Il centro del ciclone John Lilly, pioniere dell'esplorazione dello spazio interiore

Il Giornale OnlineSegnalato da Mr.R

A cura di Buckaroo Banzai

Girando per S.Francisco, nel mitico quartiere di Haight Hashbury, ancora variopinto e pieno di “drop out” come ai tempi del “flower power”, dei Grateful Dead e dei Jefferson Airplane, di Jerry Rubin e dei primi vagiti del “movement”, entrai in un negozio di libri usati, dove trovai ed acquistai una copia di “The Center of the Cyclone” (An Autobiography of Inner Space) di John C. Lilly, edita nel 1972.

John Lilly, nato il 6 Gennaio 1915 a St. Paul, Minnesota, si è laureato al California Institute of Technology ed ha ricevuto il suo Dottorato in Medicina dall'Università di Pennsylvania nel 1942.

Ha lavorato in vari campi di ricerca della scienza: biofisica, neurofisiologia, elettronica, neuroanatomia; ha fatto molti anni di studio e ricerca sulla solitudine e sull'isolamento. É anche psicoanalista.

Dopo 12 anni di ricerca sulla possibilità di instaurare una relazione tra due specie intelligenti (dando origine alla Fondazione Uomo-Delfino), ha passato 2 anni all'Esalen Institute (Big Sur, California) come leader di gruppi terapeutici e 8 mesi ad Arica (Cile) lavorando con Oscar Ichazo, il maestro di una moderna scuola esoterica della tradizione mistica. Ha scritto libri come “La comunicazione tra l'uomo e il delfino” (Cesco Ciapanna, 1981), “Programming and Metaprogramming in the Human Biocomputer” e questo “Center of the Cyclone”, la sua autobiografia fino al 1972. In seguito ha pubblicato anche “The Deep Self”(Profound Relaxation and the Isolation Tank Tecnique – 1977) e The Scientist(A Novel Autobiography – 1978).

Conoscevo già Lilly per i suoi studi sulla comunicazione inter-specie (per i suoi esperimenti con l'LSD (anche con i delfini) e per essere l'inventore della “vasca d'isolamento”, detta anche “vasca di deprivazione sensoriale” e chiamata negli ultimi tempi “vasca di galleggiamento” (floating tank).

La vasca di galleggiamento era (ed è ancora) un attrezzo per creare intorno a se' una condizione “neutra”, con una riduzione al minimo di stimoli esterni di natura sensoriale, e per aiutare a perdere in brevissimo tempo la coscienza del proprio corpo, simulando un fluttuare nello spazio mediante un'alta concentrazione di sali nell'acqua dove si galleggia, che è alla esatta temperatura corporea.

In questa sua autobiografia Lilly racconta i primi esperimenti:

“Quando ero all'Istituto Nazionale di Salute Mentale a Bethesda, Maryland, nel 1954 a lavorare sulla neurofisiologia del cervello, concepii una nuova serie di esperimenti.

In breve, i precedenti neurofisiologi […] avevano ipotizzato che il cervello sta sveglio a causa degli stimoli esterni che arrivano attraverso gli organi terminali del corpo. In altri termini, è necessaria una stimolazione esterna per mantenere il cervello in uno stato di veglia. L'ovvio esperimento era quello di isolare l'uomo da tutti gli stimoli esterni fino ad un limite fisicamente sopportabile, e vedere quali stati ne sarebbero derivati.”

Segue una descrizione dei primi tentativi di realizzare una simile vasca, adattando delle vecchie maschere ad ossigeno allo scopo di respirare sott'acqua e progettando imbracature che permettessero al corpo ed alla testa di stare rilassati. Dopo una lunga serie di tentativi John Lilly è in grado di galleggiare.

“Più tardi, questi esperimenti furono chiamati “deprivazione sensoriale”. Non ho mai sentito alcun effetto di deprivazione. In assenza completa di stimoli esterni trovai che al posto di essi si costruisce molto rapidamente una consapevolezza molto elevata ed una crescente esperienza sensoriale. Entro le prime ore di esperimento trovammo che non c'era alcuna tendenza ad addormentarsi.

La teoria originale era sbagliata. Non c'è bisogno di stimoli esterni per restare svegli.

Dopo qualche decina di ore di esperienza, incontrai fenomeni che erano stati descritti in precedenza da varia letteratura. Passai attraverso stati come di sogno, stati come di trance, stati mistici. In tutti questi stati ero totalmente intatto, centrato; ero lì. In nessun momento persi la consapevolezza dell'esperimento. Una parte di me sapeva sempre che ero sospeso nell'acqua al buio ed in silenzio.

Passai attraverso esperienze in cui altra gente apparentemente si univa a me in questo ambiente scuro e silenzioso. Potevo davvero vederli, sentirli, ed ascoltarli. Altre volte passai attraverso sequenze di sogno, sogni ad occhi aperti, come li chiamano ora, in cui guardavo le cose succedere. Altre volte sembrava che mi sintonizzassi con reti di comunicazione che sono normalmente sotto i nostri livelli di consapevolezza, trasmissioni ci civiltà molto oltre la nostra. Feci ore di lavoro sui miei impedimenti a comprendere me stesso e sulla mia situazione di vita. Senza saperlo, feci ore ed ore di meditazione, concentrazione e contemplazione. Fu solo dopo, leggendo la letteratura che trovavo, che realizzai che gli stati in cui ero entrato somigliavano quelli ottenuti con altre tecniche.

Nel 1958 lasciai gli Istituti Nazionali di Salute e mi trasferii alle Isole Vergini. Non fu prima del 1964 che riuscii a costruire un'altra vasca e ad introdurre l'LSD nell'esperimento di solitudine ed isolamento….”
Si capisce che ogni tipo d'esperimento è possibile nella vasca, dagli allucinogeni alle sedute di sesso tantrico…

Nei miei giri in California ho avuto modo di conoscere Glenn Perry, l'ingegnere che fornì il “know-how” tecnico per la realizzazione della vasca e che è adesso colui che ancora produce e vende la vasca originale, con il nome di “Samadhi Tank”. Esistono anche altri modelli basati sullo stesso principio (anche in Italia), ma ho constatato che il modello originale è completamente affidabile dal punto di vista tecnico e funzionale, mentre i modelli prodotti da altri, oltre ad essere molto più cari, presentano delle noie tecniche non ancora risolte. Conoscevo già anche la vasca, avendola vista nel film “Altered States” (Stati di allucinazione) di Ken Russell, che poi non è altro che la storia di John Lilly molto romanzata e, devo dire, fatta apposta per intimorire e scoraggiare esperimenti del genere; ma la prima metà del film è abbastanza verosimile.

Comunque, il mio interesse nello scrivere questo articolo è motivato soprattutto dall'opportunità che il libro di Lilly mi fornisce di parlare dello spirito di ricerca che muove qualcuno a sperimentare con stati “altri”; della pazienza, dell'attenzione, della modestia, del tentativo di essere oggettivi di fronte ad esperienze “far out”, delle mille sottigliezze implicate nel muoversi in territori che sono molto oltre il limitato settore umano.

Avendo scelto di parlare di un libro di 25 anni fa (che riporta esperienze di 30-40 anni fa), vorrei far notare come non è nuova la voglia di sollevare il velo di Maya per vederle le cosce, come esistano antichi miti che parlano di vestiti invisibili dell'imperatore, che tutti vedono per convenzione sociale e condizionamento, e che in realtà non esistono, come i bambini sanno vedere benissimo.

Le mappe di viaggio sono state lasciate per chi sa trovarle e leggerle. Ci vuole esperienza, bisogna aver visitato il Paese delle Meraviglie molte volte per cominciare ad orientarsi in quei territori per noi alieni; è utile e fa risparmiare tempo e fatica il conoscere in anticipo usi e costumi degli abitanti, convenzioni e regole che possono esser vigenti; non ci vorremo far arrestare subito dal mazzo di carte che sono le guardie della Regina, eh?

Molti aspetti e dettagli dei “consigli per il viaggio”, sia da Lilly che da altri esperti viaggiatori, sarebbero interessanti da conoscere per chiunque voglia sperimentare altri stati di coscienza, e mi piacerebbe che questo tipo di informazioni fossero disponibili per chi se ne può voler servire. Ma questo libro non è mai stato tradotto in Italia ed anche in U.S.A. è fuori catalogo.

(Aggiornamento: “Il centro del ciclone” E' tradotto adesso in italiano! Edizioni Crisalide)

L'uomo come bio-computer

La sua idea-metafora è che ogni essere umano è programmato e condizionato da fattori di tutti i tipi (questo non è una novità) e per questo egli lo chiama “il bio-computer umano”.

É come se nei teneri anni della nostra formazione, per diventare adulti ci fossimo riforniti di un certo numero (piuttosto limitato, 5 o 6 al massimo) di programmi software da usare nella vita.

Lilly dice che siamo tutti schiavi dei nostri “loops”, modelli ripetitivi che abbiamo tendenza ad usare in modo sempre uguale; risposte e reazioni che abbiamo imparato ad usare per interagire con le situazioni della vita che ci si presentano. Essendo l'essere umano ordinariamente molto pigro, abbiamo sempre la tendenza ad usare in tutte le situazioni questo nostro limitato repertorio di “loops” che ci siamo programmati, anche quando le situazioni che si presentano sono completamente nuove e richiederebbero l'uso di qualche nuovo programma più adeguato.

Uno dei nostri problemi come viaggiatori nell'ignoto sta nel fatto che abbiamo tendenza a ripetere vecchi modelli di comportamento anche in presenza di situazioni in cui non si può mai sapere cosa ci aspetta o quale vantaggio potremmo trarre dall'agire in modo adeguato e non automatico.

Affrontare qualsiasi cambiamento, intraprendere viaggi nell'ignoto è una questione di disattivare in qualche modo qualche vecchio programma (de-programmare) per inserire qualche nuovo programma più nuovo, più versatile, più funzionale ecc. nel proprio bio-computer. Anche questo non è una novità ed è usato in molti campi, fra cui quello della psicologia. Quello che diventa interessante e non molto esplorato a livello di massa è come si possono usare alcuni semplici programmi per prepararsi ad affrontare un viaggio nell'ignoto, o senza scomodare dimensioni incommensurabili, come sia possibile migliorare la nostra efficienza anche qui nel settore umano.

La tabella di classificazione degli stati di coscienza

Un altro aspetto interessante del libro è tutta la seconda parte dedicata ad una classificazione comparata degli stati di coscienza usando i numeri dei livelli di vibrazione secondo Oscar Ichazo, secondo G.Gurdjieff e secondo i sistemi di tradizione orientale.

John Lilly impara da Oscar Ichazo un tale modo di classificare gli stati di coscienza, lavorando con lui ad Arica, Cile nei primi anni settanta.

Oscar Ichazo viene definito come un maestro sufi di quarta via, allo stesso modo come si potrebbe definire tale anche George Ivanovitch Gurdjieff; ma Ichazo voleva che ci si riferisse al suo insegnamento semplicemente come “La Scuola”.

Per saperne di più sui numeri di vibrazione di Gurdjieff, vedere: P.D. Ouspensky “La Quarta Via” e “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, entrambi Ed. Astrolabio-Ubaldini.

Comunque… pare che i sufi abbiano delle conoscenze nel campo della psicologia umana, tali che Freud, Reich e Jung al loro confronto sarebbero solo dei bambini di prima elementare che hanno appena imparato a scrivere…

Anche il buddismo nasconde dietro i miti esotici delle divinità e dei demoni del suo “gotha” precisi riferimenti alla situazione “non di qualcun altro” e non “su qualche altro pianeta”…
Nella tabella noterete che gli stati sono paragonati al purgatorio o all'inferno. Questo, a mio modesto avviso, va preso alla lettera. Quando siamo in un certo stato, siamo davvero in paradiso, o all'inferno: non c'è altro paradiso e inferno che su questa terra.

Quello che trovo interessante di questo tipo di tabelle è il tentativo di “mappare” dei meta-spazi di coscienza umana con un ristretto numero di aree, cioè di creare un sintetico modello su cui è possibile lavorare praticamente.

Come dire che tutto il paradiso si può “grossolanamente” dividere in 7 livelli, e l'inferno in n gironi infernali. Quest'idea, Dante Alighieri l'aveva imparata, proviamo a indovinare…. dai sufi medioevali.
Psicologia applicata, dunque, oltre che mito e poesia.

La tabella a questo link: http://www.bardoworks.it/lilly.html

Secondo la classificazione degli stati di coscienza messa insieme da Lilly, a metà fra stati elevati (+3, +6, +12, +24) e stati bassi di coscienza (-24, -12, -6, -3) c'è uno stato chiamato ±48, che non è né positivo né negativo, ma è uno stato di coscienza in cui, secondo la definizione di Lilly, “possiamo operare il nostro bio-computer umano in modo completamente razionale, senza presenza di emozioni positive e negative. Le emozioni sono in uno stato neutrale, eppure l'energia può essere alta. A questo livello si possono assorbire dati, programmi, metaprogrammi. Inseriamo nuovi metaprogrammi nelle banche di memoria del proprio bio-computer.

Si può essere in questo stato anche mentre diamo nuove idee ad un'altra persona. Uno dei modi per provare se si è al livello 48 è di osservare la nostra interazione con un'altra persona. Se non c'è relativamente nessuna emozione presente, sia in senso di piacere che in senso negativo, si dovrebbe essere a livello 48, qualunque sia la sua qualità. A volte è difficile sapere se le parti del proprio bio-computer che sono al di fuori della propria consapevolezza operino effettivamente a livello 48. Se qualcuno è nelle grinfie di qualche programma dell'ego ed è identificato con esso, l'ego stesso può urlare: “Sono a livello 48!” quando invece è veramente a qualche altro livello, -24 o più basso. Per essere davvero ad un livello compreso tra 48 e +3, bisogna essere veramente sinceri con se stessi e non far finta o credere di essere a quel livello. Un livello 48 pulito ha già davvero poca di questa spazzatura restante.”

Per stabilire dei nuovi programmi (si direbbe nuovi condizionamenti) più funzionali a stati elevati Lilly fornisce molti utili esercizi mentali, che mediante ripetizione o anche semplice lettura, dispongono la mente ad operare su basi più funzionali e finalizzate ai nostri possibili scopi, tra cui uno fondamentale è di riuscire ad operare almeno a livello 48. Dice Lilly che la capacità di usare il 48 si migliora prima di tutto con l'esercizio fisico, e poi con gli esercizi mentali.

“Per pulire il proprio bio-computer fino al punto in cui il proprio 48 è una cosa unitaria con una direzione singola e ben organizzata, si devono fare esercizi mentali quanto fisici. Ci sono letteralmente migliaia di esercizi mentali. Alcuni si trovano nello Jnana Yoga, alcuni negli scritti di Gurdjieff e dei suoi seguaci come Ouspensky ed Orage. Alcuni sono inclusi sotto titoli come “Preghiera Cristiana”, per quanto si potrebbe obiettare che si tratta di esercizi spirituali più che mentali o intellettuali. Alcuni che ho trovato più utili li ho dati nel mio libro “Programming and Metaprogramming in the Human Biocomputer” e nei miei seminari. Altri esercizi mentali utili, derivati dagli insegnamenti di Oscar Ichazo, sono le “mentazioni” e le deviazioni dell'ego dalle mentazioni.”

Anche nel “Centro del ciclone” si trovano numerosi esercizi mentali da poter utilizzare direttamente. Uno di questi, mirante a stabilire una buona motivazione che lega tutti i livelli da 48 a +3 e sviluppa l'operatività dell'Essenza (assente nei livelli negativi) implica di assumere il seguente metaprogramma:

“Io mi sto muovendo verso l'Essenza; sto programmando la mia vita per vedere la vera realtà dell'Essenza; farò qualsiasi cosa necessaria per entrare nell'Essenza”.

“…Nei livelli negativi -24, -12, -6, -3 dominano i metaprogrammi dell'ego, del negativo, al di sotto del livello vibrazionale 48. Il livello dell'ego è quello in cui si ha la credenza di essere una potente entità indipendente che non ha bisogno di un sistema, non ha bisogno dell'Essenza, non ha bisogno di alcuna idea di creatori, non ha bisogno degli stati mistici. La lista è senza fine, ma ecco un campione dei programmi in negativo dell'ego (i miei):

“Io finisco con la fine del corpo. […] Non ci sono creatori; non c'è un principio che guida; non c'è nessuna legge che ci forma. Non c'è l'Essenza; c'è solo la danza termica, la definitiva morte termodinamica dell'universo con la lenta crescita dell'entropia. […] Non c'è vita dopo la morte; non c'è vita eterna per alcuna porzione della nostra coscienza. Non c'è spiegazione alle nostre origini, o a quelle dell'universo. Siamo un incidente senza scopo.”

Gli esercizi mentali di Lilly possono prendere spunto dai più classici temi di meditazione orientale “Chi sono io?”, a cui Ramana Maharsi risponde: “Non sono colui che vede. Non sono colui che è visto”; ed a cui John Lilly risponde: “Io non sono il mio corpo, non sono il mio cervello, non sono la mia mente; non sono la mia opinione di me” per poi formulare la ri-programmazione come: “Il mio cervello è un enorme bio-computer. Io sono il se' metaprogrammatore in questo biocomputer. Il cervello è alloggiato nel corpo. La mente è il software del computer”.

Credenze senza confini

Un altro metaprogramma, “Beliefs Unlimited” che combatte contro un'altra bestiaccia al servizio dell'ego è quello che tenta di far andar oltre le proprie attuali credenze strutturate, e comincia così:

“Nella sfera d'azione della mente, ciò che si crede essere vero è vero o diventa vero entro certi limiti, che sono da scoprirsi con l'esperienza e sperimentalmente. Questi limiti sono credenze che devono essere trascese.

Nascosto dal proprio se' sta un assortimento nascosto di credenze che controllano il proprio pensiero, le proprie azioni e i propri sentimenti.

L'assortimento nascosto delle credenze segrete è l'assortimento limitante delle credenze che devono essere trascese.

Per trascendere il proprio assortimento limitante, si stabilisce un assortimento aperto di credenze riguardo all'ignoto.

L'ignoto esiste nelle proprie mete di cambiamento del proprio se', nei mezzi per il cambiamento, nell'uso degli altri per cambiare, nel proprio orientamento verso il cambiamento, nell'eliminare gli impedimenti al cambiamento, nell'assimilare gli aiuti per cambiare, nell'usare l'impulso a cambiare, nel proprio bisogno del cambiamento, nelle possibilità di cambiamento, nella forma del cambiamento stesso, e nella sostanza del cambiare e del cambiamento. […]”

Eccetera, eccetera…

Deprogrammare… riprogrammare….

Allora, ricapitoliamo cosa dice il dottor John Lilly, in seguito ai suoi studi sull'intelligenza dei delfini, sugli stati di deprivazione sensoriale con l'aiuto della “vasca di galleggiamento” e sugli stati psichedelici:

L'uomo (e la donna) è un bio-computer sul quale girano 5 o 6 programmi che si sono installati nei primissimi anni di vita (Programmazione).

In base a questi programmi (vecchi “loops” ripetitivi) l'uomo risponde a tutti i tipi di stimoli che gli si presentano nel corso degli eventi, ed ha instaurato una serie di memorie che gli permettono di identificare ogni presente stimolo con un giudizio già codificato in una di queste memorie (es. “questo stimolo pare simile ad altri 798 precedenti che causavano dolore…”) ; automaticamente s'innesca una reazione standard di difesa, e l'uomo esce dalla zona pericolosa, dove avrebbe forse potuto ammirare qualcosa a lui ignoto …. (Error, Comando sconosciuto, il sistema non risponde…). (Funzionamento automatico dei programmi).

Per uscire da questo circolo automatico e vizioso, l'uomo desideroso di evolversi dalla meccanicità sceglie volontariamente di affrontare l'esplorazione di altri stati di coscienza a lui ignoti. Uno degli scopi di ciò sarebbe di acquisire la capacità di saper vedere oltre il suo limitato punto di vista individuale e di imparare ad assumere molteplici punti di vista, equivalenti, nel campo della sopravvivenza planetaria, a infinite chances in più per l'individuo di cavarsela in un mondo di esseri meccanici.

(Necessità/Bisogno/Voglia/… di cambiar programmi)

Un tale individuo impara a “viaggiare” servendosi di alcuni strumenti, o “fattori d'assistenza”, come (nel caso di quelli usati e proposti dal Dr. Lilly):

– la vasca di deprivazione sensoriale (un “fattore d'assistenza” per poter molto più facilmente riuscire a perdere l'identificazione con il proprio corpo);

– gli psichedelici (di cui sarete forse più esperti di me nel conoscere ciò che facilitano);

– una buona sequenza di esercizi psicofisici (Yoga, Bioenergetica, Tai Chi, Pranayama…) che mantengano la macchina umana più fluida per lo scorrimento di energie e più flessibile al cambiamento. (Il Dr. Lilly le chiama “Gym”);

– le “mentazioni”, specie di meditazioni in cui ci si ripete una o più frasi di vario tipo.

Le “mentazioni”

1) mentazioni in cui si cerca di de-condizionarsi da certi programmi fin qui consolidati. Esempio di mentazione, “Io non sono questo corpo; non sono questa mente, ecc.” che ci predispone all'idea che potremmo passare un minuto o due in uno stato ben differente dalla nostra consueta “auto-identificazione con noi stessi”;

2) mentazioni per stabilire nuovi meta-programmi di funzionamento della persona. Esempio, “Avere fiducia che il corpo porti avanti da solo le sue funzioni; lasciarlo parcheggiato ed andare in altri spazi; in caso di emergenza sarete riportati al vostro corpo”.

3) mentazioni preparatorie alla vista di panorami spazio-temporali inusitati ed alieni, del tipo: “Sono al di là della nostra galassia, al di là delle galassie come noi le conosciamo. Il tempo accelera fino a 100 miliardi di volte. L'intero universo collassa in un punto. C'è una tremenda esplosione e fuori da quel punto esce materia ed energia positiva, che sprizza nel cosmo a velocità fantastiche. Dalla parte opposta, dal punto fuoriesce antimateria che schizza nella direzione opposta. L'universo si espande fino al suo massimo e poi collassa, e si riespande tre volte.

Durante ogni espansione, le Guide dicono:…” (il seguito a fra poco).

4) mentazioni “di mantenimento” (il tagliando) sull'illusione e la relatività di tutto ciò, da un sano non-punto-di-vista come “Nella zona d'influenza della mente, ciò che uno crede essere vero è vero o diventa vero entro certi limiti; questi limiti vanno trovati tramite l'esperienza e la sperimentazione. Questi limiti sono credenze che vanno trascese”, poiché i sistemi di credenze (qualunque sistema di credenze) “controllano i nostri pensieri, le nostre azioni e i nostri sentimenti”.

Le mentazioni in generale facilitano l'instaurarsi di nuovi “loops” (Ri-Programmazione) che, pur avendo sempre tendenza a diventar ripetitivi, saranno usati più spesso in quanto più consoni ad una situazione di vita più dinamica, meno rigida ed identificata, più trascendente, più saggia e ricca di informazioni di prima mano. Più consoni ad un atteggiamento di Lavoro.

Bene, visto che questo vecchietto si è dato la pena di studiare tutta la vita con questi stati e di scriverci pure qualche libro, potremmo anche usarlo come torre di controllo, che ci invia dati sulla navigazione a bordo di questo veivolo che ci è stato fornito da madre natura.

Potremmo per esempio chiedere, ad un certo punto del viaggio “Dove mi trovo in questo preciso momento? In quale “stato” mi trovo? sarò sulla California o sull'Himalaya? Riuscirò ad atterrare, dopo dodici ore di volo, sul suolo sicuro di Casamia, o piuttosto mi sfracellerò sulle dure rocce di Badegotrip? Riuscirò a risalire fino all'altezza +24, da cui tentare un atterraggio di fortuna nella libera Terra-del-Qutub-Verde a livello +12? Dove mi trovo? Torre di controllo… ”

Può anche darsi che alla fine ci si accorga di non essere proprio dove si credeva di essere, ma di esser capitati nel peggior inferno terrestre spazio-temporalmente disponibile (-3). Avete visto il film “Dead Man” di J. Jarmush?

E' possibile che qualche Guida ci venga in aiuto…

Il Dr. Lilly, diciamo da un certo trip in poi, aveva incontrato, diciamo nell'iperspazio, due Guide che si prendevano cura di lui durante i viaggi più spinti.

Durante una delle espansioni e contrazioni dell'universo, di cui abbiamo iniziato a leggere poco più sopra, le guide dicono, indicando una piccolissima fetta di tempo-spazio: “L'uomo appare qui e scompare qui”.

Allora Lilly chiede: “Dove va l'uomo quando scompare, fin quando è pronto a riapparire di nuovo?”

E loro rispondono: “Siamo noi”.

Questo articolo è apparso originariamente sulla rivista “Psychoattiva” #1 – Vita e cultura psichedelica – Shake Edizioni 1997

Segnalato da Mr.R

Fonte: http://www.bardoworks.it/lilly.html

Il centro del ciclone John Lilly, pioniere dell'esplorazione dello spazio interiore ultima modifica: 2008-07-26T23:02:09+00:00 da Quantico
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