Gli U.F.O. di Shakespeare

Il Giornale Online

Di Russ Crawford
Traduzione di Zret

Nella terza parte della tragedia di William Shakespeare, Re Enrico VI, l’autore scrive:

Edoardo: “I miei occhi mi ingannano o vedo tre soli?”

Riccardo: “Tre soli gloriosi, ciascuno è un sole perfetto: non sono offuscati da nuvole, si stagliano in un cielo terso. Guarda, guarda! Si uniscono, si fondono e sembrano baciarsi, come se essi si fossero votati ad un’unione inscindibile. Ora essi sono un solo lampo, una luce, un sole; in questo cielo appaiono come un solo evento”.

È anomalo che Shakespeare scrivesse di fenomeni celesti che dovettero essere relativamente comuni ai suoi tempi? Probabilmente egli conobbe l’opera dello scrittore romano Giulio Ossequente che compose il Liber prodigiorum, dove è registrato il seguente episodio di cui fu testimone nel 222 d.C.: “Durante il consolato di Caio Quinto Flaminio e di Publio Furio Filone, … a Rimini si vide risplendere una grande luce. Era mezzanotte ed apparvero tre lune nel cielo separate l’una dall’altra”.

Forse il tragediografo era venuto a sapere di ciò che era accaduto in Prussia nel 1520: “Durante il regno dell’imperatore Carlo V, ad Erdfurt furono visti due soli… ed un raggio meraviglioso molto grande comparve all’improvviso nel cielo, si avvicinò alla terra dove incendiò i campi. Quindi si sollevò ed ascese nel firmamento per assumere infine una forma circolare”.

Il secolo XVII e gli inizi del XVIII furono ricordati per misteriose luci e strani suoni. Ad oggi, non sono stati ancora spiegati. Questi incomprensibili bagliori celesti spesso presero la forma di fiumi di luce infuocata, come le luci scorte sopra Londra nel 1560 e nel 1564, l’anno di nascita di Shakespeare.

Nel 1575 si ebbero molte testimonianze di questi bagliori celesti nel Brabante, nell’attuale Belgio. Cornelius Gemma, un professore di medicina dell’Università di Lovanio, descrisse tali avvistamenti nei suoi scritti.

Il fatto che numerosi celebri pittori di quei secoli misero a repentaglio la loro reputazione e la loro vita, includendo immagini di dischi volanti nei loro quadri di soggetto religioso, indica che essi erano consci di come tali immagini fossero generalmente accettate e riconosciute come parte della realtà.

Fonte: http://zret.blogspot.com/2007/04/gli-ufo-di-shakespeare-articolo-di-russ.html

Gli U.F.O. di Shakespeare ultima modifica: 2008-01-11T16:18:29+00:00 da Pasquale Galasso
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Pasquale Galasso

Pasquale Galasso, editore di Altrogiornale.org - Credo in un'esistenza vera, non limitata al solo mondo materiale. Viviamo in un corpo fisico ma la nostra anima è storica.