L’amaro biberon – Il business del latte in polvere: rischi e conseguenze di un gioco pericoloso


In Italia ogni anno vengono consumate 6.300 tonnellate di latte artificiale. Prezzi elevati per un prodotto che sostituisce o che segue l’allattamento materno. Un formula chimica ricca di vitamine, calcio, magnesio, potassio, sodio, fosforo, cloro, zinco, rame; spesso arricchita con ferro e altri minerali. Il Codice Internazionale, redatto da Unicef e Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomanda l’allattamento al seno esclusivo nei primi sei mesi di vita. Nonostante ciò tra gli scaffali di supermercati e farmacie si trovano confezioni di latte artificiale indicato per neonati “allergici” e di proseguimento fin dal quarto mese di vita.

Le ragioni dell’allattamento al seno contro il business del latte in polvere.

Molte donne rinunciano all’allattamento al seno o lo interrompono precocemente, non solo a causa di gravi e rare patologie della madre o del neonato, ma perché spesso non trovano adeguato supporto e informazione da parte delle istituzioni sanitarie. Indagini a livello nazionale evidenziano una propensione all’allattamento al seno: l’81% delle donne inizia ad allattare il proprio bambino, ma solo per il 58% l’allattamento è esclusivo: diverse circostanze portano in molti casi all’affiancamento del latte artificiale. In un contesto sociale chiuso, in un ambiente di lavoro salariato e dipendente dove vi sono orari rigidi da rispettare, per molte donne diventa difficile proseguire e prolungare in modo naturale ed esclusivo l’allattamento al seno.

Molto spesso, al primo ostacolo, il latte artificiale viene consigliato dai pediatri e dal personale sanitario nei reparti di maternità degli ospedali. Nelle strutture ospedaliere moderne, organizzate in base all’efficienza, i neonati, subito dopo il parto, sono separati dalle madri e collocati in un appositi reparti: qui viene loro somministrata acqua zuccherata o latte artificiale, piuttosto che portare i bambini dalle mamme ogni volta che vogliono/devono essere attaccati al seno. Non da ultimo ci sono le responsabilità gravissime delle multinazionali produttrici di latte artificiale che – attraverso pratiche commerciali poco corrette e decenni di campagne pubblicitarie martellanti – hanno profondamente minato la fiducia delle donne nella loro capacità di nutrire i propri bambini e hanno sviato un’abitudine che faceva parte della natura umana.
Multinazionali del latte per il mercato globale
Quali sono le compagnie produttrici di latte in polvere? Per citarne solo alcune: Nestlé, Gerber, Milco, Nutricia, Milupa, Humana, Abbot, Plasmon, Mellin, Mead Johnson e Wyeth. Nestlé è certamente la più potente. Oltre a essere il principale produttore di latte in polvere, controllando la metà del mercato mondiale, è leader nel settore caffé, acque minerali, cioccolata. Come molte multinazionali, preleva risorse e materie prime dai paesi del Sud del Mondo per confezionare prodotti appetibili al Nord. Ma non solo. Rivende il 25% dei suoi prodotti negli stessi paesi del Sud.

Nel 1860 il farmacista Herni Nestlé crea la formula del latte in polvere per neonati e pochi anni più tardi è fondata ufficialmente la Nestlé. Dal 1873 inizia a esportare nelle colonie delle potenze occidentali. Dopo la Prima Guerra Mondiale, mentre in Gran Bretagna è vietato il commercio di latte in polvere per neonati, a causa di casi di cecità e rachitismo, Nestlé continua a vendere il prodotto nelle colonie britanniche. Il latte in polvere è etichettato come “ideale per bambini delicati” definizione che in molti paesi scoraggia l’allattamento al seno.

Negli anni Settanta Nestlé distribuisce in molti ospedali africani campioni gratuiti del prodotto. Dai primi giorni di vita, con la collaborazione del personale sanitario, molti neonati sono alimentati con il latte in polvere. Il consumo precoce crea dipendenza nel neonato, ma la fornitura gratuita Nestlé comprende solo alcuni campioni: le madri sono costrette all’acquisto di un prodotto superfluo e dannoso. Al neonato manca l’azione immunitaria del latte materno e il più delle volte l’acqua contaminata utilizzata per diluire il prodotto causa mortali patologie infettive e gastro-intestinali. Nel corso degli anni, questa politica commerciale continua indisturbata in molti paesi dell’Asia, Africa e America Latina, nonostante attivisti e organizzazioni non governative denuncino il comportamento scorretto dell’azienda.

Marketing illegale
Solo nel 1981 l’Assemblea Mondiale della Sanità adotta un Codice Internazionale per impedire un marketing inappropriato per i sostituti del latte materno. Il Codice Internazionale, redatto dall’Unicef e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) vieta di pubblicizzare il latte artificiale come sostituto del latte materno; con ulteriori risoluzioni dell’OMS, stabilisce che non vi siano rifornimenti gratuiti di latte artificiale per bambini negli ospedali ( ulteriori risoluzioni OMS del 1986-2001-2002); proibisce l’utilizzo di etichette ingannevoli con immagini di bambini o scritte che ne idealizzino l’uso; raccomanda l’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi di vita.

La mancata applicazione del Codice da parte di molti governi, numerose eccezioni e cavilli legislativi consentono a Nestlé, e alle altre compagnie, di continuare le proprie scelte commerciali. Negli ultimi anni Nestlé ha potuto far leva, in molti paesi, sull’importanza del latte in polvere nella lotta contro l’AIDS: come dimostrato e sostenuto dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, i bambini allattati al seno hanno più probabilità di essere contagiati dalla madre. Da due decenni l’IBFAN (International Baby Food Action Network; ibfan.org) rende note periodicamente le trasgressioni al Codice da parte delle ditte produttrici, attraverso la pubblicazione “Breaking the Rules”.

Secondo questo documento nel 2004 si sono verificate palesi violazioni del Codice da parte di Nestlé e altre compagnie; pubblicità ingannevoli, etichette fuorvianti e campioni gratuiti hanno supportato la vendita di latte in polvere in molti paesi del Nord, ma soprattutto del Sud del Mondo. Altro monitoraggio recente è quello pubblicato nel 2003 dal British Medical Journal: una ricerca effettuata in Togo e Burkina Faso per verificare il rispetto del Codice Internazionale rileva la fornitura gratuita di campioni di latte in polvere negli ospedali, da parte di Nestlé, Danone, Wyeth e Novolac. Il 90% dei medici intervistati negli ospedali dichiara inoltre di non essere a conoscenza di una legislazione internazionale in materia.

Allatta al seno: boicotta Nestlé
Di fronte al selvaggio mercato del latte in polvere scegliere di allattare al seno diventa, oltre ad una scelta di salute sia per la madre che per il bambino, anche e soprattutto una recisa scelta politica di contestazione. Trovare il tempo per allattare al seno i propri bambini, non acquistare latte in polvere prodotto dalle multinazionali, significa modificare il proprio stile di vita e di conseguenza la società che si costituisce e si abita.

“Allattare al seno significa anche un grosso risparmio di tempo, sforzi e denaro, se paragonato all’alimentazione artificiale. L’allattamento al seno è per il bambino il modo migliore per iniziare a vivere. Diversamente da tutto quello che, considerato il ‘meglio’, spesso è al di là delle vostre possibilità, in questo caso voi potete dare il meglio.” Queste le parole de La Leche League (LLL), una rete di madri con esperienza di allattamento al seno coordina a livello internazionale interventi di supporto e ascolto per sostenere l’allattamento al seno come soluzione migliore per madre e bambino.

Fondata nel 1956 da sette madri in un quartiere-ghetto di Chicago, oggi è presente in più di 70 paesi (in tutta Europa, America del Nord e del Sud, Asia, Oceania e in alcuni paesi dell’Africa.). La Leche League sottolinea come i prodotti di latte artificiale siano progettati in laboratorio, in base alle conoscenze che si hanno in un determinato momento sul latte materno, conoscenze approssimative e in continuo aggiornamento. Infatti il latte materno è un alimento in continua evoluzione, perfettamente adeguato ai bisogni del bambino, nelle diverse fasi di crescita. Lavorazione, inscatolamento, conservazione e uso finale del prodotto artificiale rappresentano fasi delicate nelle quali l’errore umano è possibile e rischioso.

La sostituzione del latte materno con latte artificiale aumenta nel bambino il rischio di malattie acute e croniche come la diarrea, le infezioni respiratorie, l’otite acuta, la dermatite. Anche nelle famiglie e nelle comunità benestanti dei paesi ad alto reddito, dove l’acqua per la diluizione non è contaminata, un bambino alimentato artificialmente ha maggiori probabilità di essere colpito da infezioni respiratorie acute, malattie gastrointestinali e allergie. Il latte artificiale è l’ultima soluzione in caso di reale impossibilità di allattamento; prima vengono il latte materno di un’altra donna, dopo esami specifici, e il latte materno pastorizzato di una banca del latte, centri di raccolta appositi dove le donne che allattano e che hanno latte in abbondanza possono donarlo. Queste due alternative non sono facilmente disponibili e molto spesso la formula del latte artificiale è proposta dal personale medico come soluzione migliore e scontata in ogni caso.

Il MAMI
Il Movimento Allattamento Materno Italiano (MAMI) è un’associazione nazionale che fa parte della WABA (World Alliance for Breastfeeding Action), una rete internazionale di organizzazioni e individui che promuove l’allattamento al seno come diritto di ogni madre e di ogni bambino, capace di assicurare il meglio in termini di alimentazione, salute e cure. Ogni anno il MAMI organizza la Settimana dell’Allattamento Materno: lo scorso ottobre, all’interno dell’iniziativa, MAMI ha ricordato i 25 anni dalla Nascita del Codice Internazionale di Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno; nonostante ogni Stato Membro dell’OMS sia impegnato al rispetto del Codice, le pressioni e le pratiche pubblicitarie scorrette da parte delle compagnie produttrici ne impediscono tuttora l’attuazione.

Anche in Italia i siti web delle compagnie produttrici camuffano la promozione pubblicitaria con informazioni sull’alimentazione infantile; non espongono i rischi reali del mancato allattamento, ma li minimizzano. Le formule di latte in polvere per il proseguimento sono pubblicizzate come essenziali per la salute dei bambini: su alcune confezioni – quelle prodotte da Mellin ad esempio – si legge che il prodotto “aiuta a rinforzare naturalmente il sistema immunitario”. Sulle confezioni distribuite in Italia non compaiono immagini di neonati, come stabilito dal Codice, ma in molti paesi le etichette sono fuorvianti per il consumatore.

Fonte: ilconsapevole.it

L’amaro biberon – Il business del latte in polvere: rischi e conseguenze di un gioco pericoloso ultima modifica: 2007-07-01T21:01:48+00:00 da Quantico
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