Quei fisici hippie che credevano nella telepatia

Il Giornale Online
Rivoluzionarono la fisica quantistica negli anni della contestazione, a suon di new age e funghi allucinogeni: lo scrittore David Kaiser ne ricostruisce la storia.

di Roberto Paura

Nel 1975 la situazione per i fisici americani non era delle più rosee. Negli anni ‘clue’ della Guerra fredda, chiunque riuscisse a ottenere una laurea in fisica era destinato a una brillante carriera nel complesso militare-industriale che lavorava per mantenere la leadership americana nella scienza in contrapposizione all’Urss. Con la prima distensione internazionale, sembrava che nessuno più fosse interessato a quello che i fisici avevano da dire. D’altronde, il motto “zitto e calcola” che vigeva nel secondo dopoguerra aveva comportato un allontanamento della fisica da quel suo fecondo legame con la filosofia: mentre Einstein, Bohr, Heisenberg o Schroedinger passavano le giornate a interrogarsi sui paradossi della fisica quantistica e su come questa modificasse la concezione classica della realtà, ai fisici degli anni ’50 e ’60 venne insegnato solo ad applicare quelle scoperte in termini concreti, davanti a un calcolatore, lasciando nel cassetto i dubbi filosofici. Tutto questo doveva presto cambiare. Sull’onda della contestazione giovanile, all’Università di Berkeley in California nasceva quell’anno un gruppo informale di fisici eccentrici, il “Fundamental Fysiks Group”. Loro non lo sapevano, ma avrebbero rivoluzionato la scienza.

Il Fundamental Fysiks Group

Il fisico del MIT e scrittore pluripremiato David Kaiser ha ricostruito la straordinaria storia di questo gruppo di fisici eccentrici in Come gli hippie hanno salvato la fisica (in Italia edito da Castelvecchi), appena [link=http://physicsworld.com/cws/article/news/2012/dec/18/physics-worlds-2012-book-of-the-year]premiato come libro dell’anno dall’eminente rivista Physics World[/link]. Tutto iniziò quando, decenni dopo la sua prima elaborazione, quel fenomeno sbalorditivo della meccanica quantistica chiamato entanglement venne rispolverato dal fisico irlandese John Bell. Einstein l’aveva definito “un’azione fantasmatica a distanza”, in termini spregiativi, perché lo riteneva impossibile. L’entanglement, infatti, prevede che due particelle possano influenzarsi a vicenda istantaneamente anche a distanze enormi (violando apparentemente il limite einsteiniano della velocità della luce), in determinate condizioni. Nessuno sapeva come fosse possibile, ma Bell fu il primo a riprendere l’idea e sostenerne solidamente la possibilità. Dall’altra parte dell’oceano, c’era chi attendeva con ansia quei risultati.

L’idea di un’influenza “fantasmatica” a distanza affascinava in quegli anni non poche persone.

Tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70 l’idea che i cosiddetti fenomeni ESP (ossia paranormali) fossero spiegabili scientificamente si era fatta strada anche in ambito accademico, grazie al ruolo giocato dagli studenti appartenenti al movimento hippie e interessati alle teorie New Age. L’uso di droghe psichedeliche e funghi allucinogeni, diffusissimo negli ambienti, portò molti fisici a convincersi che fosse possibile raggiungere dimensioni della realtà nascoste ai sensi comuni. A Berkeley John Clauser, che da studente amava leggere gli articoli di Einstein sull’entanglement, s’imbatté nell’articolo di Bell e decise di provare a creare un esperimento per verificarlo. Ci riuscì, ma pochi se ne accorsero. Tra questi c’era Elizabeth Rauscher, che era cresciuta intorno a Berkeley e da bambina si intrufolava nei laboratori di fisica finché non ottenne il dottorato (l’unica donna in una classe di soli uomini). E a Berkeley si imbatté in un altro collega con un cespuglio di capelli ricci e due grossi baffi: Saul-Paul Sirag.
Telecinesi, self-help e entanglement

Sirag e Rauscher si incontrarono all’Istituto di Studi sulla Coscienza fondato a Berkeley da Arthur Young, un ex ingegnere aeronautico convertitosi al misticismo orientale e alla fede nei fenomeni ESP. Negli anni della contestazione, Sirag aveva arringato gli studenti ed era stato attore teatrale, prima di ritornare alla fisica con un forte interesse tutto hippie per la telepatia e i fenomeni paradossali della meccanica quantistica. All’istituto di Young trovò non solo la Rauscher, ma altri colleghi eccentrici quanto e più di lui interessati agli stessi temi, come Nick Herbert, che prima di essere assunto da una ditta della Silicon Valley aveva dovuto essere sottoposto a un’analisi psichiatrica perché, nonostante la genialità, sembrava davvero uno svitato. Prima di sbarcare a Berkeley, invece, Jack Sarfatti aveva convinto i colleghi di Stanford a verificare le asserzioni dell’israeliano Uri Geller riguardo la sua capacità di piegare i cucchiai. Si era convinto della realtà dei poteri telecinetici di Geller e credeva che fossero l’effetto di fenomeni quantistici. Avrebbe trovato colleghi molto ben disposti ad ascoltarlo, tra cui Fred Alan Wolf, con cui avrebbe poi fatto coppia fissa.

Mentre i primi membri del gruppo continuavano a gravitare intorno all’istituto di Arthur Young, Sarfatti e Wolf incontrarono a Parigi, nell’hotel Ritz, un uomo assai più eccentrico di tutti loro. Si faceva chiamare Werner Erhard (il nome vero era un altro) e dopo aver fatto il piazzista e tanti altri lavori era diventato milionario con i suoi “Erhard Seminar Training”, dei workshop in cui insegnava ai businessman stressati, attraverso tecniche new age, il modo migliore per far emergere il loro potenziale. Erano i primi corsi di self-help all’epoca, ed ebbero un successo strepitoso. Erhard aveva un forte interesse per le curiosità della fisica quantistica, e decise di finanziare le ricerche sui rapporti tra fisica e paranormale creando un gruppo di lavoro che riuniva Safatti, Wolf, Sirag e Nick Herbert. Il “Physics/Consciousness Research Group” (così venne battezzato) sosteneva che l’universo della fisica moderna fosse comprensibile “usando le metafore zen, taoiste, e vedanta, o addirittura il linguaggio della parapsicologia, l’Esp, lo sciamanismo”, come scrivevano i suoi promotori. I generosi finanziamenti di Erhard (ma non solo) consentirono ai fisici hippie di portare avanti le loro eccentriche ricerche, facendo il punto della situazione in incontri in lussuose ville sul mare dovevano chiacchieravano prendendo il sole nudi e fumando tutto il possibile e l’impossibile.

Ascesa, declino ed eredità dei fisici hippie

Mentre la fisica mainstream continuava a non credere nell’entanglement, questo gruppo di fisici coltivò con convinzione l’idea che simili azioni a distanza non solo fossero possibili, ma stessero alla base di tanti fenomeni ESP come la telepatia. Anche molti uomini d’affari cominciarono a subire il fascino di quelle teorie. In quegli anni, i manager della General Electric e quelli della Bell Telephone assunsero come consulente uno degli hippie più famosi, Ira Einhorn, guru del “Giorno della Terra” con una forte passione per la fisica. Einhorn non chiedeva soldi, ma favori: convinse per esempio la Bell a finanziare le ricerche sui poteri telecinetici di Uri Geller e quelli dei membri del Fundamental Fysiks Group. Veniva chiamato a intervenire in convegni di politici e accademici, e lì raccontava che la sua forza gli proveniva “dall’Lsd, dalla marijuana e da tutto l’amore che faccio”. Ma la stella di Einhorn finì presto per eclissarsi: nel 1979 la polizia ritrovò in casa sua i resti quasi irriconoscibili della sua fidanzata Holly Maddux. Einhorn cercò di discolparsi, usò le sue influenze per ottenere la libertà su cauzione, riparò in Francia e continuò a sfuggire alle autorità, dichiarandosi vittima di un complotto della CIA per far tacere le sue ricerche sul condizionamento psicotronico da parte dell’intelligence americana negli anni della Guerra fredda. Le prove dell’omicidio, avvenuto in un momento di follia di Einhorn, erano tuttavia schiaccianti. Dal 2002, dopo la condanna definitiva e l’estradizione, sconta una condanna a vita senza possibilità di sconti di pena a San Francisco.

Uno di loro, l’austriaco Fritjof Capra, conseguì un successo mondiale con il suo libro Il tao della fisica. Andava a pubblicizzarlo ovunque vestito in modo eccentrico con una spilla “Yin/Yang” infilzata sul bavero, e al pubblico sembrava tutto tranne che un fisico. Sosteneva il legame profondo tra la meccanica quantistica e gli insegnamenti della filosofia taoista, raccontando nel libro di aver avuto una sorta di rivelazione sull’unità dell’uomo con la natura una mattina in riva al mare, quando a un tratto riuscì a vedere distintamente l’energia di ogni singola particella: una sorta di esperienza allucinogena. Nel 1979, comunque, il Fundamental Fysiks Group si sciolse. I finanziamenti di Werner Erhard erano finiti dopo una furiosa lite tra lui e Sarfatti. Da un lussuoso appartamento a San Francisco, Sarfatti si ritrovò a vivere in un monolocale sbarcando il lunario come portiere di un hotel. Poi incontrò un gruppo di intellettuali della destra radicale legati alla Difesa, che s’innamorarono delle possibilità prospettare loro di usare l’entanglement per le comunicazioni crittografate nell’esercito. Oggi è diventato un pensatore della “controcultura conservatrice radicale” e gira per la città con una Jaguar con interni in pelle. Sirag, come Sarfatti, continua le sue ricerche grazie a generosi finanziamenti di un anonimo magnate della Silicon Valley, un miliardario “patito di Ufo”.

Capra oggi è uno scrittore milionario autore di altri importanti best-seller. Wolf è diventato un nome noto in America come divulgatore della fisica quantistica in programmi televisivi di grande popolarità. Nick Herbert è diventato un prolifico saggista. Elizabeth Rauscher è stata presidentessa del Gruppo di ricerca sulla Parapsicologia e oggi lavora sui legami tra il campo magnetico terrestre e l’energia psichica degli esseri umani. Altri sono diventati guru della macrobiotica, qualcuno è diventato un fisico più ortodosso. Ma il lascito di quegli anni straordinari, di quel gruppo di fisici hippie, racconta David Kaiser, sta nell’aver rilanciato l’attenzione per gli aspetti filosofici della fisica quantistica. Negli anni ’80 la conferma sperimentale dell’entaglement ha aperto la strada al teletrasporto quantistico e alla crittografia quantistica, e presto porterà alla più grande rivoluzione informatica della storia con l’avvento dei computer quantistici. Non riuscirono a dimostrare né la telepatia né la realtà dei poteri paranormali, ma hanno portato i fisici a smettere di limitarsi a calcolare e a porsi domande le cui risposte stanno cambiando il nostro mondo.

Fonte: http://scienze.fanpage.it/quei-fisici-hippie-che-credevano-nella-telepatia/
Vedi: http://www.youtube.com/watch?v=ErJFZxAawPQ http://www.altrogiornale.org/news.php?item.6383.9

Quei fisici hippie che credevano nella telepatia ultima modifica: 2013-01-04T13:20:44+00:00 da Richard
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Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)