersi che non era una loro illusione ottica, né una aberrazione mentale, ma che avevano dinanzi un essere perfettamente conformato a donna.

Era una sirena di una grande bellezza in nulla inferiore alle nostre bellezze terrestri. I suoi capelli bleu erano sparsi sulle spalle, la pelle era leggermente abbronzata, le sue mani alquanto uncinate, ed esprimeva con gridi acuti la sorpresa di essere guardata. La parte inferiore del corpo rispondeva poco alla conformazione della parte superiore (che peccato!). Infatti dalla regione ombelicale in giù il corpo di questa donna era terminato da una coda larga e forcuta.

Un marinaio che stava alla prua del battello di esplorazione, avendo gittata un’arancia alla sirena, questa l’afferrò avidamente ed espresse la sua contentezza con i soliti gridi. Portando con le sue adunche mani il frutto alla bocca, lasciò vedere due file di denti minuti, ben fatti, ma di colore giallo, e mangiò di gusto il frutto.

Il pilota diede ordine di avvicinarsi di più, ma la sirena, si tuffò profondamente nelle onde: né tutte le arance gettatele valsero a farla mai avvicinare agli uomini (donna prudente). Un marinaio più arzillo volle gettarsi a nuoto per raggiungerla quando era la distanza di 10 metri, ma tutto tornò impossibile.

La sirena sembra ridersi degli sforzi dello intrepido nuotatore: essa gli girava d’intorno, e scherzava ora uscendogli di lato ed ora alle spalle. Un imprudente dalla nave le tirò un colpo di fucile ed allora disparve del tutto ferita dicono nella faccia…..”.

Fig.45-La Domenica del Corriere del 08/9/1963 / Fig.46-La Domenica del Corriere-n.24 del 17/6/1962

Il secondo caso è quello, riportato anche dalla Domenica del Corriere in una tavola illustrata di Walter Molino del 8 settembre 1963, che sarebbe avvenuto una mattina di giugno del 1951 nelle acque del porto messicano di Manzanillo. Quattro pescatori di ostriche che si erano calati sul fondo marino vennero attaccati da piccole orribili creature la cui somiglianza con l’uomo risultava impressionante. Mentre uno dei sommozzatori, certo Rafael Alfaro, riuscì a fuggire gli altri tre morirono in seguito allo spavento.

Il terzo caso è quello che si sarebbe verificato in località Bocca di Magra ad Ameglia – Genova una sera di luglio del 1962. II signor Colmaro Orsini di Genova stava pescando su una scogliera quando udì una dolce melodia proveniente dal mare. Si guardò intorno e vide uscire dall’acqua una testa di donna coi capelli verdi che lo fissava. La visione durò pochi istanti. Lo strano essere, che aveva una coda di pesce azzurrognola, si allontanò ben presto, lasciando una sottile scia, verso Punta Bianca. Questo almeno é il racconto fatto dall’Orsini.

Il quarto caso è quello che sarebbe avvenuto nelle acque dell’isola di Creta – Grecia che avrebbe avuto come protagonisti l’equipaggio di un peschereccio italiano. La notizia, riportata in un articolo a firma del giornalista Gianfranco Pensavalli e pubblicata su Il Giornale dell’11 agosto 1989, riferisce testualmente che: “il peschereccio era salpato da Catania per la pesca al pescespada, ma che sarebbero stati catturati loro da una sirena.

Una ‘creatura malvagia’, per giunta, che dopo essere emersa dalle acque del mare di Creta ha imposto senza mezzi termini al malcapitato equipaggio di abbandonare la nave. E loro hanno eseguito l’ordine di quello strano essere emerso dal mare (come impone la mitologia) con i seni scoperti e la lunga capigliatura bionda. Questa non è una riedizione dell’omerica Odissea, ma la disavventura raccontata dal comandante e dall’equipaggio di un peschereccio siciliano di 17 tonnellate di stazza, appartenente al compartimento di Riposto, un porto marinaro dello Ionio catanese.

I cinque uomini salpati a bordo del Francesco non hanno avuto dubbi nell’obbedire alla ‘sirena’: per nulla ammaliati si sono buttati precipitosamente in mare abbandonando la barca al suo destino. Non prima però di aver calato in acqua la scialuppa di salvataggi ed aver avvisato via radio la polizia marittima di Kissamos che così ha potuto recuperarli insieme al peschereccio abbandonato. Il comandante della nave era Salvatore Giamaglia (con un’esperienza marinara quasi trentennale) e l’equipaggio composto da Carmelo raspa, Salvatore Noto, Filippo Musumeci e Rosario Giamaglia (nipote del comandante)…….”.

Per concludere, anche in questo caso (concernente l’esistenza delle “sirene”), sul quale molti avrebbero scommesso d’impeto essere una “bufala”, si è invece dimostrato –oltre ogni ragionevole dubbio- che i veri ignoranti e pusillanimi non sono coloro i quali ritengono plausibile l’esistenza di tali creature ma, invece, proprio i nostri “arguti giornalisti” de Il Tempo i quali hanno si “riso per primi” dimenticandosi però il saggio detto “ride bene chi ride per ultimo”….ed a ridere per ultimi (di loro) siamo stati noi…..

Note:

[1] Michel Odent (Oise, 7 luglio 1930), è un chirurgo francese. Questi, dopo aver lavorato in Algeria e Guinea come chirurgo di guerra, dirige per 23 anni (dal 1962 al 1985) il servizio di chirurgia e ostetricia/maternità del piccolo ospedale di Pithiviers, nel dipartimento del Loiret nella Francia centrale. Le esperienze connesse a questi anni sono fondamentali nell’influenzare il suo interesse verso la storia della neonatologia e la ricerca sulla nascita e la salute. Odent è noto per aver creato, in ambito ospedaliero, la prima “salle souvage”, un ambiente simile a una stanza di casa, una mediazione tra parto in casa e parto medicalizzato in clinica. Trasferitosi a Londra nel 1985, fonda il Primal Health Research Centre, dove sostiene le prassi del parto attivo, del parto nell’acqua e dei concetti collegati alla salute primale, anche in riferimento al concetto di “assistenza sanitaria primaria” contenuto nella Dichiarazione di Alma Ata del 1978.


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Nuovo attacco alla (contro) disinformazione da parte dei media di regime – Umberto Telarico – Parte seconda ultima modifica: 2017-05-01T15:34:04+00:00 da prixi
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