Il Modello Olografico

Molecular modello olograficoIl primo modello olistico della nuova scienza

Il modello olografico è une della principali basi scientifico-filosofiche della nuova scienza olistica e del paradigma olistico, in quanto, partendo da dati fisico-matematici, estende la propria interpretazione all’intera esistenza e alle dimensioni della coscienza. Il modello olografico si basa sul concetto di informazione globale che lega una parte al tutto: la parte diventa un ologramma del tutto, in quanto contiene al suo interno una rappresentazione globale dell’insieme da cui deriva. Questo, di fatto, implica una relazione informatica continua, coerente e dinamica tra la parte e il tutto.

Agli inizi degli anni Ottanta, Ken Wilber, stimato autore di saggi sugli stati di coscienza ed editore della rivista Revision, ha curato la pubblicazione di The Holografic Paradigm, un testo di grande fascino scientifico e intellettuale a cui hanno collaborato David Bohm, Karl Pribram, Fritjiof Capra, Renée Weber, Itzhak Bentov, Stanley Krippner e molti altri studiosi.

Sulla scia della critica ai paradigmi scientifici e culturali che il libro di Thomas Khun, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, aveva provocato, il libro di Wilber risuonava come una prima vera alternativa concettuale attesa da tutti i liberi ricercatori. Ogni periodo storico è caratterizzato da paradigmi differenti, dei veri modelli della realtà; le rivoluzioni scientifiche e culturali, sostiene Khun, sono basate su un cambio di questi modelli di fondo con altri più adatti alle presenti situazioni. Ad esempio, Einstein introduce, con la relatività, un differente modello rispetto a quello newtoniano, in grado di permettere una più profonda e attuale comprensione della realtà fisica.

Tutti i paradigmi su cui si è basata la scienza sono comunque materialisti, cioè non implicano l’esistenza di nessun’altra dimensione oltre a quella fisica-oggettiva. Il modello olografico al contrario sembra implicare una complessità teorica e una semplicità intuitiva tale da renderlo indispensabile per spiegare e comprendere anche scientificamente una larga parte delle relazioni tra l’Uno e il Tutto.

L’ologramma: la parte nel tutto, il tutto nella parte

Ma che cos’è l’ologramma? Cerchiamo di capirlo in modo semplice. L’ologramma nasce dal laser. Nella produzione di un ologramma, un fascio laser puro viene fatto passare da un semispecchio, che lo divide in due fasci identici. Il primo di questi fasci resterà puro e incontaminato, il secondo verrà proiettato sull’oggetto da “fotografare”, che lo modificherà, riflettendolo. Poi i due fasci, quello puro e quello modificato, si riuniscono e impressionano la lastra olografica, su cui arriva un fascio puro e uno modificato dall’oggetto. Tra questi due fasci si viene a creare un fenomeno di “interferenza” che appare sulla lastra olografica sotto forma di cerchi concentrici senza un senso apparente; queste linee di interferenza contengono tutte le informazioni tridimensionali dell’oggetto fotografato. Facendo passare un fascio laser puro dalla lastra precedentemente impressionata si ottiene un’immagine tridimensionale dell’oggetto ripreso.

Questa tridimensionalità è il frutto della coerenza del fascio laser. Ma l’ologramma riserva ancora delle sorprese; al contrario di una normale pellicola fotografica, in cui ogni parte contiene una relativa parte dell’immagine, la lastra dell’ologramma contiene l’intera immagine in ogni suo punto: se la spezziamo in cento pezzi, ogni pezzo conterrà l’intera immagine. Verranno persi particolari e dettagli ma l’oggetto apparirà nella sua unità. Ogni punto dell’ologramma contiene quindi, in perfetto ordine tridimensionale, tutte le informazioni dell’oggetto, proprio come una Cyber-cellula di un organismo contiene l’intera informazione-coscienza del sistema (Cyber-animale) di cui è parte intrinseca.

Il modello olografico quindi è essenzialmente un modello di relazione e di informazione globale, un modello universale, potente e fecondo: la sua forma è naturalmente tridimensionale, come insieme o campo, idealmente sferica, come ogni unità micro-macrocosmica.

Il modello olografico costituisce una delle basi teoriche che sostengono il concetto di ordine implicato di Bohm, dove tutto è connesso e in ogni punto c’è l’immagine e l’informazione del tutto.

Dalle sfere celesti del macrocosmo agli atomi vivi della concezione greca, il modello olografico sembra ridare vita e comprensione scientifica alle visioni unitarie di tutti i tempi e di tutte le culture compreso, ovviamente, il modello Cyber.

Così l’uomo diventa un insieme, un’unità olografica che contiene in Sé la matrice dell’informazione totale del sistema in cui è incluso (la sfera terrestre, la sfera schiacciata del sistema solare, della galassia, e così via), e con il quale c’è un continuo scambio di informazioni e di energie; la stessa continua relazione, simultaneamente, esiste anche con le sfere più piccole di cui è composto, le cellule, gli atomi e le particelle subatomiche. Le cellule del nostro corpo diventano, così, perfette unità olografiche, in quanto ognuna di esse contiene, nel DNA, l’informazione globale dell’intera unità umana, grazie alla quale la cellula può comunicare e relazionarsi continuamente con il sistema. I campi di applicazione dell’ologramma possono interessare ogni disciplina, dalla fisica, all’informatica, alla biologia, alle teorie mediche, sociali e psichiche dell’uomo, alla cosmologia.

Questo modello da tempo era atteso dalla medicina psicosomatica, dalla psicologia transpersonale e dall’ecologia per spiegare ciò che Ermete Trismegisto nella Tavola Smeraldina esprime col concetto Come in alto, così in basso: la relazione speculare e analogica tra la dimensione del micro e macrocosmo, tra uno e infinito. Ogni grande filosofia e religione ha intuito questa profonda interrelazione e interconnessione olistica tra unità e Tutto, tra anima individuale e cosmica, come l’antico modello sacro del mandala o il concetto Brahman-Atman. Le Isa Upanishad esprimono il concetto olografico con questo Sutra:

Quello è il Tutto
Questo è il Tutto
dalla Totalità emerge la Totalità
la Totalità viene dalla Totalità
e la Totalità comunque rimane

Il modello olografico – una nuova prospettiva della realtà

a cura di Emanuele De Benedetti

Il neuroscienziato Karl Pribram di Stanford e il fisico David Bohm, dell’università di Londra, hanno proposto una teoria associata, che potrebbe spiegare le esperienze trascendentali, gli eventi paranormali e le normali stranezze della percezione. Le implicazioni in ogni aspetto della vita umana, nonché per la scienza, sono così profonde che abbiamo dedicato un intero numero all’argomento. Si avvera la predizione di un sistema teorico, atteso da lungo tempo, che, basato sulla matematica, avrebbe stabilito il supernaturale come parte della natura.

Secondo questa teoria i nostri cervelli costruiscono matematicamente la realtà “concreta”, interpretando frequenze da un’altra dimensione, una dimensione di realtà primaria strutturata e significativa che trascende lo spazio/tempo. Il cervello è un ologramma che interpreta un universo olografico. Fenomeni come gli stati non ordinari di coscienza (che riflettono stati non ordinari del cervello) sarebbero dovuti a una sintonizzazione letterale alla matrice invisibile che genera la realtà “concreta”. Si renderebbe possibile l’interazione con la realtà a livello primario, dando così spiegazione della precognizione, della psicocinesi, dei processi di guarigione, della distorsione del senso del tempo, dell’apprendimento rapido… e dell’esperienza di “essere uno con l’universo”, della convinzione che la realtà ordinaria è un’illusione, delle descrizioni del vuoto come paradossalmente pieno. I taoisti dicono: “Il reale è vuoto e il vuoto è reale”.

Per parecchi anni coloro che si interessavano alla coscienza umana hanno parlato con speranza di un “paradigma emergente”, una teoria integrale che avrebbe incluso i punti più alti della scienza e dello spirito. Ecco una teoria che sposa biologia e fisica in un sistema aperto: il paradossale paradigma senza confini che la nostra scienza schizofrenica ha invocato. Judith Groch, nel suo libro ‘You and Your Brain’, del 1963, osservava che gli eventi paranormali potevano essere ignorati perché non erano convenienti nel contesto della nostra conoscenza. Einstein, incapace di riconciliare le incoerenze all’interno della fisica newtoniana, “aprì una porta teorica attraverso cui gli scienziati si precipitarono a inseguire la conoscenza che si trovava dall’altra parte.” Groch suggerisce che il cervello ha aspettato il suo Einstein. Sembra giusto che un modello radicale, soddisfacente, sia nato da Karl Pribram, neuroscienziato, amico di Alan Watts… di David Bohm, il fisico teorico, di Krishnamurti e collaboratore di Einstein.

Che cos’è l’olografia?

L’olografia è un metodo di fotografia senza lenti dove la luce emessa da un laser viene divisa in due. Una parte viene fatta incidere su un oggetto mentre l’altra rimane inalterata. I due raggi vengono poi fatti incidere sulla stessa lastra fotografica dando così luogo a delle frange di interferenza (la luce che ha colpito l’oggetto ha avuto un cambiamento di fase). Quando la lastra fotografica impressionata (l’ologramma) viene fatta attraversare da una luce laser si ricrea l’immagine originale. L’immagine è tridimensionale, cioè un osservatore può girarci attorno e vedere i particolari delle diverse angolazioni.

Sulla lastra appaiono delle configurazioni a spire prive di senso. Proprietà fondamentale: un qualunque pezzo dell’ologramma può rigenerare l’intera immagine, (anche se si perde in risoluzione se si usa un pezzo piccolo della lastra).

L’ologramma è un modello per una nuova descrizione della realtà

Il fisico David Bohm dice che l’ologramma è un punto di partenza per una nuova descrizione della realtà: l’ordine implicato. La realtà classica era focalizzata su manifestazioni secondarie, l’ordine esplicato delle cose, non sulla loro sorgente. Queste manifestazioni secondarie vengono estratte da un flusso intangibile, invisibile, che non è fatto di parti separate ma è una interconnessione inseparabile. Bohm dice che le leggi fisiche primarie non possono essere scoperte da una scienza che tenti di dividere il mondo in parti.

Ci sono implicazioni convergenti nel modello che afferma che il cervello impiega un processo olografico per estrarre (astrarre) (i suoi contenuti) dal terreno olografico. I parapsicologi hanno cercato invano l’energia che poteva trasmettere la telepatia, la psicocinesi, l’energia dei guaritori, ecc. Se questi eventi emergono da un vasto campo di frequenze che trascende lo spazio e il tempo essi non hanno bisogno di essere trasmessi perché sono potenzialmente simultanei e presenti ovunque. (Lo spazio e il tempo verrebbero a crearsi nell’ordine esplicato come effetto del funzionamento olografico del cervello, dell’osservatore. Nella matrice originale del campo delle frequenze tutto è copresente e interconnesso, cioè in ogni punto c’è già un immagine olografica del tutto sia in termini spaziali che temporali.

I cambiamenti dei campi magnetici, elettromagnetici o gravitazionali e i cambiamenti delle configurazioni elettriche del cervello sarebbero solo manifestazioni superficiali, dei fattori soggiacenti non misurabili. J.B. Rhine, pioniera della parapsicologia moderna, dubitava che questa energia sarebbe stata trovata, lo psicologo Lawrence le Shan, autore di ‘Alternate Reality’, crede che l’energia sia un concetto meno utile, per quanto riguarda le guarigioni psichiche, che non il concetto di risonanza, di una certa fusione di identità. La realtà primaria potrebbe essere un vasto campo di frequenze

La realtà è il prodotto di una matrice invisibile?

In una conferenza a Huston, Karl Pribram ha affermato: “Ci troviamo, forse, nel mezzo di un cambiamento di paradigma che abbraccerà tutte le scienze.” Ha poi spiegato la teoria poliedrica che potrebbe spiegare la realtà sensoriale come un “caso speciale”, costruita dalla matematica del cervello ma estratta da un vasto campo al di là dello spazio e del tempo, dove esistono solo frequenze. La teoria potrebbe spiegare tutti quei fenomeni che sembrano contraddire le attuali leggi scientifiche dimostrando che le restrizioni che impongono sono esse stesse un prodotto delle nostre costruzioni percettive. La fisica teorica ha già dimostrato che gli eventi a livello subatomico non possono essere descritti in termini meccanici.

Pribram, ricercatore molto influente nel campo dei meccanismi del cervello, ha accumulato per una decina di anni prove secondo cui la struttura profonda del cervello è essenzialmente olografica, funziona cioè in modo analogo al processo fotografico senza lenti per cui Dennis Gabor ha ricevuto il premio Nobel. La teoria di Pribram ha raccolto sempre più consenso e non è stata seriamente messa in dubbio. Un’impressionante insieme. di ricerche, compiute in molti laboratori hanno dimostrato che le strutture del cervello vedono, sentono, odorano, gustano e toccano per mezzo di un analisi matematica sofisticata di frequenze spaziali e temporali. Una strana proprietà sia dell’ologramma che del cervello è la distribuzione dell’informazione su tutto il sistema, ogni frammento è codificato in modo da poter riprodurre l’informazione del tutto.

Malgrado il modello olografico abbia generato risposte utili, ha anche fatto nascere un interrogativo che continua a perseguitare Pribram. Chi sta guardando l’ologramma? Chi è “il piccolo uomo dentro il piccolo uomo” quello che Arthur Koestler chiama “il fantasma dentro la macchina?” Dopo essersi lambiccato per un po’ su questo problema Pribram decise che se la domanda ha perseguitato tutti fin dai tempi di Aristotele forse era una domanda sbagliata. Così si è chiesto: “E se il mondo reale non fosse per niente fatto di oggetti veri Se fosse un ologramma?” Alcuni colloqui con suo figlio, un fisico, lo hanno condotto a scoprire le teorie di David Bohm. Con grande eccitazione Pribram ha scoperto che Bohm ha fatto l’ipotesi che la natura dell’universo potrebbe essere simile a un ologramma, un vasto campo di frequenze e di potenzialità che sottostanno all’illusione di concretezza. Bohm ha sottolineato che sin da Galileo la scienza ha oggettivato la natura guardando attraverso delle lenti.

Pribram è stato colpito dal pensiero che la matematica del cervello potrebbe essere “una forma più rozza di lente”. Forse la realtà non è quello che vediamo coi nostri occhi. Se non avessimo quella lente potremmo conoscere un mondo organizzato nel vasto campo delle frequenze. Senza spazio, senza tempo, solo eventi. È possibile che la realtà venga “letta”, estratta, fuori da quel vasto campo? L’esperienza trascendentale suggerisce che ci deve essere un accesso al dominio delle frequenze, alla realtà primaria.

“E se ci fosse una matrice che non si oggettiva a meno che noi non le facciamo qualcosa?” Le rappresentazioni del cervello, le sue astrazioni, potrebbero essere identiche con uno stato dell’universo. Pribram ha inoltre sottolineato le intuizioni straordinarie dei mistici e degli antichi filosofi precedenti alle prove scientifiche dei secoli successivi. Un esempio è la descrizione metafisica della ghiandola pineale come il terzo occhio. Recentemente è stato trovato che la pineale potrebbe essere una specie di super ghiandola, perché la secrezione della melatonina regola l’attività della pituitaria, fino ad oggi considerata la ghiandola principale, del cervello. Il filosofo del diciottesimo secolo Leibniz ha descritto un sistema di monadi che coincide in modo incredibile col nuovo modello. La sua scoperta del calcolo integrale ha permesso a Gabor di inventare l’ologramma due secoli più tardi.

Pribram si chiede: “Come hanno fatto queste idee a nascere millenni prima che avessimo la matematica adatta a capirle? Forse nello stato olografico, nel vasto campo delle frequenze, 4000 anni sono soltanto ieri. La filosofia orientale è già penetrata nel pensiero occidentale nel passato. Ogni tanto abbiamo di queste intuizioni che ci portano indietro all’infinito. Se questa volta queste intuizioni faranno presa o se ancora una volta dovremo allontanarcene, dipende da noi. Lo spirito dell’infinito può diventare parte della nostra cultura e non una cosa ‘un po’ eccezionale’.

I paradossi di Pribram: Come fa il cervello a conoscere?

La ricerca e la teoria di K. Pribram abbracciano tutta la ricerca nella coscienza umana: apprendimento e disordini nell’apprendimento, significato, percezione, intenzione, paradossi della funzione del cervello. Elenchiamo alcuni dei concetti chiave:

– I complessi strumenti matematici del cervello potrebbero dipendere dalle interazioni alle giunzioni tra le cellule (sinapsi) via una rete di fibre sottili sulle diramazioni degli assoni. Gli impulsi nervosi in questa rete di sottili fibre nervose si manifestano in onde lente che hanno la capacità di elaborare la matematica del sistema. (Altri ricercatori hanno fatto l’ipotesi che il ritmo delle onde alfa del cervello sia un dispositivo temporale necessario per questo tipo di elaborazione matematica).

– L’informazione potrebbe essere distribuita nel cervello come un ologramma. Il cervello apparentemente, oltre alle sue connessioni digitali o lineari di tipo computer, ha anche una capacita di elaborare in parallelo che suggerisce un modello ottico simile all’ologramma, mentre le connessioni si formano con cammini attraversati dalla luce. Una distribuzione simile a quella dell’ologramma spiegherebbe anche come mai una memoria specifica non ha una collocazione precisa ma è distribuita su tutto il cervello.

– Una specie di effetto stereo dei segnali sensoriali, auditivi, cinestesici, ecc., focalizza la percezione sensoriale nello spazio, proprio come autoparlanti stereo bilanciati in modo che il suono sembri provenire da un punto mediano tra di loro.

– Pribram ipotizza che l’esperienza trascendentale implichi un qualche genere di proiezione. Le sue osservazioni sulle esperienze trascendentali suggeriscono un possibile ruolo di un centro dei circuiti nell’amigdala, che controlla l’unione dei meccanismi di feedback e di feedforward nel cervello. Questi circuiti sono, come ha fatto notare, il sito di disturbi patologici e di esperienze di “deja-vu” e di “consapevolezza senza contenuto” degli stati mistici.

– Crede inoltre che i neuropeptidi siano in regolatori dei trasmettitori del cervello e che rappresentino un aspetto rivoluzionario nella comprensione del meccanismo del cervello.

– Pribram non pensa che le esperienze mistiche siano più strane di altri fenomeni quali la depressione selettiva del DNA nella morfogenesi delle diverse parti di un organismo.

Aggiunge inoltre che “gli scienziati più produttivi sono pronti e in grado di difendere lo spirito come un qualunque dato sperimentale. La scienza come è stata concepita originariamente è perseguire la comprensione. I giorni del tecnocrate dal cuore freddo e la testa dura sono contati”.

– Non esiste la metafora, secondo Pribram oppure tutte le metafore sono vere, in un certo senso. “Tutto è isomortifoco” (Nella filosofia orientale “come in alto così in basso”). Forse oggi stiamo vivendo gli effetti di un ologramma sociale, una configurazione organizzata di interconnessione di individui. La sincronicità, le coincidenze significative, hanno senso in un universo olografico, pieno di significato. Pribram propone che le distribuzioni casuali siano basate su principi olografici e siano quindi determinate (tale ipotesi è perfettamente coerente con la moderna teoria del caos, n.d.T.). “L’incertezza nell’accadimento degli eventi è solo superficiale…” Ci sono simmetrie sottostanti, non sono eventi puramente casuali.

Le implicazioni della teoria toccano tutti gli aspetti della vita umana

La nuova teoria ha implicazioni sorprendenti per il potenziale dell’individuo di influenzare la sua vita, la sua realtà, è un impressionante forza unificante delle ricerche più disparate sulla coscienza. Apprendimento: gli educatori conoscono da tempo l’ansietà che mina la capacità di apprendimento. A giudicare dall’attività delle onde del cervello, l’ansietà è come uno stato statico, aritmico, rumoroso. I metodi di insegnamento dovrebbero facilitare negli studenti stati di rilassamento armoniosi, usando tecniche di centering, di meditazione, di biofeedback o di persuasioni semiipnotiche con musica e respiro.

Una comprensione più profonda del cervello come analizzatore complesso di frequenze potrebbe creare un maggior rispetto per le differenze individuali negli stili di apprendimento. Salute: viene messa in evidenza la responsabilità individuale della propria salute una volta che diventi chiaro che c’è possibilità di accesso al dominio primario della realtà che crea uno stato di benessere o di malattia. Questo non significa che i fattori ambientali non siano importanti: i nutrienti, la luce, la ionizzazione e il suono influenzano la salute a livello delle frequenze.

Tecniche di guarigione che combinano l’immaginazione con gli stati non ordinari di coscienza, cioè training autogeno, meditazione, ipnosi, psicosintesi, acquistano significato se l’immagine interagisce con uno stato che include tutte le possibilità dovunque e simultaneamente. Questo potrebbe riassicurare i pazienti scettici e risparmiare il costo del placebo! Psicoterapia e religione: Le descrizioni figurate di un senso di fluidità, come in amore nella gioia, nella fiducia e nei processi creativi, può veramente riflettere stati di coscienza in risonanza con l’aspetto olistico “ondulatorio” della realtà. L’ansietà, la rabbia e la sensazione di essere bloccato, rappresenterebbero stati frammentari.

Trasformazione personale: Le trasformazioni personali profonde coincidono con un sintonizzarsi sulle simmetrie soggiacenti all’universo? Le ricerche sulla coscienza hanno già correlato l’attività del sistema limbico del cervello con questo tipo di esperienze. Il termine ‘trascendenza’ potrebbe dimostrarsi una descrizione letterale. Una specie di relazione di fase tra due processi cerebrali che in genere sono considerati mutuamente esclusivi: quello analitico e quello olistico (come onde e particelle), l’intellettuale e l’intuitivo. Attenzione: la consapevolezza focalizzata si correla realmente con uno stato di armonia universale? L’attenzione è un processo poco capito. Alcuni pazienti di biofeedback curano le emicranie facendo salire la temperatura delle loro mani, alcuni l’abbassano. I ricercatori cominciano a credere che la qualità dell’attenzione potrebbe essere più importante che non l’apprendimento dell’autocontrollo fisiologico.

Filosofia e evoluzione: I’idea di Teilhard de Chardin di una noosfera, una rete invisibile di coscienza planetaria che si evolve globalmente (vedi il recente, e antico, concetto di Gaia, n.d.T.) è interessante alla luce della nuova teoria. E così lo è la vecchia idea esoterica di un’età dell’oro secondo cui esistono altre dimensioni delle realtà a frequenze non normalmente percettibili ai nostri sensi. Arte: l’apparente universalità delle qualità estetiche potrebbe riflettere una simmetria soggiacente, frequenze, relazioni di fase a cui il nostro cervello risponde (si potrebbe obiettare che i canoni estetici sono molto culturali e niente affatto universali, teniamo presente ciò che spesso, quando la persona che fruisce di una particolare forma estetica è aperta al di là dei propri condizionamenti particolari e riesce a spaziare su tutta la gamma mondiale). La musica classica viene usata sempre più spesso per alterare lo stato di coscienza. Un fisico ha fatto l’ipotesi che i grandi accordi della musica di Beethoven stimolino i chakra.

Il cambiamento è dovuto a un processo di risonanza o alla tecnica di una terapia?

Uno psicoanalista di New York ha proposto che l’ologramma sia un modello molto valido per spiegare le intuizioni o i cambiamenti improvvisi che avvengono in psicoterapia.

Edgar A. Levenson ha fatto notare che questi cambiamenti awengono nell’intera gamma delle diverse tecniche terapeutiche e quindi devono essere causate da qualcosa che trascende la tecnica specifica. La tecnica, egli aggiunge, non è più che una serie di preparazioni cerimoniali al cambiamento. “Cambiamenti improvvisi, insidiosi o drammatici non avvengono per conseguenze di nessuna tecnica o procedimento. Se la vita dipendesse da questo, nessun terapista potrebbe produrre un risultato terapeutico a comando…. L’esperienza psicoanalitica è capricciosa e non affidabile e così l’esperienza mistica o esoterica”.

C’è invece una forte sensazione che quando la terapia procede bene stia emergendo una configurazione elusiva, un potente tema centrale che diventa evidente contemporaneamente a tutti i livelli. Il terapista non sta dicendo niente di nuovo al paziente ma risuona con qualcosa che il paziente sia ‘già e comincia a mettere più’ chiaramente a fuoco. Il cambiamento risulta come conseguenza dell’espansione di strutture configurazionali organizzantesi nel tempo”. La stessa interpretazione del terapista non potrebbe produrre il cambiamento “più che un punto nello spazio possa formare una linea. Non è tanto che il terapista sia corretto nella formulazione della sua diagnosi quanto che sia in armonia 0 risonanza con quello che accade al paziente”.

“È come se una grande rappresentazione tridimensionale, codificata spazialmente, dell’esperienza del paziente, si sviluppi nella terapia scorrendo attraverso ogni aspetto della sua vita, della sua storia e della sua partecipazione col terapista. A un certo punto c’è una specie di ‘sovraccarico’ e ogni cosa cade al suo posto.”

La configurazione organizzante, o il tema, è emerso in modo drammatico per il paziente.

In un articolo in Contemporary Psychoanalysis (12:1- 20), Levenson cita il modello olografico di funzionamento del cervello di Karl Pribram e il concetto del fisico David Bohm di una realtà olografica, implicata. Levenson dice che il terapista non ha successo perché dà spiegazioni, lo ha perché espande la consapevolezza delle possibilità di creare o riconoscere configurazioni (più appropriate della realtà? n.d.T.). Questa attività di espansione e di risonanza colpisce più da vicino il vero substrato fisiologico della rivelazione. Il modello olografico suggerisce un paradigma olistico radicalmente nuovo che potrebbe darci un modo fresco di percepire e connettere fenomeni clinici che sono sempre stati considerati importanti ma che venivano relegati all’ “arte” della psicoterapia. L’errore è stato il modello di comunicazione: il trasporto di un messaggio attraverso lo spazio interpersonale”.

Commenti al modello olografico

I parapsicologi Stanley Krippner, Charles Tart e Douglas Dean hanno dichiarato che il modello olografico è coerente coi loro dati sperimentali, in particolare dove esso postula l’accesso a un dominio che trascende lo spazio e il tempo. Jule Eisenbud trova che la teoria è troppo meccanicistica. il fisico Evan Harris Walker ha strutturato una teoria complementare quantomeccanica dei fenomeni psichici; egli di recente ha trattato specificamente gli eventi subatomici che avvengono nel cervello: “Quantum mechanical Tuneling in Synapthic and Ephatic trasmission” (International Journal of Quantum Chemistry 11: 102 – 127).

Terence e Dennis McKenna hanno formulato una teoria correlata nel loro libro “The Invisible Landscape” (Seabury, 1975), in una sezione intitolata “Verso una teoria olografica del cervello”. Espandendo la teoria olografica alla possibilità che anche il DNA e gli stessi eventi subatomici operino su principi olografici. Melvin Werbach, psichiatra e terapista di biofeedback crede che l’ologramma non sia necessariamente il modello definitivo, “ma che può servire ad uno scopo molto importante fornendo la possibilità di una base scientifica a quelli di noi che sono abituati ad una forma di pensiero olistico”.

William McGarey, direttore del A.R.E. Clinic di Phoenix, Arizona, e George Baxter della Graduate Theological Union di berkeley, California, suggeriscono implicazioni metafisiche di un modello di risonanza.

Cronologia di un’idea

1714 – Gottfried Whilelm von Leibniz, scopritore del calcolo differenziale e integrale, afferma l’esistenza di una realtà metafisica soggiacente e generante l’universo materiale. Lo spazio – tempo, la massa e il movimento della fisica e il trasferimento di energia sono costruzioni intellettuali.

1902 – William James propone che il cervello filtri una realtà molto più vasta.

1905 – Albert Einstein pubblica le sue teorie.

1907 – Henri Bergson dice che la realtà ultima è un impulso vitale comprensibile solo all’intuizione. Il cervello filtra una realtà più vasta.

1929 – Alfreed Whithead, matematico e filosofo, descrive la natura come un grande nesso in espansione di accadimenti che non si esauriscono nella percezione dei sensi. Dualismi come mente/materia sono falsi, la realtà è inclusiva e intrecciata… e Karl Lashley pubblica le sue vaste ricerche che dimostrano che una memoria specifica non si trova in un posto particolare del cervello ma è distribuita in tutto il cervello.

1947 – Dennis Gabor usa il calcolo integrale di Leibniz per descrivere una possibile fotografia tridimensionale: l’olografia.

1965 – Emmeth Leith e Juris Upatnicks annunciano la costruzione di ologrammi per mezzo dei raggi laser di recente invenzione.

1969 – Karl Pribram, che aveva lavorato con Lashley come neurochirurgo, propone l’ologramma come modello dei processi del cervello.

1971 – Il fisico David Bohm, che aveva lavorato con Einstein, propone che l’organizzazione dell’universo sia olografica.

1975 – Pribram sintetizza le sue teorie con quelle di Bohm in una pubblicazione tedesca sulla psicologia Gestalt.

1977 – Pribram sottolinea le implicazioni metafisiche unificanti della sua sintesi.

Paradigma olografico – vita/coscienza
di Kerz Dychwald

da ‘The Holographic paradigm’.

Dalla teoria olografica sorgono, secondo me, alcune ipotesi fondamentali circa la vita e la coscienza:

1) Nulla esiste veramente come energia pura o materia pura.

Ogni aspetto dell’universo non sembra esprimersi né come cosa materiale né come non-cosa materiale esprimendosi piuttosto come manifestazione vibrazionale o energetica. Quanto più i fisici quantici guardano in profondità nei mattoni primari con cui è costruito il cosiddetto ‘mondo fisico’, tanto più scoprono che la linea fra quello che è materia e quello che è energia non è affatto una linea precisa… Al contrario, le particelle fondamentali della vita sembrano vivere in una ‘terra di nessuno’ fra questo stati estremi dell’essere. I mattoni della vita sembrano racchiudere probabilità più che strati di legno e fogli di metallo.

In modo analogo, più i metafisici guardano in profondità ai mattoni primari del cosiddetto ‘mondo non-fisico’ psicologico, del corpo e della mente, non sono così distinti come molti di noi credono. Anche le particelle fondamentali o unità di coscienza sembrano vivere da qualche parte nella terra di nessuno energetica fra i due stati estremi dell’essere. (Come dirò nella sezione sul tempo, la materia e l’energia appaiono distinte nel contesto illusorio in cui il tempo è fermato, o non esiste, o dove la menta umana congela il tempo con i pensieri e le macchine fotografiche).

Questo punto suggerisce che i vari aspetti dell’universo si esprimono in forma di strutture energetiche che si mescolano fra loro, a volte distinguendosi le une dalle altre ma sempre contenendo informazioni che ne definiscono la natura, lo spirito, lo stile, la consistenza e in definitiva l’identità. Come suggerisce Buckiminster Fuller: “Sembro essere un verbo”.

2) Ciascun aspetto dell’universo è un tutto in sé, un essere intero, un sistema compiuto in sé che contiene al suo interno una riserva completa di informazione su se stesso. Quest’informazione non esiste necessariamente nell’ambito di un sistema nervoso centrale come fatto o teoria, ma può esistere come informazione energetica o vibrazionale. Questo punto è particolarmente provocatorio per due importanti ragioni. Primo, la scienza pre-olografica ha proposto l’esistenza di due categorie generali di materia, quella vivente e quella non vivente. In questa struttura, i cosiddetti sistemi viventi vengono intesi come un tutto biologico fondamentalmente intelligente, mentre i sistemi non-viventi non possederebbero alcuna di queste caratteristiche. Poiché, invece, tutti gli aspetti delI’universo sarebbero espressioni energetiche, la rigida linea fra vivente e non-vivente in qualche suo modo primario.

Il secondo punto di sfida ha a che fare con la constatazione che ciascun aspetto dell’universo contiene e riceve informazione.

Ancora una volta, partendo dalla struttura conoscitiva pre-olografica osserviamo una sorta di ‘chauvinismo umano’ che afferma che se hai due braccia, due gambe ed un cervello di una certa proporzione relativa al peso del corpo, e stai eretto, ti riproduci sessualmente, ecc., allora soltanto sei un essere vivente e puoi conoscere. Nell’ambito di questo nuovo paradigma olistico, invece, ogni cosa non solo è vivente ed esiste come un tutto in sé, ma è anche informata, in grado cioè di conoscere (knowledgeable), attraverso modalità informative ed energetiche. Non sto proponendo qui che un sassolino abbia conoscenza di se stesso allo stesso modo in cui io conosco me stesso. Comunque possiamo osservare in diverse comunità di animali e di insetti sistemi alternativi di autoconoscenza e di espressione simili a quelli praticati dagli umani. Per esempio, un sasso può autoconoscersi in maniera del tutto simile ad uno sciame di api che utilizza elaborati movimenti vibrazionali e strutture energetiche per comunicare al suo interno, in quanto sciame sprovvisto di sistema nervoso centrale e di proprietà di comunicazione lineari.

Dovremmo anche ricordare che la semplice dimensione non è un fattore determinante nell’esperienza di totalità. Un cerchio è un cerchio senza riguardo a quanto è grande. Pertanto, non solo le più piccole particelle atomiche debbono essere considerate un tutto cioè sistemi intelligenti e viventi, ma dobbiamo anche vedere il pianeta terra, il sistema solare e la galassia in cui viviamo come un essere vivente, un tutto auto-conoscente ad un livello energetico primario.

3) Ciascun aspetto dell’universo sembra essere parte di un essere più grande, di un sistema più complesso ed esauriente.

Se i primi due punti sono validi, allora questa ne è la diretta conseguenza. Infatti, se riteniamo che ciascun aspetto dell’universo, piccolo o grande che sia, è un essere vivente, vibratoriamente intelligente, dobbiamo renderci conto che l’universo è composto da un incommensurabile numero di insiemi, sottoinsiemi e sistemi interconnessi. Sino a che l’universo si rivela illimitato, possiamo aspettarci che ci saranno schemi olografici sempre più grandi e più vasti all’interno dei quali esistono gli altri sistemi. Se questo non bastasse, dobbiamo affrontare la strabiliante nozione secondo cui il nostro universo illimitato potrebbe esso stesso essere una minuscola particella atomica all’interno di un altro sistema olografico incommensurabilmente grande.

Questa particolare nozione suggerisce il tradizionale sistema di macrocosmo microcosmo: ciascun sistema è espressione della dinamica delle sue parti, ciascun sistema olografico sussunto è composto da molti altri sistemi completi che, in questo sistema più vasto, si esprimono come parti. Se ogni unità può contenere parti diverse e ciascuna totalità è fondamentalmente autointelligente, ne consegue che ciascun sistema olografico è energeticamente conoscibile riguardo a tutte le sue parti.

4) Poiché ciascun aspetto dell’universo esprime se stesso vibratoriamente e tutte le espressioni vibratorie si intersecano con l’ologramma originario, ciascun aspetto dell’universo contiene informazioni circa il tutto e gli insiemi in cui esiste. Per di più, l’espressione vibrazionale di ciascuna unità olografica è un’affermazione di pura informazione, possiamo aspettarci che ciascun particolare sia in relazione a ogni altro aspetto particolare all’interno dell’ologramma originario. Pertanto, non solo ciascun aspetto dell’universo esiste come asserzione individuata in sé, ma contiene al suo interno una riserva completa di informazione, che possiamo tradurre come una comprensione di fondo della natura esistenziale del resto dell’universo… Detto semplicemente, ciascuna parte non è identica alle altre, ma conosce piuttosto in modo primario gli altri sistemi olografici alla presenza dei quali esiste.

5) All’interno del modello olografico, il tempo non esiste come momenti che si susseguono ticchettanti, che viaggiano eternamente in modo lineare, da “ora” a “dopo”. Al contrario, il tempo potrebbe esistere con movimenti multidimensionali in molte direzioni simultaneamente.

Questa nozione mette in evidenza che è il nostro intelletto che ci imprigiona nel tempo, collegando il concetto di tempo al decadimento biologico e alla morte della personalità. Se ci distacchiamo da questa illusione, possiamo cominciare ad avere esperienze delle proprietà multidirezionali e misteriosamente flessibili del tempo. Ogni momento o aspetto del tempo sembra esistere ovunque e sempre. In tal modo, il tempo è una dimensione piena e vivente, ed ogni momento coesiste in relazione informata e olografica con ogni altro momento.

In questa struttura, il tempo può essere considerato come un’espressione energetica e vibrazionale, così ogni aspetto del tempo sarebbe vivo, intero, autoconoscentesi e completamente informato di ogni altro aspetto dell’universo. Dovremmo allora rivedere completamente le immagini e i simboli pre-olografici che siamo abituati ad associare con le altre dimensioni dello spazio e della progressione lineare del tempo: essi semplicemente non collimano. Il tempo, lo spazio e l’espressione energetica sembrano correlati come una sorta di nastro di Moebius, multidimensionale, che si intreccia eternamente, muovendosi e avvolgendosi su se stesso, senza andare in alcun luogo e senza alcun tempo. Vorrei ricordare paradossalmente che il modello olografico non è affatto nuovo. Se fosse nuovo, la teoria sottostante sarebbe falsa. E’ nuova invece la nostra capacità di sperimentare la natura, e le possibilità di questo paradigma olistico, in modo che abbia un senso e un’applicazione diretta all’esperienza che abbiamo di noi stessi e dell’universo.

Religione e fisica – Un approccio olografico
di Sam Keen

da ‘The Holographic paradigm’

Gli antichi tabù contrari all’amore per se stessi nascono dalla nozione errata e degradata sulla natura del sé interiore dell’uomo. Da sempre è stato immenso il conflitto fra ortodossia religiosa e misticismo. Le religioni ortodosse suggeriscono di dimenticare il sé interiore, di obbedire alle leggi, eseguire i rituali, mantenersi nell’ambito delle regole sociali tradizionali. I mistici insistono che la conoscenza di sé è la strada verso la liberazione. “Vai dentro”, ci dicono.

‘Più vai dentro e più ti espandi. Il regno di Dio è dentro di te. L’eternità esiste in ogni granello di sabbia’.

Per la prima volta nella storia dell’umanità la scienza e la religione sono compagni nell’avventura della scoperta cosmica.

I1 misticismo e la fisica fanno causa comune. La ricerca sul cervello sta confermando le più imprevedibili visioni mistiche.

La ricerca scientifica e l’esperienza mistica sostengono entrambe l’idea che ciascun essere umano è un microcosmo nel macrocosmo.

La mente è un ologramma che registra la sinfonia complessiva degli eventi vibratori del cosmo. Karl Pribram, Itzhak Bentov e altri stanno scoprendo che la mente è una rete neutrale che codifica in modo olografico l’intera informazione dell’universo. Una stella esplode e la mente trema. Allo stesso modo ciascuna cellula nel corpo codifica tutte le informazioni necessarie per riprodurre l’intero corpo, così ciascuna mente riassume tutti gli eventi cosmici. Quanto definiamo come esperienza paranormale potrebbe essere soltanto l’immergersi nelle dimensioni senza tempo che compongono la struttura olografica delle nostre menti. La scienza e il misticismo propongono la natura onnipresente del sé dell’uomo.

La mente non conosce barriere. Platone diceva: “Il tempo è l’immagine che si muove dell’eternità”. Accadimenti vibratori, ‘eventi eterni’ della dimensione atomica e astronomica risuonano nelle nostre menti vincolate al tempo.

Il corpo è un museo vivente di storia naturale in cui l’intero dramma dell’evoluzione è concentrato.

Studi sulle sviluppo del feto mostrano che dal concepimento alla nascita il bambino passa attraverso tutti gli stadi dell’evoluzione. Nel cammino verso la nostra forma umana, passiamo attraverso tutta la gerarchia evolutiva: prima di avere i polmoni abbiamo branchie. Glen Doman dell’Institute for the Achievement of Human Potential ha mostrato con il suo lavoro con bambini il cui cervello era danneggiato, che se non strisciamo sulla pancia come serpenti o non arranchiamo a quattro zampe come cuccioli, i cosiddetti cervelli rettili e mammiferi non possono svilupparsi correttamente.

Il sé è il punto di incontro fra eternità e tempo, il cervello oleografico del corpo evolutivo. Ciascun sistema nervoso racconta la storia di Betlemme: l’informazione codificata del cosmo si incarna in ciascun corpo storico. L’essere umano è la porta verso quello che sta oltre. I1 sé non è soltanto prigioniero del mondo fenomenico, dello spazio e del tempo, di questo corpo: l’avventura dell’autoconoscenza ci porta verso confini sconosciuti. Siamo all’inizio di una nuova era di scoperte. L’incontro fra scienza e misticismo aprirà nuove possibilità e libererà potenzialità che sono scarsamente immaginabili. Possiamo prevedere un po’ del futuro prendendo sul serio le storie degli straordinari poteri attribuiti agli antichi yogi e ai mistici di sempre.

Gli obiettivi dell’auto-esplorazione sono oltre la nostra più selvaggia immaginazione, ma il viaggio all’interno delle dimensioni cosmico-evolutive del sé non possono iniziare sin tanto che non osiamo andare al di là delle immagine del nostro essere imposteci dai genitori e delle figure autorevoli sociali e religiose. Il primo passo è andare attraverso la personalità, la corazza caratteriale creata dal ‘normale’ processo di sviluppo psicologico. Oltre la soglia vigilata dalla ‘colpa’ e ‘vergogna’ (i guardiani della coscienza rappresentati dai Giganti i Genitori e le Autorità), nel lontano teatro dei confini della personalità scopriamo tanti ruoli proibiti, repressi: l’assassino, il playboy, la vittima, il santo-le molte facce di Eva e di Adamo. Solo quando attraverseremo questo teatro e la sua moltitudine di ruoli, potremo andare oltre la seconda soglia, dove il viaggio, nelle dimensioni cosmico-evolutive del sé, inizia. Questa avventura è senza fine.

A questo punto della mia vita non posso dire altro. Vedo l’orizzonte chiaro, ma ho solo sogni, messaggi, indicazioni da altri viaggiatori che mi guidano verso questo oltre sconosciuto.

Fonte: www.globalvillage-it.com

Il Modello Olografico ultima modifica: 2007-09-18T20:22:35+00:00 da Quantico
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