Ma non sono navi spaziali

Il Giornale Online
Di Maurizio Baiata

Leggiamo sul “The Independent”, quotidiano di Londra, Regno Unito, un’intervista di Nick Jackson a David Clarke, uno degli ufologi inglesi (l’altro, prominente e petutante è Joe McGonagle) che hanno accolto con grande favore il recente rilascio di files sugli UFO da parte del MoD, il Ministero della Difesa britannico. Il nostro parere, in merito a quanto di buono fanno le autorità politico-militari di ogni Paese ai fini di una reale “disclosure”, ma in particolare quelli della NATO, lo abbiamo espresso più volte. Consideriamo il loro atteggiamento una finta apertura verso la vera divulgazione, ovvero un mero contentino per gli allocchi, ovvero ancora l’inevitabile mossa per calmare le acque quando si fanno troppo agitate, impiegando gli ufologi di Stato perché fungano da cassa di risonanza alle loro lodevoli iniziative. A cosa serve ammettere che un governo disponga di enti, uffici e personale preposti allo studio delle manifestazioni UFO sul proprio territorio? Serve a dire che il fenomeno merita di essere studiato. E infatti, il fresco di stampa pezzo dell’Independent questo fa, intitolando:

“Against The Grain: 'UFO Sightings Should Be Taken More Seriously” che significa: “A malincuore: gli avvistamenti UFO devono essere presi più seriamente”. Allora, a proposito dei tanto strombazzati Mod UFO files, vediamo le conclusioni alle quali perviene David Clark, assistente universitario alla cattedra di giornalismo della Sheffield Hallam University.
Clark dichiara: «C’è molto più del mero interesse accademico in questi documenti, rispetto alla questione se gli alieni esistono o no. Ogni anno vengono riportati dai duecento ai trecento avvistamenti al Ministry of Defence, considerando solo i rapporti che pervengono al MoD dalla gente. Basta estrapolare questo dato a livello mondiale e si arriva a parlare di centinaia di migliaia di avvistamenti in tutto il mondo ogni anno».

Sembrerebbero numeri significativi, ma i numeri sono solo inutili conferme alla dilagante portata del fenomeno. Il signor Clark, poi, sentenzia che è meglio parlare di avvistamenti, che certamente avvengono, piuttosto che parlare dell’esistenza degli alieni, lungi dall’essere provata. Fin qui, convenirne avrebbe una sua logica. Il bello arriva alla fine dell’intervista: «E lo stesso Ministero della Difesa – afferma Mr. Clark – è giunto alla conclusione che gli UFO esistono, ma non sono navi spaziali. Quindi si tratta di rapporti riferibili ad un qualche tipo di fenomeno naturale che noi non comprendiamo, che può essere studiato dai fisici atmosferici. È un peccato che nessuno lo prenda seriamente».

Questo periodo sta segnando un’impennata negli avvistamenti inglesi, un flap di quantità e qualità rilevanti. Due casi in particolare hanno sollecitato il Ministero della Difesa Britannico ad assumere una posizione ufficiale. Il primo, quello di Cardiff risalente all’inizio di Giugno, testimoniato e ripreso in video dall’equipaggio di un elicottero della polizia; il secondo, quello che ha visto come protagonista il caporale Mark Proctor che il 7 Giugno si trovava di guardia alla caserma di Tern Hill, nei pressi di Market Drayton, Shropshire, e che ha filmato con il suo telefono cellulare una “flotta” di 13 oggetti luminosi che zig-zagavano nel cielo verso le 23 di quella sera. Le immagini sono state consegnate al Ministero della Difesa, che le sta analizzando. Un portavoce del governo, in proposito ha dichiarato: «Il ministero esamina i rapporti esclusivamente per stabilire se lo spazio aereo del Regno Unito sia stato o meno compromesso da attività ostili o non autorizzate… A meno non si abbia la prova di una potenziale minaccia, non facciamo alcun tentativo per identificare la natura di ogni avvistamento riportato».

Non è poi così difficile pensare ad un fisico atmosferico – che David Clark si guarderebbe oggi assai bene dall’interpellare – come James McDonald, per spiegare le cose. Mc Donald lo fece, sbugiardando il Blue Book e anche Allen Hynek (all’epoca al servizio del governo USA) e infatti poi, preso dalla frenesia delle sue scoperte, si suicidò.

Fonte: Dnamagazine.it

Ma non sono navi spaziali ultima modifica: 2008-07-01T14:30:27+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)