Terremoto dell'Aquila, quello che le istituzioni non dicono ma che la gente osserva

Il Giornale Online

Nella notte del distruttivo sisma del 6 aprile scorso, numerosi testimoni asseriscono di aver visto in cielo, negli attimi seguenti la scossa tellurica, molteplici – per così dire – stelle cadenti. Io stessa essendo con altre persone al sicuro in luoghi all’aperto, intorno alle 5.30 del mattino ho visto quello che potrei definire un meteorite.

Mi è passato davanti agli occhi un qualcosa di colore rosso che cadeva come fosse una stella cadente, il fatto strano è però che quest’oggetto emanava una luce rossa con relativa scia dello stesso colore, differentemente alle stelle che normalmente hanno una luce fra il bianco e l’azzurro con una scia della medesima tonalità.

Inoltre, sempre negli attimi seguenti la scossa ed in occasione di altre scosse che si sono susseguite, oltre all’odore di gas probabilmente sprigionato da qualche tubatura che si era rotta, ho sentito e condiviso la stessa sensazione con molti dei presenti, un forte odore di zolfo.

A giorni di distanza ed ormai tutti sparpagliati in zone fuori dal rischio sismico, molti testimoni con cui sono in contatto mi hanno riferito le stesse identiche impressioni, ossia che anche loro hanno sia visto questi bolidi spaziali in cielo subito dopo la scossa tellurica che ha distrutto la città e sia hanno sentito in quella ed in altre occasioni, dell’odore di zolfo.

Ci stiamo dunque coordinando con persone che sono ancora presenti sul luogo al fine di reperire ulteriori testimonianze, ma un fatto sconcertante ancor più di quelli già elencati è relativo alla questione secondo cui questo sisma era stato previsto non solo dall’ormai famoso tecnico Giampaolo Giuliani, ma pare che anche la Protezione Civile fin dal 30 marzo scorso, data in cui si è registrata una scossa di magnitudo Richter pari a 5.0, fosse già in allerta e quindi pronta ad operare soccorsi in tempi brevissimi. Ciò è dimostrato dal fatto che meno di 3 ore dopo dal sisma, le operazioni si soccorso erano già in atto.

Qualcuno sapeva ma non è stato detto nulla alla popolazione per non creare allarmismi o crisi di panico. Il fatto è che la popolazione aquilana ha fortunatamente una conoscenza atavica del terremoto, essendo L’Aquila una delle zone più sismiche d’Italia, per cui molte persone hanno divulgato ad amici, parenti e conoscenti quella proverbiale prudenza e buon senso tipico delle popolazioni mature, civili e ben educate, dimostrando così alle istituzioni di essere più maturi di quanto si possa credere e dunque anche degni di avere tutte le notizie, sia pur allarmanti, che si devono in casi di questo genere.

A detta di molti anche l’intensità della magnitudo pare sia stata sfalsata poiché la scossa tellurica è stata molto più devastante di quanto si voglia far credere. Addirittura monumenti che erano in piedi da più di 800 anni e che avevano retto già nei secoli precedenti a terremoti quantomeno altrettanto devastanti, stavolta sono crollati non reggendo l’urto tremendo della scossa. Di seguito le ultime testimonianze con relative deduzioni pervenuteci da alcuni residenti del luogo:

“Lo sciame sismico che sta interessando la città di L’Aquila dallo scorso 16 dicembre, pare che non si voglia arrestare. Giungono notizie che le scosse telluriche continuino anche se ad avviso di alcuni abitanti, in questi giorni si sono fatte più lievi e più rade.

Pare che l’ultima scossa di una certa entità si sia verificata lo scorso lunedì di Pasqua con una magnitudo pari a 4.9 su scala Richter. Tale magnitudo farebbe pensare che non si tratti di una vera e propria scossa di assestamento infatti è di pochi giorni fa la nota della Protezione Civile in cui si asseriva che si è ancora in pieno allarme terremoto.

In coordinamento con persone che ancora si trovano nei paraggi dell’Aquila stiamo reperendo informazioni di vario tipo, fra queste ci sono stati segnalati dei fatti secondo cui in località S. Demetrio in una delle estreme periferie Est del capoluogo abruzzese, alcuni caseggiati sono franati e sono stati inghiottiti da delle vere e proprie voragini che si sono aperte nel terreno, ciò farebbe anche pensare che il disastroso moto tellurico dello scorso 6 aprile, abbia in realtà avuto una magnitudo di gran lunga superiore a quella dichiarata ufficialmente di 5.8 gradi Richter.

Naturalmente non sappiamo se le voragini in questione che hanno inghiottito le case si siano aperte a causa della scossa del 6 aprile oppure in seguito, a causa di quelle che si sono susseguite. Inoltre, ed è notizia emanata dai media nazionali di qualche giorno fa, sempre nella zona Est di L’Aquila i geologi hanno scoperto una faglia che si è aperta nel terreno e che pare sia lunga qualcosa come 15 km, larga in alcuni punti un metro ed in altri due metri e profonda circa 50 km.

Inoltre al telegiornale di Rai 2 alle ore 13.00 del 16 aprile, abbiamo visto le immagini del lago di Sinizzo, in località S. Demetrio sempre ad Est della città, il quale lago pare che si stia non solo prosciugando, probabilmente risucchiato da qualche faglia apertasi sotto l’acqua, ma che le bocchette naturali dalle quali scorreva fino a dieci giorni fa dell’acqua sorgiva che lo alimentava, si siano chiuse a causa dei movimenti tellurici.

Come se non bastasse intorno a tutto il lago si sono aperte faglie di vario tipo che hanno inevitabilmente fatto franare il terreno, tanto da rendere tutto il perimetro completamente inagibile e vietato alle persone.
Nel pomeriggio di oggi abbiamo ulteriormente reperito notizie da parte di cittadini della zona Ovest e particolarmente: Pizzoli e Campotosto, che riferiscono del fatto che la Guardia Forestale sta operando dei rilevamenti sul terreno in quelle zone, rilevamenti di cui purtroppo la popolazione viene tenuta all’oscuro.

L’impressione che ci è stata riferita da questi abitanti dei suddetti luoghi è che potrebbe esserci l’eventualità che nella zona dell’Aquila e quindi intorno a tutto il perimetro della città con posizionamento preciso ancora probabilmente da stabilire, si stia risvegliando un vulcano o che quantomeno ci sia un’attività vulcanica sotterranea sia pur lieve. Ciò spiegherebbe anche l’odore di zolfo avvertito da molti abitanti specialmente a seguito delle scosse più forti.

È utile far presente a chi non conosce la zona dell’aquilano, che questa città è ad altissimo rischio sismico e nel quale circondario ci sono una serie di vulcani spenti da centinaia, forse migliaia di anni. Tutto sommato potrebbe non essere una teoria così campata in aria quella di una attività vulcanica.

Il fatto più allarmante in assoluto in tutta questa situazione è che pare che la faglia provocante questi fenomeni tellurici, si stia spostando come epicentro nella zona di Campotosto, nella quale zona non tutti sanno che è presente il secondo lago artificiale più grande d’Europa, il quale lago alimenta una centrale elettrica che manda energia sufficiente a mezza nazione.

Ci auguriamo naturalmente che non succeda nulla di più grave di quanto già sia accaduto, ma spontaneamente ci sorge il dubbio secondo cui se l’epicentro del terremoto si sta realmente spostando in zona Campotosto, la diga relativa al lago artificiale potrebbe subire dei danni, creando verosimilmente notevoli disagi sia alla popolazione aquilana e, dall’altro versante del Gran Sasso, alla popolazione teramana.

Infine una fra le notizie che sono trapelate una c’è quella relativa al fatto che, non sappiamo bene da quali rilevamenti, il Gran Sasso si sia alzato di qualcosa come 10 centimetri.

L’augurio è che gli organi preposti abbiano una volta tanto la situazione sotto controllo e che non lesinino, come nel caso della scossa del 6 aprile, su informazioni utili non a creare allarmismo, bensì a mettere in guardia le popolazioni quel tanto che basta per salvare tantissime vite prima che accada di nuovo qualcosa di veramente irreparabile”.

Tutti questi elementi messi insieme, oltre a dar da intendere che certe informazioni non sono per tutti ma solo per alcuni, ci fanno trarre varie conclusioni in relazione all’ipotetico avvicinamento di un grosso asteroide alla terra, che da qualche anno punta dritto verso il nostro pianeta.

Oppure più semplicemente, è comprensibile che sta di sicuro accadendo qualcosa ma che non ci viene affatto spiegato per qualche misteriosa ragione. Ma il punto è che la gente vuol sapere, capire cosa sta succedendo. Non basta omettere le informazioni al pubblico perché le persone fortunatamente non sono stupide.

Carla Liberatore, corrispondente terremotata e sfollata

ULTERIORE RIPROVA CHE I TERREMOTI IN REALTÀ SI POTREBBERO ANCHE PREVEDERE

Nel 1997 il direttore dell'Osservatorio di L'Aquila al Messaggero: «Entro il 2010 forte sisma in Abruzzo: c'è il 70 per cento di probabilità»

ROMA (14 aprile) – Già dodici anni fa, nel 1997, durante il terremoto che colpì a più riprese Umbria e Marche, gli studiosi – basandosi sulle statistiche del passato – indicavano il 70 per cento di probabilità che un forte terremoto potesse scuotere l'Abruzzo entro il 2010. È quanto affermava il direttore dell'Osservatorio geofisico di L'Aquila, Paolo Palangio, in un'intervista all'edizione abruzzese del Messaggero del 9 ottobre 1997. Di seguito il testo di quell'intervista, firmata da Giancarlo De Risio.

L'AQUILA (9 ottobre 1997) – La scossa s'è avvertita in maniera distinta: prima il tintinnio dei vetri delle finestre, poi un lieve ondeggiare del pavimento. Cinque, sei secondi in tutto. Palangio mostra il sismogramma di qualche ora prima. «È del terzo grado, forse qualcosa in più- dice, indicando il su e giù del grafico con la punta di una matita-. Ma stavolta l'epicentro è molto più vicino a noi. Tra Fossa e Paganica».

Paolo Palangio è il direttore dell'Osservatorio di Geofisica del Castello spagnolo all'Aquila. Lo è da dieci anni e più, ed è sotto la sua gestione che s'è sviluppata questa stazione di rilevamento sismico considerata una delle più importanti dei paesi del bacino mediterraneo. Il tavolo, già ingombro di carte, trabocca dei grafici degli ultimi eventi in Umbria e nelle Marche.

Decine di ”zone” di carta, in cui si vedono con chiarezza le tracce dei pennini impazziti al tremar della terra. Su quei fogli, zeppi di linee ora dritte ora contorte, sono registrate centinaia di scosse. Poco distante il ticchettio dei congegni ad orologeria dei sei sismografi dell'osservatorio, echeggia un po' sinistro nello stanzone semivuoto.

L'Abruzzo, come le Marche, l'Umbria, la Sicilia, la Calabria ed altre regioni d'Italia fa parte di quel 45 per cento e passa di territorio nazionale considerato al alto rischio sismico. Nel 1915 il terremoto di Avezzano fece oltre 20.000 vittime. Nel corso dei secoli L'Aquila è stata distrutta più volte da sismi catastrofici d'intensità superiore al decimo grado della scala Mercalli.

Per questo, dopo le scosse recenti che hanno portato morte e distruzione in Umbria e nelle Marche, è arrivata anche da noi la grande paura. E anche in Abruzzo si è tornati a parlare sempre più spesso del ”big one”, cioè del ”grande” terremoto, del sisma incombente e distruttivo per eccellenza.

Ogni area sismica ne ha avuto uno di ”big one”, che, secondo i sismologi, è destinato a ripetersi in maniera ciclica: San Francisco negli Usa nel 1906 (la maggior parte delle case erano di legno e furono distrutte dalle scosse e dagli incendi), Messina 1907, Osaka 1995 per non parlare degli altri terremoti della ”cintura di fuoco” delle zone circumpacifiche.

E in Abruzzo? Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni? Ma, prima di tutto, è poi vera questa storia del ”big one”, o si tratta soltanto di una teoria? «Certo che è vera- dice Palangio -, i sismologi non si sono inventati niente. Dopo un terremoto di grande intensità si hanno le scosse di assestamento che possono durare per un periodo più o meno breve. Poi l'attività sismica scompare e subentra un periodo di quiete che può durare decine o centinaia di anni.

Al termine si ha un nuovo terremoto, della medesima intensità. E il ciclo ricomincia. In Abruzzo- continua Palangio – le aree a rischio sono quelle dell'Aquilano e la zona che comprende la Marsica, il Parco Nazionale d'Abruzzo, la zona della Maiella e parte della province di Pescara e di Chieti.

L'ultimo grande sisma è stato quello della Marsica nel 1915. Secondo quanto è stato possibile ricostruire dalle cronache dell'epoca, L'Aquila è stata distrutta più volte nel 1400. Un altro evento catastrofico fu quello del 1703 ed ebbe epicentro tra Pizzoli e Campo Felice, con quali effetti ve lo lascio immaginare».

Dunque, gli ultimi grandi terremoti sono lontani nel tempo: sono passati 87 anni da quello di Avezzano, 294 anni da quello dell'Aquila. «Sì – spiega Palangio – sono proprio questi i periodi di latenza dagli ultimi “big one”. Come testimonia la storia sismica dei territori interessati, i tempi di stasi nell'Aquilano sono molto lunghi, durano infatti 250-300 anni.

Molto più brevi risultano invece quelli riguardanti i terremoti marsicani, anche se una divisione netta è soltanto teorica perché un evento nella Marsica è avvertito nell'altro comprensorio sia pure con intensità minore, e viceversa».

Sì ma quando arriverà il prossimo ”big one”?

Palangio prende un libretto dallo scaffale, lo sfoglia e legge: «Ecco le statistiche dicono che entro il 2010 c'è il 70 per cento delle probabilità di avere nella zona compresa tra l'Aquilano, la Marsica e l'Alto Sangro, un altro evento catastrofico. Se poi andiamo avanti negli anni e arriviamo al 2070, le probabilità di avere il ”big one” salgono al 100 per cento».

Dunque nei prossimi ottant'anni ci sarà un momento in cui la terrà tremerà come nel 1400 o nel 1703 o nel 1915, solo che gli effetti non saranno distruttivi come in passato perché l'edilizia abitativa è molto migliorata e perché si è cominciato a fare prevenzione. Basti pensare che nei secoli andati le case, soprattutto le più povere, erano quelle che erano: costruite con materiali poco resistenti e inadatti.

Bastava una scossa anche attorno al settimo, ottavo grado della scala Mercalli per avere effetti distruttivi. Del resto basta guardare alle conseguenze degli ultimi terremoti in Alto Sangro e nell'Aquilano nel 1980 e nel 1984.

«Sì, la prevenzione – conclude Palangio – è l'unica strada da seguire. Prevedere un terremoto non è ancora possibile, ma attutirne,anche di molto, gli effetti questo sì. Prevenire vuol dire costruire stabili rigorosamente antisismici, gli unici in grado di resistere a scosse anche violente.

È una regola che non va disattesa se si vuole che non si ripeta quanto è accaduto in Irpinia dove costruzioni in cemento armato, fatte male, sono venute giù come castelli di carta. Ma prevenire vuol dire anche una popolazione più consapevole, che si è preparata per un evento del genere, e che quindi non si faccia prendere dal panico che può fare più vittime del terremoto stesso».

Autrice: Carla Liberatore – corrispondente terremotata e sfollata
Fonte: www.dnamagazine.it

Fonte: http://www.ecplanet.com/blog/archive/2009/05/26/terremoto-dell-aquila-quello-che-le-istituzioni-non-dicono-ma-che-la-gente-osserva.html

Terremoto dell'Aquila, quello che le istituzioni non dicono ma che la gente osserva ultima modifica: 2009-05-26T11:57:27+00:00 da Quantico
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