Antichi astronauti

Erich von Daniken Antichi astronauti

Erich von Daniken

PROSPETTIVE TECNOLOGICHE

Il Signore gli disse ancora: «Esci e fermati sulla montagna dinanzi al Signore: ecco che il Signore sta passando». Un vento impetuoso e forte da fondere le montagne e spezzare le pietre andava davanti al Signore: non era nel vento il Signore. E dopo il vento, un terremoto: non era nel terremoto il Signore. E dopo il terremoto, un fuoco: non era nel fuoco il Signore. E dopo il fuoco, una voce, un sussurro sottile. E avvenne che, appena Elia l’ebbe inteso, si coprì la faccia con il suo mantello, quindi uscì e si fermò all’ingresso della grotta […].

È il resoconto del primo incontro di Elia con il Signore, che per fortuna la Bibbia ha tramandato fino a noi anche se il suo significato non è stato certamente capito bene. Non meraviglia che racconti del genere siano stati bollati come miti. Ma nella nostra generazione, per la prima volta, proprio in miti come questi possiamo cogliere indizi di tecnologie progredite. È soltanto nel xx secolo, infatti, che siamo arrivati a svilluppare il motore a reazione e l’aeroplano, invenzioni che ci consentono di interpretare la “visione di Elia”. Certo, non dobbiamo pretendere che migliaia di anni fa fossero in grado di ricorrere all’odierna terminologia tecnologica, anche i pellerossa chiamavano “cavallo di ferro” il treno. Provate per un attimo a immaginare come ve la cavereste se vi chiedessero di descrivere un computer adoperando il vocabolario in uso cento anni prima che il computer fosse inventato!

Rileggiamo la visione di Elia da un punto di vista tecnologico, e chiediamoci quale sia il fenomeno che ci viene descritto. Fossimo vissuti a quel tempo, privi delle terminologie del xx secolo, non avremmo trovato un modo migliore per descrivere l’atterraggio in verticale di un jet.

Insieme alla caterva di storie di divinità volanti, ce ne sono di altrettanto abbondanti che riguardano la creazione operata dagli dèi, non da Dio. Un secolo fa la genetica era una scienza sconosciuta, e sarebbe quindi stato ridicolo suggerire che la creazione divina in realtà è avvenuta mediante procedimenti fisici, genetici. Oggi quest’idea non può essere accantonata con la stessa facilità. Nel xx secolo si è avuto un grande incremento di persone che ritengono plausibile l’esistenza di intelligenze extraterrestri. I nostri sempre più perfezionati telescopi, le scoperte rese possibili dalle nostre sonde spaziali, l’utilizzo di potentissimi computer in grado di elaborare la molteplicità dei dati raccolti, ci hanno consentito di esplorare la nostra galassia e di capirla come mai prima era potuto accadere.

Scettici del passato, ora si dichiarano convinti della possibile esistenza di forme di vita intelligenti extraterrestri. Sappiamo adesso dell’esistenza di miriadi di stelle e di pianeti simili alla Terra, e abbiamo potuto capire che l’universo contiene in abbondanza gli ingredienti fondamentali necessari alla vita. Nel 1989 l’agenzia spaziale americana nasa annunciò un progetto per la prima ricerca sistematica di forme di intelligenza extraterrestri (progetto seti), con investimenti di cento milioni di dollari su un periodo di dieci anni. Possiamo capire quanto seriamente questo progetto venga preso dal fatto che un preciso codice di comportamento seti è stato predisposto dall’Accademia Internazionale di Astronautica.

Cosa scoprirà il Seti? Probabilmente nulla: la sua è la ricerca del proverbiale ago nel pagliaio (II progetto seti incontrò in seguito problemi di finanziamento e venne ridotto nel 1993. Oggi prosegue grazie soprattutto a contributi privati). Ma, se come asserisce la Bibbia, furono Elohim – gli Ilu ovvero “coloro che sono nobili, elevati” – a crearci a loro immagine e somiglianza, allora non ci sarà da stupirci se seti troverà nello spazio la nostra specie e non qualche mostriciattolo con gli occhi da scarafaggio. Può ben essere che l’evoluzione capace di portare alla consapevolezza di sé sia talmente improbabile da essere accaduta una volta soltanto nella nostra galassia, e che noi si sia dunque un ramo e non la fonte primaria. Può addirittura essere che il concetto di “alieni” e di “extraterrestri” si basi su una falsa premessa.

Anche nel Libro di Ezechiele nell’ Antico Testamento troviamo resoconti di strane visioni tecnologiche. Ezechiele era sacerdote tra gli Ebrei deportati in Babilonia al tempo del primo esilio, nel 597 a.C. Cinque anni più tardi ebbe la prima di una straordinaria serie di “visioni”, che si ripeterono lungo un arco di diciannove anni. Possiamo immaginarci il senso di frustrazione che dovette provare quando, con la terminologia di cui disponeva, tentò di descrivere qualcosa che andava ben oltre ogni sua capacità di comprensione:

Guardai, ed ecco un vento di uragano che veniva dal nord, una grande nube e un fuoco turbinoso, che emetteva bagliori all’intorno e in mezzo al quale era qualcosa, come il balenio del fulmine. Al centro, appariva la sagoma di quattro esseri viventi. Questo era il loro aspetto: avevano figura d’uomo, con quattro sembianze ciascuno e quattro ali. Le loro gambe erano dritte e la pianta dei loro piedi simile alla pianta dei piedi di un vitello e risplendevano come il fulgore di un lucido bronzo. Sotto le loro ali apparivano delle mani d’uomo, ai loro quattro lati; e tutti e quattro avevano le loro sembianze e le loro ali. Nel loro andare avanti non si giravano; ciascuno andava diritto davanti a sé.

NB Taluni esperti ritengono che il Libro di Ezechiele possa essere opera di più di un autore, e ciò a motivo dell’alternanza tra strane visioni tecnologiche di Dio e profezie riguardanti Israele, apparentemente slegate dalle prime.

Guardai, ed ecco, una ruota al suolo presso i viventi, accanto a tutti e quattro. L’aspetto delle ruote e la loro struttura era come lo splendore del crisolito: avevano tutte e quattro una medesima forma, per la loro struttura apparivano come se una ruota fosse dentro l’altra. Si muovevano nelle loro quattro direzioni: nel loro muoversi non si voltavano. I loro cerchi erano imponenti e incutevano timore e i loro assi erano pieni di occhi all’intorno, per ognuna della quattro ruote.

Quando quelli si muovevano, si muovevano anche le ruote; quando quelli si fermavano, si fermavano anch’esse; e quando quelli si innalzavano da terra, si innalzavano le ruote insieme ad essi, poiché lo spirito dei viventi era nelle ruote.

Succede qualche volta che uno scienziato prenda le distanze dal modo tradizionale e accademico di vedere le cose. Nel 1968, in seguito alla pubblicazione del libro di Erich von Daniken Chariots of the Gods, un ingegnere della nasa, Josef Blumrich, decise di esaminare a fondo tutti dati disponibili allo scopo di smentire la tesi di Daniken, laddove sostiene che Ezechiele aveva visto una nave spaziale:

Lessi Chariots of the Gods con la presunzione di chi ha già deciso che quelle erano tutte emerite sciocchezze. Ma grazie all’abbondante documentazione fornita da von Daniken, quando giunsi alla descrizione delle caratteristiche tecniche della visione di Ezechiele, mi ritrovai su un terreno che mi vedeva buon interlocutore, per così dire – molto difatti, ho dedicato gran parte della mia vita alla progettazione e alla costruzione di veicoli e navi spaziali. Così, ho tirato fuori una Bibbia e mi sono letto tutto il testo, convintissimo che sarei riuscito a smentire e a distruggere Daniken nel giro di pochi minuti.

Quanto a credenziali Josef Blumrich non difettava certo: ingegnere capo alla nasa, era molto coinvolto nella progettazione dello Skylab e dello Space Shuttle. Nel 1972 aveva perfino ricevuto – fatto non certo frequente – la decorazione della NASA per eccezionali meriti di servizio, accordatagli per il suo particolare contributo ai progetti Saturno e Apollo. Dopo un lungo periodo di ricerche a cui si dedicò nel tempo libero, lo scettico Blumrich diventò Blumrich il convertito, e nel 1973 pubblicò il suo libro intitolato The Spaceship of Ezekiel.

Grazie alle sue ricerche Blumrich potè elaborare sia la forma sia le dimensioni della nave osservata da Ezechiele, e individuò molte caratteristiche determinanti, quali le lame dei rotori, le carenature, i sostegni di atterraggio e le ruote retrattili.

Concluse inoltre che la forma della nave era essenzialmente quella che gli ingegneri della nasa definiscono come la più compatibile con gli spostamenti orbitali, ascensionali e discensionali all’interno dell’atmosfera descritti da Ezechiele. Il disegno che egli ha fatto della nave la mostra simile a una capsula Gemini o Apollo, con l’aggiunta di congegni tipo elicottero che avevano lo scopo di rendere più dolce la discesa e il volo nell’atmosfera.

J. Blumrich, The Spaceships of Ezechiel, Bantam Books, 1973

– Blumrich ha scritto:

I congegni tipo elicottero sono caratterizzati da aspetti quali le ali pieghevoli che possono mutare posizione, e la particolare disposizione dei razzi di controllo. Tutte queste proprietà sono in grado di interagire e non paiono lasciare spazio a problemi non risolti, segnalano in modo inconfutabile una progettazione di elevata competenza […].

Dispositivi moderni del genere osservato da Elia e da Ezechiele non li troviamo descritti soltanto nei testi antichi, ma anche in disegni, dipinti e riproduzioni in metallo. Influenzati dal loro proprio sistema sociale e dalla loro peculiare cultura, gli Ebrei – usi a vivere sulla terraferma – descrissero quei velivoli come “carri”, mentre gli Egiziani abituati a solcare le acque li definirono “barche celesti”. Ancora, i Cinesi li scambiarono per draghi.

Con il passare del tempo tutti questi riferimenti assunsero connotazioni religiose, quali “gloria” o “spirito” del Signore. In passato è stato comodo etichettare come “mito” tutto ciò che non si riusciva a capire, ma oggi non possiamo accampare scuse del genere. Se continueremo a ignorare ciecamente le prove che abbiamo sotto gli occhi, il nostro modo di pensare non sarà più evoluto di quello che nella Nuova Guinea ha reso possibile il Cargo Cult.
È ormai tempo di ammettere che i miti sono le cronache della prima preistoria del genere umano, e di andare a cercarvi le verità che vi si nascondono.

PAURA DEGLI ANTICHI ASTRONAUTI

Si pensa di solito che l’ipotesi di interventi da parte di dèi extraterrestri la teoria cosiddetta degli “antichi astronauti” – sia stata totalmente screditata. C’è da chiedersi come abbia fatto una menzogna del genere a diffondersi. Se ci fermiamo un istante a considerare come veniamo influenzati nelle cose in cui crediamo – mediante i libri, i giornali, le riviste la televisione – ci appare subito evidente come in molti campi, soorattutto in quello scientifico, le nostre percezioni si basino sul parere di “esperti”, i quali – di solito scienziati importanti – sono esseri umani esattamente come noi e hanno carriere a cui dare attenzione e famiglie da mantenere.

Sin dai suoi esordi, il giovane scienziato e costretto a scegliersi una specializzazione in un settore che si fa sempre più specialistico man mano che si amplia la conoscenza scientifica dell’uomo. Diventa un esperto in un campo di solito ben consolidato, nel quale le attività procedono secondo paradigmi assai rigidi. In ogni campo esistono pubblicazioni e teorie talmente “ufficiali” che non c’è nulla da guadagnare (e tutto da perdere) per il cane sciolto che si prova a mettere in discussione lo status quo. Il progresso scientifico si ottiene dunque costruendo sopra ciò che è già da tempo sancito. Non giova alla carriera disfare la Montagna della conoscenza per ricominciare da capo.

Gli scienziati che ci parlano dei media sono di norma ambiziosi, esperti all’interno di un ristrettissimo settore della loro disciplina. Non sono persone ottuse, hanno solo poco tempo da dedicare agli interscambi con le altre discipline della scienza. Questa gente, a quali credenze si rifa? Quasi tutti i campi della scienza sono da centinaia di anni soggetti a studio e hanno costruito un certo numero di leggi rigide e di granitici presupposti. Per esempio: la vita ha avuto inizio sulla Terra, e tutto ciò che esiste sulla Terra si è evoluto da quell’inizio; la vita sulla Terra è l’unica possibile, quindi non può esserci vita intelligente su altri pianeti; ogni aspetto che oggi riscontriamo sul pianeta e nel sistema solare si è gradatamente formato lungo un arco di milioni di anni, senza l’intervento di alcun cataclisma improvviso.

Questi pochi, semplici presupposti influenzano in modo fondamentale dozzine di vitali settori scientifici – biologia, genetica, geologia, geografia, per menzionarne solo qualcuno. Siamo giunti a un momento della storia dove ormai è sin troppo evidente che taluni di questi presupposti sono errati. Per esempio, diventa sempre più chiaro che sono stati proprio i cataclismi a plasmare molte parti della Terra e del sistema solare. Ma anche lì dove le prove di ciò appaiono evidentissime, l’ establishment scientifico si dimostra incredibilmente conservatore nell ‘affrontare idee nuove, idee capaci di sovvertire quelle vecchie.

Quando diamo la nostra fiducia all’esperto che compare in televisione, in realtà la stiamo dando alle rigide leggi e ai granitici presupposti che da qualche secolo a questa parte strutturano il suo specifico settore scientifico. Non possiamo incolpare lo scienziato per l’insieme di credenze a cui deve dare voce se vuole meritarsi il rispetto dei suoi colleghi. D’altronde, gli studiosi che spaziano su più campi della scienza hanno una mentalità più aperta, ma per definizione non sono scienziati; pertanto, non vengono considerati esperti e non vengono invitati ai dibattiti. Ecco allora che la nostra dose quotidiana di conoscenza è fatta di paradigmi – paradigmi e ancora paradigmi.

Non è certo stato arduo, in passato, screditare la teoria cosiddetta degli “antichi astronauti”. Il nome stesso evoca immagini di alieni di vario genere chiusi nelle loro tute spaziali che arrivano per fuggevoli visite e poi se ne ripartono come tanti frettolosi turisti intergalattici. Un’immagine che troppo semplifica e sminuisce il lavoro costruttivo e vario compiuto in questo settore.

Il più celebre assertore dell’interventismo è Erich von Daniken, il cui libro Chariots of the Gods nel 1969 catturò la fantasia dei media mondiali. Molti di noi ricordano quei giorni pieni di eccitazione e si chiedono cosa sia mai accaduto a von Daniken. C’è chi pensa che alcune delle prove da lui prodotte fossero dei falsi o quanto meno degli errori, ma chi può dire se ciò sia mito o verità? Pare che per più di dieci anni von Daniken sia stato messo all’indice dagli editori inglesi e americani – sino a pochissimo tempo fa i suoi libri sono stati stampati unicamente in tedesco.

Le idee di von Daniken provocarono immediati e violentissimi attacchi provenienti da ogni direzione. Chi li orchestrò? L’establishment religioso – per ovvi motivi – e gli esperti scientifici sorretti da tutte le loro ben consolidate idee conservatrici. Del resto, chi avrebbe osato scendere nell’arena per sostenere von Daniken? Soltanto i milioni di lettori che acquistavano i suoi libri; dopo tutto, loro non rischiavano preziose carriere!

Non sorprende certo che il “dilettante” von Daniken sembri essere uscito sconfitto dallo scontro, sopraffatto dal formidabile schieramento degli “esperti”. Non ci fu mai un dibattito equo e approfondito, solo insulti a raffica. Da allora, esiste un forte pregiudizio riguardo la teoria interventista. Provatevi a visitare alcune delle misteriose località di cui scrisse von Daniken; nelle guide turistiche troverete descritte tutta una serie di teorie, compresa quella degli “astronauti”, trattata però come una stramberia. Così, anche molti libri di storia accennano a dèi arrivati in aiuto delle prime comunità umane, ma solo per bollare queste storie come mitologia- Vorrebbero farci credere che i nostri antenati primitivi nutrivano un grande timore reverenziale verso i fenomeni naturali, e che erano dotati di una immaginazione sfrenata forse resa ancora più tale dall’assunzione di allucinogeni. Ma quegli stessi libri ci dicono anche quanto quelle società fossero progredite.

Ecco dunque che oggi celebri scienziati e filosofi dichiarano ardimentosamente che non esiste alcuna prova a sostegno dell’ipotesi di interventi extraterrestri. Ma una palese menzogna del genere come fa ad affermarsi e a diffondersi? In parte grazie ai paradigmi e al pregiudizio, ma anche grazie alla pura e semplice ignoranza. Nell’ultimo ventennio gli interventisti se ne sono rimasti tranquilli. A eccezione di von Daniken nei paesi di lingua tedesca, la teoria interventista non ha avuto voce. Scoperte importanti non sono state pertanto prese in considerazione dalla comunità scientifica internazionale. Non si tratta di una cospirazione, ma proprio di un caso di ipotesi ben documentate sommerse da una marea di macchinose teorie.

Ciò nonostante, l’opposizione all’ipotesi interventista non è motivata soltanto dall’ignoranza. Uno dei suoi aspetti più discutibili consiste nel fatto che può essere utilizzata per spiegare praticamente tutto. Il che è sicuramente una buona cosa – dopo tutto stiamo cercando la verità definitiva, giusto? Purtroppo, non è così semplice.

Torniamo alla nostra Montagna della conoscenza e proviamo a fare un gioco che si chiama “sincerità”. L’uomo sulla vetta più alta dice ai suoi rivali: «Venite con me e vi mostrerò una montagna ancora più alta, la Montagna degli dèi!». Poi, rivolgendosi al teologo gli dice: «Puoi portarti tutti i tuoi libri sacri e tutte le cose in cui credi». Ma cosa risponde l’onesto teologo? «Mi spiace, ma se ti seguo sulla Montagna degli dèi, tu comprometti le fondamenta stesse della mia religione. Il mio strumento di lavoro è la Bibbia; se la riscrivo ho chiuso!».

L’uomo rivolge lo stesso invito allo scienziato. E cosa replica l’onesto scienziato? «Spiacente, ma su questo pianeta ci siamo da 4,6 miliardi di anni, il che mi dà una solido apparato cronologico su cui basare le mie teorie scientifiche. Se dovessi accettare l’interventismo, la mia cronologia posso anche buttarla dalla finestra. E allora, come farei a elaborare le mie teorie, le mie prove scientifiche? Mi toccherebbe chiudere bottega! La scienza mi permette di guadagnarmi bene da vivere, quindi preferisco rimanermene qui dove sono».

Darwin ha messo in moto proprio un bel treno della cuccagna. Le controversie sull’origine della specie, particolarmente riguardo l’ Homo sapiens, continuano a promuovere la vendita di milioni di libri e rendono la vita agevole a non poche persone. E commercialmente comprensibile che si voglia far perdurare il mistero. I darvinisti si sono intrappolati in un vicolo cieco intellettuale, ma questo non fa che renderli ancora più accaniti ” la loro inventiva non conosce limiti. D’altra parte, in quel vicolo cieco c e ancora parecchio spazio e occorrerà parecchio tempo prima che qualcuno si accorga che stanno tutti rincorrendosi la coda.

Erich von Daniken ha messo in pericolo il treno della cuccagna minacciando di fermarlo: non subito, ma prima o poi. Le sue idee forse apparivano congetturali, ma era solo questione di tempo e qualcuno sarebbe intervenuto per dare ordine alle risposte. Giacché le risposte non mancano. E dunque non lasciamoci risucchiare nel mito secondo il quale la vita deve rimanere un grandissimo mistero.

Vi siete mai chiesti come mai gli scaffali delle librerie sono pieni zeppi di misteri irrisolti? Non vi pare strano il fatto che siamo in grado di far arrivare l’uomo sulla Luna, ma non sappiamo da dove provenga la Luna stessa? Non è curioso che stiamo mappando il genoma dell’uomo, ma non sappiamo spiegare l’origine delle diverse razze umane?

Le indagini di tipo tradizionale non sono servite granché nella soluzione di questi misteri.

Che dire delle piramidi, di Stonehenge, dell’ origine delle antiche civiltà e della loro notevole sapienza? Che dire della stessa Terra e del sistema solare – tutta un’industria editoriale si è sviluppata grazie a questi misteri. Ma è un’industria che ha da tempo rinunciato a cercare di risolverli, ripiegando su mere descrizioni e congetture. Oggi è raro trovare un qualche serio tentativo di spiegare l’origine di tutti questi misteri; fa comodo un po’ a tutti apporre un bel timbro di “senza soluzione” sulla pratica e chiudere il caso.

E’ tempo di rivedere i nostri paradigmi. Scienza e religione, le pietre angolari della società odierna, stanno fossilizzandosi. A volte una rivoluzione scientifica è necessaria. Tolomeo, astronomo in Alessandria, pensò che il Sole, la Luna e cinque pianeti ruotassero intorno alla Terra. Questa sua teoria “scientifica” è rimasta salda per ben 1300 anni prima che Copernico la smantellasse. Un bell’esempio della fallibilità umana.

  • Ogni Mito – sia esso scientifico, religioso o riferito alle tradizioni antiche racchiude elementi di verità storica.
  • La Bibbia e i Testi delle Piramidi contengono riferimenti a una molteplicità di dèi in carne e ossa, che utilizzavano una tecnologia simile a quella del XX secolo.
  • La selezione naturale funziona nella teoria, ma nella pratica il periodo entro il quale viene collocata la comparsa dell’Homo sapiens provoca seri disagi ai nostri massimi scienziati.

Il termine “dèi” puo’ essere utilizzato per indicare esseri in carne e ossa, tecnologicamente progrediti, i quali ci crearono a loro immagine e somiglianza, e che pertanto sono fisicamente simili a noi.

Antichi astronauti ultima modifica: 2010-01-01T17:38:13+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)