OOBE

Il Giornale Online
PREFAZIONE

Discutere oggi in una società altamente tecnicizzata e computerizzata di un fenomeno come l'O.O.B.E. potrebbe sembrare retaggio di un oscuro medioevalismo. In realtà lo studIo di tale fatto, in epoche abbastanza recenti deriso da un rigido e sterile positivismo, si è riproposto con rinnovato interesse non solo in tutte le branche della psicologia, ma anche in qualche settore delle ricerca scientifica, che sta, seppur con estrema cautela, tentando di riconoscere almeno l'esistenza di tale fenomenologia, per altro già attualmente accettata presso una Commissione del Congresso USA, a cui era stato affidato dal Governo americano l'incarico di appurare se i soldi spesi dal Governo USA per finanziare ricerche sul paranormale fossero spesi bene. Uno dei punti che si legge nella relazione, è il seguente:

“Si raccomanda al Governo di non sprecare ulteriori risorse in esperimenti volti ad appurare l'esistenza di tali fenomeni (perché questa è già stata ampiamente provata); si consiglia invece di finanziare studi per cercare di capire come tali capacità psichiche funzionino e come si possa ampliarle.” La presente relazione non vuole trarre alcuna conclusione né vuole essere cieca paladina di un credo: espone solamente fatti e testimonianze documentati in varie epoche, il punto di vista della scienza medica, nonché la testimonianza diretta di UMBERTO DI GRAZIA, sensitivo e ricercatore della psicologia del profondo.(v. “L'altra dimensione“ pp. 48-108, ed. Armenia ).

Lasciamo al lettore trarre, se vuole, le sue conclusioni su un argomento osteggiato e spesso irriso, ma di cui hanno trattato filosofi, scrittori, medici e religiosi di tutti i tempi e di tutte le civiltà, usando definizioni svariate a seconda delle epoche e delle culture, come: estasi, immagini ipnagogiche, stati di regressione, stati alterati di coscienza, ma trattando in fondo la stessa fenomenologia che vede l'esperienza di alcuni soggetti contemporaneamente presenti in diversi luoghi od in “uscite” dal proprio corpo.
TESTIMONIANZE DI SDOPPIAMENTO…

“Avevo l'impressione di trovarmi fuori dal corpo e di potermi spostare nell'aria, senza il peso del corpo…tutto era lucente, tutto era bello e leggero. ”

Quest' affermazione di un eremita di Scete in epoca medioevale è una delle tante che ci sono giunte attraverso i secoli e che testimonia un vissuto legato al cosiddetto sdoppiamento o, come affermano alcuni esperti, “estrinsecazione del sottile organismo interno o corpo astrale” che si stacca dal corpo, consciamente od inconsciamente, ed appare in altro luogo. Questo fenomeno è noto fin dal tempi più antichi ed in tutte le civiltà, soprattutto orientali; In quelle occidentali se ne era affievolita la conoscenza che ora sta riprendendo lentamente con il recupero nell'uomo contemporaneo delle sue dimenticate facoltà.

Lo sdoppiamento conscio può essere raggiunto sia da una naturale predisposizione del soggetto sia dopo una serie di tecniche finalizzate o durante l'ipnosi; quello inconscio spesso è vissuto attraverso il sogno od in quel particolare stato di dormiveglia in cui possono apparire immagini, udirsi musiche, suoni, dolori, scosse elettriche, percepire sensazioni termiche, sapori ed odori, indipendenti dall'ambiente circostante. Tracce di questa fenomenologia le troviamo, per esempio, oltre 2500 anni fa in Aristotele che considerava tali immagini, successivamente chiamate ipnagogiche, “un fenomeno universale”, mentre in alcuni trattati parlava di “anima vegetativa”; gli scrittori dell'antica Roma dissertavano invece di” umbra ” e di “volaticae” o Striges, dal “volare” la notte.

Si possono citare Chaucer e Spinoza, che ben le conosceva, ed Hobbes, che non riuscì a trovare un nome adatto per descriverle e che in uno scritto del 1651 le citava accanto ai sogni ed agIi incubi come fonti della credenza del demonio, fino a giungere ad Alfred Many, che appunto le battezzò con Il termine oggi in uso. Nel 1954 Lorna Simpson e Peter McKeller, esaminando studenti dell'Università di Aberdeen, riscontrarono che tali fenomeni erano più una regola che un'eccezione e, dopo ulteriori studi, fissarono dei punti comuni alle visioni di tutti i soggetti che riferivano, oltre alla chiarezza dei particolari ed alla peculiarità di una “luce e colori”, una “strana luminescenza” e “paesaggi lunari.” .

Sensazione quella luminosa, che coincide, ad esempio, con la testimonianza di un eremita francese vissuto intorno al Mille e rifugiatosi, dopo una vita corrotta, sui Pirenei: “Ho avuto l'Impressione di venire strappato dal corpo e di trovarmi senza peso, sospeso nell'aria, come una nuvola… Intorno a me c'erano luci ed io provavo una piacevole sensazione di pace profonda.” Inoltre queste Immagini erano “remote da qualunque percezione precedente di cui il soggetto avesse consapevolezza ed estranee alla sua personalità. “ Il vissuto di tali rappresentazioni si può riscontrare in alcuni testi classici, come nel “Frankestein” di Mary Shelley: “Posai la testa sul cuscino, non dormivo, né si poteva dire che pensassi…, senza alcun Invito l'Immaginazione prese possesso di me e mi guidò… vedevo con occhi chiusi, ma con acuta vista mentale, il pallido scienziato, studioso di arti empie”.

Ed ancora, attraverso sensazioni più precise, in “Addio alle armi” di Ernest Hemingway si legge, a proposito di un tenente ferito gravemente dall'esplosione di una bomba: “Cercai di respirare, ma Il respiro non volle venire e mi sentii scagliato fuori di me e fuori e fuori e sempre nel vento. Andai fuori veloce, tutto me stesso e sapevo che ero morto, e che era stato un errore pensare che ero morto. Poi galleggiai, e invece di procedere mi sentii scivolare indietro. Il terreno era sconvolto e davanti alla mia testa c'era una trave di legno schiantata. Nello straordinario udii qualcuno gridare. Pensai che qualcuno strillasse. Cercai di muovermi, ma non potei. Udii le mitragliatrici e i fucili che sparavano di là dal fiume e tutto lungo il fiume. Vi era un gran fango e vidi i traccianti salire ed esplodere o galleggiare bianchi e razzi che salivano e udii le bombe, tutto In un attimo e poi udii qualcuno vicino a me che diceva: “Mamma mia! Oh, mamma mia!”… feci forza e mi torcei e finalmente liberai le gambe e mi voltai e lo toccai.”

Anche Pico della Mlrandola, interessandosi ai numerosi processi per stregoneria tenuti a Bologna nel 1523, scrive, convintosi del” reali ” poteri delle streghe, nel dialogo “La strega, ovvero degli inganni de' demoni”: “lo facevo un circolo ed untami, montavo a cavallo sopra un sgabello, di poi ero levata in alto, e portata per aria al gioco.”

Inoltre Girolamo Tartarotti in “Del Congresso notturno delle lamie” riporta la testimonianza di Jean Bodln ( 1530 – 1596 ): “lo ho letto ne' processi che le streghe vanno al congresso dopo le unzioni, e spesso senza unzione, ora sopra un becco ed ora sopra un cavallo volante, ora sopra una scopa e quando sopra un bastone e talora senza un bastone né animale, né unzione… altri il giorno, ma ordinariamente il più la notte.“ E per finire Ludovlco Muratori, nel” Trattato della forza della fantasia umana”, cap. IX: “Belle estasi e visioni”, scrive:”…qualor la piissima persona estatica si vegga In quel frangente rapita ed alzata da terra in alto a me fece inarcar le ciglia ciò che si legge nella vita del Venerabile Padre Giuseppe da Copertino (1603 – 1663), (* Francescano conventuale. La sua vita fu piena non solo di estasi e di miracoli, ma anche di sospetti, nel 1630 fu accusato al Sant’Ufflzlo di Napoli. La “vita” cui allude il Muratori è probabilmente la “Vita del ven. Padre fr. Giuseppe da Copertino, Roma 1772, di Domenico Bernini.)

Non dirò dei ratti, ma de' voli ch'egli facea. ”L'O.O.B.E. può aiutare ad aprire nuove conoscenze, come avvenne al chimico Kékulé che, dopo le visioni di serpenti che cercavano di mordersi, la coda a vicenda, percepita sonnecchiando sull'imperiale di una corriera, giunse alla formulazione della teoria dell'anello di benzene, compiendo un grande progresso nel campo della chimica organica. Anche Goethe, non solo ebbe numerose esperienze di immagini ipnagogiche, ma vide il doppio di un amico, come viene raccontato nel libro “Spuk” di Natalle von Eschstruth , che apprese l'accaduto dal consigliere segreto Klemm, testimone nel 1813 di due episodi, avvalorati anche dalla dichiarazione del consigliere di Corte J. Jena.

A Waimar, al ritorno da una passeggiata, verso il crepuscolo, d'un tratto Goethe si fermò, sporse la testa leggermente in avanti come se volesse vedere meglio e disse in tono di massima sorpresa: ” Se non fossi sicuro che Federico si trova a Francoforte, giurerei che è lui.. (Si trattava del consigliere segreto Johann Frledric Rochlltz di Lipsia) “Eppure è lui! Senza dubbio è lui! L'amico Federico a Walmar… nella mia veste da camera, con le mie pantofole, così vai in strada? “Poi fece alcuni passi in avanti con le braccia aperte come se volesse stringere qualcuno, ma non vide più nessuno.

Tornato a casa preoccupato, scorse sul divano l'amico nella sua veste da camera e con le sue pantofole, a cui parlò della strana visione. L'amico riferì che, dopo aver appreso il luogo dove Goethe stava passeggiando, si sedette sul divano e, conoscendo la strada, tentò col pensiero di seguire i suoi passi, lasciandosi cullare nel sonno e poi sognò d'incontrarlo sulla strada proprio nel punto in cui era apparso nella visione: gli volle correre incontro, ma Goethe gli disse: “Nella mia veste da camera e in pantofole sulla strada? ” Allora egli, guardandosi dall'alto in basso, si vergognò, si spaventò, del suo proposito e si svegliò.”

E, per rimanere nel campo degli scrittori, passiamo a lord Byron.

In una sua biografia afferma che nel 1920 si sparse la voce di un suo ritorno a Londra; Il suo editore affermò di averlo visto e non spedì più al consueto indirizzo né riviste né libri, ciò che indispettì molto il poeta. In seguito Murray si discolpò, dicendo che qualcuno era talmente sicuro di averlo visto da scommettere perfino 100 ghinee. Byron allora rispose che un fatto simile era accaduto ad un suo ex compagno di scuola, un certo Peel, Il quale nel 1811 giurò di averlo incontrato in St. James Street. Peel non fu creduto da nessuno, perché In quel periodo tutti erano sicuri che il poeta fosse in Turchia.

Queste vicende, riportate dal poeta, trovarono poi riscontro nel racconto dei diretti interessati, dando così prova della loro autenticità.

A commento di questi fatti, Byron stesso affermò di non sapere in realtà quale dei due” esseri” fosse stato l'autentico e a questo proposito disse: “Spero solo che il mio “doppio” si comporti da gentiluomo.” Un'esperienza senza dubbio o particolare e probante è quella riferita dal teologo protestante dott. Karl Vogl nel libro” Unsterblichkeit .. (Dachau 1971), in cui scrive che uno dei suoi amici si propose di convincere un suo conoscente dell'esistenza dei doppi ed una notte nel sonno si vide nell'appartamento del suo amico a cui riferì di voler dare la prova promessa ed iniziò il seguente colloquio: “Sapete che in questo momento sia voi sia io stiamo sognando?”

“Che cosa vi viene in mente? Dovrei pur sapere se sto sognando o se sono sveglio,” fu la replica. L'incredulo si irritò, perché l'altro sosteneva che l'incontro si svolgeva, mentre tutti e due stavano sognando e perché insistette, affinché gli fosse fatta la promessa di andarlo a trovare l'indomani ad una determinata ora del mattino, promessa sancita da cinque strette di mano ed accettata. Il sognatore si svegliò e notò minuziosamente il contenuto del colloquio fatto nel sonno. L'indomani nel primo mattino ad un'ora del tutto insolita ricevette la visita dell'amico che disse: “Non so perché vengo a quest’ora. Ho lavorato ieri fino a tarda notte. Poi mi sono sentito venir sonno… Quindi mi sono coricato vestito sul letto. Ho fatto un sogno agitato, non ne ricordo più i particolari, abbiamo litigato e poi ho dovuto ripetere cinque volte qualcosa che voi m'imponevate di dire.”

A questo punto l'amico trasse il biglietto con le annotazioni e fece conoscere il preciso contenuto del colloquio nel sogno.

Ed ancora, Emil Mattiensen nella sua opera fondamentale .”Das persönliehe Usberleben des Todes” (Berlino 1936/1939) scrive: “Il prof. Dott. Beth. noto studioso di problemi religiosi, docente dell'Università di Vienna, ebbe la bontà di comunicarmi due esperienze personali.

“Mi è capitato per due volte di avere la sensazione precisa che il mio intimo esca dal corpo e vi ritorni di nuovo. Tutte e due le esperienze le ho fatte a casa mia a Vienna di notte a letto. Tutte e due le volte dopo un periodo di sonno, mi trovavo in uno stato transitorio, ossia in procinto di addormentarmi di nuovo dopo un periodo di veglia; conservavo però ancora la piena coscienza… ln quegli Istanti ebbi la precisa sensazione che qualcosa fosse uscito dal mio corpo, che già si trovasse fuori dal mio corpo, spazialmente da esso staccato, ormai lontano. Ancora più precisa era stata ogni volta la sensazione del ritorno…La percezione partiva piuttosto dalla parte staccata che osservava il corpo con un certo rincrescimento…

Voglio dire che il corpo era inattivo e che la sensazione di tale sua inattività dominava tutta l'esperienza… Vedevo me stesso, ossia il mio corpo, adagiato sul letto: mi avvicinavo, esitavo un momento e poi entravo nel corpo attraverso una fessura nella testa. Percepivo, “vedevo” questa fessura in mezzo al cranio, larga qualche centimetro, che partiva dalla nuca verso la fronte.

Alla seconda esperienza il ritorno si svolse con una certa difficoltà. “Lo stesso autore in “Mensch” cita Il seguente episodio: “Il Dott. WiIse, ammalato di tifo, rimase un giorno per quattro ore senza polso e senza che si potesse sentire il battito del cuore”. Egli credette di essere rimasto per un certo tempo senza coscienza, ma di essere rinvenuto più tardi: “Stavo pensando con molta calma questo: “Sono morto… eppure come non mai sono uomo. Sono in procinto di abbandonare il mio corpo. Osservavo, quindi, lo strano fenomeno della separazione dell'anima dal corpo: da una forza che evidentemente non mi apparteneva, il mio io veniva fatto oscillare…Dopo poco questo movimento cessò, e, partendo dai piedi, fui pervaso dalla sensazione di liberarmi da innumerevoli piccoli ceppi. lo sentivo e in certo qual modo l'udivo. Mi ricordo perfettamente come alla fine l'intero mio lo fosse rimasto concentrato nella testa…Quando uscii, vidi due signore al mio capezzale.

Valutai la distanza che separava il capo del letto dal ginocchio di una delle due signore e constatai come ci fosse abbastanza spazio per farmi stare in piedi… Stavo alzandomi e abbassandomi nell'aria, spinto a volte a destra e a volte a sinistra, come una bolla di sapone prima di staccarsi dalla cannuccia; poi, finalmente mi staccai dal corpo e scesi leggermente a terra dalla quale lentamente di nuovo mi levai per assumere a poco a poco la statura di un uomo. Mi parve di essere trasparente, di colore bluastro e completamente nudo; provai vergogna e pensai alla fuga; giunsi alla porta, mi vidi vestito, ciò che mi fece di nuovo tornare verso i presenti. In tale occasione il gomito del mio braccio sinistro sfiorò uno dei due signori che stavano alla porta. Con mia grande sorpresa Il suo braccio attraversò il mio senza alcuna resistenza e l'individuo stesso non se ne accorse affatto. Seguendo il suo sguardo, vidi il mio corpo morto sul letto…”

Il dott. Wiltse cercò quindi di farsi notare dagli altri presenti, ma senza successo.

A chiusura di questo piccolo gruppo di esperienze, si potrebbe inserire una testimonianza che, anche se a qualcuno potrà sembrare una forzatura, ha una chiave di lettura accettata da studiosi che hanno approfondito in senso esoterico la ” Divina Commedia”.

Si legge infatti nel Canto I dell'inferno:
” lo non so ben ridir com'io v'entrai,
tant'era pieno di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.”

Naturalmente si deve partire dal presupposto che Dante abbia in qualche modo” vissuto” in prima persona l'esperienza oltre il corpo descritta nel suo poema. Ed accennando ad un cammino spirituale come quello del Poeta, non si può tralasciare almeno un accenno alle esperienze dei mistici cristiani. Infatti spesso durante le lunghe preghiere e le meditazioni particolarmente attente è più facile avere, quindi, stati chiamati estasi, che fu definita dagli psichiatri dell' '800 come una “manifestazione psicopatologica”, poi, attraverso Freud, “stato di regressione” ed oggi più comunemente chiamata “stato alterato di coscienza”.

“Spesse volte il mio corpo è levato dalla terra per la perfetta unione de' l'anima con Dio, quasi come il corpo grave diventasse leggiero. Non è però che gli sia tolta la gravezza sua, ma perché l'unione che l'anima ha fatto con Dio è più perfetta che l'unione tra l'anima et il corpo; e però la forza dello spirito, unita in me, levò da terra la gravezza del corpo. (Caterina Benincasa 1347-1380)

“Ora io mi ricordo – scrive nel suo diario Orsola Giuliani – che mi parve uscire fuori di me per il contento che sentivo. Provai anche qualche contrasto per l'umanità, ma non davo retta a niente e parvemi di sentire. Gesù accanto a me…” e più avanti:” In un subito mi parve di restare fuori di me e di vedere il Signore, il quale era così bello e risplendente. Poi in un subito mi sentii di nuovo in caliginose tenebre… parve che fosse divenuto tutto ghiaccio.” Ed Inoltre: “In questo mentre mi parve che mi venisse un nuovo rapimento e fui come di volo trasportata in mezzo ai due troni…:' ( Orsola Giuliani 1660-1722)

“Un giorno ero in profonda meditazione. Mi separai realmente dal mio corpo fisico; lo vedevo proprio come una vecchia pelle di serpente ormai abbandonata dal serpente stesso. Mi libravo per aria; provavo una sensazione curiosa in cui una gioia grandissima si mescolava ad una forte paura. Restai in aria soltanto due minuti circa. La mia troppa paura mi fece bruscamente rientrare nel corpo fisico; Fu una specie di dolce slittamento accompagnato da una sensazione molto singolare. ” (allievo di Kundalini-yoga, riportato da Swämi Sivänanda Sarasvati) Ed anche in questo caso si hanno testimonianze consimili non solo in epoche diverse, ma anche in culture distinte: mistici cristiani ed un allievo yoga in meditazione raggiungono esperienze simili. Perché, dunque, ancora si lotta per il predominio del proprio credo, quando l'arrivo è unico, pur tra vie diverse?

A volte anche le sante sono tormentate dagli spiriti demoniaci: “Le lotte con gli spiriti infernali ebbero tuttavia per iscopo di temperare la sua anima. Ma furono le visioni celesti che la iniziarono, insensibilmente, al più alti stati mistici…tante volte, quando riceveva la Divina Eucaristia tale recezione era seguita da un'estasi. Ella restava rapita per due o tre ore ed anche più in uno stato di completa immobilità e talmente insensibile, che se qualcuno la toccava, ella non se ne accorgeva. ” (Francesca Bussi 1384-1440)

Ma spesso il “demonio” aveva la meglio; così, accanto alle estasi delle sante, possiamo citare I “viaggi” delle streghe. La matrice spirituale, in fondo, è la stessa, cambia solo l'oggetto della devozione e, siccome non fu molto difficile in alcune occasioni passare da santa a strega, come avvenne ad esempio ad Elisabetta di Romillon ed a Catherine Cadlère, è doveroso ricordare qualche esperienza”stregonesca”. “Ogni notte – e siamo tra il 1580 ed Il 1630 – queste malconsigliate signore (vecchie donne n.d.r.) si ungevano con “grasso del diavolo”, fabbricato con le carni di bambini uccisi e, così lubrificate, scivolavano attraverso le fessure e serrature e cappe di camino, inforcavano scope e fusi o caproni volanti e si involavano in un lungo ed incredibilmente stancante viaggio aereo verso un convegno diabolico, il sabba stregonesco.”

Nel” Processo per stregoneria di Santina Lardini di Sondrlo, anno 1523, archivio comunale di Sondrio “si legge:” Tandem di poy, col suo giuramento, confessò che…una certa zobia (1) de sera, circa a un'hora de notte fu tolta per la soprascritta visina, la qual montando a cavalletto sopra un certo baston, unto da un certo unguento, fu portata nel zogo del barlloto In Tonale.”. Ed ancora, Bellezza Orsini:”Andammo via al primo sonno…e nante tornammo in casa nostra donde partemo…Andamo, andamo…e così lui ( Il diavolo n.d.r. ) se pone davanti e nul dreto ad cavallo, ed portate via che vola in un tracto quando voli alongha: se comandi cento miglia In mezza hora, lo fa; quanto ne chiami, cussì fa.”

Ulrich Molitor riferisce un episodio della vita di S. Germano, tratto dal testo ” Leggenda Aurea” di Jacopo da Varagine, in cui il santo fu testimone di un'esperienza di sdoppiamento collettiva: “…tale santo una notte trovò ospitalità in una casa dove, finita la cena, vide imbandire nuovamente la tavola. Stupito S. Germano chiese agIi ospiti per chi si imbandisse la mensa e gli fu risposto che ciò si faceva per i buoni uomini e le buone donne che viaggiavano nella notte. Il santo decise di vegliare: ed ecco avvicinarsi alla mensa una moltitudine di diavoli dall'aspetto di uomini e di donne. Ordinò loro di non andarsene, chiamò tutti gli abitanti della casa e chiese se Ii riconoscessero e, poiché dicevano che si trattava di uomini e di donne del vicinato, le mandò a cercare nelle loro case, dove furono trovati nel letti addormentati.”

Per alcune culture certi “poteri” sono ereditari, come spiega Fortes: “I Tallensi, popolazione del Ghana, quando presentano un collaterale, spiegano la relazione di parentela, dicendo: “Se lui è capace di volare, per l'aria, anche io sono capace; se lui è capace di prevedere Il futuro, anche io lo sono.”

Altre testimonianze ci vengono riferite dai missionari, come la seguente.

Ugema Uzago, che comandava la tribù degli Yadlcou nell'Africa centrale, aveva fama di essere un abile stregone. Una sera confIdò al missionario che il Maestro, colui che può tutto, aveva invitato i discepoli per la sera seguente ad una riunione sull'altipiano di Yemvl. Alle perplessità del missionario, poiché per raggiungere quel luogo occorrevano quattro giorni, Ugema rispose, Invitandolo per la notte successiva ad assistere al suoi preparativi. L'uomo accettò, si recò da Ugema, ma, prima che lo stregone Iniziasse la sua ritualità, gli chiese di fermarsi durante il “viaggio” al villaggio di Ushong, che era lungo il percorso, e di riferire ad Esaba, ribattezzato col nome di Vincenzo, di recarsi con urgenza presso la Missione e di prendere da una cassetta di ferro nella capanna le cartucce per Il fucile. Lo stregone assicurò che l'ambasciata sarebbe stata portata a termine e pregò il missionario di fare silenzio. .

“Entrammo nella capanna dei feticci, dove ardeva un fuoco composto di erbe aromatiche e di legno duro, accatastati in un gran mucchio. lo mi sedetti in un angolo e Ugema iniziò una lunga cantilena, dalla strana cadenza melodica, intanto si spogliava dei suoi abiti e si rivestiva dei feticci, variando il canto ogni volta che ne indossava uno.

Ugema cantava, girando lentamente intorno al fuoco e roteando su se stesso. Continuò così per lungo tempo, finché il fuoco non languì. A questo punto Ugema si ferma. Dal tetto della capanna si ode un lungo sibilo acutissimo. Un serpente nero, della specie più velenosa, si cala su Ugema e gli si avvolge attorno alla cintura. Questi continua la sua nenia e, nel frattempo, prende del liquido rossastro da una fiala e se ne cosparge il corpo. Si sente un acre odore di aglio. Il serpente sale ad avvolgersi “intorno al collo dello stregone. L'oscurità, con l'estinguersi del fuoco, si sta addensando nella capanna. Mi decido ad accendere una torcia. Ugema non mi fa alcun cenno di divieto. intanto il fuoco finisce con lo spegnersi completamente. Allora Ugema va a stendersi sul giaciglio. Mi avvicino e vedo che il serpente è sparito. Mi ricordo allora che si trattava dell'animale” alleato” dello stregone, il suo” Elangela ” esecutore della sentenza di morte; Ugema sta dormendo un sonno speciale, vero sonno di morte, che rende il suo corpo immobile come un cadavere.

Gli sollevo le palpebre e vedo che il suo occhio è interamente bianco, vitreo e che la luce della torcia non produce in lui nessuna reazione. Gli alzo un braccio e questo ricade inerte, stecchito come già in preda alla rigidità cadaverica. Allora infilo uno spillo nella sua carne: nessuna reazione. Dalle labbra esce una schiuma biancastra. Le pulsazioni del cuore sono quasi impercettibili. Lo stato catalettico è completo. Rimango a sorvegliarlo l'intera notte. “Verso le otto del mattino, Ugema si svegliò, affermò di avere compiuto il viaggio, di essersi divertito alla riunione e di aver portato a termine l'incarico affidatogli dal missionario.

L'incredulità dell'uomo di chiesa, che aveva visto il corpo dello stregone immobile per tutta la notte, durò ben poco. infatti tre giorni dopo arrivò al villaggio Esaba con le cartucce e gli chiese perché Ugema l'avesse convocato. Il missionario, interrogando l'uomo, appurò che Esaba aveva avuto il messaggio da Ugema tre giorni addietro alle nove, ora in cui lo stregone cadde in catalessi. Affermò anche che non lo aveva visto, perché: “Noi abbiamo paura dei fantasmi che vagano la notte. Ugema ha battuto alla mia porta e mi ha parlato di fuori. Ma non l'ho visto.”

Continuiamo i nostri sondaggi presso culture extraeuropee. Tra i balinesi, abitanti dell'Isola di Bali, ritroviamo le streghe, leyak, che, a differenza del maghi che possono agire anche per il bene, sono temutissime, perché sono esseri umani consacrati alla terribile Durga a guardia del cimiteri e istruiti nella magia nera, la scienza di Pangiva… Possono mutare continuamente d'aspetto e condurre, oltre alla vita ordinaria, una seconda vita completamente opposta alle norme morali impartite dagli dei dell'umanità. Posseggono inoltre facoltà soprannaturali: possono volare, emettere fiamme dal loro corpo…In genere attaccano direttamente la loro vittima, ma possono anche agire a distanza, servendosi del vento come intermediario. Un accenno a parte va rivolto agIi sciamani o medici-maghi che, spesso aiutandosi con droghe e riti concitati, usano lo sdoppiamento, l'estasi od il sogno a scopo terapeutico.

Ciò avviene, ad esempio, presso gli sciamani siberiani ed esquimesi o angakok, dallo stretto di Bering alla Groellandia, che sono tra i più fervidi seguaci del pananimismo, in cui è radicata la convinzione che “durante lo stato d'estasi, lo stregone possegga il potere di entrare in relazione con gli spiriti che impregnano il mondo e che sono per la maggior parte ostili al genere umano. Venuto con essi il contatto, egli può, per loro tramite, prender conoscenza delle cause delle malattie e delle calamità che affliggono abitualmente il genere umano e può vincere gli spiriti maligni con l'aiuto di quelli benigni.”

E soprattutto presso gli esquimesi, dove anche le donne possono essere angokak, lo sciamano “deve intraprendere un viaggio nel mondo degli spiriti. Allo scopo si fa legare e, mentre il tamburo comincia a rullare da solo (prerogativa questa dei grandi stregoni), chiama a raccolta gli spiriti ausiliari che devono proteggerlo e guidarlo lungo il cammino verso il paese delle anime. S'intrattiene poi a lungo e in tono misterioso con gli spiriti, usando spesso una lingua speciale, comprensibile ai soli iniziati e ricorrendo al ventriloquio, arte nella quale gli sciamani sono maestri. Riuniti tutti gli spiriti ausiliari, lo sciamano inizia il viaggio, mentre il suo posto viene occupato da uno spirito. Non esce di casa attraverso l'uscio, ma attraverso le pareti e rientra libero dai legami. Racconta allora all'auditorio come ha potuto trovare l'anima del malato, quanto è avvenuto durante il viaggio e quel che succede nel paese degli spiriti.”

Presso le tribù indigene dell'America meridionale, il medico-mago ” attraverso visioni e sogni è in grado di diagnosticare esattamente lo stato psichico dei pazienti. Le danze e il frastuono, tra il rullo dei tamburi, costituiscono il terreno in mezzo a cui la sua psiche, piombata in una specie di sogno ad occhi aperti, riesce a trovare il rimedio necessario… il rito con l'aiuto degli stupefacenti e dell'alcool è il mezzo che gli permette di raggiungere questo stato in un grado tale da poter concentrare tutta l'attenzione in un solo oggetto “Questa professione di medico-mago richiede esercizi giornalieri e” forti restrizioni nel sonno e nel vitto con un regime di vita duro ed insolito e con lunghi ritiri in profonda solitudine, perché nel corpo macerato lo spirito è meglio predisposto a riplasmare in senso nuovo l'intera personalità. ”

E, per ritornare all'Africa, citiamo la testimonianza di Burton, risalente ad oltre un secolo fa, secondo cui certi preti-maghi del Dahomey, entrati in “trance”, “visitano il mondo del defunti, riportano le notizie sulla loro vita e si servono del loro ausilio per liberare i “posseduti”. Il dott.. P. Shebesta racconta di aver assistito in un villaggio Kubu (Kandang, Sumatra) ad un rito praticato da sciamani allo scopo di guarire da una malattia febbrile un bambino di circa quattro anni.

La cerimonia, condotta da due malim, di cui uno cieco, durò tre giorni. Nella capanna su una stuoia erano posti alcuni vasi contenenti carbone di legna ardente, resina odorosa, olio, due ceri, riso ed un mazzo di piante aromatiche. I due sciamani si coprirono il capo, precedentemente frizionato con oli, da un velo, si curvarono sui bracieri ed aspirarono il fumo dei carboni ardenti, cosparsi con resina, scuotendo la testa ed il busto e facendo tintinnare i sonagli del panjung, tra canti e rullio del tamburi. Dopo aver annusato il fumo, iniziarono una danza a ritmo frenetico, poi “uno dei due malim afferra il piatto del riso, canta, danza e, in piena estasi, cade inanimato tra le braccia di una donna che si trova alle sue spalle.

Il malim passa allora da un'estasi all'altra: gli occhi sbarrati, esamina fissamente al chiarore del ceri l'acqua contenuta nella giara, per riconoscere in essa il demone della malattia. Balza nuovamente in piedi in preda all'estasi, danza, brandendo una fiaccola e di nuovo si abbandona inanimato tra le braccia della donna che gli sta alle spalle. Il malim, sostenuto da due donne, si trova sempre in “trance” e saltella continuamente avanti e indietro: il corpo è scosso da convulsioni, gli occhi sono sbarrati.

Finalmente, si arresta in piedi, davanti alla torcia, portatagli da una donna, la fissa a lungo, la spegne con un soffio brusco e s'accascia al suolo privo di sensi.” I successivi due giorni trascorrono tra danze, canti, riti e scongiuri, fino alla guarigione del bambino che, In caso persista la malattia, verrà affidato ad altri sciamani.Molte altre testimonianze si potrebbero riferire su fenomeni di “coscienza alterata” presso le popolazioni considerate “primitive” che, come attestano vari studi, erano e sono in vibrazione ed in sinergia con la natura.

Infatti una recente ricerca del prof. Philip Lieberman, docente di scienze cognitive e linguistiche dell'Università di Cambridge sulla cultura dell'uomo di Neanderthal, vissuto per 92000 anni e sterminato dall'homo di Cro-Magnon, che aveva concepito il suo sviluppo sulla guerra, afferma che tale cultura era basata sull'intuizione, sul rapporto di immersione nella natura e sulle sue leggi. Pare, infatti, che l'uomo di Neanderthal, da cui discendiamo, avesse, oltre a quelle vocali, facoltà di comunicazione ESP ed una coscienza di vita basata sull'armonia e sulla non­-aggressività.

E, ritornando alla nostra cultura, si possono esporre alcuni passi tratti dalle Sacre Scritture.

Si legge nel Vangelo secondo Matteo 4, 5: “Allora il diavolo lo ( il Salvatore n.d.r. ) menò nella città santa e poselo sulla sommità del tempio” e più avanti 4, 8: “Di nuovo lo menò sopra un monte molto elevato. “Nelle Sacre Scritture, In Daniele XIV, 35-36: “E l'Angelo del Signore lo ( Habacuc n.d.r. ) prese alla cima del suo capo, e ne' capelli della sua testa, e portollo colla celerità del suo spirito, e posollo sopra la fossa.” Ed ancora negli Atti degli Apostoli VIII, 39-40: “E usciti che furono dall'acqua, lo spirito del Signore rapì Filippo, e l'eunuco noi vide più. E n'andava allegramente al suo viaggio. E Filippo si trovò ad Azoth.. ”

E, per concludere, vorrei citare alcune testimonianze tratte da autori contemporanei tuttora viventi.

“MI trovai addormentato in mezzo a un campo coltivato. Mi vidi coricato sul fianco, profondamente addormentato. Seppi che stavo “sognando”, perché avevo cominciato a “sognare” ogni notte. Di solito ogni volta che avevo visto me stesso addormentato mi trovavo nel luogo in cui mi ero messo a dormire. Ora invece non ero nel letto, e sapevo d'essere andato a letto quella notte. Nel “sogno” era giorno. Cominciai allora ad esplorare. Mi spostai dal luogo in cui ero coricato e cercai di addormentarmi. Capii dov'ero. Mi trovavo, realmente, non molto lontano da casa mia: ad un palo di miglia, forse. Feci qualche passo in giro osservando ogni particolare di quel luogo. Mi fermai all'ombra di un grande albero a poca distanza e scrutai, di là da una piatta striscia di terra, i campi di grano sul fianco di una collina. Allora mi colpì una cosa molto strana: i particolari di ciò che mi circondava non mutavano né svanivano, per quanto a lungo continuassi a fissarli. Mi spaventai e corsi di nuovo dove giacevo addormentato.

Ero ancora là, esattamente come prima. Mi misi a guardare me stesso. Ebbi una sensazione inquietante di indifferenza verso il corpo che stavo guardando. Poi sentIi che si avvicinava gente. Sembrava che ci fosse sempre gente intorno a me. Corsi in cima ad una collinetta e scrutai in giro attentamente. C'erano dieci persone che stavano venendo verso il campo in cui mi trovavo. Erano tutti giovani. Tornai indietro di corsa verso il luogo in cui ero coricato e passai uno dei momenti più angosciosi della mia vita di fronte a quel me stesso che se ne stava lì, russando come un maiale. Sapevo che dovevo svegliarmi, ma non avevo idea di come. Sapevo che per me era mortale svegliare quel me stesso. Ma se i giovani mi avessero trovato là, sarebbero stati stravolti.

Tutte queste considerazioni che mi attraversavano la mente non erano veri pensieri. Erano piuttosto scene che mi passavano davanti agIi occhi. La mia angoscia, per esempio, era una scena in cui io guardavo me stesso con la sensazione di essere chiuso dentro me stesso. E' questa scena che chiamo angoscia. Dopo di allora mi è ancora capitata due volte. Bene: non sapendo che fare rimasi a guardare me stesso e mi aspettavo il peggio. Una quantità di immagini fuggevoli mi passavano davanti agIi occhi. Mi attaccai ad una in particolare: I’immagine della mia casa con il mio letto. L'Immagine divenne nitidissima. Oh, come desideravo essere di nuovo nel mio letto! Qualcosa mi colpì, mi sembrò che qualcuno mi urtasse e mi svegliai. Ero nel mio letto! Naturalmente avevo “sognato”. Saltai fuori dal letto e corsi nel luogo del mio sogno. Era esattamente come l'avevo visto. I giovani vi stavano lavorando. Stetti a guardarli a lungo. Erano gli stessi che avevo visto. ” Così scrive Carlos Castaneda.

Ed ancora: “Avevo avuto la sensazione – allorché guardavo le ragazze in fondo alla cucina – di stare a guardarle dall'alto, da vicino al soffitto. Quel che più mi sconcertava era che avevo effettivamente concepito come fosse stato proprio quel senso di solletico in cima alla testa a sottrarmi all'abbraccio di Josephina. Non era come se “qualcuno” fosse uscito dal mio cranio: qualcosa era effettivamente uscito dal mio cranio…Dopo un paio di minuti, sentii che stavo scendendo dal soffitto e posavo i piedi in terra. Mi cl volle un po' per riadattarmi e guardare normalmente, al livello consueto.”

Terminiamo con Piero Scanziani: “Conquistato il sogno, varcato il pensiero, siamo pronti al distacco in piena veglia. Il distacco, ossia lo sgomento. D'improvviso ti trovi in piedi nella stanza, tra gli oggetti abituali, con grande senso di levità. Ti guardi intorno, il tavolo, la libreria, il divano. Sul divano…Chi è sul divano? Un uomo. Addormentato? No… quello… sono io. Il mio corpo. Un orrore ti prende, terribile e lacerante. Sono morto. Dunque sono morto, Madre no. Madre, ho tante cose da fare, hanno tanto bisogno di me. Ti soccorre il lungo lavoro preparatorio: non sei morto, sei dissociato. Infatti hai un secondo corpo più piccolo, lieve, aerosoma, libero dalla gravità, mosso dal volere… L'orrore lentamente ti abbandona, sostituito dall'avidità di conoscere. Osservi, controlli, paragoni. La realtà bicorporea s'impone, evidente, inoppugnabile. Osservi, controlli, paragoni e ti accorgi che i valori della tua vita stanno franando. La vita non è quel che hai sempre creduto: è completamente diversa.”

BIBLIOGRAFIA
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Carios Castaneda: “L'Isola del Tonai” ed. BUR
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Piero Scanziani, “Entronauti”, Ed. Elvetica

Fonte: www.Coscienza.org


OOBE ultima modifica: 2008-08-22T16:49:24+00:00 da Richard
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Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)